Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Sab04022012

Aggiornato alle:08:14:43

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Art Spiegelman, che divise l'umanità in topi e gatti

di Roberto Alfatti Appetiti* È di cattivo gusto raccontare gli orrori della Shoah con un fumetto? Alla domanda, postagli anni fa da un giornalista alla Fiera del libro di Francoforte, Art Spiegelman rispose che forse è la “soluzione” stessa dei campi di concentramento a essere stata di cattivo gusto e che il fumetto, meglio di qualsiasi altra forma d’arte, può al contempo custodire la memoria e dare vita a un’opera narrativa di forte impatto perché – spiegò – «noi pensiamo sia per immagini che per scoppi di parole». A distanza di venticinque anni dalla prima pubblicazione in volume, il suo Maus si appresta a tornare nelle nostre librerie in una nuova edizione (Einaudi) intitolata Meta Maus, arricchita, come la versione americana pubblicata lo scorso ottobre, di un dvd con interviste, riflessioni, testimonianze “dietro le quinte”, filmati e soprattutto con i dialoghi inediti tra Art e il padre Vladek, principale protagonista di un libro che è una storia familiare, un romanzo avvincente, un documentario accurato, ma anche e soprattutto il memoriale autentico di un ebreo polacco sopravvissuto all’Olocausto. Una preziosa occasione per i tanti che, come spesso accade, sia pure senza rinunciare a citarlo, hanno trascurato di leggerlo. Sbagliando. Perché, come ha scritto L’Observer, «non c’è bisogno di essere un ebreo, né un prigioniero di un campo di sterminio, per esserne rapiti e chiunque voglia farsene un’idea precisa troverà in Meta Maus una chiave che aprirà la serratura». La formula è quella che ha reso Spiegelman celebre: gli uomini, vittime e carnefici, degradati a bestie antropomorfe dal razzismo. Gli ebrei sono tratteggiati come topi (uomini topizzati, per niente buffi), i nazisti trasformati in gatti e, a seguire, francesi in rane, americani in cani, russi in orsi e polacchi – popolo d’origine della sua famiglia – in maiali. Se l’accostamento tra ebrei e topi è sin troppo esplicito (il topo spaventa, è considerato portatore di malattie e, in quanto tale, da annientare), quello tra maiali e polacchi non è stato apprezzato in Polonia. «Volevo qualcosa – si è giustificato – che non fosse nella catena alimentare dei cani e dei gatti e poi in Maus ci sono maiali crudeli e altri che si comportano in maniera nobile, proprio come fecero alcuni polacchi». Il progetto ebbe inizio, almeno nelle intenzioni dell’autore, già dai primi anni Settanta e si è sviluppato negli anni attorno alle “interviste” che Spiegelman ha fatto a suo padre, alimentato con numerosi viaggi in Europa alla ricerca di riscontri e documentazioni sul campo e dalle relative stesure di sceneggiature e bozzetti, mescolando generi e stili diversi. Apparso originariamente a puntate tra il 1980 e il 1981 su Raw, la rivista di sperimentazione grafica e di fumetti fondata da Spiegelman con la moglie Françoise Mouly, si compone di due parti: Mio padre sanguina storia e E qui cominciano i miei guai, riuniti in altrettanti volumi rispettivamente nel 1986 e 1991. Nel nostro Paese, l’Einaudi ne propone ormai da un decennio l’intera storia in un volume unico (l’ultima edizione è del 2010), ma fu la rivista Linus, all’inizio degli Ottanta, a curarne la pubblicazione in fascicoli che vennero successivamente raccolti in due volumi editi da Milano Libri, ovviamente introvabili. Nella prima parte i flashback ci mostrano immagini di Sosnowiec (Polonia), dove Vladek vive tranquillamente con la moglie Anja. Di fronte all’accelerazione della storia, negli anni immediatamente precedenti allo scoppio della guerra dovranno rifugiarsi nel ghetto e in rifugi improvvisati per sfuggire alla cattura, finendo traditi da coloro che avrebbero dovuto aiutarli ad attraversare la frontiera. Riusciranno a emigrare oltreoceano soltanto nel 1951, ma Anja, futura madre di Art e donna dalla personalità più fragile del marito, si suiciderà nel 1968. Nella seconda parte dell’opera, invece, si dà rilievo alla dura vita quotidiana dei deportati all’interno dei campi di concentramento di Auschwitz e Dachau negli anni del conflitto. Maus è stato tradotto in trenta paesi ed è considerato il capolavoro per eccellenza della graphic novel, di cui l’artista statunitense (nato a Stoccolma nel 1948) è considerato a tutti gli effetti il papà.«Sono stato chiamato padre della graphic novel ma, in realtà, sto ancora facendo l’esame del Dna, perché penso che si tratti di una definizione di tipo commerciale e attinente al marketing». Se aveva scelto di esprimersi attraverso il fumetto – ha spiegato lo scorso 19 gennaio nell’unico appuntamento italiano con l’autore, organizzato a Torino dal Circolo dei Lettori – era «perché i fumetti, così popolari, semi-illetterati, disordinati, mi sembravano il modo appropriato per esprimere l’indicibile. Ora no, l’indicibile è detto in dieci minuti, e i fumetti non sono più fumetti di una volta, del tutto snobbati dalle librerie e dagli studiosi, che ora sono diventati i più grandi alleati della graphic novel odierna». Definizioni a parte, una cosa è certa: negli Stati Uniti, Spiegelman, inserito nella classifica delle persone più influenti da Time Magazine nel 2005, è ritenuto uno di quegli autori che più hanno contribuito a dare dignità artistica al fumetto, innalzandolo al rango letterario. Il primo a dimostrare come il fumetto possa farsi carico di raccontare la grande storia, tanto da meritarsi, vent’anni fa, un premio Pulitzer (sino a quel momento mai assegnato a un’opera a fumetti) e inaugurando la via pop al racconto, segnata da libri e film non sempre apprezzabili. Malgrado i tre premi Oscar “incassati”, a Spiegelman non è piaciuta, per fare un esempio, la performance di Roberto Benigni ne La vita è bella. «Benigni è pericoloso perché riprende la storia reale per trasformarla in fantasia. Usa la forma della metafora per dire che Auschwitz non è Auschwitz, ma solo un sinonimo di un brutto periodo, quasi che alla fine l’unica cosa importante sia prenderla con ironia. Anche Maus usa la metafora, ma per aiutare a capire una storia precisa, circostanziata, e poi è una metafora che sfuma nella drammaticità del racconto». Racconto che non si nutre di frasi retoriche e non percorre la scorciatoia dell’emotività, rimanendo nel solco dell’accuratezza storica. I disegni, poi, non offrono alcun effetto speciale ma sono semplici, essenziali e i protagonisti sono uomini con i loro difetti, compresi gli ebrei. Lo stesso padre sembra ricalcare uno stereotipo dell’ebreo tutt’altro che edificante, tirchio al punto di fare tesoro del filo di rame che raccoglie per strada, inesorabilmente segnato dall’esperienza vissuta. Impegnato a disegnare vignette e a scrivere articoli e testi teatrali, Spiegelman vive a New York, dove insegna alla School of Visual, e ha a lungo interrotto l’attività autoriale, tornando solo nel 2004 a firmare L’ombra delle torri, la sua versione sull’11 settembre, cui ha assistito dalla finestra di casa sua. Sua, peraltro, la copertina del New Yorker del giorno dopo. Senza smettere di girare il mondo con il suo Maus, opera che rimane attuale e non solo nella giornata dedicata alla memoria. Come sottolinea lo stesso autore, dopo la Shoah, «le uccisioni con un sistema da catena di montaggio dei lager avevano fatto dire che non sarebbe mai più successo, ma è accaduto ancora: pensiamo agli Utu e ai Tusti, ai Serbi e ai Croati». A chi gli chiede siano i topi e i gatti di oggi, risponde: «I mass media non suggeriscono più divisioni di tipo razziale ma di tipo economico quindi direi che nel mondo di oggi ci sono il 99% di topi e l’1% di gatti. Ogni paese, poi, assegna il ruolo di topi a soggetti diversi: negli Stati Uniti sono i neri e gli arabi, in Italia gli italiani del sud». *Articolo originariamente pubblicato su Il Secolo d'Italia del 28 gennaio 2012 e reperibile on line sul blog dell'autore.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Sergio Bonelli Editore: i numeri del 2011

