Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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L'Editoriale » NAPOLI COMICON 2012: il fumetto è morto

comicon2012-editorialedi Alessandro Bottero

In rete si levano i peana e i laudamus per la nuova edizione 2012 di Napoli Comicon. Fiera bellissima, fichissima, nuovissima, figosissima.

Beh, rispettando le opinioni di tutti, anche di chi è embedded, devo dire che io non ci sto.

Sapete Vasco Rossi? "C’è chi dice no". Io dico no.

Napoli Comicon 2012 ha definitivamente sancito ai miei occhi la morte del concetto di mostra mercato a fumetti, nata a fine anni ’60 a Lucca, ed arrivata fino a noi. Un’idea dove era il FUMETTO ad essere l’elemento cardine, e dove la gente veniva per acquistare fumetti, e gli editori di fumetti erano l’elemento importante.

Beh, non è più così.

Oggi il fumetto (e specifico subito che parlo del fumetto NON da edicola, ossia a basso costo e di diffusione popolare, ma di quel tipo di fumetto che viene diffuso nelle fumetterie e nelle librerie) alle mostre mercato non ha più alcuna ragione di esistere.

Voglio dire con questo che il Comicon sia una brutta manifestazione? No, o meglio non del tutto. Non è una brutta manifestazione, ma non è più (come non lo sono più quasi tutte le altre manifestazioni) un momento ecologicamente favorevole al fumetto ed alle case editrici che producono fumetti non da edicola.

Non esistono più le mostre mercato (o manifestazioni, chiamatele come volete) del fumetto. Esistono le manifestazioni di INTRATTENIMENTO, dove le persone vanno per passare il tempo, dove Cosplay e Gioco sono i poli attrattivi maggiori, dove i negozi riescono a tenere botta perché hanno uno spettro di offerta commerciale ampio, dove Panini Comics, RW, GP riescono ad andare bene perché si basano su uno zoccolo di prodotti legati all’intrattenimento EXTRA fumetto (animazione, cinema), e dove magari trovi dei nomi medio-grandi come Magic e Tunué che vanno bene grazie agli autori che sono presenti.

Ma poi se parli con TUTTI gli altri editori presenti alle manifestazioni (e forse gli embedded dovrebbero farlo) ti senti dire che nessuno vende. Non un editore che venda. Non un editore di prodotti non-da-edicola che venda. Tutti che sono in perdita. La gente che va alle fiere (ed è tanta, perché è vero che Napoli Comicon ha fatto il pienone di visitatori) non ci va per il fumetto. Ci va per l’intrattenimento e per l’aggregazione sociale. Punto. Se non ci fossero gli editori (tranne Panini, GP, diciamo anche RW e parzialmente Tunué e Magic) al 90% delle persone presenti a Napoli Comicon non sarebbe cambiato nulla.

Detto questo veniamo ai particolari:

- il biglietto unico per i quattro giorni a 12 euro. 25 euro se acquistato on line. Quest'ultima soluzione permetteva di evitare la fila al botteghino, e consentiva di ottenere degli sconti e la solita borsetta di cotone del Comicon. Scandaloso. Lo dico e lo ripeto: SCANDALOSO. E se io volessi venire solo un giorno? Pago 12 euro (o 25 euro)? Perché mi obblighi a comprare un biglietto unico e non mi permetti di prendere un biglietto per un giorno solo? Da qui nasce un’altra considerazione, che si lega al tema “la gente non compra”: ammettiamo che io sia un lettore normale. Ho due figli. Voglio andare al Comicon. Solo per entrare spendo 36 euro (o 75 euro se scelgo il "gold pass" da 25 euro). Entrato ammettiamo che voglia mangiare un panino. Per tre panini e tre bottigliette da mezzo litro d’acqua spendo altri 17 euro minimo. Ossia, solo per ENTRARE e PASSARE IL TEMPO padre e due figli spendono 55 euro. Che, volendo fare i pignolini sono quasi il 5% di uno stipendio mensile di 1.200 euro. Ma proseguiamo. Il padre compra un fumetto manga da 3,50/4 euro al figlio piccolo che vede Dragonball o Naruto o qualsiasi altro cartone in TV, e magari un gadget alla figlia grande. Ecco qui che solo per ENTRARE, MANGIARE un panino, e prendere UNA cosa a testa per i figli ho speso quasi 70 euro. Con la soluzione "gold pass" si superano abbondamente i 100 euro.

