Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

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L'Editoriale » Chi non ricorda il passato, è destinato alla rovina

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fullcomics2010-18di Alessandro Bottero

[23/04/2010] » Bella frase, eh? L’avesse scritta Brecht, o anche Canetti, sicuramente sarebbe considerata un aforisma colto e pieno di stile. Comunque è vera, anche se non l’hanno scritta loro. Chi non ricorda il proprio passato è destinato alla rovina, perché lascia evaporare tutta la ricchezza che nel passato si trova. Questo fatto accade anche nel mondo del fumetto. Tempo fa scrissi un altro editoriale, denunciando quella che a mio parere era la non considerazione da parte del mondo del fumetto (compresi i lettori) per le ristampe di prodotti d’annata. In parole povere: non vendono una sega. Luigi Siviero mi replicò, in un commento a quell’editoriale, dicendo che invece, a parer suo, nell’attuale panorama a fumetti sono presenti, e anche con un certo successo, prodotti d’annata. Ok, opinioni diverse. No problem. Il punto è che esistono millemila opere prodotte nel nostro passato, e che  stentano a trovare spazio per essere riproposte ai nuovi lettori. E questo già sarebbe un bel problemone. Ma  c’è di più, e il recente annuncio della Q Press del volume Un fascio di bombe esprime molto chiaramente questo fatto. Esiste, storicamente, tutta una produzione a fumetti, pubblicata al di fuori delle serie da edicola, dalle serie da libreria, o anche come volumi unici in libreria. Si tratta delle storie/albi/volumi prodotti a scopo promozionale, o politico, o pubblicitario, o anche solo semplicemente per commemorare un evento X, e quindi prodotto e distribuito gratuitamente, in occasione dell’evento X. Prendiamo il caso del volume Q Press. Un fascio di bombe fu prodotto dal Partito Socialista Italiano come opuscolo di  propaganda  politica in occasione delle elezioni  politiche  del 1975. Ne furono distribuite, così si ricorda, circa 600.000 copie gratuite come fossero volantini, ossia mediante una distribuzione quasi  porta a porta, come si fa tuttora. Domanda: ma voi conservate i volantini elettorali? No, vero? Li buttate. E probabilmente così fu per la quasi totalità di Un fascio di bombe. Considerato non fumetto, ma opuscolo di propaganda politica, passò inosservato, tanto che le bibliografie ufficiali di Manara lo trascurano, e anche l’ultima opera uscita dedicata alla strage di Piazza Fontana a Milano, pubblicata da Becco Giallo, non la cita nei materiali critici, probabilmente perché non se ne ignorava l’esistenza. Fortunatamente una copia era nella collezione di Giuseppe Peruzzo, l’editore della Q Press, e quindi questa ristampa è stata possibile. Onore all’iniziativa, ma quanti sono gli altri albi/volumi/storie che non hanno viaggiato per i consueti canali distributivi, e quindi  potrebbero correre il rischio di essere svaniti per sempre? Penso molti. Penso che a partire dal secondo dopoguerra, si potrebbero ritrovare tutta una serie di prodotti storicamente indispensabili, per capire il percorso del fumetto e dell’editoria a fumetti italiana. Ed usando una chiave di lettura diacronica, piuttosto che cronologica, quanti sono, in questo preciso momento ossia marzo 2010, i prodotti a fumetti distribuiti al di fuori dei circuiti canonici edicola/fumetteria/libreria, ed ignorati da critica e pubblico?

Il problema  allora è: è esistita, ed esiste, tutta  una  produzione  a fumetti, che vive al  di fuori dei  canoni consueti distributivi, e corre il rischio di svanire nel nulla. Chi può impedire che questo accada? Per  spiegarmi meglio, chi può impedire che la memoria della loro esistenza, svanisca  nel nulla? Non possono essere i singoli, per quanto meritori come Giuseppe Peruzzo e la sua Q Press, a risolvere il problema. Né può bastare l’opera immensa dell’ANAFI, che compie da anni uno sforzo titanico di ricostruzione della memoria storia del fumetto italiano. Questo è un compito che spetta in primo luogo alle istituzioni che pongono come motivazione principale della loro esistenza la cultura, ossia, diciamolo, al Museo del Fumetto di Lucca. In tutto il mondo università e musei si danno da fare per tenere in vita una pubblicistica di alto spessore culturale, ed ovviamente rivolta ad esperti e specialisti. Perché in Italia il Museo del Fumetto di Lucca dovrebbe fare eccezione? Una ricerca storica che definisca finalmente, per quanto possibile, l’esistenza di tutti i prodotti di cui  abbiamo parlato finora, e di cui Un fascio di bombe è l’esempio perfetto, non è una cosa di cui si possa fare a meno. E un istituzione  che voglia sostenere il fumetto italiano, deve principalmente fare l’impossibile, perché non si perda la memoria di tutto quello che è successo. Voglio essere chiaro: quanti soldi sono destinati nel budget annuo del Museo del Fumetto di Lucca, alla produzione di testi storici e critici? Quanti soldi sono impegnati nella produzione di strumenti critici, sotto forma di volumi, saggi, articoli, miscellanee, ecc…, così che chi voglia consultare tali  strumenti abbia a disposizione dei dati concreti cartacei? I dati online infatti sono molto comodi, ma accanto  ad  essi una istituzione autorevole deve sempre avere il corrispettivo cartaceo (che oltretutto è accessibile anche in caso di mancanza di corrente…meditate gente, meditate…)

