Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Sab04022012

Aggiornato alle:09:47:36

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Art Spiegelman, che divise l'umanità in topi e gatti

di Roberto Alfatti Appetiti* È di cattivo gusto raccontare gli orrori della Shoah con un fumetto? Alla domanda, postagli anni fa da un giornalista alla Fiera del libro di Francoforte, Art Spiegelman rispose che forse è la “soluzione” stessa dei campi di concentramento a essere stata di cattivo gusto e che il fumetto, meglio di qualsiasi altra forma d’arte, può al contempo custodire la memoria e dare vita a un’opera narrativa di forte impatto perché – spiegò – «noi pensiamo sia per immagini che per scoppi di parole». A distanza di venticinque anni dalla prima pubblicazione in volume, il suo Maus si appresta a tornare nelle nostre librerie in una nuova edizione (Einaudi) intitolata Meta Maus, arricchita, come la versione americana pubblicata lo scorso ottobre, di un dvd con interviste, riflessioni, testimonianze “dietro le quinte”, filmati e soprattutto con i dialoghi inediti tra Art e il padre Vladek, principale protagonista di un libro che è una storia familiare, un romanzo avvincente, un documentario accurato, ma anche e soprattutto il memoriale autentico di un ebreo polacco sopravvissuto all’Olocausto. Una preziosa occasione per i tanti che, come spesso accade, sia pure senza rinunciare a citarlo, hanno trascurato di leggerlo. Sbagliando. Perché, come ha scritto L’Observer, «non c’è bisogno di essere un ebreo, né un prigioniero di un campo di sterminio, per esserne rapiti e chiunque voglia farsene un’idea precisa troverà in Meta Maus una chiave che aprirà la serratura». La formula è quella che ha reso Spiegelman celebre: gli uomini, vittime e carnefici, degradati a bestie antropomorfe dal razzismo. Gli ebrei sono tratteggiati come topi (uomini topizzati, per niente buffi), i nazisti trasformati in gatti e, a seguire, francesi in rane, americani in cani, russi in orsi e polacchi – popolo d’origine della sua famiglia – in maiali. Se l’accostamento tra ebrei e topi è sin troppo esplicito (il topo spaventa, è considerato portatore di malattie e, in quanto tale, da annientare), quello tra maiali e polacchi non è stato apprezzato in Polonia. «Volevo qualcosa – si è giustificato – che non fosse nella catena alimentare dei cani e dei gatti e poi in Maus ci sono maiali crudeli e altri che si comportano in maniera nobile, proprio come fecero alcuni polacchi». Il progetto ebbe inizio, almeno nelle intenzioni dell’autore, già dai primi anni Settanta e si è sviluppato negli anni attorno alle “interviste” che Spiegelman ha fatto a suo padre, alimentato con numerosi viaggi in Europa alla ricerca di riscontri e documentazioni sul campo e dalle relative stesure di sceneggiature e bozzetti, mescolando generi e stili diversi. Apparso originariamente a puntate tra il 1980 e il 1981 su Raw, la rivista di sperimentazione grafica e di fumetti fondata da Spiegelman con la moglie Françoise Mouly, si compone di due parti: Mio padre sanguina storia e E qui cominciano i miei guai, riuniti in altrettanti volumi rispettivamente nel 1986 e 1991. Nel nostro Paese, l’Einaudi ne propone ormai da un decennio l’intera storia in un volume unico (l’ultima edizione è del 2010), ma fu la rivista Linus, all’inizio degli Ottanta, a curarne la pubblicazione in fascicoli che vennero successivamente raccolti in due volumi editi da Milano Libri, ovviamente introvabili. Nella prima parte i flashback ci mostrano immagini di Sosnowiec (Polonia), dove Vladek vive tranquillamente con la moglie Anja. Di fronte all’accelerazione della storia, negli anni immediatamente precedenti allo scoppio della guerra dovranno rifugiarsi nel ghetto e in rifugi improvvisati per sfuggire alla cattura, finendo traditi da coloro che avrebbero dovuto aiutarli ad attraversare la frontiera. Riusciranno a emigrare oltreoceano soltanto nel 1951, ma Anja, futura madre di Art e donna dalla personalità più fragile del marito, si suiciderà nel 1968. Nella seconda parte dell’opera, invece, si dà rilievo alla dura vita quotidiana dei deportati all’interno dei campi di concentramento di Auschwitz e Dachau negli anni del conflitto. Maus è stato tradotto in trenta paesi ed è considerato il capolavoro per eccellenza della graphic novel, di cui l’artista statunitense (nato a Stoccolma nel 1948) è considerato a tutti gli effetti il papà.«Sono stato chiamato padre della graphic novel ma, in realtà, sto ancora facendo l’esame del Dna, perché penso che si tratti di una definizione di tipo commerciale e attinente al marketing». Se aveva scelto di esprimersi attraverso il fumetto – ha spiegato lo scorso 19 gennaio nell’unico appuntamento italiano con l’autore, organizzato a Torino dal Circolo dei Lettori – era «perché i fumetti, così popolari, semi-illetterati, disordinati, mi sembravano il modo appropriato per esprimere l’indicibile. Ora no, l’indicibile è detto in dieci minuti, e i fumetti non sono più fumetti di una volta, del tutto snobbati dalle librerie e dagli studiosi, che ora sono diventati i più grandi alleati della graphic novel odierna». Definizioni a parte, una cosa è certa: negli Stati Uniti, Spiegelman, inserito nella classifica delle persone più influenti da Time Magazine nel 2005, è ritenuto uno di quegli autori che più hanno contribuito a dare dignità artistica al fumetto, innalzandolo al rango letterario. Il primo a dimostrare come il fumetto possa farsi carico di raccontare la grande storia, tanto da meritarsi, vent’anni fa, un premio Pulitzer (sino a quel momento mai assegnato a un’opera a fumetti) e inaugurando la via pop al racconto, segnata da libri e film non sempre apprezzabili. Malgrado i tre premi Oscar “incassati”, a Spiegelman non è piaciuta, per fare un esempio, la performance di Roberto Benigni ne La vita è bella. «Benigni è pericoloso perché riprende la storia reale per trasformarla in fantasia. Usa la forma della metafora per dire che Auschwitz non è Auschwitz, ma solo un sinonimo di un brutto periodo, quasi che alla fine l’unica cosa importante sia prenderla con ironia. Anche Maus usa la metafora, ma per aiutare a capire una storia precisa, circostanziata, e poi è una metafora che sfuma nella drammaticità del racconto». Racconto che non si nutre di frasi retoriche e non percorre la scorciatoia dell’emotività, rimanendo nel solco dell’accuratezza storica. I disegni, poi, non offrono alcun effetto speciale ma sono semplici, essenziali e i protagonisti sono uomini con i loro difetti, compresi gli ebrei. Lo stesso padre sembra ricalcare uno stereotipo dell’ebreo tutt’altro che edificante, tirchio al punto di fare tesoro del filo di rame che raccoglie per strada, inesorabilmente segnato dall’esperienza vissuta. Impegnato a disegnare vignette e a scrivere articoli e testi teatrali, Spiegelman vive a New York, dove insegna alla School of Visual, e ha a lungo interrotto l’attività autoriale, tornando solo nel 2004 a firmare L’ombra delle torri, la sua versione sull’11 settembre, cui ha assistito dalla finestra di casa sua. Sua, peraltro, la copertina del New Yorker del giorno dopo. Senza smettere di girare il mondo con il suo Maus, opera che rimane attuale e non solo nella giornata dedicata alla memoria. Come sottolinea lo stesso autore, dopo la Shoah, «le uccisioni con un sistema da catena di montaggio dei lager avevano fatto dire che non sarebbe mai più successo, ma è accaduto ancora: pensiamo agli Utu e ai Tusti, ai Serbi e ai Croati». A chi gli chiede siano i topi e i gatti di oggi, risponde: «I mass media non suggeriscono più divisioni di tipo razziale ma di tipo economico quindi direi che nel mondo di oggi ci sono il 99% di topi e l’1% di gatti. Ogni paese, poi, assegna il ruolo di topi a soggetti diversi: negli Stati Uniti sono i neri e gli arabi, in Italia gli italiani del sud». *Articolo originariamente pubblicato su Il Secolo d'Italia del 28 gennaio 2012 e reperibile on line sul blog dell'autore.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Sergio Bonelli Editore: i numeri del 2011

