Intervista a Davide Caci: tutti i segreti del “Re Nero”!
Al palmarés di Fumetto d’Autore mancava Davide Caci, giovane saggista/tuttologo/consulente, che da poco ha preso a lavorare in pianta stabile per ReNoir, casa editrice poco considerata in giro, ma che offre pubblicazioni di ottimo livello. Il giovane Caci (che non è il titolo di un film), ha acconsentito a questa intervista, senza sapere in quale mani si stava cacciando. Ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro. Ecco a voi Davide “ReNoir” Caci!
Pare di capire che tu abbia iniziato a collaborare con ReNoir in una veste di un certo peso. Visto che di ReNoir si parla poco in giro, malgrado un catalogo di tutto rispetto, puoi tracciare per Fumetto d’Autore, una panoramica sulla casa editrice e sulla sua filosofia editoriale?
Premetto che hai colto nel segno. Di ReNoir (casa editrice nata a fine 2006) si parla pochissimo, nonostante una crescita costante, e un catalogo corposo, composto da titoli di alta (talvolta altissima) qualità. In tal senso, con il CEO Rosanna Brusco e l’art director Giovanni Ferrario, si è pensato di rafforzare molto la comunicazione, affidando a Davide Barzi – storico del fumetto, cartoonist, deus ex machina – l’incarico di occuparsi dell’ufficio stampa della casa editrice.
Ciò detto, rispondo alla tua domanda: in poco più di tre anni di storia, la ReNoir ha portato avanti una strategia editoriale abbastanza definita, basata sul fumetto d’avventura, declinato con toni e intenti differenti (sorridere, riflettere, ricordare...).
All’insegna della differenziazione, poi, stiamo sviluppando delle nuove collane: una dedicata al fumetto per ragazzi (quasi inesistente, in Italia) e una di libri per bambini.
Il nostro catalogo è vario, non ci facciamo mancare nulla: fumetto americano, bande dessinée, produzioni italiane, manhwa e fumetto europeo.
Se parliamo di filosofia editoriale, cito quanto scritto sul nostro sito web: siamo una casa editrice giovane ed entusiasta, con l'esigenza di una grande qualità. Questa esigenza si ripercuote su ogni nostra mossa: dalla scelta dei titoli alla lavorazione. In effetti, ciò che ho sempre apprezzato da lettore è la cura che si vede in ogni volume: non a caso, abbiamo svolto e svolgiamo lavori di service editoriale per alcune realtà importanti (cito, su tutte, la Mondadori).
Veniamo a te. Davide Caci. Chi sei, che fai, che hai fatto, che farai, e soprattutto… perché lo fai?
Chi sono? Risponderei “uno studente di giurisprudenza”, ma penso che solo un paio di persone capirebbero la battuta. Quindi dico che sono un giovane che ha voglia di fare, e che ha avuto la fortuna di riuscire a trasformare la propria passione in lavoro. Quando, nel 2005, ho iniziato a muovere i primi – timidi – passi nel mondo del fumetto (con la rivista Mondo Japan, e con la nascita di una splendida collaborazione con Carlo Chendi), ero veramente un ragazzino. Eppure, ho trovato persone (Chendi in primis) che hanno creduto in me, e mi hanno consentito di crescere (processo ben lungi dal terminare, comunque...). Questo è il mio principale stimolo per tentare di fare sempre meglio: ripagare chi ha riposto fiducia in me, e rispondere con i fatti a chi mi ha messo i bastoni tra le ruote.
Oggi, oltre che Foreign Rights Manager e redattore presso ReNoir – attività che porta via il 99,9% del mio tempo – sono redattore presso l’agenzia di informazione giornalistica afNews di Gianfranco Goria, e collaboro con Scuola di Fumetto e Fumo di China, portando avanti, nei ritagli di tempo, la mia attività di saggista e sceneggiatore (più qualcosina di extra-fumettistico; e mettiamoci pure l’università, va’!).
Fino a “ieri” (e talvolta càpita ancora oggi), ho collaborato come freelance con diversi editori – Planeta DeAgostini, Comma22, Coniglio Editore, Iacobelli Editore, Tunué, 001 Edizioni – in veste variabile di critico, traduttore, curatore editoriale, sceneggiatore. Sono stato tra i fondatori dell’Associazione Culturale Rapalloonia! (di cui ho ricoperto il ruolo di segretario fino a inizio 2010), e sono membro del comitato direttivo dell’Anonima Fumetti – Associazione Italiana Professionisti del Fumetto.
