Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Sab04022012

Aggiornato alle:08:14:43

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Art Spiegelman, che divise l'umanità in topi e gatti

di Roberto Alfatti Appetiti* È di cattivo gusto raccontare gli orrori della Shoah con un fumetto? Alla domanda, postagli anni fa da un giornalista alla Fiera del libro di Francoforte, Art Spiegelman rispose che forse è la “soluzione” stessa dei campi di concentramento a essere stata di cattivo gusto e che il fumetto, meglio di qualsiasi altra forma d’arte, può al contempo custodire la memoria e dare vita a un’opera narrativa di forte impatto perché – spiegò – «noi pensiamo sia per immagini che per scoppi di parole». A distanza di venticinque anni dalla prima pubblicazione in volume, il suo Maus si appresta a tornare nelle nostre librerie in una nuova edizione (Einaudi) intitolata Meta Maus, arricchita, come la versione americana pubblicata lo scorso ottobre, di un dvd con interviste, riflessioni, testimonianze “dietro le quinte”, filmati e soprattutto con i dialoghi inediti tra Art e il padre Vladek, principale protagonista di un libro che è una storia familiare, un romanzo avvincente, un documentario accurato, ma anche e soprattutto il memoriale autentico di un ebreo polacco sopravvissuto all’Olocausto. Una preziosa occasione per i tanti che, come spesso accade, sia pure senza rinunciare a citarlo, hanno trascurato di leggerlo. Sbagliando. Perché, come ha scritto L’Observer, «non c’è bisogno di essere un ebreo, né un prigioniero di un campo di sterminio, per esserne rapiti e chiunque voglia farsene un’idea precisa troverà in Meta Maus una chiave che aprirà la serratura». La formula è quella che ha reso Spiegelman celebre: gli uomini, vittime e carnefici, degradati a bestie antropomorfe dal razzismo. Gli ebrei sono tratteggiati come topi (uomini topizzati, per niente buffi), i nazisti trasformati in gatti e, a seguire, francesi in rane, americani in cani, russi in orsi e polacchi – popolo d’origine della sua famiglia – in maiali. Se l’accostamento tra ebrei e topi è sin troppo esplicito (il topo spaventa, è considerato portatore di malattie e, in quanto tale, da annientare), quello tra maiali e polacchi non è stato apprezzato in Polonia. «Volevo qualcosa – si è giustificato – che non fosse nella catena alimentare dei cani e dei gatti e poi in Maus ci sono maiali crudeli e altri che si comportano in maniera nobile, proprio come fecero alcuni polacchi». Il progetto ebbe inizio, almeno nelle intenzioni dell’autore, già dai primi anni Settanta e si è sviluppato negli anni attorno alle “interviste” che Spiegelman ha fatto a suo padre, alimentato con numerosi viaggi in Europa alla ricerca di riscontri e documentazioni sul campo e dalle relative stesure di sceneggiature e bozzetti, mescolando generi e stili diversi. Apparso originariamente a puntate tra il 1980 e il 1981 su Raw, la rivista di sperimentazione grafica e di fumetti fondata da Spiegelman con la moglie Françoise Mouly, si compone di due parti: Mio padre sanguina storia e E qui cominciano i miei guai, riuniti in altrettanti volumi rispettivamente nel 1986 e 1991. Nel nostro Paese, l’Einaudi ne propone ormai da un decennio l’intera storia in un volume unico (l’ultima edizione è del 2010), ma fu la rivista Linus, all’inizio degli Ottanta, a curarne la pubblicazione in fascicoli che vennero successivamente raccolti in due volumi editi da Milano Libri, ovviamente introvabili. Nella prima parte i flashback ci mostrano immagini di Sosnowiec (Polonia), dove Vladek vive tranquillamente con la moglie Anja. Di fronte all’accelerazione della storia, negli anni immediatamente precedenti allo scoppio della guerra dovranno rifugiarsi nel ghetto e in rifugi improvvisati per sfuggire alla cattura, finendo traditi da coloro che avrebbero dovuto aiutarli ad attraversare la frontiera. Riusciranno a emigrare oltreoceano soltanto nel 1951, ma Anja, futura madre di Art e donna dalla personalità più fragile del marito, si suiciderà nel 1968. Nella seconda parte dell’opera, invece, si dà rilievo alla dura vita quotidiana dei deportati all’interno dei campi di concentramento di Auschwitz e Dachau negli anni del conflitto. Maus è stato tradotto in trenta paesi ed è considerato il capolavoro per eccellenza della graphic novel, di cui l’artista statunitense (nato a Stoccolma nel 1948) è considerato a tutti gli effetti il papà.«Sono stato chiamato padre della graphic novel ma, in realtà, sto ancora facendo l’esame del Dna, perché penso che si tratti di una definizione di tipo commerciale e attinente al marketing». Se aveva scelto di esprimersi attraverso il fumetto – ha spiegato lo scorso 19 gennaio nell’unico appuntamento italiano con l’autore, organizzato a Torino dal Circolo dei Lettori – era «perché i fumetti, così popolari, semi-illetterati, disordinati, mi sembravano il modo appropriato per esprimere l’indicibile. Ora no, l’indicibile è detto in dieci minuti, e i fumetti non sono più fumetti di una volta, del tutto snobbati dalle librerie e dagli studiosi, che ora sono diventati i più grandi alleati della graphic novel odierna». Definizioni a parte, una cosa è certa: negli Stati Uniti, Spiegelman, inserito nella classifica delle persone più influenti da Time Magazine nel 2005, è ritenuto uno di quegli autori che più hanno contribuito a dare dignità artistica al fumetto, innalzandolo al rango letterario. Il primo a dimostrare come il fumetto possa farsi carico di raccontare la grande storia, tanto da meritarsi, vent’anni fa, un premio Pulitzer (sino a quel momento mai assegnato a un’opera a fumetti) e inaugurando la via pop al racconto, segnata da libri e film non sempre apprezzabili. Malgrado i tre premi Oscar “incassati”, a Spiegelman non è piaciuta, per fare un esempio, la performance di Roberto Benigni ne La vita è bella. «Benigni è pericoloso perché riprende la storia reale per trasformarla in fantasia. Usa la forma della metafora per dire che Auschwitz non è Auschwitz, ma solo un sinonimo di un brutto periodo, quasi che alla fine l’unica cosa importante sia prenderla con ironia. Anche Maus usa la metafora, ma per aiutare a capire una storia precisa, circostanziata, e poi è una metafora che sfuma nella drammaticità del racconto». Racconto che non si nutre di frasi retoriche e non percorre la scorciatoia dell’emotività, rimanendo nel solco dell’accuratezza storica. I disegni, poi, non offrono alcun effetto speciale ma sono semplici, essenziali e i protagonisti sono uomini con i loro difetti, compresi gli ebrei. Lo stesso padre sembra ricalcare uno stereotipo dell’ebreo tutt’altro che edificante, tirchio al punto di fare tesoro del filo di rame che raccoglie per strada, inesorabilmente segnato dall’esperienza vissuta. Impegnato a disegnare vignette e a scrivere articoli e testi teatrali, Spiegelman vive a New York, dove insegna alla School of Visual, e ha a lungo interrotto l’attività autoriale, tornando solo nel 2004 a firmare L’ombra delle torri, la sua versione sull’11 settembre, cui ha assistito dalla finestra di casa sua. Sua, peraltro, la copertina del New Yorker del giorno dopo. Senza smettere di girare il mondo con il suo Maus, opera che rimane attuale e non solo nella giornata dedicata alla memoria. Come sottolinea lo stesso autore, dopo la Shoah, «le uccisioni con un sistema da catena di montaggio dei lager avevano fatto dire che non sarebbe mai più successo, ma è accaduto ancora: pensiamo agli Utu e ai Tusti, ai Serbi e ai Croati». A chi gli chiede siano i topi e i gatti di oggi, risponde: «I mass media non suggeriscono più divisioni di tipo razziale ma di tipo economico quindi direi che nel mondo di oggi ci sono il 99% di topi e l’1% di gatti. Ogni paese, poi, assegna il ruolo di topi a soggetti diversi: negli Stati Uniti sono i neri e gli arabi, in Italia gli italiani del sud». *Articolo originariamente pubblicato su Il Secolo d'Italia del 28 gennaio 2012 e reperibile on line sul blog dell'autore.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Sergio Bonelli Editore: i numeri del 2011

