di Alessandro Bottero
[19/05/2010] » Una delle cose che ognuno di noi fa è formarsi ed esprimere le proprie opinioni, riguardo tutto ciò che lo coinvolge. A partire dalle massime domande di senso nel mondo, fino al fumetto più “sotto la cintura” che si sia letto. Ognuno ha le proprie opinioni, e le opinioni hanno tutte, in partenza, uguale dignità. Di fronte a un quadro di Paul Klee, sia l’opinione del professore emerito di storia dell’arte contemporanea che ne resta estasiato, sia l’opinione di chi dice “che è ‘sta cazzata?”, hanno pari dignità e diritto di essere pensate ed espresse. Ce l’hanno perché si tratta di opinioni del soggetto, ossia espressione di un giudizio personale, autonomo e libero. Non si può impedire alle persone di provare piacere estetico per le cose che a noi invece non piacciono, o che riteniamo malfatte, né, al tempo stesso possiamo imporre le nostre opinioni estetiche (perché ricordo che qui si parla a livello estetico, non etico) ad altri, così che a loro piaccia ciò che a noi piace e a loro no. Ed anche dire “Ok, a te non piace. È evidente che non capisci niente, ma siamo in democrazia, quindi fai come ti pare”, significa porsi a priori su un piedistallo rispetto agli altri. Siccome a te non piace la cosa che a me, persona fichissima e culturalmente superiore, allora in realtà sei vetusto/imbecille/di coccio/impossibile parlare con te/ripetitivo/scassa palle/ ecc, ecc, ecc. Scegliete un appellativo, e usatelo per squalificare chi avete di fronte.
Le opinioni dicevo sono, e devono essere, tutte di pari dignità. A questo punto però si procede, perché rimanere a livello di pura opinione è rimanere nell’ambito del gusto personale. Dall’opinione si passa al giudizio, e quindi dal terreno del Gusto, si passa al campo della Critica.
Una critica potrebbe essere definita come una opinione motivata, che si esprime nella forma del Giudizio. Come ci dice infatti Immanuel Kant nella sua Critica del Giudizio, la critica è “la facolta di esprimere giudizi”, ed è una facoltà presente in ogni uomo. Ogni uomo quindi è in grado di esprimere giudizi, e quindi di criticare. Un giudizio è un passo ulteriore rispetto al dire “non mi piace”. È il tentare di dire PERCHE’ non mi piace, o mi piace. Ossia motivare il tutto. Ma la cosa è sempre all’interno di un ambito soggettivo. Io valuto, ed esprimo giudizi su un’opera, in base alla MIA valutazione, e in base ai MIEI parametri.
Per secoli si è detto che la critica esisteva come forma oggettiva. Esisteva, vale a dire, un modo giusto di fare critica, e molteplici modi sbagliati (visto che non erano quell’”uno”). Harold Bloom, e i neoclassicisti americani sostengono ancora questo, e ritengono, ad esempio, che nel campo della Letteratura, il cosiddetto “Canone Occidentale”, sia la cartina al tornasole in base a cui criticare o meno le varie opere. Lo studio dei Classici fornisce gli strumenti critici per interpretare il presente, e le novità vanno messe a confronto con il Canone, per poterle criticare (ossia esprimere una valutazione certa ed oggettiva).
Ma questa è UNA posizione critica. Esistono, a partire dal novecento, molte altre strade. Esiste la Critica Marxista, quella di Genere, quella Militante, la Strutturalista, e così via. Ossia, volendo estremizzare (ma mica poi tanto) esistono tante “chiavi di lettura critica”, quanti critici.
Posso oggi dire “esiste un modo OGGETTIVO, UNICO, CERTO, INDISCUTIBILE, per valutare un’opera”? A parer mio no. La Critica non esiste più. Esistono i critici, che espongono ognuno le proprie opinioni, con motivazioni più o meno convincenti, ed il discrimine tra le varie opinioni non è l’autorevolezza dei titoli di studio del singolo critico, o la veemenza con cui le si espongono, o gli sberleffi usati per ridicolizzare chi non la pensa come noi. Il discrimine tra opinione individuale e giudizio critico condiviso, è appunto nella CONDIVISIONE da parte di terzi, dell’opinione espressa dal singolo. È in tale condivisione che si, oggi, trovare la “critica”. È finita l’epoca del “Ha parlato il professore X, per cui tu stai zitto!”. Oggi l’autorità non genera più automaticamente in consenso.
Piccolo sassolino. È sempre molto divertente vedere come i massimi relativisti in campo morale, poi diventino fondamentalisti dogmatici in campo estetico.
Oggi autorità parte alla pari con tutti gli altri, e deve mettersi in gioco, proponendo le sue opinioni all’interno del libero gioco dialogico. Se la sua opinione estetica su una determinata opera non convince, allora, pur rimanendo vera e valida per il soggetto che la espone, non può pretendere di assumere valore “oggettivo”.
E veniamo alla fine. Viene pubblicato un fumetto. Ti piace? Perfetto. Non ti piace? Perfetto. Il massimo critico di fumetti al mondo dice che è un capolavoro, e ciò nonostante ancora non ti piace, e ritieni che NON sia un capolavoro? Perfetto. Hai il diritto di pensarlo, dirlo, e non sentirti imbecille o vetusto, solo perché fa figo dare retta al massimo critico di fumetti al mondo.
A me piacciono gli ABBA, e anche se tutta la popolazione mondiale dicesse che gli ABBA fanno schifo, a me piacerebbero lo stesso. E nessuno avrebbe il diritto di dirmi nulla, perché io sono io, e io so cosa mi piace. E se 6 miliardi di persone mi dicessero che quello che mi piace non dovrebbe piacermi, sbaglierebbero loro. Anche se io leggessi fumetti “sotto la cintura”, e non “con la testa”. E chi vuole capire, capisca.





