Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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RECENSIONE TUTTOTEX 560: "MOCTEZUMA!"

 

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Tuoni che somigliano a colpi di cannone, fulmini che squarciano il velo della notte, pioggia sferzante e vento che pare penetrare nelle ossa. Non si può dire che l'avventura di quest'albo, con Tex protagonista in solitaria, inizi sotto i migliori auspici. E la giornata sembra andare di male in peggio quando da dietro la porta di una locanda, luogo che dovrebbe costituire un rifugio sicuro, spunta la minacciosa canna di una doppietta.

Niente paura: tenete pure i vostri ferri da tiro nella fondina, il Ranger non è uomo da lasciarsi minacciare impunemente e comunque l'apparenza spesso inganna.

Non abbiamo di fronte un tagliaborse di strada od un pericoloso furfante in fuga dalla legge, ma al contrario dall'altra parte del fucile c'è un padre disperato per la scomparsa della sua unica figlia.

Mentre ci asciughiamo al caldo di un rinfrancante camino aspettando che la moglie dell'oste ci prepari un frugale ma graditissimo pasto, veniamo a sapere la triste vicenda che ha precipitato nell'angoscia la simpatica coppia di messicani: purtroppo è una musica già sentita talmente tante volte da risultare ormai stonata. Il solito piccolo padreterno locale che si crede intoccabile ha preso con la forza ciò che non gli appartiene, schiacciando sotto il giogo della brutalità brave persone che non hanno mai fatto male a nessuno e che hanno la sola colpa di non essere in grado di opporsi alla violenza.

Ce n'è abbastanza per far andare il sangue agli occhi a noi semplici cowboys, figuriamoci quale può essere la reazione di un tipo risoluto ed integerrimo come Aquila della Notte.

Ben deciso a risolvere la situazione, Tex si getta subito sulla pista che lo dovrebbe condurre alla hacienda, cioè la tenuta, del signorotto che imperversa nella regione, un certo Don Diego Villalta. (Rivelarvi il suo nome, non cambia di una virgola la situazione: è solo un pallone gonfiato in guanti bianchi come tanti altri.)

E per farlo deve passare dal paesino di Moctezuma; esatto, quello del titolo dell'albo.

Già ammirando la bellissima copertina carica di emotività ad opera del sempre magistrale Villa, comprendiamo che non tutto va sempre secondo i piani.

Stavolta non ci sono i discorsi pessimistici di Carson ad aiutarci a capire le mosse dei Nostri, ma è come se rimuginando tra sé, Tex si rivolgesse direttamente al lettore, esponendo in pochi pensieri, mentre fa il punto della situazione, il modo in cui intende procedere.

Purtroppo però la sorte ci mette lo zampino: non si può restare impassibili di fronte alla spietatezza di un gruppo di sgherri da quattro soldi che infliggono tanto terribili quanto inutili sofferenze a dei poveri diavoli che hanno semplicemente espresso il loro malcontento, esasperati dalle vessazioni che sono costretti a subire.

Non importa se lo scontro è decisamente impari. Quei beccaccioni avrebbero dovuto essere molti di più per poter sperare di avere la meglio su di un “tizzone d'inferno” di nostra conoscenza.

Dovrete scegliere: o trovarvi un solido riparo da cui osservare la sparatoria o mettere mano alla Colt e darvi da fare anche voi a fianco del Ranger, per cercare di dargli manforte contro quei gaglioffi starnazzanti, i quali invece di sputacchiare minacce avrebbero dovuto bere meno tequila ma soprattutto allenarsi un po' di più con le pistole per sperare di affinare la loro mira.

Quello della plaza di Moctezuma non sarà il solo “scambio di vedute” a cui assisteremo, ma al contrario daremo fondo alla nostra scorta di munizioni, sia per la sei-colpi che per il Winchester, prima di vedere la fine di questa sporca faccenda.

 

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No, se parlo già di “fine” non è perchè ho preso troppo sole.

Quest'albo contiene una delle rare storie autoconclusive della saga di Tex, ma nessuno avrà motivo di lamentarsi. La sceneggiatura di Nizzi si snoda splendidamente tra “concerti per clarinetto” a base di piombo ed imboscate, coadiuvata dai disegni di una compianta colonna che è stata per anni al servizio del Mito, Fernando Fusco. I massicci tratti dell'artista si adattano benissimo alle scene d'azione di questo volume, dove non mancheranno agguati e tradimenti, conflitti a fuoco e galoppi ventre a terra su sperdute piste messicane in un crescendo di tensione che ci porterà a vedere da vicino, anche troppo da vicino, gli inumani metodi con cui l'esimio Don Villalta tiene soggiogati i peones.

Non è certo la prima volta che ci capita di incrociare sul nostro cammino un possidente terriero che si sente legittimato ad agire sconsideratamente solo perché crede che il denaro lo renda superiore agli altri, comportandosi come se fosse al di sopra della legge, anzi dettando le sue assurde regole.

Sia quella caricatura di pinguino col vestito della domenica che i suoi uomini scopriranno sulla loro pelle quanto possa risultare coriaceo un certo gringo, che non abbassa lo sguardo di fronte alla più insensata crudeltà e men che meno ne risulta minimamente spaventato ma anzi riesce con poche dure parole a trasformare un berciante cagnaccio in un cucciolo che corre via guaendo.