Cosa farò? Continuerò a scrivere, nei ritagli di tempo: ho intenzione di proseguire la mia attività giornalistica/critica/saggistica, ma anche di scrittura creativa. A oggi ho firmato per altri tre saggi (e mezzo) e altri due fumetti, ma molto ancora si sta muovendo... Ho scritto anche due storie brevi (rispettivamente una e nove pagine), che saranno pubblicate su due riviste: una da libreria (per i disegni dell'eccellente Fabio Pochet) e una per l'edicola (la storia è stata realizzata con il mio geniale collega Ennio Bufi).
Concludo la kilometrica (sic!) risposta: perché lo faccio? Ne ho appena parlato sul mio blog! :)
Banale, semplice, ma vero: perché mi piace. Il fumetto è una mia grande passione, e sento che questo mondo – con tutti i suoi pregi e i suoi difetti – faccia per me. Molto ho imparato, molto ancora ho voglia di imparare...
Al NapoliComicon 2010 abbiamo visto alcune novità molto interessanti allo stand Renoir. Puoi parlarci un poco dei progetti futuri 2010-2011 della casa editrice?
Il leitmotiv del nostro lavoro degli ultimi mesi è «diversificazione». Stiamo lavorando per ampliare sempre di più i nostri confini. Al Salone Internazionale del Libro di Torino abbiamo portato, in anteprima, Il Risveglio dello Zelfiro, di Karim Friha: si tratta del primo libro di una collana dedicata ai ragazzi, cui faranno seguito alcuni titoli di scuola anglo-americana, francese e italiana.
Per l'inizio del prossimo anno, arriveranno in libreria i primi libri di una collana per bambini che stiamo sviluppando (sarà composta da titoli stranieri e interessanti produzioni italiane).
Stiamo proseguendo poi la collaborazione con i nostri partner storici, e portando avanti le serie iniziate, americane e francesi. Per le americane penso ad Atomic Robo (che, con il terzo volume, ha raggiunto livelli qualitativi altissimi), Courtney Crumrin (titolo opzionato dalla Dreamworks per un lungometraggio), The Damned e altri... Per i francesi, penso soprattutto ai titoli umoristici (Tony e Alberto, Root, e una nuova serie della Soleil) e al premio jeunesse ad Angoulême 2010, Lou!.
Proprio in questi giorni stiamo riprendendo la pubblicazione dei fumetti orientali che, per una serie di vicissitudini, erano fermi da qualche tempo.
Concludo con qualche titolo: visto che sui cataloghi ne abbiamo già parlato, ti posso dire che pubblicheremo un romanzo a fumetti che racconta le avventure di un giovane James Bond, una poetica rivisitazione di un classico, disegnata da un'artista coreana dai toni miyazakiani, e, per concludere, un romanzo a fumetti (in uscita a Novembre) molto toccante, dedicato a una tematica delicatissima: la violenza contro le donne.
Nel 2011 in particolare dovrebbe essere pronto l'ultimo albo de La Gilda, di Oscar Martìn: dopo che Casterman ha abbandonato la produzione della serie (in un mercato ampio come quello francese c'è la tendenza, recentemente, a lasciare a metà serie non sufficientemente redditizie... un po' come per i telefilm statunitensi!) abbiamo deciso di onorare il patto con i lettori, e stiamo lavorando per la produzione del terzo volume, che sarà quindi «Made in ReNoir».
In particolare per il settore “Italia”, avete in cantiere progetti di autori italiani, ristampe o material inedito?
Assolutamente sì. Nel volgere lo sguardo all’estero, tentiamo sempre di non tralasciare l’Italia. Stiamo vagliando la possibilità di ristampare alcuni titoli storici italiani (con anche nomi di un certo peso), ma siamo comunque attivi anche da un punto di vista produttivo. Cito Le spade di vetro della bravissima Laura Zuccheri (che noi importiamo dalla Francia), e vado oltre. A Napoli abbiamo portato Le Tragifavole, disco a fumetti di Sergio Gerasi e della sua band, i 200 Bullets. A Lucca sarà pronto il numero due di Jonah Martini, in cui lo stesso Gerasi rimpiazzerà Alfio Buscaglia.
