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Johnny Freak Band: il rock ispirato a Sergio Bonelli

johnny_freak_2Ciao Johnny Freak, direi di cominciare a spiegare ai nostri lettori brevemente chi siete, da dove venite, dove andate e soprattutto, perchè vi chiamate così?
Ciao a tutti i lettori di Fumetto d'Autore, salvo crisi di identità improvvise, dire chi siamo è semplice: cinque ragazzi che amano la musica ed il rock, che cercano di far quello che gli piace e che sei anni fa hanno deciso di addentrarsi nel complicato mondo della musica scrivendo canzoni proprie, uno dei modi più interessanti, crediamo, per esprimere qualcosa di tuo. Per rispondere all’ultima domanda, da intenditori sicuramente saprete che Johnny Freak è il mitico albo n 81 di Dylan Dog. L’idea di chiamarci così è nata dalla passione comune verso DYD e l’intrigo che provavamo verso uno dei personaggi più rappresentativi della serie e ci è sembrata subito un’ottima idea ispirarci a Johnny Freak per il nome della nostra band. Johnny è un ragazzo “mostruosamente fenomenale” che riesce a trasmettere le proprie emozioni stringendo un pennello oppure uno strumento, talmente sensibile ed indifeso da suscitare tenerezza ma comunque “troppo diverso” per essere accettato. E’ questa paura del diverso che non abbiamo mai ingoiato del tutto e che ci fa sempre più spesso riflettere.

Ascoltando il vostro primo disco "Sognigrafie" sembra di leggere i capitoli di una storia a fumetti. "Martin", il vostro singolo di punta si presta molto per essere una storia a fumetti, anche senza avere visto il bellissimo video. Qual'è il vostro rapporto con il fumetto?

Grazie, è un bel complimento per noi. Che dire, siamo da sempre legati al fumetto italiano, sicuramente Dylan Dog è quello più significativo. Eroe della nostra adolescenza che ha segnato un’ epoca. Storie affascinanti che meritano molto rispetto. Sai che l’idea di un fumetto che racconti la storia di Martin è davvero bella? Magari la realizzeremo davvero un giorno, oppure sarà lo spunto per qualche nuova canzone che magari si presta.

Quando e perchè è nata la vostra carriera?

Esattamente nel 2006, quando quattro di noi (le due chitarre , il basso e la batteria) incontrarono su un palco della zona questo cantante che si esibiva “one man show” , col suo piano e la sua chitarra e cantava canzoni inedite, scritte di suo pugno. Capisci, per noi vederlo è stata un’illuminazione e quindi abbiamo fatto di tutto per farlo entrare nella nostra formazione, già molto affiatata da diversi anni. E’ stato un reciproco “trovarsi”, la prima nostra prova insieme durò quattro ore, sembrava incredibile, un’alchimia mai trovata prima. Credo che è stata la scintilla che ci ha fatto dire “dobbiamo fare un album di pezzi nostri”. Una scintilla che ancora oggi è più viva che mai.

Regalateci un aneddoto della vostra carriera.

Non citerei soltanto un aneddoto particolare, ma molti, soprattutto quando ci capita di andare a suonare fuori dagli abituali confini. Siamo stati a Milano o Reggio Calabria per dirtene due e in ogni occasione siamo stati costretti a “convivere” per giorni e giorni insieme,così facendo impari a conoscerti ed a rafforzare lo spirito sacro del gruppo, impari a conoscere pregi e difetti dell’altro che poi va al di là delle “cazzate” che si fanno e che ricorderai sempre con un ghigno tra le labbra.

A quali progetti state lavorando attualmente?