di Saverio Ceri* Il duemilaundici bonelliano si preannunciava come un anno di record e di festeggiamenti per i 50 anni di Zagor, i 25 anni di Dylan Dog e i 20 anni di Nathan Never: e così è stato. In maniera del tutto inaspettata è stato purtroppo anche l’ultimo anno della casa editrice sotto la guida di Sergio Bonelli. Lo stesso Sergio, con i suoi collaboratori, aveva già tracciato comunque le linee per il futuro: nuove serie regolari, almeno una miniserie a colori, e altre nuove iniziative editoriali anomale per lo standard della casa editrice. I frutti di questa pianificazione li vedremo a partire dal 2012, nel frattempo diamo uno sguardo ai numeri dell’anno che si avvia alla conclusione. Le pagine inedite pubblicate quest’anno sono state 17789; 1090 in meno dello scorso anno, ovvero un -5,8% rispetto al 2010. Nella ultra settantennale storia della casa editrice questo è comunque l’11° miglior risultato annuale. La migliore annata rimane ancora il 2001 con quasi ventunomila tavole. Quella appena conclusa si può sicuramente considerare l’annata più “colorata” della casa editrice dai tempi di Orient Express: 726 infatti le pagine in quadricromia pubblicate negli ultimi 12 mesi. Gli albi necessari per pubblicare queste quasi diciottomila tavole sono stati 137; tredici in meno dello scorso anno. La media pagine ad albo si è decisamente alzata dalle 125,86 tavole del 2010 alle 129,84 del 2011 (+3,17%); battuto il precedente record (2007) di 128,96 pagine a albo. La tendenza sembra quindi essere quella di confezionare albi sempre più corposi e più colorati; in effetti le 160 tavole del “Color Tex 1” rappresentano un record: è l’albo a colori prodotto dalla Bonelli con più pagine. Gli sceneggiatori Quest’anno sono stati 49 gli sceneggiatori impegnati su albi bonelliani; 8 in più del 2010, a sole tre unità dal record assoluto. Questa la graduatoria per tavole pubblicate: 1° Boselli 2216 tavole  2° Vietti 1632 3° Ruju 1444 4° Berardi 803 5° Burattini 796 6° Mignacco 788 7° Manfredi 726 8° Chiaverotti 724 9° Vigna 668 10° Faraci 489 11° Marzano 470 12° Morales 462 13° Nizzi 444 14° Calza 441 15° Recagno 436 16° Perniola 410 17° Gualdoni 362 17° Mantero 362 19° Cajelli 329 20° Segura 302 21° Simeoni 301 22° Castelli 296 23° Rigamonti 281 24° Piani 263 25° Enoch 250 26° Barbato 220 27° Paolucci 188 27° Rauch 188 27° Di Gregorio 188 30° De Nardo 160 31° Ambrosini 94 31° Falco 94 31° Bilotta 94 31° Cavaletto 94 31° Crippa 94 31° Eccher 94 31° Recchioni 94 38° Sammartino 81 39° Medda 72 40° Artusi 47 40° Lombardo 47 40° Raule 47 43° Serra 38 44° Accattino 32 44° Badino 32 44° Caccivio 32 44° Porretto/Mericone 32 44° Vinci 32 Mauro Boselli “vince” per l’ottava volta, ottenendo il miglior risultato degli ultimi 10 anni, nonché il quarto miglior score annuale di tutta la storia della casa editrice; praticamente più di 6 tavole al giorno, domeniche comprese. Al secondo posto Stefano Vietti, grazie al suo miglior risultato annuale di sempre. Scende, a causa della programmata chiusura di Cassidy, dal primo al terzo gradino del podio Pasquale Ruju. Luigi Mignacco si segnala per aver prestato la sua opera a quattro diversi personaggi: Zagor, Dylan Dog, Dampyr e Martin Mystère. Quasi immutati i nomi nella Top Ten: 9 su 10 si confermano, l’unico nuovo ingresso è Vigna (nel 2010, quindicesimo) che scalza Morales. Boselli è al 18° anno consecutivo tra i primi dieci. Buona la striscia positiva anche per Manfredi, al 16° anno consecutivo in Top Ten. Castelli è al suo 35° anno di ininterrotta pubblicazione, seguito da Nizzi al 31° anno senza mai mancare in classifica e Mignacco al 25°anno. Poi Vigna negli ultimi 24 anni sempre pubblicato, Chiaverotti (23), Boselli (22) e Burattini (21). Dieci gli esordienti sceneggiatori su albi Bonelli, ma solo su due testate; per Dampyr: Crippa, Eccher, Artusi, Lombardo e Raule; per Dylan Dog: Badino, Caccivio, Porretto/Mericone e Vinci. Due dei dieci non sono del tutto esordienti in casa editrice, visto che già si erano cimentati come disegnatori per l’editore di Via Buonarroti.   