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L'Editoriale » Etna Comics: promesse mantenute
di Alessandro Bottero
La prima edizione di Etna Comics, la prima manifestazione a fumetti di caratura nazionale svoltasi in Sicilia, ha chiuso i battenti con un risultato al di là di tutte le aspettative. Oltre 20.000 presente per i tre giorni di apertura, quasi 40 autori presenti, incontri col pubblico sempre interessanti e partecipati, concerti serali di prestigio e sempre con un grande seguito di pubblico, e soprattutto con una generale soddisfazione da parte degli standisti. L’organizzazione è stata sempre attenta ai bisogni e alle necessità di ospiti ed espositori, e se qualche problema c’è stato è dipeso dall’affluenza che nessuno pensava così elevata. Forse a voler trovare qualche pecca si potrebbe dire che il caldo all’interno della struttura che ospitava la manifestazione, il centro espositivo "Le Ciminiere", si faceva sentire e che forse per l’anno prossimo bisognerebbe pensare a un qualche sistema per rinfrescare l’aria all’interno dei padiglioni. Ma a parte questo (che non sono inezie si badi bene, perché se devi passare tre giorni in un ambiente la “qualità della vita”, è importante) il bilancio è positivo. Una cosa che personalmente ha colpito è stata la quantità di “facce nuove” che ho visto nel pubblico. Mi spiego meglio: dopo vent’anni a fare mostre mercati in un certo senso le facce sono sempre le stesse, sia tra gli espositori, che per un centro verso nel pubblico. C’è una “tribù” di lettori/appassionati che vagola da mostra a mostra. Li vedi a Lucca, e poi a Roma, e a Milano, e a Torino, e Mantova, e a Napoli, e così via. Sono gli appassionati che vedi ogni anno, e con cui a volte stabilisci anche rapporti di conoscenza/simpatia. Non voglio certo dire che a tutte le manifestazioni vengano sempre e solo i soliti, ma credo di essermi spiegato. Beh, a Catania invece erano tutti (quasi) nuovi. Erano i lettori che non possono spostarsi dalla Sicilia per le manifestazioni sul “continente”, anche per i costi, o la scomodità del viaggio, e che quindi restano esclusi. Sono quelli che non vedi mai, quelli che non incontri, quelli con cui non parli. E invece qui c’erano. Ed è stato bello vedere l’entusiasmo, la gioia di poter vivere un momento del genere.
Ho visto anche molte famiglie venire, con i bambini “cospleyrizzati”, per passare la giornata, anche perché la zona games era ben attrezzata con uno spazio “Junior”. Ho visto moltissimi giocare nella zona dedicata agli scacchi (cosa che potrebbe essere ripresa anche da altre manifestazioni), e ho visto tanti e tante cospleyer, magari esteticamente discutibili, ma allegri e divertenti.
Nella zona performance ho visto autori realizzare tavole bellissime (Lucio Parrillo, Luigi Siniscalchi, ed altri ancora), poi messe all’asta per beneficenza nel pomeriggio di domenica 11.
Detto questo una riflessione: Etna Comics è una manifestazione a mio parere “popolare”. Ossia il punto di forza non sono i volumi a fumetti d’autore, o costosi. Il punto di forza sono i fumetti più conosciuti, tutto quel che è giapponese, e quello che sta al di sotto di un certo prezzo. Riflettendo su questo è ovvio che non la vedo (per adesso, ma in futuro le cose potrebbero cambiare, anzi me lo auguro) come una manifestazione a cui °mancano” le case editrici pure di fumetti medio-piccole. È molto probabile che una casa editrice che fa solo fumetti non riesca a realizzare un incasso tale da giustificare le spese di trasferta. Invece realtà come Star Shop, Alastor, ma anche Dreamcolours per la gadgetistica, o la Panini comics secondo me troverebbero un ottimo terreno, in gran parte inesplorato. E anche per il settore Games mancavano molti nomi che potevano sfruttare al meglio la piazza.
Se fossi nell’organizzazione uno degli obiettivi per la seconda edizione dovrebbe essere fare di tutto per avere i nomi citati (Star Shop, Alastor, Panini, Dreamcolours). Oltre a questo ampliare il numero di espositori nel settore Games, e risolvere il problema del caldo nella struttura.
E con questo è tutto.
Grazie Catania. Ventimila grazie.