Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Giovedì 11 Marzo 2010
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Autori e Anteprime

Gli Autori e le Anteprime di Fumetto d'Autore.
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“Corto” circuito: Lele Vianello, Cubana e il fumetto d’avventura

“Corto” circuito: Lele Vianello, Cubana e il fumetto d’avventura

di Marco Laggetta

In occasione dell’uscita, prevista per il prossimo 5 marzo, a Fullcomics, del volume Cubana, di Lele Vianello e Guido Fuga, pubblicato da Voilier Edizioni, Fumetto d'Autore ha intervistato Vianello, spaziando a tutto campo su una serie di temi di grande interesse: dalla lunga collaborazione con Pratt, all’eredità della scuola prattiana, passando per un’analisi delle sorti del fumetto d’avventura in Italia. Lele Vianello ha lavorato con Hugo Pratt  realizzando strisce o tavole per intero delle avventure di Corto Maltese, de Gli scorpioni del deserto, di Gesuita Joe, Cato Zulù, Wheeling e Morgan. Fra le varie storie di Corto Maltese realizzate in collaborazione tra Pratt e Vianello La casa dorata di Samarcanda, Tango, Le Elvetiche e Mu (ultima delle avventure del Maltese).

 

Cubana nasce nel “periodo svizzero”, a Grandvaux, vicino a Losanna. Lì, in una splendida casa sul lago Pratt si era stabilito dal 1984.  Ci puoi raccontare qualche aneddoto su quel periodo e su quella casa che si dice fosse una sorta di tempio del fumetto?

Più che un tempio era una casa bellissima, sembrava un progetto dell’architetto americano Frank Lloyd Wright, squadrata e inserita nella montagna, con delle terrazze magnifiche sulle quali ogni tanto facevamo l’asado, che è un modo di cucinare la carne tipicamente argentino. Si affacciava sul lago di Ginevra. Era un luogo suggestivo quanto isolato, a Grandvaux, nei pressi di Losanna, sul passo per Montreux, in mezzo ai boschi, un’oasi nel verde. Pratt aveva ottenuto il nulla osta per la realizzazione di una piscina, scavata nella montagna, ma decise di rivedere il progetto e ricavare, piuttosto, uno studio interrato. Quel che ne veniva fuori era una casa grandissima. Hugo si era trasferito lì con tutti i libri, considerando quella casa la sua residenza definitiva. Aveva lasciato la casa di Venezia, quella di Parigi e quella di Milano e si era stabilito lì portando tutto il materiale, gli studi, i progetti, facendola diventare una sorta di casa-lavoro stupenda. Lì aveva messo su una biblioteca di più di 30.000 volumi, ordinati in stanze in base al tema. Una stanza, ad esempio, conteneva solo i libri con tema “il mare”, un’altra quelli con tema “indiani d’america” e così via, un archivio monumentale che comprendeva tutti i suoi interessi di studioso e di narratore. Molti di quei volumi sono andati dispersi.

 

Di Hugo, negli ultimi anni, si è detto che fosse un massone, un cabalista, uno studioso di esoterismo. C’è qualcosa di vero in queste voci o è solo l’ennesimo personaggio che Hugo ha vestito nella sua lunga avventura?

Basta leggere Favola di Venezia per capire quanto l’esoterismo avesse permeato il vissuto e gli studi di Hugo. Nelle ultime storie di Corto Maltese la ricerca di Pratt era quasi esclusivamente orientata verso un simbolismo mistico. Si era iscritto alla Gran Loggia d’Italia e aveva fatto una lunga trafila fino ai gradi più alti. Negli ultimi anni diceva di aver ottenuto il grado di Maestro. Non ho mai capito se dicesse il vero, ma era affascinante.

 

Quanto è durata la lavorazione di Cubana?

Cubana nasce da una chiacchierata con Hugo nel 1993, ma l’idea viene ripresa e sviluppata solo nel 1997, per dare il via a una lavorazione che si concluderà nella primavera del 1998.

 

Quanto c’è di Pratt, dentro? E quanto di Vianello?

In teoria di Pratt c’è solo una piccola traccia: quella lasciata in fase di ideazione del progetto. In pratica c’è molto di più. C’è molto di Pratt perché c’è molto dell’insegnamento di Pratt in Vianello. Perché lavorando vent’anni con lui ho acquisito un modo di disegnare e di raccontare che è il suo. E non potrebbe essere altrimenti.

 

Quando si svolge la storia?

La storia è ambientata durante gli ultimi giorni della dittatura di Batista, a Cuba. C’è dentro Che Guevara, Hemingway, e c’è il boss della malavita cubana soprannominato “il Tigre”, legato ai servizi segreti americani, sul quale ci siamo documentati a lungo per farne una descrizione che fosse la più fedele possibile. Il protagonista è Cudd, un marinaio robusto e indisponente.

Chi è Cudd?