di Saverio Ceri* Il duemilaundici bonelliano si preannunciava come un anno di record e di festeggiamenti per i 50 anni di Zagor, i 25 anni di Dylan Dog e i 20 anni di Nathan Never: e così è stato. In maniera del tutto inaspettata è stato purtroppo anche l’ultimo anno della casa editrice sotto la guida di Sergio Bonelli. Lo stesso Sergio, con i suoi collaboratori, aveva già tracciato comunque le linee per il futuro: nuove serie regolari, almeno una miniserie a colori, e altre nuove iniziative editoriali anomale per lo standard della casa editrice. I frutti di questa pianificazione li vedremo a partire dal 2012, nel frattempo diamo uno sguardo ai numeri dell’anno che si avvia alla conclusione. Le pagine inedite pubblicate quest’anno sono state 17789; 1090 in meno dello scorso anno, ovvero un -5,8% rispetto al 2010. Nella ultra settantennale storia della casa editrice questo è comunque l’11° miglior risultato annuale. La migliore annata rimane ancora il 2001 con quasi ventunomila tavole. Quella appena conclusa si può sicuramente considerare l’annata più “colorata” della casa editrice dai tempi di Orient Express: 726 infatti le pagine in quadricromia pubblicate negli ultimi 12 mesi. Gli albi necessari per pubblicare queste quasi diciottomila tavole sono stati 137; tredici in meno dello scorso anno. La media pagine ad albo si è decisamente alzata dalle 125,86 tavole del 2010 alle 129,84 del 2011 (+3,17%); battuto il precedente record (2007) di 128,96 pagine a albo. La tendenza sembra quindi essere quella di confezionare albi sempre più corposi e più colorati; in effetti le 160 tavole del “Color Tex 1” rappresentano un record: è l’albo a colori prodotto dalla Bonelli con più pagine. Gli sceneggiatori Quest’anno sono stati 49 gli sceneggiatori impegnati su albi bonelliani; 8 in più del 2010, a sole tre unità dal record assoluto. Questa la graduatoria per tavole pubblicate: 1° Boselli 2216 tavole  2° Vietti 1632 3° Ruju 1444 4° Berardi 803 5° Burattini 796 6° Mignacco 788 7° Manfredi 726 8° Chiaverotti 724 9° Vigna 668 10° Faraci 489 11° Marzano 470 12° Morales 462 13° Nizzi 444 14° Calza 441 15° Recagno 436 16° Perniola 410 17° Gualdoni 362 17° Mantero 362 19° Cajelli 329 20° Segura 302 21° Simeoni 301 22° Castelli 296 23° Rigamonti 281 24° Piani 263 25° Enoch 250 26° Barbato 220 27° Paolucci 188 27° Rauch 188 27° Di Gregorio 188 30° De Nardo 160 31° Ambrosini 94 31° Falco 94 31° Bilotta 94 31° Cavaletto 94 31° Crippa 94 31° Eccher 94 31° Recchioni 94 38° Sammartino 81 39° Medda 72 40° Artusi 47 40° Lombardo 47 40° Raule 47 43° Serra 38 44° Accattino 32 44° Badino 32 44° Caccivio 32 44° Porretto/Mericone 32 44° Vinci 32 Mauro Boselli “vince” per l’ottava volta, ottenendo il miglior risultato degli ultimi 10 anni, nonché il quarto miglior score annuale di tutta la storia della casa editrice; praticamente più di 6 tavole al giorno, domeniche comprese. Al secondo posto Stefano Vietti, grazie al suo miglior risultato annuale di sempre. Scende, a causa della programmata chiusura di Cassidy, dal primo al terzo gradino del podio Pasquale Ruju. Luigi Mignacco si segnala per aver prestato la sua opera a quattro diversi personaggi: Zagor, Dylan Dog, Dampyr e Martin Mystère. Quasi immutati i nomi nella Top Ten: 9 su 10 si confermano, l’unico nuovo ingresso è Vigna (nel 2010, quindicesimo) che scalza Morales. Boselli è al 18° anno consecutivo tra i primi dieci. Buona la striscia positiva anche per Manfredi, al 16° anno consecutivo in Top Ten. Castelli è al suo 35° anno di ininterrotta pubblicazione, seguito da Nizzi al 31° anno senza mai mancare in classifica e Mignacco al 25°anno. Poi Vigna negli ultimi 24 anni sempre pubblicato, Chiaverotti (23), Boselli (22) e Burattini (21). Dieci gli esordienti sceneggiatori su albi Bonelli, ma solo su due testate; per Dampyr: Crippa, Eccher, Artusi, Lombardo e Raule; per Dylan Dog: Badino, Caccivio, Porretto/Mericone e Vinci. Due dei dieci non sono del tutto esordienti in casa editrice, visto che già si erano cimentati come disegnatori per l’editore di Via Buonarroti.   