Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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L'Editoriale » Coniglio Editore chiude?

coniglioeditoredi Alessandro Bottero

A questa domanda può rispondere ovviamente solo Francesco Coniglio,  e lo fa in un’intervista a cura di Giampiero Mughini che è apparsa su Libero di domenica 27 dicembre 2011 (e che Fumetto d'Autore rilancia QUI).

Che dice Coniglio? Dice che sì. L’esperienza Coniglio Editore è finita. Ed arriva per una questione squisitamente di vendite. Se Blue vendeva 20.000 copie nel momento di massimo fulgore, nel 2009, quando ha chiuso col numero 200, ne vendeva meno di 2.000. Il 90% di venduto in meno.  E la stessa cifra (2.000 copie di venduto più o meno) potrebbe essere attribuita anche alle altre riviste “fumettose” come sono state Touch, Animals, Mangaka.

E i libri? I libri in libreria di varia hanno avuto un calo del 50% dei prenotati nel giro delgi ultimi due/tre anni. E chi dice il contrario dice menzogne.

Perché Coniglio Editore alza bandiera bianca? Perché non si vende. Perché sono tutti bravi a dire “ma che libri interessanti!”. Perché puoi anche vincere un premio per i tuoi libri, ma se poi quei libri che nei blog vengono lodati non sono COMPRATI, il tipografo non lo paghi con i “Ma che bel libro! Che me ne regali una copia che poi lo recensisco?”

Certo, uno potrebbe dire “Beh, Coniglio se l’è cercata. È tanto buono, ha tanta passione, ma non sa fare l’imprenditore.” Ecco, io questa lettura dei fatti la contesto. Se il tutto si risolvesse così mi parrebbe di esorcizzare il problema vero. Se il motivo del dire basta di Coniglio fosse SOLO il suo non essere capace di far quadrare i conti, sia pure in buona fede, allora avremo di fronte un simpatico farloccone, capace solo di buttare i soldi dalla finestra.

E non è così. Tu puoi essere imprenditore quanto ti pare, bravo, con le idee chiare, ma se non si vende non si vende. E poi, permettetemi di togliermi qualche sassolino dalla scarpa.

Se le persone che ti garantivano un lavoro costante come service editoriale, ti tolgono il lavoro di punto in bianco, senza dirti nulla, e tu avevi fatto un piano produttivo contando sugli incassi che ti dava quel cliente per tutto l’anno a venire, e magari hai già in cantiere tutta una serie di volumi, con impegni con autori, tipografe, distributore, beh… vorrei vedere voi a rimettere in carreggiata la baracca.

Facciamo un’ipotesi. La Bottero Edizioni ha un accordo con la Coniglio Editore per cui la Coniglio Editore mi da 30.000 euro al mese per il mio lavoro di service editoriale, sulle riviste che pubblica la Coniglio, ma che realizza la Bottero Edizione, come disegni, articoli, impaginazione e altro. Io so che nel 2012 posso contare su 360.000 euro derivanti da quel lavoro, quindi pianifico spese e investimenti. Ad aprile Coniglio editore mi dice di punto in bianco che il lavoro che mi affiderà passerà da 30.000 euro al mese, a 3.000. Io che faccio? I 27.000 euro al mese che mi mancano per pagare stipendi, tipografie, autori dei MIEI prodotti, dove li trovo? E non mi dite “evvabbé, ma questo uno se lo deve aspettare”: perché io NON mi devo aspettare che il mio committente di punto in bianco, mi tolga il 90% di quello che mi pagava.