Per Jonah vale lo stesso discorso della Gilda: l'editore francese si è tirato indietro, e noi siamo subentrati nella produzione del progetto.
Stiamo inoltre proseguendo la collana «Profili» (per cui, a oggi, è stato pubblicato G&G, di Barzi e Gerasi): a gennaio sarà in libreria un volume di grande rilievo storico-sociale, disegnato da quello che mi sento di definire, senza timore di smentita, un talento raro e finissimo.
Nel frattempo, stiamo portando avanti altri progetti di produzione italiana, sia di fumetto (a Lucca pubblicheremo un fumetto di Andrea Scoppetta, stiamo lavorando a Gli Sconfitti 2...) che di narrativa per bambini.
Al momento, abbiamo in cantiere tre serie di libri per bambini, ed è probabile che presto se ne aggiungerà una quarta: è vero che nell'ottica della narrativa per bambini importeremo del materiale, ma vogliamo tentare di valorizzare il più possibile anche dei bravi autori italiani, dando loro fiducia, e tentando di portarli anche all'estero, tramite i nostri partner storici.
Ultimo ma non ultimo (tornando sul tema fumetto), stiamo lavorando a un grande progetto che coinvolge una property italiana molto importante (penso a livello letterario e cinematografico). Purtroppo non mi posso sbilanciare di più, ma già a Settembre si inizierà a sapere qualcosa di più...
Perché un lettore dovrebbe acquistare un prodotto ReNoir? Cosa ha di così particolare da doversi far preferire rispetto alle altre 45.908 proposte che ogni mese arrivano sul mercato?
Perché per noi il lettore è al primo posto. So che detto così può sembrare un esercizio di stile o uno slogan poco riuscito, ma... è la verità! Ogni nostro volume (dalla prima idea, fino a che non rimandiamo le ciano firmate in tipografia) viene pensato e lavorato tenendo ben presente chi è il lettore.
Il lettore è al primo posto, e tutti, in redazione, lavoriamo con questa consapevolezza.
Quando scegliamo un titolo, non ci orientiamo mai verso qualcosa in cui non crediamo al 100% solo «perché vende». Quando editiamo un libro, a volte le discussioni sull'utilizzo di un termine piuttosto che un altro durano delle ore. Quando arrivano le prime copie, rischiamo ogni volta di entrare in stato di depressione post-partum. In realtà non succede mai, perché... stiamo già pensando al libro seguente!
Questa cura particolare, di solito, viene apprezzata dal lettore. Personalmente, da lettore, ho molto apprezzato i titoli ReNoir, molto prima di iniziare la mia collaborazione.
Che parametri segue ReNoir per valutare eventuali proposte di autori italiani? O per scegliere un titolo estero? Cosa cercate, e perché un titolo magari non vi convince?
La conditio sine qua non perché un titolo interessi la ReNoir è che... ci piaccia. Tolta di mezzo la tautologia, sicuramente teniamo sempre un occhio puntato sull’avventura. Un fumetto, per quanto ci riguarda, deve essere avventuroso, divertire, intrattenere, ma anche emozionare. Quando selezioniamo un titolo di produzione italiana – fermi restando i parametri di cui sopra – tentiamo di ragionare anche in ottica internazionale: in quanto agenti, tentiamo di divulgare le produzioni dei nostri autori anche in altri paesi d'Europa, che talvolta hanno tradizioni molto differenti dalle nostre.
Ciò detto, siamo decisamente onnivori, e penso che il nostro catalogo lo dimostri: abbiamo fumetti molto differenti tra loro.
Cosa pensi della situazione attuale del mercato? Ha ancora senso pubblicare fumetti? Può essere un modo per guadagnarsi da vivere, o è solo un qualcosa che soddisfa esigenze culturali ma non incide sul reddito di chi lo fa?
Che il mercato vada male penso sia chiaro a tutti. E non stanno soffrendo soltanto gli editori medio-piccoli e piccoli, ma anche i grandi gruppi (talvolta per scelte sbagliate, a onor del vero).
