Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte | Direttore: Alessandro Bottero

Lunedì 08 Febbraio 2010
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L'Editoriale » Di cosa sia Internet, e dei dogmi di fede applicati ad esso

L'Editoriale » Di cosa sia Internet, e dei dogmi di fede applicati ad esso

di Alessandro Bottero

[08/02/2010] » Ultimamente sto riflettendo su Internet, e sul modo di usarlo, e devo dire che da quel che vedo il 90%  di chi si dichiara “esperto” non ci capisce niente. Anzi no, niente non rende l’idea. Non ci capisce niente, e al tempo stesso pretende di capirci tutto . È più chiaro?

Prendiamo il caso dei siti. Anni fa un mio amico che per alzare due lire faceva dei siti internet (parlo di lire, quindi era prima del 2002), era adamantino nel suo dogma di fede: MAI, MAI, e POI MAI permettere che una persona che sta nel tuo sito...

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David Rubìn, dalla Spagna a Fullcomics, con una grande mostra! L’intervista audio

David Rubìn, dalla Spagna a Fullcomics, con una grande mostra! L’intervista audio

[08/02/2010] » Fullcomics -24

Il celebre e premiato autore spagnolo David Rubìn sarà uno degli ospiti internazionali della ...

Rubis e gli eredi di Pratt

Rubis e gli eredi di Pratt

[08/02/2010] » Lo scrittore francese pubblica  Hugo Pratt ou le sens de la fable , con il quale esplora l'immaginario del c...

Da AllaGalla Il Pellegrino delle Stelle e Sarvan

Da AllaGalla Il Pellegrino delle Stelle e Sarvan

[08/02/2010] » In uscita il capolavoro della straordinaria coppia Trillo/Enrique Breccia e un classico del fantaerotismo ...
La sceneggiatura per il fumetto

La sceneggiatura per il fumetto

[08/02/2010] » Sabato 27 febbraio 2010, la Bel-Ami Edizioni organizza a Roma il modulo di scrittura per il fumetto a cura ...

 

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Nicola Pesce Editore: novità e serietà

Intervista ad Andrea Mazzotta, il nuovo direttore editoriale di NPE di Alessandro Bottero Il mondo del fumetto italiano è in fermento/subbuglio/travaglio. Case editrici nascono come funghetti dopo il temporale, e le facce, ne...

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Hernán Henriquez e Gugulandia

di Gordiano Lupi Hernán Henriquez è uno dei maggiori esponenti del disegno animato e del fumetto cubano negli anni successivi alla rivoluzione. Il suo tratto grafico, le battute salaci e irriverenti ...

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John Doe è tornato: Intervista esclusiva

di Alessandro Bottero Colpiti dalla notizia del ritorno di John Doe in edicola, abbiamo contattato subito uno dei due autori, Roberto  Recchioni, per un'intervista chiarificatrice. Roberto è stato disponibilissimo e assai ...

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Moleskine #01

di Giorgio Messina Appunti di viaggio dal mondo del fumetto italiano // Roberto Recchioni, detto il Rrobe, ma anche la “rockstar del fumetto italiano”, ma pure il “fascista zen del fumetto italiano postmoderno”, ...

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Antonio Mannoni: il progetto editoriale

di Alessandro Bottero In questi giorni potete trovare in edicola è il secondo numero di Legend! Fumetto d'Autore vi propone una lunghissima intervista esclusiva con Antonio Mannoni, uno dei creatori della ...

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Fumetti & Decessi: come e perchè morire

2) LA MORTE COME BUSINESS: qui gli esempi sono innumerevoli ma forse il più eclatante è il trapasso “Kennedy style” di Capitan America, a cui fa da contrappeso l’ennesima (e ...

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I paradossi del marketing antimafia a fu

di Giorgio Messina La nascita del fumetto di cronaca made in Italy, lanciato da BeccoGiallo, casa editrice trevigiana nata nel 2005, ha segnato l'affermarsi del fumetto impegnato con derive politicamente schierate ...

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Andrea G. Ciccarelli: Dietro la maschera

di Giorgio Messina Allarghiamo lo spettro di azione della sezione Autori e Anteprima iniziando a coinvolgere anche editori e addetti ai lavori. Facciamo quattro chiacchere a tutto tondo (e anche un pò...

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Fumetti & Decessi: Come e perchè morire

di Adriano Monti-Buzzetti Cornetti di corallo, zampe di coniglio, scongiuri sciamanico-metropolitani più o meno triviali: prego, il cauto lettore non  si privi di nulla. Meglio premetterlo in anticipo, poiché le  ri...

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Lucca non è Sanremo

di Giorgio Messina Lucca 2009. La Jihad del fumetto italiano. La madre di tutte le guerre a fumetti tricolore. Il ritrovo preferito dei kamikaze della letteratura disegnata made in Italy. Quattro ...

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AG Press: erotismo d'autore

di Marco Laggetta Abbiamo intervistato Giuseppe Mura e Alessio Ciccarella, i volti della neo casa editrice AG Press, per conoscere motivazioni e progetti di questa nuova  e ambiziosa realtà editoriale. Quando è na...

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Cannibale: in memoria di un primitivo di

di Adriano Monti-Buzzetti Per la piccola editoria del fumetto, per chi fa autoproduzione e per gli artigiani delle “nuvole parlanti” in genere, il 2009 è uno di quegli anni che più...

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Spot News

 

Ultima Ora » Auguri a Michele Foschini e ai Kappa Boys

Benvenuti Ronin Manga e Bao Publishing [27/01/2010] » Fumetto d'Autore Augura un buon lavoro ricco di nuove soddisfazioni ai Kappa Boys che terminata la collaborazione con GP Publishing, iniziano con Ronin Manga un nuovo capitolo della loro pluriennale storia editoriale dedicata al fumetto giapponese. Di Ronin Manga abbiamo solo intravisto una misteriosa pubblicità su Anteprima di questo mese. Attendiamo quindi da un momento all'altro le prime novità editoriali che ci presenteranno Capitan Barikko e soci per la loro nuova etichetta "manga senza padroni". Auguri di buon lavoro e tante soddisfazioni anche a Michele Foschini, che dopo aver lasciato recentemente la Renoir inizia una nuova avventura editoriale alla guida della Bao Publishing. Il debutto editoriale della nuova etichetta fondata da Michele Foschini avverrà in tempi brevi con il volume.Chew. Creato da John Layman e Rob Guillory, è la stravagante serie della casa editrice Image che ha trovato molti consensi di critica e pubblico negli Stati Uniti.