Scopriremo che però non tutti assistono impotenti ai soprusi e per caso, faremo la conoscenza di una sorta di ribelle che rappresenta la sola speranza per la brava gente della zona.

State attenti a non mettervi contro sole o per lo meno a coprire le lenti del vostro binocolo con la mano al fine di evitare di rivelare la vostra presenza con un inopportuno riflesso quando vi apposterete tra le rocce per seguire da una posizione privilegiata le fasi della furibonda sparatoria che vedrà contrapposti Tex ed un altro mucchio di coyotes: nessun dubbio, si tratta ancora una volta di uomini al soldo dell'hombre che stiamo cercando.

Anche se definirlo “uomo” vuol dire fargli un complimento che non si merita affatto.

Avremo modo di ripassare alcune classiche espressioni messicane, la maggior parte delle quali, non serve sottolinearlo, sono tutt'altro che simpatiche, pronunciate nei confronti di Tex dai classici bandidos muniti dei tipici sombreros e cartucciere a tracolla.

Ce la vedremo brutta quando riapriremo gli occhi dopo essere caduti in una dannata trappola trovandoci faccia a faccia con un energumeno grosso come un armadio e delicato come un bisonte.

Per quanto il Ranger non abbia un carattere propriamente docile né si dia facilmente per vinto, la situazione sembrerà senza uscita e dovremo fare appello a tutto il nostro sangue freddo quando le cose prenderanno una piega ancora peggiore, essendo costretti ad affrontare una vera e propria tortura. Stringete i denti, compadres, non date a quei pendagli da forca la soddisfazione di sentir uscire dalle vostre labbra neanche un lamento.

 

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Che si tratti di vedute di ampio respiro dove l'occhio può spingersi fino all'orizzonte, che venga rappresentato un gruppo di catapecchie in rovina od una maestosa mesa bruciata dal sole, in mezzo alle battaglie o durante un dialogo ricco di pungenti frasi al vetriolo, perfettamente incastonate nelle tavole grazie all'abile lavoro di Marina Sanfelice, ormai una veterana del lettering, della quale abbiamo imparato ad apprezzare il sempre preciso e rigoroso lavoro, nonché la gentilezza quando si tratta di dire due parole con qualche texiano (giù il cappello, gente, e fate spazio al banco, nel caso anche lei sentisse il bisogno di rinfrescarsi la gola), le chine del maestro Fusco, in una delle sue prove migliori nella storia recente di Tex, ci inchiodano alla poltrona, facendoci leggere quest'albo tutto d'un fiato, proprio come se stessimo per buttar giù un bicchierino di torcibudella.

Ma di quello buono.

Anche i testi di Nizzi hanno il sapore di avventure classiche ed indimenticabili: d'altra parte non stiamo parlando di un pellegrino qualunque, ma di uno dei più bravi ed apprezzati sceneggiatori nel mondo del Fumetto.

La resa dei conti è ormai vicina: se un inaspettato traditore ci aveva fatto finire in un mare di guai, quasi certamente spinto dalla paura nella quale si era rassegnato a vivere, per quanto questo non giustifichi un modo di agire non solo senza spina dorsale ma veramente ignobile e biasimevole, un altro inaspettato aiuto ci verrà dato quando meno ce lo aspettiamo.

Ed allora a quella masnada di balordi non servirà a nulla raccogliere le ultime parole di uno dei malcapitati che erano stati lasciati di guardia, il quale li avverte del fatto che il prigioniero “è un vero demonio”.

Puro Vangelo, come direbbe il buon Capelli d'Argento, ma lo avete capito troppo tardi, branco di carogne…

 

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Fino alla fine Fusco ci regala furiosi scontri a fuoco, tutti splendidamente coordinati come se il disegnatore vestisse per l'occasione i panni di un navigato regista.

Quando si ha a che fare con un numero soverchiante di nemici, per quanto non brillino di ingegno, bisogna ricorrere a qualche trucco per dividerli o per ingannarli facendo ad esempio credere loro di trovarsi in un posto diverso da dove in realtà siamo.

Non devo essere io a spiegarvi che in quest'ambito Tex è meglio di un'enciclopedia.

Però attenti, hermanos, mai abbassare la guardia, perché quando siamo vicini al traguardo, ecco che proprio allora un imprevisto salta fuori a capovolgere la situazione.

I vigliacchi se messi alle strette danno il peggio di sé, e da serpente quale indubbiamente è, il nostro avversario giocherà l'ultima carta, dimostrando di non possedere neanche una minima parvenza di onore.

Ma forse stavolta la sorte si ricorda di essere in debito con noi e decide di darci una mano, anche se comunque sappiamo bene che Tex non molla e che se si mette sulla pista di un colpevole, lo insegue fino a quando non lo vede dietro le sbarre o sotto un buon metro di terra.

E quando poi il diritto viene ristabilito, non rimane per ricevere elogi o ricompense ma nella più classica tradizione Western se ne va cavalcando verso il tramonto, con la sicurezza di colui che ha fatto ciò che è giusto, incurante delle difficoltà.

Un leggero cenno con la mano, un rapido tocco della tesa del suo cappello Stetson e quello “strano cavaliere” sta già galoppando via, senza “averci neppure dato il tempo di ringraziarlo”.

 

 

 Soggetto e sceneggiatura: Claudio Nizzi

Disegni: Fernando Fusco

Copertina: Claudio Villa

Lettering: Marina Sanfelice

114 pagine

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