Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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L'Editoriale. Personaggio pubblico? Libertà di insulto.

facebookDi Alessandro Bottero. È di oggi la notizia che due giornalisti tedeschi della Süddeutsche Zeitung siano entrati in possesso dei documenti riservati in base ai quali Facebook decide quali post cancellare e quali invece lasciare. Le regole sono interessanti, e se vogliamo molto ipocrite secondo la linea dell’ipocrisia del politicamente corretto. Esempio: si può parlare male di un paese, ad esempio “L’Indonesia fa schifo”, ma non si può dire “Gli indonesiani fanno schifo”. Si stempera l’insulto in un indistinto per cui nessuno può dire “Hai offeso ME”. Altra ipocrisia: Per le religioni le regole si applicano così: sono protetti gli appartenenti ai gruppi religiosi, ma non le religioni, quindi si può dire “Il Cattolicesimo è stupido”, ma non si può dire “I cattolici sono stupidi”. Come dicevo ipocrisia.

Al di là di questo però la cosa pià interessante è come si regola Facebook nel caso di personaggi pubblici, e soprattutto quali siano i parametri con cui si definisce una persona “personaggio pubblico”.

Per Facebook un personaggio pubblico in quando pubblico ha perso il diritto al rispetto alla privacy e pertanto può essere oggetto di presa in giro, critiche, e anche insulti. Sia a livello di testo che di immagini (foto o video).

Ora il punto è: cosa fa sì che una persona sia personaggio pubblico?

La risposta nei documenti è la seguente

Personaggio Pubblico - e quindi figura che perde le tutele alla privacy che invece sono dovute ai semplici cittadini - è chiunque risponda ad almeno uno di questi criteri:

-chi ha più di 100 mila followers,

-va in televisione,

-chi fa dichiarazioni pubbliche

- chi sia stato menzionato nelle cronache più di cinque volte negli ultimi due anni

La cosa è interessante perché volendo si può applicare anche al mondo del fumetto. Anche qui però bisogna capire. Cosa significa “andare in televisione”? UNA apparizione come ospite in un programma basta? Credo di no. Credo che la cosa significhi chi va con regolarità in televisione, regolarità tale per cui diventa RICONOSCIBILE da chi segua abitualmente la televisione (questo nel senso che la regolarità può anche essere sparsa in trasmissioni diverse) Cosa significa “fare dichiarazioni pubbliche? Un Blog è un luogo dove si fanno dichiarazioni pubbliche? Una pagina Facebook è un luogo dove si fanno dichiarazioni pubbliche? Un sito? Se l’addetto ai lavori X ha una rubrica fissa su un sito fa “dichiarazioni pubbliche” e quindi diventa – per le regole di Facebook – “personaggio pubblico”, anche se magari nessuno lo legge? La dichiarazione pubblica significa PUBBLICARE in modo aperto a tutti o è necessario che poi ci sia un numero ELEVATO di persone che ti leggano? E per finire “menzionato nelle cronache” che significa? In occasione di rilanci o momenti significativi legati a questo o quel fumetto può capitare che l’autore X o Y siano stati citati più di 5 volte. Prendiamo il caso di Sclavi. Il suo ritorno su Dylan Dog è stato oggetto di notizia e citazione su vari mass media. Sicuramente ci sono state più di 5 citazioni nelle cronache negli ultimi due anni. Questo fa sì che Tiziano Sclavi sia - per le regole di Facebook – un personaggio pubblico e quindi io possa sbeffeggiarlo, criticarlo ferocemente, insultarlo, postare foto prese a sua insaputa, senza avere alcun problema, perché Tiziano Sclavi è un “personaggio pubblico”? Seguendo la logica delle regole svelate dai giornalisti tedeschi sì. Se domani io pubblicassi su Facebook una foto di Tiziano Sclavi che fa la spesa o che è in ciabatte a casa sua Tiziano Sclavi non potrebbe dire nulla, perché è un personaggio pubblico. Attenzione. Non sto dicendo che io sia d’accordo o che trovi questo modo di fare sensato. Per me è una grossa scemenza, ma queste sono le regole seguite da Facebook, per cui fumettisti, rockstar, opinionisti e dominatori del mercato che prima usano Facebook per creare se stessi e l’hype sui loro prodotti e poi magari si lamentano perché la loro privacy è violata sbagliano. Se cerchi di cavalcare la tigre alla fine lei ti sbrana, e i social sono come la roulette. Alla fine dei giochi vince sempre il banco, e te che credevi di essere stato il più furbo ti ritrovi carne da macello come quella su cui hai costruito la tua (effimera) fama.

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