di Alessandro BotteroE succede che per fare questo la casa di produzione sta lavorando da tre anni, mettendo all’opera uno staff di circa 150 persone. E succede che il budget sia di 20 milioni di euro. Esatto, non 20 euro. 20 (VENTI) milioni. Ossia c’è una casa di produzione che investe 20 milioni di euro. E dà da lavorare a 150 persone, da oltre tre anni.
Lo sapevate?
Il tema di questo prossimo film? L’impero romano, i gladiatori, in una parola sola: ROMA!
Probabilmente sarà la Roma come la vedono gli americani (vedi il serial Roma, della HBO), ossia non proprio aderente alla storia, machissenefrega. Se voglio un documentario guardo Rai Storia, o History Channel, no?
Alcune considerazioni:
perché per scrivere un film su Roma e l’Impero Romano vai a scegliere un americano, pur bravo, come Michael Wilson? Ok, ok, è uno degli autori de L’Era Glaciale e di Shark Tales, ma perché lui e non un italiano?
Forse perché il nome di chi scrive la sceneggiatura è un elemento con cui attrarre potenziali co-investitori, e gli autori italiani all’estero non se li fila nessuno?
Forse. Chissà?
Forse perché avere un film scritto “dall’autore de L’Era Glaciale!”, apre le porte a una distribuzione negli Stati Uniti, e avere un film scritto “dall’autore de L’apetta Giulia” apre le porte del bar sotto casa?
Chissà.
Come si fa ad avere 20 milioni di euro per darsi da fare, realizzare prodotti per la massa e dare lavoro a 150 persone?
Realizzando prodotti commerciali, con cui metti da parte i soldini, con cui poi fare i film.
Tanto per essere chiari: quando apparve la serie Tommy e Oscar, prima serie di animazione della Rainbow, tanti la snobbarono, ritenendola un prodotto “fast food”, buona solo ad un rapido consumo. E invece tutta una serie di cortometraggi animati, assolutamente d’autore, assolutamente raffinatissimi, e assolutamente pallosi, vagavano da festival a festival, riscuotendo il plauso della critica tutta.
Oggi, dopo Tommy e Oscar, dopo le Winx, dopo Huntik, c’è una realtà produttiva italiana che fa animazione in 3D, e si permette di dire alla Disney “Ehi, cocca, guarda che a natale 2010 ci sono anch’io, capito?”
E i corti? Sono rimasti corti, come è giusto che sia.
Una cosa, dalle dichiarazioni di Iginio Straffi, mi ha colpito: “Con il primo film delle Winx, Il segreto del regno perduto, e il secondo che stiamo realizzando e che uscirà nell’autunno del 2010, abbiamo fatto una bella palestra e imparato molto.”
Avete letto bene? Un secondo film dedicato alle Winx, sempre in 3D, che uscirà nelle sale nell’autunno 2010, mentre poco dopo uscirà il film dedicato all’antica Roma. Ossia, due lungometraggi in produzione. Ma la cosa da notare è un'altra. Ammettiamolo, il primo film delle Winx non era il massimo della vita. Ma Straffi lo inserisce nella giusta prospettiva dicendo “è stata una bella palestra”. Il ricavo maggiore non è stato l’utile netto, ma il fatto che, ponendo come prospettiva il diventare una realtà attiva nel lungometraggio, e quindi non “facendo un film ogni tanto, quando ho l’estro artistico, o quando rimedio i soldi dallo stato”, si sia imparato facendo.
La Rainbow, così io ricavo dalle parole di Straffi, aveva messo in preventivo anche un possibile risultato così così, perché vedeva le cose in prospettiva.
Sapete perché mi colpisce? Perché almeno nel mondo del fumetto, ormai questo non lo fa più nessuno. O ti va bene alla prima botta, o sei finito.
Una serie o ti va bene al primo numero, o arrivato al terzo/quarto sai già che chiuderà.
