Gianni Bono: «vi spiego perchè "Capitan Miki" chiude e iniziamo "Zagor presenta Cico"»
Riportiamo dal sito di Gianni Bono.
PERCHÉ CAPITAN MIKI CHIUDE? UN TOT DI (BUONI) MOTIVI
PERCHÉ il ritorno economico derivante dalla vendita delle copie di Capitan Miki non è sufficiente a coprire neppure i costi industriali: cioè il puro costo di carta, stampa e confezione. Il che vuol dire che i costi redazionali (recupero e scansione originali e stampati, impaginazione, colorazione, personale di redazione e costi di gestione) e il pagamento delle royalties sono una perdita secca per la nostra casa editrice.
PERCHÉ Edizioni If è un’azienda seria che paga i propri dipendenti, i fornitori, le imposte e le tasse. E quindi non si può permettere di accumulare debiti.
PERCHÉ non è nostra abitudine portare i libri in Tribunale ogni volta che non quadrano i conti, e col sorriso sulle labbra dire ai nostri collaboratori: “Mi spiace, non abbiamo più soldi e quindi tutto il lavoro che avete fatto negli ultimi sei mesi non ve lo paghiamo più”.
PERCHÉ non è nostra prassi mandare una lettera ai fornitori, dicendo che per la legge tal dei tali, non possono adire ad azioni legali nei nostri confronti per recuperare il loro credito. Almeno per un anno. E neppure in seguito.
PERCHÉ ogni giorno che giro per le strade di Milano, oltre a deprimermi perché ci hanno rubato anche la primavera, vedo sempre più edicole chiuse. E non per turno, per intervallo, per malattia. Per sempre. E quindi, noi dove vendiamo i nostri fumetti?
PERCHÉ una volta quando andavo in metropolitana vedevo sì tanti che leggevano la free press, ma anche altrettanti che si gustavano un bel fumetto. Ora sono una razza rara.
PERCHÉ oggi sui mezzi pubblici, vedo solo tanti invasati che perdono la vista sul telefonino. Che parlano, che chattano, che giocano o che si fumano il cervello con i giochi di tendenza.
PERCHÉ quando vado per strada, non vedo gente che legge, ma tanta gente che scrive. Sui muri. Incivili! E Milano da questo punto di vista è un… libro stampato. Brutto, bruttissimo.
PERCHÉ non c’è una legge che imponga la lettura, e ci mancherebbe altro. Siamo in democrazia. Ma almeno un qualche aiuto agli editori non sarebbe male.
PERCHÉ, tornando a Capitan Miki, le 3.300 copie vendute – e confermate – del primo numero dovevano rappresentare un punto di partenza, e non un punto di non ritorno. Speravamo che i lettori sarebbero aumentati con il passa-parola che avrebbe diffuso il nostro attento lavoro di ricostruzione anastatica delle strisce e l’arricchimento del colore. E invece quasi mille lettori ci hanno abbandonato.
PERCHÉ siamo convinti di aver fatto un buon prodotto e che il calo di vendite non sia avvenuto perché la nuova riedizione non è piaciuta. Anzi.
PERCHÉ siamo certi che la mancanza di soldi è la vera causa di tutto. Della crisi in cui siamo sommersi ormai da mesi, da anni. E la mancanza di soldi fa fare delle scelte. Anche dolorose. I primi che saltano sono i beni voluttuari e, tra un Capitan Miki pur a colori, ma che ho già in ventisette edizioni, preferisco – finché posso – un Blek. Pazienza se non è della EsseGesse. Pazienza se è in coabitazione con Kinowa. Almeno è inedito! E poi sarò costretto a rinunciare anche a quello, se mi tartassano con la pensione (non dimentichiamoci che molti dei nostri lettori hanno una certa età).
PERCHÉ i nostri lettori fanno parte del ceto medio. E il ceto medio sta sparendo. Sta sparendo perché non ci sono più soldi per investire e quindi per lavorare e per muovere il sistema. L’immobilismo non serve a nessuno. Se non a creare pochi, nuovi ricchi. Sempre più ricchi. Ma che non comprano certo Capitan Miki. Piuttosto, per essere di tendenza, spendono soldi per costosissime bottiglie di champagne con dentro un diamante con più carati che si può.
PERCHÉ Capitan Miki forse non è più in grado di difendere i deboli. E Salasso e Doppio Rhum non fanno più ridere come un tempo.
PERCHÉ se va avanti così, “tutti a casa” ci andiamo davvero tutti e non solo i politici. E in questo ambito i perché sarebbero davvero tanti, ma meglio limitarsi al nostro ruolo di editori.
PERCHÉ anziché buttar via soldi per una testata che non vende, preferiamo tenerli e investirli in un’altra che, almeno sulla carta, dovrebbe avere più possibilità.
E, sperando di non essere smentiti dai fatti, vi diamo questa che è la vera buona notizia di tutto il post: Capitan Miki si fa da parte per far spazio a un collega più “giovane”, Cico.
Dal 16 giugno sarà in edicola il primo numero della saga Zagor presenta Cico, creata da Guido Nolitta per le matite di Gallieno Ferri.
E sarà TUTTO A COLORI! Come recita lo strillo in copertina che vi mostriamo in anteprima.

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