di Saverio Ceri* Il duemilaundici bonelliano si preannunciava come un anno di record e di festeggiamenti per i 50 anni di Zagor, i 25 anni di Dylan Dog e i 20 anni di Nathan Never: e così è stato. In maniera del tutto inaspettata è stato purtroppo anche l’ultimo anno della casa editrice sotto la guida di Sergio Bonelli. Lo stesso Sergio, con i suoi collaboratori, aveva già tracciato comunque le linee per il futuro: nuove serie regolari, almeno una miniserie a colori, e altre nuove iniziative editoriali anomale per lo standard della casa editrice. I frutti di questa pianificazione li vedremo a partire dal 2012, nel frattempo diamo uno sguardo ai numeri dell’anno che si avvia alla conclusione. Le pagine inedite pubblicate quest’anno sono state 17789; 1090 in meno dello scorso anno, ovvero un -5,8% rispetto al 2010. Nella ultra settantennale storia della casa editrice questo è comunque l’11° miglior risultato annuale. La migliore annata rimane ancora il 2001 con quasi ventunomila tavole. Quella appena conclusa si può sicuramente considerare l’annata più “colorata” della casa editrice dai tempi di Orient Express: 726 infatti le pagine in quadricromia pubblicate negli ultimi 12 mesi. Gli albi necessari per pubblicare queste quasi diciottomila tavole sono stati 137; tredici in meno dello scorso anno. La media pagine ad albo si è decisamente alzata dalle 125,86 tavole del 2010 alle 129,84 del 2011 (+3,17%); battuto il precedente record (2007) di 128,96 pagine a albo. La tendenza sembra quindi essere quella di confezionare albi sempre più corposi e più colorati; in effetti le 160 tavole del “Color Tex 1” rappresentano un record: è l’albo a colori prodotto dalla Bonelli con più pagine. Gli sceneggiatori Quest’anno sono stati 49 gli sceneggiatori impegnati su albi bonelliani; 8 in più del 2010, a sole tre unità dal record assoluto. Questa la graduatoria per tavole pubblicate: 1° Boselli 2216 tavole  2° Vietti 1632 3° Ruju 1444 4° Berardi 803 5° Burattini 796 6° Mignacco 788 7° Manfredi 726 8° Chiaverotti 724 9° Vigna 668 10° Faraci 489 11° Marzano 470 12° Morales 462 13° Nizzi 444 14° Calza 441 15° Recagno 436 16° Perniola 410 17° Gualdoni 362 17° Mantero 362 19° Cajelli 329 20° Segura 302 21° Simeoni 301 22° Castelli 296 23° Rigamonti 281 24° Piani 263 25° Enoch 250 26° Barbato 220 27° Paolucci 188 27° Rauch 188 27° Di Gregorio 188 30° De Nardo 160 31° Ambrosini 94 31° Falco 94 31° Bilotta 94 31° Cavaletto 94 31° Crippa 94 31° Eccher 94 31° Recchioni 94 38° Sammartino 81 39° Medda 72 40° Artusi 47 40° Lombardo 47 40° Raule 47 43° Serra 38 44° Accattino 32 44° Badino 32 44° Caccivio 32 44° Porretto/Mericone 32 44° Vinci 32 Mauro Boselli “vince” per l’ottava volta, ottenendo il miglior risultato degli ultimi 10 anni, nonché il quarto miglior score annuale di tutta la storia della casa editrice; praticamente più di 6 tavole al giorno, domeniche comprese. Al secondo posto Stefano Vietti, grazie al suo miglior risultato annuale di sempre. Scende, a causa della programmata chiusura di Cassidy, dal primo al terzo gradino del podio Pasquale Ruju. Luigi Mignacco si segnala per aver prestato la sua opera a quattro diversi personaggi: Zagor, Dylan Dog, Dampyr e Martin Mystère. Quasi immutati i nomi nella Top Ten: 9 su 10 si confermano, l’unico nuovo ingresso è Vigna (nel 2010, quindicesimo) che scalza Morales. Boselli è al 18° anno consecutivo tra i primi dieci. Buona la striscia positiva anche per Manfredi, al 16° anno consecutivo in Top Ten. Castelli è al suo 35° anno di ininterrotta pubblicazione, seguito da Nizzi al 31° anno senza mai mancare in classifica e Mignacco al 25°anno. Poi Vigna negli ultimi 24 anni sempre pubblicato, Chiaverotti (23), Boselli (22) e Burattini (21). Dieci gli esordienti sceneggiatori su albi Bonelli, ma solo su due testate; per Dampyr: Crippa, Eccher, Artusi, Lombardo e Raule; per Dylan Dog: Badino, Caccivio, Porretto/Mericone e Vinci. Due dei dieci non sono del tutto esordienti in casa editrice, visto che già si erano cimentati come disegnatori per l’editore di Via Buonarroti.   I disegnatori La pattuglia ai pennelli è composta da 119 disegnatori, impegnati nel 2011 a trasformare in immagini le quasi diciottomila tavole concepite dagli sceneggiatori; dieci in meno dello scorso anno. Qui la classifica in ordine di tavole pubblicate: 1° Roi 724 tavole 2° Mangiantini 602 3° Bonazzi 542 4° Rubini 408 5° Andreucci 376 6° Torricelli 338 7° Simeoni G. 333 8° Ginostatis 330 9° Montanari & Grassani 314 10° Ortiz 302 11° Piccinelli 289 12° Di Vitto 286 13° Piccatto 282 14° Baggi 254 14° Brindisi 254 14° Rotundo 254 17° Michelazzo 252 17° Piccoli 252 19° Diso 251 20° Enoch 250 21° Giardo 248 22° Venturi W. 238 23° Gomez 224 23° Seijas 224 25° Busticchi-Paesani 222 26° Rossi R. 220 26° Ticci 220 28° Casertano 188 28° Chiarolla 188 28° Cossu 188 28° Olivares 188 28° Pesce 188 28° Russo F. 188 28° Siniscalchi 188 28° Stano 188 28° Toffanetti 188 28° Valdambrini 188 38° Mandanici 170 38° Vercelli 170 40° Rossi M. 168 41° Giez 160 42° Camagni 154 42° Esposito Bros. 154 42° Grimaldi 154 42° Ongaro P. 154 42° Romanini 154 47° Leomacs 151 48° Mari 138 49° De Angelis 132 50° Torti 128 51° Airaghi 126 51° Boraley 126 51° Enio 126 51° Marinetti 126 51° Piccioni 126 51° Spadoni 126 51° Zaghi 126 51° Zuccheri 126 59° Corbetta 124 60° De Biase 113 60° Rizzato 113 62° Antinori 110 62° Danubio 110 62° Pittaluga 110 65° Casini 95 66° Ambrosini 94 66° Armitano 94 66° Barletta 94 66° Bartolini 94 66° Bertolini 94 66° Biglia 94 66° Borgioli 94 66° Cavenago 94 66° Della Monica 94 66° Dotti 94 66° Ferri 94 66° Fortunato 94 66° Freghieri 94 66° Furnò 94 66° Gramaccioni 94 66° Gregorini 94 66° Jacomelli 94 66° Lozzi 94 66° Maroto 94 66° Nespolino 94 66° Piccininno 94 66° Pugliese 94 66° Raimondo 94 66° Santucci 94 66° Saudelli 94 66° Scibilia 94 66° Spada 94 66° Viglioglia 94 94° JannÌ 89 95° Perconti 81 96° Denna 79 97° Bormida 77 97° De Cubellis 77 97° Morales 77 100° Barbati 47 100° Calcaterra 47 100° Casalanguida 47 100° Oskar 47 104° Resinanti 46,5 104° Vicari 46,5 106° Arduini 33 107° Alessandrini 32 107° Di Gennaro 32 107° Romeo 32 107° Vinci 32 111° Bianchini 24 111° Dall'Agnol 24 113° Filippucci 20 113° Orlandi 20 115° Sforza 8 Vince per la prima volta, grazie al nuovo Maxi Dylan invernale, Corrado Roi che quest’anno stabilisce anche il suo record personale, quasi raddoppiando la sua precedente