Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

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L'Editoriale » Watchmen 2: scandalo o normalissima operazione di un’economia di mercato?

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before_watchman_editorialedi Alessandro Bottero

Chiariamo subito una cosa, così le persone che da luoghi della rete ben precisi (forum di Comicus e del Bar dello Sport) dedicano il loro tempo libero a fare le pulci a qualsiasi cosa si scriva su Fumetto d’Autore siano tranquille: io so solo che la DC Comics ha deciso di realizzare qualcosa che sarà un prequel di Watchmen.  Non mi sono interessato (ancora) a sapere cosa siano questi prequel, per cui “non sono aggiornato”. Ok? L’abbiamo detto e quindi non mi scassate. Capito diavoletti candidi?

La mia riflessione è sul fatto in sé, ossia cosa significhi questa cosa. E la mia riflessione è “e hanno aspettato tutto questo tempo?”.

Una cosa che mi fa ridere è che spesso si invochi una maggiore “cultura industriale” nel fumetto (ricordo benissimo come tantissimi critici ed anche editori quando parlano di fumetto sottolineano la mancanza di cultura e visione IMPRENDITORIALE), sorridendo sotto i baffi quando uno a caso (spesso io) dice che per lui i bilanci in ordine non sono la cosa più importante nell’essere editore, ritenendo questa affermazione la tipica frase da" non-editore", che “danneggia il mercato, perché non comprende le dinamiche imprenditoriale del mondo del fumetto”.

Allora, da un lato si invoca maggiore cultura aziendale, e poi quando la DC Comics fa quello che TUTTE le aziende del mondo fanno in una ottica capitalistica e di mercato, ossia MASSIMIZZARE i ricavi, SFRUTTANDO  in modo massiccio i beni e i brand di cui si dispone, allora no. Allora non va bene. L’editore cacacazzi deve essere imprenditore, ma la DC Comics no. Perché? Perché tanto odio, diceva Edika. Perché tanta ipocrisia, dico io?

La DC Comics è una casa editrice. La DC Comics è una azienda. La DC Comics ragiona come azienda. La DC Comics ha un brand che tira, ossia Watchmen. La DC Comics POSSIEDE i diritti di Watchmen. La DC Comics fa di Watchmen quello che accidenti gli pare. E che a me Alessandro Bottero la cosa sembri un’operazione puramente commerciale, alla DC Comics non gliene frega (giustamente) nulla.

La DC Comics fa BENISSIMO a realizzare i prequel di Watchmen, ma farebbe benissimo anche a fare un sequel, a fare Watchmen 2, 3, 4 e così via.

Nell’ottica di una economia di mercato, che deve essere industriale, e che deve lasciare spazio ai “libri in attivo”, dire “no. Watchmen 2 non lo puoi fare, perché sennò Alan Moore piange, e io ci resto male”, è dire una grossa fesseria. È ragionare da fanboy, e non da critici talmente esperti delle cose del mondo da SAPERE come vadano le cose nelle case editrici che ragionano secondo il “vende-non vende”.

Poi, siccome io Alessandro Bottero da sempre dico che l’editore NON lo fai con i libri di cassa in attivo (o non lo fai SOLO con quelli), e che il primo ruolo dell’editore è quello di produrre contenuti culturali, io dico “Watchmen 2 è giustificato dalla STORIA che si vuole raccontare? C’è una STORIA, un’IDEA, un CONTENUTO?” e se la risposta è sì, allora si faccia Watchmen 2.

E voglio dire un’altra cosa: io sono per l’abolizione totale del copyright. Sono per la diffusione totale dei contenuti, per rendere la cultura patrimonio e responsabilità di chiunque voglia giocarci.  Io non dico affatto “Solo Alan Moore deve avere il diritto di decidere cosa fare con Watchmen”. No. Se non approvo la dittatura del mercato, che fa sì che solo le case di produzione siano i detentori dei diritti d’autore (non l’approvo ma la devo tollerare), così sono contro la “dittatura dell’autore talebano” che non capice come una volta che la sua opera sia pubblica, diventa patrimonio di tutti, e se permetto a tutti di “giocarci creativamente”, il risultato non può che essere positivo. Io vorrei che ci fossero tanti Watchmen, quanti sono gli autori che decidono di mettersi in gioco con quest’opera, tanti giochi creativi, che sono espressione della vera e libera creatività. Quando Moore dice “non mi pare che di Moby Dick ci siano dei prequel o dei sequel” dice una frase ad effetto. Se io volessi potrei benissimo scrivere il prequel di Moby Dick. Oltretutto, volendo essere pignolini, Moore stesso ha scritto un sequel sia ad Alice nel paese delle Meraviglie, sia di Peter Pan, con Lost Girls.

Quindi:

- la DC Comics ha tutti i diritti di fare come le pare con Watchmen;

- in un’ottica di economia di mercato capitalista sarebbe da idioti non massimizzare i profitti, sfruttando all’osso le proprietà intellettuali che domini;

- chi si lamenta di questo fatto non capisce niente dei meccanismi di mercato, e invoca un risibile “rispetto da gentiluomini”, per cui un’azienda dovrebbe rinunciare a un profitto, per non dispiacere a un singolo.

