Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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Intervista con PATRIZIA MANDANICI sul suo Tex

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Hola, amigos e buon anno!

Il 2020 per "Osservatorio Tex" inizia in modo scoppiettante: giù il cappello e date il benvenuto a Patrizia Mandanici.

Quella che segue è un'intervista che l'artista ha acconsentito a realizzare, ottenuto il benestare diretto della Casa Editrice Bonelli. Tutti gli splendidi disegni che vedrete alternati alle risposte sono firmati dalla nostra ospite, la quale ha fatto un salto qui al Trading Post dandomi il permesso di pubblicarli.

Ma ora bando ai convenevoli: ecco la piacevole ed interessante chiacchierata inerente la storia che compare nel Color numero 16, intitolata “Attenti al lupo!”, su soggetto e sceneggiatura di Antonio Serra.

 

1AAC1 minTex visto da Patrizia Mandanici 

 


- La prima domanda è d'obbligo: lavorare per il Ranger che emozioni le ha suscitato, come si è guadagnata la stella d'argento onoraria e com'è stato passare dal mondo del futuro di Nathan Never e Legs, nonché di Gregory Hunter, a quello polveroso e selvaggio del West?

R.

I primi fumettini che ho disegnato da bambina erano western, e dopo le prime letture di Topolino io ricordo quelle degli albi di Tex (ho ancora qualche copia di quelli comprati usati durante le elementari), quindi si può immaginare come sia stata contenta di avverare un sogno di sempre: emozione ad alti livelli.
Su come è successo: un po' per caso, ero nell'ufficio di Serra che è vicino a quello di Boselli, lui passava di là e ci ha sentito parlare del fatto che io ero alla fine di un lavoro, da lì la proposta di realizzare insieme una breve storia di Tex... sarebbe stata la nostra prima volta con il Ranger.
Sul passaggio tra Nathan e Tex: non così traumatico perché appunto ho un po' di familiarità con il western, anche come letture (compro periodicamente storie in cui ci sono disegnatori che mi interessano).

 

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L'agente speciale Alfa Nathan Never

 

- La “sua” avventura è peculiare perché si tratta di una storia muta, cioè senza dialoghi e praticamente tutti i suoni vengono lasciati all'immaginazione del lettore, tranne alcuni. Come sono stati scelti quelli da inserire? Ha seguito le indicazioni dello sceneggiatore o ha potuto dosare autonomamente i rumori nella narrazione?

R.

Gli effetti sonori sono stati indicati dallo sceneggiatore, e all'inizio erano anche meno di quelli che appaiono nella versione finale. Mi sono concentrata sulla mimica ed i movimenti: per me la storia era davvero muta, senza alcun suono!
 
- Si è occupata anche della colorazione, che dona un'ulteriore spessore alle vignette, contribuendo a catturare i Texiani che insieme ad Aquila della Notte percepiscono il trascorrere del tempo, dal giorno all'oscurità delle ombre quando cala il sole ed anche il passaggio tra differenti aree geografiche, dalla prateria alle montagne piene di insidie. Può raccontarci quale tecnica ha scelto di utilizzare, in questo caso anche per le sfumature e gli stacchi di colore?

R.

Per la colorazione, tutta digitale, ho usato Photoshop, con cui a dire la verità non ho mai lavorato molto (uso abitualmente Clip Studio Paint). Ho adoperato pennelli e sfumature che sono di default nel programma, niente di particolare, mentre ho cercato di attenermi a delle palette di colore abbastanza semplici ma un poco diverse a seconda dell'ambiente e dell'ora, ma anche qui niente di particolare, non sono specializzata nella colorazione come alcuni professionisti (mi piacerebbe però). Serra è stato molto preciso nel descrivere il passare del tempo e mi ha suggerito come visualizzarlo (anche se poi io ho deciso tutte le tonalità).
 
