Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Venerdì 30 Luglio 2010
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Home Editoriali L'Editoriale » Su Fullcomics, o di come lo sport nazionale sia parlar male di chi non fa parte del giro

L'Editoriale » Su Fullcomics, o di come lo sport nazionale sia parlar male di chi non fa parte del giro

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fullcomics2010di Alessandro Bottero

[10/03/2010] » Lunedì 8 marzo all’una di notte sono tornato da Fullcomics 2010. Ci sono stato venerdì, sabato e domenica. Ho girato la Fortezza Firmafede in lungo e in largo, ho visto tutti i luoghi, ho visto le mostre, le sale per le riunioni, e ho visto tutto quello che è successo. Ho sentito tutto quello che è successo, e so cosa è successo e perché è successo. Questo per chi voglia sapere se parlo con cognizione di causa circa l’evento.

Poi oggi, per curiosità, mi sono messo a contare tutti i pass di tutte le mostre mercato/fiere del fumetto e del libro a cui ho partecipato dal 1991 ad oggi. Sono più di 90. Ossia, ho quasi 48 anni, e ho partecipato ALMENO a 90 eventi etichettabili come “mostre mercato/fiere”. Sono stato a Vasto, in una palestra scolastica; a Teramocomix, quando era dentro una scuola; a Bari, alla fiera del levante nei primi anni ’90; insomma non sono l’ultimo arrivato. Non è che ho fatto solo le mega convenscion. So contestualizzare cosa succede, e so capire perché succedono le cose. E lo sapete perché? Perché chiedo, mi informo, perché cerco di capire.

Questo per chiarire che se scrivo cosa scrivo, è perché io so cosa scrivo, e perché lo scrivo.

Detto questo veniamo a Fullcomics.

Pare che lo sport nazionale adesso sia parlare male di Fullcomics e di chi lo ha organizzato, ossia Salvatore Primiceri. Bene, io non ci sto.

Se per essere figo, devo dire che Fullcomics 2010 è andata male, allora non voglio essere figo. Fullcomics2010 non è andata peggio (economicamente parlando per la Bottero Edizioni), di decine di altre mostre. A Terni 2009, per esempio, ho speso 120 euro, e ne ho incassati 120. Posso dire che sia andata bene? A Torino Comics 2007 ne ho spesi 600 e ne ho incassati 350. Posso dire che sia andata bene?

Allora, visto che ho 90 precedenti con cui valutare Fullcomics 2010, posso dire che sotto il profilo esclusivamente economico Fullcomics è andata come vanno quasi tutte le mostre mercato (per me), ossia malino. Ma con questo non giudico Fullcomics 2010 la peggiore. È come tutte le altre. Se dovessi dire “Una mostra dove vado in perdita non è una mostra che ha senso, e quindi è inutile che la facciano”, allora le manifestazioni che attualmente si svolgono a Mantova, Terni, Lanciano, Napoli, Milano, Teramo, Torino, Rimini, Narni, Roma, sono tutte manifestazioni, a partire dalla mia esperienza, e basandomi sull’aspetto economico, sono dannose, inutili, e bisognerebbe parlarne male, almeno tanto si parla male ora di Fullcomics. Quando lo si farà, allora considererò autorevoli i pareri espressi. Finché non lo si fa, considero i giudizi su Fullcomics dettati da altri motivi.

E questo parlando di incassi.

Parliamo di presenze. C’è stata gente? Sì. POCA, ma c’è stata. A Mantova 2010, dopo anni si toccano 6.000 presenze, e il primo giorno di fiera c’è il deserto. Chi me lo dice? Me lo dice chi c’era, a cui ho .telefonato venerdì sera mentre stava in fiera. Qualcuno ha postato su blog o forum le foto dei corridoi deserti durante i primi giorni di Mantova? O di Narni prima edizione? O di Romics, il giovedi o di una qualsiasi mostra mercato, dove quasi sempre esistono ampi momenti di deserto? No. Però per questa Fullcomis 2010 fa figo postare i fotoreportage

Dobbiamo dire che una mostra stanziale (ossia che viene organizzata sempre nello stesso luogo), che dopo anni arriva a fare 6.000 persone è un successo epocale (“Una delle migliori mostre!”) solo perché ci sono tanti editor, o perché ci sono incontri specchietti per le allodole dove si dicono sempre le stesse cose?

Invece a una mostra, che per motivi contingenti ricomincia ex novo in un altro luogo con tutti i problemi del caso, non si concedono le stesse possibilità che si danno a mostre delle stesse dimensioni. Vogliamo poi aggiungere che se a Sarzana c’era il sole, attorno invece nevicava, e questo ha impedito a un buon numero di persone che sono sempre venute a Fullcomics di arrivare? E non sono il solo a dirlo. Vogliamo aggiungere che mettere il BilBolBul negli stessi giorni di Sarzana, quando si sapeva da giugno 2009 che Fullcomics sarebbe stato il 5-7 marzo, 2010, non è stato forse un gesto molto carino da parte dell’organizzazione del BilBolBul? E che forse si sarebbe potuto evitare, visto che è anche ipotizzabile che il bacino di utenza bolognese-piacentino, si sia diretto in parte verso BilBolBul, sottraendolo quindi a Fullcomics?

Allora, per essere “autorevole” devo dire “Fullcomics è andato male! Non c’era nessuno!”. Io non accetto questo discorso, e mantengo la mia autorevolezza di persona che c’era, e riflette sulle cose, dicendo “La gente? POCA, ma c’è stata”. Almeno quanta ce ne è stata in altre mostre, in altre occasioni. Ma nessuno ha attaccato le organizzazioni di quegli eventi.

Parliamo di autori. Abbandonati a se stessi? In che senso scusate? Perché non c’era gente agli incontri? Anche a Lucca ci sono incontri con zero presenze. Lucca comics and games abbandona gli autori? Se al pubblico non interessa stare a sentire l’autore tizio o caio, il problema non è dell’organizzazione. Abbandonati a se stessi, perché gli autori stavano tutti soli negli stand degli editori che li pubblicavano? Ma che significa? L’organizzazione di una qualsiasi mostra deve stare 24 ore su 24 attorno all’autore X, chiedendogli se il Martini lo vuole agitato e non mescolato?

Leggo che ci sarebbero stati autori “sequestrati” in albergo, perché l’organizzazione non li aveva segnalati come ospiti. Ma scherziamo? Sequestrati? Ossia, c’è gente che è ancora oggi prigioniera degli alberghi di Sarzana? E quanti sarebbero? Decine? O non sarà semplicemente un normalissimo e possibile disguido , risolto in CINQUE MINUTI, ed usato solo per mettere in cattiva luce l’organizzazione? Nessun autore ospite si è trovato a dover pagare di tasca propria l’albergo in cui ha dormito. Certo, se uno non era stato inserito per tempo nella lista autori ospiti, e si presenta all’ultimo momento o il giorno prima della manifestazione invitato da altri, chiedendo se c’è posto,  posso capire che ci sia stata un po’ di confusione. Ma è questo che è: confusione. Problemi che si risolvono in cinque minuti, e che una persona di buon senso lascia stare, o che al massimo possono essere oggetto di battute tra amici, o sfottò tra persone che si frequentano da anni. Non certo la base per un giudizio definitivo su una manifestazione.

Parliamo di mostre? Io, come Bottero Edizioni, avevo assicurato due mostre. Una dedicata a Roberto Battestini (undici originali) e una dedicata ad Enzo Troiano (altrettanto). E le mostre c’erano. Lo so, magari Battestini e Troiano non sono due autori che vanno di moda….ma c’erano. Tant’è che quella di Battestini, regolarmente con le cornici, l’ho smontata io e l’ho presa. E se l’ho smontata significa che era montata, no?

I concorsi? Si sono svolti con la massima serietà, visto che so perfettamente che le giurie hanno esaminato con attenzione tutto quello che era stato inviato per i vari concorsi.

Il Gran Premio? Ha premiato, nelle varie categorie, le realtà più meritevoli, anche se qualcuno avrebbe voluto porre un veto ad alcune candidature. Sì. Un veto. Proprio così. Un veto sia alle candidature, che anche ad alcuni ospiti. Come se, per alcuni operatori del settore, ci fossero realtà editoriali di serie A e realtà editoriali di serie B. E la cosa non mi sta bene, e mi fanno considerare con una certa perplessità le patenti di competenza e passione che altri elargiscono a mani tese. Chi si pone pregiudizialmente contro alcune realtà editoriali non svolge bene il suo lavoro. E se anche questa mia opinione mi facesse vendere qualche copia in meno dei miei fumetti, è un prezzo che pago volentieri pur di poter dire cosa penso.

Parliamo di comunicazione o cartellonistica? Nella piazza principale di Sarzana un totem, con i manifesti di Fullcomics c’era. L’ho visto venerdì mattina alle 7:00 quando sono arrivato, e l’ho visto anche sabato sera alle 23 quando sono tornato dopo la cena. Manifestini nelle vetrine dei negozi? Pochi, ma ne ho visti. Pochi, ovvio. Non ai livelli di alcune altre manifestazioni. Ma se il singolo negoziante se ne frega, cosa deve fare l’organizzazione? Obbligarlo a metterlo? Rapirgli il nipote, e liberarlo solo il giorno dopo che Fullcomics è finita? Se i manifesti in giro per la città si mettevano, e il comune li faceva togliere, perché non erano messi negli spazi appositi, cosa doveva fare l’organizzazione? Pagare ogni giorno multe di migliaia di euro, perché così l’autore Pinco, che arrivava in macchina, vedeva il manifesto e diceva “Opperbacco, ma che organizzazione solerte!”

Si pretende da una manifestazione che arriva in una cittadina il primo anno, le stesse cose che si vedono a Lucca, o a Angouleme. Mi pare un po’ troppo comodo, no? Che è…la pubblicità “Ti piace vincere facile, eh?”

Parliamo dello staff? Lo staff di Fullcomics, Salvatore Primiceri in primis, e anche tutti i ragazzi che l’hanno aiutato, si sono fatti un mazzo tanto (scusate il francesismo), e non accetto che si dica che non hanno lavorato bene. Come ripeto io c’ero, ci sono stato tutti e tre i giorni, e ho visto che sono stati sempre disponibili, cortesi, e pronti ad aiutare. Voi mi direte “è il minimo che deve fare l’organizzazione di un qualsiasi evento”, e io vi rispondo “si vede che girate poco, eh?”. Se poi ci sono stati problemi interni all’organizzazione non mi va certo di parlarne qui e ora. Ho le mie idee, ma le tengo per me.

Proprio per questo ritengo molto ingeneroso e scorretto cosa scrive Samuel Daveti nel suo blog

Cito testualmente: “E mi incazzo ancora di più pensando a come sono stati messi di mezzo dagli organizzatori di questa Fiera, messa in piedi da persone che non solo del fumetto se ne battono i coglioni, ma sono completamente incapaci a livello organizzativo-comunicativo.”

Persone che del fumetto se ne battono i coglioni? Incapaci? Siccome a differenza di Daveti conosco personalmente i ragazzi che hanno aiutato Primiceri ad organizzare Fullcomics, so che sono tutti appassionati di fumetto, che del fumetto non se ne “battono i coglioni”, ma lo rispettano e lo amano, tanto quanto lo amano i membri di ogni altra associazione culturale che opera nel settore. Tanto. Quanto. E siccome io rispetto TUTTE le associazioni culturali e TUTTE le realtà che operano nel mondo del fumetto, e siccome trovo giusto che ogni associazione culturale e ogni realtà esiga il rispetto che gli è dovuto, mi aspetterei lo stesso atteggiamento da parte di tutti gli altri, compreso Samuel Daveti, e quindi mi aspetterei il rispetto verso i ragazzi della Scuola del Fumetto Lupiae Comix e di tutti gli altri volontari che hanno prestato la loro opera nell’organizzazione. Non che li si etichetti come quelli che “del fumetto se ne battono i coglioni”.

Se poi dobbiamo difendere a spada tratta Comic House, la fumetteria di Sarzana, per dirottare tutte le rimostranze altrove, lo si dica, così il gioco è chiaro e lo sappiamo tutti. E mi fermo qui.

Dire che (sempre dal blog di Samuel Daveti, ma opinione mi pare diffusa tra alcuni degli standisti, a leggere alcuni commenti in rete) “Comic House è stato, durante la fiera, l'unico punto di riferimento credibile.” mi pare molto ingeneroso. Evidentemente ho avuto le allucinazioni, perché tutte le persone che si davano da fare non esistevano.

Parliamo della copertura della manifestazione da parte di Fumetto d’Autore, che come mediapartner ha fornito un resoconto sulle notizie e le cose interessanti, che succedevano alla manifestazione? Bene. Abbiamo una diretta di tre giorni. Abbiamo oltre trenta notizie e aggiornamenti che continuano anche a fiera chiusa. Abbiamo la precisa volontà di dare spazio a tutte  le realtà presenti alla manifestazione, anche le più piccole. Abbiamo notizie, e anteprime su novità editoriali. Abbiamo foto. Insomma, abbiamo un lavoro giornalistico di  tutto rispetto. Ma questo non esiste. Non viene notato. Non viene citato. Tutto il lavoro di Fumetto d’Autore non è mai accaduto. Abbiamo intervistato quasi tutti gli editori presenti.

È saltata solo l’intervista con un esponente della Double Shot, intervista concordata telefonicamente con il sempre disponibile Presidente della Double Shot per domenica pomeriggio, semplicemente perché chi doveva venire, Samuel Daveti come concordato, poi non si è fatto vivo, dandoci buca.

Bilancio finale

Fullcomics 2010 è stata una mostra mercato nella media. Come ogni mostra mercato ha avuto aspetti positivi, negativi, indifferenti, preoccupanti, inquietanti, interessanti, divertenti, stimolanti.

A volte una mostra è culturalmente pietosa, ma si incassa moltissimo. A volte non incassi un euro, ma da un punto di vista culturale è il top. A volte umanamente è stupenda, ma come organizzazione è carente. Fullcomis 2010 è stata, considerando tutti   fattori, sia quelli immediatamente visibili, sia quelli più in secondo piano, nella media.