Il mondo del fumetto manca ormai di prospettiva. Manca di gente che dica “abbiamo fatto una bella palestra e imparato molto”. E manca anche di gente che conceda una prospettiva alle serie e miniserie nuove (gente che ORDINI le proposte nuove, tanto per parlarci chiaro)
Ecco, lo vedete? Ero partito parlando di animazione, e sono finito a parlare di fumetti. È inutile, non mi smentisco mai…
L'Editoriale di oggi si riferisce a questa notizia.
Nella foto Iginio Straffi, fondatore e patron della Rainbow.





Comments
non è il primo cartone (o animazione che sia) fatto con soldi italiani,a tal proposito possiamo ricordare lo Sherlock Holmes prodotto dalla rai e realizzato di Hayao Miazaky negli anni 80,ma a quanto ne so unicamente la produzione fu italiana mentre la realizzazionesi svolse nella terra del sol levante.
Il prodotto Winx invece (lungi da me dal vederlo ma ne ho seguito la storia) è stato un caso commerciale: attualmente è stato venduto alle televisioni di 30 paesi (un po’ come derrick),può vantare una serie di merchandising degna dei prodotti giapponesi,un cortometraggio già realizzato,due spettacoli teatrali,10 videogiochi usciti per PC e le maggiori consolle,svariati cd in cui cantano anche grandi nomi e via dicendo.
Questo per dire che il signor Straffi si può anche permettere di continuare a fare palestra,parafrando le sue parole,col prossimo tanto i bambini trascina genitori ( e anche qualche genitore trascina bambini) ne troverà a bizzeffe,anche se la storia non avrà la sceneggiatura della Tomba per lucciole,la Raimbow rientrerà nei costi (io direi più e più volte).
Detto questo come può una persona che conosce questo mondo ben più di me,che ci lavora,e che conosce certe logiche di mercato avvicinare questi due mondi,uniti si dalla passione dell’immaginifico,ma cosi diversi dal punto di vista commerciale?
Quanti adolescenti oggigiorno leggono fumetti (escludiamo il must Topolino) ? io dico,almeno dalle mie statistiche fatte in casa costruite da anni di frequentazioni di chat ,blog , forum non specialistici , poi scuola università ,palestra e tutti i tipi di contatti sociali che ho e ho avuto molto pochi ! non parliamo poi degli adulti (categoria di cui io faccio parte coi miei 31 anni anche se me ne farei volentieri dare indietro una ventina) e questo perché signor Bottero?
Sono quasi 20 anni che leggo abitualmente fumetti e mi sono dato delle risposte alla crisi che si è andata accentuando nel nostro settore (lo considero mio visto i quasi 6000 titoli che albergano in caso mia) .
Le ragioni vanno su molteplici piani.
Cominciamo dal piano culturale ; in questo paese quando si dice fumetto si pensa a un opera blanda ,a volte anche educativa,ma riservata solo al pubblico infantile ; primo errore,il fumetto è un media , uno strumento culturale capace di contenuti adulti e di lanciare messaggi ,e che ha una “dignità” che lo pone come mezzo espressivo esattamente tra cinema e letteratura;chiaramente questo è un potenziale,poiché cosi come ci può essere un cattivo film o un cattivo libro cosi può esserci un cattivo fumetto ma questa è un'altra storia.
Il piano sociale , in quell’epoca d’oro che va dalla fine del dopoguerra agli anni 70 il fumetto esce dall’immaginario di prodotto per l’infanzia e comincia a esser usufruito dalla massa,soprattutto quello medio bassa fatta di operai e lavoratori di vario genere i quali la mattina quando prendono il tram e la sera quando stanchi si mettono a letto ammazzano il tempo sognando di essere con Tex Willer,o uno dei soldati di Super eroica,o di inseguire Diabolik insieme al commissario Ginko, usufruendo di un prodotto ancora acerbo (è un discorso di massa che riguarda il nostro paese eh non mi fate gli esempi di Giappone Francia o Argentina).Poi si fa avanti la tv,che è più facile d gustare la sera anche davanti alla cena o insieme alla propria famiglia,e gran parte degli usufruitori del fumetto li abbandona perché riesce a sognare meglio davanti al teleschermo,e quindi la maggioranza non riesce a fare quello scatto di qualità che porta chi ha “imparato” a leggere un fumetto a passare a quello d’autore. Questo momento è quello in cui di sicuro la stragrande maggioranza della popolazione adulta abbandona le nuvole parlanti e la diffusione di massa dei fumetti ricollassa e ridiventa appannaggio quasi esclusivamente dei giovani che sulla fine degli anni 80 collezionano Dylan Dog cercando il fatidico numero uno. Il fumetto comincia a esser relegato in una nicchia ,che anche se è ampia come una cappella di famiglia sempre non riguarda tutto il cimitero (che metafora lugubre).