- Praticamente sempre, dietro ad una storia di Tex, c'è un gran lavoro di documentazione che viene svolto prima o in parallelo con la realizzazione grafica. Lei si è ispirata a paesaggi reali, come foreste magari visitate o visionate su libri oppure a fotografie specialmente per la riproduzione degli animali come i bisonti, il lupo e l'orso? Stessa domanda per quel che riguarda le armi.

R.

Sì, c'è molta documentazione dietro questa storia ma direi che è una prassi in tutte le storie di ambientazione realistica. Da quando ho saputo qual era il soggetto di questa avventura e le ambientazioni ho iniziato a raccogliere foto soprattutto sul web, ed anche quando non faccio ricerca mirata con Google, mentre navigo è attiva un'estensione di Pinterest che mi permette di salvare le foto in cartelle create su quel sito (ne ho una denominata “Western” con altre sottocartelle - “Armi”, “Cavalli”, ecc.). Sullo stesso sito si trovano tante “bacheche” a tema e una quantità incredibile di immagini. Ho fatto anche molti screenshot di film di genere western che ho visto in dvd o recuperato su internet (su Youtube o anche Netflix e Prime Video di Amazon).

 

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- Ci sono disegnatori in particolare che considera dei maestri o il cui stile la colpisce in modo specifico, parlando di quelli che si sono passati il testimone tra coloro che hanno portato e tutt'ora portano alla vita Tex ed i Pards? Come ha creato le fattezze del suo Tex? C'è un personaggio o una vicenda che vorrebbe disegnare personalmente in una futura nuova avventura?

R.

Maestri o disegnatori che ammiro molto ce ne sono tanti, troppi da citare, anche contemporanei, ma ne nomino uno che rimane per me fondamentale sia per l'affetto e i ricordi delle storie lette da ragazzina che per la bravura tecnica e lo stile classico ma moderno al tempo stesso: Giovanni Ticci. Il suo dinamismo, la maestria nell'uso dei neri, della prospettiva, delle anatomie e il suo Tex per me perfetto: sono caratteristiche che messe insieme ne fanno un disegnatore unico. Ho cercato di creare un Tex mio, anche perché non riuscirei a gestire qualcosa che assomigliasse troppo a quello dei maestri: guardo molto ma poi quando mi metto a disegnare sul foglio bianco è come se partissi da zero, cercando qualcosa che ancora non c'è (come Tex, il volto in special modo, su cui avrei ancora da lavorare - a volte lo azzecco a volte no). Confesso che mi sono sempre piaciute le storie a sfondo misterioso e horror con protagonista El Morisco ed il suo aiutante Eusebio, forse oggi questo tipo di storie sono meno presenti ma se devo sognare, ecco!

- La cura dei dettagli che inserisce nelle tavole è veramente magistrale. Alcune vedute sembrano delle vere e proprie cartoline che per assurdo l'assenza di suoni o didascalie rende ancora più reali perché la nostra mente “compensa” rievocando ricordi o scene simili, viste anche solamente al cinema, come l'ampia vignetta della cascata, silenziosa ed assordante allo stesso tempo. Le capita di ritoccare più volte un disegno, “piccolo o grande” che sia, ci sono correzioni o aggiunte dettate dal confronto con il signor Serra?

R.

Le correzioni o le aggiunte sono state poche, meno di quel che pensavo, e quasi tutte relative a Tex (o qualche particolare da mettere in rilievo per far comprendere meglio l'azione, anche per la mancanza di dialoghi).
 
- Il suo tratto risulta delicato ma lineare, deciso e molto realistico. A volte sembra che non ci sia in ogni linea un ripasso con le chine ma che si sia scelto di lasciare la matita per fornire un ulteriore elemento di profondità e tridimensionalità anche nei primi piani, impreziositi da particolari definiti come le gocce di sudore o le rughe che sottolineano le sensazioni provate dal personaggio in quel preciso istante. Per i bianchi e neri ed anche per i colori si affida a supporti tecnologici o svolge i lavori a mano? O un misto tra le due vie?

