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Intervista a SILVIA ZICHE su "QUEI DUE"

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Bentrovati, appassionati delle nuvole parlanti.

Sono lieto ed orgoglioso di presentarvi la versione integrale dell'intervista, comparsa sull'importante numero 300 di “Fumo di China”, realizzata con la mitica Silvia Ziche, che ringrazio nuovamente.

 

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Ritratto di Silvia Ziche, visionato anche dall'artista prima della pubblicazione,

ad opera di Lorenzo Barruscotto.

 

Le tre vignette che troverete ad intervallare la chiacchierata sono state fornite direttamente dalla simpatica artista e sono tutte riferite al secondo volume della collana, intitolato “Un dolorino qui”.

Al momento in cui viene pubblicato questo articolo, e cioè esattamente il 2 febbraio 2021, data scelta in quanto anniversario numero 5 della coppia di intervistatori (leggendo le prossime righe capirete), è già disponibile il terzo albo della saga, dal titolo “Un buon partito”. Potete trovare il link ufficiale sul sito Bonelli: https://shop.sergiobonelli.it/quei-due/2020/11/25/libro/quei-due-un-buon-partito-1008949/ .

Non ho dimenticato l'articolo in un cassetto. Ovviamente oltre ai ritardi che hanno colpito le varie pubblicazioni nel 2020 per i motivi che tutti ormai sanno, ho dovuto rispettare altre tempistiche, avendo avuto come in occasioni precedenti l'autorizzazione alla realizzazione di questo pezzo, lasciando però passare un certo lasso di tempo, per l'appunto, dall'uscita nelle edicole dell'edizione cartacea.

Ma una buona conversazione con una grande disegnatrice, per giunta persona cordiale ed alla mano, è sempre attuale, così come senza dubbio lo è il bisogno di sorrisi e risate in un periodo come quello che abbiamo vissuto e che stiamo tutt'ora vivendo, freddo non solamente per via della stagione invernale.

 

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La passione per il West non abbandona mai il curatore di "Osservatorio Tex",

in quest'occasione uno dei due intervistatori.

 

 

Buongiorno, grazie per il suo tempo.

Facciamo una chiacchierata sul volume “Quei due”, albo di apertura della serie, che ha firmato insieme a Tito Faraci.

Questa è un'intervista un po' insolita, perché le domande sono state formulate a quattro mani.

Visto l'argomento, anche gli intervistatori sono in due, Lorenzo, il sottoscritto, curatore della rubrica di West e western “Osservatorio Tex” per Fumetto d'Autore, e Dafne, la mia fidanzata. Essendo affiatati anche in ambito fumettistico (beh, lei non legge Tex ma non si può avere tutto nella vita – non riferitele che ho detto così), abbiamo avuto l'idea di pensare di comune accordo le domande anche al fine di avere un punto di vista sia femminile che maschile. Senza contare che in seguito ad una coincidenza veramente notevole, la protagonista del volume potrebbe facilmente considerarsi la versione “fumettosa” della metà più dolce (nella maggioranza delle volte) della coppia, sia per il look sia per certe espressioni.

 

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 Ritratto delle "altre due mani dell'intervista":

intitolata "Tu", quest'opera di Lorenzo Barruscotto

ha vinto il concorso nazionale "Versi sotto gli Irmici" edizione 2020.

 

1) Alcune curiosità riguardanti i dietro le quinte sono presenti nelle note contenute in fondo all'albo, che intermezzano studi e sketch da lei realizzati per la storia. Senza spoilerare nulla dei prossimi episodi, può dirci qualcosa di più sulle vite dei due protagonisti, sulla loro “nascita” e sulle scelte che hanno portato all'identificazione della location? Qualche anticipazione per far salire l'acquolina in bocca ai lettori è possibile?