 

Esclusiva » John Doe ritorna: Roberto Recchioni racconta tutti i retroscena

Ecco cosa ci siamo detti: http://www.fumettodautore.com/magazine/reportage/542-jhon-doe-e-tornato-intervista-esclusiva-a-roberto-recchioni

Recensioni

 

Interno metafisico con biscotti

 di Francesco Murrone Sebastiano Vilella firma una prova d'autore in cui vicende biografiche del pittore Giorgio De Chirico e narrazione fantastica si intrecciano per dar vita ad una storia in cui apprezzare tutte le sfumature del “giallo”.    Giorgio è un giovane pittore dalla flebile salute. I suoi giorni sono disegnati da ombre troppo lunghe, palazzi vuoti e cieli plumbei, visioni da lui stesso ribattezzate come contemplative, nietzschiane, metafisiche. Eppure non tutti credono che le ricerche artistiche da lui condotte riguardino solo la sfera della pittura; bensì, sullo scenario del misticismo dilagante dei primi decenni del novecento, in un'Europa ormai alle soglie della Grande Guerra, c'è chi interpreta quei dipinti visionari come delle vere e proprie divinazioni, inquietanti tentativi dell'ambiente antropico di intercettare la sensibilità di un artista e di metterlo in guardia sui risvolti di un futuro prossimo dai contorni fin troppo scuri.   Classe 1960, Sebastiano Vilella, già dal '84 lavora e collabora con il mondo dell'editoria a fumetti, “Frigidair”, “Blu” e l'“intrepido” sono solo alcuni dei titoli con cui ha pubblicato negli ultimi ventisei anni; con la sua ultima fatica entra a far parte della “scuderia” Coconino che lo inserisce nella collana “Maschera Nera”.   Interno metafisico con biscotti non è una biografia, ma neanche una narrazione puramente fantastica, bensì il giusto mix di entrambi questi ingredienti. Infatti, ad una solida base biografica, che non trasforma la figura di Giorgio De Chirico in uno stereotipo, ma la dipinge con un profilo fedele, si innesta una parte inventata che non snatura la vicenda umana del pittore ma la rilegge in chiave sobriamente “noir”. Le scelte registiche richiamano in qualche modo il thriller cinematografico con cleemax estremamente radi e con una tensione narrativa costante. La lettura risulta credibile e piacevole al punto da dare al lettore stimoli quasi uditivi, come se, di colpo, cadesse prigioniero di una composizione di Miles Davis o Keith Emerson. Nonostante gli elementi caratterizzanti del thriller siano costituiti da immagini di forti impatto, Vilella li dosa così sapientemente che il racconto risulta intelligente, elegante e scorrevole.       Titolo: Interno metafisico con biscotti Testi e disegni: Sebastiano Vilella Editore: Coconino Press Pagine: 112 pagine in bicromia Prezzo: € 16,00

 

Tipologie di un amore fantasma

Il secondo volume pubblicato dalle Edizioni Voilier è Tipologie di un amore fantasma, un racconto di amore, solitudine e immani disastri Sullo scenario di un'Italia misteriosamente devastata, a tal punto da non essere più riportata sulla cartina geografica, Adriano insegue, immagina, cerca ovunque e vede in chiunque la sua amata Eva. Ossessionato da questa figura, spera che i suoi sentimenti siano riconosciuti e ricambiati, che l'amore tanto forte che nutre non vada sprecato. Lo scrittore Adriano Barone e il disegnatore Mauro Cao ci propongono un volume introspettivo, ricco di spunti e interessanti casi di interletterarietà. Entrambi gli autori sono dei volti noti del settore. Barone, di fatto, ha prestato la sua penna non solo al fumetto, nostrano e statunitense, ma anche alla sceneggiatura cinematografica e d'animazione, senza contare i recenti lavori in prosa editi da Mondadori. Il romano Mauro Cao, poi, è sicuramente noto ai più per le sue pubblicazioni con Tunuè. Tipologie di un amore fantasma presenta un soggetto non solo affascinante, snocciolato nella sua esposizione tramite espedienti grafici e registici di indubbio interesse, ma anche audace, dalla prima all'ultima pagina. Certo non si risparmia, Barone, di porsi polemicamente contro i numerosi cliché dell'odierno vivere sociale. Già dai ringraziamenti iniziali l'autore si diverte a sottolineare come il lettore non stringa tra le mani una graphic novel, bensì un fumetto: in sostanza rivendica la dignità e la validità del medium al di là dell'appellativo adottato per indicarlo. Lo scrittore cerca di rompere il “quarto muro” che divide la realtà dalla finzione fumettistica; affida al suo personaggio il suo stesso volto ed il suo nome, ricercando così un rapporto empatico diretto, quasi personale, con il fruitore della storia. Dal punto di vista grafico ciò che sicuramente salta all'occhio è la decisione, artistica, prima, e editoriale, poi, di raccontare ogni sezione della storia con una tonalità cromatica differente; ancora una volta un espediente per mettere l'accento sull'emotività della narrazione. Eppure come la ricerca di Eva da parte del protagonista diventa ossessiva, così questa ricerca di una profonda empatia da parte degli autori degenera in una sorta di saturazione, di empasse narrativo. Nei momenti di inquietudine sceneggiatura e regia si piegano ad uno standard e ad una coerenza più cinematografici che fumettistici rendendo la lettura meno efficace che nel resto della storia. Tipologie di un amore fantasma è, nel complesso, un'opera fortemente sperimentale, cui gli autori hanno affidato il compito di rompere gli schemi, siano quelli del fumetto o del reale; un lavoro che esprime bene il senso di vuoto, freddezza, alienazione che si prova dinanzi al disamore, che è anche l'indifferenza nei confronti degli altri che soggiace all'era del social network. Vediamo tutti gli stessi fantasmi, ma solo alcuni decidono di raccontarlo. Titolo: Tipologie di un amore fantasma Testi: Adriano Barone Disegni: Mauro Cao Editore: Edizioni Voilier Pagine: 76 pagine b/n e colori Prezzo: € 9,00

 

Kid Eternity

di Vittorio “Skull” Fabi Abbiamo dovuto aspettare più di dieci anni, ma ne valeva la pena. Dopo che un’altra casa editrice aveva infatti lasciato incompiuta per una delle opere più interessanti di Grant Morrison, un nome che non ha certo bisogno di presentazioni, la Planeta De Agostini permette a Kid Eternity  di sbarcare di nuovo in Italia;  e stavolta nella sua forma migliore:  cartonato, ottima carta, finalmente completo. E’ sempre difficile parlare di un’opera non mainstream di Grant Morrison, tantopiù nello spazio limitato di una recensione: sono sempre storie complesse, considerevolmente dense da leggere sia per testi che per disegni, letteralmente strabordanti di idee, di spunti, di interpretazioni, di cultura tradizionale e alternativa… in una parola: vive. E questo Kid Eternity, miniserie di tre numeri datata 1991, non fa certo eccezione. Morrison recupera un misconosciuto personaggio Golden Age, un ragazzino che ha il potere di evocare gli spiriti dei morti -solitamente stucchevoli personalità storiche famose- perché lo aiutino nelle imprese più disparate, e lo rivolta come un guanto attualizzandolo ma riuscendo nello stesso tempo a non tradirne minimamente né il concetto né la vicenda narrativa pregressa. In più, lo inserisce abilmente nel contesto mistico DC-Vertigo dei vari Sandman, Hellblazer, Dottor Fate arricchendo questo meraviglioso contenitore di magia e mitologie di ulteriori sfaccettature. Poteva bastare? Non per Grant Morrison. Oltre a quanto citato sopra ci regala infatti, grazie agli straordinari, inquietanti dipinti di Duncan Fegredo, una delle visioni più malate e perverse di tutti i tempi dell’Inferno: visione che meriterebbe, da sola, il proverbiale prezzo del biglietto. Insomma, se non è un must have questo non so proprio cosa lo sia! Titolo: Kid Eternity Testi: Grant Morrison Disegni: Duncan Fegredo Editore: Planeta De Agostini Pagine: 144 pagine a colori Prezzo: € 12,95