miglior performance che era di 388,5 tavole, che gli valse il terzo posto nel 1989. Quello di Roi è il decimo miglior risultato annuale di tutti i tempi in casa Bonelli; era dal 1999, quando si impose Marcello con 790 tavole che non venivano pubblicate in un solo anno più di settecento pagine di un singolo disegnatore. Record anche per Marcello Mangiantini, che finora aveva un personale di 254 tavole (2009), Germano Bonazzi, il cui personal best era di 378 pagine (1998), Rubini, Andreucci e, ovviamente, Ginostatis, solo per rimanere tra i primi 10. A proposito di Top Ten: al contrario della classifica degli sceneggiatori, in questa graduatoria non c’è nessuno che è riuscito a riconquistarla a un anno di distanza. Si interrompe quindi la striscia positiva di Di Clemente, presente tra i primi dieci da quattro anni consecutivi. Fanno per la prima volta capolino nella Top Ten, Mangiantini e l’esordiente Ginostatis. I veterani sono invece Ortiz e Roi alla settima presenza tra i dieci più prolifici dell’anno. Il record di presenze consecutive in classifica è di Freghieri al 27° anno di pubblicazione senza interruzioni, seguito da Montanari&Grassani a 26 anni, Piccatto a 25 e Brindisi a 22. Si interrompono invece le strisce positive di Ramella, che manca dalla graduatoria dopo 23 anni di ininterrotta presenza, e di Di Clemente assente dopo 14 anni. Segnaliamo Gallieno Ferri e Giovanni Ticci rispettivamente alla 49a e 43a presenza in classifica. Gli esordienti ai pennelli sono stati sette più uno: Danubio, Ginostatis e Gomez su Tex, Fortunato e Scibilia su Dampyr, Casalanguida su Natah Never, Sforza su Martin Mystère e Aldo Di Gennaro su Dylan Dog, quest’ultimo, all’esordio come disegnatore, non è certo un nome nuovo in Via Buonarroti, visto che da anni illustra le pagine della collana almanacchi.   I copertinisti Ventiquattro sono gli illustratori chiamate a disegnare le 153 cover inedite dell’anno; oltre ai 137 albi infatti vantano cover inedite le due “grandi ristampe”, il super book di Dylan Dog e l’allegato allo speciale estivo di Martin Mystère. 1° De Angelis 18 cover  1° Villa 18 3° Ferri 17 3° Stano 17 5° Riboldi 14 6° Poli 11 7° Soldi 10 8° Alessandrini 9 8° Bertolini 9 10° Rotundo 7 11° Roi 6 12° Mastantuono 3 13° Enoch 2 13° Spadoni 2 13° Zuccheri 2 16° Bonazzi 1 16° Celoni 1 16° Cestaro Bros. 1 16° Diso 1 16° Filippucci 1 16° Gomez 1 16° Garcia-Seijas 1 16° Simeoni G. 1 L’accoppiata Villa-De Angelis si ripropone in vetta alla classifica con una cover in più rispetto al 2010. Per Villa si tratta della quattordicesima vittoria, l’ottava ex-aequo, la settima consecutiva. Per De Angelis È la quinta affermazione. Per Spadoni, Cestaro Bros., Gomez e Garcia-Seijas si tratta dell’esordio come copertinisti in casa editrice. Simeoni e Bonazzi, entrambi alla loro quarta cover, sono al ritorno dopo qualche anno di assenza.   I personaggi Come già previsto lo scorso anno, numeri da record per I personaggi bonelliani nel 2011. 1° Dylan Dog 2438 tavole 19 albi 2° Tex 2340 17 3° Zagor 2182 17 4° Nathan Never 2006 17 5° Julia 1606 13 6° Dampyr 1570 14 7° Martin MystÈre 1146 8 8° Cassidy 940 10 9° Brendon 724 7 10° Agenzia Alfa 597 2 11° Romanzi Bonelli 552 2 12° Universo Alfa 340 2 13° Shanghai Devil 282 3 14° Lilith 250 2 15° Brad Barron 238 1 16° Demian 222 1 17° Asteroide Argo 154 1 17° Storie da Altrove 154 1 19° MM Presenta 48 0 Ognuno dei primi quattro batte il proprio record personale annuale, il quinto e il sesto lo eguagliano. I tre personaggi sul podio battono tutti il record assoluto in un solo anno, detenuto dal 2010 da Dylan Dog con 2156 tavole. L’asticella si è alzata, ma il recordman è sempre l’Indagatore dell’Incubo, di cui sono state pubblicate quest’anno 2438 tavole. Tex intanto si riprende la seconda piazza, lo scorso anno conquistata a sorpresa da Zagor. Per Dylan Dog si tratta della sesta vittoria, la quinta consecutiva. Si tratta di record anche per quanto riguarda gli albi: mai 19 volumi inediti dedicati ad un unico personaggio in un solo anno. Da segnalare anche che Nathan Never con tutte le sue “costole” totalizza 3097 tavole in soli 12 mesi: un altro primato.   Altri numeri Il 2011 registra anche il record dei fuoriserie: ben 36 gli albi speciali (battuti i 31 del 2009 e 2010), per un totale di 6933 tavole pubblicate su albi speciali, quasi novecento in più del precedente primato (6058 nel 2009). Per il terzo anno consecutivo il più prolifico sceneggiatore di albi extra è Vietti, che con le sue 1068 tavole fuoriserie, polverizza il precedente record annuale detenuto da Burattini con le 892 tavole “speciali” del 2007. Mangiantini con le sue 446 pagine vince di misura (4 tavole), su Roi la classifica dei disegnatori, mancando di 30 tavole il record assoluto di pagine speciali disegnate in un solo anno, ancora nelle mani di Walter Venturi che lo ha stabilito nel 2009. Parlando della classifica generale segnaliamo tra gli sceneggiatori che Boselli ha scavalcato nel corso dell’anno Castelli portandosi al quarto posto assoluto; una posizione l’hanno guadagnata anche Vietti (12° ai danni di Sclavi) e Ruju (14°, superando D’Antonio). Entra tra i primi venti, al 19° posto, Vigna, che negli ultimi dodici mesi ha oltrepassato Toninelli e Memola. Pochi movimenti tra i disegnatori: segnaliamo Roi che grazie all’exploit di quest’anno guadagna due posizioni salendo al 16° posto assoluto, una posizione guadagnata da Chiarolla (da 20° a 19°) e doppio passo in avanti per Ortiz che si guadagna la top 20 (da 22° a 20°) scalzando momentaneamente Civitelli. Su Nathan Never nel 2011 Bonazzi è tornato ad essere il più prolifico disegnatore del personaggio, rispondendo con le sue 542 tavole di quest’anno alle 501 di Di Clemente del 2010, che lo avevano portato per qualche mese in testa alla graduatoria dei disegnatori dell’Agente Alfa. La classifica degli anni ’10 (che per il momento comprende solo il 2010 e 2011) vede tra gli sceneggiatori in testa Boselli (3713 tavole), seguito da Ruju (3048), Vietti (2686), Burattini (1740) e Mignacco (1702). Tra i disegnatori per ora prevale Roi (978 tavole), seguito da Diso (836), Mangiantini (790), Bonazzi (636) e la coppia Freghieri-Baggi (602 ciascuno). Per il 2011 è tutto. Ci risentiamo nel 2012 dove non mancheranno le occasioni, come i 30 anni di Martin Mystére, per dare un po’ di numeri. *Articolo pubblicato originariamente sul blog di Moreno Burattini.

