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Nella storia del «Vittorioso» le difficoltà della Chiesa di oggi

Il Vittorosodi Giuseppe Pollicelli*

Per una piena comprensione del ruolo svolto dalla Chiesa nella storia italiana del Novecento non si può prescindere dalla fervente attività editoriale che nel secolo scorso ha contraddistinto, caratterizzandolo ancora oggi, il mondo cattolico. Particolarmente significativo, per le sue implicazioni sociali e pastorali, è uno specifico segmento di quest’attività, quello destinato ai lettori giovani e giovanissimi, a un cui importante tassello è dedicato il libro L’Italia del Vittorioso (Ed. Fondazione Apostolicam Actuositatem, pp. 250 a colori, euro 45), curato da Giorgio Vecchio dell’Università di Parma. Nel suo lungo saggio, che precede una sezione illustrata in cui sono state riproposte otto storie a fumetti e alcune copertine d’epoca, Vecchio ripercorre in tutte le sue fasi la parabola de «Il Vittorioso», il settimanale dell’AVE (Anonima Veritas Editrice) che costituirà, dal 1937 al 1970, la lettura privilegiata di centinaia di migliaia di ragazzi italiani.

«Il Vittorioso» esordisce in un contesto in cui furoreggiano sia testate a fumetti quali «L’Avventuroso» e «L’Audace» (pullulanti di serie avventurose statunitensi i cui titoli, nel clima autarchico di fine anni Trenta, vengono all’occorrenza italianizzati) sia - sul versante del fumetto comico o comunque non naturalistico - il «Corriere dei Piccoli» e i comics disneyani della Mondadori, i soli a godere di un occhio di riguardo da parte della censura fascista. In una simile situazione, grande è stata l’abilità de «Il Vittorioso» nel proporre - puntando unicamente su autori italiani - una rivista dalle indubbie finalità educative la quale però, utilizzando senza remore un linguaggio guardato all’epoca con sospetto (dai comunisti non meno che dai cattolici) come quello fumettistico, seppe intercettare le aspettative e il bisogno d’evasione di un’ampia fascia di giovani lettori. Grazie a un’equilibrata mescolanza di fumetti sia comici che avventurosi, di rubriche didattiche, di articoli d’attualità (non di rado dedicati allo sport) e, soprattutto, grazie alle incredibili invenzioni grafiche e testuali di un ancora giovane ma già geniale Jacovitti, «Il Vittorioso» pose le basi per un lungo periodo di successi che, eccettuata una negativa parentesi coincidente con i momenti più duri del secondo conflitto mondiale, si confermerà negli anni della ricostruzione post bellica e del “boom economico”. Il ricorso sistematico al fumetto e la pubblicazione delle tavole di Jacovitti, spesso irriverenti e anticonformiste, sono i due elementi che meglio documentano l’intelligenza e l’apertura mentale con cui veniva confezionata una rivista che aveva ben poco di confessionale (qui il suo principale punto di forza) pur non trascurando gli intenti morali e il costante richiamo ai valori della fede cattolica. Al successo della rivista contribuì poi quel vero e proprio fenomeno di costume che fu il “Diario Vitt”, agenda scolastica interamente affidata all’estro jacovittiano che giunse a toccare il milione di copie di diffusione.

I primi segnali di declino de «Il Vittorioso» si manifestano nel 1957, quando Jacovitti comincia a collaborare anche con «Il Giorno dei Ragazzi» (per cui creerà la star Cocco Bill), diradando la sua presenza sul settimanale cattolico; ma ancora più importante per le sorti della testata sarà forse, nel lungo termine, il travaglio vissuto dalla Chiesa in seguito all’indizione da parte di Giovanni XXIII, nell’esigenza di misurarsi con gli impetuosi mutamenti sociali e culturali del periodo, del secondo Concilio ecumenico vaticano. Scrive Vecchio: «La polemica, se non talvolta lo scontro interno, è vivace ed è segno del crescente bisogno di arrivare a una svolta epocale». Da quel momento, seppure lentamente, la sintonia tra «Il Vittorioso» e il pubblico dei lettori inizia a venire meno, fino alla definitiva chiusura del settimanale (nel frattempo divenuto «Vitt») nel 1970. Il testimone de «Il Vittorioso» sarà raccolto da un’altra pubblicazione cattolica, peraltro più antica e tuttora esistente, «Il Giornalino» delle Edizioni Paoline, che negli anni Settanta e Ottanta saprà aggiornare la formula vincente del periodico dell’AVE. Ma anche «Il Giornalino», oggi, fa un’enorme fatica a sopravvivere e probabilmente avrebbe già chiuso se non godesse di sovvenzioni statali.

Le vicende de «Il Vittorioso» prima e de «Il Giornalino» poi sono una spia delle difficoltà incontrate dalla Chiesa (e da altre fondamentali istituzioni operanti in Italia) nel rapportarsi, attraverso gli strumenti della comunicazione, alle nuove generazioni. Le quali, avvezze sin dalla prima infanzia alle ammalianti suggestioni dell’audiovisivo, appaiono non solo insofferenti a qualunque approccio anche solo velatamente pedagogico ma anche del tutto refrattarie alla formula della rivista cartacea che abbini informazione e intrattenimento a fumetti. Individuare il grimaldello con cui scardinare quest’ormai perdurante incomunicabilità è, per la Chiesa, un compito immane ma ineludibile.

*Articolo pubblicato su “Libero” del 22 agosto 2012. Per gentile concessione dell'autore.

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