Abbiamo appena finito di registrare il nostro secondo album. Dopo cinque anni sarebbe anche ora dare alla luce qualcosa di nuovo. Ce lo chiedono gli amici e i fans di sempre, accaniti come non mai, ogni giorno ci sorprendono sempre più. E’ stata un’esperienza molto proficua sul piano della professionalità questa di registrare l’album, infatti siamo stati nella prestigiosa Red House Recordings di Senigallia, dove si lavora ad alti livelli, il tutto affidato alla mano di David Lenci, abile direttore artistico molto conosciuto nell’ambiente underground (One Dimensional Man, Charlotte Hartheley, Rob Ellis, Linea77). C’è stata una lavorazione su tutto il disco che è durata circa cinque mesi permettendoci di studiare molto sui suoni e il sound generale della band. Ora stiamo lavorando sull’uscita, che avverrà a breve.

Quali progetti futuri vorreste realizzare?

Quello che più ci preme al momento è l’uscita del nostro nuovo album, far conoscere i nuovi pezzi al mondo, ma anche e soprattutto ai fans che ci seguono senza sosta. Il resto poi vien da se, perché poi alla fine ciò che più interessa ad un musicista è suonare e suonare e suonare.

Una cosa che rifareste e una cosa che non rifareste nelle vostra carriera?

Guarda non è facile, perché crediamo che, sia le cose sbagliate che quelle giuste non vadano mai ripetute. C’è un momento per tutto, anche i più gravi errori che sicuramente si pagano, poi alla fine arricchiscono il tuo bagaglio di esperienze e ti formano, sia come musicista nel nostro caso, ma anche come persona. E credeteci, la “mazzate” sono all’ordine del giorno in questo campo.

Vi piacciono i cartoni animati?

Naturalmente, siamo cresciuti a pane e cartoni animati, prima, quando si era giovincelli si guardava Italia1 il pomeriggio, Holly e Benji su tutti e poi si correva a giocare e perché no, anche a cantar le sigle a squarciagola.

La sigla che avreste voluto cantare voi?

Pensandoci, forse proprio Holly e Benji, ma credo anche quelle di Mazinga Zeta o Jeeg Robot d’Acciaio: mica eran male!

Come è il vostro rapporto con il web?

Definirlo rapporto è una parola grossa. Oggi il web è tutto ahinoi, bisogna adeguarsi e stare al passo con i tempi. Internet macina notizie alla velocità della luce e le fagocita altrettanto velocemente. Oggi noi rimaniamo al passo con i tempi, infatti abbiamo una pagina facebook, una su myspace e simili, mentre su You Tube sono caricati, oltre al video di Martin, anche altri brani. Ci fa piacere da un punto di vista perché ci da la possibilità di accedere ovunque e a chiunque, ma da una parte ci spaventa per il motivo a cui accennavamo sopra; forse siamo troppo romantici e legati eternamente al disco fisico, che puoi stringerlo tra le mani, annusarlo, adorarlo, consumarlo. Credo sia un discorso che equivale un po’ a come tener tra le mani un fumetto.

Un pensiero per Sergio Bonelli.

Un pensiero davvero molto commosso. Una persona che ha lasciato un segno indelebile nella cultura italiana. Ci è dispiaciuto molto sapere della sua scomparsa anche perché un giorno ci regalò un piccolo spazio nella mitica rubrica “Horror Club” di DYD (numero 256 per l’esattezza). Parlarono del nostro album e della scelta del nome della band ovviamente.

Per concludere il palcoscenico è tutto vostro. Parole in libertà ai il lettori di Fumetto d'Autore.

Ciao Fumetto d’Autore, un saluto molto rock a voi appassionati di fumetti. È un onore esser intervistati qui, per noi che amiamo i fumetti come voi e che portiamo come vessillo un nome così “emozionante” e rispettato da chi è un appassionato. Lasciamo con una frase di una nostra canzone: “..sai ti donerò, il mio più antico Dylan Dog…”, in questo caso ci si riferisce ad un dono prezioso verso un amico, che poi è come privarsi di un pezzo di anima. Cosa è più significativo di un fumetto che ha segnato parte della tua vita?

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