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Autori: Fumetto d'Autore ti intervista? Finisci nella lista nera di Roberto Recchioni

Una nuova recchionata contro il nostro sito: «chi concede un'intervista a Fumetto d'Autore, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire». di Alessandro Bottero Ultimamente noto una sempre crescente ostilità verso Fumetto d’Autore da parte di personaggi ben precisi del mondo del fumetto. E non so spiegarmi il perché, visto che gli stessi che invocano censure, ostracismo, o altre misure “correttive” nei nostri confronti, poi sono i primi a riempirsi la bocca di democrazia, “occupy qualcosa”, e mille altri modi fighetti di sembrare democratici e contro i poteri forti. Vabbé, il gioco del “faccio il bullo con chi non può darmi un posto di lavoro, e sono  ossequioso con chi invece me lo può dare” l’ho visto fare talmente tante volte che non mi stupisce più. Al massimo mi fa sorridere chi ci casca. L’ultimo esempio di questo atteggiamento è la seguente perla scritta in un forum da Roberto Recchioni, a proposito di chi concede interviste a Fumetto d’Autore. «Che poi, per me, ormai chi concede un'intervista a Faccia di Astrubale, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire.In sostanza, per è diventata una specie di lista nera.» tanto per capire quando Recchioni dice “Faccia di Asdrubale”, si riferisce a Fumetto d’Autore, solo che (furbetto) per non citarci, lui ed altri coraggiosi, preferiscono giocare con le iniziali del sito, storpiandone il nome volutamente. Ora, dopo aver letto queste parole mi sono incuriosito, ed ho buttato giù una lista degli autori ed editori che abbiamo intervistato. I risultati sono interessanti. Spero che possano servire anche  a Recchioni, visto che sono sicuro che conosce gran parte di queste persone, ed anzi, con alcune lavora o ci ha lavorato (ad esempio Andrea Voglino, per Gang Bang). Sono tutti collaborazionisti consapevoli, che devono morire? Chi glielo dice a questi 60 e più tra autori e addetti ai lavori che sono nella lista nera di Roberto Recchioni? PS. Qualcuno potrebbe chiedersi “ma perché sprecate spazio e tempo a parlare di queste cose?” La risposta è semplice: perché è giusto che queste cose si sappiano, e perché aiutano a capire meglio il mondo del fumetto e le persone che lo compongono. Anche perché non stiamo affatto “rimestando nel torbido”, ma solamente dando il giusto risalto a parole pronunciate in un luogo ad accesso pubblico. La Lista Nera Rosario Raho Fabrizio Mazzotta Luigi Siniscalchi Naima Morelli Marco Checchetto Moreno Dinisio Gianluca Cestaro Raul Cestaro Emilio Lecce Matteo Bussola Enzo Troiano Paola Barbato Chiara Mognetti (Emmetre) Fabrizio Galliccia (disegnatore di John Doe) Antonello Dalena Lorenzo Bartoli (cocreatore e sceneggiatore di John Doe) Filippo Biagioli Michela Tufano Simone Brusca Tina Valentino Andrea Nucci Silvia Ziche Pasquale Qualano Leo Ortolani Andrea Plazzi (Panini) Jamie Rodriguez (Planeta) Andrea Mazzotta (Nicola Pesce Editore) Elia Bonetti Paolo Falcone Pasquale Ruggiero (Magic Press) Dario Mattaliano Salvatore Primiceri Dario Gulli (Star Comics, Funfactory) Roberto Recchioni (!) Federico Memola Pasquale Ruju Alessio Riolo (Etna Comics) Antonio Scuzzarella (001 Edizioni) Maurizio Rosenzweig (disegnatore di John Doe) Giuliano Monni (GG Studio) Andrea Voglino Guido Ostanel (Becco Giallo) Federico Zaghis (Becco Giallo) Roberto Alfatti Appetiti Michele Foschini (Bao Publishing) Davide Caci Max Brighel (Panini) Davide Castellazzi Carlo Cavazzoni Andrea Aromatico Mario Taccolini (Arcadia Edizioni) Antonio Mannoni (7Age) Andrea Ciccarelli (Salda Press)
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L'Editoriale » I prezzi dei fumetti... questo mistero grande dell'Universo

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rocketeerdi Alessandro Bottero

[28/04/2010] » Mi stavo chiedendo di cosa parlare prima di  Napoli Comicon, ed ero un po’ a corto di argomenti (non è vero, ma me la tiro come da copione). Poi gironzolando, leggendo, spiando, ascoltando dal buco della serratura, è emerso un argomento base (e mi stupisco di non averci pensato prima), ossia, quanto costano i fumetti, e come e perché un fumetto costa il prezzo che costa.

I volumi che si trovano in fumetteria costano tanto? Beh, a livello numerico sì, ovvio. Costano tanto, e la cosa mi dispiace, perché questo vuol dire che mi devo negare l’acquisto di molte cose che mi piacerebbero. Ma a livello generale costano come costano i libri. Roberto Recchioni, intervenendo in una discussione sul prezzo del prossimo volume dedicato a Rocketeer della Salda Press, ha giustamento detto che chi si lamenta del prezzo alto per tale volume (112 pagine, brossurato, colori, per 20 euro) non sa quanto costino i libri non a fumetti nelle librerie. Ed ha ragione. Avete mai provato a dare un’occhiata ai prezzi dei libri? Un romanzo di 100-150 pagine nella collana Stile Libero Einaudi, ossia formato simil tascabile, anche di autori apparentemente conosciuti, costa bene che ti va 14 euro. E non stiamo parlando di un editore micro-conosciuto, con tirature basse. Parliamo di Einaudi, della collana di tascabili, e di romanzi di autori conosciuti. O un romanzo in edizione cartonata, ossia al primo passaggio in libreia? 24 euro, 28, euro, anche più di 30 euro. Vogliamo parlare della saggistica? Vogliamo parlare di libretti di meno di 100 pagine, che costano sopra i 10 euro? O vogliamo parlare di riviste bimestrali da edicola come Micromega e Limes, con tirature sopra le 40.000 copie, che in due anni sono passate da 10 euro di prezzo di copertina, agli attuali 14, con un aumento in 24 mesi del 40%? Insomma, quello che voglio dire è che i libri in sé costano, e costano perché vendono poco. E quindi gli editori (tutti) calibrano il prezzo sulla base del primo ordine, e delle vendite possibili nel primo mese di vita. Passato il primo mese ti sei giocato, in media, il 70% delle vendite.

Ma veniamo ai fumetti. Da che dipende il prezzo? Da tante cose. Ne elenco alcune: il costo dei diritti, il costo degli impianti di stampa, il costo della realizzazione (traduzione, impaginazione, lettering), il costo di stampa, e le presumibili vendite.