Cudd è un marinaio addetto ai trasporti, per la cui caratterizzazione ci siamo ispirati, almeno in parte, a Sven – L’uomo dei Caraibi di Pratt. Questa storia in origine doveve costituirne il sequel. Di lui sappiamo pochissimo, tranne che il suo nome ha origini gaeliche e vuol dire “nascosto”. E di nascosto, infatti, Cudd ha tutto un romantico ed avventuroso passato. All’inizio della storia fa la conoscenza di due loschi figuri, interessati a noleggiare la sua barca per un breve tragitto, fino a una zona paludosa della costa cubana. In cambio si offrono di dissequestrargli la barca e di saldare i suoi debiti di gioco. Cudd ha poco da perdere e tutto da guadagnare, quindi accetta.

Che il fumetto d’avventura venga restituito al più alto palcoscenico da chi è stato fra i protagonisti della sua più limpida stagione, lascia riflettere. Perché, secondo te, al contrario di quanto accade nel cinema o nei video games, il fumetto contemporaneo tende ad appiattirsi sul genere poliziesco, sulle detective story?

Beh…è un dato di fatto che la stragrande maggioranza dei lavori a fumetti prodotti in Italia negli ultimi anni abbia come protagonisti detective, ex detective e similari. Posso dire che c’è stato un momento di forte crisi sul versante delle sceneggiature per il fumetto, una sorta di ricambio generazionale che non è andato a buon fine. Alla fine gli editori non hanno trovato le forze che cercavano, magari perché nuovi modelli sono entrati nell’educazione dei giovani autori, modelli che ci erano estranei del tutto o in parte, penso alla televisione o a internet che, comunque, portano a un appiattimento nell’apprendimento, ma anche al fumetto giapponese che ha portato suoi propri valori, valori legati alla tradizione e alla cultura nipponica sostituendoli o mescolandoli ai nostri.

 

In una recente intervista rilasciata al magazine ActuaBD, lo scrittore Florian Rubis  parlava di te e di Guido Fuga come delle “persone che possiedono la conoscenza più intima dell’opera di Pratt” e si domandava perché non foste voi i continuatori delle sue serie, come probabilmente Hugo avrebbe voluto. Posso girarti questa domanda?

Le cose non sono andate come dovevano perché chi ha gestito l’eredita intellettuale di Pratt ha pensato ad altro, ha preferito concentrarsi su altre cose che non fossero il proseguo di quel lavoro di squadra. Io, di sicuro, non avrei mai disegnato Corto Maltese, perché sarebbe stato solo un contenitore vuoto. Corto era Pratt, le cose che raccoglieva in osteria o per strada, era la sua maniera di pensare e di raccontare, aveva la sua eleganza, il suo modo di comportarsi. Un altro discorso sono le storie minori, che poi minori non sono, come Gesuita Joe, Cato Zulù, Wheeling, Morgan, Gli Scorpioni del Deserto. Morgan, per esempio, è un personaggio bello che potrebbe raccontare ancora molto, non so…una guerra in Italia, la linea gotica, della pirateria nell’Adriatico alla fine del secondo conflitto mondiale, ma che non ha, naturalmente, l’immensa personalità di Corto Maltese. Toccare Corto significa scomodare un mito. Credo che Corto stia dormendo, un po’ come re Artù, in qualche isola della Bretagna, o sia insieme a Hugo. Comunque non credo sia da riproporre, qualunque sia il disegnatore e lo sceneggiatore, che poi è quello che avrebbe i maggiori problemi.

 

Enzo Troiano: un disegnatore postmoderno

Enzo Troiano: un disegnatore postmoderno

Abbiamo intervistato l’autore di Korea 2145, in occasione della pubblicazione del suo ultimo volume: Harcadya Tome 1 - L'isola Mystere, appartenente alla collana Wombat e pubblicato dalla Bottero Edizioni.

 

 

di Carmine Treanni

 

Enzo Troiano è senza timore di smentita uno dei disegnatori più originali del panorama fumettistico italiano.

Emerso negli anni Novanta - quando creò Engaso 0.220, un fumetto seriale di fantascienza che raccolse intorno a se un manipolo di disegnatori e sceneggiatori divenuti in seguito affermati professionisti -, il disegnatore napoletano, ma originario di Vercelli, ha iniziato la sua carriera tratteggiando caricature per riviste dedicate allo sport. Nel 1995 si classificò al 2° posto al Concorso Nazionale per Fumettisti Esordenti di Prato, facendosi notare sia dal pubblico sia dalla critica.

Una sua storia è apparsa sulla prestigiosa rivista americana Metal Hurlant. Nel 2000, pubblica — su testi di Riccardo Bruno — Berlino 1999 per Eidos Editore e realizza vari libri per la casa editrice l’Isola dei ragazzi. Dal 2004 ha iniziato a collaborare con la casa editrice Albatros, di cui sono usciti i volumi Korea 2145 (2005), Lufer (2006) e Eracle 91 (2007), storie a metà tra la fantascienza ed il fantasy. Nel 2005 ha vinto il premio come disegnatore rivelazione dell’anno con Korea 2145 al Premio “Carlo Boscarato” di Treviso.