I disegnatori La pattuglia ai pennelli è composta da 119 disegnatori, impegnati nel 2011 a trasformare in immagini le quasi diciottomila tavole concepite dagli sceneggiatori; dieci in meno dello scorso anno. Qui la classifica in ordine di tavole pubblicate: 1° Roi 724 tavole 2° Mangiantini 602 3° Bonazzi 542 4° Rubini 408 5° Andreucci 376 6° Torricelli 338 7° Simeoni G. 333 8° Ginostatis 330 9° Montanari & Grassani 314 10° Ortiz 302 11° Piccinelli 289 12° Di Vitto 286 13° Piccatto 282 14° Baggi 254 14° Brindisi 254 14° Rotundo 254 17° Michelazzo 252 17° Piccoli 252 19° Diso 251 20° Enoch 250 21° Giardo 248 22° Venturi W. 238 23° Gomez 224 23° Seijas 224 25° Busticchi-Paesani 222 26° Rossi R. 220 26° Ticci 220 28° Casertano 188 28° Chiarolla 188 28° Cossu 188 28° Olivares 188 28° Pesce 188 28° Russo F. 188 28° Siniscalchi 188 28° Stano 188 28° Toffanetti 188 28° Valdambrini 188 38° Mandanici 170 38° Vercelli 170 40° Rossi M. 168 41° Giez 160 42° Camagni 154 42° Esposito Bros. 154 42° Grimaldi 154 42° Ongaro P. 154 42° Romanini 154 47° Leomacs 151 48° Mari 138 49° De Angelis 132 50° Torti 128 51° Airaghi 126 51° Boraley 126 51° Enio 126 51° Marinetti 126 51° Piccioni 126 51° Spadoni 126 51° Zaghi 126 51° Zuccheri 126 59° Corbetta 124 60° De Biase 113 60° Rizzato 113 62° Antinori 110 62° Danubio 110 62° Pittaluga 110 65° Casini 95 66° Ambrosini 94 66° Armitano 94 66° Barletta 94 66° Bartolini 94 66° Bertolini 94 66° Biglia 94 66° Borgioli 94 66° Cavenago 94 66° Della Monica 94 66° Dotti 94 66° Ferri 94 66° Fortunato 94 66° Freghieri 94 66° Furnò 94 66° Gramaccioni 94 66° Gregorini 94 66° Jacomelli 94 66° Lozzi 94 66° Maroto 94 66° Nespolino 94 66° Piccininno 94 66° Pugliese 94 66° Raimondo 94 66° Santucci 94 66° Saudelli 94 66° Scibilia 94 66° Spada 94 66° Viglioglia 94 94° JannÌ 89 95° Perconti 81 96° Denna 79 97° Bormida 77 97° De Cubellis 77 97° Morales 77 100° Barbati 47 100° Calcaterra 47 100° Casalanguida 47 100° Oskar 47 104° Resinanti 46,5 104° Vicari 46,5 106° Arduini 33 107° Alessandrini 32 107° Di Gennaro 32 107° Romeo 32 107° Vinci 32 111° Bianchini 24 111° Dall'Agnol 24 113° Filippucci 20 113° Orlandi 20 115° Sforza 8 Vince per la prima volta, grazie al nuovo Maxi Dylan invernale, Corrado Roi che quest’anno stabilisce anche il suo record personale, quasi raddoppiando la sua precedente miglior performance che era di 388,5 tavole, che gli valse il terzo posto nel 1989. Quello di Roi è il decimo miglior risultato annuale di tutti i tempi in casa Bonelli; era dal 1999, quando si impose Marcello con 790 tavole che non venivano pubblicate in un solo anno più di settecento pagine di un singolo disegnatore. Record anche per Marcello Mangiantini, che finora aveva un personale di 254 tavole (2009), Germano Bonazzi, il cui personal best era di 378 pagine (1998), Rubini, Andreucci e, ovviamente, Ginostatis, solo per rimanere tra i primi 10. A proposito di Top Ten: al contrario della classifica degli sceneggiatori, in questa graduatoria non c’è nessuno che è riuscito a riconquistarla a un anno di distanza. Si interrompe quindi la striscia positiva di Di Clemente, presente tra i primi dieci da quattro anni consecutivi. Fanno per la prima volta capolino nella Top Ten, Mangiantini e l’esordiente Ginostatis. I veterani sono invece Ortiz e Roi alla settima presenza tra i dieci più prolifici dell’anno. Il record di presenze consecutive in classifica è di Freghieri al 27° anno di pubblicazione senza interruzioni, seguito da Montanari&Grassani a 26 anni, Piccatto a 25 e Brindisi a 22. Si interrompono invece le strisce positive di Ramella, che manca dalla graduatoria dopo 23 anni di ininterrotta presenza, e di Di Clemente assente dopo 14 anni. Segnaliamo Gallieno Ferri e Giovanni Ticci rispettivamente alla 49a e 43a presenza in classifica. Gli esordienti ai pennelli sono stati sette più uno: Danubio, Ginostatis e Gomez su Tex, Fortunato e Scibilia su Dampyr, Casalanguida su Natah Never, Sforza su Martin Mystère e Aldo Di Gennaro su Dylan Dog, quest’ultimo, all’esordio come disegnatore, non è certo un nome nuovo in Via Buonarroti, visto che da anni illustra le pagine della collana almanacchi.   I copertinisti Ventiquattro sono gli illustratori chiamate a disegnare le 153 cover inedite dell’anno; oltre ai 137 albi infatti vantano cover inedite le due “grandi ristampe”, il super book di Dylan Dog e l’allegato allo speciale estivo di Martin Mystère. 