Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Quando Togliatti a fumetti si chiamava Rossi Rosso

di Giuseppe Pollicelli*

Ritrovato un dimenticato foglio satirico edito dalla Dc nel 1952. La pubblicazione ospita fumetti di propaganda anticomunista.

Che nel mondo politico italiano, da sempre, la doppia morale e una certa dose di ipocrisia non siano un’esclusiva di conservatori e cattolici è risaputo. Basta rimembrare, tornando agli albori della Repubblica, la relazione “scandalosa” - a tutti nota ma di cui, tra i militanti del Pci, era meglio non parlare in pubblico - che a partire dal 1946 unì la giovane deputata comunista Nilde Iotti a Palmiro Togliatti, potente segretario nazionale del Pci e, soprattutto, uomo già sposato e provvisto di un figlio. Un rapporto che, per il moralismo che allignava nelle file del Pci non meno che in quelle democristiane, rappresentò un argomento tabù almeno fino alla morte del Migliore, avvenuta nel 1964. Proprio la liaison tra Togliatti (ribattezzato nell’occasione Rossi Rosso) e la Iotti è al centro della tavola d’apertura di un fascicolo satirico, edito dalla Democrazia Cristiana e risalente al 25 maggio 1952, di cui fino a oggi non si conosceva l’esistenza. La pubblicazione, facendo il verso al «Corriere dei Piccoli», s’intitola «Il Corriere dei P.C.I.(ni)» ed è formata da un grande foglio unico ripiegato, per complessive quattro facciate. L’importante ritrovamento, che recupera un tassello dimenticato della storia della satira italiana, è stato effettuato dall’appassionato di fumetti Michele Mordente, che ne ha dato notizia attraverso il blog “Cartoonist Globale” del fumettologo Luca Boschi. Pur trattandosi di un foglio destinato alla propaganda politica, la qualità dei disegni che vi compaiono è piuttosto elevata e lascia intravedere la mano di uno o più professionisti. Su “Cartoonist Globale” studiosi e collezionisti stanno formulando ipotesi sull’identità di chi ha realizzato queste tavole anonime ma graficamente pregevoli. Antonio Cadoni scrive che «la tavola a colori in prima pagina richiama lo stile di Giovanni Manca, a quei tempi collaboratore del “Travaso” di Guglielmo Guastaveglia». E Tomaso Turchi aggiunge: «Si potrebbe pensare anche a disegnatori provenienti dal romano “Marc’Aurelio”, tipo Giuseppe Moccia, in arte Pipolo, che aveva uno stile compatibile con i misteriosi disegnatori qui oggetto di ricerca. Verdini, ad esempio, era veramente bravissimo e assai duttile: anche lui caricaturista di personaggi politici».

Sperando che prima o poi si risalga con ragionevole sicurezza alla paternità di questi fumetti di sessant’anni or sono, privi di nuvolette ma forniti di commenti in rima alla maniera del «Corriere dei Piccoli», ne proponiamo intanto una selezione ai nostri lettori.

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*Articolo pubblicato sull'inserto satirico “LiberoVeleno” (quotidiano Libero) del 30 settembre 2012. Per gentile concessione dell'autore.

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