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Siamo tutti recchioni con il Dyd degli altri #02: intanto nel vecchio west...

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La vignetta si riferisce all'ennesima "recchionata" del curatore di Dylan Dog. Sulla scia del clima emozionale che si è venuto a creare tra gli autori italiani del fumettomondo dopo la carneficina di vignettisti satirici avvenuta per mano di terroristi fondamentalisti islamici in Francia a Parigi presso il settimanale "Charlie Ebdo", Roberto Recchioni aveva pubblicato l'8 gennaio sul suo profilo FB la vignetta che segue.

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Tralasciando il fatto che nella foga dell'usuale e spasmodica ricerca di applausi e "mi piace" che contraddistingue la comunicazione di Recchioni on line, quest'ultimo se la prenda anche con due politici d'opposizione finendo per fare involotariamente satira di regime, tralasciando che con la domanda finale cerchi di dire che tutti i terroristi sono uguali evitando qualsiasi accenno all'Islam (varie vignette contro l'Islam pubblicate da Charlie Hebdo sono state il motivo per cui negli anni la sede del giornale è stata incendiata e 12 persone sono morte per mano di un assassini di matrice islamica), salta all'occhio principalmente che Recchioni se la prende anche con i lettori di Libero, quotidiano a cui lui stesso, in veste di curatore di Dylan Dog, aveva rilasciato il 30 settembre 2014 una lunga intervista sul rinnovamento del famoso personaggio Bonelli creato da Tiziano Sclavi.

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Ora, se i terroristi hanno la cultura dei lettori di Libero, lo stesso Recchioni ha rilasciato un'intervista a dei terroristi in favore di un pubblico di altri terroristi. C'è anche da dire che il "metodo Recchioni" di additare un quotidiano e i suoi lettori per le idee espresse è molto simile a quello che l'opinione pubblica di stampo musulmano faceva nei confronti di Charlie Hebdo. Insomma il curatore di Dylan Dog non è molto brillante in veste di vignettista.Già immaginaniamo quale sarà la risposta di Recchioni a questo tipo di critiche. Spiegherà, come altre volte quando ha fatto analoghe figure infelici (ribattezzate "recchionate") che quello che lui scrive sul suo profilo FB non rigurda il suo lavoro e i suoi datori di lavoro ma sono solo sue idee da privato cittadino. Rimane il fatto che in Bonelli hanno a libro paga un tizio che ha bisogno di dire sempre la sua su tutto e il cui compito invece sarebbe soprattutto quello di risollevare le vendite del personaggio di Dyd di cui cura la testata e non quello di prendersela con dei lettori. Che siano quelli di Libero poco importa, perchè i lettori del quotidiano fondato da Feltri potrebbero anche essere lettori Bonelli,  presenti passati e potenzialmente futuri. E poi c'è l'insegnamento di Sergio Bonelli che in 60 anni di pubblicazioni non aveva mai espresso pareri politici per non infastidire nessuno dei suoi lettori, figurarsi se insultava i lettori di un quotidiano che aveva parlato delle sue pubblicazioni.

E allora noi di Fd'A che spesso pubblichiamo per gentile concessione articoli apparsi su Libero, a satira rispondiamo con altra satira. E seguendo la lezione di C.H., chiamiano le cose con il loro nome.

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