Posso dire che vi ho trovato delle novità editoriali molto interessanti, e una ricchezza di notizie, fatti, eventi, che in altre manifestazioni non ho riscontrato. Ho venduto poco, è vero, ma questo mi succede spesso.

È venuta meno gente di quella che poteva venire. Capita.

Alcuni incontri sono saltati per mancanza di pubblico. È successo decine di volte, in decine di mostre. E succederà altre centinaia di volte. Piccolo aneddoto: ricordo che a Cremona, più o meno a metà anni ’90, durante una edizione di una manifestazione mostra mercato organizzata dal Centro Fumetto Andrea Pazienza, io andai per un incontro sui super eroi. Andando nel tempio sacro del fumetto, mi ero addirittura scritto una relazione di due pagine, una cosetta tutta bellina. Bene. In sala c’eravamo io, un paio di responsabili del Centro, e DUE lettori. Che oltretutto erano venuti per fare domande sul Punitore. Che dovevo fare? Alzarmi e andarmene?

Il posto era infelice? Tanto quanto mille altri visti nel corso dei novanta eventi a cui ho partecipato. Sono cose che capitano. Non è serio fondare il giudizio finale su una manifestazione, sul fatto che sulla struttura fissa preesistente che ospita la zona editori, sia rimasto il logo di una manifestazione passata. Lo sai perché c’è ancora? Lo hai chiesto all’organizzazione? Sai forse se, per caso, il Comune di Sarzana abbia vietato di alterare le scritte sull’esterno della struttura che ti ospita, perché poi la riutilizza? Lo sai? No? E allora perché lo elevi a “motivo fondante dell’insuccesso di Fullcomics 2010”?

E tanto per essere chiaro: se Salvatore Primiceri mi chiedesse “Parteciperesti a Fullcomics 2011?”, io dire di sì. Perché riconosco a VOILIER2000, ossia la società che organizza Fullcomics, e decine di altri eventi, ottime capacità organizzative. Anche questo va detto. VOILIER2000 non organizza SOLO Fullcomics. Organizza molte altre manifestazioni ed eventi di arte ,cultura, musica e spettacolo, in tutta Italia. Se davvero fossero questo branco di sprovveduti che qualcuno su Internet dipinge, pensate davvero che ci riuscirebbero? Però, siccome Fullcomics non è un evento sciccoso, allora parliamone male. Di altre manifestazioni invece si deve solo parlare bene. Anche se hanno fatto, o fanno, numeri di incassi e presenze simili a Fullcomics. È il solito discorso del “Giro”.

PS. Ho apprezzato, e lo dico sinceramente, Francesco Ciampi, alias Ausonia, che non si è ritrovato d’accordo con l’editoriale che ho scritto in diretta da Fullcomics, ed è venuto, di persona, a dirmelo in faccia, anche per difendere una persona di cui lui ha stima, atteggiamento che umanamente comprendo e trovo giustificabile (l’amicizia è un valore, ed è giusto difendere gli amici). Io ribadisco tutto quello che ho scritto in quell’editoriale, e quindi non cambio idea solo perché Ausonia è venuto ad espormi le sue obiezioni, ma apprezzo la correttezza del venire ad esprimere il proprio dissenso. Le mie sono sempre e solo opinioni, e quindi trovo del tutto normale e lecito che altri ne dissentano.  Ne dissentano. Non che mi insultino dicendo che dico solo "idiozie”. Tra le due cose c’è una piccola differenza, spero ne conveniate.

Comments

per completezza della cronaca e visto che internet ci permette la facile reperibilità delle citazioni, qui di seguito i link dei report di Samuel Daveti:
http://samueldaveti.blogspot.com/

di Giorgio Trinchero:
http://cosecheparlano.blogspot.com/

la risposta ufficiale di Primiceri:
http://www.fullcomics.it/portale/?p=352

la risposta di Samuel Daveti
http://comicus.forumfree.org/index.php?&showtopic=63310&st=45

spero che i link funzionino tutti.
Buona giornata

Giorgio Trinchero
avatar HulkSpakk
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Insomma, apprezzi Ausonia perchè è venuto di persona a parlarti anzichè scrivere "male" in un editoriale su qualche sito o blog.
Perchè farlo non è corretto, ho capito bene?
avatar MicGin
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Caro Alessandro
Come estimatore e decantatore dei tuoi myway, ho cominciato a seguire anche questa tua nuova avventura digital-verbale. Noto una certa continuità di registro dialettico...
Ho l'impressione che il voler sposare una causa, come presa di posizione di principio, ti abbia fatto mettere insieme tante cose diverse.
Su un punto centrale hai però ragione: la maggior parte delle manifestazioni fumettistiche italiane sono più o meno così.
Su un altro punto ci sono diversi interventi convergenti: una manifestazione può avere vari punti di forza. Può avere poco pubblico ma essere un momento di confronto importante. Può essere culturalmente irrilevante ma consentire un buon autofinanziamento o guadagno.

Da quel che ho capito, questa Fullcomics è mancato su un aspetto importante: l'accoglienza di autori e addetti ai lavori, che forse, nelle edizioni precedenti, era stata migliore.
Inoltre, come ammette Salvatore, è stato sbagliato il periodo. A Sarzana ci si è andati anche perché è noto che ci siano diverse manifestazioni che esercitano un ottimo richiamo di pubblico.
Questa volta è andata diversamente.
Sul periodo, attenzione al discorso BilBolbul: è alla quarta edizione e si sapeva che si svolgeva in questo periodo... E' un festival con obiettivi diversi da Fullcomics. Per esempio non ha espositori. Non sono in concorrenza e portano avanti un discorso che va rispettato.

Fullcomics era stato un buon momento d'incontro. L'unica vera edizione fallimentare è stata quella dell'anno scorso. E' stato positivo rilanciare quest'anno. Però suggerisco di trovare un punto di mediazione tra le critiche e le ragioni organizzative.
Quindi mi sembra che questo editoriale forse sia andato un po' troppo in là.
avatar contedicagliostro
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Michele, vado troppo in là anche io se ti domando qual'è il senso ultimo di questa coalizione contro Fullcomics, a cui anche tu, nonostante non ci sia stato all'ultima edizione, ti sei unito con l'ultimo post sul tuo blog?

Hai definito fullcomics un enigma, ma francamente gli enigmi nel mondo del fumetto italiano sono ben altri. Hai detto che l'edizione dell'anno scorso (quella al piacenza expo) è stata l'unica vera edizione fallimentare eppure l'anno scorso ci furono 6000 visitatori, ovvero lo stesso pubblico di Mantova 2010.

ps: ma foto di Mantova con i corridoi vuoti non ne hai? Non ci credo...
avatar MicGin
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Stai scherzando...? Vuoi fare polemica?
Non faccio parte di nessuna coalizione ed evidentemente hai un po' frainteso il senso del post.
Tra l'altro poco sopra qua ho scritto testualmente "Però suggerisco di trovare un punto di mediazione tra le critiche e le ragioni organizzative."
Infatti, esporre delle criticità, ragionare, non vuol dire essere contro.
Per fortuna Salvatore lo sa, dato che ho sempre avuto un rapporto franco con lui, anche perché so bene i rischi e le difficoltà dell'organizzare. Quindi rispetto per chi ci prova!
Io spero che la prossima edizione di Fullcomics ci sia e sia finalmente compiuta.

Dubito molto che Fullcomics 2009 e Mantova 2010 abbiano registrato le stesse presenze...
Ma non è questo il punto.

Il punto vero è che se la discussione prende la piega giusta, alla fine può essere veramente utile per migliorare situazioni di questo tipo.

ps: non c'ero io, ma c'era il Centro Fumetto "Andrea Pazienza". Se permetti, so com'è andata.
avatar MicGin
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un'ulteriore nota sul tuo ps: ma foto di Mantova con i corridoi vuoti non ne hai? Non ci credo...

guarda che questa è ai limiti della paranoia.... non sai proprio idea di come la penso su questi argomenti... vai a rileggerti ilmio post su cartoomics dell'anno scorso:
http://sonoioche.blogspot.com/2009/03/cartoomics-mah.html
avatar contedicagliostro
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Caro Michele,

se permetti io c'ero a Fullcomics 2010 e non me l'hanno raccontata, quindi forse ne so più di te che parli "de relato". ;)

Accusi me di fare polemica e poi sei tu che hai messo le foto dell'ultima Fullcomcis Piacenza vuota? Qualcosa non torna. Per farti passare i dubbi sulle 6000 presenze dell'anno scorso ti dico che il numero dei visitatori l'ho verificato andando a controllare i dati SIAE ed è risultato questo numero. Spero mi crederai, anche se ti sembro polemico. :)

Se non c'è una coalizione, francamente allora non ho proprio capito il senso del tuo intervento con quelle foto dell'anno scorso. Cosa volevi dimostrare tirando fuori dal cassetto quelle foto? Stavi scherzando tu, definendo un enigma Fullcomcis? Perchè se è un enigma fullcomics, allora molte altre fiere italiane come le definiamo?

Per le foto di Mantova, nessuna paranoia. Le paronie ce le ha chi ha postato le foto di fullcomics di venerdi mattina prima dell'apertura con i cestini sopra i tavoli (come si trova uno stand quando arrivi praticamente ad ogni fiera a cui sono andato negli ultimi cinque anni...) e le ha spacciate in rete, scorrettamente, come foto dello svolgimento della manifestazione.

A Cartoomics non ci sono mai stato, ma Mantova me la ricordo bene come mi ricordo bene i suoi corridoi vuoti e ricordo anche che allora le anime belle del fumetto italiano non fecero post sui loro blog tapezzandoli di foto con corridoi vuoti.

La domanda "le foto di mantova ce le hai?" significa "perchè oggi postate le foto dei corridoi vuoti di Fullcomics e non le avete mai postate per altre fiere che avevano anche loro corridoi vuoti?".

Ce le hai le foto di Mantova 2007 come avevi nel cassetto le foto di Fullcomics 2009?
avatar MicGin
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ma... ma.... che te credi... mica ho le foto di tutte le manifestazioni italiane...
le ho messe sul mio blog...
sul mio blog metto le esperienze che vivo e le cose che mi sento di esprimere...
l'anno scorso non le ho messe proprio per i motivi che ho spiegato nel post...
le metto adesso anche con ironia e autoironia...
ok...?
ci siamo riallineati adesso?
:-)
avatar contedicagliostro
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Mah... io più che autorinoia o ironia la difenirei infelice ineleganza e dopo aver vissuto tutte e sei le edizioni di fullcomics in prima persona mi permetterai di esprimere questa sensazione sul tuo post che secondo me denota anche una certa infelicità nella tempistica con cui è sbucato fuori presentando quelle foto dell'anno scorso e dando una definizione abbastanza impietosa ad una manifestazione che non è ne peggio ne meglio di altre, molto più osannate che si sono svolte o si svolgono nel settore.

Chiedi rispetto per BilBolBul, concordo, ma diamo rispetto anche a Fullcomics che in 6 anni ha dato anche soddisfazioni a molti, compreso il CfAPaz.
avatar MicGin
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di infelice c'è solo il tuo accanimento.
sul mio blog c'è un commento di salvatore, del signor Fullcomics, che fa capire bene la serenità dei nostri rapporti.
il cfapaz ha dato a fullcomics, mostre, iniziative e credibilità con la propria partecipazione. ha anche sempre pagato lo stand.
fullcomics ha dato al fumetto un'occasione di visibilità, assumendosi tutti i rischi e le responsabilità conseguenti.

mi sembra che i nodi critici siano stati messi a punto tutti ormai.
ora, appuntamento alla prossima edizione!

un inciso finale: per quanto mi riguarda, non ho mai risparmiato critiche a nessuno, a cominciare da Lucca, come sanno bene tutti coloro che leggono i miei interventi.
avatar contedicagliostro
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Caro Michele, vorrei capire 2 cose:
1) pubblichi le foto dei corridoio vuoti della scorsa edizione, definisci fullcomics un enigma e poi sarei io ad accanirmi? No, mi dispiace, questa tua strategia dialettica non l'accetto. Ad accanirsi sono state altre persone, realtà editoriali e autori, e questo è sotto gli occhi di tutti perchè mai manifestazione era stata così contestata nella blogosfera.
Ribadisco sei stato infelice e inelegante nel tuo intervento anche nei tempi.
2) Non risparmi critiche agli altri ma dai tuoi commenti sembra che non accetti le critiche alle tue critiche?

Un inciso finale anche da parte mia. Ho letto su CUS (altro tuo intervento inelegante e infelice) che il fatto di averti chiesto se c'è una coalizione comune contro Fullcomics ti ha lasciato "perplesso".

Coalizione si può anche leggere come "spontaneo fronte comune". E' innegabile che in questo momento ci sia un fronte formato da DoubleShot, Arcadia e CfAPaz che stanno criticando Fullcomics.

Si è arrivato anche a dire che Casini ha fatto in giro veloce e che Simeoni a Fullcomics non si è nemmeno visto... quando esiste una intera diretta di più di 30 notizie che dimostra chi c'era a Fullcomics...

Ma per favore... siamo alla faziosità pura...
avatar MicGin
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mi sembra di rivivere discussioni passate...

allora... respira un attimo... calmati... rileggi meglio ComicUs...
cosa noti? hai visto...? attribuisci a me persino interventi di altri...

perché ti devi fare del male così? Non ci tieni alla tua reputazione?
Ancora una volta, come capitato in passato, mi tocca intervenirenon per rispondere a te, che hai perso il controllo, ma per gli altri eventuali lettori.

- Non c'è nessuna coalizione contro Fullcomics, almeno che io sappia. La coalizione non è uno spontaneo fronte comune... Si usino allora altri termini.
- Il Cfapaz non fa parte di nessuna coalizione. E' semplicemente un falso scrivere che il CFapz abbia preso posizioni contro Fullcomics.
Vedasi sito e newsletter che esprimono la posizione ufficiale del Centro.
- Il Cfapaz sostiene Fullcomics. E se verranno risolte le criticità evidenziate, lo sosterrà anche in futuro. E volentieri.
- Le mie posizioni sono personali. Sono critiche su alcuni punti e soo solidali su altri. In particolare sono solidale sul discorso organizzativo. Non è facile mettere in piedi una manifestazione, soprattutto quando non arrivano risorse promesse.
- non avrei mai pensato che il termine enigma avesse una portata così devastante...
- infine, non è per niente vero che questa edizione di Fullcomics sia la mostra mercato più contestata della storia... Non conosci la storia.