Io, essendo nel campo dei fumetti a livello professionale dal 1991, quindi non dall’altro ieri, ho avuto modo di conoscere qualche altro editore. E anche se qualcuno lo userei volentieri come cavia per la vivisezione senza anestesia, credo di poter dire che tutti conoscono l’antica e saggia regola empirica: “è il lettore che caccia i soldi, quindi non devi mai approfittarne in modo troppo smaccato”. Cosa significa questo? Che sono sinceramente convinto che tutti gli editori per i loro prodotti, se stabiliscono un prezzo è quello al di sotto del quale sono convinti che il loro prodotto partirebbe a priori in perdita. E allora tanto varrebbe non farlo. Ovvio che per il lettore il  prezzo ideale è un euro a volume. A prescindere se di 10 o 1000 pagine. Chi compra vuole pagare poco. Tutti i discorsi “Sosteniamo i prodotti di qualità!”, “Sono disposto a spendere, pur di veder proseguire questo prodotto”, sono solo palle. Sì, certo, magari un santo martire lo si trova. Ma in media la sensibilità dei consumatori è rivolta al portafgli. Non al sostegno della qualità. E sono io il primo a farlo. Se un prodotto di qualità, fatto a mano, con amore certosino, bellissimo e superbo, costa tot euri, e un altro prodotto, meno rifinito, costa un terzo di tot, io, nella mia  insipenza e necessità di fare i conti con i soldi in tasca, magari non prenderò quello che costa meno, ma di sicuro non comprerò il più costoso.

È la tensione ineliminabile tra chi propone e chi deve accettare la proposta. La mia proposta editoriale, in questo sistema economico, deve passare nella forma della proposta di acquisto. E tu che vuoi accettare la mia proposta, la devi comprare, ossia devi dare dei soldi tuoi, a me, per la cosa che ti offro. E così facendo li togli al totale dei tuoi soldi  disponibili in quel momento. Quindi io devo riuscire a convincerti che ciò che ti offro è talmente arricchente per la tua vita interiore (perché non si tratta di cose che possono intervenire sui bisogni primari come cibo, riparo, o altro), da giustificare il dirottamento di parte dei tuoi fondi disponibili, nell’acquisto della mia proposta.

Ma se io ho a malapena i soldi per i bisogni primari (e questa inizia ad essere la situazione per molti) , non sono più in grado di dirottare nulla. E non acquisto. E rifiuto la proposta.

La rifiuto perché il prezzo è elevato, ma è elevato per me. In senso soggettivo, non oggettivo. O per meglio dire, la proposta non è tale da convincermi a dirottare parte dei soldi  disponibili nella sua accettazione, anche se il prezzo della proposta, se analizzo razionalmente la situazione, è in linea con i prezzi generali del mercato.

Troppo metafisico? Scendiamo nel concreto.

L’editore X decide di pubblicare in Italia un fumetto che  ritiene valido. Non semplicemente che mi piace, ma che ritiene valido. Ossia pensa che pubblicare quella cosa arricchisca il panorama culturale. E questo è giusto. Se sei un editore devi procedere così. Devi investire le tue forze in qualcosa per cui valga la pena. E dal mio punto di vista, pubblicare una cosa valida ne vale la pena.

A questo punto ti rivolgi a chi detiene i diritti originali di tale fumetto, e lui ti fa una richiesta che copre i diritti  di pubblicazione, e il prezzo dei materiali di stampa. Le richieste sono dei più vari tipi, ed i più frequenti sono: paghi una cifra fissa per i diritti di pubblicazione, che può costituire anche un anticipo sulle royalties. Esempio. La Dark Horse, in genere, vuole 1.000 dollari come cessione per i diritti di pubblicazione di un suo volume, che sono poi un anticipo sulle royalties Dark Horse, male che va, si prende 1.000 dollari di royalties fissi. Poi  se tu vendi talmente poco da non arrivare a dovergli dare 1.000 dollari di royalties, peggio per te. Se invece vendi talmente tanto da superare i 1.000 dollari anticipati, gli dai il di più, quando fai il report delle vendite. Ma anche qui, mica è fisso. Se arriva uno e dice “Io ti do 1.500 dollari”, il prodotto va a chi offre di più. Succede? Sì, succede. Succede che magari ci siano trattative in corso, che tutto proceda tranquillamente, e che poi all’improvviso tu riceva una mail dove ti dicono “Ehhhhhh, ma guarda. C’è stata un’offerta più alta. I fumetti li diamo a loro. Ciao ciao.”. E di casi del genere ne succedono. Anche per fumetti che provengono da pianeti con abitanti dalla pelle blu. Fai una proposta, ti dicono che la stanno esaminando, proponi un programma di uscite con minimo 12 uscite in un anno comprendendo novità e volumi tratti da tutto il catalogo passato, offri un minimo fisso a volume, offri royalties, e poi, dopo che l’editore originale inizia a nicchiare, ti ritrovi comunicati dove la stessa tipologia di programmazione viene annunciata da altri. Che sarà successo? Non lo so, ma forse semplicemente qualcuno ha saputo che tu offrivi TOT, e pur di prendere quei fumetti si è spinto fino a offrire DUE TOT, superando la tua offerta. E poi però quei DUE TOT devono rientrare, e allora (e non sono mica idee mie, ma mera matematica), rientrano facendo dei prezzi tali che mi permettano di rientrare. Ma vabbé, stiamo divagando….

La casa editrice ti fa una richiesta (e ogni casa editrice ha le sue caratteristiche. La Oni Press, ad esempio, vuole minimo 500 euro a volume, e per 40 euro ti fornisce i materiali di stampa completi del volume preso), e tu decidi se accettarla. Di solito cosa ti ammazza non è il prezzo dei diritti di pubblicazione. Quello che davvero ti stronca è il costo degli impianti di stampa. Soprattutto dei fumetti a colori. Con meno di 20 dollari a pagina non te la cavi, se parliamo di Dark Horse o Image. Ma anche altri. E questo, per volumi  quasi sempre sopra le 100 pagine, significa almeno altri 2000 euro di spesa, solo per dei file di stampa, che in teoria la casa editrice X ha già disponibili, e che deve solo masterizzare su un DVD, o caricare su un FTP. Io posso capire che chi detenga i diritti originali del fumetto X non guadagni tanto nella vendita dei diritti di pubblicazione, quanto nella vendita (o noleggio) degli impianti di stampa, ma lasciatemi dire che certi prezzi sono assurdi, e sono, in parte, il motivo del costo finale.

A questo punto hai i diritti di pubblicazione, un bel contratto, e se sei fortunato ti hanno spedito i materiali per stampare. E non crediate che sia così lineare. A volte tu paghi, e dall’America non ti arriva nulla. A volte è come quanto acquisti una casa sul progetto. Vedi il primo numero di una miniserie, ti piace, la prendi, paghi, ma poi la miniserie viene finita moooooooooolto più in là. E quindi tu hai pagato, e resti appeso. O magari la miniserie viene sospesa per vendite scarse, e ti offrono un’altra cosa in cambio. Non ci credete? Succede, fidatevi.