I disegnatori La pattuglia ai pennelli è composta da 119 disegnatori, impegnati nel 2011 a trasformare in immagini le quasi diciottomila tavole concepite dagli sceneggiatori; dieci in meno dello scorso anno. Qui la classifica in ordine di tavole pubblicate: 1° Roi 724 tavole 2° Mangiantini 602 3° Bonazzi 542 4° Rubini 408 5° Andreucci 376 6° Torricelli 338 7° Simeoni G. 333 8° Ginostatis 330 9° Montanari & Grassani 314 10° Ortiz 302 11° Piccinelli 289 12° Di Vitto 286 13° Piccatto 282 14° Baggi 254 14° Brindisi 254 14° Rotundo 254 17° Michelazzo 252 17° Piccoli 252 19° Diso 251 20° Enoch 250 21° Giardo 248 22° Venturi W. 238 23° Gomez 224 23° Seijas 224 25° Busticchi-Paesani 222 26° Rossi R. 220 26° Ticci 220 28° Casertano 188 28° Chiarolla 188 28° Cossu 188 28° Olivares 188 28° Pesce 188 28° Russo F. 188 28° Siniscalchi 188 28° Stano 188 28° Toffanetti 188 28° Valdambrini 188 38° Mandanici 170 38° Vercelli 170 40° Rossi M. 168 41° Giez 160 42° Camagni 154 42° Esposito Bros. 154 42° Grimaldi 154 42° Ongaro P. 154 42° Romanini 154 47° Leomacs 151 48° Mari 138 49° De Angelis 132 50° Torti 128 51° Airaghi 126 51° Boraley 126 51° Enio 126 51° Marinetti 126 51° Piccioni 126 51° Spadoni 126 51° Zaghi 126 51° Zuccheri 126 59° Corbetta 124 60° De Biase 113 60° Rizzato 113 62° Antinori 110 62° Danubio 110 62° Pittaluga 110 65° Casini 95 66° Ambrosini 94 66° Armitano 94 66° Barletta 94 66° Bartolini 94 66° Bertolini 94 66° Biglia 94 66° Borgioli 94 66° Cavenago 94 66° Della Monica 94 66° Dotti 94 66° Ferri 94 66° Fortunato 94 66° Freghieri 94 66° Furnò 94 66° Gramaccioni 94 66° Gregorini 94 66° Jacomelli 94 66° Lozzi 94 66° Maroto 94 66° Nespolino 94 66° Piccininno 94 66° Pugliese 94 66° Raimondo 94 66° Santucci 94 66° Saudelli 94 66° Scibilia 94 66° Spada 94 66° Viglioglia 94 94° JannÌ 89 95° Perconti 81 96° Denna 79 97° Bormida 77 97° De Cubellis 77 97° Morales 77 100° Barbati 47 100° Calcaterra 47 100° Casalanguida 47 100° Oskar 47 104° Resinanti 46,5 104° Vicari 46,5 106° Arduini 33 107° Alessandrini 32 107° Di Gennaro 32 107° Romeo 32 107° Vinci 32 111° Bianchini 24 111° Dall'Agnol 24 113° Filippucci 20 113° Orlandi 20 115° Sforza 8 Vince per la prima volta, grazie al nuovo Maxi Dylan invernale, Corrado Roi che quest’anno stabilisce anche il suo record personale, quasi raddoppiando la sua precedente miglior performance che era di 388,5 tavole, che gli valse il terzo posto nel 1989. Quello di Roi è il decimo miglior risultato annuale di tutti i tempi in casa Bonelli; era dal 1999, quando si impose Marcello con 790 tavole che non venivano pubblicate in un solo anno più di settecento pagine di un singolo disegnatore. Record anche per Marcello Mangiantini, che finora aveva un personale di 254 tavole (2009), Germano Bonazzi, il cui personal best era di 378 pagine (1998), Rubini, Andreucci e, ovviamente, Ginostatis, solo per rimanere tra i primi 10. A proposito di Top Ten: al contrario della classifica degli sceneggiatori, in questa graduatoria non c’è nessuno che è riuscito a riconquistarla a un anno di distanza. Si interrompe quindi la striscia positiva di Di Clemente, presente tra i primi dieci da quattro anni consecutivi. Fanno per la prima volta capolino nella Top Ten, Mangiantini e l’esordiente Ginostatis. I veterani sono invece Ortiz e Roi alla settima presenza tra i dieci più prolifici dell’anno. Il record di presenze consecutive in classifica è di Freghieri al 27° anno di pubblicazione senza interruzioni, seguito da Montanari&Grassani a 26 anni, Piccatto a 25 e Brindisi a 22. Si interrompono invece le strisce positive di Ramella, che manca dalla graduatoria dopo 23 anni di ininterrotta presenza, e di Di Clemente assente dopo 14 anni. Segnaliamo Gallieno Ferri e Giovanni Ticci rispettivamente alla 49a e 43a presenza in classifica. Gli esordienti ai pennelli sono stati sette più uno: Danubio, Ginostatis e Gomez su Tex, Fortunato e Scibilia su Dampyr, Casalanguida su Natah Never, Sforza su Martin Mystère e Aldo Di Gennaro su Dylan Dog, quest’ultimo, all’esordio come disegnatore, non è certo un nome nuovo in Via Buonarroti, visto che da anni illustra le pagine della collana almanacchi.   I copertinisti Ventiquattro sono gli illustratori chiamate a disegnare le 153 cover inedite dell’anno; oltre ai 137 albi infatti vantano cover inedite le due “grandi ristampe”, il super book di Dylan Dog e l’allegato allo speciale estivo di Martin Mystère. 