1° De Angelis 18 cover  1° Villa 18 3° Ferri 17 3° Stano 17 5° Riboldi 14 6° Poli 11 7° Soldi 10 8° Alessandrini 9 8° Bertolini 9 10° Rotundo 7 11° Roi 6 12° Mastantuono 3 13° Enoch 2 13° Spadoni 2 13° Zuccheri 2 16° Bonazzi 1 16° Celoni 1 16° Cestaro Bros. 1 16° Diso 1 16° Filippucci 1 16° Gomez 1 16° Garcia-Seijas 1 16° Simeoni G. 1 L’accoppiata Villa-De Angelis si ripropone in vetta alla classifica con una cover in più rispetto al 2010. Per Villa si tratta della quattordicesima vittoria, l’ottava ex-aequo, la settima consecutiva. Per De Angelis È la quinta affermazione. Per Spadoni, Cestaro Bros., Gomez e Garcia-Seijas si tratta dell’esordio come copertinisti in casa editrice. Simeoni e Bonazzi, entrambi alla loro quarta cover, sono al ritorno dopo qualche anno di assenza.   I personaggi Come già previsto lo scorso anno, numeri da record per I personaggi bonelliani nel 2011. 1° Dylan Dog 2438 tavole 19 albi 2° Tex 2340 17 3° Zagor 2182 17 4° Nathan Never 2006 17 5° Julia 1606 13 6° Dampyr 1570 14 7° Martin MystÈre 1146 8 8° Cassidy 940 10 9° Brendon 724 7 10° Agenzia Alfa 597 2 11° Romanzi Bonelli 552 2 12° Universo Alfa 340 2 13° Shanghai Devil 282 3 14° Lilith 250 2 15° Brad Barron 238 1 16° Demian 222 1 17° Asteroide Argo 154 1 17° Storie da Altrove 154 1 19° MM Presenta 48 0 Ognuno dei primi quattro batte il proprio record personale annuale, il quinto e il sesto lo eguagliano. I tre personaggi sul podio battono tutti il record assoluto in un solo anno, detenuto dal 2010 da Dylan Dog con 2156 tavole. L’asticella si è alzata, ma il recordman è sempre l’Indagatore dell’Incubo, di cui sono state pubblicate quest’anno 2438 tavole. Tex intanto si riprende la seconda piazza, lo scorso anno conquistata a sorpresa da Zagor. Per Dylan Dog si tratta della sesta vittoria, la quinta consecutiva. Si tratta di record anche per quanto riguarda gli albi: mai 19 volumi inediti dedicati ad un unico personaggio in un solo anno. Da segnalare anche che Nathan Never con tutte le sue “costole” totalizza 3097 tavole in soli 12 mesi: un altro primato.   Altri numeri Il 2011 registra anche il record dei fuoriserie: ben 36 gli albi speciali (battuti i 31 del 2009 e 2010), per un totale di 6933 tavole pubblicate su albi speciali, quasi novecento in più del precedente primato (6058 nel 2009). Per il terzo anno consecutivo il più prolifico sceneggiatore di albi extra è Vietti, che con le sue 1068 tavole fuoriserie, polverizza il precedente record annuale detenuto da Burattini con le 892 tavole “speciali” del 2007. Mangiantini con le sue 446 pagine vince di misura (4 tavole), su Roi la classifica dei disegnatori, mancando di 30 tavole il record assoluto di pagine speciali disegnate in un solo anno, ancora nelle mani di Walter Venturi che lo ha stabilito nel 2009. Parlando della classifica generale segnaliamo tra gli sceneggiatori che Boselli ha scavalcato nel corso dell’anno Castelli portandosi al quarto posto assoluto; una posizione l’hanno guadagnata anche Vietti (12° ai danni di Sclavi) e Ruju (14°, superando D’Antonio). Entra tra i primi venti, al 19° posto, Vigna, che negli ultimi dodici mesi ha oltrepassato Toninelli e Memola. Pochi movimenti tra i disegnatori: segnaliamo Roi che grazie all’exploit di quest’anno guadagna due posizioni salendo al 16° posto assoluto, una posizione guadagnata da Chiarolla (da 20° a 19°) e doppio passo in avanti per Ortiz che si guadagna la top 20 (da 22° a 20°) scalzando momentaneamente Civitelli. Su Nathan Never nel 2011 Bonazzi è tornato ad essere il più prolifico disegnatore del personaggio, rispondendo con le sue 542 tavole di quest’anno alle 501 di Di Clemente del 2010, che lo avevano portato per qualche mese in testa alla graduatoria dei disegnatori dell’Agente Alfa. La classifica degli anni ’10 (che per il momento comprende solo il 2010 e 2011) vede tra gli sceneggiatori in testa Boselli (3713 tavole), seguito da Ruju (3048), Vietti (2686), Burattini (1740) e Mignacco (1702). Tra i disegnatori per ora prevale Roi (978 tavole), seguito da Diso (836), Mangiantini (790), Bonazzi (636) e la coppia Freghieri-Baggi (602 ciascuno). Per il 2011 è tutto. Ci risentiamo nel 2012 dove non mancheranno le occasioni, come i 30 anni di Martin Mystére, per dare un po’ di numeri. *Articolo pubblicato originariamente sul blog di Moreno Burattini.