 

Caravan #08

Caravan, una delle ultime miniserie creata da Michele Medda e pubblicata da Bonelli, costituisce uno dei migliori esempi di come sempre più la tradizionale contrapposizione tra fumetto popolare e fumetto d'autore non coincida con l'opposizione tra fumetto di bassa e alta qualità.A seguito delle trasformazioni, nel panorama fumettistico, avvenute tra gli anni '60 e '70, la produzione colta ed elitaria, vocazione quasi sempre riservata fino ad allora  al c.d. fumetto autoriale, ha iniziato a trovare terreno fertile anche nella produzione popolare che si concreta nel fumetto seriale da edicola. Ed è così che anche la factory bonelliana, a lungo protervamente accusata di eccessivo tradizionalismo e conservatorismo, inizia a proporre al grande pubblico opere seriali di più ampio respiro caratterizzate da profondo spessore narrativo e con una più manifesta vocazione intimistica.Un esempio per tutti è Ken Parker (1977) della celebrata coppia Giancarlo Berardi (ai testi) ed Ivo Milazzo (ai disegni). Nel solco tracciato da Lungo Fucile, come da tanti altri personaggi bonelliani creati negli anni successivi (l'elenco sarebbe troppo lungo per questa sede), si inserisce il talentuoso sceneggiatore Michele Medda, uno dei componenti della c.d. Banda dei Sardi (costituita oltre che dal già citato Medda anche da Antonio Serra e Bepi Vigna) creatrice, nel 1991, del serial fantascientifico Nathan Never. Medda sin dai suoi primi lavori  per la Casa di Via Buonarroti (ricordiamo, tra gli altri, il poliziesco Nick Raider creato da Claudio Nizzi nel 1988) si distingue per la sua abilità di caratterizzare i personaggi e di mettere in scena storie profonde e mai banali con venature in prevalenza malinconiche. In Caravan, la miniserie di cui è titolare, Michele Medda crea un racconto corale dove accanto alla trama principale (il lungo viaggio verso l'ignoto dei cittadini di Nest Point...) si snodano e si sviluppano, albo dopo albo, tante sottotrame che diventano il pretesto per analizzare e mostrare le singole vicende personali della famiglia Donati e delle persone con cui vengono in contatto nel corso della saga. L'albo n.8, in particolare, dal titolo "Il gioco della guerra" ha l'innegabile pregio di narrare due tragiche vicende storiche poco note: il bombardamento, nel 1944, del quartiere milanese di Gorla e la sparatoria, nel 1970, alla Kent Stae University nello stato americano dell'Ohio. Il primo episodio avvenne il 20 Ottobre del 1944 a causa di un tragico quanto inspiegabile errore commesso da uno stormo di bombardieri B-24 degli Alleati; il drammatico epilogo fu di 200 bambini morti tra le macerie della scuola di Gorla! L'altro avvenimento ebbe luogo il 4 Maggio 1970 nella Kent State University dove si stava svolgendo una  protesta da parte degli studenti contro l'ufficializzazione del Presidente Nixon della guerra in Cambogia all'indomani del ritiro di circa 150.000 militari dal Vietnam. A causa dei disordini che si stavano susseguendo già da alcuni giorni, nel Campus era intervenuta, su ordine del Governatore, la Guardia Nazionale che ad un dato momento (per cause ancora oggi non del tutto chiarite e comunque ingiustificate) iniziò a sparare sui dimostranti: 4 studenti morti e 9 feriti! Un albo, questo, che, a detta dello stesso autore,  nonostante fosse nato (almeno nelle iniziali intenzioni) come semplice riempitivo riesce a coinvolgere emotivamente il lettore dalla prima all'ultima tavola perseguendo, inoltre, il lodevole intento di farci conoscere due stragi dimenticate. Unico appunto da muovere è sul versante grafico: l'eccessivo uso delle retinature in numerose vignette (a cui si è fatto ampio ricorso a causa, probabilmente, dei tempi ristretti di realizzazione dell'albo) non convince per niente creando, in verità, uno sgradevole effetto visivo. Pecca perdonabile grazie ad una solida e convincente sceneggiatura! Titolo: Caravan #08 - Il gioco della guerra Testi: Michele Medda Disegni: Maurizio Gradin e Werner Maresta Editore: Sergio Bonelli Editore Pagine: 96 pagine in bianco e nero Prezzo: € 2,90      

Off Topic

 

Fumetti & Decessi: come e perchè morire nel mondo dei comics (Seconda Parte)

