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Gli scritti sul fumetto di Oreste Del Buono

sulfumetto OdBdi Giuseppe Pollicelli

Daniele Brolli non tollera che l’eclettismo e lo spessore intellettuale di Oreste del Buono non vengano pienamente riconosciuti. E allora eccolo impegnarsi periodicamente in imprese editoriali che, di OdB, antologizzano gli scritti, siano essi di taglio narrativo, critico o giornalistico. Anni addietro, per esempio, si era prefisso, d’intesa con l’editore Scheiwiller, di riproporre l’intero corpus narrativo di Del Buono, ma poi l’impresa si è purtroppo limitata a un unico volume, pur pregevolissimo, che ospita i romanzi La parte difficile e Racconto d’inverno, oltre ad alcuni scritti più brevi. Recentemente, invece, Brolli - che collaborò varie volte con OdB (scomparso a Roma nel 2003 dopo una vita trascorsa, lui toscano dell’Elba, nell’amata Milano) - ha curato per la casa editrice Comma 22 un’ampia raccolta di interventi di varie epoche dedicati da Del Buono a uno dei suoi amori più grandi: i fumetti. In Sul fumetto (pp. 312, euro 20) ci si imbatte in puntuali ricostruzioni storiche di fenomeni e vicende fondamentali nella storia dei comics ma anche in valutazioni e giudizi di grande acume e finezza, i quali dimostrano come l’esegesi di un fumetto possa avere la stessa profondità, e richiedere la stessa erudizione, di quella di un romanzo, di un film o di un dipinto. Bastano, per rendersene conto, queste righe imperniate sull’arte straordinaria di Dino Battaglia: «Il maggior disegnatore italiano d’avventure (insieme con Pratt) non è d’impronta nordamericana, ma casomai d’impronta inglese, senza trascurare il suo rapporto di odio-amore per il mondo pangermanico che comunque - da Hoffmann a Musil a Mann - costituisce la sua componente letteraria più spiccata». «Avventurandosi tra tanti generi», ha scritto Oreste Pivetta, «Oreste del Buono faceva qualcosa d’originale e di serio per la cultura italiana: la liberava di qualche gesso e di qualche colletto inamidato. Soprattutto rendeva un servizio meraviglioso al cosiddetto consumatore culturale: spalancava le finestre».

Articolo tratto da “Libero” del 21 gennaio 2015. Per gentile concessione dell'autore.

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