I gentlemen’s agreement non valgono nulla. O si stabilisce da subito che il personaggio X è di proprietà INTEGRALE ed ESCLUSIVA dell’autore Y e la casa editrice ha solo un diritto di PRIMA PUBBLICAZIONE dell’opera, altrimenti la casa editrice non ha alcun dovere di rispetto di alcunché.

D’altronde queste sono le regole del gioco. Se accetti di giocare poi non ti lamenti quando le regole ti fanno perdere. O non giochi, o non ti lamnenti.

Ma c’è altro da dire, tra cui il contesto storico in cui situare questa controversia (che volendo trovare un punto di partenza, nasce con la morte di Elektra per mano di Occhiodibue (ah si dice Bullseye? Mi andava di tradurlo a cecio….), ed arriva fino a noi. È il problema del “rispetto dell’autore da parte di Marvel & DC Comics”. Ma ne parliamo la prossima volta.


before_watchmen_manhattanPS. Approfitto di questo spazio per replicare a un paio di aspiranti comici a Zelig, che hanno fatto i simpatici sul forum di Comicus, prendendo per il culo Fumetto d’Autore e gli altri siti che l'hanno rilanciata, circa la notizia secondo cui Leo Ortolani avrebbe partecipato a questi famosi Prequel. QUI trovate la notizia.

Ora vorrei dire a questi due simpatici che ci fanno le pulci e non hanno nemmeno il coraggio di citarci, che non credevo bisognasse mettere un disclaimer alla notizia dicendo “Attenzione, è uno scherzo di Leo Ortolani, e lo sappiamo anche noi. Per favore non cascateci, e non pensiate che l’abbiamo presa sul serio.”

Credevo che qualsiasi persona priva di pregiudizi lo capisse. Evidentemente mi sbagliavo, e devo mettere in conto che alcuni leggono Fumetto d’Autore ritenendolo a priori un sito che dice solo cazzate.

Quindi, per chiarire (e devo dire che mi sento anche un po’ stupido a rimarcarlo così, ma evidentemente c’è gente che ha bisogno dei disegnini per capire le cose più elementari, e poi magari lavora in un laboratorio…) lo sapevamo benissimo che il testo di Leo Ortolani era uno scherzo, ma l’abbiamo ripreso lo stesso perché ci pareva spiritoso.

Per evitare problemi la prossima volta chiederemo il permesso a Mozo, o Rosencrantz, contenti?

Comments

avatar Ricky
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Be, ogni serie a fumetti lanciata sul mercato (che si tratti di prequel, sequel, inediti, ristampe, ecc.) può essere considerata una operazione commerciale, se il suo fine è quello di portare utili all'azienda editoriale e permettere nuove produzioni. Il problema è un altro: la crisi di idee che divora il mercato americano. Chissà se è colpa degli editori che vincolano troppo gli autori o se la responsabilità è degli autori che hanno esaurito le buone pensate. In un momento come questo l'innovazione dovrebbe essere al centro delle strategie degli editori. Invece, è dal 2005 che non si fa altro che rimestare di continuo concetti e idee del passato per nuovi lanci. Un'idea nuova, originale è quello che manca al mercato in questo momento.
Riguardo alle parole: "alcuni leggono Fumetto d’Autore ritenendolo a priori un sito che dice solo cazzate", basta considerare la fonte da cui provengono certe invettive per capire che ogni critica è destituita di ogni fondamento, oltre che di credibilità. Parlarne o riparlarne, non si fa altro che dare una forma al nulla assoluto (che nonostante vari tentativi, resta un nulla assoluto).
avatar VaL
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io dico aspettiamo: se scritto bene e disegnato meglio non vedo il problema. ma certuni sono Talebani. un esempio è il "Prometheus" di Ridley Scott che sarà il prequel di alien, ma anche l' "aliens" del 1986, da tutti apprezzatissimo sequel
avatar Ricky
0
 
 
Ok, ma se tutto partisse da un contesto in cui non vi fosse crisi di idee generali, la rivisitazione di un fumetto del passato potrebbe anche passare. Visto l'attuale andazzo e il basso livello qualitativo generale, non ci sono grandi speranze da nutrire. Più che questo before watchmen, mi aspetto molto dal rilancio della Valiant (con X-O Manowar) e sono soddisfatto del rilancio dell'universo Extreme di Liefeld.
avatar tigrebuffa
0
 
 
Penso anch'io che possa venir del buono anche da un'operazione commerciale. Che possa, insomma, anche se niente è certo. Leggerò i prequel di Watchmen e valuterò se mi piacciono o meno. Per quanto riguarda la "proprietà d'autore" francamente così penso: se invento il personaggio superpirpolo, ha un sacco di successo e poi altri vogliono farne delle altre storie... bè, sarei contenta. Sarei invece molto incazzata se altri scrivessero storie di superpirpolo e ci mettessero su che quelle storie le ho scritte io. Questo no. Eppure m'è successo anche questo, ovviamente nel campo dell'illustrazi one, ma per pietà magnanima non dico con chi.
avatar VaL
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SuperPirpolo mi piace ed ho già in mente le sue origini ;)
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