Una produzione di 6/8 volumi all’anno, ognuno sulle 120 pagine, può costare, usando il sistema di print on demand, e quindi modulando le tirature sulle 200/300 copie a volume, diciamo un 10.000 euro l’anno di stampa. Se permettete preferirei che il Museo del Fumetto di Lucca spendesse i soldi del suo budget annuo in queste cose, e non in altre. Ovviamente i testi, come accade per tutte le riviste accademiche o di prestigio, non sono retribuiti, e gli autori li cedono a titolo gratuito. Vi può sembrare strano, ma è così. Le riviste prestigiose, che costano tanto, escono una o due volte l’anno, e non vendono nulla, se non per abbonamento, non pagano chi ci scrive. Chi scrive lo fa per il prestigio che ne deriva, e non scassa. Perché una collana di saggi accademici sul fumetto e sulla sua storia, pubblicata dal Museo del Fumetto di Lucca, dovrebbe fare diversamente da come fanno migliaia di altre riviste, anche più famose, in tutto il mondo? Quindi: solo costi di stampa, niente costi di produzione, un minimo di spesa per la grafica, e con un budget davvero minimo si potrebbero quantomeno realizzare tutta  una serie di volumi storico-critici. Li leggeranno in pochi? E allora? Perlomeno esisteranno. Perlomeno la prossima volta che uno vorrà esaminare la bibliografia di Manara, potrebbe usare uno strumento autorevole e corretto.

Chi  non ricorda il passato è destinato alla rovina, ma la responsabilità è anche di chi, avendone la possibilità, ha ritenuto non interessante, o non economicamente proficuo, tenere in vita la memoria del passato.

Comments

avatar matteos
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caro Alessandro, la questione che sollevi è molto interessante. E la condivido. Come studioso, ma anche come operatore. Il tema della "conservazione della memoria" è davvero importante, per la cultura fumettistica. Tanto più oggi.
Sono convinto che l'impegno in questa direzione sia un dovere, soprattutto per istituzioni culturali come un Museo del Fumetto o come il Comitato Nazionale "Un Secolo di Fumetto Italiano" (www.fumetto100.it). E come te, sono convinto che si possa e si debba fare di più. Ti invito però a considerare anche un segnale positivo, che si può cogliere guardando al piccolo "boom" di riedizioni in corso. Dieci anni fa non era possibile reperire tutte le riedizioni (da Jacovitti a Rubino, da Landolfi alla Stefi) che stiamo vedendo negli anni Duemila. E collane come le recenti "100 anni di fumetto italiano" o "Gli anni d'oro di Topolino", pur con tutti i loro limiti, sono per me il segnale che l'attenzione per la memoria fumettistica, oggi, è molto più alta che un decennio fa.
Il che non ci esime da impegnarci di più e sollecitare gli altri a farlo, perché c'è ancora molto (moltissimo) da fare.
Buon lavoro.
avatar Phab
0
 
 
Caro Alessando, sono perfettamente d'accordo. Mi sento solo di lanciare un piccolo segnale POSITIVO in tutto questo discorso: ho appena fatto il preventivo, ed il prodotto di cui tu parli (parliamo ovviamente di stampa b/n, in questo caso ho calcolato il preventivo sul formato 17x24) può costare AL MASSIMO 5600 € iva (editoriale) compresa. Il che significa che nella cifra che hai calcolato ce ne stanno almeno il doppio. Si, direi che (vista la cifra, irrisoria per un museo) è sicuramente uno dei compiti del museo. Poi ovviamente potremmo anche calcolare un formato più da libro (come lettore rinuncerei volentieri ad un formato più grazioso pur di poter leggere il materiale di cui stiamo parlando), arrivando ad un massimo di 3500 €. Il costo unitario di ognuno di questi libri è inferiore a 1,5 €. ad occhio e croce, anche partendo dal presupposto di venderne non più di 50 di ognuno, con un prezzo di copertina di 10 € l'uno siamo ben oltre il pareggio. Va da se che per mantenere questo prezzo andrebbe saltata completamente la distribuzione da fumetteria, che porterebbe il prezzo a 22 €, cosa che renderebbe del tutto RIDICOLO lo sforzo di contenere i costi (parto ovviamente dal presupposto che io NON COMPREREI un prodotto del genere a tale cifra, qualunque sia il contenuto). Come si fa? Bhe, le fiere ci sono per questo, no? Non voglio nemmeno guardare al guadagno: io il prodotto in questione al mio stand LO TERREI, perchè CREDO in questo genere di recuperi. Non è giusto? Uno standista deve PER FORZA guadagnare? Bene, ci sto. Chiedo una citazione nei credits e 50 centesimi per ogni copia venduta. Il museo (vendendo SOLO 50 copie su 300 stampate) incasserebbe COMUNQUE 1 € a copia venduta. Ne esce quasi il necessario per tirare un'altro volume.

Credo che spazio per realizzare queste cose ce ne sia in abbondanza. Basterebbe volerle.
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