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L'Editoriale » “Allora, vorrei leggere questo, questo, questo, e questo.” “Non ce l’abbiamo. Ripassi un’altra volta.”

celestinidi Alessandro Bottero

[01/02/2010] » Generi. Temi. Tipi di storie. Belle parole. In sintesi vogliono dire che si può raccontare qualsiasi storia, se solo lo sai fare.
E in effetti questo se vai in una libreria, o butti l’occhio agli scaffali dei DVD è vero. Si trova ogni tipo di storia. Cavolo, se guardi tra i giochi per Nintendo DS trovi ogni tipo di gioco.
C’è varietà. C’è scelta.
Invece coi fumetti no. Coi fumetti pare che la varietà di scelta sia minima. Vediamo di cosa si potrebbe parlare:
- fumetti di guerra
- sportivi
- storici
- fantascienza (mille variazioni sul tema)
- fantasy
- horror
- splatter
- gialli
- mystery
- noir
- romantici
- erotici
- umoristici
- satirici
- per bambini
- educativi
- religiosi
- di critica sociale
- di vita quotidiana
- super eroi
- di pirati
- scolastico
- western
Oltre venti differenti categorie (anche se la triade Fantascienza-Fantasy-Horror, racchiude al suo interno almeno altrettante sotto categorie), e di queste solo alcune sono effettivamente presenti nel mercato italiano, con prodotti scritti e disegnati da italiani (non parlo di opere importate, perché il mio discorso è sulla PRODUZIONE italiana, non sulla versione italiana di opere prodotte altrove).
E questo perché? Perché nella maggior parte dei casi ci si livella sui “successi” o sulle produzioni altrui, per inseguire il mitologico “target di riferimento”, ossia quel blocco di lettori pre-esistente al fumetto, a cui il fumetto X si indirizza per soddisfare una voglia di lettura, che detto target avrebbe.
Avete notato il particolare cruciale? Il target di riferimento PRECEDE la realizzazione del prodotto, per cui quasi tutto i prodotti di intrattenimento di massa sono realizzati, per sfruttare la scia di un interesse che altri hanno fatto nascere. Si sfrutta un interesse, invece di farlo sorgere.
Ora, se da un lato questo lo capisco, perché il tritacarne della produzione seriale per grandi numeri necessita di ritmi elevati, è anche vero che se penso a tre nomi che hanno segnato gli ultimi quarant’anni del fumetto italiano, ossia Diabolik, Alan Ford, e Dylan Dog, mi trovo davanti a tre opere prodotte in assenza di un “target di riferimento” visibile. Né Diabolik, né Alan Ford, né Dylan Dog avrebbero passato un focus group, o l’esame di una divisione marketing. Non c’erano precedenti, e non c’erano prodotti precedenti da prendere come riferimento.
Ma c’era l’idea, la capacità di cogliere le good vibrations.
Torniamo all’inizio. Varietà, si diceva. Libri, DVD, dischi….la varietà c’è. Nei fumetti no. Nei fumetti pare che al di là di super eroi/manga/texdylandognathannever (il tutt’unico che domina il fumetto popolare in bianco e nero) non si possa andare.
Perché nessun editore rischia sul fumetto storico? O su quello sportivo?  Perché?
Se si esamina il settore dell’editoria per ragazzi, si scopre che i romanzi dedicati a squadre di calcio/squadre sportive in genere vendono. Idem, sempre nel settore editoria per ragazzi, i romanzi Fantasy pubblicati ogni anno (e molti scritti da italiani), sono decine. Molte decine. Eppure, a parte l’esperimento della Panini Comics con l’adattamento de Le Cronache del Mondo Emerso (finito come sappiamo), in Italia non si produce Fantasy a fumetti. Perché? Perché a Sergio Bonelli il Fantasy non piace (tanto per dire, eh?)? E quindi “Se non lo fa Bonelli, ci sarà un motivo!”?
Perché non ci sono fumetti sul calcio? O su altri sport. I cartoni animati ci sono (e ci saranno, penso alla nuova produzione animata RAI dedicata alla pallavolo, che dovrebbe debuttare tra poco), ma un fumetto di genere sportivo sembra quasi una bestemmia. Eppure i manga sportivi ci sono, e vengono letti. Allora perché non si PRODUCE qualcosa in italiano?
Chiudo, sennò tracimo. Però….vorrei tanto leggere storie di pirati….sniff sniff (tristezza sommessa)
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