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Napoli Comicon 2011: il grande successo mutilato

comicon2011-inaug-minidi Giorgio Messina

Diciamocelo subito: il “core business” di un evento come il Napoli Comicon è vendere biglietti e stand espositivi. Non stupisce dunque che l’organizzazione della mostra mercato napoletana parli di “grande successo” snocciolando il dato ufficiale di 35.000 visitatori per la tre giorni fieristica partenopea. Se gli autori ospiti di questo Comicon 2011 sono contenti (se non addirittura entusiasti) dell’organizzazione che li ha portati anche in gitarella a Pompei, si può tranquillamente constatare quanto la passeggiata archeologica è possibile e ampiamente ripagata dai 35.000 tagliandi staccati tra la Mostra di Oltremare e Castel Sant’Elmo.

Sì, perché il dato totale presentato in SIAE è la somma dei visitatori dell’una e dell’altra location. Se dunque in termini assoluti è giusto quindi parlare di “grande successo”, nel particolare invece sembra abbastanza forzato che l’organizzazione stessa si faccia interprete del pensiero degli editori presenti in fiera come standisti in questi termini: «Soddisfatti anche gli editori che hanno potuto presentare a Napoli alcuni dei nuovi fumetti che calamiteranno nei prossimi mesi l'attenzione degli appassionati». È nell’ambiguità di questa frase che risiede tutta la debacle di Castel Sant’Elmo con conseguente apertura del vaso di Pandora.

Gli editori non erano domiciliati a Castel Sant’Elmo, previo pagamento dello spazio espositivo, per “presentare” ma per “vendere” i titoli. E la maggioranza degli editori al castello non ha venduto, quanto meno non ha venduto per come avrebbe voluto, dovuto e potuto vendere, altrimenti non si spiegherebbe perché in chiusura del Comicon, domenica sera, ci sia stata un’adesione quasi plebiscitaria degli standisti del Sant’Elmo alla sottoscrizione promossa da Laura Scarpa e firmata persino da Luca Boschi, direttore artistico dello stesso Comicon. “Basta con Castel Sant’Elmo – unidos nella lucha” era il titolo evocativo della sottoscrizione portata al giro firme dalla direttrice di Scuola di Fumetto. Ci sarebbe anche da capire perché poi, finita la fiera napoletana, nel suo resoconto pubblico sul blog di Animals, la Scarpa glissa sulla sottoscrizione che lei stessa ha promosso. Se da un lato può risultare comprensibile la volontà dei “panni sporchi lavati in famiglia”, d’altro canto, forse, il rendere pubblica la sottoscrizione da parte della Scarpa, avrebbe potuto far scaturire un dialogo costruttivo pubblico e una posizione più realistica da parte dell’organizzazione del Napoli Comicon nel comunicato ufficiale conclusivo, che grazie anche al silenzio dei firmatari, ha trovato facile sponda per raccontare un’altra favola rispetto a quella meno patinata dei corridoi deserti di Castel Sant’Elmo e delle casse vuote degli editori.

Forse non è un caso se la foto con cui il Comicon commenta il grande successo dell’edizione 2011 sul proprio sito (che vi riportiamo anche sotto) è la quella dell’inaugurazione di giovedi sera, che nulla ha a che fare con i tre giorni di pubblico a Castel Sant'Elmo. Eppure, archiviando il comunicato ufficiale come mero atto “politicamente” dovuto, rimane il vaso di Pandora scoperchiato.

Quello che, involontariamente, ha messo in scena l’organizzazione del Comicon è l’effettivo valore della piccola e media editoria del fumetto italiano. Diciamocelo chiaramente: da soli non ci bastiamo. Da soli non siamo in grado di attrarre quel grande pubblico in mezzo al quale ci sono quegli acquirenti occasionali che influiscono – a volte in modo addirittura determinante – sugli incassi di chi pubblica e vende i libri a fumetti. A Castel Sant’Elmo è transitato forse non più del 20% (30% a voler essere proprio generosi) di quei 35.000 visitatori.