Adesso mi dovete spiegare: come faccio poi io, lettore adulto a cui piacerebbe comprare i volumi che vedo sui banchi degli stand, ad avere altri soldi da spendere, se già così ho speso 70 euro (o 100)? La risposta è: non li ho, e quindi non compro nulla, e quindi gli editori non vendono, e quindi non incassano, e quindi per gli editori la manifestazione va male.

La soluzione? Abbattere questi costi ASSURDI, che vanno solo a vantaggio dell’organizzazione e che vanno a SVANTAGGIO degli editori presenti. Se l’organizzazione accettasse il fatto che il suo rientro deve venire dagli stand, e non solo dai biglietti, allora i biglietti potrebbero costare poco, ed io invece di spendere 36 euro ne pagherei molti meno.

Se si capisse che è VERGOGNOSO che i prezzi della ristorazione nelle mostre mercato siano così cari, e si combattesse questo furto legalizzato per cui un panino costa 4,50, con dei ricarichi del 400% sul costo dei materiali, allora sarebbe una cosa ben fatta.

Se si capisse che gli editori non vengono per fare “Promozione”, ma per vendere, e che se non vendono allora non ha senso che vengano alle manifestazioni, allora si farebbe una cosa sensata.

Ma se si vive in un empireo lontano dal reale, in cui le cose figose sono il vedere gli amici, e il parlare di quando sia bello il volume che mi hanno regalato gli editori (perché i giornalisti embedded i fumetti non li pagano. Se li fanno regalare...), allora di tutte queste cose non si sa nulla. E si dice che il Comicon è stato bellissimo. Anzi, che sarebbe la manifestazione “ideale”. No. Non è la manifestazione “ideale”. È lo specchio del REALE, ossia una manifestazione che coi fumetti non-da-edicola ormai non ha quasi più nulla a che fare.

Non parlo dei premi perché non mi interessano. Ormai i Premi Micheluzzi sono i “premi-che-piacciono-ai-soliti-giurati”. In questo Recchioni ha ragione. Ma è un po’ tardi per accorgersene. Era così anni fa, e l’edizione 2012 ha solo confermato quello che già si sapeva.

Parlo invece dell’ambiente. Non potete dirmi che fosse un bell’ambiente. È vero, l’ingresso era molto d’effetto. Curato, progettato, pensato. Qui alzo le mani e riconosco il lavoro fatto. Ma poi scendevi nella zona manifestazione, ed in realtà che avevi? Un grosso capannone industriale, articolato in vari ambienti, con degli stand piazzati lì. Un capannone BRUTTO. Poco curato. Perché nessuno ha pensato di appendere ai tralicci del soffitto dei manifesti, degli striscioni? Perché se alzavo gli occhi vedevo i vetri delle finestre superiori sporchi? Lo so che nessuno ci bada, e sono solo fisime mie personali, ma non magnificatemi questo ambiente del nuovo Comicon come bello. È anonimo, e poco curato. In una parola sciatto.

Poi ovviamente al Comicon conviene: gli ingressi saranno presumibilmente aumentati del 50% rispetto al Castel Sant’Elmo, se non raddoppiati. E quindi più ingressi significano più biglietti, e più soldi per l’organizzazione. Ma è un vantaggio che non si è riversato sugli editori presenti (tranne alcuni di cui ho detto). È convenuto vendere l’anima per un pugno di ingressi in più? Certo. A livello di biglietti staccati e soldi incassati è convenuto. Sarebbe sciocco negarlo. Ma allora diciamocelo. Diciamo chiaramente e con forza che è solo business, che sono solo affari, che si tratta solo di incassare più biglietti e quindi servono spazi più ampi di Castel Sant’Elmo, e quindi ci si è spostati in un posto che distrugge tutto quello che era il Comicon, e NON mi da un’anima nuova. O meglio, uniforma il Comicon a tutte le altre mostre/manifestazioni: un luogo-spazio dove la gente entra per passare il tempo.

In questo il Comicon è diventato in pieno una manifestazione STANZIALE (secondo la mia tipologia delle manifestazioni), uniformandosi a Romics, alla Comiconvention di Milano, e a Torino Comics. E recidendo i legami che la tenevano assieme a Lucca Comics & Games, come mostra/manifestazione che attira pubblico extra-città.

Mi spiace essere crudo, ma ormai il tempo delle manifestazioni del fumetto, come le conosciamo è finito. Sulla base dei risultati di VENDITE che ho sentito a Napoli Comicon dalla voce dei diretti protagonisti (gli editori non-da-edicola presenti) mi sento di dire: è inutile andare ad una manifestazione, visto che un editore non-da-edicola nel 90% ci va sapendo già che perderà soldi.

Le mostre/mercato del fumetto son morte

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