Attualmente, la Cagliostro E-Press sta ripubblicando in ordine cronologico tutte le storie di Engaso 0.220, compresi alcuni inediti ed è da poco uscito il suo ultimo lavoro: Harcadya Tome 1 - L'isola Mystere (formato 24,3x31,9, C, 72 pp, col., € 12,00), appartenente alla collana Wombat e pubblicato dalla Bottero Edizioni.

Harcadya è la storia del giovane Ryuga che decide di esplorare la vicina isola Mystere. Ryuga scoprirà verità su se stesso e su gli altri e compirà un viaggio con altri tre abitanti dell'isola Harcadya da cui scaturiranno un insieme di eventi che porteranno il giovane a fare tutta una serie di inquietanti scoperte.

Abbiamo intervistato Enzo Troiano per parlare di questo suo ultimo lavoro, ma anche di quali sono le sue fonti d’ispirazione come disegnatore che non esitiamo a definire postmoderno, per la contaminazione che sa infondere sia nelle storie sia nei disegni che realizza.

 

Come è nata la storia di Harcadya?

 

Harcadya è nata grazie a tre fonti d’ispirazione. La prima è stata il mio interesse per la storia con la S maiuscola e per le varianti che ne ha fatto la fiction letteraria e non solo, come l’Ucronia e la fantapolitica. Nel leggere di questi argomenti ho notato che la storia dell’Uomo è ricca di episodi oscuri, di misteri mai chiariti fino in fondo, spesso con protagoniste anche delle sette sataniche. Una seconda fonte è stato il bombardamento mediatico che c’è stato, in questi ultimi tempi, intorno alla fine del mondo, che avrebbe una data precisa: il 2012. Infine, Nausicaa di Hayao Miyazaki, che per me è un capolavoro assoluto, è stata una rivelazione quando l’ho letto. Miyazaki immagina un mondo post-apocalittico, dove c’è al potere chi ha causato la distruzione di tutto. Una vera e propria dinastia, che il grande autore giapponese immagina di stampo massonico. Ho unito questi elementi ed è nata la storia di Harcadya, omaggiando indirettamente proprio Miyazaki. Ovviamente ogni storia parte sempre da un eroe che in Harcadya è Ryuga.

 

A proposito degli eroi dei tuoi fumetti, spesso graficamente si assomigliano e una caratteristica che hanno in comune è che tutti hanno i capelli lunghi. Come mai questa scelta?

 

È vero. Mi piace disegnare i miei eroi con i capelli lunghi, perché danno l’immagine di un uomo libero, anticonformista, che non cura la sua immagine perché bada alla sostanza delle cose.

 

In Harcadya c’è la contrapposizione fra due mondi: l’isola dove vive Ryuga, che ha raggiunto un suo equilibrio, ed il mondo fuori Harcadya, che è governato da appartenenti ad una setta e dove c’è una società in guerra. Ryuga esce dal suo mondo ovattato alla ricerca della conoscenza. Si può dire che Harcadya è anche un romanzo di formazione?

 

Si, senza dubbio si può dare questa lettura della storia. Aggiungerei che si tratta anche di un aspetto autobiografico. Ho avuto la fortuna di viaggiare molto e quando incontri altre culture, anche molto diverse dalla tua, ti rendi conto che i valori con cui sei cresciuto diventano relativi. Ryuga, nel lasciare il suo mondo, crescerà. Credo anche che in un percorso di crescita è insito, in qualche modo, un bisogno di rinascere più volte, di non restare ancorati alle certezze della propria vita. In Harcadya, ho voluto, per la prima volta, tratteggiare un personaggio che inizialmente apparisse agli occhi dei lettori negativo, nel senso che è superficiale semplicemente perché è ignorante, non ha visto nulla oltre la sua isola. La sua crescita avverrà anche grazie al padre, di cui inizialmente non capirà perché lo ha abbandonato. La verità emerge anche nel confronto con gli altri.

 

Tu immagini un futuro in cui l’umanità si è sfaldata e non si capisce bene in quale parte del mondo è collocata la tua storia. Però, in una tavola s’intravede la statua della Libertà. Quale significato ha quel simbolo nella storia?

 

In realtà la storia, anche se da questo primo volume non è chiaro, è in un territorio molto vicino a Napoli. Nel secondo volume, ci saranno dei riferimenti molto più chiari. La mia è una scelta provocatoria, non campanilistica, nel senso che volevo trasmettere il concetto che città come Napoli, New York o Bagdad non appartengono ai napoletani, ai newyorchesi e agli iracheni, ma appartengono a tutti. I confini sono solo limiti che s’impongono gli esseri umani. Quando viene distrutta una città come Bagdad dovrebbe interessare e dispiacere tutti. La statua della libertà ha due significati: il primo è che essa rappresenta la libertà per l’America. Però guarda caso gli Stati Uniti sono il paese che dalla Guerra d’Indipendenza è sempre in guerra e passa per la più grande democrazia del mondo. La libertà è imposta con le armi. Ecco perché ho inserito quell’immagine della statua della libertà, come simbolo di una dinastia di guerrafondai e che appartengono ad una setta satanica. La Statua della Libertà è Serapide, una dea che adoravano i babilonesi. Infatti, leggenda vuole che le dinastie che governano il mondo sono quelle che originariamente erano proprio babilonesi. Nel fumetto immagino che nel 2012 il mondo sia stato distrutto proprio da questa setta satanica.