2) LA MORTE COME BUSINESS: qui gli esempi sono innumerevoli ma forse il più eclatante è il trapasso “Kennedy style” di Capitan America, a cui fa da contrappeso l’ennesima (e un po’ grottesca) resurrezione di Bucky, compianta spalla degli anni d’oro che tra vari tentennamenti prende in consegna nome,  scudo e missione del difensore d’America. Un colpo di teatro pensato certamente, come in altri casi analoghi, per far riprendere quota a contesti e personaggi ormai un po’ datati, se non proprio “brasati”. Nel caso di Cap l’uscita di scena dell’eroe originale serve come pretesto per adeguare ai tempi anche l’estetica del personaggio, la vecchia calzamaglia “vintage” sostituita da un aggressivo costume-armatura che sembra ammiccare alle apprezzate atmosfere dark del nuovo Batman. Per lo sceneggiatore in debito d’idee, la  morte di un personaggio-chiave è sempre una sorta di grimaldello a buon mercato per recuperare attenzione e consenso. Che il sacello prefiguri un’eclissi definitiva, secondo la prassi invalsa per i comuni mortali, o temporanea, in attesa di qualche rocambolesco ritorno in scena, poco importa: almeno per un po’ il decesso “tira”, è una specie di regola non scritta. Superman, Flash, Mister Fantastic…alzi la mano chi non si è fatto il suo bel giro promozionale nella categoria dei cari estinti. Problema di fondo: quando è fine a se stessa, cioè  non ben inserita in un “nuovo corso” narrativo coerente e credibile, una trovata del genere  fa presto a mostrare la corda, e l’interesse del lettore – passata l’iniziale curiosità – riprende a declinare. E’ la stessa differenza che c’è tra l’alba di un nuovo giorno e un solitario bengala lanciato nel buio: se è ancora notte, consumatosi il razzo luminoso a riprendere il sopravvento sono le tenebre. Della siccità inventiva, in questo caso. 3) LA MORTE COME SCELTA “POLITICA”: è un tipo di dipartita i cui esponenti sira della dolce Betty. Non prima però che l’avvilente trasformazione estetica in casalinga disperata, con tanto di bigodini e parannanza, smontasse pezzo a pezzo quell’aura irriverente e sbarazzina che ne giustificava l’originalità e, di fatto, la sopravvivenza. Ho scritto poc’anzi che si tratti di una “morte” più comune ieri di oggi, grazie all’epocale antidoto di una malizia abbondantemente lievitata. Mi viene in mente però che l’ancora recente disavventura giudiziaria capitata ad un personaggio Disney in carne ed ossa, tale Paul Reubens alias Pee-Wee Herman, sembrerebbe suggerire il contrario. In Italia se lo ricordano in pochi, ma per anni in America è stato più famoso dei Teletubbies: un vero e proprio idolo dei bambini in età prescolare. Almeno finchè nel ’90 un poliziotto molto, molto zelante non arrestò l’attore in questione per atti osceni in luogo pubblico (fu scoperto a  masturbarsi in un cinema): reato non proprio da sociopatico incallito, che in altri contesti avrebbe ispirato ironia ma anche indulgenza. Tuttavia Reubens non era un uomo, era un “fumetto”: non era l’attore, ma il suo personaggio. O almeno la società – i genitori, la Disney, l’opinione pubblica – lo considerava tale. Di qui la sentenza capitale, univoca e definitiva: Pee-Wee, il mr.Bean dei più piccoli beccato a “volersi bene” davanti a un film porno, doveva essere eliminato. La morte espia le colpe ma non le ripara, diceva Napoleone. A volergli dare ragione le “morti” di questo tipo appaiono, se possibile, ancora più tristi. La prima parte di "Fumetti & Decessi: come e perchè morire nel mondo dei comics" la potete leggere QUI.  

Crtica d'Autore

 

Moleskine #01

Appunti di viaggio dal mondo del fumetto italiano // Roberto Recchioni, detto il Rrobe, ma anche la “rockstar del fumetto italiano”, ma pure il “fascista zen del fumetto italiano postmoderno”, si mette alla lavagna e segna i buonini e i cattivacci della critica on line del fumetto italiano. Successi editoriali nel 2009 del Rrobe: La seconda serie di David Murphy 911 – chiedere a “chi l’ha visto?”; John Doe – chiuso per Morte editoriale; Cronache del Mondo Emerso – ovvero le cronache dello scandaletto al sole da copia/incolla; Dylan Dog 280 : La storia c’è, Dylan no. Terapia: importazione massiccia di madonnine di plastica da Lourdes per ripetuti brindisi con acqua santa di origine controllata tra la critica e chi critica la critica. // La collezione Moliterni, a circa un anno dalla morte del critico di fama mondiale che ha dedicato la vita al fumetto, finisce nelle mani di un rivenditore d’usato parigino che elimina tutto quello che non gli interessa gettandolo per strada, nella spazzatura, in un 8 dicembre piovoso. Dedicato a tutti i sostenitori della superiorità culturale del fumetto francese. Fosse successo in Italia, avremmo letto tonnellate di post di autori e addetti ai lavori del mondo del fumetto italiano pronti a scappare in Francia. Ma siccome è successo in Italia, leggiamo tonnellate di post di autori e addetti ai lavori del mondo del fumetto italiano che dicono che non bisogna scandalizzarsi dei cugini (notare il rapporto di parentela usato a convenienza...) francesi, perché in Italia, nel circo fumetto, succede di peggio. Soluzione: chiedere all’azienda parigina per l’ambiente, cercano collezioni private italiane per il loro macero. // In Italia, per la rete dei blog e dell’informazione dedicate al fumetto, si aggira un nuovo “critical serial killer“. Il suo nome è Harry Naybors. Se non riuscite a dormire tranquilli la notte, perché il vostro fumetto di nicchia preferito (quello che avete letto solo voi e il vostro coinquilino abbracciandovi piangenti e gridando al capolavoro nel silenzio della biblioteca comunale della vostra città), i vostri problemi di insonnia sono finiti. Vi basterà collegarvi a http://harrydice.blogspot.com/ per vedere il “Naybors Segnale” sempre accesso sui nuovi capolavori del fumetto mondiale, con un occhio di riguardo a quelli italiani. Controindicazioni: l’italianissima identità segreta (Guglielmo Nigro) che, cambiando blog, si trasforma indossando la maschera “Harry dice”,  giustiziere della cultura fumettisstica, a volte vuole fare l’ammerigano che parla l’itagliano, ma non preoccupatevi è solo il prezzo della credibilità e dell’autorevolezza di Harry, ovvero “H per cHritica”. All’Harry Nazionale, se istituissero, il reato di furto di identità di un personaggio dei fumetti, gli dovrebbero dedicare tutti i giorni la prima pagina de Il Fatto di Marco Travaglio e Furio Colombo. Sul loro quotidiano, nella rubrica della posta, potrete trovare nei giorni dispari e festivi, anche la lettera di un disperato Daniel Clowes che spera di vedere tornare a casa, ad Ice Heaven, il vero Harry Naybors. // A Giorgio Cavazzano, in un momento imprecisato degli ultimi sei mesi, hanno sottratto nel suo studio le tavole originali de Il Segreto del Vetro, l’avventura tutta italiana di Spider-Man, disegnata dal maestro veneziano e scritta da Tito Faraci. Sembra che qualcuno si sia approfittato della grande ospitalità di Cavazzano che ha sempre aperto le porte del suo studio anche ad appassionati  e curiosi. Che il furto sia l’inquetante segnale della comparsa di una nuova aberrazione genetica tra i cacciatori di sketch? O che sia il frutto di un cosplayer di Lupin III cleptomaniaco affetto da Sindrome di Stendhal? Il Commissario Basettoni intanto indaga. Ma il colpevole non è sempre il maggiordomo? Magari quello di Paperone… Speriamo di leggere presto il ritrovamento delle tavole, e non solo sul Papersera.