1° De Angelis 18 cover  1° Villa 18 3° Ferri 17 3° Stano 17 5° Riboldi 14 6° Poli 11 7° Soldi 10 8° Alessandrini 9 8° Bertolini 9 10° Rotundo 7 11° Roi 6 12° Mastantuono 3 13° Enoch 2 13° Spadoni 2 13° Zuccheri 2 16° Bonazzi 1 16° Celoni 1 16° Cestaro Bros. 1 16° Diso 1 16° Filippucci 1 16° Gomez 1 16° Garcia-Seijas 1 16° Simeoni G. 1 L’accoppiata Villa-De Angelis si ripropone in vetta alla classifica con una cover in più rispetto al 2010. Per Villa si tratta della quattordicesima vittoria, l’ottava ex-aequo, la settima consecutiva. Per De Angelis È la quinta affermazione. Per Spadoni, Cestaro Bros., Gomez e Garcia-Seijas si tratta dell’esordio come copertinisti in casa editrice. Simeoni e Bonazzi, entrambi alla loro quarta cover, sono al ritorno dopo qualche anno di assenza.   I personaggi Come già previsto lo scorso anno, numeri da record per I personaggi bonelliani nel 2011. 1° Dylan Dog 2438 tavole 19 albi 2° Tex 2340 17 3° Zagor 2182 17 4° Nathan Never 2006 17 5° Julia 1606 13 6° Dampyr 1570 14 7° Martin MystÈre 1146 8 8° Cassidy 940 10 9° Brendon 724 7 10° Agenzia Alfa 597 2 11° Romanzi Bonelli 552 2 12° Universo Alfa 340 2 13° Shanghai Devil 282 3 14° Lilith 250 2 15° Brad Barron 238 1 16° Demian 222 1 17° Asteroide Argo 154 1 17° Storie da Altrove 154 1 19° MM Presenta 48 0 Ognuno dei primi quattro batte il proprio record personale annuale, il quinto e il sesto lo eguagliano. I tre personaggi sul podio battono tutti il record assoluto in un solo anno, detenuto dal 2010 da Dylan Dog con 2156 tavole. L’asticella si è alzata, ma il recordman è sempre l’Indagatore dell’Incubo, di cui sono state pubblicate quest’anno 2438 tavole. Tex intanto si riprende la seconda piazza, lo scorso anno conquistata a sorpresa da Zagor. Per Dylan Dog si tratta della sesta vittoria, la quinta consecutiva. Si tratta di record anche per quanto riguarda gli albi: mai 19 volumi inediti dedicati ad un unico personaggio in un solo anno. Da segnalare anche che Nathan Never con tutte le sue “costole” totalizza 3097 tavole in soli 12 mesi: un altro primato.   Altri numeri Il 2011 registra anche il record dei fuoriserie: ben 36 gli albi speciali (battuti i 31 del 2009 e 2010), per un totale di 6933 tavole pubblicate su albi speciali, quasi novecento in più del precedente primato (6058 nel 2009). Per il terzo anno consecutivo il più prolifico sceneggiatore di albi extra è Vietti, che con le sue 1068 tavole fuoriserie, polverizza il precedente record annuale detenuto da Burattini con le 892 tavole “speciali” del 2007. Mangiantini con le sue 446 pagine vince di misura (4 tavole), su Roi la classifica dei disegnatori, mancando di 30 tavole il record assoluto di pagine speciali disegnate in un solo anno, ancora nelle mani di Walter Venturi che lo ha stabilito nel 2009. Parlando della classifica generale segnaliamo tra gli sceneggiatori che Boselli ha scavalcato nel corso dell’anno Castelli portandosi al quarto posto assoluto; una posizione l’hanno guadagnata anche Vietti (12° ai danni di Sclavi) e Ruju (14°, superando D’Antonio). Entra tra i primi venti, al 19° posto, Vigna, che negli ultimi dodici mesi ha oltrepassato Toninelli e Memola. Pochi movimenti tra i disegnatori: segnaliamo Roi che grazie all’exploit di quest’anno guadagna due posizioni salendo al 16° posto assoluto, una posizione guadagnata da Chiarolla (da 20° a 19°) e doppio passo in avanti per Ortiz che si guadagna la top 20 (da 22° a 20°) scalzando momentaneamente Civitelli. Su Nathan Never nel 2011 Bonazzi è tornato ad essere il più prolifico disegnatore del personaggio, rispondendo con le sue 542 tavole di quest’anno alle 501 di Di Clemente del 2010, che lo avevano portato per qualche mese in testa alla graduatoria dei disegnatori dell’Agente Alfa. La classifica degli anni ’10 (che per il momento comprende solo il 2010 e 2011) vede tra gli sceneggiatori in testa Boselli (3713 tavole), seguito da Ruju (3048), Vietti (2686), Burattini (1740) e Mignacco (1702). Tra i disegnatori per ora prevale Roi (978 tavole), seguito da Diso (836), Mangiantini (790), Bonazzi (636) e la coppia Freghieri-Baggi (602 ciascuno). Per il 2011 è tutto. Ci risentiamo nel 2012 dove non mancheranno le occasioni, come i 30 anni di Martin Mystére, per dare un po’ di numeri. *Articolo pubblicato originariamente sul blog di Moreno Burattini.