 

Le ambientazioni delle tue storie sono sempre in bilico fra due generi narrativi: la fantascienza e il fantasy. Mi sembra una straordinaria caratteristica del tuo modo di creare storie, personaggi, creature fantastiche ed ambientazioni che in qualche modo mi richiamano alla mente l’immaginario delle storie pulp d’inizio secolo. Penso, ad esempio, a Lovecraft che crea creature che sono allo stesso tempo divine ed aliene…

 

L’amalgama degli elementi di fantascienza e fantasy mi consente, innanzitutto, di poter presentare i personaggi femminili delle miste storie con abiti molto succinti. Non è mia intenzione usare la donna come oggetto, funzione che spesso viene fatta in televisione, ma perché ritengo la donna è – non solo – più sensibile dell’uomo, ma dal punto di vista fisico è un miracolo. Mentre l’uomo è perfetto dal punto di vista geometrico, la donna è tutta curve, ma è molto più bella dell’uomo. La donna, poi, ha una carica sessuale che l’uomo non ha. Mi piace esprimere questa carica sessuale disegnando i personaggi femminili nelle mie storie, ma come sincero omaggio alla donna. Quando veniva accusato di usare il corpo femminile nei suoi film, Pasolini rispondeva che intendeva esaltare l’erotismo della donna. Il fantasy mi permette, poi, di usare delle tecnologie più estreme e malleabili rispetto al rigore che invece è tipico della fantascienza. Così come il connubio fra i generi mi è utile per creare dei mondi alternativi e, spero, in qualche modo unici.

 

Le tue precedenti storie sono state pubblicate dalla Albatros, mentre Harcadya è pubblicata dalla Bottero Edizioni. I tuoi volumi però fanno tutti parte della collana Wombat che è un progetto culturale nato in collaborazione con Luca Presicce. Ce ne vuoi parlare?

 

La collana Wombatt è stata creata da me e da Luca Presicce ed era nata all’interno dell’Albatros per dividerla dalle pubblicazioni scolastiche della casa editrice. Il progetto ha poi attirato altri autori e credo che la collana sia, oggi, la più innovativa all’interno del panorama editoriale del fumetto italiano. La collana ha pubblicato: Gianmaria Troiano, che è mio fratello, che ha vinto il concorso a Prato a sedici anni, risultando essere il più giovane; Marco Cito, che quest’anno ha vinto il Lucca Contest; Danilo Antonucci che è considerato uno dei migliori autori emergenti. Ancora, ha pubblicato Francesco Graziani che oggi è copertinista della Mondadori. La collana Wombat ha dato spazio a giovani disegnatori come poche altre realtà. In pratica, produce fumetti e poi li propone a varie case editrici.

 

I tuoi esordi come disegnatore ti hanno visto realizzare vignette e caricature per quotidiani e riviste sportive. Che tipo di esperienza è stata quella di immortalare sulla carta personaggi sportivi come Maradona?

 

All’inizio della mia carriera di fumettista, in realtà non sapevo se fare il vignettista o il disegnatore di fumetti più classici. Pertanto cominciai con disegni di caricature e moviole di calcio (di cui da giovane ero un grande appassionato). All’epoca, con l’avvento di Maradona a Napoli, era soprattutto in questo campo che si riusciva a trovare lavoro. Quindi fra caricature e disegni di moviole dei goal, ho lavorato molto divertendomi tanto e disegnando spesso il mio idolo Diego Armando, in assoluto il più grande di tutti i tempi. Un Mozart del calcio, un vero artista. Questo mi ha dato modo di conoscere tanti bravi e noti giornalisti sportivi (Prestisimone, Romano, Carratelli) anche se mi rimane il rammarico, che avrei potuto lavorare molto di più ed a molte più cose. 

 

Alessandro Bottero, in un editoriale su Fumetto d’Autore, ti ha inserito in una lista di autori invisibili, cioè di autori che a suo dire meriterebbero molta pi attenzione e fama dal mondo del fumetto per ciò che esprimete con le vostre storie. Ti senti un invisibile?

 

Ho condiviso in parte le riflessioni di Alessandro. Personalmente non ho mai avuto la presunzione di sentirmi arrivato. Bottero non ha torto quando mi definisce invisibile, però penso che in realtà cercano di farmi diventare invisibile, ma di fatto non lo sono, perché ho vinto vari premi, tra cui Il Boscarato, pubblico regolarmente in Inghilterra e da lì in altri paesi. Dove, invece, mi sembra che Bottero abbia centrato la questione è relativamente al fatto che a un autore come me non viene riconosciuto il valore che ha. La storia del fumetto, del cinema, dell’arte è piena di personaggi che hanno fatto o detto cose scomode o che hanno scelto strade diverse per imporsi come artista e non quelle convenzionali, e per questo sono in qualche modo osteggiati. Quella di Bottero è comunque una provocazione intelligente.