Comments
E approvo e sottoscrivo il "chi vuole capire, capisca".
Aggiungo che questo si applica non solo a quel che mi piace, ma di conseguenza anche a quel che mi piace fare.
Con il massimo rispetto per tutto il resto.
riguardo al sassolino, bodda pensa che sia possibile ribaltare la frase: curioso come i massimi assolutisti in senso morale diventino i massimi relativisti in campo estetico. ma al di la' della arguzia della frase, si chiede cosa abbia a che vedere con il problema.
Uff, bodda ha scritto troppe righe, ora e' stanco
poi mi piace anche daw, ma non mi sogno di definire le sue vignette capolavori
Lo stesso avviene quando un’opera a fumetti viene sottoposta al vaglio dei lettori. Ognuno, secondo la sua opinione, esprime gli elementi per mezzo dei quali la stessa viene ritenuta meritoria di un giudizio positivo oppure negativo.
E’ la maggioranza delle opinioni a decretare se un fumetto (ma il principio vale per qualsiasi altra opera della fantasia umana) è piaciuto oppure no e se le critiche sono state buone o negative. L’unico punto sicuro è che si staziona sempre in un ambito strettamente soggettivo. Una verità che non sempre viene accettata.
Non capita di rado di vedere autori (scrittori o disegnatori) che ritengono di avere realizzato qualcosa di straordinario, tanto che non riescono a capacitarsi del perché la loro creazione non sia piaciuta oppure non sia stata capita. Allo stesso modo, vi sono critici che, chissà per quali ragioni, ritengono che il loro giudizio debba essere necessariamente condiviso da tutti e, quando si imbattono in chi non condivide il loro punto di vista, reagiscono facendo mostra di arroganza (nella quale vedono, erroneamente, un elemento per rafforzare o, per meglio dire, imporre il loro punto di vista agli scettici). Si tratta di casi estremi, che spesso producono il solo effetto di isolare chi assume una posizione del genere.
Capita spesso nel mondo dei fumetto, sia da parte dei lettori sia da parte di scrittori e disegnatori e, talvolta, anche di editori.
Quasi sempre, chi si apre alle critiche e dimostra maturità nell’intrattenere un discorso costruttivo con l’autore della critica, viene premiato. Chi, invece, si chiude nella sua futile arroganza, viene isolato. E’ una battaglia dei punti di vista, che alcune volte viene vissuta come un conflitto, altre come un momento fortemente dialogico e costruttivo.
però...se IO dico che watchmen è un capolavoro, beh, è un'opinione che conta poco o nulla
se, per ipotesi, lo dice will eisner, è sempre un giudizio soggettivo, espresso però da chi ha strumenti e tecniche di giudizio che sono ENORMEMENTE superiori alle mie, ed allora la sua critica, di là dai gusti soggettivi, è indubbiamente una pietra di paragone a cui il mio giudizio deve rapportarsi.
ciò non vuol dire che io non sia libero comunque di amare un'opera e giudicarla anche difformemente dall'opinione di un esperto
io adoro i dexy's midnight runners e kevin rowland, ma se il suo ultimo disco ha venduto 700 copie...beh forse non valeva molto di più
mi pare che il discorso su svolto sbagli nel confondere la critica e l'opinione
la critica è quando un giudizio di valore, pur sempre opinabile, viene espresso da chi ha strumenti e tecniche formate per esprimerlo
altrimenti è solo un "mi piace perchè sì" che non dice nulla dell'opera, ma tanto su chi pretende che il suo gusto assurga a metro di valore; perché si può e si deve contraddire il critico, ma tenendo a mente che, siccome lui dovrebbe (condizionale d'obbligo) saperne più di me, forse il suo giudizio merita da parte mia uno sforzo in più, anche nel decidere che non me ne frega nulla
quanto al resto, sono con bodda quando rovescia la poco simpatica frase È sempre molto divertente vedere come i massimi relativisti in campo morale, poi diventino fondamentalisti dogmatici in campo estetico
anche perché io sono relativista in tutto, e credendo che non esista LA VERITA' ma le verità, applico la medesima massima anche ai fumetti, ai libri etc. etc.
pe esempio oggi ho sentito uno affermare che i Ramones non sono poi così importanti nella storia della musica, e il tizio respira ancora
Io credo di aver fatto un buon lavoro e (purtroppo?) ancora oggi mi trovo a giudicare negativamente chi, dovendo esprimire una critica distaccandosi dai suoi gusti personali, invece non fa altro che dirti cosa ne pensa lui. Ci sono contesti in cui questo è corretto (una chiacchierata, un forum, uno scambio di opinioni), altri in cui non lo è. Putroppo gli spazi dove è richiesto di dare critiche secondo un ipotetico "metro della maggioranza" sono sempre meno.
Avviene spesso il contrario. Sono sempre meno le occasioni nelle quali un utente fa un'operazione di "pull" per cercare di ricevere giudizi critici sinceri, mentre abbondano le operazioni di "push" dove chi di dovere spinge in un senso o in un altro. A me, chiamatela deformazione, non potete far digerire una cosa del genere e non potete dirmi di non incavolarmi quando la vedo.
Quindi, signori incompetenti, tenetevi le vostre opinioni per voi e non spingete la gente in un'ignoranza ancora maggiore.
A qualcuno può piacere un'opera insulsa per i più disparati motivi. Accetto il suo punto di vista. Ma se questa opera insulsa comincia a piacere a molti, qualcosa sta andando storto.
E vedendo cosa ci viene proposto il più delle volte, qualcosa è andato storto.