All’epoca con la mia paghetta mensile da prole di proletariato (ventimila ,poi diventate 50mila alla metà degli anni 90) riuscivo a comprare anche io i Dylan Dog, che costavano 1300 lire!ci riuscivo io,e ci poteva riuscire la maggioranza della popolazione.
Ecco che,sul finire degli anni 90, i prezzi all’improvviso tendono,mese dopo mese a salire sempre di più,mentre le tasche degli italiani si restringono (ancora dovevate vedere l’euro) e quindi sono sempre di meno i disposti a comprare un fumetto,che nella migliore delle ipotesi ha raggiunto il prezzo di una margherita ,quando invece negli anni 50 si poteva comprare tutte le mattine!
E tutto questo senza aver quasi messo bocca sulla qualità del contenuto!
Oggi tutti sanno cosa sia un fumetto,ma ben pochi rispetto alla massa ne fanno un consumo regolare;pochi giorni fa parlando del più e del meno con un conoscente nel discorso,avendo saputo che mi piaceva legger fumetti,mi ha detto “sai anche un mio amico li legge“;vi è capitato mai invece di dire ho visto un film o ho letto un libro e di ricever come risposta “sai anche io ho un amico che vede film o sai anche io ho un amico che legge”? beh non credo perché bene o male,tralasciando qualche caso cronico,anche solo per fini scolastici un libro lo si deve aver letto ,e ancor di più il discorso è valido per i film;con questo voglio dire che se non si leggono fumetti o se non si legge nulla oltre ai titoli ben collaudati una buona ragione è il prezzo che non è ne economico ne popolare ne accessibile spesso! Potremmo adesso rispondere che ha prezzi alti per via del colore del costo della carta del distributore ecc. ma questo non è un discorso di competenza mia,dico solo che prima era usufruibile dalla maggioranza della popolazione poiché costava quanto un quotidiano e quindi facilmente senza pentirsi della spesa si poteva provare,ora non più.
E in tutta la valutazione non ho tenuto neanche conto del fatto che i famosi adolescenti di cui parlavamo oggigiorno sono più pigri di chi sfoglia le pagine o per loro sfogliare un fumetto è troppo poco ; non interessa riconoscere il tratto unico di un autore o una scena in cui perdersi,si preferisce essere inebriati dall’orgia di suoni e colori di un videogioco,più facile più semplicemente divertente,un overdose rispetto alla carta.
Non mi dilungo più ho detto troppo e mi starete per picchiare! lei è uno delle persone che tenta,fa “palestra” sulle sue opere e la fa fare.
Ma vorrei concludere dicendo questo: nel mio palazzo ci sono una 40ina di persone di cui stimo 5 bambini;almeno di due ho visto prodotti delle Winx (maglie zaini ecc);prendo una delle mie copie di Rubor Maximus,e immagino di riuscire a vedere nelle case del vicinato;scommetto che ne raggio di km non c’è nessuna altra,e neanche delle sue edizioni e neanche di nessun editore minore (solo per grandezza non per importanza),forse dovremo arrivare alla porta del signor Treanni per ritrovarne una copia!
Allora dico questo;il fumetto è un prodotto culturale ma che deve rispondere a regole commerciali,deve vendersi;oggigiorno anche i titoli avviati perdono credito e chi prova come lei dice sono le piccole case che fanno fatica a pagare anche i costi della carta;per essere commerciali invece oggi bisogna esser distribuiti ovunque e distribuire vuol dire un mare di quattrini in spese di realizzazioni e costi di distribuzione;chi è che se la sente di tentare quando non c ‘è chi leggerà la sua opera?