R.

In questo caso, e per adesso è la mia prima volta, non ho ripassato a china il disegno: sono state scurite le matite definitive e poi colorate le tavole così ottenute. Di più: le matite sono digitali, realizzate con un pennello di Clip Studio Paint che simula la grafite di una matita un po' grassa (è un pennello creato da Paolo Limoncelli). Per varie ragioni Boselli ha optato per questa scelta tecnica, con cui comunque mi trovo a mio agio perché negli ultimi anni ho lavorato più che altro in digitale. Vorrei in realtà tornare parzialmente o totalmente a lavorare su carta, sempre con l'ausilio del pc (spesso realizzo bozzetti in digitale e poi li stampo, ricalco poi delle matite abbozzate con la lavagnetta luminosa).

 

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- Non avendo dialoghi questa storia si regge ancora più di altre proprio sui disegni. Questo aspetto ha influito sulla concretizzazione del progetto? Quali sono le tempistiche per completare una tale mole di lavoro, considerando che inevitabilmente alcune tavole sono più impegnative di altre?

R.

Certamente senza la presenza dei dialoghi la scelta delle inquadrature assume più valore, ma Serra ne ha tenuto conto fin da subito, lui è un visualizzatore nato, e insieme ci troviamo bene a discutere dei vari passaggi in sceneggiatura (che in questo caso poi erano dei foglietti con abbozzati dei layout e indicazioni scritte). Sulla tempistica ahimè non so cosa dire perchè questa storia è stata iniziata nel 2016 e terminata prima dell'estate 2019, mi sembra, con molte interruzioni sia per altri lavori (“Odessa” in particolare) che per questioni familiari.
 
- Anche l'impaginazione pare strutturata per accompagnare lungo le fasi del racconto l'occhio del lettore, con tavole che prevedono riprese in campo lungo, primi piani o stacchi come se si trattasse dell'opera di un navigato regista di film western. Pur senza colonna sonora, tutti noi virtualmente alziamo lo sguardo coprendoci il volto con una mano per far spaziare la nostra fantasia verso l'orizzonte insieme al carro di fuoco che sparisce dietro le montagne e respiriamo più profondamente quando le fiamme del bivacco rimangono la sola luce ad illuminare la radura, dopo i concitati momenti precedenti. Questa organizzazione ha variato il suo approccio al disegno?

R.

Devo dire la verità, no. Nel senso che in maniera naturale quando passo a una nuova storia, che ha caratteristiche proprie, mi immergo in quello che visualizzo grazie alla sceneggiatura: in questo caso mi ha aiutato anche rivedere diverse scene di film western che mi ha prestato Serra in dvd e quelli che ho trovato online. Senza parlare delle storie di Tex che ho comunque a casa.
 
- La storia ha indubbiamente una morale che si evince dalle ultime pagine, la quale potrebbe essere riassunta nell'affermare che la cosa giusta va fatta in quanto tale, coraggiosamente e senza indietreggiare davanti ad ostacoli che sembrano talvolta davvero insormontabili, anche perché ciò può rivelarsi vantaggioso, senza nemmeno che noi lo veniamo a sapere. Lei ha dato una sua interpretazione personale della vicenda?

(Attenzione, questa risposta contiene uno spoiler.)

R.

Quello che più mi ha colpito nella storia è il carattere di Tex, la sua umanità e il desiderio di rispettare ogni forma di vita, almeno finché è certo di non essere aggredito! Tex e il lupo si sono salvati reciprocamente, hanno deciso di dare fiducia ad un altro essere vivente potenzialmente pericoloso, dal loro punto di vista. Mi interessano sempre gli incontri tra mondo animale e umano (anche se siamo animali anche noi, ma ci siamo capiti).

 

- Grazie mille per la sua disponibilità.

 

 

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