Non posso fare anticipazioni, mi spiace. L’idea di partenza della serie è stata di Tito Faraci, ma mi sono subito “ambientata” nella sua idea. Raccontare le vite normali di persone normali mi diverte sempre. Anche perché la normalità è parecchio varia. Ognuno ha di sé un’idea che di solito è solo sua. Ci si sente intelligenti, spiritosi, geniali. Ma non sempre gli altri ci vedono così. Ecco, ci piace raccontare la normalità vista da fuori. Marco e Marta, i due protagonisti, “quei due” insomma, sono persone normali, che, pensando di fare il bene (anche se magari solo per se stessi), si mettono spesso nei pasticci, creano incomprensioni insanabili. Che a noi che li guardiamo da fuori fanno ridere, a loro un po’ meno. Ambientare la storia sui Navigli è stata sempre un’idea di Tito e ha funzionato perfettamente. E' un luogo che conosco. Così mi è molto facile dare credibilità agli ambienti, anche se li invento di sana pianta.

 

2) A proposito di acquolina, il luogo di lavoro di Marta e Marco, è un ristorante proprio sui Navigli, a Milano. Si ha l'impressione che il locale diventerà un campo di battaglia per futuri battibecchi e litigate tra “i due”: avete dovuto addentrarvi nel mondo della cucina, per diletto o per necessità, al fine di muovervi a vostro agio tra pentole e tavoli da servire, in vista di prossimi approfondimenti?

Ho un paio di amici ristoratori, che chiacchierano volentieri del loro lavoro. Con le cucine ho poco a che fare, non sono una grande cuoca. Tito invece sì. Forse l’idea del ristorante è nata da lì. Ristoranti e trattorie io li osservo da affezionata cliente. Mi basta questo. E poi uso il web, dove si trova qualsiasi immagine possibile, anche quella della cucina di un ristorante.

 

3) Nell'albo viene affermato che certi spunti creativi per ideare le fattezze ed il carattere di qualche personaggio sono ricavati dalla realtà. Nelle vignette che includono diversi volti ve ne sono nascosti di noti, camuffati ad arte come a volte avviene nelle pagine di alcune testate Bonelli? (Ci sbilanciamo nel dire che un personaggio in particolare ricorda pressappoco proprio lo sceneggiatore.)

C’è solo Tito. E, vagamente, uno dei gestori di un locale che ha ispirato il locale di Ciccio, sui Navigli. Non cerco di mettere nella storia persone esistenti, non lo trovo particolarmente interessante. Quello che mi appassiona di più è creare dei personaggi verosimili. Che potrebbero esistere. Che ci pare di aver visto in giro, da qualche parte. Mi guardo molto attorno, scruto le facce. Ma per inventarne di credibili, non per riprodurle.

 

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4) Senza dubbio ciò che funge da contraltare e da grillo parlante, per così dire, di Marco, ricorda un eroe bonelliano al quale, non crediamo di sbagliare sostenendolo, si è voluto dedicare un divertente omaggio, inserendolo nel racconto. Il modo di parlare è quello, sebbene il suo outfit abbia qualche caratteristica in comune anche con Lucky Luke, per fare un altro nome importante. E' stata un'idea presa insieme anche questa o il signor Faraci, da sceneggiatore di “quel” fumetto, non vogliamo snocciolare apertamente di chi si tratta, ha voluto aggiungere un tocco da intenditore per invogliare anche i più sedentari ad uscire dalla Riserva N…cof cof...o per addentrarsi nelle strade all'ombra della Madunina? 

L’idea era di parlare di un cowboy eroe dei fumetti per raccontare un collezionista di fumetti. Marco è un appassionato di fumetti, un po’ nerd, ci è parso naturale che avesse come amico immaginario il suo eroe. Il cowboy ci serve anche per indurre Marco a parlare liberamente di sé. Per quanto riguarda l’aspetto, ho cercato di fare un riassunto degli eroi dei fumetti western. E, in effetti, ho preso in prestito l’armadio di Luky Luke.