Autori e Anteprime

 

Hernán Henriquez e Gugulandia

di Gordiano Lupi Hernán Henriquez è uno dei maggiori esponenti del disegno animato e del fumetto cubano negli anni successivi alla rivoluzione. Il suo tratto grafico, le battute salaci e irriverenti rivestono un’importanza unica nella storia del fumetto centramericano. E' stato uno dei fondatori di questa peculiare forma d’arte, un vero e proprio pioniere, che ha disegnato e pubblicato strisce in patria per vent’anni (1960 - 1980), ottenendo riconoscimenti e successo, ma a un certo punto della sua vita si è visto costretto a espatriare negli Stati Uniti.   Hernán Henriquez cominciò a lavorare ai disegni animati sotto l’influenza artistica dei prodotti statunitensi e nel 1958 si iscrisse a un corso per corrispondenza in California. Apprese le basi del mestiere di cartoonist ma al tempo stesso cominciò a lavorare in un’agenzia di pubblicità. Tutti dicevano che a Cuba non si poteva campare facendo disegni animati e scrivendo fumetti comici, perché era un mestiere che non esisteva, ma Hernan aveva deciso quale sarebbe stato il suo futuro.Fidel Castro prese il potere nel 1959 e con il passare degli anni trasformò Cuba in un regime comunista. Tre mesi dopo creò l’Istituto Cubano dell’Arte e Industria Cinematografica (ICAIC), con lo scopo di fondare una vera e propria industria cinematografica cubana. Il cinema divenne un mezzo di comunicazione importante, un veicolo fondamentale per manipolare le masse dal punto di vista intellettuale.   Hernán comprese di essere artisticamente dotato sin dalla scuola superiore e fu merito della sua professoressa di disegno se trovò lavoro nell’agenzia pubblicitaria Siboney che produceva disegni animati. Conobbe i disegnatori Jesús de Armas y a Eduardo Muñoz, da loro imparò i trucchi del mestiere impiegandosi in un oscuro compito di inchiostratore e di rifinitore. Visto che l’agenzia aveva molto lavoro, Hernan si trovò a fare alcune animazioni da solo e le portò a termine con rapidità ed efficienza. Tutti furono sorpresi per la qualità del disegno, paragonabile ai lavori degli animatori più esperti, al punto che Jesús de Armas e Eduardo Muñoz gli proposero di lavorare insieme per creare un dipartimento dedicato ai disegni animati all’interno dell’ICAIC. I due disegnatori volevano realizzare un cartone animato della durata di tre minuti intitolato La Stampa Seria, un progetto pilota da mostrare ad Alfredo Guevara, Presidente dell’ICAIC, per convincerlo ad appoggiare la loro idea. I disegnatori si misero all’opera sotto la direzione di Santiago Alvarez, in seguito nominato direttore del telegiornale, e fu un lavoro duro perché Fidel Castro voleva vedere subito la pellicola. Gli autori dovettero lavorare due giorni consecutivi per terminare animazioni, colore e montaggio, ma per il lavoro di edizione si dovette ricorrere a un laboratorio da 35 millimetri che si trovava in Messico. Al tempo gli organi di stampa erano ancora nelle mani del vecchio regime, anche se il governo disponeva di propri uomini all’interno dei periodici per censurare e modificare notizie. Il disegno animato doveva servire proprio ad appoggiare la lotta del governo contro la stampa borghese, per questo era intitolato "La Stampa Seria". Il personaggio delal storia era un individuo apatico che non credeva nella rivoluzione, ma alla fine si convinceva della sua bontà e sposava la causa. La pellicola venne girata commettendo un errore di animazione, perché a un certo punto sembrava che il personaggio muovesse i piedi all’indietro. Fu proprio questo errore a entusiasmare Alfredo Guevara: “Che cosa geniale! Quest’uomo cammina controcorrente!” esclamò. La sezione cartoni animati dell’ICAIC cominciò a essere operativa nel dicembre del 1959. Jesús de Armas era il direttore, Eduardo Muñoz il disegnatore, Hernán Henriquez l’animatore e Pepe Reyes il primo aiutante. La prima pellicola animata prodotta dall’ICAIC fu El Maná (1960), che parlava della riforma agraria, era a colori e aveva animazioni molto semplici. I primi studi di animazione (Estudios Cubanacán) furono aperti in un quartiere periferico dell’Avana, in un edificio lussuoso e moderno, circondato da giardini. Il governo aveva deciso di investire nel progetto e faceva visitare i nuovi studi da diplomatici e turisti perché vedessero la qualità dei disegni animati cubani. Tutti restavano a bocca aperta. Alfredo Guevara mise a disposizione gli strumenti migliori per produrre animazioni che provenivano dalla fabbrica statunitense Oxberry. Hernán Henriquez rimase otto anni negli studi Cubanacán, ma a un certo punto furono gli stessi autori a convincere l’ICAIC a spostare gli studi nel centro cittadino, all’interno del quartiere Vedado, calle 12 y 23. La nuova sede consentiva un’ispirazione più realistica perché i disegnatori vedevano la vita reale della città e non il finto lusso sfarzoso di una palazzina periferica. Il problema principale era che le idee scritte da Hernán e i primi schizzi dovevano essere approvati da Santiago Alvarez prima della realizzazione su pellicola, per garantire che il lavoro fosse in sintonia con la rivoluzione. Nessuno faceva obiezioni su stile o forma, l’artista era libero di esprimere la propria creatività come meglio voleva, ma era importante che lo facesse nel solco rivoluzionario. Nei primi anni Sessanta i disegni animati erano rivoltri agli adulti, poi il lavoro si indirizzò ai festival internazionali, infine si cercò di realizzare materiale didattico. Soltanto a partire dal 1970 si decise di lavorare per i bambini. I primi cartoni animati cubani non sono per un pubblico infantile, ma servono da strumento politico per far capire all’estero che Cuba poteva realizzare opere cinematografiche come un paese sviluppato. Nei primi anni della rivoluzione il telegiornale era la trasmissione più importante, per questo veniva presentato al cinema prima dei lungometraggi. In questo modo Fidel Castro mostrava il suo volto al popolo, perché a Cuba la televisione era ancora poco diffusa, mentre tutti andavano al cinema. I cartoni animati erano una sorta di omaggio al popolo, nella forma di brevi cortometraggi di dieci minuti che accompagnavano film e notiziario.  Molti cartoni animati furono esportati e parecchi stranieri vennero a Cuba per vedere le tecniche operative. Fu così che Hernán Henriquez conobbe il canadese Norman McLaren, incuriosito dalle pellicole cubane e soprattutto da El Maná. Hernán lavorò all’interno dell’ICAIC per vent’anni, realizzando circa cinque produzioni all’anno. Tra i suoi cartoni migliori ricordiamo: Niños, Oro Rojo, Tea la Jicotea, El Alquimi, Osaín, La Historia del Fuego, El Sol es de Todos, Claudio, El Burrito Juguetón. Il migliore in assoluto è Osaín, prima pellicola come direttore dopo aver lavorato quattro anni come animatore. Hernán incontrò uno scrittore che amava molto i culti afrocubani, lesse un libro di racconti dei negri afrocubani e realizzò un’idea interessante sulla storia di Osaín, divinità della santeria rappresentata come un bambino che possiede soltanto un piede, un braccio e un occhio, perché un fulmine lo ha diviso in due. Hernán studiò l’argomento, soprattutto i dipinti rupestri degli africani, cercò libri, foto e rappresentazioni di pittura primitiva. Decise di usare il fondo nero e la pittura a colori, seguendo lo stile del pittore cubano Wilfredo Lam, lavorò con l’ottimo disegnatore Tulio Rais e insieme produssero un buon lavoro. Il folklore cubano e il ballo, seguendo il ritmo dei tamburi africani, è alla base della pellicola animata, realizzata con la tecnica Oxberry, e sperimentando valide dissolvenze che creavano immagini molto belle. La pellicola fu realizzata in lingua yoruba con sottotitoli in spagnolo e si avvalse della consulenza di specialisti in materia di cultura afrocubana. Osaín era un bambino molto contento perché viveva in campagna. Un giorno vide un cocco che brillava e, sorpreso, andò a chiedere a suo padre perché il cocco brillasse. Il padre non gli credette, ma disse che sarebbe andato a chiedere lumi allo stregone Urula. Dopo averlo consultato tornò da