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Comix Show

comixshowdi Giorgio Messina

Conosco Sergio Algozzino dal 1996. Nel 1997,sono stato quasi sicuramente il primo a pubblicarlo. Erano i tempi in cui "dirigevo" Area51, l'inserto a fumetti del quotidiano regionale "Il Mediterraneo". Da allora ho sempre seguito quello che ha fatto Sergio. Oggi posso tranquillamente affermare che Sergio Algozzino è colpevole di alto tradimento nei confronti del Fumetto.
Ha ceduto anche lui, già in tempi non sospetti, al canto delle sirene della Graphic Novel e i risultati sono stati via via sempre più mediocri sino a diventare con questo suo ultimo libro, Comix Show  - diario semiserio di un fumettista (001 edizioni, ottobre 2009), del tutto disastrosi. Sono lontani  e purtroppo sepolti nella memoria di pochi fortunati i tempi in cui si potevano leggere le avventure fantasy del folletto Foolys, disegnato da Algozzino con una linea chiara sicuramente debitrice di Moebius, ma ricca di personalità.
Poi, abbandonata quella strada sicura per la sperimentazione più sfrenata,  l'autore aveva iniziato a non convincere più.  Non mi aveva convinto concettualmente nel suo saggio "Tutt'a un tratto", una storia della linea nel fumetto (Tunuè, 2005). Già tra quelle pagine teoriche sembrava confuso, alla ricerca di una sua identità artistica stabile snocciolando e passando attraverso identità artistiche altrui. Mi aveva convinto ancora di meno in "Pioggia d'Estate" (001 edizioni, 2008). La fragilità della sua autobiografia usata come spunto narrativo e l'inizio di una ricerca stilistica involuta rispetto al passato non riuscivano ad essere nascoste dal fatto che questo libro fosse stato dapprima pubblicato in Francia dagli Umanoidi.Il vuoto narrativo e stilistico si ripeteva in "Ballata per Fabrizio De Andrè" (Beccogiallo, 2008), ma stavolta veniva nascosto bene grazie all'appeal commerciale e mediatico derivato dall'immensa icona del cantautore genovese.
In Comix Show arriva il crollo verticale. Algozzino vorrebbe raccontare con ironia, usando sempre il solito pizzico di autobiografia (molto mal dosato in questo caso), la vita e le traversie quotidiane, lavorative e sentimentali di un giovane autore professionista di fumetti. Quello che ne risulta alla fine della lettura è invece una grottesca parodia del mestiere e dei mestieranti del fumetto. Andrea, il protagonista della storia, è un bamboccione, una specie di Fracchia in erba che fa il fumettista ma che non riesce a fare ridere delle sue "disgrazie" come la maschera del dipendente d'azienda ideata da Paolo Villaggio. Andrea non è completamente preparato alla vita e alle sue difficoltà ed è, come il tutto il libro del resto, un personaggio involuto su se stesso, mai capace di maturare, di diventare "adulto".
Vedere il personaggio di Andrea in preda agli incubi notturni a causa della mancanza di ispirazione o all'ansia della consegna del lavoro, dovrebbe essere divertente nelle pretese dell'autore, invece fa solo amaramente e tristemente pensare che Algozzino, nonostante con questo libro abbia l'intenzione di cantare l'amore del fumettista per il fumetto, riesca però solo a dare dell'autore di fumetti l'immagine di colui che vive sotto una campana di vetro, lontano dalla realtà (soprattutto quella lavorativa) "vera" di tutti i giorni.
Immaginate un dipendente FIAT, che con i tempi che corrono, ha già la fortuna di non essere in cassaintegrazione e che ha anche gli incubi notturni perché lo attanaglia l'ansia di raggiungere l'indomani il numero minimo di pezzi da lavorare sulla linea di montaggio che lo aspetta per il suo turno di otto ore del mattino o del pomeriggio. O immaginate sempre lo stesso dipendente FIAT che non ha voglia di andare a lavorare perché la compagna lo ha lasciato.
Il mestiere del fumettista professionista, se permette di vivere dignitosamente, è un mestiere "fortunato", rispetto a quello che ci offre davvero il mondo del lavoro, come ormai ci racconta la cronaca di tutti i giorni dove non mancano mai tagli al personale e agli stipendi. Ecco perché, nonostante si deve garantire sempre e comunque la completa libertà di espressione, un libro come Comix Show può essere considerato come un'occasione sprecata, un vero e proprio tradimento al fumetto come lavoro e come genere di intrattenimento, perché con nelle orecchie la stura della Graphic Novel cantata da ammalianti sirene che per vendere più libri a fumetti stanno usando senza tanti scrupoli questa denominazione radicalchic, stiamo portando il fumetto sempre più verso la nicchia invece che all'ampliamento dei lettori.
Sembra che ci siamo dimenticati che storicamente il fumetto si impone come lettura nazional-popolare di svago, sia esso figlio dell'avventura, del giallo, del  noir, della fantascienza, del western o di qualsiasi altro genere i disegni con le nuvolette piene di parole abbiano raccontato il beau geste. Solo che se dici Fumetto, sembra intrattenimento per bambini, mentre parlando di Graphic Novel, tra gli intellettuali (e non solo) ci si sente meno bamboccioni di Andrea nel leggere i fumetti. Il fumetto, agnello sacrificale, è stato bruciato nel falò delle vanità della Graphic Novel
Per quanto riguarda i disegni di Comix Show, Algozzino può essere messo in liquidazione con un "disegnava meglio quando disegnava peggio". In conclusione, Comix Show dovrebbe essere fatto vedere nelle scuole del fumetto di tutta Italia, compresa quella in cui Algozzino stesso insegna, per fare rendere conto ai giovani autori del domani (o del tra poco) cosa può succedere quando si cede alla seduzione degli innocenti che stiamo permettendo al il/lo/la Graphic Novel. Sperando però che nel frattempo le scuole del fumetto non siano diventate "Scuole delle Graphic Novel".

Titolo: Comix Show - diaro semiserio di un fumettista

Testi e Disegni: Sergio Algozzino

Editore: 001 Edizioni

Descrizione: 96 pagine, B/N, brossurato

Prezzo: € 13,00

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