 

5) Si denota che la collaborazione tra lei ed il signor Faraci è stata serrata perché ogni tavola, oseremmo dire ogni disegno, forma un tutt'uno con il suo balloon. Ma alcune espressioni valgono quanto un intero discorso anche e soprattutto nelle vignette mute. Indicativamente quali sono stati i tempi di realizzazione ed i passaggi intermedi per arrivare ai personaggi definitivi e per completare lo strepitoso intreccio rappresentato dalla storia? Più in generale, quali sono i suoi ritmi di lavoro con i suoi ferri da tir… ehm, i suoi ferri del mestiere in mano?

Diciamo che il tempo che servirebbe per realizzare serenamente un lavoro è sempre molto di più di quello che si ha a disposizione. Sto finendo ora (si risale a diversi mesi fa) il secondo albo e lavoro giorno e notte, sabati e domeniche compresi. Mi sta venendo voglia di cambiare attività e aprire un’osteria sui Navigli. Insomma, il lavoro di disegnatore è parecchio impegnativo. Comunque tutto è condiviso con Tito. Per lo studio dei personaggi, ne abbiamo parlato tanto, io facevo dei bozzetti, da questi bozzetti venivano altre suggestioni, finché siamo arrivati alla sintesi finale. Per me la recitazione dei personaggi è la cosa più divertente e importante: è fondamentale che il personaggio abbia l’espressione giusta per sottolineare quello che sta dicendo, quello che sta provando. I personaggi che disegno devono vivere i dialoghi che ha scritto Tito. Così quell’emozione alla fine la provano anche i lettori.

 

6) Certi stacchi che allontanano l'immagine dai primi piani per mostrare l'ambientazione della scena proprio come avviene in alcune pellicole cinematografiche coinvolgono ed a volte spiazzano perché apparentemente sembra ci si rivolga direttamente al lettore, il quale non si aspetta di trovare quella determinata situazione voltando pagina, sempre strappando una risata: da ciò si evince la difficoltà e la complessità di realizzare un “semplice” fumetto nonchè la mole di lavoro ed impegno che serve per far ridere. Alcune vedute di ampio respiro che occupano quasi l'intera tavola sono uno spettacolo, pensiamo a quella che ha per sfondo il Duomo di Milano o la facciata del ristorante gestito dai due protagonisti. Come siete giunti alle scelte di impaginazione e del formato cartonato? Solitamente su che tipo di tavole lavora? Vuole raccontarci qualcosa sulla tecnica che ha utilizzato per il suo tratto in questo lavoro? Coniuga matite a mezzi moderni per quanto riguarda la produzione e l'inchiostrazione?

La scelta del formato è dell’editore. Noi ci siamo adeguati. Le vignette in campo lungo sono necessarie per far vedere Milano, che è anch’essa parte della storia. Nel secondo albo tento di valorizzare ancora di più il grande formato, cercando ogni tanto di allontanare l’attenzione dai miei amati personaggi per spostarla sui particolari, sugli sfondi. Di solito lavoro in formato A4, a volte poco più in grande. Mi ostino a lavorare in maniera tradizionale: carta, matita, china. Mi piace tantissimo. Fino a che qualche editore non mi obbligherà a passare al digitale, continuerò con i miei metodi antiquati.

 

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7) Dafne, in qualità di 50 per cento femminile del team, si è sentita subito dalla parte di Marta, un po' perché si è vista molto somigliante alla “non si sa bene fino a che punto ex” della narrazione ed un po' per solidarietà tra donne. Solidarietà che invece non sempre riesce ad accattivarsi Marco, con il suo comportamento sostanzialmente sconsiderato verso i sentimenti della compagna, tralasciando il suo “amore” per i fumetti, i quali costituirebbero anche per il restante 50 per cento, vale a dire la parte che “dovrebbe portare i pantaloni”, del duo di intervistatori, un problema logistico in caso di trasloco, nonché uno dei pochi elementi diciamo seri nella mia vita. E' interessante approfondire la conoscenza dei personaggi per delineare tutte le sfaccettature del loro comportamento, come viene suggerito anche da voi autori. Non si può fare a meno di rimanere rapiti dalla vicenda parteggiando per uno o per l'altra. Lei per chi “fa il tifo” o a quale personaggio si sente legata in modo particolare?