Inciso finale: questa polemica sta diventando stucchevole e grottesca, anche per l'eccesso di difesa contro un presunto eccesso di attacco.

E' finita.
E' stato detto tutto quello che può servire per il futuro. Chi ha capito, ha capito. Per fortuna non ho la necessità di rapportarmi con Contedicagliostro ma direttamente con l'organizzazione della manifestazione, con cui prosegue quel dialogo che c'è sempre stato e sempre ci sarà.

Alla prossima, dunque.

ps: giorgio, riprendi il controllo...
avatar contedicagliostro
0
 
 
Caro Michele, chissà come mai non hai accusato chi ha attaccato fullcomics di avere perso il controllo e di avere esagerato come ora stai facendo con me.

Anche questa volta non accetto la tua strategia dialettica che è anche molto maleducata nei confronti della mia persona e irrispettosa delle mie opinioni che sono tutte ben argomentate.

Ti vedo molto in difficoltà ma non mi sorprende. Hai deciso di unirti al coro delle voci contro la manifestazione e ora mi sembra che tu non sappia ben gestire la responsabilità delle tue parole e delle opinioni espresse davanti alle mie critiche ferme e circostanziate preferendo una risposta che tenta di screditare, agli occhi di chi legge, il tuo interlocutore mettendoci in mezzo anche la mia reputazione, altra mossa infelice e inelegante.

Non vedo risposte alle mie domande e tanto mi basta per avere, casomai ce ne fosse ulteriore bisogno, conferme su quanta ipocrisia permei un certo mondo del fumetto italiano a cui io non mi sento di appartenere.

La mia personalissima conclusione di tutto questo è che si è sparato su Fullcomics e su Salvatore Primiceri perchè farlo era facile e non avrebbe danneggiato mai in alcun modo chi lo ha fatto.
avatar MicGin
0
 
 
le tue critiche non sono ferme e non sono circostanziate.

non sono io che ti scredito.
stai facendo tutto te, da solo.

basta fermarsi.
riflettere.
far passare la rabbia.
provare a rileggere le cose scritte.
cercare i punti dove si può costruire, dove si può andare d'accordo.

per esempio all'inizio, nel mio primo commento qui da voi, concordavo su alcune cose.
la finiamo con la polemica e riprendiamo dai punti comuni, per esempio che certi discorsi possono riguardare l'insieme delle manifestazioni italiane?
avatar contedicagliostro
0
 
 
Ma basta Michele... continui a perpetrare scioccamente lo stesso schema dialettico secondo cui io mi sto screditando da solo, sono arrabbiato e mi devo calmare.

Le mie argomentazioni sono dure ma calme e lucide, le tue risposte invece sono assenti.

Sembra che tu non abbia argomenti validi, e forse prova ne è anche il fatto che adesso cerchi di spostare la discussione su riflessioni generaliste sulle manifestazioni italiane. Troppo facile uscirne così.

La domanda iniziale era: perchè fullcomics ha sollevato tutte queste polemiche quando per manifestazioni peggiori non è successo nulla ma anzi abbiamo assistito a interi topic di applausi?

Se non hai una risposta precisa, sei pregato quantomeno di non rispondere con giochetti dialettici psicosociologic i, perchè cà nisciuno è fesso... chiaro il concetto e la domanda? :)
avatar MicGin
0
 
 
Il discorso è molto semplice: quello che sostieni in questo commento non è vero.

Inoltre, mentre ti invito a darti una calmata, continui ad indirizzarmi offese, come l'ultimo "scioccamente".

Non sei capace di confrontarti con altre persone.
E il bello che questa volta avevamo anche diverse posizioni comuni... ma non te ne sei voluto accorgere. Contento tu...

Addio.
avatar contedicagliostro
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Caro Michele, nel tuo continuare a ripetermi che non so confrontarmi con gli altri e che non sono calmo mentre ti scrivo, scorgo la fragilità di chi non ha risposte a domande scomode e si trova in difficoltà.

Io ti ho fatto delle domande, ma non ho ottenuto da te alcuna risposta. Ecco il senso di questo confronto. Altro non ve ne era.

Credo che tu non sia stato in grado di gestire al meglio le reazioni a quanto hai scritto e mostrato sul tuo blog e che ti sei trovato impreparato ad affrontare critiche dure ma leali (quando sarai più sereno ti invito a rileggere per bene quanto ti scrivo e capire che "scioccamente" era indirizzato al tuo modo di fare non alla tua persona).

Prima di salutarti ci tengo a chiarirti che sulla scorta di quanto hai scritto e mostrato sul tuo blog, io e te non avevamo posizioni comuni sulla faccenda, anche perchè io a Fullcomics ci sono stato tu ne parli "de relato".

Arrivederci, Michele. Sono sicuro che in altri confronti ti vedrò più in forma di questa volta.
avatar Rubor
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Ciao Bot... per quanto mi riguarda la penso come te... Certi problemi sono in generale comuni a tante realtà fieristiche italiane e che Fullcomics non è stato il male assoluto. Io da parte mia mi sono trovato bene, sarà che dovevo solo fare il giurato e disegnare, e non avevo né volumi nuovi al seguito, né mostre o incontri col pubblico, se non rivedere i miei amici fumettari e portare mia figlia in gita… Comunque alla fine alcuni che non erano venuti a Lucca a prendersi i miei volumi, sono venuti a Fullcomics… Diciamo che se incassi sia in termini di soldi che aspettative pubblicitarie (incontri e mostre) alla fine certi disguidi o problemi ci passi sopra, vedendo il tutto con sguardo più rilassato. Aggiungo inoltre che, sì, saranno stati riciclati, ma gli stand erano molto confortevoli, spaziosi ed eleganti… senza quelle luci da sala abbronzature che ti impediscono di disegnare. Ad una certa ora c'era un problema con Il riscaldamento, ma lo stesso succedeva in albergo ed in alcuni ristoranti. Che fosse tutta colpa dell'organizzazione di Fullcomics? Saluti
avatar Val70
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Anche se con qualche problema (riscontrabili in tante organizzazioni), personalmente mi sono trovato bene, ed avevo sia un volume nuovo, sia la mostra delle tavole. inoltre ha funzionato il concetto "mostra-acquisto" poichè alcuni acquirenti del volume avevano prima visto le tavole in mostra e successivamente sono scesi a cercare il fumetto. anche io ho avuto un disguido in albergo ma che si è risolto nel giro di pochi minuti e di certo la gentile signora in hotel non aveva nessuna intenzione di "sequestrarmi". anche se io avrei comunque gradito :)


se poi si deve far polemica ad ogni costo...
avatar ro-mario
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posto anche qui, ora che sono riuscito ad iscrivermi (non so cosa sia successo, mercoledì: probabilmente un banale disguido tecnologico... del quale mi scuso, se la colpa fosse mia).

le MIE critiche all'organizzazione (che di quelle degli altri non rispondo) non sono dovute alla scarsa affluenza: il deserto di questi tre giorni è ingiustificabile, ma facciamo finta che può capitare e che è tutta colpa della neve... e nemmeno alla scarsa partecipazione agli incontri: purtroppo capita spesso.
quando parlo di "autori abbandonati a sè stessi" sto parlando di Gerasi e Barzi che, dopo essere stati contattati perché "sul vostro libro vogliamo puntarci di brutto", si vedono protagonisti di una mostra che consiste in una decina di tavole presentata da una sola didascalia con scritto semplicemente "Sergio Gerasi": nemmeno un cenno al libro da cui sono tratte. Gerasi e Barzi che hanno aspettato per un paio d'ore che qualcuno dell'organizzazione spiegasse loro in quale sala doveva avvenire la presentazione di G&G programmata il sabato pomeriggio: alla fine l'hanno dovuta trovare da soli, ed era chiusa a chiave.
sto parlando di Spataro che ha chiesto ovunque, inutilmente e per almeno un'ora, di poter parlare con Salvatore.
sto parlando di Marco Turini che doveva effettuare una dimostrazione di body painting il sabato alle 15,00 e non è riuscito a parlare con nessuno in grado di spiegargli dove farla. Solo alle 18,00 un collaboratore di Salvatore si è fatto vivo, dicendogli che era tutto a posto e che poteva iniziare quando voleva (ma dove?)... perché c'era in ballo anche il compenso per la ragazza, promesso e non ricevuto.
sto parlando dei workshop della doubleshot, svoltisi su un prato perché la sala era chiusa a chiave.
in tutto questo caos, l'unico punto di riferimento PER TUTTI è stato lo stand di Comic House.
e sì: sono uno di quelli che difenderebbe Daniele e Valentina ad oltranza. E -non solo- per amicizia, ma soprattutto perché ho visto come si sono sbattuti dal giovedì sera alla chiusura della fiera, cercando di far sentire tutti a proprio agio.
mi dispiace per i problemi di salute di Salvatore ma non è possibile che, in una fiera del genere, tutto salti per l'indisposizione di una persona.

p.s.: ho partecipato alle ultime tre edizioni di Fullcomics. Non ho mai fatto vendite eccezionali, ma non ero mai tornato a casa con la sensazione di "mala organizzazione" che ho avvertito -forte- in ogni secondo di questa edizione. Giusto per dire che non critico Fullcomics perché non fa parte del "giro" degli eventi sciccosi, altrimenti non ci sarei mai andato e, soprattutto, non ci sarei mai tornato: la critico perché quest'anno non ha funzionato davvero niente e l'organizzazione è latitata, dal primo all'ultimo giorno, come non mi è mai capitato di vedere in nessun'altra fiera."

curioso non ci si renda conto che quello che ha fatto esagitare gli animi è stato proprio un editoriale di FdA, che sapeva tanto di scaricabarile tirando in ballo le persone che, più di tutte (almeno per noi che eravamo dislocati all'ingresso della fiera), hanno cercato di tappare le falle di questa edizione, convincendo anche alcuni standisti -me compreso- a non tornarsene a casa il sabato sera:

"Anche le altre edizioni di Fullcomics erano attente agli autori, anche le altre edizioni di Fullcomics erano ricche di ospiti e mostre e con un programma interessante, e non è la presenza o meno di una fumetteria tra i consulenti della manifestazione, ad aver modificato le cose.

O meglio, forse le ha modificate, ma da quel che mi è parso di capire, non certo in meglio, visto che arrogarsi il ruolo di organizzatore, quando organizzatori non si è, non contribuisce certo a far svolgere in modo sereno una manifestazione.

Ma sono sicuro che le persone di buon senso si renderanno conto che comportarsi in modo arrogante non porta alcun beneficio a Fullcomics, e soprattutto che Fullcomics può benissimo andare avanti senza di chi crea problemi."


ho criticato Fullcomics: sì, e niente di quello che ho letto in questi giorni mi ha fatto cambiare idea.
mi sono accanito? forse. Ma ho apprezzato il comportamento di Salvatore Primiceri, che ha risposto alle critiche senza nascondersi e ammettendo di aver commesso degli errori. Certi articoli e certi post, invece, li ho trovati ingiustificati ed ingiustificabili: è difficile convincersi che non c'è alcun complotto nei confronti di qualcosa o qualcuno (ma a me cosa verrebbe in tasca, se Fullcomics non si svolgesse più?).
Poi, per me si poteva risolvere tutto con: "sì, è andata male, ci impegneremo di più la prossima volta": anche il mio atteggiamento sarebbe stato completamente diverso.
avatar contedicagliostro
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Quote:

Poi, per me si poteva risolvere tutto con: "sì, è andata male, ci impegneremo di più la prossima volta": anche il mio atteggiamento sarebbe stato completamente diverso.


Che poi è il succo di quanto detto dall'organizzazione sia durante lo svolgimento della maniestazione, che nella dichiarazione conclusiva, che nell'intervista finale rilasciataci:
http://www.fumettodautore.com/fullcomics-2010/806-fullcomics-6-lintervento-conclusivo-degli-organizzatori
http://www.fumettodautore.com/fullcomics-2010/814-il-signor-fullcomics-2-ovvero-dopo-la-tempesta-intervista-a-salvatore-primiceri

Ma ormai son dettagli anche questi.
avatar ro-mario
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ma infatti: secondo me quello che ha davvero scatenato le polemiche sono stati gli editoriali di questo sito.
di fiere andate male ce ne sono dappertutto, e se non se ne parla male non è perché c'è una coalizione anti-Fullcomics (che, davvero... che senso avrebbe? a chi farebbe comodo?). A me, una bella fiera del fumetto (che sia organizzata a Piacenza, a Sarzana o sugli anelli di Saturno) fa sempre comodo.
avatar contedicagliostro
0
 
 
Vabbè... siamo al capovolgimento dei fatti avvennuti... adesso le polemiche sono colpa di questo sito non di chi ha raccontato cose inesistenti e mostrato foto strumentalizzate... Ma per favore.... "Coalizione" era una provocazione.

Facciamo l'elenco delle persone che hanno parlato volutamente male e faziosamente di fullcomics e poi elenchiamo tutti i vari collegamenti che ci sono tra di loro così ci diamo una chiarita del perchè tizio appoggia caio, invece di fare le verginelle che cercano di usare Fd'A per addossargli le colpe delle loro magagnucce?
avatar ro-mario
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mi fai l'elenco delle "cose inesistenti" scritte?

p.s.: io non ho nessuna "magagnuccia" da nascondere. Se pensi che ne abbia, puoi elencarle anche pubblicamente.
avatar contedicagliostro
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1) tu stesso hai rilanciato la foto pubblicata dal blog di Faraci sul forum di Comicus presentandola come la foto della sua conferenza. Ma non lo era. Lo stesso ha fatto la Raule sul tuo blog. E siamo dovuti intervenire noi per far confermare a Faraci che non lo fosse.
2) le foto pubblicate da Daveti sul suo blog si riferiscono a venerdi mattina prima dell'aperetura. Prova ne è che si vedono i cestini sopra i tavoli. cioè la posizione che avevano di partenza quando arrivavi allo stand. Quindi cosa devo pensare che le foto sono state messe in malafede per far vedere ciò che non è stato, visto che di foto ve ne abbiamo mostrare altre e cestini sui tavoii e stand abbandonati non ce n'erano?
3) la storia che gli autori sono stati abbandonati a se stessi o che non sono proprio venuti è una bufala. Il reportage di Fumetto d'Autore dimostra l'esatto contrario.
4) non è vero che l'organizzazione è scappata da Sarzana, visto che sono stati a smontare la fiera fino alle 15 del lunedi. Qualcuno sta mettendo in giro strane voci a Sarzana come suggerisce l'ultima notizia che abbiamo rilanciato.