Potremmo parlare della situazione italiana in cui il fumetto viene sempre e comunque considerato un mezzo di comunicazione secondario, ma non sono così sicuro che c'entri qualcosa, e soprattutto non sono così sicuro che sia utile e costruttivo: in Italia si legge pochissimo in generale, quindi non dovrebbe stupire che questa situazione coinvolga anche i fumetti.
D'altra parte, sono dell'idea che la progressiva diminuzione del fumetto per bambini e ragazzi sia parte del problema: se non si formano i giovani (e giovanissimi) lettori, come si può sperare che questi, una volta adulti, diventino dei lettori?
In generale, noi facciamo spesso e volentieri facciamo paragoni con la Francia, vista come una sorta di El Dorado. Effettivamente è così, ma sono sicuro che se riuscissimo a staccarci per un secondo dal mito francese (è vero: Oltralpe la situazione è decisamente migliore), riusciremmo a portare avanti analisi più lucide, fredde, e quindi efficaci. Anche perché la situazione odierna – migliore e molto diversa – è andata formandosi negli ultimi cinquant'anni o più. Mentre in Italia il fumetto andava verso le edicole (seguendo una direzione assolutamente popolare), in Francia si muoveva verso le librerie...
Nonostante tutto, comunque, penso che abbia ancora senso pubblicare fumetti, ovviamente.
Anzi, penso che noi operatori del settore siamo i primi a dover fare qualcosa. Ho l'impressione che oggi il fumetto trovi più spazio di una volta nell'immaginario collettivo (e nei media), ma che l'immagine risultante sia un po' distorta. Secondo il mio modesto parere, il lettore occasionale (non il nerd incallito o l'appassionato) vede il fumetto come un mondo polarizzato: da un lato, il fumetto popolare – espressione da leggersi quasi con spregio – da edicola (Bonelli, Disney, Supereroi); dall'altra il fumetto d'Autore – con la “A” maiuscola –, da Gipi in giù.
Purtroppo, manca il restante 80% del mercato, che è quello che, anche da un punto di vista economico, sta avendo più problemi...
Sono dell’idea che oggi si possa ancora vivere di fumetto, tenendo sempre presente che in Italia chi lavora nella cultura è, di solito, sottovalutato (e sottopagato), a prescindere dal fumetto.
La nascita e la proliferazione di microeditori che dimostrano il contrario (con incassi quasi nulli e, conseguentemente, pagamenti a zero per i collaboratori) è, a mio avviso, un problema. Certo, un piccolissimo editore è utile a un giovane, che voglia farsi conoscere. Ma, a conti fatti, non penso che quello sia un futuro plausibile per l'editoria, anzi... Non dico che debbano esistere solo i grandi gruppi (tutt'altro...), ma spesso e volentieri le dimensioni di un editore di fumetti – almeno, in Italia, basandomi sulla mia personale esperienza – sono direttamente proporzionali alla serietà e alla professionalità delle persone che dirigono la baracca.
L’Italia è il paese in cui due persone fanno un partito, e questo ragionamento si applica anche all'editoria, specie se a fumetti.
Sono dell'idea che presto, molto presto, spariranno dalla scena molti micro-attori, e sinceramente ne sono lieto. Sono convinto che il mercato premierà quegli editori che, pur tirando parzialmente i remi in barca, hanno continuato a mettersi in gioco.
Sappiamo che sei un grande appassionato di animazione. Quali sono i migliori tre film di animazione mai prodotti (2D o 3D è lo stesso)? E le migliori tre serie di animazione?
R: Accidenti, che domanda difficile! La mia è una risposta da appassionato, come dici, quindi tiene conto dei miei personali gusti, non di giudizi tecnici. Per i film, dico Up o Ratatouille (ex aequo, ma con una lieve preferenza verso la creatura di Brad Bird, per cui nutro una stima immensa), Biancaneve e i sette nani, Il Castello errante di Howl, con una menzione speciale per i film animati di Asterix (su tutti Le dodici fatiche).
Per le serie animate, non c'è storia: su tutte, The Simpsons. Se escludiamo le ultime stagioni (che, a mio avviso, risentono della mancanza di aria fresca tra gli autori, che riescono ancora a far ridere tramite gag, ma non a dare un respiro più ampio alla narrazione), sono la serie animata più geniale di sempre. Non a caso si sono aggiudicati una serie di riconoscimenti. Non ultimo: Homer Simpson è considerato il personaggio più celebre negli Stati Uniti degli ultimi vent'anni...