Sfortunatamente sono troppo coinvolta per esprimere un giudizio. Amo entrambi i personaggi. Già dalla prima descrizione di Tito, li ho sentiti come persone reali. Una volta disegnati, hanno preso vita. Non riesco a scegliere l’uno o l’altra. Insieme sono una specie di catalogo di tutto quello che non bisogna fare in una coppia. Non ci sono prìncipi o principesse in questa storia, non ci sono i buoni e i cattivi. Ci sono persone fragili, confuse, irrisolte. Abbiamo cercato di dare corpo a queste fragilità, Tito con i dialoghi e io con le immagini. Abbiamo poi inserito vari detonatori per far partire i cortocircuiti emotivi. Uno di questi è appunto la collezione di fumetti di Marco.

 

8) La scelta di mantenere i disegni in bianco e nero è stata vostra o dettata da esigenze editoriali?

L’abbiamo scelto noi. Ci piacciono tantissimo i fumetti in bianco e nero. Forse lasciano più spazio all’immaginazione del lettore, che ci mette dei colori bellissimi. Non riusciremmo mai a rifarli uguali.

 

9) Lei è una vera leggenda: Topolino, Linus, Smemoranda, Lucrezia e le vignette umoristiche, i premi… Poco tempo prima dell'emergenza Covid-19, aveva anche realizzato una storia su Diabolik in versione ovviamente meno dark del solito, rispetto a quelle del Re del Terrore. Com'è arrivata alla collaborazione con Via Buonarroti? Da lettore di Tex accanito, la mia fidanzata si è fatta una ragione del “terzo incomodo” rappresentato dal genere western, non solo a fumetti ma anche film e libri - ed allarga le braccia anche in questo momento - sarebbe grandioso vedere una sua versione del Ranger e dei Pards disegnati nel suo stile, magari anche “solamente” sotto forma di qualche vignetta. Come vedrebbe una puntata in Arizona tra cowboys, indiani e giacche blu?

Ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto tanto collaborare in qualche modo con Bonelli, ma non lo sentivo possibile, ho un tipo di disegno troppo comico per loro. Poi un paio d’anni fa mi hanno chiamata per fare un Grouchino, assieme a tanti altri autori. Lì ho pensato che forse allora si poteva. Quando si è aperta una possibilità, ci ho provato. Però, insomma, non mi posso allargare troppo. Mi devo fermare al cowboy dei fumetti di Marco. A cui, tra l’altro, mi sono affezionata parecchio, come agli stessi Marco e Marta.

 

10) Tra tutte le sue produzioni, a quale personaggio è affezionata maggiormente, tra quelli che ha disegnato e creato nella sua carriera?

Tra i personaggi Disney ho un affetto particolare per Paperino. E’ un personaggio bellissimo da disegnare, dà soddisfazione. Poi c’è Lucrezia, attraverso la quale racconto il mio punto di vista sul mondo. E ora ci sono appunto Marta, Marco e il cowboy. Da mesi vedo quasi solo loro. Siamo diventati molto amici.

 

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11) Che rapporto ha con i lettori ed i fan? Partecipa spesso ad eventi e fiere del Fumetto (in situazioni di normalità ovviamente)?

Se non dovessi lavorare, alle fiere di fumetti ci andrei anche più spesso. Ma ce ne sono tante, e le date di consegna vanno rispettate, per cui devo scegliere. E’ sempre molto gratificante incontrare i lettori. Prende un senso tutto il tempo passato da soli, a scrivere e a disegnare storie. Ricarica parecchio, poi si torna a lavorare rinfrancati.

 

Grazie mille per la sua gentilezza e disponibilità. E' stato un vero onore avere la possibilità di poterla contattare e di parlare con lei!

Dafne e Lorenzo

(Lui: “Prima le signore”. Lei: “In ordine alfabetico, niente smancerie, tanto il prossimo musical lo andiamo a vedere lo stesso, altro che western!”. Lui: “Sigh...”)

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