Parte a questo punto la traduzione, poi il lettering, e l’impaginazione. Costi? Facile. La traduzione di un volume ha dei costi che variano da 3 a 2 euro lordi a pagina. Non netti. Lordi. Ossia un netto di 2,55 o 1,70 euro a pagina. Vi stete messi a ridere? Anche io riderei, se non ci fosse da piangere. Lettering? Il prezzo corrente è 1 euro a pagina. Lordo, chiaro. Impaginazione? Siamo lì. Questo discorso ovviamente non vale per le piccole realtà editoriali, dove spesso traduzione, lettering, impaginazione sono fatti direttamente dall’editore, o dagli “editori”, e quindi in questo caso il costo sparisce, e resta un ipotetico “guadagno non goduto” di chi ha lavorato. Ma questo costo non grava sul prezzo di copertina. Diciamo che per chi invece paga tutto, all’incirca il costo di traduzione, lettering e impaginazione si aggira sui 4 euro lordi, ossia 3,40 netti a pagina. Quindi siamo tra i 340 e i 680 euro di spesa per traduzione, lettering e impaginazione, visto che la media dei volumi è tra 100 e 200 pagine. Diviso per 1.000 copie, siamo tra i 34 e i 68 centesimi a copia. Non è certo qui che cresce il prezzo finale

Siamo arrivati alle ultime due variabili, le più importanti: costi di stampa e presumibili vendite. Quanto incide la stampa? Molto, tantissimo, uno sproposito. I costi oltretutto variano in modo assurdo da un capo all’altro d’Italia, variano se stampi tanto al mese, o se invece fai un volume solo, variano in base alle copie stampate e così via. Tenete conto che un volume cartonato, diciamo tra 128 e 160 pagine, formato americano, a colori, puuò costare dai 5 agli 8 euro a copia (più iva al 4%), per una tiratura di 1.000 copie circa. E poi c’è chi i soldi li vuole prima della consegna, chi li vuole alla consegna, chi li vuole a 30 giorni dalla consegna, chi a 60. E così via. E da cosa dipende il costo tipografico? In massima parte dalla carta. E la carta negli  ultimi anni ha avuuto un aumento folle, visto che i produttori scandinavi/russi hanno  deciso che “Vuoi la carta per pubblicare? E allora paghi quello che diciamo noi”. Insomma, stampare costa, e il costo della stampa è cresciuto assai negli ultimi  due/tre anni. Ma questo al lettore, poco interessa vero? Basta che IO il mio volume lo paghi un euro.

Una volta pagati i diritti, pagati o messi in conto i costi di realizzazione, saputo quanto ti costa  stampare, prima di stabilire il prezzo tu editore ti dici “Adesso, sinceramente, ma quanto posso sperare di vendere con questo fumetto?”, e magari chiedi un parere al tuo distributore. Entriamo qui nel campo delle presumibili  vendite, e del cosiddetto primo ingresso. Se prima la vendita di un volume si basava di a) primo ingresso, b) arretrati  richiesti dalle fumetterie, c) vendite alle fiere, oggi il punto b) per i piccoli medi editori è ridotti ai minimi  storici, e c) vale solo per Lucca, visto che alle mostre mercato non si vende più niente, o anche se si vende si vende poco. Resta quindi solo a), ossia il primo ingresso nel mercato. Negli ultimi cinque anni questo numero si è ridotto. Ricordo che quando pubblicai Killer Elite mi feci un giro tra distributori e altri amici editori, chiedendo un’opinione su possibili vendite. Una persona, all’epoca editore ed esperto dell’argomento vendite in fumetteria, mi disse “Beh, un prodotto del genere dovrebbe avere come primo ingresso quello di un prodotto italiano medio, se pubblicato da un editore medio-piccolo, ossia sulle 200 copie”. Il numero più o meno coincideva con le mie impressioni, e saputo quanto mi sarebbe costato stampare 1.000 copie di Killer Elite 1, misi un prezzo di 6,90 euro. Così alto, direte voi? Sì. Perché c’è un ultimo fattore che i lettori ignorano. Gli editori, vendendo tramite distributori, non incassano il prezzo pieno, ma una percentuale, che varia dal 45%  al 50% del prezzo di copertina. Il resto va al distributore. Quindi su 20 euro di Rocketeer, per restare all’esempio iniziale, Saldapress per ogni copia vendita tramite distributore non incassa 20 euro, ma ne incassa o 10, o 9,5. Costi di stampa, costi di diritti, costi di lavorazione, in teoria, dovrebbero essere coperti dalle vendite tramite distributore, ossia con il 50 % del prezzo di copertina.

Dicevo del numero di primo ingresso per Killer Elite 1. In realtà fu un po’ meno di 200, ma non ci rimisi poi tanto. Questo nel 2005. Oggi un primo ingresso per un fumetto italiano di un editore medio-piccolo spesso è meno di 100 copie. Ossia, in cinque anni, mi sento di poter dire che i numeri di primo ingresso si siano dimezzati. E questo significa anche che le vendite presumibili si siano dimezzate, perché ormai nelle fumetterie la legge non scritta ma spietata è “Buona la prima!”. O vendi subito, o non vendi più. O meglio, puoi anche sperare che in 6/9 mesi gli arretrati si muovano un poco, ma è giusto una speranza. Passando al materiale tradotto oggi i numeri di primo ingresso per editori medio-piccoli nella media si aggirano attorno a 200/500. Magari ogni tanto un qualche titolo può anche superare tale limite, ma la media è questa. Quindi io calcolando il prezzo, devo basarmi su un venduto presumibile che molto difficilmente supererà i 400 pezzi in prima battuta (dico in generale, e basandomi sulla mia esperenza), devo calcolare che ricaverò, bene che và, il 50% del prezzo di copertina per copia venduta se non il 45%, e alla fine fare i miei conti. E i conti mi portano a mettere il prezzo che ritengo il più basso possibile, visti tutti i dati.

Al lettore gliene frega nulla di tutto questo? In base alla mia esperienza no. Assolutamente niente. I prezzi alti significano solo che tu ci stai provando. Che in realtà tu POTEVI farmelo pagare di meno, ma che godi nel chiedermi più di quel che ti serve. Il lettore medio è convinto che i fumetti costino poco, perché è abituato a vedere in edicola fumetti a 2,70 euro. E quindi “Ma se quello è un fumetto e costa 2,70, perché il tuo costa di più?”. Se la Bonelli/Disney/Panini/ vendono a un certo prezzo, come ti permetti TU a non farmi il loro prezzo? E hai voglia a spiegare che tu NON sei la Bonelli/Disney/Panini, ma un altro editore. Sempre fumetti sono, e se lui mi mette un volume a 112 pagine a colori a 5 euro, anche tu devi metterlo a 5 euro. Sennò “Ci stai provando, ehhhhh?”.

La cosa che non riesco a capire è: ci sono campi in cui almeno a parole l’idea “Costa di più, ma lo sostengo perché è giusto farlo”, viene espressa. Poi nei fatti anche qui poca coerenza, ma almeno lo si dice. Quando si arriva ai fumetti invece no. Spiegazioni, o motivazioni  per cui un prezzo è quello che è, vengono bellamente ignorate.

Attenzione, non dico che uno non abbia il diritto di dire “Costa troppo”. Dico che la frase corretta è “Costa troppo, PER ME”. Quando si entra nel soggettivo, nessuno può sindacare le scelte del singolo. Soprattutto quando si parla di soldi. Ma dal dire “Per me costa troppo, quindi, data la mia situazione, anche se mi  piacerebbe non posso accogliere la tua proposta, che rimane valida, ed il cui prezzo ha delle motivazioni”, al dire “Il tuo è un prezzo da ladri, e mettendolo a questo fumetto mi impedisci di prendere una cosa che mi  piacerebbe”, c’è una bella differenza, non credete? Nel primo caso c’è una difficoltà oggettiva del singolo (pochi soldi), nel secondo  si presuppone il dolo dell’editore, che potrebbe mettere un prezzo inferiore e invece si approfitta di me.

Chiudiamo che è meglio. Rocketeer a 20 euro. Troppo caro? No. È un prezzo perfettamente in linea con il costo dei prodotti editoriali, e sono sicuro che Saldapress sia convinta che a meno non era possibile farlo. Con questo è ovvio che se uno non lo può comprare non lo prende. Se i soldi non ci sono, non ci sono. Punto. La domanda è: ci sono questi soldi in giro, o il problema è un po’ più complesso del singolo a cui mancano 20 euro?