Off Topic

 

Autori: Fumetto d'Autore ti intervista? Finisci nella lista nera di Roberto Recchioni

Una nuova recchionata contro il nostro sito: «chi concede un'intervista a Fumetto d'Autore, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire». di Alessandro Bottero Ultimamente noto una sempre crescente ostilità verso Fumetto d’Autore da parte di personaggi ben precisi del mondo del fumetto. E non so spiegarmi il perché, visto che gli stessi che invocano censure, ostracismo, o altre misure “correttive” nei nostri confronti, poi sono i primi a riempirsi la bocca di democrazia, “occupy qualcosa”, e mille altri modi fighetti di sembrare democratici e contro i poteri forti. Vabbé, il gioco del “faccio il bullo con chi non può darmi un posto di lavoro, e sono  ossequioso con chi invece me lo può dare” l’ho visto fare talmente tante volte che non mi stupisce più. Al massimo mi fa sorridere chi ci casca. L’ultimo esempio di questo atteggiamento è la seguente perla scritta in un forum da Roberto Recchioni, a proposito di chi concede interviste a Fumetto d’Autore. «Che poi, per me, ormai chi concede un'intervista a Faccia di Astrubale, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire.In sostanza, per è diventata una specie di lista nera.» tanto per capire quando Recchioni dice “Faccia di Asdrubale”, si riferisce a Fumetto d’Autore, solo che (furbetto) per non citarci, lui ed altri coraggiosi, preferiscono giocare con le iniziali del sito, storpiandone il nome volutamente. Ora, dopo aver letto queste parole mi sono incuriosito, ed ho buttato giù una lista degli autori ed editori che abbiamo intervistato. I risultati sono interessanti. Spero che possano servire anche  a Recchioni, visto che sono sicuro che conosce gran parte di queste persone, ed anzi, con alcune lavora o ci ha lavorato (ad esempio Andrea Voglino, per Gang Bang). Sono tutti collaborazionisti consapevoli, che devono morire? Chi glielo dice a questi 60 e più tra autori e addetti ai lavori che sono nella lista nera di Roberto Recchioni? PS. Qualcuno potrebbe chiedersi “ma perché sprecate spazio e tempo a parlare di queste cose?” La risposta è semplice: perché è giusto che queste cose si sappiano, e perché aiutano a capire meglio il mondo del fumetto e le persone che lo compongono. Anche perché non stiamo affatto “rimestando nel torbido”, ma solamente dando il giusto risalto a parole pronunciate in un luogo ad accesso pubblico. La Lista Nera Rosario Raho Fabrizio Mazzotta Luigi Siniscalchi Naima Morelli Marco Checchetto Moreno Dinisio Gianluca Cestaro Raul Cestaro Emilio Lecce Matteo Bussola Enzo Troiano Paola Barbato Chiara Mognetti (Emmetre) Fabrizio Galliccia (disegnatore di John Doe) Antonello Dalena Lorenzo Bartoli (cocreatore e sceneggiatore di John Doe) Filippo Biagioli Michela Tufano Simone Brusca Tina Valentino Andrea Nucci Silvia Ziche Pasquale Qualano Leo Ortolani Andrea Plazzi (Panini) Jamie Rodriguez (Planeta) Andrea Mazzotta (Nicola Pesce Editore) Elia Bonetti Paolo Falcone Pasquale Ruggiero (Magic Press) Dario Mattaliano Salvatore Primiceri Dario Gulli (Star Comics, Funfactory) Roberto Recchioni (!) Federico Memola Pasquale Ruju Alessio Riolo (Etna Comics) Antonio Scuzzarella (001 Edizioni) Maurizio Rosenzweig (disegnatore di John Doe) Giuliano Monni (GG Studio) Andrea Voglino Guido Ostanel (Becco Giallo) Federico Zaghis (Becco Giallo) Roberto Alfatti Appetiti Michele Foschini (Bao Publishing) Davide Caci Max Brighel (Panini) Davide Castellazzi Carlo Cavazzoni Andrea Aromatico Mario Taccolini (Arcadia Edizioni) Antonio Mannoni (7Age) Andrea Ciccarelli (Salda Press)
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whatsnextdi Alessandro Bottero

[15/03/2010] » Non sono stato a Mantova Comics. Non ci vado da due anni. Il motivo? Semplice. Come standista non ho mai incassato abbastanza anche solo da ripagare il costo dello stand. Per cui, dopo due volte che ci rimettevo un bel po’ di soldi, mi sono detto “me lo ha ordinato il dottore?”. Con questo non  voglio dire che l’organizzazione sia carente, o che mi sia trovato male. Assolutamente. I miei rapporti personali con le persone dell’organizzazione sono sempre stati ottimi. Però non incassavo, e quindi non ci sono più andato. Uno va, prova, e poi trae delle conclusioni.

Questo per chiarire che, non essendo stato a Mantova Comics quest’anno, non ero presente all’incontro in cui si è parlato di come vadano le cose per il mercato a fumetti. Non c’ero, e quindi le mie riflessioni su cosa si sia detto si basano SOLO su quel che ho letto nel resoconto firmato da Francesco Borgoglio e pubblicato da il sito Comicus.it nel suo reportage. Non c’ero, ho letto quello che mi viene dato come resoconto ufficiale (Comicus è Media Partner di Mantova Comics, quindi immagino che i suoi resoconti siano ufficiali), e ho riflettuto su quel che ho letto.

Ok? Chiaro? Ho ammesso di non aver assistito in prima persona, ho detto di basarmi su un resoconto da parte di terzi (quello che in Metodologia si chiamano fonti secondarie), e quindi posso anche non cogliere cosa si sia effettivamente detto.