Parafrasando D’Annunzio, possiamo dunque parlare di un “grande successo mutilato” per questo Comicon 2011. Il pubblico “addicted”, quello estasiato da un Castel Sant’Elmo a misura di appassionato di fumetti (ovvero senza cosplayer a disturbare la sacralità dei corridoi degli editori di fumetti), quel pubblico snobettino che nel vento dei cunicoli respira a pieni polmoni l’odore della cultura a fumetti con la C e la GN maiuscola (leggasi Graphic Novel), ebbene questo pubblico non è numericamente ed economicamente sufficiente per sostenere tutti gli editori (grandi, medi e piccoli) presenti alla location “nobile” del Comicon, quella in coppa o’ Vommero. A questo va unito il concorso di colpa di una organizzazione che, nonostante i tempi di crisi, si permette pure il lusso, giocando però su due tavoli e con il paracadute, di organizzare salotti buoni da una parte e di creare l’evento “stacca biglietti” da un'altra parte.

“Volevamo vendere fumetti” – dicevano gli espositori alla chiusura di questo Comicon– “siamo finiti per venderceli tra di noi”. Sembrava di essere in una variante fumettologica della Medea euripidea che imbandisce la tavola con i propri figli. Ma qui la vendetta di Medea lascia  totalmente il posto alla presunzione di Giasone. Il rito del “cannibalismo” librario di vendersi i fumetti a vicenda non ha lenito il dolore che era già fortemente acuito da una location come quella di Castel Sant’Elmo da sempre suggestiva quanto scomoda. Riprendendo quanto scritto da Laura Scarpa: basta con Castel Sant’Elmo! Ha fatto il suo tempo. Umidità e impervietà del carico e scarico merci, uniti alla difficoltà urbana del raggiungimento di Castel Sant’Elmo, possono lasciare il posto alla "reunion" di tutti gli espositori del Comicon alla Mostra di Oltremare. Perché  ostinarsi a dividere l’ambiente culturalmente superiore, quello che produce il Manuel Fior del momento, da tutti gli altri elementi, che gioco-forza negli anni sono diventati parte integrante del nostro mondo del fumetto, cosplayer compresi, rischia l’estinzione prematura solo per la parte "UP", non per quella "DOWN", (dove up e down indicano la collocazione topografica delle due location napoletane, una in collina, l'altra a Fuorigrotta).

Sarebbe ora che la puzzetta sotto il naso contro i cosplayer, e contro il pubblico che passeggia si dileguasse, perché in mezzo a questi biglietti staccati ci sono quei lettori occasionali che incrementano gli incassi di tutti editori, con e senza un posto al sole. Altrimenti l’anno prossimo si richia che gli unici contenti del Comicon a Castel Sant’Elmo rimangano solo gli ospiti in gita a Pompei, per buona pace dei corridoi vuoti a sentire fischiare il vento. Se poi, l’organizzazione non può rinunciare al momento salottiero, allora ecco la proposta di una soluzione che mette tutti d’accordo: Castel Sant’Elmo diventi solo una location di rappresentanza e l’organizzazione regali gli stand agli editori che decidono di andare a fare parte del salotto buono del fumetto italiano. Ovviamente gli editori soddisfatti a cui si riferisce il comunicato uffiiciale dell'organizzazione lo stand a Sant'Elmo dovrebbero continuare a pagarlo. Almeno così non si potrà parlare di “grande successo mutilato” anche l’anno prossimo, ma di "grande successo salottiero".

In alto i bicchieri. Prosit Napoli Comicon 2012!

comicon2011-inaugurazione

Ps: Ma in questa sala invece di metterci quattro tralicci e quattro proiettori a formare un'istallazione di cui non se ne è compresa l'utilità, non ci si poteva mettere qualche editore che invece è finito nel corridoio del vento vicino la Sala Cannoni? In fondo ai tralicci e ai proiettori non viene l'artrosi, ma agli espositori sì e pagare uno stand per prendersi 3 giorni di umidità senza nemmeno fare un incasso decente perchè stanno tutti a Oltremare non è proprio il massimo...

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