A proposito del termine "Coalizione" che vi ha tanto turbato a tutti quanti.
Tu stesso sul forum di Comicus hai detto:
"il sabato sera, insieme ai ragazzi della Double Shot ed altri quattro/cinque standisti, ero tentato di smontare tutto e andare a casa". Quindi tu stesso hai raccontato che c'erano dei comuni intenti di contestare l'organizzazione, che poi sono stati rilanciati nella blogosfera. Chiamali "coalizione", chiamali come vuoi, ma un'alleanza di intenti c'è stata e continua a esserci.
avatar ro-mario
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1) la foto apparsa sul blog di Faraci è stata scattata domenica alle 14,16. Da programma, l'incontro doveva iniziare alle 14.
2) non so quando siano state scattate le foto di Daveti, ma ti posso assicurare che alcuni standisti sono arrivati nel tardo pomeriggio di venerdì o addirittura il sabato, e i cestini erano ancora sopra i tavoli. Nulla di grave: capita anche in altre fiere e nessuno ne fa un dramma.
3) Davide Barzi, Sergio Gerasi e Marco Turini sono stati abbandonati a sè stessi. Questo è un fatto che nessun reportage può confutare. Parlo di loro perché se ne sono lamentati con me. Su Simeoni che non è venuto: io ho scritto di non averlo visto. Non ho guardato il filmato, ma se mi dite che c'era vuol dire che, nonostante io fossi all'ingresso e conosca Sime da più di quindici anni, me lo sono lasciato scappare. Bastano le scuse?
4) di questo non ne so nulla.

per la "coalizione": capita spesso, quando gli standisti non sono soddisfatti di come è organizzata una fiera, che inscenino una qualche protesta. Era successo anche all'infausta edizione di Torino Comics... E' ovvio che, avendo lo stand attaccato a quello della Double Shot, io ne abbia parlato principalmente con loro.
Chiamala come ti pare, basta che sia chiaro che non c'era -almeno da parte mia, ma mi sentirei di garantire anche per la DS- nessun astio pregiudiziale verso Primiceri, Fullcomics o chiunque altro.
avatar contedicagliostro
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1) la conferenza di Faraci è andata in ritardo rispetto all'orario previsto, quindi. 2+2 non fa sempe 4, hai detto una imprecisione, come ne hai dette altre. Capita. Quella NON è la foto della conferenza di Faraci. Dire che quella è la foto della conferenza di Faraci è dire una falsità. La foto della vera conferenza di Faraci l'abbiamo pure pubblicata..
2) Solo che nessuno sinora di nessuna fiera ha mai fatto vedere le foto degli stand da allestire spacciandole per foto della fiera in corso. Ma son dettagli anche questi.
3) Vedasi 1) per quanto riguarda Simeoni. Tra poco cosa dirà qualcuno? Che ce la siamo inventata l'intervista a Simeoni? Impossibile perchè la news l'ho fatta io stesso e sono io stesso che ho parlato quasi 1 ora con lui e c'era pure Scuzzarella di 001. Per la storia degli autori abbandonati a se stessi... ma in cosa corrisponde esattamente questo abbandono? Cosa avrebbe dovuto fare l'organizzazione? Fornire hostess? Cocktali di benvenuto? Buffet? Spiegami meglio, perchè in 5 anni di fiere solo a fullcomics 2010 è stata la prima volta che sento questa storia degli autori abbandonati a se stessi.
4) No? Eppure il primo ad avere detto che l'organizzazione è scappata da Sarzana è stato sempre Daveti sul suo blog.

No, non penso che ci sia astio pregiudiziale in questa storia, ma che tutto nasca dal volere stare dalla parte degli amici nonostante tutto, infatti è palese che le opinioni di alcuni, a parità di situazioni cambiano a secondo di chi organizza.

Vedasi eventi organizzati dagli amici e dagli amici degli amici, con contratti farlocchi, organizzazioni arrangiate, corridoi vuoti, e visitatori reali corrispondenti alla metà di quelli dichiarati ma di cui le anime belle del fumetto italiano hanno sempre parlato bene e non si sarebbero mai sognato di mostrare o raccontare le brutture che hanno vissuto in fiera.
avatar ro-mario
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1) io ero allo stand, non alla conferenza: mi scuso se ho scritto qualche imprecisione, ma ho riportato quello che Tito mi ha detto. Forse voleva essere autoironico;
2) quelle foto si riferiscono al venerdì, quando la fiera era già in corso.
3) se mi dite che Simeoni c'è stato, non ho nessun motivo per credere che non sia vero. Per quanto riguarda gli autori abbandonati a sè stessi: "Gerasi e Barzi che hanno aspettato per un paio d'ore che qualcuno dell'organizzaz ione spiegasse loro in quale sala doveva avvenire la presentazione di G&G programmata il sabato pomeriggio: alla fine l'hanno dovuta trovare da soli, ed era chiusa a chiave": pensavo l'avessi già letto...
4) forse ti sfugge: io NON SONO Daveti. L'ho conosciuto a Sarzana e, dopo Fullcomics, non l'ho più sentito. Ho letto il suo blog solo un paio di volte, dopo che era stato linkato da qualche parte.

"è palese che le opinioni di alcuni, a parità di situazioni cambiano a secondo di chi organizza": spero sia altrettanto palese che non gradirei essere inserito tra quegli "alcuni".
avatar contedicagliostro
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1) Ti credo senza alcuna riserva e ci mancherebbe che non fosse così. Certo se uno fa una battuta e tutti la pigliano sul serio iniziando il passaparola sulla stessa foto convinti da chi l'ha scattata che sia ciò che non è, ci si aspetterebbe almeno che costui intervenisse per chiarire per bene la cosa a chi continua a raccontarla "de relato" per ciò che non è. Ma non si può sempre avere tutto.
2) Ma anche no, visto che sono stato proprio io a dire all'organizzazione all'apertura al pubblico di venerdi di levare i cestini dai tavoli proprio perchè avrebbero potuto trasmettere una "brutta" impressione.
3) L'evento di Barzi e Gerasi era preceduto da Milazzo, e Milazzo non si è perso... e nemmeno il pubblico che ha visto il suo incontro. Anche qui credo che ci siano stati incomprensioni che forse un maggiore spirito di iniziativa avrebbe risolto. Io ho fatto una presentazione davanti a 5 persone, la sala me la sono trovata da solo e lucchetti non ce ne erano.
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Mercoledì, 28 Luglio 2010 18:41
[28/07/2010] - Dopo RIMINICOMIX 2010: A conclusione della manifestazione siamo andati ad intervistare uno degli organizzatori nonché coordinatore di Riminicomix, il vulcanico Egisto Quinti Altri...

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Eslcusiva » Jaime Rodriguez: todo mi Planeta

Ebbene sì. Ci siamo detti “Ma come mai si parla tanto di Planeta, di Alastor, di  Magic, di casini vari, e non si va direttamente alla fnte, per chiedere alla  PLANETA cosa stia succedendo?”, e così, detto fatto, ecco l’intervista a Jaime  Rodriguez, direttore editoriale di Planeta De Agostini, che ringraziamo per la gentilezza e la  disponibilità. Alastor, le edicole, le librerie, prodotti francesi, nuove iniziative editoriali, archivi, legine, e molte altre cose. L'intervista è stata condotta dal nostro direttore Alessandro Bottero in inglese e sono state riportate, oltre alla traduzione italiana, tutte le risposte così come sono state date da Jaime Rodriguez. Tutto questo, e molto altro, in un’intervista esclusiva realizzata da Fumetto d’Autore che potete leggere integralmente QUI.

 

Interviste: Maurizio Rosenzweig, Andrea Mazzotta e Davide Caci

Nelle ultime due settimane Fumetto d'Autore ha intervistato per voi Maurizio Rosenzweig, Andrea Mazzotta e Davide Caci. Il talentuoso disegnatore italiano, il direttore editoriale della Nicola Pesce Editore e il responsabile di ReNoir Comics ci hanno raccontato molteplici aspetti delle loro attività e del mondo del fumetto in generale. Dall'intervista a Maurizio Rosenzweig: La tua storia personale è ricca di collaborazioni e cammei con grandi nomi dell'editoria italiana. Con chi di loro ti è piaciuto di più lavorare? Hai qualche aneddoto al riguardo?e sopratutto con chi vorresti fare “team up” in futuro? Cacchio...sì...ho avuto a che fare con grandi autori, a mio parere: alcuni di questi sono stati una grande scuola su come si fa un certo tipo di fumetto e gli sarò per sempre grato. Fra gli ultimi mi viene in mente il lavoro fatto con Schiavone per la MAGNIFICA OSSESSIONE, dove ho costruito la storia su di una sua scaletta molto lineare, e che ho trovato molto divertente, oltre che formativa. è un ottimo critico e sa sempre come portare a segno un buon consiglio. (...) L'intervista completa la potete leggere QUI.   Dall'intervista ad Andrea Mazzotta: Stringiamo ancora di più il campo. Progetti futuri  della Nicola Pesce riguardo Jacovitti? Non dirmi  che  Beppe & co. è stato solo un episodio  isolato. Non puoi  farmi questo! Eheheh…non sono così pazzo da farti arrabbiare Alessandro. Tieni d’occhio uno dei blog fumettistici più popolari d’Italia e presto avrai succose notizie! L'intervista completa la potete leggere QUI.   Dall'intervista a Davide Caci: Che  parametri segue ReNoir per valutare eventuali proposte di autori italiani? O per scegliere un titolo estero? Cosa cercate, e perché un titolo magari non vi convince? La conditio sine qua non perché un titolo interessi la ReNoir è che... ci piaccia. Tolta di mezzo la tautologia, sicuramente teniamo sempre un occhio puntato sull’avventura. Un fumetto, per quanto ci riguarda, deve essere avventuroso, divertire, intrattenere, ma anche emozionare. Quando selezioniamo un titolo di produzione italiana – fermi restando i parametri di cui sopra – tentiamo di ragionare anche in ottica internazionale: in quanto agenti, tentiamo di divulgare le produzioni dei nostri autori anche in altri paesi d'Europa, che talvolta hanno tradizioni molto differenti dalle nostre. Ciò detto, siamo decisamente onnivori, e penso che il nostro catalogo lo dimostri: abbiamo fumetti molto differenti tra loro. L'intervista completa la potete leggere QUI.

Off Topic

 

Roberto Recchioni: l’oracolo infallibile del fumetto italiano.