Osaín e rispose: “Lo stregone dice che i cocchi non brillano”. Osaín allora morì di tristezza perché suo padre non gli credeva; così mentre lo stavano seppellendo, le lucciole che si trovavano dentro al cocco uscirono fuori e si portarono in cielo Osaín. La storia è semplice, ma di una bellezza estrema, molto tenera. Osaín era la pellicola dell’ICAIC più richiesta all’estero, soprattutto in Brasile e nei paesi africani. Nel 1964 Hernán Henriquez creò la striscia comica Gugulandia, una pagina a colori che è stata pubblicata dai principali periodici nazionali e riviste sino al 1980. Gugulandia è stata la cosa più importante che Hernán ha realizzato a Cuba, perché quel fumetto è rimasto nell’immaginario collettivo dei cubani. Il personaggio della striscia parte dal principio della creazione dell’universo e riproduce un mondo preistorico dove l’uomo che parla per la prima volta dice “Gu”. I personaggi della striscia erano sette e si comportavano come se vivessero nell’età della pietra. Nessuna delle strisce comiche realizzate venne mai rifiutata per motivi di censura, perché il governo non dimostrò mai che l’autore sosteneva idee contrastanti con gli interessi della rivoluzione. La serie cominciò come striscia, quindi nel 1966 si trasformò in tavola autoconclusiva, conservando molti affezionati lettori. Nel 1976 Hernán era così popolare che il Comitato Centrale lo invitò a presentare la sua opera nel Padiglione Cuba, il più importante centro espositivo del paese. Il Ministero del Lavoro voleva utilizzare Gugulandia per spingere l’uomo al lavoro. Hernán realizzò venticinque fumetti che vennero riprodotti in tabelloni alti undici metri. Fu un successo straordinario: l’esposizione venne inaugurata il primo gennaio 1977 - come la principale attività per festeggiare il trionfo della rivoluzione - e in tre mesi fu visitata da centocinquantamila persone. Nei primi anni della rivoluzione Hernán visse come un privilegiato, lavorando al sogno della sua vita, realizzando cartoni animati e fumetti con le migliori tecniche disponibili. A un certo punto, però, giunsero i problemi economici, la crisi cominciò a far sorgere i primi dubbi nella mente dell’artista, perché il suo privilegio diventava poca cosa in una situazione che si faceva sempre più dura. La vita privata di Hernán peggiorava sempre di più, non c’erano spiragli di miglioramento, perché le possibilità economiche diminuivano con il passare dei giorni. La sua casa cadeva a pezzi e non aveva soldi per ripararla, i vestiti erano sempre meno, le scarpe pure e i generi alimentari scarseggiavano. Cuba cominciò a deteriorarsi sotto tutti gli aspetti. Hernán si trovò a pensare che in una simile situazione il suo lavoro non aveva senso. Fu un periodo di grave crisi personale e creativa. Hernán aveva perso la voglia di vivere e di lavorare. Per questo trovò il modo di abbandonare Cuba e di stabilirsi negli Stati Uniti, anche se le autorità governative ostacolarono la sua uscita con ogni mezzo. Nel 1980, l’industria dei cartoni animati statunitense attraversava una tremenda crisi, Hernán presentò la sua striscia Gugulandia e grazie a lei trovò lavoro come illustratore. Le pagine di Gugulandia servirono anche in California, per cercare lavoro come animatore in uno studio di cartoni animati. Hernán non aveva niente in mano, perché la precipitosa fuga da Cuba gli aveva fatto abbandonare disegni e animazioni nel paese natale. Alla fine trovò impiego a Miami, dove vivevano molti cubani che conoscevano Gugulandia. La rivista Zig-Zag cominciò a pubblicare la striscia comica, che rifletteva i problemi di una società totalitaria, ma l’autore non volle mai essere utilizzato per gli scopi propagandistici di nessun gruppo politico. Hernán Henriquez tornò a essere famoso tra i cubani di Miami quando il Miami Herald decise di pubblicare Guguladia in spagnolo. Hernán Henriquez afferma: “La cosa interessante è che riesco sempre a scoprire nuove cose grazie a Gugulandia. Quando scrivo le vignette, lavoro con il cervello, cerco spiegazioni alle cose della vita, ai problemi della società e scopro cose sul comportamento umano. A Cuba mi davano uno stipendio, non dovevo pagare un medico, la scuola, né i servizi per la casa. Non si lavorava per denaro, ma per avere una posizione sociale, e quando il denaro non è importante la creatività è più libera. Negli Stati Uniti non è così, perché tutto è condizionato dalle esigenze del mercato, pure l’artista è schiavo dell’economia consumistica”. Gugualdia potrebbe essere un’ottima serie per la televisione, ma per il momento l’idea è ferma allo stato di progetto.  Gordiano Lupiwww.infol.it/lupi Molte informazioni sono state prelevate da un’intervista a Hernán Henriquez da parte della giornalista messicana Léa Zagury. In esclusiva per Fumetto d'Autore vi presentiamo alcune tavole di Gugulandia. Traduzione di Gordiano Lupi.   Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio. Collabora con La Stampa di Torino come traduttore del blog di Yoani Sánchez. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz: Machi di cartaLa Marina del mio passato (Nonsoloparole, 2003), Vita da jinetera (Il Foglio, 2005), Cuba particular – Sesso all’Avana (Stampa Alternativa, 2007), Adiós Fidel – all’Avana senza un cazzo da fare (A.Car, 2008), Il mio nome è Che Guevara (A.Car, 2009), Mister Hyde all’Avana (Il Foglio, 2009) e Il canto di Natale di Fidel Castro (Il Foglio, 2010).   Tra i suoi molti lavori ricordiamo: Nero Tropicale (Terzo Millennio, 2003), Cuba Magica – conversazioni con un santéro (Mursia, 2003), Cannibal – il cinema selvaggio di Ruggero Deodato (Profondo Rosso, 2003), Un’isola a passo di son - viaggio nel mondo della musica cubana (Bastogi, 2004), Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura (Stampa Alternativa, 2004 - due edizioni in un anno), Orrore, erotismo e pornografia secondo Joe D’AmatoTomas Milian, il trucido e lo sbirro (Profondo Rosso, 2004), Serial Killer italiani (Editoriale Olimpia, 2005), Nemici miei (Stampa Alternativa, 2005), Le dive nude - Il cinema di Gloria Guida e di Edwige FenechIl cittadino si ribella: il cinema di Enzo G. Castellari - in collaborazione con Fabio Zanello - (Profondo Rosso, 2006), Filmare la morte – Il cinema horror e thriller di Lucio Fulci (Il Foglio, 2006), Orrori tropicali – storie di vudu, santeria e palo mayombe (Il Foglio, 2006), Almeno il pane Fidel – Cuba quotidiana (Stampa Alternativa, 2006), Sexy made in Italy – le regine del cinema erotico degli anni Settanta (Profondo Rosso, 2007), Coppie diaboliche - dal delitto di Marostica al giallo di Omegna - 34 casi di «crimine a due» 1902-2006 (in collaborazione con Sabina Marchesi - Editoriale Olimpia, 2008), Dracula e i vampiri (in collaborazione con Maurizio Maggioni - Profondo Rosso, 2008), Avana killing (Sered, 2008 – in edicola), Mi Cuba (Mediane, 2008), Delitti in cercad’autore (I.D.I., 2008 – in edicola), Fernando di Leo e il suo cinema nero e perverso (Profondo Rosso, 2009), Fellini - A cinema greatmaster (Mediane, 2009), Cozzi stellari - Il cinema di Lewis Coates (Profondo Rosso, 2009). Cura la versione italiana del blog Generación Y della scrittrice cubana Yoani Sánchez e ha tradotto per Rizzoli il suo primo libro italiano: Cuba libre – Vivere e scrivere all’Avana (2009). I suoi romanzi noir più recenti sono: Sangue HabaneroUna terribile eredità (Perdisa, 2009). Pagine web: www.infol.it/lupi. E-mail per contatti: lupi@infol.it. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come Cominciamo bene le storie di Corrado Augias (libro Serial killer italiani), Uno Mattina di Luca Giurato (libro Serial killer italiani), Odeon TV (trasmissione sui Serial killer italiani) e La Commedia all’italiana su Rete Quattro (dove ha parlato di Gloria Guida e di commedia sexy). È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. I suoi libri sono stati oggetto di numerose recensioni e segnalazioni che si possono leggere al sito ww.infol.it/lupi. Questo articolo è pubblicato in collaborazione con Strip Season, l'inserto a fumetti di Ventirighe.it Stip Season è diretto da Gianluca Piredda.

