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Piazza Fontana

piazzafontanadi Azad Lafata

Piazza Fontana, di Francesco Barilli e Matteo Fenoglio, rivela tutti i limiti del progetto editoriale su cui sinora si è imperniata la produzione Becco Giallo.

Il 12 dicembre del 2009 ricorrevano i quarant’anni della strage di Piazza Fontana a Bologna ed ecco, dal calendario editoriale dell'editore Becco Giallo, arrivare puntuale a ottobre 2009 (ma a febbraio 2010 siamo già alla seconda ristampa) il relativo volume “memento” a fumetti. Lo sceneggiatore Francesco Barilli, alla sua prima prova sul fumetto, si definisce un "mediattivista", e sarà proprio la sua chiara posizione politica, (unita alla sua inesperienza come sceneggiatore) a risultare il vero freno a mano di tutta questa operazione editoriale. La storia a fumetti è una didascalica docufiction. Sembra di assistere alla versione a fumetti de “La notte della Repubblica” di Sergio Zavoli o a “Blu Notte” di Carlo Lucarelli, ma rispetto alle puntate di queste trasmissioni dedicate alla strage di Piazza Fontana, nel volume pubblicato da Becco Giallo, si omettono diversi eventi correlati o derivati dall’orrenda strage di innocenti avvenuta alla filiale della Banca Nazionale dell'Agricoltura in quel nefasto 12 dicembre del 1969 a Bologna. Così la morte del Commissario Calabresi diventa solo un evento relegato nelle lunghe note dello sceneggiatore che ha preferito raccontare nel fumetto la tragedia della famiglia Pinelli e nemmeno accennare "visivamente" all'altrettanta tragedia vissuta dalla famiglia del funzionario di PS accusato ingiustamente della morte del ferroviere quarantenne. Ed è proprio su questa selezione del dolore operata che la ricostruzione si incarta, rovinando su se stessa. Anche Valpreda fu accusato ingiustamente di essere l’esecutore della strage, e nel volume si assiste ad un accorata dimostrazione della sua estraneità, sia nel fumetto che nelle note. Ma è proprio la lettura delle note a rivelare di avere assistito ad una docufiction abbastanza ben fatta, ma molto filtrata dalle inclinazioni politiche dello sceneggiatore. Barilli nelle note indica come fonte delle sue ricostruzioni stragiste anche i libri a tema scritti da Adriano Sofri, ma presentando al lettore il fatto che la magistratura abbia riconosciuto proprio in quest’ultimo il mandante dell’omicidio Calabresi come “una sentenza che presenta molti lati oscuri, e ancora oggi è materia di accese polemiche “. Utilizzando in questo caso due pesi e due misure, a passo invertito, rispetto alla responsabilità stragista neofascista e nello specifico di Freda e Ventura, che sebbene la sentenza della loro assoluzione presenta anche essa, in termini giuridici, molti lati oscuri (l’incondannabilità dei due nonostante la loro responsabilità accertata) e ancora oggi sia pure questa materia di altrettante accese polemiche. E poi ancora: “La ricostruzione dell’ambientazione del convegno è di fantasia”; “In realtà non esistono certezze circa l’identità dei partecipanti”. E queste sono solo delle citazioni dalle note per far capire come dopo averle lette traballano tutte le certezze che la docufiction ha presentato al lettore. Tutte tranne una. La più importante: le vittime. A Barilli va dato il grande merito di avere in questo caso sospeso l’oblio,  ridato un volto, una storia e una dignità alle vittime della strage, ma a quarant’anni di distanza da una delle pagine più buie della nostra storia repubblicana, ma ancora molto presente nella memoria collettiva, ci si sarebbe aspettato un approccio maggiormente avulso da inclinazioni politiche, derive “fictionali”, e una cura maggiormente storiografica. Beninteso, non si pretende un Minoli, uno Zavoli o un Lucarelli, ma quantomeno un diverso approccio rispetto a quello di realizzare su commissione calendariale un bignami a fumetti che piacerà anche alla Casalinga di Voghera, la quale magari alla fine della lettura avrà anche mutuato tutte le certezze dello sceneggiatore. La nota più positiva del volume sono gli ottimi e particolari disegni di Matteo Fenoglio che, con uno stile molto originale e stilizzato nel rappresentare le figure umane, e dettagliatissimo nei fondali, accompagnano perfettamente la storia e ne sono la parte strutturalmente più solida. Un popolo senza memoria è un popolo destinato alla rovina, ma un popolo che ricorda una storia filtrata a che futuro è destinato? La risposta è che Il fumetto può e deve raccontare la Storia, ma usando gli appositi strumenti storiografici, altrimenti è inutile lamentarsi del fatto che il media fumetto non ha una sua dignità comunicativa. Non sono le copie vendute e le ristampe fatte, ma l’uso che se ne fa del media fumetto e la tecnica con la quale lo si usa a consolidare questa inseguita dignità. Con questo volume abbiamo assistito, indirettamente, anche alla dimostrazione di quanto il fumetto di impegno sociale, nonostante l’attuale successo riscontrato in libreria e l’avvicinamento al genere da parte di altre realtà editoriali (anche grandi), rischia in realtà di non avere nemmeno una reale memoria storica di se stesso. Nella bibliografia del volume non si trova nessun accenno al fumetto “Un Fascio di Bombe” di Castelli, Manara e Gomboli, datato 1975, commissionato dal Partito Socialista Italiano del Segretario De Martino, distribuito all’epoca in 600.000 copie e uno delle prime fonti a sostenere la pista neofascista della strage. Il volume, esempio di protogiornalismo a fumetti, è stato ristampato recentemente da Q Press. In conclusione, Piazza Fontana di Barilli e Fenoglio è un volume tutto da leggere, anche nelle testimonianze giornalistiche che contiene, ma tenendone bene a mente i limiti, sia del libro che del progetto editoriale in cui è inserito.

Titolo: Piazza Fontana

Testi: Francesco Barilli

Disegni: Matteo Fenoglio

Editore: Becco Giallo

Pagine: 190 pagine b/n

Prezzo: € 16,00

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