Off Topic

 

Autori: Fumetto d'Autore ti intervista? Finisci nella lista nera di Roberto Recchioni

Una nuova recchionata contro il nostro sito: «chi concede un'intervista a Fumetto d'Autore, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire». di Alessandro Bottero Ultimamente noto una sempre crescente ostilità verso Fumetto d’Autore da parte di personaggi ben precisi del mondo del fumetto. E non so spiegarmi il perché, visto che gli stessi che invocano censure, ostracismo, o altre misure “correttive” nei nostri confronti, poi sono i primi a riempirsi la bocca di democrazia, “occupy qualcosa”, e mille altri modi fighetti di sembrare democratici e contro i poteri forti. Vabbé, il gioco del “faccio il bullo con chi non può darmi un posto di lavoro, e sono  ossequioso con chi invece me lo può dare” l’ho visto fare talmente tante volte che non mi stupisce più. Al massimo mi fa sorridere chi ci casca. L’ultimo esempio di questo atteggiamento è la seguente perla scritta in un forum da Roberto Recchioni, a proposito di chi concede interviste a Fumetto d’Autore. «Che poi, per me, ormai chi concede un'intervista a Faccia di Astrubale, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire.In sostanza, per è diventata una specie di lista nera.» tanto per capire quando Recchioni dice “Faccia di Asdrubale”, si riferisce a Fumetto d’Autore, solo che (furbetto) per non citarci, lui ed altri coraggiosi, preferiscono giocare con le iniziali del sito, storpiandone il nome volutamente. Ora, dopo aver letto queste parole mi sono incuriosito, ed ho buttato giù una lista degli autori ed editori che abbiamo intervistato. I risultati sono interessanti. Spero che possano servire anche  a Recchioni, visto che sono sicuro che conosce gran parte di queste persone, ed anzi, con alcune lavora o ci ha lavorato (ad esempio Andrea Voglino, per Gang Bang). Sono tutti collaborazionisti consapevoli, che devono morire? Chi glielo dice a questi 60 e più tra autori e addetti ai lavori che sono nella lista nera di Roberto Recchioni? PS. Qualcuno potrebbe chiedersi “ma perché sprecate spazio e tempo a parlare di queste cose?” La risposta è semplice: perché è giusto che queste cose si sappiano, e perché aiutano a capire meglio il mondo del fumetto e le persone che lo compongono. Anche perché non stiamo affatto “rimestando nel torbido”, ma solamente dando il giusto risalto a parole pronunciate in un luogo ad accesso pubblico. La Lista Nera Rosario Raho Fabrizio Mazzotta Luigi Siniscalchi Naima Morelli Marco Checchetto Moreno Dinisio Gianluca Cestaro Raul Cestaro Emilio Lecce Matteo Bussola Enzo Troiano Paola Barbato Chiara Mognetti (Emmetre) Fabrizio Galliccia (disegnatore di John Doe) Antonello Dalena Lorenzo Bartoli (cocreatore e sceneggiatore di John Doe) Filippo Biagioli Michela Tufano Simone Brusca Tina Valentino Andrea Nucci Silvia Ziche Pasquale Qualano Leo Ortolani Andrea Plazzi (Panini) Jamie Rodriguez (Planeta) Andrea Mazzotta (Nicola Pesce Editore) Elia Bonetti Paolo Falcone Pasquale Ruggiero (Magic Press) Dario Mattaliano Salvatore Primiceri Dario Gulli (Star Comics, Funfactory) Roberto Recchioni (!) Federico Memola Pasquale Ruju Alessio Riolo (Etna Comics) Antonio Scuzzarella (001 Edizioni) Maurizio Rosenzweig (disegnatore di John Doe) Giuliano Monni (GG Studio) Andrea Voglino Guido Ostanel (Becco Giallo) Federico Zaghis (Becco Giallo) Roberto Alfatti Appetiti Michele Foschini (Bao Publishing) Davide Caci Max Brighel (Panini) Davide Castellazzi Carlo Cavazzoni Andrea Aromatico Mario Taccolini (Arcadia Edizioni) Antonio Mannoni (7Age) Andrea Ciccarelli (Salda Press)
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L'Editoriale » Dove andiamo, cosa facciamo e perchè lo facciamo

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ominodeperodi Alessandro Bottero

[25/09/2009] » Domande. Sempre più domande. Domande su tutto. Domande su tutti. Perché fai così? Come ti permetti di fare così? Ma è vero che hai fatto così? Ma chi ti credi di essere a fare così? Un florilegio di domande. Cosa dicevo nel mio primo editoriale? Un conto sono i fatti. Un altro, il lavoro  giornalistico sui fatti. Porsi domande, cercare risposte. Ipotizzare percorsi. Abbiamo la verità in tasca, quando facciamo i giornalisti? No. Nessuno ce l’ha. Non ce l’ha il Corriere della Sera, non ce l’ha Repubblica. Non l’hanno il Giornale, né Libero. E nemmeno il Manifesto o Avvenire (così abbiamo schierato tutte le posizioni possibili, sinistra/destra/atei maledetti/cattolici baciapile).

Abbiamo delle interpretazioni dei fatti che, per il fatto stesso di interpretare (l’osservazione modifica la realtà fisica osservata, ricordo a chi si diletta di fisica teorica), sono lontane dalla verità oggettiva. Ci sono certezze (soggettive), ovvio. Sono le cose in cui chiunque crede, e che ritiene giuste. Ma sono le sue. Sono le mie. E le mie non sono al 100% le stesse delle migliaia di lettori di questo sito. Né sono al 100% le stesse dei collaboratori del sito.

“Si accorse di essere felice, di essere sereno. Poteva parlare finalmente di quello che gli piaceva. Poteva avere attorno persone che leggevano le stesse cose che leggeva lui. Era felice. Era in una bolla”

Le certezze non sono limitate dalle bolle in cui ci rinchiudiamo. Stranamente io dopo aver letto un fumetto continuo ad esistere. Strano, eh? Stranamente, e dico anche “Grazie a Dio”, chi legge fumetti di solito vive anche nel mondo al di fuori dei fumetti. E quello che accade al di fuori della Bolla, lo tocca. Lo provoca. Lo ferisce. Lo fa vivere. Allora a volte accade che si voglia uscire della Bolla. Accade che la Bolla sia piccola cosa di fronte ad eventi improvvisi, drammatici, unici.