Partendo dal presupposto che sono un grandissimo consumatore di sit-com animate americane (non a caso, l'argomento del mio primo saggio; ho tenuto anche alcune conferenze e lezioni sull'argomento, insieme all'amico e collega Giorgio Salati)... Per i titoli di altre due serie animate, a bruciapelo, direi: American Dad (coglie alla perfezione con ironia e intelligenza il clima post-9/11) e Batman: the Animated Serie (che non eccelle forse da un punto di vista delle sceneggiature, ma... Quando hai Bruce Timm a curare il chara-design, diventa una questione trascurabile), con una menzione speciale per l'anime Death Note e per la francese Lou! (con ReNoir abbiamo portato il fumetto in Italia... Chissà se arriverà mai anche la serie animata?).
Ultima domanda. Il palcoscenico è tutto per te. Che messaggio vuoi lasciare a chi ci sta leggendo?
Argh! Niente di più facile? ;-)
Non lo so, il “foglio bianco” senza una traccia è troppo impegnativo.
Ringrazio te, Alessandro, per avermi intervistato: è emozionante, per una volta, essere dall'altro lato del “microfono”!
Se proprio devo dire qualcosa, dico che nonostante tutto – stress, periodi impegnativi, scadenze... – mi sento un privilegiato: riesco a vivere del lavoro che mi piace, e, contestualmente, a crescere.
Penso che la mia situazione possa essere un input per tutti quei giovani che vogliono lavorare nel mondo del fumetto, come autori e non: io sono arrivato a questo punto all'età di vent'anni (con quasi cinque anni di esperienza alle spalle), e per “fare esperienza” ho accettato compromessi, senza mettere però mai in gioco la mia dignità. Ho lavorato con impegno e tanta, tanta perseveranza, senza farmi demoralizzare dalle porte sbattute in faccia o dalle fatture non pagate.
Il sistema ha molti problemi, ma se si vuole fare qualcosa, e ci si impegna per farlo, di solito si riesce, senza essere dei geni o dei grandissimi talenti (non sono né l'uno né l'altro, quindi)...
E penso che questo sia il messaggio più interessante che possa far passare a quei lettori che vorrebbero entrare, come operatori, nel mondo del fumetto.
Ovviamente ritengo questa esperienza in ReNoir e la mia attuale situazione a livello di autore come un semplicissimo punto di partenza: un gradino più in alto rispetto allo scorso anno, ma assolutamente non un arrivo. Sono consapevole dei miei mezzi, ma, allo stesso modo, so di avere tantissimo ancora da imparare. E ho voglia di mettermi in gioco, in sfide sempre più grandi...
Concludo salutando tutti gli amici e lettori di Fumetto d’Autore!
So long...
Comments
Finalmente un pò di autocritica.
E' come parlare di calcio in un bar con i tifosi avversari.
Oltretutto ho il presentimento che partirei in netto svantaggio essendo io un "addetto ai LIVORI" mentre il Ciccarelli è (giustamente) un "direttore editoriale".
Qualcosa mi dice anche che se aveste voluto conoscere le opinioni di chi è dall'altra parte della barricata, gliele avreste chieste, esattamente come avete fatto (torno a dire, giustamente) con l'editore della Saldapress.
Comunque, tornando all'insinuazione, Ciccarelli ha un'opinione e qualunque essa sia è rispettabile. Ma parlo per me ovviamente.
Cioè, Ciccarelli nella sua intervista, mette in discussione, argomentando sulla scorta della sua esperienza pratica, il conto vendita, che è il capo saldo della politica dell'Associazione Fumetterie Italiane, e davanti ad un invito a commentare dichiari:
"Non discuto di lavoro su un sito di informazione sul fumetto, soprattutto se è diretto dalle uniche due persone che si sono fatte bannare su un forum di professionisti."