Stabilito questo lasciatemi però essere molto perplesso sui commenti entusiastici che vedo in giro. Partecipo come addetto ai lavori a manifestazioni di fumetti dal 1991. Fanno quasi vent’anni. Un bel po’ di tempo, eh? Sapete a quanti incontri sul futuro del fumetto ho partecipato? Vogliamo dire venti? Uno all’anno? L’ultimo è stato a Romics 2009. Presenti, tra gli altri, Francesco Coniglio, Marco Schiavone, Pasquale Ruggiero, Marco Lupoi. Si è parlato proprio di crisi, di edicole, di numeri in calo, di fumetterie, di supporti digitali e così via.

Sapete da quanti anni è che sento sempre le stesse cose a questi incontri sul futuro del fumetto in Italia? Da venti. A Mantova Comics 2007 (credo, o era il 2008), ce ne è stato uno, organizzato sempre dai soliti, dove si è parlato di fumetterie, distributori, numeri in calo, concorrenza sleale da parte di tizio e di caio, di Panini Comics, di resa, di promozione e così via. Chi c’era? Alex Bertani, Pasquale Saviano, Marco Rizzo, Francesco Settembre, Marco Schiavone, Andrea Rivi, eccetera, eccetera, eccetera.

E le stesse cose le ho sentite a Lucca, a Milano, a Torino, a Napoli. E le ho sentite nel 1992, nel 1993, ’94, ’95, e a proseguire fino al 2010.

Se vogliamo è come un cliché. Una mostra che si rispetti deve prevedere un incontro su il futuro del fumetto in Italia, dove i soliti dicono sempre le stesse cose, e dove solo la mancanza di memoria a breve termine da parte dell’essere umano medio, fa’ sì che le cose dette sembrino nuove e interessanti. Un po’ come quando ai bambini racconti sempre la stessa favola la sera, per tranquillizzarli e farli addormentare. Quei piccoli riti, che costituiscono la struttura del reale. Alle mostre, X ha addosso sempre il solito giubbotto, lo stand di Y è sempre nello stesso posto, Z farà sempre le solite battute, la sera si andrà sempre nel solito locale/ristorante/pub, e chi pensa agli incontri organizzerà anche un bell’incontro sul futuro del fumetto. Potremmo definirla “narrativa fieristica di genere”, ossia una struttura narrativa basata su canoni fissi, mirati più che altro a tranquillizzare il consumatore, dicendogli in realtà quello che vuole sentirsi dire.

Ma veniamo al dettaglio. Cosa si è detto in questo incontro di Mantova 2010? Come ho già chiarito mi rifaccio al resoconto pubblicato su Comicus, quindi partiamo da lì:

-si è parlato della fine dell’Eura e della nascita dell’Editoriale (non Edizioni) Aurea;

-sia Lorenzo Bartoli che Sergio Bonelli hanno detto che Eura/Aurea & Bonelli hanno avuto un calo di vendite per tutto l’anno 2009. Bonelli, nel suo caso specifico, ha poi detto che il calo generale è stato bilanciato dalla tenuta di Tex e Dylan Dog;

-la Star Comics (per bocca di Dario Gulli) invece è stata ottimista;

-la Disney (attraverso Gianfranco Cordara) ha parlato di “un anno buono, in cui la crisi è stata circoscritta, il fumetto ne ha risentito ma si è potuto reagire alle perdite con l’indotto del fumetto, digitale, gadget ed altro ancora.

-per la Panini (con Marco Marcello Lupoi) il 2009 è stato senza mezzi termini un anno soddisfacente; il fatturato complessivo è stato incoraggiante, soprattutto sulle nuove sfide intraprese nel mondo dei varia, come i manga ed il fumetto americano “extra Marvel”.

- Francesco Settembre, per l’AFUI,  ha detto invece che il 2009 è stato difficile per le fumetterie, con  chiusure di esercizio o comunque di forti tagli alle spese.

Perfetto. Restiamo un attimo su cosa si è detto (ripeto, sempre basandomi SOLO su cosa ho letto)

1 -I fumetti in edicola vendono meno (però, dove sono i numeri di Diabolik? Ed. Epierre? Planeta?).

2 -Alcune cose però vendono sempre (Tex, Dylan Dog, Cornelio),  e forse sarebbe da capire che il pubblico di massa delle edicole vuole cose semplici e ben fatte. Non banali, ma semplici. Se Tex vende quasi dieci volte più di Caravan, un motivo ci sarà. Forse perché Tex è fatto bene, e Caravan no. Può essere, no? Se Cornelio (Star Comics), vende più di Caravan (come penso), ci sarà un motivo, no? O è possibile che tutti quelli che leggono cose che a me non piacciono, siano sempre ed automaticamente degli imbecilli? 30.000 persone che leggono Cornelio sono degli imbecilli, solo perché a me Cornelio non piace?

3- i grossi gruppi editoriali si sono salvati, perché hanno affiancato al settore editoriale puro, i cosiddetti “settori correlati”, e soprattutto gadget ed ALLEGATI. Sarebbe stato da chiedere “Scusi, ma nel fatturato 2009 Panini qual è stato il peso degli ALLEGATI EDITORIALI, rispetto alle testate pure? E l’esperimento dell’acquisizione di Cioè, partito nell’aprile 2009, si è rivelato positivo?””, e la stessa domanda si potrebbe fare a Bonelli. “Scusi, lei ha serie/miniserie che vendono meno di 20.000 copie al mese, cifre risibili per la sua casa editrice. Però ha tutte le settimane quasi 100.000 copie vendute della Collezione a colori di Tex allegata a Repubblica ed Espresso. È come se avesse un mensile, senza costi di testi e disegni, che vende 400.000 copie al mese. Direi che non ci possiamo lamentare, no?”