Ed accade che il cuore, la pancia, l’emozione, il sentimento dicano “Facci parlare. La Bolla non può ignorare la vita, perché se lo facesse sarebbe ignavia. Sarebbe vigliaccheria. Sarebbe stupidità”.

E allora si parla. Ci si espone, senza badare se a qualcuno da fastidio.

Qualcuno dice:"Fatti un bel blog, no? Dici quello che ti pare, e siamo tutti contenti". Peccato che il resto non detto della frase mi pare sia: "Te ne stai bello chiuso nel tuo spazietto, io ti posso ignorare, e non mi dai fastidio".

Qualcuno dice che in un sito di fumetti si deve parlare solo di fumetti. Non è vero. In un sito di fumetti si può parlare di tutto. Non si deve parlare di tutto, ma si può parlare di tutto.

Fumetto d’Autore non è, e non sarà mai, un sito dove non si deve parlare di qualcosa. Fumetto d’autore è, e sarà sempre, un sito dove si può parlare di tutto. Si può. Non si deve.

Nessuno ha mai detto che su Fumetto d’Autore si deve parlare dei risultati delle elezioni amministrative di Potenza. Ma se Fumetto d’autore fosse stato online ai tempi del terremoto dell’Aquila, forse qualcosa avrei scritto. Forse. Forse l’avrei fatto, o forse no. Ma non dirò mai: "Di questa cosa non si deve MAI parlare."

È la prima volta che sento gente protestare, e vedo gente lasciare un luogo perché ci si permette di parlare di argomenti ulteriori, rispetto all’interesse principale di una testata. Di solito le proteste nascono perché si impedisce di parlare. Non perché si dice: “è possibile parlare di tutto”.

Misteri.

Questi giorni mi sono serviti. Mi sono serviti a capire alcune cose. Tra le tante una è questa: se chiedi un’esclusiva a qualcuno, dovresti dare a quella persona un compenso tale da permettergli di campare senza cercare altrove altri lavori.

Questo vale per il mondo del lavoro retribuito (uscendo di metafora, se tu editore pretendi che tizio lavori solo con te, allora devi dare a tizio per i suoi lavori un compenso fisso, regolare, tutti i mesi, in modo tale che tizio non debba cercare altrove i soldi che gli servono per campare), e anche per il mondo più sfuggente dei siti, dove quasi sempre i contributi sono gratuiti e dettati solo dalla passione.

Bottero scrive per Fumetto d’Autore. Può il sito Fumetto d’autore proibire a Bottero di scrivere per altri siti, anche altri siti che parlano di fumetti? No. Non lo può fare. Bottero scrive su Fumetto d’Autore gratis, e per passione, e non ha nessun contratto di esclusiva. E la stessa cosa vale per chiunque altro lavori per qualsiasi altro sito. Se chi gestisce il sito X dice: "Con quelli è meglio che non ci scrivi. O loro, o noi", dice una idiozia. O meglio, dice una cosa che non ha alcuna motivazione logica e oggettiva. Al massimo la motivazione può essere di carattere personale: le persone che curano il sito non le apprezzo, per cui se tu ti permetti di scrivere per il loro sito, con me hai chiuso. Ma allora diciamo che abbiamo a che fare con adulti che ragionano come dei ragazzini di seconda elementare, e chiudiamo la cosa.

È possibile scrivere per più siti di fumetti allo stesso tempo, e non c’è nessun delitto di lesa maestà.

Addirittura non ci sarebbe nulla di male, dal mio punto di vista, se Alessandro Bottero scrivesse lo stesso articolo per più siti. Si chiamano rubriche di opinione, e in america esistono decine di casi di giornalisti che hanno una rubrica diffusa in molte testate locali. Alessandro Bottero può pubblicare il suo pezzo sul San Diego Herald, sul Des Moines Star, sul Bangor Trumpet, e su altre decine di quotidiani o settimanali locali. Perché questo? Perché la diffusione dei vari giornali copre aree diverse. Ora, il fatto è che chi gestisce dei siti che parlano di fumetti (in Italia) spesso è convinto di avere tra le mani l’equivalente del Corriere della Sera, o del New York Times, ossia quotidiani fortissimi, autorevoli, i primi nel loro campo, e capaci di arrivare per ogni dove.

Invece qui spessissimo ci troviamo a livello dell’Eco di Bergamo, o della Gazzetta delle Dolomiti (ossia periodici locali),  quando non di Leggo, o Metro, ossia periodici free press usa-e-getta.

Tutti a parlare di coralità, di comunità, di condivisione, poi però ognuno cura il suo orticello, e guai (GUAI!), se le persone del “mio” giro, hanno rapporti anche con “loro”.

Vi sembro impazzito? No. È che, come ripeto, questi giorni mi hanno fatto capire alcune cose. E se un autore, dopo la nascita di Fumetto d’autore, arriva a dire alla Cagliostro E-Press: “Smettetela di comportarvi come vi state comportando, perché poi ci rimettono gli autori”, allora significa, a mio parere ma magari mi sbaglio, che ci sono editori che dicono: “Ah sì? Tu lavori con Cagliostro E-Press? Allora siccome loro non li sopporto, tu con noi non lavori.”

È un sistema. Un sistema che esclude. E la vittoria maggiore di un sistema del genere, è riuscire a rendersi invisibile, riuscire a far sì che la gente che ci vive immersa, ne neghi l’esistenza.

Dove andiamo?
Dove vogliamo. Dove ci porta la vita.
Cosa facciamo?
Facciamo quello che riteniamo giusto. Ora, e nel futuro
Perché lo facciamo?
Perché la mattina vogliamo continuare a vedere nello specchio una faccia che rispettiamo.
A corredo di questo editoriale potete trovare "Omino per Campari", realizzato da Depero, anni '30.