di Giorgio Messina Incipit matematico: dal 14 settembre 2009 all’8 luglio 2010 su fumetto d’autore sono stati pubblicati 1390 articoli tra editoriali, news, interviste, articoli di approfondimento, recensioni e vignette. Gli editoriali e gli articoli scritti da Alessandro Bottero sono 73, quelli scritti dal sottoscritto sono 17, con quello che state leggendo. 73+17=90 1390-90=1300 Svolgimento (ovviamente stupido): L'altro ieri, 7 luglio 2010, apprendo dal blog di Roberto Recchioni.che io e Alessandro Bottero scriviamo “stupidaggini” su Fumetto d’Autore e questo è il motivo per cui il sito si troverebbe “nel pozzo”. Fuor di metafora, Recchioni però non argomenta riguardo al fatto che scriviamo stupidaggini. Il giudizio è secco, quasi tagliato con l'accetta, e il consiglio per risolvere il problema lo è ancora di più: “un passo indietro per farne dieci avanti”. Insomma per quello che noi (perché parafrasando Forrest Gump, stupido è chi cose stupide scrive…) “stupidi” possiamo capire, la rock star del fumetto italiano ci invita a stare zitti. Per Roberto noi non scriviamo nella nostra completa libertà e onestà intellettuale, argomentando le tesi sostenute con dati controllati, riscontrati e iscontrabili. Siamo faziosi, utilizziamo la retorica del perseguitato e siamo artatamente polemici.  Saltiamo rapidamente il fatto che accusare qualcuno di essere fazioso, cioè settario, e contemporaneamente accusarlo pure di usare la "retorica del perseguitato" è trascendere persino la figura retorica del chiasmo, travalicandone anche quello più ardito. Mettere insieme l'accusa di settarismo e quello di volere fare le vittime ad oltranza è volere a tutti costi incastrare insieme un mattoncino Lego e un mattoncino Tente. Ma va bene così. Lavorare e vivere con le parole, come fa Roberto Recchioni, non significa che bisogna necessariamente metterle in fila una dietro l’altra con una coerenza semantica. Così come la metafora del pozzo più essere intesa anche in un'altra maniera da noi “stupidi” (mortali). Il pozzo è anche immagine di risorse, non solo di isolamento, e come diceva Nanni Moretti, le parole sono importanti. Ma non per tutti. Men che meno per chi scrive stupidaggini. Nell’intevento di Roberto Recchioni, che non risparmia giudizi sia positivi che negativi su nessuno degli altri siti on line dedicati alla critica e all’informazione sul fumetto (ma a nessun altro viene fatto l’invito a "tirarsi indietro"…), c’è comunque una notizia e di quelle succose, di quelle che fanno tremare i polsi anche ai bloggher più incalliti. Roberto Recchioni ha compiuto un altro passo nella scala evolutiva della comunicazione on line. Si è definitivamente lasciato alle spalle lo status di rock star del fumetto italiano di cui sopra, e adesso è diventato "l’Oracolo infallibile del fumetto italiano". Lui sa. Non solo come si fa lo sceneggiatore. Non solo come si scrive Dylan Dog, John Doe o una miniserie a colori per Bonelli, (tra campi, controcampi, dida e chiusure di storie "alla Chiaverotti" ma con idee tutte postmoderne, sviluppate rigorosamente con l’ausilio di hardware con la mela dentro, forse per non sentirsi mai un estraneo in paradiso...). Lui sa tutto il resto. Sa chi siamo e come siamo. Conosce la vita, l’amore e le vacche, che riempiono questo piccolo mondo antico del fumetto. E ne è Oracolo infallibile, appunto. Perché lui non scrive stupidaggini. Per (auto)definizione. E noi siamo stupidi per (sua) definizione e dovremmo stare zitti. Oggi, 9 luglio 2010, invece a stare zitto è Roberto nostro. Sciopera. Aderisce alla campagna: “DIRE NO AL DDL ALFANO COL SILENZIO IN RETE USCIRE DAL SOMMERSO DIFFUSO E DAR MAGGIOR FORZA ALLA  PROTESTA CONTRO LA  LEGGE BAVAGLIO”. Dall’alto della stupidità riscontratami da Roberto Recchioni, io, stupido signor nessuno, notoria anima nera del fumetto italiano, penso che sia abbastanza stupido che prima si inviti qualcuno a stare zitto e poi il giorno appresso si aderisca alla protesta contro la cosiddetta “legge bavaglio”. Insomma, non vuoi il bavaglio ma inviti gli alti a metterselo da soli perché secondo te scrivono stupidaggini. Spero vivamente che a pensarla come me non sia nessuno dei nostri cari 500 lettori giornalieri (di media). Non vorrei mai che la mia stupidità si diffondesse tra di loro per la proprietà transitiva a cui nessuno di noi può sottrarsi. Forse nemmeno l’Oracolo del fumetto italiano. Chiusura (altrettanto stupida): Facendomi una ragione che scrivo solo stupidaggini, per esplicare meglio quello che penso a proposito del giudizio di Roberto Recchioni riguardante la mia persona, questo sito e ciò che vi scrivo, chiudo scusa al lettore se non mi inerpicherò oltre per manifesta stupidità e mi permetto di prendere in prestito una risposta di Maurizio Rosenzweig, tratta proprio da un’intervista di Fumetto d’Autore curato dal bravo Francesco Murrone. Se non sbaglio non hai ancora né un blog né un sito a te dedicati, come mai?ed inoltre cosa pensi di questo fenomeno (quello dei blog per l'appunto)? Mah...presto me ne farò uno, ma solo per metterci dei disegni. Vorrei evitare questa cosa che va tanto di moda nei blog di creare spazi di critica, per la maggior parte sterile, autoreferenziale  e portata avanti da individui senza gli strumenti necessari. Trovo orribile e da vigliacchi anche questo sentenziare sul lavoro e sugli errori di qualcuno senza metterci la faccia, perché sei certo che un bel pugno in faccia non te lo puoi prendere, se scrivi al sicuro nella tua cameretta. Poi, quando questi tizi si incontrano, ed ero presente, non si guardano neanche negli occhi e sono lì a cercare  tutti i modi per evitare di prendersi la responsabilità della loro malacreanza e molestia; facessero solo informazione, sarebbero utili...se creassero terreni di discussione sani e rispettosi, sarebbero un toccasana per la comunicazione, invece guarda ad esempio che è successo attorno a Luttazzi...e prima tutti lì leccargli gli slip e fargli monumenti; all’improvviso è diventato il peggio furfante della televisione...e intanto questi scaricano film e musica. Se lo meritano Avatar, ‘sti tizi, che è anche a causa loro che escono filmacci di quel tipo che con il loro vuoto pneumatico ammazzano il cinema di genere. Se tirassimo fuori i nomi di tutti quelli che hanno copiato qualcuno, non si salverebbe nessuno... Però se ne hai Blog interessanti da segnalarmi, ci vado. Al momento non ne seguo nessuno. Aspetta....ne ho due che mi piacciono: quello di Crippa, elegante come lui, e quello di Ponticelli. Trovo che sia molto onesto e pulito. Aspetto di vedere quello di Cremona, che sarà senz’altro figo. Gli altri mi sembrano solo tentativi di accumulare tesserati al proprio partito per dilatare ego che andrebbero in briciole, altrimenti. La foto a corredo d questo articolo ritrae Roberto Recchioni ed è tratta dal suo blog. Aggiornamento - 11/07/2010 Roberto Recchioni risponde così. Caro Roberto, voglio tranquillizzarti. Non me la sono presa per il tuo giudizio, nemmeno vedendo che nelle ultime ore che il mio nome ha fatto il giro di blog e forum accostato al giudizio che io scrivo stupidaggini. Con questo pezzo (ironico, come era ironico il decalogo del bravo editore di Bottero) ho esercitato il mio diritto di replica,  come hai fatto tu adesso,  però un consiglio, a questo punto, vorrei dartelo anche io, che come dici tu scrivo "stupidaggini" Fai un passo indietro dal dare patenti di stupidità e certificati di giornalismo. Sei  molto più bravo a fare lo sceneggiatore  di fumetti che l'Oracolo del fumetto italiano, ruolo che sembra sia ancora al di sopra delle tue possibilità attuali, e che porta anche te a scrivere "stupidaggini" e a rispondere ad un signor nessuno come me, con cui uno come te non ha alcun lustro da  guadagnarci nel farci polemica, potendo tu tenere testa a quelli che veramente contano nel panorama del fumetto italiano. Ma se proprio non ce la fai a sopportare le "stupidaggini" che scrivo, non è che sei obbligato a leggerle... così come non si è obbligati a fare l'editore o l'autore di fumetti o l'Oracolo del fumetto italiano. Pietra sopra. ps: Casomai tu non dovessi accettare il mio consiglio sono sicuro che il motivo per cui non lo accetti è lo stesso motivo per cui io non ho accettato il tuo.

Crtica d'Autore

 

Fullcomics e Mantova Comics cancellate da Wikipedia

di Salvatore Primiceri* Riceviamo e pubblichiamo. Lo "Sbazzone" si é abbattuto su Fullcomics e anche su Mantova Comics. Niente paura, non si tratta di un uragano fuori rotta verso l'Italia o di uno tsunami o del prossimo virus suino su cui spendere milioni di euro di vaccini o di chissà quale altra catastrofe ma semplicemente di uno degli utenti moderatori dell'enciclopedia on-line wikipedia, un'enciclopedia che si definisce "universale e libera". Universale nello scrivere e libera di censurare e tagliare, diciamo noi, col risultato che non é universale nemmeno per chi legge. Sbazzone é un nickname come avrete capito, uno dei tanti nick curiosi con cui si firmano gli utenti che "controllano" e "assicurano" la crescita qualitativa dell'enciclopedia applicando un regolamento rigidissimo, degno della peggior burocrazia amministrativa degli anni '80 con la differenza che viene esercitata attraverso internet, il quale dovrebbe essere strumento di semplificazione, di dialogo e soprattutto di Libertà con la L maiuscola. Invece, in nome di questa presunta libertà, almeno in wikipedia, può succedere che un utente moderatore si imbatta in una voce che a lui risulti sgradita, pur esistente in enciclopedia da anni, e decida di cancellarla senza sforzarsi nemmeno di addurre motivazioni argomentate o di consentire agli autori di interloquire. E così che la voce Fullcomics, che riportava con precisione la lunga e autorevole storia della manifestazione, aggiornata costantemente da un gruppo di utenti molto esperti di fiere di fumetto, é stata spazzata via da Sbazzone col consenso di altri nick complessi e difficili da ricordare, con la motivazione "fiera recente e come tante altre". Stessa motivazione ha colpito la voce "Mantova Comics" che non era però gestita dallo stesso gruppo di autori e su cui lasciamo l'eventuale commento ai suoi organizzatori, come é giusto che sia, pur affermando senza dubbio che Mantova Comics costituisce un evento di grandissima importanza nel settore e di assoluta originalità. Per quanto riguarda la nostra Fullcomics, invece, pensiamo che tutto si possa dire fuorché che sia una fiera come le altre (i suoi contenuti e la sua mission sono stati sempre una novità apprezzata nel mondo del fumetto per tanti motivi che chi la conosce li sa) e il fatto che sia recente (sette anni non sappiamo se sono pochi) non significa che non abbia conquistato una rilevanza nazionale. La cosa assai grave di tutto questo é che nonostante gli autori della voce Fullcomics abbiano tentato un dialogo con il moderatore e poi anche aggiornato la voce confortandola di fonti giornalistiche autorevoli e nazionali, lo stesso non rispondeva se non una volta con codici e linguaggio incomprensibili e apostrofando gli autori della voce come "manovratori e alteratori del consenso". Di fronte a simile provocazione gli autori hanno poi etichettato come ignorante (che non é offesa ma solamente definizione di colui che ignora) e maleducato lo Sbazzone che ha espulso gli autori da wikipedia, sfoggiando una serie di cartellini e codici che ci chiediamo se Sbazzone sia un essere umano o un cervellone automatico. Di fronte a questa storia ci sarebbe solo da ridere. La storia della manifestazione verrà riportata sul sito ufficiale dell'evento e Fullcomics non ha certo bisogno di essere citata né tantomeno giudicata con tale superficialità e pubblicamente su wikipedia. L'evento si svolge ogni anno e il pubblico che frequenta la manifestazione si é fatto o potrà farsi un'idea propria. Liberi di parlarne bene, male, di andarci o non andarci, di considerarla diversa o uguale alle altre ma non va oggettivamente bene che si impedisca di parlarne o si tenti di screditarla sfruttando un misero potere burocratico di una comunità on-line. Il fatto é che in Wikipedia non viene applicato sempre il buon senso. Il moderatore dovrebbe educare la comunità al fine di crescita del progetto enciclopedico cancellando le voci inventate, le informazioni che non hanno alcuna rilevanza, le informazioni palesemente errate e non verificabili ma non ciò che é facilmente provato facendo anche una semplice ricerca internet. Alcuni moderatori di Wikipedia si imbattono in dispute assurde con gli utenti solo perché viziati da una scarsa conoscenza delle cose su cui vanno ad operare (oppure da conflitti ideologici e di interesse nei casi più gravi) ma poi hanno ragione sempre loro perché con un colpo di clic ti puniscono. Il misero potere li rende grandi e lo sfoggiano entusiasti senza nemmeno rendersi conto della brutta figura rimediata dal non saper distinguere Umberto Eco da una patatina fritta. E guai se tenti di spiegar loro che c'é una differenza... *Ideatore e organizzatore di Fullcomics.

Autori e Anteprime

 

Intervista a Davide Caci: tutti i segreti del “Re Nero”!