 

In molti tuoi lavori, penso a Korea 2145 o a Lufer, la contaminazione fra le tue passioni come lettore e spettatore si fondono con la tua sensibilità artistica. In Lufer, ad esempio, ci sono citazioni ad un telefilm come Stursky e Hutch, ma si sente anche l’influenza di manga ed anime giapponesi. Trovo questo processo creativo molto postmoderno, ma mi chiedo e ti chiedo: è consapevole o no?

 

È assolutamente un processo consapevole. Mi piace omaggiare con una citazione chi, fra i grandi del fumetto mondiale, mi ha stimolato a fare il disegnatore, ma mi piace inserire tutto ciò – al di là del fumetto – che mi ha stimolato come spettatore. Non c’è dubbio che mi ha molto influenzato Hayao Miyazaki, ma anche il cinema di Billy Wilder, serie televisive come Stursky e Hutch.

 

Dietro i tuoi lavori, soprattutto quelli più recenti, c’è un grande lavoro di documentazione preparazione, sia per quanto riguarda le sceneggiature sia per i disegni. Quanto è importante questa fase per te?

 

Fondamentale! Prima di iniziare un fumetto, passo un mese e più per la sua preparazione. Ma la ricerca e la documentazione continua per tutto il processo lavorativo. Io sono un autore in perenne cammino e sempre alla ricerca di modi per perfezionarsi.

 

Quali sono i tuoi punti di riferimento nel fumetto mondiale e che tipo di storie di fumetti ti piace leggere?

 

Domanda difficilissima. Potrei dire Frazetta, Liberatore, Castellini, Tetsuo Hara, Uderzo, Otomo, Miyazaki, ma sarebbe riduttivo. Mi piacciono, infatti, tanto Bonvi (Nick Carter) Bruno Bozzetto, Calvin e Hobbes, Luky Luke, Snoopy e Charlie Brown. Quello che posso dirti e che in assoluto, oggi, i Giapponesi con la loro straordinaria animazione rappresentano per me il Top: capolavori come “Akira”, “Le ali di Honneamyse”, “Cow boy bebop”,  “Il castello errante di Howl”, “Venus Wars” ecc. rappresentano costanti riferimenti per i miei lavori.

 

Com’è mai questa predilezione per i grandi maestri giapponesi del fumetto e dell’animazione, oltre in generale alla cultura del Sol Levante?

 

I giapponesi hanno per molto tempo avuto l’umiltà di carpire ed osservare la cultura occidentale e solo dopo hanno rielaborato quest’immaginario di cui si sono nutriti e hanno proposto un loro personale universo artistico. Oggi, credo che tanti disegnatori e cineasti giapponesi sono avanti anni luce rispetto ai loro contemporanei dell’Occidente. Sul fronte dei videogiochi, ad esempio, sono all’avanguardia. Sono affascinato dal loro modo di lavorare e dal fatto che sono umili nel presentare i loro lavori. Se ascolti delle interviste di Hayao Miyazaki o di Satoshi Kon ti rendi conto che la loro bravura è pari alla loro umiltà. Per me sono, in assoluto, la mia principale fonte d’ispirazione.

 

Come disegnatore ti sei espresso sia con il bianco e nero sia con il colore e in alcuni casi hai usato anche il computer per la colorazione. Che tipo di tecnica ami più di ogni altra?

 

Tutte senza distinzione. Sono una perenne fonte di emozioni e ricerca.

 

