Due nuove direttive per la Critica
Moleskine #01
Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore. Tutto rigorosamente in corsivo.
Due nuove direttive per la Critica
di Giorgio Messina
La Critica del fumetto non esiste ma esistono le direttive da seguire per essere un buon critico. Su Comicus, Davide “Curioso” Morando recensisce Non c’è trucco! (Tunuè) scrivendo: “Un volume ben costruito, come sempre curato e ricco dei contenuti speciali che caratterizzano la collana Prospero's Books di Tunué, graziato dal finale perfetto, che chi scrive non si vergogna d'invidiare agli autori”. Insomma un critico che invidia gli autori, più che un critico sembrerebbe un autore mancato, e per rimanere in tema del libro recensito, non c’è trucco e non c’è inganno perché è tutto perfettamente aderente al dettame "chi sa fa, chi non sa fare, fa il critico". Prima nuova direttiva quindi. Per fare una buona recensione il critico deve invidiare gli autori, il libro o parte di esso. Proseguiamo con un altro innovativo indirizzo alla critica. Questa volta il dettame viene dall’autore Sergio Algozzino. Come si misura la carriera di un fumettista – si chiede l’autore palermitano - ? Guardandosi l’ombellico allo specchio lo stesso si risponde: “Ci sono fumetti strepitosi, di strepitosi autori, che magari oltre quel volume non vanno, nonostante vendite e critiche incredibilmente positive. Ovvero: se io vendo un milione di copie con un volume, e poi non faccio più un cazzo, vale davvero di più di qualcuno che vende 1000 copie a fumetto ma che lavora per tutta la vita con questo ritmo? La risposta è : NO. Il bello del fumetto è sempre stato di essere un mezzo piuttosto meritocratico, e per il pubblico ancora lo è. Se io fossi il figlio di un editore, per quanta pubblicità possa farmi, se il mio fumetto fa cagare i lettori lo disprezzeranno. E se ho fatto un volume stupendo e il mio fumetto successivo è bruttissimo nessuno lo comprerà. Il nostro mercato è piccolo, ristretto, quindi un passaparola del genere potrebbe davvero uccidermi la carriera, o almeno la sorte di quel fumetto.Così, quando sentirete qualcuno giudicare un fumettista non in base alla costanza con cui ha lavorato nel tempo (non importa se con lavori eccellenti o mediocri) ma semplicemente in base a due o tre cose, sappiate che è un incompetente”. La chiosa finale del pensiero made in Algozzino si inerpica verso alti picchi riflessivi che purtroppo sacrificano l’italiano sull’altare dell’attestazione autoreferenziale di lunga militanza decennale nel mondo del fumetto: “E' dura. Potrei fare almeno altri dieci mestieri più facili e pagati migliori (sic! - ndr) di questo, perchè di certo non ho mai siglato un capolavoro tale da vendere un milione di copie. Ma sopravvivo”. Insomma secondo Sergio Algozzino un autore non si giudica affatto dalla qualità delle sue opere o da quante queste vendano (e quindi penetrino nel fandom) ma da quanto tempo lavora nel mondo del fumetto e se riesce o meno a pagarci l’affitto con il suo mestiere. Inoltre sembra che un autore che scriva in un italiano corretto è davvero l’ultima delle cose che dovrebbero interessare all'autore stesso e di conseguenza al critico. Quindi ricapitoliamo: per nouvelle vague della critica indirizzata da autori mancati e da autori mediocri, il critico invidia il libro o gli autori che recensisce e definisce il valore di un autore non dalla qualità della sua opera, ma il valore è direttamente proporzionale agli anni di onorata militanza nel fumetto. Vuoi vedere che tra poco gli autori iniziano a scriversele pure da soli le recensioni dei loro volumi? Speriamo almeno che lo facciano in un italiano corretto, "recensito migliore” di quanto sappia fare la critica attualmente.