Reportage

 

Nicola Pesce Editore: novità e serietà

Intervista ad Andrea Mazzotta, il nuovo direttore editoriale di NPE di Alessandro Bottero Il mondo del fumetto italiano è in fermento/subbuglio/travaglio. Case editrici nascono come funghetti dopo il temporale, e le facce, nei posti “dirigenziali”, mutano senza posa. A novembre 2009 una delle realtà più interessanti del mondo editoriale a fumetti, ossia la Nicola Pesce Editore, ha affidato il ruolo di Direttore Editoriale ad Andrea Mazzotta, amico e grande conoscitore del fumetto. L’amicizia non ci ha però impedito di essere spietati in questa intervista, che vi offriamo con un sottotitolo che è uno scherzo tra amici: “Il Glifo scatenato!” A Lucca Comics 2009 la Nicola Pesce ha pubblicato un'opera molto interessante, il Don Chisciotte di Lino Landolfi. Ad oggi pare esserci un velo di silenzio sull'opera, da parte di critica e lettori. Mi sbaglio? Parzialmente. Se inizialmente abbiamo avuto un ottima accoglienza sui vari siti e ottimi feedback in quel di Lucca, nel periodo immediatamente successivo, con mia grande sorpresa, il volume è caduto un po’ nel dimenticatoio. Imputo ciò, da una parte alla grande mole di novità presentata a Lucca che ha impegnato la critica italiana e dall’altra all’assenza di un nostro ufficio stampa rodato (Considera che la NPE a metà settembre del 2009 ha completamente rinnovato l’intero staff passando alla fase 2.0). Ora sembra che sia Landolfi, autore colpevolmente dimenticato per anni da tutto il panorama fumettistico,  sia il suo Don Chisciotte siano di nuovo sotto il riflettore.In fondo, un autore che artisti del calibro di Lorenzo Mattotti o Igort considerano un punto di riferimento non può ulteriormente trascurato.Abbiamo ricominciato a muovere interesse intorno a questo autore, forse a volte i risultati non sono immediati, ma siamo certi che non mancano i motivi per parlarne. La Nicola Pesce editore è una casa editrice con un catalogo ricco, ampio, e soprattutto mai banale. Però pochi ne parlano. Come mai, secondo te? Il catalogo Nicola Pesce è come il Vesuvio. Un calderone di magma. Potente, vibrante ma forse eccessivamente caotico. Questo caos, secondo me, ha spaventato un pò il lettore. Ciò non gli ha permesso di sentirsi legato alla nostra produzione  perché non si è riusciti a palesare l’anima della casa editrice. Ci sono state tante buone idee gestite in maniera confusionaria e non sfruttate a dovere. Uno dei primi intenti che ci siamo posti con la ristrutturazione è stato mettere ordine.Dare una linea e definire un percorso. Ampio, variegato, ma legato ad un progetto.Per questo abbiamo inaugurato due nuove collane (ed una terza è in arrivo): una dedicata al fumetto d’autore (che ha presentato il Don Chisciotte di Landolfi), una dedicata ai talenti emergenti (che ha presentato Ravioli Uèstern di Pierz).Inoltre abbiamo valorizzato collane preesistenti al restyling  come “Sandokan” di Di Virgilio/Meneghin e voluto sperimentare con  “Il Babau - paura del Buio?!” del gruppo “Collane di Ruggine”. Insomma un approccio complesso al complesso mondo del fumetto, ma comunque ragionato. A Romics 2009 come Nicola Pesce Editore avete portato il primo numero della rivista dedicata al Cosplay. Oggi però il Cosplay sembra essere diventato il nemico da eliminare, per ridare serietà alle mostre del fumetto. Come si conciliano queste due cose? Serve una precisazione. La NPE ha creato un sua etichetta dedicata esclusivamente ai mondi culturali paralleli al fumetto che si chiama Aaron Works. Sotto questa etichetta esce non solo Cosplay, ma anche Heavy Boone, personaggio legato al mondo del Heavy Metal.Questa etichetta è stata per noi fonte di grande soddisfazione ed in futuro presenterà nuovi progetti e scommesse, speriamo vincenti come quelle passate.La differenziazione, deve essere chiaro, non ha la funzione di separare i due mondi, ma di esaltare le caratteristiche di ognuno di essi. La rivista Cosplay ha un responsabile competente ed appassionato che è Stefano Romanini.Chiarito questo passaggio, ti devo confessare che secondo me il problema “cosplay” esiste.Attenzione però. Questo non significa che siano i cosplayers il problema.Il problema lo pone chi non prende atto della loro esistenza  ma soprattutto  chi non li organizza e gestisce quando sarebbe tenuto a farlo.Per me la Cultura  è contaminazione, sperimentazione, innovazione, trasgressione. È tante cose. Ed è anche divertimento ed intrattenimento. A me i cosplayers divertono ed intrattengono, resterei ore a guardarli. Non sono solo ragazzi che creano vestiti assurdi o si truccano in modo strano per divertirsi, sono avatar viventi dell’ immaginario a fumetti. Sul fatto che poi sia il nemico dell’ appassionato di fumetti in fiera… Cavour diceva “libera Chiesa in libero Stato”.  