Hernán Henriquez e Gugulandia

Hernán Henriquez e Gugulandia
di Gordiano Lupi

Hernán Henriquez è uno dei maggiori esponenti del disegno animato e del fumetto cubano negli anni successivi alla rivoluzione. Il suo tratto grafico, le battute salaci e irriverenti rivestono un’importanza unica nella storia del fumetto centramericano. E' stato uno dei fondatori di questa peculiare forma d’arte, un vero e proprio pioniere, che ha disegnato e pubblicato strisce in patria per vent’anni (1960 - 1980), ottenendo riconoscimenti e successo, ma a un certo punto della sua vita si è visto costretto a espatriare negli Stati Uniti.   Hernán Henriquez cominciò a lavorare ai disegni animati sotto l’influenza artistica dei prodotti statunitensi e nel 1958 si iscrisse a un corso per corrispondenza in California. Apprese le basi del mestiere di cartoonist ma al tempo stesso cominciò a lavorare in un’agenzia di pubblicità. Tutti dicevano che a Cuba non si poteva campare facendo disegni animati e scrivendo fumetti comici, perché era un mestiere che non esisteva, ma Hernan aveva deciso quale sarebbe stato il suo futuro.
Fidel Castro prese il potere nel 1959 e con il passare degli anni trasformò Cuba in un regime comunista. Tre mesi dopo creò l’Istituto Cubano dell’Arte e Industria Cinematografica (ICAIC), con lo scopo di fondare una vera e propria industria cinematografica cubana. Il cinema divenne un mezzo di comunicazione importante, un veicolo fondamentale per manipolare le masse dal punto di vista intellettuale.  
Hernán comprese di essere artisticamente dotato sin dalla scuola superiore e fu merito della sua professoressa di disegno se trovò lavoro nell’agenzia pubblicitaria Siboney che produceva disegni animati. Conobbe i disegnatori Jesús de Armas y a Eduardo Muñoz, da loro imparò i trucchi del mestiere impiegandosi in un oscuro compito di inchiostratore e di rifinitore. Visto che l’agenzia aveva molto lavoro, Hernan si trovò a fare alcune animazioni da solo e le portò a termine con rapidità ed efficienza. Tutti furono sorpresi per la qualità del disegno, paragonabile ai lavori degli animatori più esperti, al punto che Jesús de Armas e Eduardo Muñoz gli proposero di lavorare insieme per creare un dipartimento dedicato ai disegni animati all’interno dell’ICAIC. I due disegnatori volevano realizzare un cartone animato della durata di tre minuti intitolato La Stampa Seria, un progetto pilota da mostrare ad Alfredo Guevara, Presidente dell’ICAIC, per convincerlo ad appoggiare la loro idea. I disegnatori si misero all’opera sotto la direzione di Santiago Alvarez, in seguito nominato direttore del telegiornale, e fu un lavoro duro perché Fidel Castro voleva vedere subito la pellicola. Gli autori dovettero lavorare due giorni consecutivi per terminare animazioni, colore e montaggio, ma per il lavoro di edizione si dovette ricorrere a un laboratorio da 35 millimetri che si trovava in Messico.
Al tempo gli organi di stampa erano ancora nelle mani del vecchio regime, anche se il governo disponeva di propri uomini all’interno dei periodici per censurare e modificare notizie. Il disegno animato doveva servire proprio ad appoggiare la lotta del governo contro la stampa borghese, per questo era intitolato "La Stampa Seria". Il personaggio delal storia era un individuo apatico che non credeva nella rivoluzione, ma alla fine si convinceva della sua bontà e sposava la causa. La pellicola venne girata commettendo un errore di animazione, perché a un certo punto sembrava che il personaggio muovesse i piedi all’indietro. Fu proprio questo errore a entusiasmare Alfredo Guevara: “Che cosa geniale! Quest’uomo cammina controcorrente!” esclamò.
La sezione cartoni animati dell’ICAIC cominciò a essere operativa nel dicembre del 1959. Jesús de Armas era il direttore, Eduardo Muñoz il disegnatore, Hernán Henriquez l’animatore e Pepe Reyes il primo aiutante. La prima pellicola animata prodotta dall’ICAIC fu El Maná (1960), che parlava della riforma agraria, era a colori e aveva animazioni molto semplici. I primi studi di animazione (Estudios Cubanacán) furono aperti in un quartiere periferico dell’Avana, in un edificio lussuoso e moderno, circondato da giardini. Il governo aveva deciso di investire nel progetto e faceva visitare i nuovi studi da diplomatici e turisti perché vedessero la qualità dei disegni animati cubani. Tutti restavano a bocca aperta. Alfredo Guevara mise a disposizione gli strumenti migliori per produrre animazioni che provenivano dalla fabbrica statunitense Oxberry.
Hernán Henriquez rimase otto anni negli studi Cubanacán, ma a un certo punto furono gli stessi autori a convincere l’ICAIC a spostare gli studi nel centro cittadino, all’interno del quartiere Vedado, calle 12 y 23. La nuova sede consentiva un’ispirazione più realistica perché i disegnatori vedevano la vita reale della città e non il finto lusso sfarzoso di una palazzina periferica. Il problema principale era che le idee scritte da Hernán e i primi schizzi dovevano essere approvati da Santiago Alvarez prima della realizzazione su pellicola, per garantire che il lavoro fosse in sintonia con la rivoluzione. Nessuno faceva obiezioni su stile o forma, l’artista era libero di esprimere la propria creatività come meglio voleva, ma era importante che lo facesse nel solco rivoluzionario.
Nei primi anni Sessanta i disegni animati erano rivoltri agli adulti, poi il lavoro si indirizzò ai festival internazionali, infine si cercò di realizzare materiale didattico. Soltanto a partire dal 1970 si decise di lavorare per i bambini. I primi cartoni animati cubani non sono per un pubblico infantile, ma servono da strumento politico per far capire all’estero che Cuba poteva realizzare opere cinematografiche come un paese sviluppato. Nei primi anni della rivoluzione il telegiornale era la trasmissione più importante, per questo veniva presentato al cinema prima dei lungometraggi. In questo modo Fidel Castro mostrava il suo volto al popolo, perché a Cuba la televisione era ancora poco diffusa, mentre tutti andavano al cinema. I cartoni animati erano una sorta di omaggio al popolo, nella forma di brevi cortometraggi di dieci minuti che accompagnavano film e notiziario. 