Comments

avatar sergio l. duma
0
 
 
Allora Bottero non vuole capire. A me era stata ventilata la possibilità di collaborare a un sito che parlasse esclusivamente di fumetti. E non di altro. E' irrilevante per me condividere o non condividere l'intervento di Bottero. Non condivido il fatto che tale intervento sia apparso in un EDITORIALE che, fino a prova contraria, connota politicamente un sito, indipendentemente se all'interno di un sito ci siano collaboratori che la pensano diversamente. Quell'intervento poteva apparire in off topic e per me non ci sarebbe stato nessun problema. Bottero è un ipocrita, a mio avviso, e ciò che ha compiuto è GRAVISSIMO e ha, a mio modesto parere, utilizzato il sito, approfittando prepotemente della sua qualifica di direttore editoriale, per fare un'operazione politica. Adesso il concetto è chiaro o il Sommo non ci arriva nemmeno stavolta?
A mai più risentirci.
avatar m.laggetta
0
 
 
Ringrazio il Sig. Duma per la sua collaborazione con Fumetto d'Autore. Mi si conceda, tuttavia, qualche perplessità sulla formula di congedo utilizzata: decisamente poco opportuna, specie se in coda a un editoriale così intelligente. Ho già sottolineato altrove come un redattore sia tenuto all'uso di un vocabolario appropriato e mi spiace dover constatare come il mio suggerimento non abbia sortito l'effetto sperato. Quanto al rispetto del proprio interlocutore è qualcosa che prescinde dal ruolo e dalle situazioni e riguarda, invece, il vivere sociale. Che il direttore di un giornale possa esprimere il proprio personale parere su di un fatto di cronaca è fuori discussione, come lo è che il sig. Bottero sia una persona qualificata, in grado di svolgere in maniera estremamente professionale il proprio lavoro e di assumersene le responsabilità. Qualora gli interventi del Sig. Duma, ammesso che ce ne siano di successivi, risultassero ancora inadeguati e irrispettosi mi troverò, mio malgrado, nelle condizioni di dover svolgere un lavoro di moderazione, come avviene nei più "civili" e apprezzati forum sul fumetto.

cordialmente
Marco Laggetta
avatar Carmine
0
 
 
Caro Duma,
mio malgrado sono costretto ad esprimermi, sollecitato dal suo intervento in calce al nuovo editoriale di Alessandro Bottero. Faccio una premessa: non ho intenzione di fare l'avvocato difensore di Bottero, non ne ha bisogno, anche se ciò che dirò potrà essere interpretato come una difesa del direttore.
Veniamo a lei. Primo: il linguaggio. Mi associo a ciò che ha già scritto Marco Laggetta. Se anche lei esprimesse un’idea condivisibile, il linguaggio che usa è deprimente. Neanche il mio nipotino di cinque anni parla così. Anche l’educazione ed il rispetto dovrebbero essere una normale prassi tra persone civili, ma mi rendo conto che in questo paese sono cose considerate come un optional di lusso. E mi permetta una mia personale sensazione: ho l’impressione che dietro le sue invettive contro Bottero ci sia qualcos’altro, qualche antefatto di cui siamo all’oscuro (o almeno io, e forse anche qualche lettore). Però, per carità, forse è solo una mia, sbagliata, impressione e come tale vale zero.
Veniamo ai fatti. Lei dice che al di là della condivisione o meno delle riflessioni che Bottero ha fatto nel suo editoriale, non doveva usare l’editoriale, ma collocare le sue idee in un off topic. Poi afferma che l’editoriale connota politicamente il sito. E’ evidente da ciò che dice che lei non ha le idee chiare su cosa sia un giornale (intendo di carta) o un sito di informazione. L’editoriale è per definizione il luogo dove il Direttore si esprime e, in seconda battuta, i suoi collaboratori di fiducia, di norma persone di alto profilo, che esprimono le loro idee (si chiamano editorialisti) e attraverso queste la linea editoriale del giornale. Altra cosa è l’indipendenza della redazione e di coloro che scrivono a vario titolo su un giornale o sito. Ciò che vale per il Direttore vale anche per il collaboratore o redattore. La storia del giornalismo è piena di comitati di redazione che prendono posizione contro il direttore, e non mi pare che su Fumetto d’Autore non sia stato dato spazio alle idee degli altri, sia in forma ufficiale, come l’intervento di Baldo di Stefano, sia in forma di commento, come i suoi dove apostrofa come “stronzate” (le virgolette sono d’obbligo visto che si tratta di una citazione) le opinioni di Bottero espresse nell’editoriale. E qui stendo un velo pietoso.
Cito testualmente dal suo commento all’editoriale di Bottero del 25 settembre: “Bottero è un ipocrita, a mio avviso, e ciò che ha compiuto è GRAVISSIMO e ha, a mio modesto parere, utilizzato il sito, approfittando prepotemente della sua qualifica di direttore editoriale, per fare un'operazione politica. Adesso il concetto è chiaro o il Sommo non ci arriva nemmeno stavolta?”