Al palmarés di Fumetto d’Autore mancava Davide Caci, giovane saggista/tuttologo/consulente, che  da poco ha preso a lavorare in pianta  stabile per ReNoir, casa editrice poco considerata in giro, ma che offre pubblicazioni di ottimo livello. Il giovane Caci (che non è il titolo di un film), ha acconsentito a questa intervista, senza sapere in quale mani si stava cacciando. Ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro. Ecco a voi Davide “ReNoir” Caci! Pare di capire che tu abbia iniziato a collaborare con ReNoir in una veste di un certo peso. Visto che di ReNoir si parla poco in giro, malgrado un catalogo di tutto rispetto, puoi tracciare per Fumetto d’Autore, una panoramica sulla casa editrice e sulla sua filosofia editoriale? Premetto che hai colto nel segno. Di ReNoir (casa editrice nata a fine 2006) si parla pochissimo, nonostante una crescita costante, e un catalogo corposo, composto da titoli di alta (talvolta altissima) qualità. In tal senso, con il CEO Rosanna Brusco e l’art director Giovanni Ferrario, si è pensato di rafforzare molto la comunicazione, affidando a Davide Barzi – storico del fumetto, cartoonist, deus ex machina – l’incarico di occuparsi dell’ufficio stampa della casa editrice. Ciò detto, rispondo alla tua domanda: in poco più di tre anni di storia, la ReNoir ha portato avanti una strategia editoriale abbastanza definita, basata sul fumetto d’avventura, declinato con toni e intenti differenti (sorridere, riflettere, ricordare...). All’insegna della differenziazione, poi, stiamo sviluppando delle nuove collane: una dedicata al fumetto per ragazzi (quasi inesistente, in Italia) e una di libri per bambini. Il nostro catalogo è vario, non ci facciamo mancare nulla: fumetto americano, bande dessinée, produzioni italiane, manhwa e fumetto europeo. Se parliamo di filosofia editoriale, cito quanto scritto sul nostro sito web: siamo una casa editrice giovane ed entusiasta, con l'esigenza di una grande qualità. Questa esigenza si ripercuote su ogni nostra mossa: dalla scelta dei titoli alla lavorazione. In effetti, ciò che ho sempre apprezzato da lettore è la cura che si vede in ogni volume: non a caso, abbiamo svolto e svolgiamo lavori di service editoriale per alcune realtà importanti (cito, su tutte, la Mondadori). Veniamo  a te. Davide Caci. Chi sei, che  fai, che hai fatto, che farai, e soprattutto… perché lo fai? Chi sono? Risponderei “uno studente di giurisprudenza”, ma penso che solo un paio di persone capirebbero la battuta. Quindi dico che sono un giovane che ha voglia di fare, e che ha avuto la fortuna di riuscire a trasformare la propria passione in lavoro. Quando, nel 2005, ho iniziato a muovere i primi – timidi – passi nel mondo del fumetto (con la rivista Mondo Japan, e con la nascita di una splendida collaborazione con Carlo Chendi), ero veramente un ragazzino. Eppure, ho trovato persone (Chendi in primis) che hanno creduto in me, e mi hanno consentito di crescere (processo ben lungi dal terminare, comunque...). Questo è il mio principale stimolo per tentare di fare sempre meglio: ripagare chi ha riposto fiducia in me, e rispondere con i fatti a chi mi ha messo i bastoni tra le ruote. Oggi, oltre che Foreign Rights Manager e redattore presso ReNoir – attività che porta via il 99,9% del mio tempo – sono redattore presso l’agenzia di informazione giornalistica afNews di Gianfranco Goria, e collaboro con Scuola di Fumetto e Fumo di China, portando avanti, nei ritagli di tempo, la mia attività di saggista e sceneggiatore (più qualcosina di extra-fumettistico; e mettiamoci pure l’università, va’!). Fino a “ieri” (e talvolta càpita ancora oggi), ho collaborato come freelance con diversi editori – Planeta DeAgostini, Comma22, Coniglio Editore, Iacobelli Editore, Tunué, 001 Edizioni – in veste variabile di critico, traduttore, curatore editoriale, sceneggiatore. Sono stato tra i fondatori dell’Associazione Culturale Rapalloonia! (di cui ho ricoperto il ruolo di segretario fino a inizio 2010), e sono membro del comitato direttivo dell’Anonima Fumetti – Associazione Italiana Professionisti del Fumetto. Cosa farò? Continuerò a scrivere, nei ritagli di tempo: ho intenzione di proseguire la mia attività giornalistica/critica/saggistica, ma anche di scrittura creativa. A oggi ho firmato per altri tre saggi (e mezzo) e altri due fumetti, ma molto ancora si sta muovendo... Ho scritto anche due storie brevi (rispettivamente una e nove pagine), che saranno pubblicate su due riviste: una da libreria (per i disegni dell'eccellente Fabio Pochet) e una per l'edicola (la storia è stata realizzata con il mio geniale collega Ennio Bufi). Concludo la kilometrica (sic!) risposta: perché lo faccio? Ne ho appena parlato sul mio blog! :) Banale, semplice, ma vero: perché mi piace. Il fumetto è una mia grande passione, e sento che questo mondo – con tutti i suoi pregi e i suoi difetti – faccia per me. Molto ho imparato, molto ancora ho voglia di imparare... Al NapoliComicon 2010 abbiamo visto alcune novità molto interessanti allo stand Renoir. Puoi parlarci un poco dei progetti futuri 2010-2011 della casa editrice? Il leitmotiv del nostro lavoro degli ultimi mesi è «diversificazione». Stiamo lavorando per ampliare sempre di più i nostri confini. Al Salone Internazionale del Libro di Torino abbiamo portato, in anteprima, Il Risveglio dello Zelfiro, di Karim Friha: si tratta del primo libro di una collana dedicata ai ragazzi, cui faranno seguito alcuni titoli di scuola anglo-americana, francese e italiana. Per l'inizio del prossimo anno, arriveranno in libreria i primi libri di una collana per bambini che stiamo sviluppando (sarà composta da titoli stranieri e interessanti produzioni italiane). Stiamo proseguendo poi la collaborazione con i nostri partner storici, e portando avanti le serie iniziate, americane e francesi. Per le americane penso ad Atomic Robo (che, con il terzo volume, ha raggiunto livelli qualitativi altissimi), Courtney Crumrin (titolo opzionato dalla Dreamworks per un lungometraggio), The Damned e altri... Per i francesi, penso soprattutto ai titoli umoristici (Tony e Alberto, Root, e una nuova serie della Soleil) e al premio jeunesse ad Angoulême 2010, Lou!. Proprio in questi giorni stiamo riprendendo la pubblicazione dei fumetti orientali che, per una serie di vicissitudini, erano fermi da qualche tempo. Concludo con qualche titolo: visto che sui cataloghi ne abbiamo già parlato, ti posso dire che pubblicheremo un romanzo a fumetti che racconta le avventure di un giovane James Bond, una poetica rivisitazione di un classico, disegnata da un'artista coreana dai toni miyazakiani, e, per concludere, un romanzo a fumetti (in uscita a Novembre) molto toccante, dedicato a una tematica delicatissima: la violenza contro le donne. Nel 2011 in particolare dovrebbe essere pronto l'ultimo albo de La Gilda, di Oscar Martìn: dopo che Casterman ha abbandonato la produzione della serie (in un mercato ampio come quello francese c'è la tendenza, recentemente, a lasciare a metà serie non sufficientemente redditizie... un po' come per i telefilm statunitensi!) abbiamo deciso di onorare il patto con i lettori, e stiamo lavorando per la produzione del terzo volume, che sarà quindi «Made in ReNoir». In particolare per il settore “Italia”, avete in cantiere progetti di autori italiani, ristampe o material inedito? Assolutamente sì. Nel volgere lo sguardo all’estero, tentiamo sempre di non tralasciare l’Italia. Stiamo vagliando la possibilità di ristampare alcuni titoli storici italiani (con anche nomi di un certo peso), ma siamo comunque attivi anche da un punto di vista produttivo. Cito Le spade di vetro della bravissima Laura Zuccheri (che noi importiamo dalla Francia), e vado oltre. A Napoli abbiamo portato Le Tragifavole, disco a fumetti di Sergio Gerasi e della sua band, i 200 Bullets. A Lucca sarà pronto il numero due di Jonah Martini, in cui lo stesso Gerasi rimpiazzerà Alfio Buscaglia. Per Jonah vale lo stesso discorso della Gilda: l'editore francese si è tirato indietro, e noi siamo subentrati nella produzione del progetto. Stiamo inoltre proseguendo la collana «Profili» (per cui, a oggi, è stato pubblicato G&G, di Barzi e Gerasi): a gennaio sarà in libreria un volume di grande rilievo storico-sociale, disegnato da quello che mi sento di definire, senza timore di smentita, un talento raro e finissimo. Nel frattempo, stiamo portando avanti altri progetti di produzione italiana, sia di fumetto (a Lucca pubblicheremo un fumetto di Andrea Scoppetta, stiamo lavorando a Gli Sconfitti 2...) che di narrativa per bambini. Al momento, abbiamo in cantiere tre serie di libri per bambini, ed è probabile che presto se ne aggiungerà una quarta: è vero che nell'ottica della narrativa per bambini importeremo del materiale, ma vogliamo tentare di valorizzare il più possibile anche dei bravi autori italiani, dando loro fiducia, e tentando di portarli anche all'estero, tramite i nostri partner storici. Ultimo ma non ultimo (tornando sul tema fumetto), stiamo lavorando a un grande progetto che coinvolge una property italiana molto importante (penso a livello letterario e cinematografico). Purtroppo non mi posso sbilanciare di più, ma già a Settembre si inizierà a sapere qualcosa di più...   Perché un lettore dovrebbe acquistare un prodotto ReNoir? Cosa ha di così particolare da doversi far preferire rispetto alle altre 45.908 proposte che ogni mese arrivano sul mercato? Perché per noi il lettore è al primo posto. So che detto così può sembrare un esercizio di stile o uno slogan poco riuscito, ma... è la verità! Ogni nostro volume (dalla prima idea, fino a che non rimandiamo le ciano firmate in tipografia) viene pensato e lavorato tenendo ben presente chi è il lettore. Il lettore è al primo posto, e tutti, in redazione, lavoriamo con questa consapevolezza. Quando scegliamo un titolo, non ci orientiamo mai verso qualcosa in cui non crediamo al 100% solo «perché vende». Quando editiamo un libro, a volte le discussioni sull'utilizzo di un termine piuttosto che un altro durano delle ore.  Quando arrivano le prime copie, rischiamo ogni volta di entrare in stato di depressione post-partum. In realtà non succede mai, perché... stiamo già pensando al libro seguente! Questa cura particolare, di solito, viene apprezzata dal lettore. Personalmente, da lettore, ho molto apprezzato i titoli ReNoir, molto prima di iniziare la mia collaborazione. Che  parametri segue ReNoir per valutare eventuali proposte di autori italiani? O per scegliere un titolo estero? Cosa cercate, e perché un titolo magari non vi convince? La conditio sine qua non perché un titolo interessi la ReNoir è che... ci piaccia. Tolta di mezzo la tautologia, sicuramente teniamo sempre un occhio puntato sull’avventura. Un fumetto, per quanto ci riguarda, deve essere avventuroso, divertire, intrattenere, ma anche emozionare. Quando selezioniamo un titolo di produzione italiana – fermi restando i parametri di cui sopra – tentiamo di ragionare anche in ottica internazionale: in quanto agenti, tentiamo di divulgare le produzioni dei nostri autori anche in altri paesi d'Europa, che talvolta hanno tradizioni molto differenti dalle nostre. Ciò detto, siamo decisamente onnivori, e penso che il nostro catalogo lo dimostri: abbiamo fumetti molto differenti tra loro.   Cosa pensi  della situazione attuale del mercato? Ha ancora senso pubblicare fumetti? Può essere un modo per guadagnarsi da vivere, o è solo un qualcosa che soddisfa esigenze culturali ma non incide sul reddito di chi lo fa? Che il mercato vada male penso sia chiaro a tutti. E non stanno soffrendo soltanto gli editori medio-piccoli e piccoli, ma anche i grandi gruppi (talvolta per scelte sbagliate, a onor del vero). Potremmo parlare della situazione italiana in cui il fumetto viene sempre e comunque considerato un mezzo di comunicazione secondario, ma non sono così sicuro che c'entri qualcosa, e soprattutto non sono così sicuro che sia utile e costruttivo: in Italia si legge pochissimo in generale, quindi non dovrebbe stupire che questa situazione coinvolga anche i fumetti. D'altra parte, sono dell'idea che la progressiva diminuzione del fumetto per bambini e ragazzi sia parte del problema: se non si formano i giovani (e giovanissimi) lettori, come si può sperare che questi, una volta adulti, diventino dei lettori? In generale, noi facciamo spesso e volentieri facciamo paragoni con la Francia, vista come una sorta di El Dorado. Effettivamente è così, ma sono sicuro che se riuscissimo a staccarci per un secondo dal mito francese (è vero: Oltralpe la situazione è decisamente migliore), riusciremmo a portare avanti analisi più lucide, fredde, e quindi efficaci. Anche perché la situazione odierna – migliore e molto diversa – è andata formandosi negli ultimi cinquant'anni o più. Mentre in Italia il fumetto andava verso le edicole (seguendo una direzione assolutamente popolare), in Francia si muoveva verso le librerie... Nonostante tutto, comunque, penso che abbia ancora senso pubblicare fumetti, ovviamente. Anzi, penso che noi operatori del settore siamo i primi a dover fare qualcosa. Ho l'impressione che oggi il fumetto trovi più spazio di una volta nell'immaginario collettivo (e nei media), ma che l'immagine risultante sia un po' distorta. Secondo il mio modesto parere, il lettore occasionale (non il nerd incallito o l'appassionato) vede il fumetto come un mondo polarizzato: da un lato, il fumetto popolare – espressione da leggersi quasi con spregio – da edicola (Bonelli, Disney, Supereroi); dall'altra il fumetto d'Autore – con la “A” maiuscola –, da Gipi in giù. Purtroppo, manca il restante 80% del mercato, che è quello che, anche da un punto di vista economico, sta avendo più problemi... Sono dell’idea che oggi si possa ancora vivere di fumetto, tenendo sempre presente che in Italia chi lavora nella cultura è, di solito, sottovalutato (e sottopagato), a prescindere dal fumetto. La nascita e la proliferazione di microeditori che dimostrano il contrario (con incassi quasi nulli e, conseguentemente, pagamenti a zero per i collaboratori) è, a mio avviso, un problema. Certo, un piccolissimo editore è utile a un giovane, che voglia farsi conoscere. Ma, a conti fatti, non penso che quello sia un futuro plausibile per l'editoria, anzi... Non dico che debbano esistere solo i grandi gruppi (tutt'altro...), ma spesso e volentieri le dimensioni di un editore di fumetti – almeno, in Italia, basandomi sulla mia personale esperienza – sono direttamente proporzionali alla serietà e alla professionalità delle persone che dirigono la baracca. L’Italia è il paese in cui due persone fanno un partito, e questo ragionamento si applica anche all'editoria, specie se a fumetti. Sono dell'idea che presto, molto presto, spariranno dalla scena molti micro-attori, e sinceramente ne sono lieto. Sono convinto che il mercato premierà quegli editori che, pur tirando parzialmente i remi in barca, hanno continuato a mettersi in gioco.   Sappiamo che sei un grande appassionato di animazione. Quali sono i migliori tre film di animazione mai prodotti (2D o 3D è lo stesso)? E le migliori tre serie di animazione? R: Accidenti, che domanda difficile! La mia è una risposta da appassionato, come dici, quindi tiene conto dei miei personali gusti, non di giudizi tecnici. Per i film, dico Up o Ratatouille (ex aequo, ma con una lieve preferenza verso la creatura di Brad Bird, per cui nutro una stima immensa), Biancaneve e i sette nani, Il Castello errante di Howl, con una menzione speciale per i film animati di Asterix (su tutti Le dodici fatiche). Per le serie animate, non c'è storia: su tutte, The Simpsons. Se escludiamo le ultime stagioni (che, a mio avviso, risentono della mancanza di aria fresca tra gli autori, che riescono ancora a far ridere tramite gag, ma non a dare un respiro più ampio alla narrazione), sono la serie animata più geniale di sempre. Non a caso si sono aggiudicati una serie di riconoscimenti. Non ultimo: Homer Simpson è considerato il personaggio più celebre negli Stati Uniti degli ultimi vent'anni... Partendo dal presupposto che sono un grandissimo consumatore di sit-com animate americane (non a caso, l'argomento del mio primo saggio; ho tenuto anche alcune conferenze e lezioni sull'argomento, insieme all'amico e collega Giorgio Salati)... Per i titoli di altre due serie animate, a bruciapelo, direi: American Dad (coglie alla perfezione con ironia e intelligenza il clima post-9/11) e Batman: the Animated Serie (che non eccelle forse da un punto di vista delle sceneggiature, ma... Quando hai Bruce Timm a curare il chara-design, diventa una questione trascurabile), con una menzione speciale per l'anime Death Note e per la francese Lou! (con ReNoir abbiamo portato il fumetto in Italia... Chissà se arriverà mai anche la serie animata?).   Ultima domanda. Il palcoscenico  è tutto per te. Che messaggio vuoi lasciare a chi  ci sta leggendo? Argh! Niente di più facile? ;-) Non lo so, il “foglio bianco” senza una traccia è troppo impegnativo. Ringrazio te, Alessandro, per avermi intervistato: è emozionante, per una volta, essere dall'altro lato del “microfono”! Se proprio devo dire qualcosa, dico che nonostante tutto – stress, periodi impegnativi, scadenze... – mi sento un privilegiato: riesco a vivere del lavoro che mi piace, e, contestualmente, a crescere. Penso che la mia situazione possa essere un input per tutti quei giovani che vogliono lavorare nel mondo del fumetto, come autori e non: io sono arrivato a questo punto all'età di vent'anni (con quasi cinque anni di esperienza alle spalle), e per “fare esperienza” ho accettato compromessi, senza mettere però mai in gioco la mia dignità. Ho lavorato con impegno e tanta, tanta perseveranza, senza farmi demoralizzare dalle porte sbattute in faccia o dalle fatture non pagate. Il sistema ha molti problemi, ma se si vuole fare qualcosa, e ci si impegna per farlo, di solito si riesce, senza essere dei geni o dei grandissimi talenti (non sono né l'uno né l'altro, quindi)... E penso che questo sia il messaggio più interessante che possa far passare a quei lettori che vorrebbero entrare, come operatori, nel mondo del fumetto. Ovviamente ritengo questa esperienza in ReNoir e la mia attuale situazione a livello di autore come un semplicissimo punto di partenza: un gradino più in alto rispetto allo scorso anno, ma assolutamente non un arrivo. Sono consapevole dei miei mezzi, ma, allo stesso modo, so di avere tantissimo ancora da imparare. E ho voglia di mettermi in gioco, in sfide sempre più grandi... Concludo salutando tutti gli amici e lettori di Fumetto d’Autore! So long...