Comments

avatar pinopao
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Molto interessante.KQtM6
avatar Phab
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Concordo con tutto quel che viente espresso in questo articolo. Quanto alla domanda finale, è da tempo che esprimo il mio concetto: fermo restando che questi soldi in giro non ci sono, ed è inutile continuare a far finta di nulla, non ci sono e basta, rendiamoci conto di quant'è lo stipendio medio, rendiamoci conto di quanto costa un affitto o un mutuo, o in linea generale, di quanto costi vivere, e traiamo la conclusione che non è che avanzi poco, ma ci se ne esce in rimessa! E pesante, anche.
Quindi no, questi soldi non ci sono. Fermo restando questo concetto, comunque, c'è un prezzo MASSIMO (concernente e variabile di tanti elementi, che possono alzare o abbassare questo valore massimale) oltre il quale l'italiano medio NON ACCETTERA' di pagare un fumetto. Per tanti motivi, ripeto. Ed è comunque un dato variabile, legato a molteplici elementi.

Probabilmente l'italiano medio ha ragione, non lo so.
Forse no. Ci sarà un motivo se altri paesi accettano prezzi di un certo tipo e l'Italia no.
Probabilmente è inerente al tipo di serialità che il lettore italiano pretende, o anche alla qualità del prodotto ( e mi riferisco a tipo di carta, di rilegature, insomma al prodotto tipografico finito). Passatemi il termine, tutte mozze che alla fine influiscono e parecchio sul costo del prodotto finale, costo che è troppo al di fuori di una fascia di mercato che invece ha certi suoi limiti molto precisi.

Le fasce principali del mercato fumettistico e statunitense hanno una base molto bassa, a partire dalla carta, leggerissima, fino alla rilegatura, brossuratoni tipo pagine gialle per il Giappone, spillatini per gli Stati Uniti. Base bassa che sparisce quando si arriva alle riedizioni in volume, per un pubblico ricercato. Ma base bassa che intanto permette di produrre, tanto, a costo molto basso, coprendo molte spese iniziali, che consentono anche un prezzo contenuto sul prodotto di fascia alta. E già mi immagino chi sottolinea che il prezzo finale di un prodotto di fascia alta americano è tutt'altro che basso. Per noi!, non lo è. Ma per loro, che hanno un sistema di stipendi e fiscale molto diverso dal nostro, le cose sono un po' diverse.

L'industria fumettistica, quindi, è più solida.
Da noi si regge in bilico. Anche e soprattutto per i costi di stampa italiani che sono, scusatemi, semplicemente RIDICOLI.

Ma contro quelli possiamo far poco. Oppure no?...


Comunque, Rocketeer a 20 euro. Caro? No. Conoscendo il mercato, è un prezzo ASSOLUTAMENTE in linea con il mercato della produzione e distribuzione italiano.
Forse poteva costare, non so, esagero, probabilmente, uno o due euro in meno. ma non di più.

Lo comprerò? No. Anche se mi interessasse (e non dico che non mi interessi), è un prezzo assolutamente FUORI linea con il mercato dell'acquisto italiano. Quant'è la cifra che sono disposta a spendere per un albo del genere? vediamo...probabilmente NON PIù di 9-10 €. Pari pari la distribuzione.
Se il costo di stampa calasse un pochino, non dico tanto, un 10% probabilmente ci sarebbe ancora un margine di profitto, se non esistesse il costo della distribuzione.

No, dai, è il sistema che non è più calibrato. Altro che il singolo a cui mancano 20 €.
Il problema è molto più complesso.
avatar carlo
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purtroppo tutti i mesi bisogna fare i conti e i soldi per i fumetti sono sacrificabili ci rinuncio perche questo mese non posso lo prendo il mese prossimo ma il mese prossimo non arriva mai

lettore medio italiano carlo fusacchia
avatar Luca
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Articolo come sempre molto molto interessante e precisio, finalmente qualcuno che da "i numeri" e non si nasconde sempre solo dietro a concetti, magari anche giusti ma oscuri, o belle parole ma vuote.

Dopo la lettura mi rimangono però alcune zone d'ombra, al di là del caso Rocketeer/Salda Press.

1) Tutti gli editori sono uguali ? Intendo siamo proprio sicuri che qualsiasi editore ragiona allo stesso modo, ponendosi per esempio certe percentuali di guadagno a copia ? Sicuri che non ci sia qualcuno che in qualche caso voglia comunque specularci un po'.
Per carità magari sono solo idee strampalate ma spesso si dice che certi titoli sostengono con le vendite altri titoli, ciò significa che alcuni titoli hanno di fatto margini superiori ad altri e che potrebbero essere venduti a prezzi minori ma si sceglie di non farlo per una precisa ragione.
Per carità io leggo molto quindi mi sta bene che serie deboli siano sostenute da altre forti e che possa leggere entrambe, ma forse qualcuno che legge solo best seller non è altrettanto felice.

2) Che la distribuzione sia un po' il "male", o diciamo il "difetto" del commercio attuale è cosa risaputa in tanti settori, sia quelli necessari che quelli di beni voluttuosi.
Il mio dubbio è come in certi casi però ciò di fatto si trasformi sempre come un danno verso il lettore.
Premettiamo, forse sbagliando, che se si riducesse il costo di distribuzione questo inciderebbe non aumentando i guadagni dell'editore ma riducendo i prezzi di copertina.
Detto ciò perchè Panini che in teoria si distribuisce in casa (Pan è di fatto sua) preferisce far pagare al cliente quel 50-55% di costi (anche se circa il 30 in realtà è del fumettaro e quidni diventa un 20-25%) anche quando potrebbe farne a meno ?
Perchè per capirci un titolo da fumetteria di Panini, ma penso anche della Star ha lo stesso prezzo di un titolo di un editore che invece DEVE pagare a terzi tali costi ?
Insomma se come dici è logico che un "bonelliano" star costi più di uno della Bonelli, perchè tale disparità non si incontra in altri casi ?
Ci perdono flashbook e jpop a vendere ai prezzi Star e Panini (per titoli analoghi) o sono Star e Panini che in quei casi ci mangiano un pochino di più (attraverso il distributore poco cambia) approfittando magari del fatto che il letttore ha "assimilato" l'idea che un manga da fumetteria si vende sempre e comunque a quella precisa fascia di prezzo ?
avatar Ricky
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Forse quello che dirò sarà in controtendenza rispetto al tenore dei precedenti commenti, ma non posso esimermi, manifestando il mio punto di vista di comune lettore, che oggi i fumetti costano troppo. Capisco che gli editori affrontano dei costi per portare in Italia certi prodotti, ma ciò non significa che noi, solo perchè loro fanno sacrifici, li dobbiamo acquistare per forza. Rocketeer vale tutti quei soldi? Ma neanche per sogno! Anche se l'editore non poteva praticare un prezzo più basso per quel volume, chiede sempre un prezzo che i lettori non possono pagare e, in tempi di crisi come queste, chiedere 20,00 euro per 100 pagine è da sconsiderati.
Certo, certo, dirà l’editore che meno non si poteva. Ma il lettore dirà che, pur apprezzando tutte le giustificazioni, non potrà spendere quel denaro, perché con 20,00 euro ci compra 6-7 albi Panini e 4-5 albi Planeta! Ecco il punto! Oggi i fumetti costano troppo! E gli aumenti sono sconsiderati. Uno spillato Panini di 72 pagine nel 2002 costava 3.800 lire (nel 1994 costava 3.000). Ciò significa che in 8 anni il prezzo è aumentato di 800 lire. Parlando in termini di lire (così ci capiamo meglio), uno spillato di 72-80 pagine di oggi della Panini costa 3,30 euro, cioè 6.400 lire! Che significa questo? Che se in otto anni (dal 1994 al 2002) l’aumento è stato di sole 800 lire, dal 2002 al 2010 (cioè in altri 8 anni) l’aumento è stato di ben 2.600 lire!!!
E allora torno a domandare a questi editori che dicono di non poter fare di più, perché avete aumentato così tanto il prezzo dei fumetti, uccidendo il potere di acquisto dei lettori, specie di quelli più giovani?
Cos’è aumentato? La carta, la stampa, le licenze? Se oggi si vende meno è anche per colpa di questi prezzi assurdi che vengono praticati. Quante copie venderà Rocketeer della Saldapress a 20,00 euro? Se venderà 300 copie sarà già un successone!
Sono stufo di leggere sempre gli stessi, pietosi inviti all’acquisto di tanti piccoli editori, che con le loro politiche folli hanno ucciso il mercato e che continuano. Non hanno possibilità finanziarie di offrire prezzi migliori? Che si facciano da parte o che, una volta tanto, mettano da parte le loro stupide invidie, e uniscano i loro sforzi. Ma sono sicuro che non lo faranno, perché non sono così intelligenti. E allora andranno avanti così, offrendo fumetti a prezzi sempre più assurdi, sempre più lontani dalla realtà e alla fine verranno spazzati via tutti. Forse se lo meritano.
avatar Luca
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Ricky, a quanto ha raccontato Bottero il motivo principale dell'aumento è la carta, cresciuta in maniera esagerata per via di un controllo dei prezzi imposto da alcuni paesi nordici.
A questo aggiungi l'aumento esagerato per esempio del settore energetico che ha colpito l'economia tutta in questo ultimo decennio.
Non sto giustificando ma di sicuro l'aumento non è SOLO volontà editoriale.