Alla luce di queste dichiarazioni, ci domandiamo, senza polemica, ma che ci vieni a fare su questo sito? Perchè commenti? Se questa non è la tua sala da the, allora perchè sei sempre qui a rivendicare continuamente il tuo presenzialismo? Perchè se pubblichiamo un intervista di un addetto ai lavori ci accusi che non abbiamo sentito la parte opposta quando poi dici che del tuo lavoro (cioè di vendere i fumetti) non parli in sito di informazione di fumetti? Ma l'obiettivo di tirare fuori le storie dei ban, qual'è? Quello di screditare chi li ha subiti? Quello di metterci in cattiva luce ai lettori di questo sito?
Ci sembra che siamo in pieno cortocircuito dialettico e che, francamente, e come redazione, lo diciamo senza polemica alcuna, ci sembra che questo tipo di interventi cominciano anche a disturbare chi vorrebbe invece parlare dei temi proposti e non di cene, ban, spacconate e amenità varie di cui, sempre francamente, non se ne sente il bisogno.
Non saprei, prova a chiedere all'AFuI.
L'indirizzo web, le email, i numeri di telefono, il forum, i contatti col presidente li dovreste avere (Giorgio Messina e Bottero li hanno). Io parlo a nome mio: Max Favatano - Mondi Sommersi Fumetteria e tutto quello che dico è circoscritto alla mia persona e al mio personalissimo parere.
Non faccio le veci di nessuno.
"Alla luce di queste dichiarazioni, ci domandiamo, senza polemica, ma che ci vieni a fare su questo sito? Perchè commenti?"
Vengo a leggere articoli che mi interessano più o meno rispetto ad altri. Commento perchè su questo sito è possibile esprimere opinioni senza timore di essere aggredito se la si pensa diversamente dal branco e l'unico altro posto dove ho potuto avere la stessa sensazione è il TG4, ma lì non mi fanno entrare.
"Se questa non è la tua sala da the, allora perchè sei sempre qui a rivendicare continuamente il tuo presenzialismo?"
Vorrei far notare che in tutto sono 3 gli articoli che ho commentato. Comunque se non sono gradito basta dirlo e vado via.
"Perchè se pubblichiamo un intervista di un addetto ai lavori ci accusi che non abbiamo sentito la parte opposta quando poi dici che del tuo lavoro (cioè di vendere i fumetti) non parli in sito di informazione di fumetti?"
Accusi.
Certo. -.-
Mi spiego meglio. :)
Io non parlo di lavoro su un sito pubblico. Io. Max Favatano. Cioè, io.
Voi (fumettodautore.com) *avete* pubblicato un'intervista -sacrosanta- ad Andrea Ciccarelli.
*Non avete* intervistato, invece, alcuna fumetteria. Ma non ve ne ho fatto una colpa, ci mancherebbe. Anche questa scelta è sacrosanta.
Messina mi ha chiesto un parere sull'intervista. A me, a Max Favatano - Mondi Sommersi.
Io, Max Favatano - Mondi Sommersi ho detto che *IO* non parlo di lavoro su un sito di informazione di fumetto. Non che le fumetterie non ne parlano.
In passato lo ho fatto, ora non lo faccio più. Scelte personali. Mie.
Tanto più che un commento resta un commento e un'intervista ha un piano, una posizione e una visibilità non certo paragonabile a un commento messo in croce. Esattamente come ha detto non ricordo chi in un commento su questo sito (non vi sarà difficile risalire a chi: è uno a cui sto sulle palle. O non sto sulle palle? Umm... oddio non ricordo se devi cercarlo tra gli ipocriti o tra i cattolici).
Resta il fatto che pensavo e continuo a pensare, che se Giorgio Messina avesse voluto (o vuole ancora) il parere di altri addetti ai lavori, può intervistarli.
Può come non può, ovvio.
Fatti suoi.
A me che non va di parlarne francamente conta poco.
Esprimevo solo un parere, che sono certo voi difenderete fino alla morte, anche se potreste non essere daccordo.
Addetti ai lavori, non ai "livori" come Messina culeggiava me e i colleghi invitandomi al confronto (che suona un pò come un invito galante con la fidanzata: "Ehi troia, che ne dici se usciamo?". Insomma, non è proprio allettante. A meno che l'ipotetica fidanzata non sia davvero troia, ovvio), sono *LE* fumetterie. Non "Mondi Sommersi di Max Favatano".
So di non essere al centro del mondo.