Reportage

 

Jaime Rodriguez: todo mi Planeta

Ebbene sì. Ci siamo detti “Ma come mai si parla tanto di Planeta, di Alastor, di  Magic, di casini vari, e non si va direttamente alla fnte, per chiedere alla  PLANETA cosa stia succedendo?”, e così, detto fatto, ecco l’intervista a Jaime  Rodriguez, direttore editoriale di Planeta De Agostini, che ringraziamo per la gentilezza e la  disponibilità. Alastor, le edicole, le librerie, prodotti francesi, nuove iniziative editoriali, archivi, legine, e molte altre cose. Tutto questo,  e molto altro, in un’intervista esclusiva per Fumetto d’Autore, il sito più amato/odiato ad ovest del Pecos.   Il fumetto in Spagna Com’è la situazione del fumetto in Spagna ora? Risposta originale: Recesion has also affected the comic market in Spain, though it’s not true it’s a big as some declare. Sales are about in the same point they used to be in 2009. My feeling is the changes in the market are due more to a natural process (selection of the reader) than to recesion. That said, it’s true some companies are facing financial trouble. Traduzione: La crisi ha colpito anche  il mercato del fumetto in spagna, anche se non tanto quanto dicono alcuni. Le vendite sono più o meno sugli stessi livelli del 2009. La mia  sensazione è che i cambiamenti nel mercato siano dovuti più a un processo naturale (lil ricambio dei lettori) che alla crisi in sé. Detto questo è vero che alcune case editrici siano in difficoltà. E' vero che il mercato del fumetto in spagna è in crisi? Come se ne può uscire? See above. Vedi la risposta alla domanda precedente. Quali sono i fumetti di autori spagnoli che dovremmo leggere in italia? Spanish production is big but we lack good writers. That has been one of Spanish biggest problems when coming to comics. From the most recent titles, I could advise to read Endurance, for instance. La produzione spagnola è vasta, ma ci mancano bravi sceneggiatori. Questo è sempre stato uno dei maggiori problemi in Spagna, parlando dei fumetti. Tra i titoli più recenti suggerisco di provare Endurance.   Come mai la Planeta non pubblica materiale sudamericano di lingua spagnola? We have, but not in Italy. Most of the good titles where already taken, and Eura/Aurea seems to have some kind of monopoly there. Li pubblichiamo, ma non in Italia. Molti dei titoli migliori sono già proprietà di altri editori, e sembra che Eura/Aurea abbia una sorta di monopolio.   Sono previste versioni italiane di fumetti spagnoli, classici o novità? Not for a while. Al momento no   Planeta/De Agostini e DC Comics: gli inizi Sei anni fa la Planeta acquisì i diritti della DC Comics anche per l’Italia. Perché lo fece? È vero che la Panini provò fino all’ultimo a prendere lei i diritti DC Comics per l’Italia? I can only answer for Planeta. At the moment, Planeta DeAgostini Comics was expanding its horizons, in order to become a global player. Since the company is half-Italian, it seemed only natural to begin with Italy. Also it’s a good market and one of the more similars to the Spanish one. Posso  rispondere solo per la Planeta. In quel preciso momento storico Planeta DeAgostini comics stava espandendo i suoi orizzonti, per diventare un editore su scala sovranazionale. Dato che la compagna è per metà italiana, ci parve cosa naturale iniziare con l’Itlaia. Inoltre è un buon mercato, e uno dei più simili a quello spagnolo.   Ci sono state molte critiche per i primi prodotti Planeta, sia come traduzioni, che come stampa. Cosa era successo? La situazione è migliorata? We did a lousy job at the beginning. We used Italian translators living in Spain for the translations and we soon discovered they were not good enough. We instantly changad to Italian residing translators through a translation service especialized in comics. Al’inizio facemmo un pessimo lavoro. Usammo traduttori italiani, che vivevano in spagna, per le traduzioni, ma ci accorgemmo presto che  non erano all’altezza. Subito decidemmo  di  impiegare traduttori residenti  in italia, attraverso un servizio di traduzioni, specializzato in fumetti.   La Planeta ha infranto molti “pregiudizi” editoriali. Ad esempio 52, pubblicato in albi singoli, o gli Showcase, pubblicati anche in Italiano. O ancora la ristampa di storie dei primi anni ’80. Come ha reagito il mercato italiano a queste innovazioni? We felt that Italian market was stuck in old publishing formulae. It’s true that it’s quite a conventional market in that sense, but as editors (not just publishers) it’s our duty to explore and propose new ways of presenting titles, as well as more risky titles. The results, of course, have been varíated. Basically, readers want good, interesting contents and they can easily go beyond appearance. Avemmo l’impressione che il mercato del fumetto italiano fosse bloccato in vecchie formule editoriali. È vero che in un certo senso è un mercato molto convenzionale, ma come editori è nostro dovere esplorare, e proporre, nuovi modi di presentare i titoli, ed anche rischiare su titoli più difficili. Ovviamente i risultati sono stati molto diversi. In sostanza i lettori vogliono contenuti  validi,  interessanti, e vanno  facilmente al di là delle apparenze.   Perché la Planeta non ha mai voluto creare una redazione italiana? Quali sono le logiche aziendali, dietro questa decisione? It has been a company decision. È stata una decisione aziendale. Planeta/De Agostini e DC Comics: ora   Planeta e DC Comics hanno rinnovato il contratto. Puoi dirci cosa significa? La planeta avrà i diritti sul materiala DC Comics per altri 5 anni, ossia fino al 2014, o è solo una estensione di un anno del vecchio contratto, come ha detto qualcuno? The contract has been extended for a maximum period of 5 years, but remember: it was still active in Italy for a while. Il contratto è stato esteso per un periodo massimo di 5 anni, ma ricordati: era stato attivo in italia ancora per un certo tempo.   Come mai ci sono dei forti ritardi nelle uscite degli albi planeta/DC Comics? Di chi è la responsabilità? È solo un aggiustamento del percorso, o un segno negativo? There have been many changes in the company management that have affected all the processes. It should be temporary. Ci sono stati molti cambiamenti nel management della compagnia, che hanno influenzato negativamente tutto il processo produttivo. Dovrebbe però essere una cosa temporanea.   Dopo Batman La Leggenda, ci saranno altre iniziative per le edicole, legate ai personaggi DC Comics? Yes, we are working in different projects, though the kiosc is not the main channel in Italy anymore. Sì. Stiamo lavorando su vari progetti, anche  se le edicole non sono più il principale canale di vendita  in Italia.   Che programmi ci sono per Brightest Day? It’s a bit early to talk about that, I’m afraid. Temo sia troppo  presto per parlarne.   Riprenderete la pubblicazione della Legione dei Super Eroi? For the moment being, no. Al momento no.   Ci sono altri Omnibus previsti, oltre a quelli dedicati alla Morte di Superman, e alla JLA di Morrison? Yes, we definitely want to explore more this format of publishing, since bookstores are one of the growing markets right now. Assolutamente  sì. Vogliamo  esprorare  più a fondo questo tipo di formato, dato che  al momento le librerie di varia sono uno dei mercati in espansione.   Pubblicherete altro materiale degli anni ’70 e ’80? Yes, but not much, we need to be careful when selecting clasic titles since not everybody likes them. Sì, ma non molto. Dobbiamo stare molto attenti nel selezionare titoli classici, perché non a tutti piacciono.   Pubblicherete volumi tratti dalla collana Archives? I don’t think so. Non credo. Pubblicherete materiale Vertigo ancora inedito, come The Unseen Hand? We are always looking at Vertigo’s back catalogue. The Unseen Hand might not be the best example for us, but there are classic Vertigo titles in our future list. Teniamo  sempre presente il catalogo della Vertigo, anche per i titoli già pubblicati. The Unseen Hand non è magari l’esempio migliore, ma nei progetti futuri ci sono altri classici Vertigo. Planeta/De agostini e il mercato italiano   Come sono i rapporti di Planeta/De Agostini con Alastor, il distributore esclusivo di Planeta per le fumetterie? Good. Ottimi.   Che risultati ha dato l’ingresso nelle librerie (che sono diverse dalle fumetterie)? It’s a very good channel. Somehow, there is a feeling that this channel will eventually substitute the kioscl. È un  ottimo canale di vendite. In un certo senso abbiamo la sensazione che alla fine sostituirà le edicole.   Harry Moon resterà l’unico progetto italiano prodotto direttamente dalla Planeta? For the moment being, and waiting for results, yes. Per il momento, e aspettanone i risultati, sì.   Planeta/De Agostini e altri fumetti Come vanno i prodotti francesi? Il pubblico italiano risponde? Normally, not very well. It’s a very reduced public, except for certain titles (Hermann, for one). Di solito non molto bene. È un pubblico molto di nicchia, tranne alcuni titoli (Hermann, ad esempio)   Altri fumetti americani, non-DC Comics? For concrete publishing plans, please, address the editors. Per i piani editoriali, dovete contattare gli  editor.

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Recensioni

 

The Lone Ranger vol. 1 e 2

La Planeta DeAgostini porta in Italia, finora con due volumi, i fumetti del Lone Ranger, il leggendario Ranger Solitario. In originale pubblicati dall'editore americano Dynamite, che ha in catalogo comics ispirati a serie TV e film di successo, possiamo leggere, ripartiti appunto in due volumi, i primi 11 episodi della serie del cavaliere solitario mascherato e del suo fido aiutante, l'indiano Tonto. Creato nel 1933 per la radio da George W. Trendle e Fran Striker, il Lone Ranger, a partire i suoi 2956 episodi radiofonici, ha attraversato i decenni e tutti le incarnazioni mediatiche possibili, sino ad oggi. Anzi, sino al 2006 quando grazie allo sceneggiatore  Brett Mattews (Buffy, Firefly e vari personaggi Marvel) e al disegnatore Sergio Cariello (Green Lantern, Flash e tantissimi altri personaggi DC) ricomincia l'avventura a fumetti del ranger mascherato che cavalca per il vecchio west con il suo stallone bianco al grido di "Hi Yo, Silver!". Matthews riscrive le origini del personaggio e lo fa eliminando alcuni elementi tradizionali. John Reid è un ranger  del Texas e lavora in squadra con suo fratello e suo padre, quando i suoi compagni e parenti vengono trucidati in un agguato. John viene salvato dal misterioso indiano Tonto. Da quel momento inizia per John Reid la vita del fantasma e la ricerca della vendetta. Dietro una maschera nera diverrà l'incarnazione della giustizia, il leggendario Lone Ranger che lascia una pallottola d'argento ovunque passi, come monito per i malvagi. Lo sceneggiatore Matthews lavora soprattutto sull'inesperienza del Ranger Solitario alle prime armi e sul personaggio di Tonto, che sfrondato dall'avere conosciuto John quando erano ragazzi, come viene raccontato nel lungo serial radiotelevisivo, diventa un personaggio misterioso che non solo avrà compiti maieutici nella trasformazione di Reid nel vendicatore mascherato. ma di questo ne diventerà il vero controaltare anche in termini di modi di fare. Il Lone Ranger metterà da subito in pratica, da uomo di legge per vocazione familiare, un rigido codice d'onore secondo cui l'omicidio, anche quello per vendetta, non gli è consentito e i criminali vanno assicurati sempre e comunque alla giustizia per avere un giusto processo. Non sempre Tonto si troverà sulla stessa linea di pensiero ma il rapporto tra i due diventerà la forza di una coppia che inizia a spargere la propria leggenda per il Texas prima e per l'intero West dopo. I testi della serie a volte hanno delle cadute di ritmo e i disegni di Cariello in certe occasioni non sono sufficentemente espressivi per come ci si aspetterebbe da un autore del suo calibro, ma quando il nostro eroe mascherato si muove nella penombra o al tramonto, ecco che il Lone Ranger che ha incollato milioni di telespettatori alla radio e alla TV riprende la sua mitologica grandezza. Le copertine di Cassaday sono molto evocative ma i soggetti sono spesso ripetitivi. Un personaggio che va "recuperato" e riscoperto, non solo per essere stato sicura fonte di ispirazione per il Batman di Bob Kane e Bill FInger, ma perchè senza il Lone Ranger sarebbe mancato un pezzo importante del mito del selvaggio west nell'immaginario collettivo, anche quello lontano dal sogno americano. Di qualità le edizioni dei due volumi, con prezzi nello standard a cui ci ha abituato Planeta qui in Italia. Titolo: The Lone Ranger Vol. 1 e 2 Testi: Brett Matthews Disegni: Sergio Cariello, Paul Pope, John Cassaday Editore: Planeta DeAgostini Pagine: 146 e 124 pagine a colori Prezzo: € 11,95 e 12,95

 