Riepilogando, Bottero sarebbe un’ipocrita. Dove? Come? Perché? Lei si guarda bene dallo scendere nei dettagli, forse perché semplicemente non può Le ricordo però che ipocrita nella lingua italiana significa insincero, falso. Si possono non condividere le idee di Alessandro, ma una cosa è palese: in quell’editoriale Alessandro Bottero ha espresso apertamente le sue idee, è stato vero, chiaro. Ha detto ciò che pensava, pur essendo consapevole di aprire una pentola che bolle e i suoi interventi, come quelli di altri, sono lì a dimostrarlo.
Bottero avrebbe commesso un atto gravissimo, avrebbe approfittato della sua carica di direttore per fare un operazione politica.
Forse le è sfuggito un passaggio, ma le ricordo che Alessandro Bottero è il Direttore di Fumetto d’Autore, quindi le sue idee DEVE esprimerle e proprio nell’editoriale. Operazione politica? Non voglio sembrare come il vecchio saggio della bellissima striscia B.C. di Hart, ma la vita di tutti i giorni è fatta di politica, in tutti i luoghi, dal lavoro alla scuola, dove ognuno in democrazia esprime le proprie idee.
Il punto mi sembra che lei non riconosca a Bottero l’autorevolezza di esprimersi, sul fumetto come su un fatto d’attualità. Questo mi permetta è un suo problema. Alessandro Bottero e un Signor Professionista ed ha alle spalle un’esperienza editoriale che credo pochissimi hanno in Italia. Questo è un fatto. Punto.
Poi certo, se Bottero non ci arriva…., allora diamogli pure del cretino, anzi no del farabutto, visto che in questo periodo va molto di moda.
Un’ultima riflessione: se rilegge l’editoriale di Alessandro in calce a questo commento Dove andiamo, cosa facciamo e perché lo facciamo, che condivido al 1000 x 1000, vi troverà i motivi per cui io faccio parte di questo progetto editoriale, che forse sono gli stessi per cui lei ha deciso di abbandonare Fumetto d’Autore. Diversamente da lei, io amo il confronto soprattutto con chi la pensa diversamente da me, sia politicamente, sia ideologicamente sia nelle preferenze sul fumetto.
Sul fatto che poi un sito di fumetti non debba occuparsi di politica o di fatti d’attualità rimando al già citato editoriale di Alessandro. Ogni mia ulteriore parola sarebbe solo fuffa.

Cordialmente
Carmine Treanni

P.S. Spero di risentirla e anche di incontrarla a qualche fiera, magari per scambiare quattro piacevoli chiacchiere davanti ad un caffè.
avatar sergio l. duma
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Non ho altro da aggiungere. Le dico solo che ho a che fare pressocché ogni giorno con veri giornalisti. E per ciò che mi concerne, Bottero ha fatto un'operazione POLITICA in un luogo che con la politica non dovrebbe avere niente a che vedere. L'ho scritto in numerose occasioni e sono anche stufo di ripeterlo. Punto.
Non frequento ferie e non mi interessa incontrarla. Il caffé lo prendo solo con persone che stimo.
Saluti.

P.S.: non ho mai incontrato personalmente Alessandro Bottero. Non ho bisogno di conoscere o frequentare qualcuno per non stimarlo. Mi basta leggerne gli editoriali.
avatar redazione
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Caro Duma, nonostante il fatto di non stimare qualcuno per quello che scrive non sia il "nulla osta" per offenderlo, lasciamoci il suo dissenso alle spalle.

La redazione di Fumetto d'Autore le augura, sinceramente, ogni successo per la sua nuova collaborazione con Mangaforever:
http://www.mangaforever.net/index.php?ind=reviews&op=entry_view&iden=705

Come vede, lei potrà essere in disaccordo con le opinioni di Alessandro Bottero, ma andando a collaborare con un altro sito, che evidentemente, per lei, è più aderente alla sua idea di sito di informazione sul fumetto, gli ha nei fatti dato ragione riguardo il suo ultimo editoriale.
avatar Burighel
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Sig. Duma,
ho il sospetto che se l'editoriale del Sig. Bottero fosse apparso in Off Topic lei avrebbe cmq fatto la sua bella piazzata. Non era il modo a non piacerle, ma il contenuto e l'ha detto e fatto capire piu' volte. Un contenuto che guarda caso il portale dove si e' trasferito non ha voluto discutere, nonostante fosse stato chiedo da un utente del relativo forum di supportare la raccolta fondi per le famiglie delle vittime, esattamente come fu fatto per l'Abruzzo.
Sa, a me la Chiesa (quella seria, non certi dilettati che straparlano in conferenze varie...) ha insegnato a chinare il capo per tutti i morti. Chinare il capo, non alzare il pugno o applaudire. Fosse pure Hitler, Stalin, Pol Pot, Pinochet, un empio, un santo o un tizio caio qualsiasi, perche' non c'e' niente come la morte a dimostrare che gli uomini sono tutti uguali, quale che sia l'eta', il sesso, la religione, la politica, il mestiere.
Mi spiace constatare che lei e quelli con cui si aggrega non la pensano cosi'.

Cordialmente,
F. Burighel
avatar Skull
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Cara Redazione,
vorrei solo dire che leggendo alcune recensioni di Sergio L. Duma (ad esempio quella su "L'altra parte") mi è venuta voglia di recuperare i volumi in questione, che al momento dell'uscita avevo trascurato.
Questo per sottolineare come sia stato nella sua (purtroppo) breve esperienza con il vostro sito molto professionale e incisivo: una persona che è meglio trovare che perdere.
Ciò detto, e rispettando assolutamente le varie posizioni espresse nella querelle in oggetto, trovo abbastanza fastidioso l'accanimento (palese anche nei post qua sopra) nei confronti di una persona che non ha fatto altro che dissociarsi dalla politica espressa dal sito.
I toni sono stati alti, sicuramente, ma ritengo che sarebbe bastata UNA risposta ufficiale e non la pletora di risposte "da branco".
Saluti,
Vittorio Fabi
avatar redazione
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Caro Vittorio, non esiste nessun "branco" e nessun accanimento, solo persone che rappresentano le proprie opinioni personali che non hanno bisogno di essere sminuite da una coscienza collettiva che da una sola risposta ufficiale. Il dialogo innanzitutto. Contnua a seguirci e magari vienici a trovare qualche volta sul nostro nuovo forum: http://forum.fumettodautore.com
avatar A. Lobianco
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Si ma secondo me se i reply li firmate "la redazione" ottenete l'effetto opposto.
E la stessa sensazione mi viene anche sul nuovo forum quando vedo messaggi inseriti con il nome della casa editrice e non a nome o soprannome degli autori.
avatar Skull
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Non vedo proprio perchè un redattore debba sentirsi sminuito dalla risposta ufficiale della direzione del sito, dato che il sig. Duma si dissociava proprio dalla stessa direzione, nè tantomeno riesco a interpretare quanto scritto qui sopra come un dialogo e non invece come una serie di rampogne reciproche.
Comunque verrò senz'altro a trovarvi sul nuovo forum.
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