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L'Editoriale » Avvicinandoci a Fullcomics: sul Diritto d’autore (terza parte)
di Alessandro Bottero
Dopo la prima e la seconda parte, questa terza e ultima parte è dedicata a come la penso sul diritto d'autore.
Come la penso? Molto semplice: Il diritto d’autore così come è inteso oggi deve sparire, perché è un blocco alla creatività e alla libera diffusione delle opere. Occorre riformulare radicalmente un complesso di norme che dia il giusto riconoscimento ai diritti veri del singolo autore e che al tempo stesso salvi il diritto alla libera condivisione dei contenuti da parte della comunità.
Il diritto d’autore così come è recepito nelle legislazioni di tutto il mondo in realtà non difende affatto gli autori. Difende i DETENTORI DEL COPYRIGHT, ossia del diritto di riproduzione dell’opera. Volendo essere brutali, il diritto d’autore così come lo viviamo noi è il risultato dell’azione di lobbying della Disney che nel timore di veder cessare i propri diritti su Mickey Mouse e sugli altri personaggi, è riuscita a far estendere la durata del copyright fino a 95 anni la morte dell’autore. Ma questo NON per tutelare i veri autori, ma solo per impedire che altri possano gestire liberamente il contenuto “mickey Mouse” senza dover pagare soldi alla Disney.
Il diritto d’autore va ripensato radicalmente dicevo, e come? Ecco come lo ripenserei io:
-alcuni diritti sono inalienabili e perpetui. Tra questi il diritto alla paternità dell’opera, e il diritto al possesso dell’originale dell’opera.
-altri sono discutibili. Non esiste secondo me alcun motivo logico perché gli eredi di un autore debbano godere di diritti economici su un’opera NON da loro realizzata. Similmente non esiste alcun motivo per cui un autore debba godere dei diritti di sfruttamento commerciale su un’opera per tutta la durata della sua vita. Si potrebbe benissimo stabilire un termine di 5 anni, o 10 anni, o al massimo 20, come nel caso dei brevetti medici. Per essere chiari: io scrivo un romanzo. I miei diritti di sfruttamento economico sul medesimo durano 5, o 10, o 20 anni al massimo da quando lo pubblico. Poi l’opera diventa di pubblico dominio, e la si può condividere liberamente.
Questo perché non trovo corretto che io scriva una canzone a 20 anni, ad esempio, e continui a vivere di rendita fino a 80, sempre e solo su quella canzone.
Questo anche nel caso di personaggi. Io invento Tex. Io autore ho il diritto esclusivo di sfruttare economicamente Tex per 5, o 10, o massimo 20 anni dalla data della sua prima pubblicazione. Poi Tex diventa di pubblico dominio.
Questo NON significa che io non possa continuare a scriverlo e pubblicarlo.
Significa solo che ALTRI potranno dare la LORO versione di Tex.
Molto brutalmente: se io sono bravo riuscirò a vendere storie di Tex, anche se altri scriveranno le loro. E se sono incapace, allora meglio che altri le scrivano, no?
In questo modo io metto i contenuti in libera condivisione, dando così la possibilità a tutti di cimentarsi. Questo non vuol dire che io non possa più scrivere storie del MIO personaggio. Io posso continuare a scriverle, a venderle, e se sarò bravo continuerò ad avere successo. Ma in questo modo non nego la possibilità ad altri di creare nuovi contenuti.
Il diritto d’autore per me è il diritto ad essere autore, ossia a creare un’opera, ad essere riconosciuto come autore di quell’opera, e di avere il possesso dell’originale di quell’opera da me creata.
E queste sono cose inalienabili.
Ma contesto con forza la visione del diritto d’autore come “rendita” per cui realizzo un’opera e poi la sfrutto per tutta la vita, e altri 70 anni dopo.
Spesso opere vecchie, o che non risultano economicamente appetibili per i detentori del copyright (non gli autori, ma coloro che detengono i diritti di copia) spariscono dalla circolazione, e sono così sottratte alla libera condivisione. E questo è sbagliato.
Preferisco mille molte che si ledano i diritti di chi detiene il copyright di un’opera, se questo significa che quell’opera può essere diffusa. In questo senso dovremmo cominciare a chiederci se non esiste anche un diritto del fruitore, e non solo del’autore, ossia il diritto del singolo ad avere accesso alla maggiore quantità possibile di contenuti, andando contro le barriere poste da chi gestisce i vari copyright.
Il diritto d’autore quindi non va riformato. Va abolito, cancellato, ripensato da cima a fondo, e poi rielaborato in una nuova visione, una che non difenda solo i diritti delle case di produzione (e marginalmente o solo nominalmente quelle di alcuni autori più famosi). I veri diritti sono quelli dei fruitori, che hanno diritto alla massima diffusione dei contenuti, senza dover pagare per mantenere in attivo i bilanci dei gruppi editoriali.
Se io scansiono un albo a fumetti e lo metto in condivisione non commetto un reato. Compio un atto di libera distribuzione dei contenuti. E la panzana del “è come se vai in fumetteria e rubi un fumetto” è appunto una panzana. Al massimo il detentore del copyright venderà una copia in meno. E allora? È lui l’autore? No. Quindi? E dove starebbe scritto poi che io avrei comprato quel fumetto, e che QUINDI non l’ho fatto perché l’ho trovato online? Allora anche chi mi presta un fumetto e me lo fa leggere GRATIS, sottrae al produttore di quel fumetto la copia che potenzialmente io avrei comprato.
Ma con questi discorsi ci avventuriamo in altri campi.
Chiudo: il diritto d’autore come è oggi presente nella legislazione italiane e internazionale va abolito. Punto.