Pinkerton S.A. #02

di Vittorio “Skull” Fabi Mmmm... il secondo appuntamento con il nuovo eroe di Andrea Aromatico si conferma una lettura interessante: devo ammettere tuttavia che l'ho trovato un pò inferiore al primo numero. La vicenda mi è sembrata procedere in maniera piuttosto sconnessa, con continui cambi di location e di passo narrativo non troppo armonizzati tra loro. Quasi tutti personaggi, per non dire tutti, si comportano sopra le righe come se fossero perennemente su di giri o mezzi ubriachi: e se l'atteggiamento è perfetto quando si tratta di un gruppo di compagnoni pieni di birra in procinto di partire per una battuta di caccia, è strano vederlo tra i militari di una segretissima base governativa o addirittura tra il personale scientifico della medesima installazione. In più abbiamo una creatura, fuggita dalla base di cui sopra e presumibilmente creata o quantomeno studiata in loco, che presenta una gamma di poteri decisamente bizzarra: alle usuali componenti "bestiali" tipiche dei mostri da laboratorio (zanne, artigli, forza sovraumana) già visti in una pletora di film e telefilm si uniscono una capacità mutaforma tipicamente "aliena" e addirittura una modalità "sciame", ovvero la possibilità di scindersi in milioni di insetti per infettare i malcapitati in zona; un pò tanto, per non dire troppo, come avversario per un detective sovrappeso e fuori esercizio e per uno sceriffo indiano abituato a mettere dentro gli ubriaconi del sabato sera. Nulla da dire sui disegni di Alessandro Pastrovicchio, chiaramente ispirati al compianto Jorge Zaffino almeno nei primissimi piani: forse l’unico appunto anche in questo caso è una certa  discontinuità di accuratezza nel procedere dell’albo, soprattutto nei campi lunghi e nelle scene di gruppo. Insomma dopo un esordio che personalmente ho trovato accattivante sia nel disilluso protagonista che nell’impostazione assolutamente realistica dei dialoghi, un secondo numero di approfondimento -della caratterizzazione della trama vera e propria- che lascia qualche dubbio qua e la. Vedremo come proseguirà la serie: quantomeno la curiosità di vedere come si evolverà la storia è sempre alta. Titolo: Pinkerton S.A. # 02 - Terra di Confine Testi: Andrea Aromatico Disegni: Alessandro Pastrovicchio Editore: Star Comics Pagine: 96 pagine b/n Prezzo: € 2,70

 

Valter Buio #05

Questo quinto numero di Valter Buio è per il sottoscritto quello che lo consacra tra i migliori prodotti del fumetto popolare italiano degli ultimi anni, dopo il già notevole esordio e un coraggioso e convincente quarto episodio dedicato alla triste pagina della nostra storia che va sotto il nome di Anni di Piombo. Una sceneggiatura di gran razza, quella di “Buona notte e buona fortuna”, sicuramente ispirata a film come “Tutto in una notte” o all’episodio di Dyland Dog “Dopo la mezzanotte”, ma nello stesso tempo caratterizzata da un cammino, come lo chiama Valter, del tutto originale. Un cammino che è un percorso di vita, una riflessione sul passato, sulla fede, sulla morte, sulla solitudine  e sull’amore, il tutto gestito in maniera tutt’altro che banale o stereotipata e pervaso da un’ironia magistrale e assolutamente deliziosa. E mentre i vari pezzi della storia si incastrano alla perfezione sotto i nostri occhi mentre scorrono le pagine, in un susseguirsi di situazioni buffe, malinconiche e tragiche, finalmente Valter Buio si libera dalle pastoie di “Dylan Dog all’italiana” per rivelarsi un personaggio vero, con un suo background fatto di caratteristiche assolutamente peculiari e accattivanti: stavolta è lo psicanalista ad essere psicanalizzato dagli eventi della folle nottata e dall’acuta sensibilità (e dal pesante sarcasmo) della sua insolita cliente. A mio avviso dunque la migliore prova finora, su una testata di tipo “bonelliano”, di Alessandro Bilotta, qui coadiuvato dalle pregevoli matite e dalle azzeccate atmosfere notturne di Francesco Bonanno:  e un anno, questo 2010, che tra la fine dell’eccezionale e fin troppo sottovalutato romanzo grafico “La Dottrina” e l’inizio di Valter Buio si conferma sempre più come il “suo” anno. Titolo: Valter Buio n. 5 - Buona notte e buona fortuna Testi: Alessandro Bilotta Disegni: Francesco Bonanno Editore: Star Comics Pagine: 96 pagine b/n Prezzo: € 2,70 QUI abbiamo parlato di Valter Buio numero 1

 

A Skeleton story

di Francesco Murrone Un'incantevole favola dark a base di pallottole, sentimenti e scheletri, firmata Rak & Scop. Will Musil è un poliziotto dell'altro mondo onesto e affabile; la sua non-vita scorre tranquilla, sommersa nei ricordi di una precedente esistenza piena di rimorsi, altalenante fra tante piccole nevrosi quotidiane. L'elemento destabilizzante per il regno della “Vecchia Signora” è l'arrivo improvviso di una vivissima bambina. Will riceve l'ingrato compito di occuparsi di questa anomalia, ma la sua coscienza non può permettergli in alcun modo di agire a discapito di un esserino il cui destino è ancora tutto da scrivere. Accompagnato nella sua disavventura dal fedele Ciccio, dagli amichevoli furfanti dell'allegra banda di Silver Frog e braccato dai suoi stessi colleghi, il nostro poliziotto tutt'ossa si aggirerà nella terra dei ricordi, sfidando i suoi fantasmi e distruggendo il confine sottile che separa sogno e realtà. Classe 1977, Alessandro Rack e Andrea Scopetta sono due nomi noti nel mondo dell'animazione e del fumetto. Dopo storie come Ark e Zero or One, nel 2007 i due artisti partenopei approdano alle GGstudio edizioni. Suddivisa in quattro tomi, A skeleton story è una favola elegante e dinamica al contempo, ricca di spunti, posizionata su un crocevia di generi. L'influenza della narrazione alla Tim Burton è evidente: personaggi da film horror come scheletri, zombie o la personificazione della morte stessa, vengono contestualizzati in uno scenario che del poliziesco ha più che altro il pretesto ed incarnano stereotipi che spiegano bene i moti e le emozioni più profonde dell'animo umano. Pur essendo dei non morti i protagonisti dimostrano un'umanità ed una tridimensionalità emotiva incredibile; il risultato di una caratterizzazione di questo genere è un racconto corale in cui le prese di coscienza di ogni character conferiscono maggiore profondità empatica all'intero racconto. Il disegno è semplice e giocoso, animato da colori sfavillanti giustapposti per una resa cromatica ottimale per la narrazione delle scene, da quelle più malinconiche a quelle d'azione. Purtroppo l'unico inghippo sta nel passaggio a volte un po' troppo repentino da una situazione ad un'altra con l'inconveniente di dover costringere il lettore a cambiare attivamente la propria chiave di lettura a seconda dello scenario presentato. L'opera di Rak & Scop è adatta agli amanti della grafica delle produzioni Disney dell'ultimo decennio, come Monster Allergy ad esempio, o alcuni recenti lavori del grande Giorgio Cavazzano; in più strizza l'occhio agli appassionati del genere dark d'un certo tipo, quello che sa quando prendersi sul serio e quando no, lo stesso, per intenderci, che fu reso così bene in musica da gruppi come i Cure in pezzi del calibro di In Between Days o Boys don't cry.   Titolo: A Skeleton story (tomi 1-2-3-4) Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Rak Disegni e colorazione: Alessandro Rak e Andrea Scopetta Editore: GGstudio Pagine: 48 pagine cad. brossurato a colori Prezzo: € 5,90 cad.

 

Baldios, The Movie

di Isotta Maini* Una delle serie robotiche più (immeritatamente) sfortunate della storia dell'animazione giapponese, sorte questa che non è riuscita a riscattarsi nemmeno in Italia. Baldios - L'invincibile guerriero dello spazio (Uchu Senshi Baldios - Ashi Productions) venne trasmessa per la prima volta in Giappone nel 1980, ma gli esiti in termini di audience furono disastrosi: schiacciato tra Rocky Joe e Lupin III, Baldios arrivò addirittura ad avere l'1% di share televisivo e l'emittente televisiva fu costretta a piazzarlo alle sette del mattino, di domenica. Alla fine gli sponsor furono così insoddisfatti dagli esiti in termini commerciali e di ascolto della serie da volerne l'interruzione all'episodio 31, quando gli ultimi sette erano in cantiere e gli episodi 33 e 34 erano stati ormai doppiati. Solo nel dicembre del 1981, dietro la grande insistenza dei fans e delle riviste di animazione, che consideravano Baldios un capolavoro, le ultime puntate della serie animata vennero trasmesse e sempre nello stesso anno venne realizzato da Toei Animation un film per il grande schermo in cui, dopo un riassunto di dubbia qualità dell'intero anime, venne finalmente fatto vedere il finale. In Italia Baldios arrivò invece nel 1982, trasmesso da varie reti locali a cui poi seguirono poche e sporadiche repliche. Fino al 2000, l'anno in cui la Yamato decise di pubblicarlo in VHS, l'unico modo che i fans avevano di vedere Baldios era passarsi le copie fatte con i videoregistratori del 1982. La trama: Il pianeta S-1 è un pianeta bruciato dalle radiazioni a causa delle continue attività militari e ormai la sopravvivenza della popolazione è impossibile. Da una parte i militari, comandati da Gattler, vorrebbero partire alla conquista di un altro pianeta, dall'altra parte gli scienziati, guidati da Reigan e dal figlio Marin si oppongono alla distruzione di un altro pianeta e puntano alla creazione di tecnologie che potrebbero risanare il pianeta. Gattler però ordisce un complotto: uccide l'imperatore di S-1 e si arroga ogni potere facendo cadere la colpa su Reigan, che muore nella fuga, e su Marin, che colpisce a morte per difendersi il fratello di Aphrodia. Questa, acceccata dalla rabbia, decide di unirsi al progetto di conquista di Gattler, il quale la nomina generale delle forze armate, e giura di vendicare la morte del fratello con il sangue di Marin. L'armata di S-1, Aldebaran, parte e Marin con la sua navicella, il Pulser Burn, cerca di inseguirli per fermare quest'ennesimo scempio, ma a causa di una distorsione temporale li perde e si risveglia sulla Terra del ventiduesimo secolo, proprio mentre il nostro pianeta è sotto l'attacco di Gattler. Dopo l'iniziale diffidenza a causa delle sue infauste origini, Marin entrerà a far parte dei Blue Fixer, la squadra di piloti incaricata di fermare l'avanzata dell'Aldebaran: il Pulser Burn infatti è l'unica speranza per la Terra perchè grazie alla sua tecnologia ancora sconosciuta dai terrestri, unendosi con le altre navicelle dei Blue Fixer (il Baldiprize e il Cater Renger), fa i modo che si possa formare  Baldios, un robot capace di navigare nel sub spazio e sconfiggere le armate di S-1. Marin non ci pensa su un minuto a votarsi alla causa terrestre e a mettersi contro i suoi vecchi compagni intenzionati a distruggere questo pianeta che tanto somiglia a S-1 prima che venisse rovinata dall'inquinamento.Ma il destino sembra legarlo al comandante delle forze spaciali di S-1, la bellissima Aphrodia.E un atroce paradosso rivela alla razza umana la sua eterna condanna. In Baldios ci sono dei forti elementi di rottura con il genere dei Super Robots: innanzitutto il fulcro delle singole puntate non è il robot, che non è invincibile e anzi in alcuni momenti è anche una presenza marginale ai fini della trama. Lo scopo fondamentale della trama imbastita dal creatore Yoshiaki Sohara è quello di mandare un messaggio ecologista e di mostrare come non si può fuggire dalle proprie responsabilità.Gli scenari politici sono ben delineati. Al centro del racconto c'è il rapporto di amore-odio tra protagonista (Marin) e antagonista (Aphrodia). I personaggi, attraverso approfondimenti che ne narrano la vita precedente alla saga, sono tridimensionali. Temi come il razzismo (Marin non viene accolto a braccia aperte quando arriva sulla Terra e fatica, soffrendo per questo, a farsi accettare dalla squadra dei Blue Fixer cui combatterà fianco a fianco ma di cui non diverrà mai il leader) e la violenza su donne e minori sono affrontati in maniera adulta. Questi elementi avvicinano l'anime al genere sci-fi di ultima generazione.Il film sopperisce a molte delle mancanze riscontrabili nella serie.Il doppiaggio, che nella serie è a dir poco disastroso, viene completamente rifatto, dando a Marin e Tsukikage (Bannister nella versione italiana, ovvero il comandante della base Blue Fixer) delle voci adatte ai personaggi.Molte delle scene sono state completamente ridisegnate per dare al film quell'uniformità di tratto, che nella serie è assente.Inoltre i mostri nemici avversari del Baldios , quasi ridicoli nella serie, praticamente non compaiono nel lungometraggio e vengono tagliati altri particolari che hanno fatto sorridere chi ha visto la serie, come la plancia "volante" di Bannister.Il finale, inoltre, che nella serie manca del tutto, vale l'intero film per il paradosso temporale che regala molte riflessioni e la conclusione estremamente drammatica e rivelatrice, ma mai stucchevole. Questi elementi rendono il film davvero gradevole da vedere, anche per un pubblico adulto.In conclusione, una piccola sorpresa che compare alla fine del film, dopo i titoli di coda e sull'onda della bellissima e struggente sigla di chiusura: Messaggio dell'amore (testo: Chiho Shimada)Prova a ricordarti in un'epoca remotaquando noi non eravamo che scimmiepotevamo capirci senza parlaresul nostro pianeta madresotto la superficie distruttaanche ora a centinaia di migliaiagli innamorati morti riposano in pacein un unico attimo nel corso del tempo infinitoci siamo incontratiche miracolo fortunato!Se mai è esistito un Big Bangall'origine noi saremo staticertamente un'unica cosae se l'universo tornerà a contrarsichiunque, per quanto odioso,o bello, eterno, inifinito,e tutti quelli che abbiamo amatotutti torneremo e restermo unitipoichè non possiamo fare a menodi amaretu sei una parte di mecome ogni creatura dell'universo.La Fine Una ricca galleria immagini potete trovarla qui: http://gonagai.forumfree.it/?t=48623790 Yamato VideoDurata: 118'Audio: Italiano, Giapponese, sottotitoli in ItalianoPrezzo: 12 euro *in collaborazione con Go Nagai Net

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