Per parafrasarlo noi possiamo direi “liberi cosplayers  in libera fiera”. Basta trovare il modo giusto di far convivere i diversi interessi dei diversi tipi di utenti che ormai popolano i festival come Lucca Comics and Games, Napoli Comicon e Cartoomics a Milano. Vorrà dire che gli integralisti che non voglio coplayers nelle pupille e tra i piedi si riverseranno nella splendida fiera di Reggio Emilia organizzata dall’ ANAFI. Lì cosplayers non ne ho mai visti.Quindi, per rispondere alla tua domanda: il rispetto di tutti i punti di vista, anche quelli che non condividiamo, denota la serietà di una persona. Penso possa valere anche per una fiera del fumetto. Cosa ne pensi della recente decisione del Napoli Comicon di scindere in due tronconi la manifestazione, dislocandoli in parti distanti della città? Il mio giudizio è influenzato dall’enorme fiducia e stima che nutro nei confronti della direzione artistica e organizzativa del Napoli Comicon. Certamente è la prima volta che viene scissa in modo così definito l’ offerta culturale di un festival. Come detto, indicativamente sono per le contaminazioni ma preferisco aspettare di vedere come va per farmi un’ opinione più precisa. Perché un lettore dovrebbe spendere i suoi euri, in un prodotto della Nicola Pesce? Per sfondare  i propri orizzonti narrativi. A partire da Lucca 2009 stiamo applicando una cura quasi maniacale nelle nostre scelte editoriali, al fine di proporre al lettore quegli shock narrativi e visivi che solo l’ arte sequenziale può produrre.Per fare ciò ci siamo impegnati nella creazione di una dimensione editoriale in cui si incontrino i grandi maestri del Fumetto ed i giovani talenti. Il panorama che vogliamooffrire mira ad essere il più ampio ed eterogeneo possibile, frutto della nostra passioneincondizionata per la letteratura disegnata. Tutto ciò  senza tralasciare l’analisi costante di un mondo in continuo mutamento. Quello che io vorrei dare ad ogni lettore della NPE è quel brivido di appagamento e soddisfazione che percorre tutta la spina dorsale dell’ appassionato di fumetti quando legge una storia che lo galvanizza e lo coinvolge. E’ questo il nostro obbiettivo. I lettori hanno il diritto di dire quello che vogliono, dopo aver acquistato un albo? Certo. I lettori sono coloro  che pagano, il consumatore finale. In quanto tali hanno il pieno diritto di esprimere la loro opinione e le loro critiche.Resta il problema del target tuttavia. Ogni prodotto mira ad un determinato tipo di lettore, che può appartenere ad una più o meno ampia categoria.Se il target che mi sono prefissato di raggiungere non è soddisfatto dal prodotto che gli offro, allora la sua critica ha una certa valenza. Se invece l’insoddisfazione giunge da un lettore che è diverso da quello a cui era rivolto  il volume, allora la valenza è diversa. Mi suscita comunque una riflessione, ma mi preoccupa di meno. Da anni, e prima di diventare direttore editoriale, predichi la teoria de "l'acquisto consapevole". Che significa? Il lettore di fumetti molto spesso è come uno foglio di carta in mezzo al mare. Non riesce a darsi una direzione. Sviluppa una sorta di sindrome di Stoccolma con alcune case editrici o con alcun autori. Magari critica aspramente una politica editoriale oppure la qualità di alcune storie, eppure sicuro come l’alba e costante come il respiro, torna puntualmente in fumetteria a comprare la nuova uscita. Io ho sempre pensato che se vado in un ristorante e mi trattano male, la prossima volta non ci torno. Per l’editoria a fumetti, misteriosamente, non è così. Attenzione: tutti hanno diritto ad una seconda, terza e quarta opportunità. Ma da questo a rinunciare totalmente alla consapevolezza di essere il consumatore finale e quindi colui che manda avanti tutto il baraccone, ce ne passa! Il lettore è la vera forza portante di tutto il mercato. Va rispettato e in un certo senso anche guidato, attraverso proposte e sperimentazioni mirate. Certo, da parte sua ci vuole una mentalità aperta e una voglia di mettere in discussione i propri gusti. Altrimenti tutto il settore si cristallizza. Per fortuna in questo momento stiamo vivendo una grande dinamismo sotto l’ aspetto delle proposte editoriali, in tutto il settore. Vedremo nel tempo come reagirà il lettore. Internet fa del bene o del male al fumetto? e più nello specifico alle persone che ruotano attorno al mondo dei fumetti?Le rende più capaci di giudizi critici motivati, o le riduce semplicemente a barbari che si riparano dietro uno schermo? Fa. Che non è poco. In un mondo in cui il linguaggio si evolve quotidianamente e il fabbisogno di velocità e precisione chirurgica nella ricerca di informazioni è alto, internet è la via, la verità e la vita, almeno per il lettore.Se poi con “persone che ruotano intorno al mondo del fumetto” ti riferisci agli addetti ai lavori e alla critica, la mia opinione è che internet sia solo uno strumento, che riflette e amplifica le caratteristiche personali di chi lo adopera. I critici competenti e motivati resteranno critici competenti e motivati sia davanti ad uno schermo che ad una macchina da scrivere. I barbari restano barbari sia con una clava in mano che con un mouse. A che fiere sarete presenti nel primo semestre 2010, e che novità porterete? Saremo presenti a Fumetterni e Napoli Comicon. Nella cornice partenopea, tra le novità porteremo il secondo numero  di Ravioli Uèstern con episodi parzialmente inediti; un nuovo cartonato di Landolfi, con il recupero di alcune storie INTROVABILI mai raccolte in volume; inaugureremo una nuova collana, dedicata alla sperimentazione di autori giovani ed innovativi; infine ci saranno un altro paio di volumi  TOP SECRET che sorprenderanno  tutti gli amanti del buon fumetto; e naturalmente, sotto l’ etichetta AARON WORKS il nuovo numero di Cosplay e tanto altro.  Come vedi una proposta decisamente ricca. Con la porchetta, birra o tavernello? Il tavernello lo uso come diserbante, la porchetta è una scelta di vita che non ho fatto e la birra al nostro stand la monopolizza tutta Pierz.   Preferisco un bel Amaro Del Capo. Malgrado il crollo nell’ultima domanda (non si tratta così la porchetta…), salutiamo il Diretùr Mazzotta, e gli auguriamo di conquistare l’universo mondo con i fumetti della NPE (Oddio, NPE era anche la sigla della Nuova Politica Economica, pianificata da Lenin, speriamo che l’acrostico non porti male…!)

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