Altro sassolino, altra ipotesi . La Bottero Edizioni si accorda con il più grosso distributore di varia. Io garantisco un piano editoriale con almeno 50 volumi in un anno, perché mi fido della forza della promozione e della “protezione” di questo grande distributore, e perché per tutto un anno prima di arrivare all’accordo si è parlato del possibile piano editoriale, della mia casa editrice, della mia specificità, e di come il Grosso Distributore di Varia, possa aiutarmi con la promozione e distribuzione.  Poi  i prenotati  che arrivano per i miei volumi risultano più bassi (e di molto), rispetto a quando lavoravo con un altro distributore. Ossia, mi impegno a produrre di più, per venire incontro alle esigenze e alla forza del nuovo distributore, e poi mi ritrovo a vendere di meno di prima. Perché? “Ehhhhh…. C’è la crisi! Che possiamo fare? Facciamo il possibile….”. Però alla fine il cetriolo arriva sempre agli stessi.

Terzo sassolino, terza ipotesi. A questo poi magari aggiungiamo il fatto che forse alcuni editori sono un pelino avvantaggiati, rispetto ad altri. Infatti è facile pubblicare volumi a fumetti, se ti ordinano per ogni titolo minimo 3.000 pezzi per le fumetterie. Dico che è facile perché così tu editore X hai per ogni tuo titolo 3.000 pezzi pagati, e i soldini entrano nelle tue casse, e invece gli altri editori (diciamo come Coniglio) che le copie vendute in fumetteria se le devono sudare una ad una, si sentono un pochino presi in giro.

Succedono queste cose nel mondo del fumetto? Sì, succedono. Ci sono editori “aiutati”, ed editori “non aiutati”. Chi conosce davvero le cose lo sa benissimo, ma non se ne parla, sennò tizio o caio si arrabbiano, non guardano più di buon occhio il progetto di graphic novel che gli presenterò alla prossima mostra,  e dicono che si diffama il buon nome dell’editore X. Ecco perché non faccio nomi. Perché non voglio sentirmi dire (per l’ennesima volta), che “Bottero ce l’ha con X”. Io non ce l’ho con nessuno. Io so come stanno le cose. E so che a volte le carte paiono (?) truccate. E alla fine chi cerca di basarsi solo sulle proprie forze non ce la fa più. E viene preso per il culo perché “Non è un imprenditore”.

Quarto sassolino, e quarta ipotesi. È anche facile fare l’editore se sei una associazione culturale, che ogni anno riceve quasi 40.000 euri di contributi dai tuoi soci. Ed è anche facile, se sei un editore del genere, dire che “gli editori dovrebbero essere più coraggiosi”. Tanto io mica rischio i soldi miei. Tanto io il bilancio dell’associazione culturale me lo trovo sempre ripianato alla fine dell’anno, perché i soci lo ripianano. Tanto io le utenze e la sede non le pago. E il cetriolo arriva sempre agli stessi

Quinto sassolino. E qui mi baso sui fatti. Negli ultimi anni, vista la mia amicizia con Francesco Coniglio, ho seguito la genesi dei vari progetti direttamente “in loco”, vedendo come le varie riviste, di fumetti e no, ed i vari libri, venivano realizzati. Sentir dire che Francesco Coniglio non sarebbe un imprenditore, o che “ l’editore deve essere più coraggioso” (Come qualcuno disse per il Canemucco), mi pare una balla, detta da chi non sa nulla di come siano andate veramente le cose. Di come ci sia stato un crollo di vendite. Di come tu possa anche essere un imprenditore, ma se non hai il sedere parato da acquisti a scatola chiusa o da parenti danarosi, quando non si vende sono cavoli amari. E ci puoi avere tutti i master in comunicazione che vuoi, puoi spendere centinaia di migliaia di euri in piani promozionali da manuale, ma poi te li dai sui denti. E continui a non vendere.

E continui a non vendere perché sono tutti bravi a dire “Ma che bello! Ma che bellissimo! Ma che bellobellobello!”. Poi i soldi per prendere il libro o la rivista giammai. Meglio prendere un romanzo simil-fighetto, che parla di amori adolescenziali di vampiri fighetti, o un manga per decerebrati.

Allora Coniglio chiude, e la cosa è solo una logica conseguenza della crisi di vendite che esiste, e che continuare a negare è da sciocchi.

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