Altra domanda che avrei voluto fare alla Panini è “è appena uscito per la Panini il nuovo prodotto Xerox, ossia una linea di collezionabili in 3D, con annessa rivista e presumibilmente carte da gioco, come i Gormiti, e gli altri prodotti della Giochi Preziosi. Che significa?” Ma forse chi era presente all’incontro non sapeva cosa esce in edicola…

4- Ogni anno che passa, la Panini dichiara, a questi incontri su come sia andato l’anno e come vada il mercato, che il fatturato è sempre in aumento. Non faccio fatica a crederlo, e auguro alla Panini vita lunga e prospera, anche solo per attenzione alle persone che ci lavorano, ma il caso Panini andrebbe un minimo esaminato con più attenzione:

- quanto aiuta il fatto di essere presente su tre mercati europei, con (nei fatti) un’unica redazione italiana che da Modena gestisce Italia, Francia, Germania?

- quanto incide nel fatturato la voce servizi editoriali per conto terzi?

- il settore della libreria di varia per i volumi Panini Comics si è consolidato, o si è dovuto ridimensionare di molto, dopo il massiccio ingresso attuato nel 2008, spinti anche dal promoter Vivalibro?

- i Film tratti da fumetti Marvel, fanno vendere più fumetti puri, o fanno vendere più allegati editoriali?

Ma è probabile che porre queste domande durante un incontro aperto al pubblico, sarebbe visto come atto di scortesia, con conseguente tacitamento di chi le fa.

A questo punto, seguendo il resoconto, si è passati all’argomento che non delude mai: la crisi del fumetto italiano ed i suoi motivi.

Francesco Settembre, per conto dell’AFUI,  ha parlato relativamente alle fumetterie, e ha individuato il punto dolente nella concorrenza quasi sleale che le case editrici fanno alle  fumetterie, quando portano alle grandi fiere numeri lancio o prodotti comunque in anticipo anche di un mese sulla grande distribuzione. Inoltre ha denunciato il vantaggio delle edicole di poter fare leva sul reso e quindi sulla possibilità di acquistare quantità maggiori e su di un sistema di regole vecchio di vent’anni.

Voglio capire una cosa. In Italia, anni fa, c’erano circa 300 fumetterie. Ora ce ne saranno un 200, forse 250 in tutto, visto che negli ultimi anni ci sono state molte chiusure. L’AFUI, di cui Francesco Settembre è presidente, ne raccoglie circa 12 (secondo quello che sapevo qualche tempo fa). 300 e 12 (o magari anche 15 o 20, gli auguro di essere cresciuti nel frattempo). Non vi pare che ci sia un certo scarto?  Come si fa a dire “LE FUMETTERIE…..” partendo da una base così piccola, rispetto alla realtà? A Roma ci sono oltre 30 fumetterie. Se per assurdo TUTTE le fumetterie di Roma si unissero in un’associazione, sarebbero più di quelle iscritte all’AFUI. Ma avrebbe senso se le fumetterie di Roma, tutte unite in un’associazione, pretendessero di parlare a nome di TUTTE le fumetterie d’Italia, dicendo “le cose vanno come diciamo noi!”? No. Non avrebbe senso. Vabbé. Divagavo….

Comunque il problema per le fumetterie è che gli editori alle grandi fiere portano le novità. Francamente mi pare strano. Quali sono le grandi fiere? E quali sono quelle piccole? Quali editori? Quali novità? Se io presento un prodotto sui cataloghi, e le fumetterie me ne ordinano 60 copie, perché non dovrei portarlo a Lucca (che presumo sia una grande fiera) e venderne 100 direttamente al pubblico? Me lo ha ordinato il dottore di non vendere? Se un editore, nei fatti, anno dopo anno si vede arrivare persone allo stand che dicono “io le tue cose nella fumetteria dove vado non l’ho mai viste” e poi ti comprano arretrati e novità, che dovrei fare? Dirgli “no, la novità non te la vendo. Vai nella fumetteria dove ti servi e digli di ordinarla, così poi tra un mese la compri da loro, e io avrò il 45% del prezzo di copertina fra quattro mesi!”? Devo fare così? Per non “danneggiare” uno che quando quella novità che ho portato in fiera è stata annunciata sui cataloghi, NON L’HA ORDINATA? E poi si lamenta se io la vendo in fiera? Ma soprattutto la cosa che mi lascia perplesso è la distinzione (implicita) grande fiera/piccola fiera. Quand’è che una fiera è grande? Presumo per il numero di presenze. In Italia le presenze alle fiere sono più o meno queste:  Lucca = oltre 100.000; Romics = circa 80.000; Cartoomics (Milano) e Torino Comics = sopra i 40.000. Napoli Comicon = tra 20.000 e 30.000 (di più non ci stanno a castel sant’Elmo, quindi potete sparare tutte le cifre che volete. Più di 30.000 a Napoli non ci stanno.) poi tutte le varie fiere (Terni, Narni, Lanciano, Fullcomics, Mantova, Falconara, Rimini, e altre ancora) oscillano tra 2/3.000 presenze per le più piccole fino alle 20.000 delle più grandine. Allora, quali sono le grandi fiere? Lucca? Ok. E poi?

Ah, certo scusate, qui si parla di Panini, o di chi porta alle fiere i fumetti da EDICOLA. E allora per favore nei resoconti (e nelle lamentele) cercate di essere chiari. Diciamo le cose in modo chiaro “Le fumetterie sono in crisi, perché la Panini a Romics e Lucca porta le novità che poi usciranno dopo venti giorni in edicola e fumetteria, e quindi la gente che passa alle fiere compra allo stand Panini le novità, e le fumetterie si ritrovano poi con ordini fatti tre mesi prima, di materiale che i loro clienti hanno già preso in fiera.

Uno potrebbe rispondere “Beh, ma è la Panini che si comporta male, o i lettori che sono scorretti e PUR AVENDO ORDINATO un volume in fumetteria lo prendono allo stand?”

Una possibile soluzione al problema, che in effetti esiste,  potrebbe essere questa: chiedere un acconto, quando un cliente ordina un volume costoso. Se uno anticipa il 10% del prezzo di un volume, è difficile che lo prenda a una fiera, solo perché così ce l’ha con qualche giorno di anticipo.

Il dibattito è proseguito riproponendo le solite cose dette, ridette e stradette.