Sul discorso prezzi e piccoli editori, purtroppo o per fortuna non è una cosa che riguarda SOLO i piccoli.
Prendi un qualsiasi cartonato francese, edito da Panini o da Rizzoli o da altri.
andiamo dai 14 ai 18 euro per 48-56 pag....
Per carità formato A4+, cartonato, ecc ecc ma pur sempre "solo" una 50ina di pagine.
Ed così da tempo non certo dal 2008-2009 (crisi economica mondiale).

Bisogna dividere il settore fumetto in 2 mondi, quello "librario-collezionistico", dove si parte da tirature basse, prezzi alti e qualità alta (o almeno presunta tale), e settore "popolare" dove si hanno tirature alte, prezzi "bassi" e qualità ridotta (anche se non sempre).
Gli stessi titoli possono uscire in uno o l'altro mondo e avere prezzi di acquisto completamente diversi.
Penso ad esempio A Rizzoli che ripubblicherà uniti i 3 volumi di Giardino "No Pasaran" a 22 euro (in edizione ovviamente più economica) quando oggi i 3 volumi singolo (cartonato) costano in totale 52 euro, ovvero quasi il 58% in meno, fondamentalmente per leggere (perchè diciamocelo quello che conta è soprattutto leggere) la stessa storia.

Insomma per me in questo momento capisco che sia "facile" puntare al settore dei "pochi appassionati ma disposti a pagare certe cifre" perchè è uno zoccolo duro che bene o male resiste dato che ha una VERA passione, ma il futuro è quello di puntare comunque con forza al settore popolare, unico che può sostenere certi prezzi.

Insomma ben vengano "volumi" raccolta-integrali o chiamateli come volete che permettono di rendere accessibili a tutti opere altrimenti relegate per motivi di tirature e prezzi a pochi.
avatar Ricky
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Non metto in dubbio la buona fede degli editori quando dicono che sono in difficoltà.
Non metto in dubbio l’aumento dei costi di produzione.
Non metto in dubbio la grave crisi che il mercato conosce da quasi una decina di anni (in pratica, da quando è stato introdotto l’euro, il mercato ha conosciuto una costante flessione).
Quello che mi manda in bestia è il modo in cui gli editori reagiscono quando le cose vanno male: cioè AUMENTANDO I PREZZI!
Conoscono solo questo modo di contrastare la congiuntura economica bassa. Non si sforzano di contenere i prezzi.
Per esempio, si potrebbe introdurre la pubblicità anche all’interno degli albi (e non solo in terza o quarta di copertina). In America avviene normalmente e non capisco perché non possa avvenire anche da noi, visto che in questo modo, con maggiori introiti pubblicitari, gli editori potrebbero mantenere i prezzi ad un livello accettabile.
Non si lamentino, poi, se nel frattempo chiudono baracca. Tolte le 4-5 big, che vendono sia in edicola sia in fumetteria, tutti gli altri competitori sono rappresentati da microscopici editori, i quali vivono unicamente degli acquisti delle fumetterie, che sono costrette a pagare senza potere (come le edicole) restituire l’invenduto. Ma ormai anche le fumetterie se la stanno vedendo brutta. Il numero diminuisce ogni anno, così come i loro ordini ai piccoli editori. Inoltre, la concorrenza delle librerie, che ai loro clienti possono offrire sconti anche del 30%, si fa sempre più forte.
Quindi, perché dovrei spendere 20,00 euro per 100 pagine di Rocketeer? MA NEANCHE PER SOGNO! Gli altri si comportino come credono, ma i soldini sono pochi e vanno prima indirizzati verso i generi di prima necessità e, poi, se avanza qualcosina, si spendono in fumetti.
Ma voi lo sapete quanto sono in lire 20,00 euro? SONO 40.000 LIRE!!! E quando mai si è visto che un volume a fumetti di 100 pagine di importazione americana è costato 40.000 lire?
avatar Skull
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Ma la pubblicità gli americani la mettono solo negli albetti, non nei volumi.
E nonostante questa, i singoli albetti continuano a costare tantissimo (2.99 $, 3.99 $).
Qui da noi chi comprerebbe il classico antologico da 80 pagine, magari diminuito di prezzo ma aumentato di 16 o più pagine di pubblicità all'interno delle storie?
Io no di certo: a me già danno fastidio le storie spezzate, figuriamoci la pubblicità (per bambini o adolescenti, per di più, come in America).
Comunque sul fumetto in volume non c'è escamotage che tenga: se i prezzi sono già contenuti all'osso di più per venir incontro al lettore non si può fare.
avatar bodda
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bodda è sempre di buonumore quando vede le equivalenze euro lire. E si chiede della mancanza della immortale formula "40000 delle VECCHIE lire".
avatar Ricky
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Quando parlavo di pubblicità nei fumetti, mi riferivo a tutti i fumetti. Albi o volumi, non ha importanza. Se vogliamo cominciare, una volta per tutte, a cercare di contenere i prezzi, credo sia opportuno iniziare a farlo in questo modo.
Un altro modo potrebbe essere quello della collaborazione allargata tra piccoli editori. Si potrebbe ipotizzare la costituzione di cooperative o di consorzi o altra formula tratta dall’esperienza imprenditoriale straniera (anche statunitense).
Si potrebbe fare tanto, ma, in realtà, non si fa nulla, perché per un editore è troppo semplice aumentare il prezzo e basta. E nel frattempo, il mercato diventa sempre più piccolo, i lettori diminuiscono e i prezzi continuano ad aumentare.
Se questa situazione vi piace, non avete altro da fare che continuare a foraggiarla come avete fatto finora.
Vorrei poi capire chi è questo “bodda”, che, non perde occasione di segnalarsi per due cose curiose: parla di se in terza persona e lancia frecciate (che egli crede intelligenti, quando invece appaiono inconsistenti). Entrambe attività che richiamano un utente abbastanza noto, che potrebbe essere riguardato come relativo alla posizione di un altro utente che in altri commenti su questo sito non ha perso occasione per attaccare Bottero, delegittimare Fumetto d’Autore e ora chissà cosa gli ha fatto credere che nessuno se ne sarebbe accorto. E’ quando leggo commenti del genere che comprendo che se il mercato italiano dei fumetti è nelle condizioni attuali, ciò è dipeso anche dalla nefasta opera di persone del genere.
avatar bodda
0
 
 
bodda ride e ti abbraccia calorosamente
avatar Rhodey
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I motivi di cui sono solo nella tua mente.
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