EMINA – OrfaniRobot
"EMINA – OrfaniRobot" è il primo romanzo sugli anime in Italia e rappresenta il numero 0 di Ungraphic, la nuova collana di narrativa – curata da Alessandro Di Nocera e Antonio Scuzzarella – che la 001 Edizioni si appresta a lanciare.
Sospeso tra fantascienza, fantapolitica, sociologia, e storia ucronica, "EMINA" – che verrà pubblicato a maggio, in occasione della Fiera del Libro di Torino – rievoca in maniera dolorosa la memoria di infanzie lontane, anche se mai dimenticate e rappresenta un vero e proprio spettacolo tanto per la mente – è un’opera che punta molto all’entertainment oltre che alla riflessione - che per il cuore.
"EMINA – OrfaniRobot" è davvero definibile come il romanzo della “Generazione Goldrake” che incontra quella "dei 1000 euro al mese”. E dopo la lettura - devo ammettere, assai intensa e coinvolgente - dell'opera scritta dalla rivelazione Davide Tarò (supportato dall’eccellente editing di Alessandro Di Nocera) ho sentito l'immediata necessità di rivolgere alcune domande all'autore (in un’intervista che trovate qua).
Ma di cosa parla “EMINA”? È la storia di Nataniele Tandro, nato nel 1978, nell’anno, cioè, in cui veniva trasmessa per la prima volta in Italia, sull’allora Rete 2, la serie animata televisiva “Atlas Ufo Robot”. Un giovane cresciuto, come un’intera generazione, a pane e cartoon giapponesi.
Nel 2009, a trentun’anni, dopo aver condotto una vita difficile, rara di soddisfazioni e carica di sofferenza e frustrazione, Nataniele viene assunto – come di norma accade oggi – con contratto precario in una multinazionale chiamata “Emina”. Qui sarà chiamato a pilotare – entrandovi in una sorta di comunione – delle inquietanti entità robotiche denominate Simulacra.
Ma a Nataniele non riesce di integrarsi in quella realtà lavorativa così aliena. Cresciuto coi valori propugnati dai personaggi degli anime giapponesi – lealtà, amicizia, abnegazione, spirito di sacrificio – il mondo del capitalismo e del profitto lo ripugna. Ed è da questo contrasto interiore che prenderà via il drammatico sviluppo degli eventi.
In “EMINA” la crisi economica e sociale che oggi viviamo viene amplificata da una narrazione immaginifica raggiungendo un climax tragico e sconvolgente (e speriamo relegato alla sola finzione): il potere acquisisce sempre maggiore forza mentre il popolo diventa sempre più schiavo. E Nataniele sarà chiamato a compiere scelte dure che cambieranno per sempre la sua vita e quella del pianeta.
“EMINA – OrfaniRobot” non è solo un romanzo, ma anche una coraggiosa riflessione sociologica e politica che racconta – con uno stile secco, incisivo, abrasivo – ciò che l’Italia è stata ed è diventata oggi. Spingendosi a immaginare – in chiave metaforica e simbolica – cosa potrà essere in futuro.
Potrebbe apparire esagerato, ma – a mio giudizio – “Emina” è un libro che può davvero lasciare il segno. Ogni OrfanoRobot di quella generazione formatasi con gli anime giapponesi dovrebbe assolutamente leggerlo. Per riflettere e rabbrividire.