-Edicole e fumetterie fanno in realtà parte di due tipi di contratti e di regolamentazione nella distribuzione completamente diversi. L’ha detto  Alex Bertani, della Pan distribuzione, ed è la stessa cosa che gli ho sentito dire almeno altre cinque volte in altrettanti incontri. Attenzione, non è colpa di Bertani. Il problema è che si fanno sempre le stesse domande, ed ovviamente lui è costretto a dare sempre le stesse risposte. Immagino che anche lui si sia un po’ stufato.

- Forse vedremo i fumetti Bonelli nelle fumetterie. Anche qui sono anni che alla fine di ognuno di questi incontri su lo stato del fumetto in Italia, quando alla discussione partecipa Sergio Bonelli si recita sempre la stessa scena: si parla della distribuzione, si dice che fumetterie ed edicole sono due circuiti diversi, Bonelli resta colpito (come se non lo sapesse ormai a memoria…), e il discorso si chiude con la speranza di vedere i fumetti Bonelli in fumetteria.

Proseguendo nelle cose già dette e sentite:

-Il fenomeno edicola è un fenomeno tutto italiano (Parzialmente vero, ma stringi stringi che significa?)

-il clima culturale italiano non ha mai favorito, fumetto come espressione popolare, relegandolo sempre ad una forma di arte secondaria o addirittura inferiore. (Vero. Ma poi? Dopo che l’abbiamo detto per la 4.890esima volta che significa?)

Un piccolo inciso. Mi fa piacere che Sergio Bonelli si sia unito a questa denuncia, ma ricordo che per anni Bonelli è stato quello che ha sempre detto che il fumetto non era una forma d’arte, ed era costituzionalmente inferiore al cinema, come capacità espressiva ed artistica.  Probabilmente se il fumetto è considerato inferiore, anche l’atteggiamento che Sergio Bonelli ha sempre avuto nei riguardi del fumetti che pubblicava (una sorta di complesso di inferiorità, rispetto a cinema e letteratura) ha dato un suo contributo.

-I giovani non leggono più in generale ed il fumetto è stato sostituito dall’offerta tecnologica sempre più invadente (Non si leggono fumetti per la playstation, e i cellulari, e i DVD, e così via. Tutte cose che sento dal 1991. Da VENT’ANNI.)

- La Disney perde terreno con i suoi personaggi mito, una volta serbatoio di baby-lettori, futuri consumatori di Tex e Spider-Man.  (la solita idiozia, per cui I bambini leggono Topolino, poi crescono e passano a Tex e Uomo Ragno).

Ma dove? Ma  quando?  I lettori di Tex non sono gli stessi di quelli di Topolino. Ci vogliamo mettere in testa che Diabolik vende più di Topolino? Che Tex vende molto più di Topolino?  Che Dylan Dog vende molto più di Topolino? Quando mai è mai esistito questa catena evolutiva Topolino=>Uomo Ragno=>Tex? Forse solo nella mente di qualcuno. Uno legge Topolino, e nella stragrande maggioranza dei casi quando smette di leggere Topolino, smette di leggere qualsiasi fumetto.

-Si è perso il fumetto di fascia intermedia, legato all’età adolescenziale e, come correttamente ha osservato Lupoi, occorre cercarlo, pare con successo, nei manga giapponesi

E qui sarebbe stato da replicare che da mesi si parla di una crisi profondissima che investe il settore dei manga (vedi articolo di Castellazzi, da noi ripreso), con un drastico ridimensionamento del venduto dei manga, da parte di tutti gli editori che li producono. Tutti. Non solo Planeta e Giochi Preziosi. Tutti.

Basta, la smetto, sennò mi dilungo troppo.

Questi discorsi mi annoiano. Sono anni che sento sempre le stesse cose, dette sempre dalle solite persone.

Il discorso è che si può anche parlare dello stato del fumetto in Italia, ma allora non puoi fare un calderone di aria fritta, come succede sempre.

Un conto è parlare della situazione nelle edicole

Un conto è parlare della situazione nelle fumetterie

Un conto è se a parlare è una multinazionale, che ha come obiettivo unico il profitto

Un altro se a parlare sono editori piccoli, che hanno come motivazione del proprio agire non il profitto ma un discorso di promozione culturale.

Si vuole parlare di soluzioni alla crisi? Si vuole parlare di crisi? Si vuole parlare dell’innegabile calo del venduto?

Allora lo si faccia seriamente, e non organizzando enormi tavolate, dove in realtà tutto si riduce a

-lamentele;

-anedottica spicciola;

-esaltazioni del “fumetto digitale”, senza sapere di cosa si parli;

Si facciano una serie di incontri mirati, specifici, che:

a-descrivano la realtà presa in oggetto fornendo dei DATI a chi ascolta;

b- individuino i problemi

c- offrano possibili soluzioni

Non un incontro “specchietto per le allodole” dove si parla di tutto e tutti, ma UN incontro sulle edicole, UN incontro sulle fumetterie, UN incontro sulla distribuzione, UN incontro sulla promozione.

Meno fuffa, più sostanza.

Ps. Per quanto resto sempre convinto che questi incontri, durante una fiera, ossia quando il 90% dei piccoli editori è impegnato a vendere le proprie cose negli stand, non servano a nulla, perché chi dovrebbe davvero partecipare non è in grado di farlo. E quindi alla fine parlano sempre i soliti, che in alcuni casi rivestono solo un ruolo marginalissimo nella questione vendite/situazione futura/crisi del fumetto. Ma tanto so benissimo che nel corso del 2010 avrò modo di leggere almeno altre tre o quattro volte di incontri sul futuro del fumetto e sulla crisi.

Nella foto, tratta da Comicus.it, un momento della conferenza "What's next" svoltasi a Mantova 2010 e incentrata sul futuro del fumetto italiano.

Comments

avatar carlo
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leggo con interesse i tuoi editoriali e li trovo molto interessanti e molto spesso condivido

ciao carlo fusacchia [url][/url]
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