di Alessandro Bottero
Editoriale breve, acido, forse qualcuno dirà addirittura cattivo.
Il 29 novembre 2010, è morto Filippo Ciolfi, nome che per decenni si è accompagnato a quello dell’Eura. E come è tradizione secolare dei morti di parla solo bene. Addirittura ho letto un necrologio-panegirico su Il Secolo d’Italia del primo dicembre.
La questione però è che parrebbe che Ciolfi non sia stato poi questo stinco di santo, e che non abbia poi operato in modo sempre corretto e rispettoso degli autori. Da quel che mi riferiscono persone che conoscono bene la questione, la storia dell’Eura, dopo il distacco dalla Lancio, non fu proprio tutto rose e fiori, e forse il modo con cui Ciolfi trattò i suoi soci, ossia Michele Mercurio e Stelio Rizzo, non fu proprio dei più eleganti. Ancora potremmo parlare del modo con cui si trattarono tavole originali, o altro.
Ma di questo non si ricorda nessuno, o forse si preferisce non dirlo, e Ciolfi viene ricordato come uno che ha promosso il fumetto in Italia. A volte mi viene da pensare che la frase “il fine giustifica i mezzi”, è molto più presente nella nostra mentalità di quanto amiamo ammettere. Cosa me ne frega se X è un pirata filibustiere, se poi mi fa leggere le storie che mi piacciono? A me lettore – che magari invece sfrangolo i maroni sulla moralità e sulla indispensabile trasparenza etica di tizio o caio - di cosa facciano gli editori, e di come si comportino con autori, o soci, non me ne frega niente. Basta che mi diano belle storie da leggere. Il fine (belle storie da leggere), giustifica i mezzi (comportarsi da pirata).






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