Non vi ho "accusati" per creare astio. Ho detto che se Messina vuole il parere dei negozianti, può chiederglielo in tante forme (magari senza insultare quantomeno nell'invito), e tante volte ne ha avuta l'opportunità. Tanto più che Messina sa perfettamente come la penso in merito al cv, quindi immagino che non gli interessi il mio pare in se, quanto farmi passare per coglione su questo sito dove sono particolarmente non apprezzato. E contemporaneamente gererare un pò di traffico (grazie alla polemica che ne deriverebbe e a cui non rinunciate mai).
"Ma l'obiettivo di tirare fuori le storie dei ban, qual'è? Quello di screditare chi li ha subiti? Quello di metterci in cattiva luce ai lettori di questo sito?"
Quello di dire che se queste due sono le uniche persone che si sono fatte cacciare da un forum che accoglie fumetterie, editori e distributori, forse, e ripeto, FORSE, non sono interessate allo scambio di informazioni e di pareri come invece avrebbe il Messina voluto far credere insultando l'intera categoria nel goffo tentativo di invito ("sempre silenzio dagli addetti ai livori... ").
E io quindi queste informazioni non le scambio. Su questo sito (e su altri analoghi).
Poi in cattiva luce mi sembra difficile mettervi. Chi posta qui lo fa solo per darvi addosso e chi non lo mettete in condizione di farlo. Insomma, non sono bravo quanto voi :)
"Ci sembra che siamo in pieno cortocircuito dialettico e che, francamente, e come redazione, lo diciamo senza polemica alcuna, ci sembra che questo tipo di interventi cominciano anche a disturbare chi vorrebbe invece parlare dei temi proposti e non di cene, ban, spacconate e amenità varie di cui, sempre francamente, non se ne sente il bisogno."
E' bello vedere che il mio post -pacato e stranamente non volgare- di risposta alla richiesta di Messina che insulta la categoria è stato ripreso e il suo invece no.
E' bello notare che è Giorgio Messina ad andare OT chiedendomi interventi sull'intervista, ma che sono i miei commenti in risposta, dove non insulto nessuno, ad essere ripresi. Sono questi quelli di cui, infatti "non se ne sente il bisogno".
La dice lunga sul vostro modo di agire e su come intendete portare avanti le relazioni professionali e il sito stesso. Una politica che ricorda sempre più Il Marchese Del Grillo e il suo sempre più in voga "Me dispiace, ma io so io e voi non siete un cazzo! ".
Purtroppo, le tue risposte, continuano ad aumentare i dubbi che nutriamo, come redazione, nei confronti dei tuoi interventi continuando a rimanere intrappolati in questa sorta di cortocircuito dialettico.
L'invito che ti è stato posto è quello di commentare nell'articolo apposito, non di continuare qui con discorsi fuori luogo che nulla hanno a che vedere con l'informazione di settore che questo sito fa.
La libertà di espressione, come già detto altre volte, non serve a nulla senza il buon senso ad accompagnarla. Nessuno qui la toglierà mai la libertà di espressione, ma almeno consentici un invito al buon senso.
Quello che è accaduto, poi su altri siti e forum, anche su quelli "professionali" non accessibili al pubblico, dove sei *TU* uno degli amministratori, non è argomento di discussione di ogni articolo pubblicato o intervento su questo sito. E soprattutto non è prova tangibile, ne in positivo, ne in negativo, della reputazione o dell'autorevole zza del parere di nessuno di noi.
Ulteriori accenni a cose fuori luogo rispetto ai temi proposti dagli articoli, per ora non saranno bannate, ma da ora in poi saranno semplicemente ignorate.
Quanto detto, vale per tutti. Ci appelliamo quindi, come detto, al buon senso di tutti per potere discutere di quello che sta più a cuore alla redazione e ai lettori di questo sito, ovvero il fumetto, che è poi l'argomento aggregante per cui tutti siamo qui.
Se poi l'Afui vuole replicare ufficialmente a quanto detto da CIccarelli nella nostra intervista, dandoci il suo punto di vista, non ha bisogno di aspettare il nostro invito formale a farlo. Qui la porta è aperta a chiunque. Inviate un articolo, un comunicato, una nota, ecc. ecc. e noi lo pubblicheremo integralmente, e con i nostri eventuali commenti, se sarà il caso.