Molti cartoni animati furono esportati e parecchi stranieri vennero a Cuba per vedere le tecniche operative. Fu così che Hernán Henriquez conobbe il canadese Norman McLaren, incuriosito dalle pellicole cubane e soprattutto da El Maná. Hernán lavorò all’interno dell’ICAIC per vent’anni, realizzando circa cinque produzioni all’anno. Tra i suoi cartoni migliori ricordiamo: Niños, Oro Rojo, Tea la Jicotea, El Alquimi, Osaín, La Historia del Fuego, El Sol es de Todos, Claudio, El Burrito Juguetón. Il migliore in assoluto è Osaín, prima pellicola come direttore dopo aver lavorato quattro anni come animatore.
Hernán incontrò uno scrittore che amava molto i culti afrocubani, lesse un libro di racconti dei negri afrocubani e realizzò un’idea interessante sulla storia di Osaín, divinità della santeria rappresentata come un bambino che possiede soltanto un piede, un braccio e un occhio, perché un fulmine lo ha diviso in due. Hernán studiò l’argomento, soprattutto i dipinti rupestri degli africani, cercò libri, foto e rappresentazioni di pittura primitiva. Decise di usare il fondo nero e la pittura a colori, seguendo lo stile del pittore cubano Wilfredo Lam, lavorò con l’ottimo disegnatore Tulio Rais e insieme produssero un buon lavoro. Il folklore cubano e il ballo, seguendo il ritmo dei tamburi africani, è alla base della pellicola animata, realizzata con la tecnica Oxberry, e sperimentando valide dissolvenze che creavano immagini molto belle. La pellicola fu realizzata in lingua yoruba con sottotitoli in spagnolo e si avvalse della consulenza di specialisti in materia di cultura afrocubana.
Osaín era un bambino molto contento perché viveva in campagna. Un giorno vide un cocco che brillava e, sorpreso, andò a chiedere a suo padre perché il cocco brillasse. Il padre non gli credette, ma disse che sarebbe andato a chiedere lumi allo stregone Urula. Dopo averlo consultato tornò da Osaín e rispose: “Lo stregone dice che i cocchi non brillano”. Osaín allora morì di tristezza perché suo padre non gli credeva; così mentre lo stavano seppellendo, le lucciole che si trovavano dentro al cocco uscirono fuori e si portarono in cielo Osaín. La storia è semplice, ma di una bellezza estrema, molto tenera. Osaín era la pellicola dell’ICAIC più richiesta all’estero, soprattutto in Brasile e nei paesi africani.
Nel 1964 Hernán Henriquez creò la striscia comica Gugulandia, una pagina a colori che è stata pubblicata dai principali periodici nazionali e riviste sino al 1980. Gugulandia è stata la cosa più importante che Hernán ha realizzato a Cuba, perché quel fumetto è rimasto nell’immaginario collettivo dei cubani. Il personaggio della striscia parte dal principio della creazione dell’universo e riproduce un mondo preistorico dove l’uomo che parla per la prima volta dice “Gu”. I personaggi della striscia erano sette e si comportavano come se vivessero nell’età della pietra. Nessuna delle strisce comiche realizzate venne mai rifiutata per motivi di censura, perché il governo non dimostrò mai che l’autore sosteneva idee contrastanti con gli interessi della rivoluzione. La serie cominciò come striscia, quindi nel 1966 si trasformò in tavola autoconclusiva, conservando molti affezionati lettori. Nel 1976 Hernán era così popolare che il Comitato Centrale lo invitò a presentare la sua opera nel Padiglione Cuba, il più importante centro espositivo del paese. Il Ministero del Lavoro voleva utilizzare Gugulandia per spingere l’uomo al lavoro. Hernán realizzò venticinque fumetti che vennero riprodotti in tabelloni alti undici metri. Fu un successo straordinario: l’esposizione venne inaugurata il primo gennaio 1977 - come la principale attività per festeggiare il trionfo della rivoluzione - e in tre mesi fu visitata da centocinquantamila persone.
Nei primi anni della rivoluzione Hernán visse come un privilegiato, lavorando al sogno della sua vita, realizzando cartoni animati e fumetti con le migliori tecniche disponibili. A un certo punto, però, giunsero i problemi economici, la crisi cominciò a far sorgere i primi dubbi nella mente dell’artista, perché il suo privilegio diventava poca cosa in una situazione che si faceva sempre più dura. La vita privata di Hernán peggiorava sempre di più, non c’erano spiragli di miglioramento, perché le possibilità economiche diminuivano con il passare dei giorni. La sua casa cadeva a pezzi e non aveva soldi per ripararla, i vestiti erano sempre meno, le scarpe pure e i generi alimentari scarseggiavano. Cuba cominciò a deteriorarsi sotto tutti gli aspetti. Hernán si trovò a pensare che in una simile situazione il suo lavoro non aveva senso. Fu un periodo di grave crisi personale e creativa. Hernán aveva perso la voglia di vivere e di lavorare. Per questo trovò il modo di abbandonare Cuba e di stabilirsi negli Stati Uniti, anche se le autorità governative ostacolarono la sua uscita con ogni mezzo.
Nel 1980, l’industria dei cartoni animati statunitense attraversava una tremenda crisi, Hernán presentò la sua striscia Gugulandia e grazie a lei trovò lavoro come illustratore. Le pagine di Gugulandia servirono anche in California, per cercare lavoro come animatore in uno studio di cartoni animati. Hernán non aveva niente in mano, perché la precipitosa fuga da Cuba gli aveva fatto abbandonare disegni e animazioni nel paese natale. Alla fine trovò impiego a Miami, dove vivevano molti cubani che conoscevano Gugulandia. La rivista Zig-Zag cominciò a pubblicare la striscia comica, che rifletteva i problemi di una società totalitaria, ma l’autore non volle mai essere utilizzato per gli scopi propagandistici di nessun gruppo politico. Hernán Henriquez tornò a essere famoso tra i cubani di Miami quando il Miami Herald decise di pubblicare Guguladia in spagnolo.
Hernán Henriquez afferma: “La cosa interessante è che riesco sempre a scoprire nuove cose grazie a Gugulandia. Quando scrivo le vignette, lavoro con il cervello, cerco spiegazioni alle cose della vita, ai problemi della società e scopro cose sul comportamento umano. A Cuba mi davano uno stipendio, non dovevo pagare un medico, la scuola, né i servizi per la casa. Non si lavorava per denaro, ma per avere una posizione sociale, e quando il denaro non è importante la creatività è più libera. Negli Stati Uniti non è così, perché tutto è condizionato dalle esigenze del mercato, pure l’artista è schiavo dell’economia consumistica”.
Gugualdia potrebbe essere un’ottima serie per la televisione, ma per il momento l’idea è ferma allo stato di progetto. 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Molte informazioni sono state prelevate da un’intervista a Hernán Henriquez da parte della giornalista messicana Léa Zagury.
In esclusiva per Fumetto d'Autore vi presentiamo alcune tavole di Gugulandia. Traduzione di Gordiano Lupi.
 
Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio. Collabora con La Stampa di Torino come traduttore del blog di Yoani Sánchez. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz: Machi di cartaLa Marina del mio passato (Nonsoloparole, 2003), Vita da jinetera (Il Foglio, 2005), Cuba particular – Sesso all’Avana (Stampa Alternativa, 2007), Adiós Fidel – all’Avana senza un cazzo da fare (A.Car, 2008), Il mio nome è Che Guevara (A.Car, 2009), Mister Hyde all’Avana (Il Foglio, 2009) e Il canto di Natale di Fidel Castro (Il Foglio, 2010).
 

Tra i suoi molti lavori ricordiamo: Nero Tropicale (Terzo Millennio, 2003), Cuba Magica – conversazioni con un santéro (Mursia, 2003), Cannibal – il cinema selvaggio di Ruggero Deodato (Profondo Rosso, 2003), Un’isola a passo di son - viaggio nel mondo della musica cubana (Bastogi, 2004), Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura (Stampa Alternativa, 2004 - due edizioni in un anno), Orrore, erotismo e pornografia secondo Joe D’AmatoTomas Milian, il trucido e lo sbirro (Profondo Rosso, 2004), Serial Killer italiani (Editoriale Olimpia, 2005), Nemici miei (Stampa Alternativa, 2005), Le dive nude - Il cinema di Gloria Guida e di Edwige FenechIl cittadino si ribella: il cinema di Enzo G. Castellari - in collaborazione con Fabio Zanello - (Profondo Rosso, 2006), Filmare la morte – Il cinema horror e thriller di Lucio Fulci (Il Foglio, 2006), Orrori tropicali – storie di vudu, santeria e palo mayombe (Il Foglio, 2006), Almeno il pane Fidel – Cuba quotidiana (Stampa Alternativa, 2006), Sexy made in Italy – le regine del cinema erotico degli anni Settanta (Profondo Rosso, 2007), Coppie diaboliche - dal delitto di Marostica al giallo di Omegna - 34 casi di «crimine a due» 1902-2006 (in collaborazione con Sabina Marchesi - Editoriale Olimpia, 2008), Dracula e i vampiri (in collaborazione con Maurizio Maggioni - Profondo Rosso, 2008), Avana killing (Sered, 2008 – in edicola), Mi Cuba (Mediane, 2008), Delitti in cercad’autore (I.D.I., 2008 – in edicola), Fernando di Leo e il suo cinema nero e perverso (Profondo Rosso, 2009), Fellini - A cinema greatmaster (Mediane, 2009), Cozzi stellari - Il cinema di Lewis Coates (Profondo Rosso, 2009). Cura la versione italiana del blog Generación Y della scrittrice cubana Yoani Sánchez e ha tradotto per Rizzoli il suo primo libro italiano: Cuba libre – Vivere e scrivere all’Avana (2009). I suoi romanzi noir più recenti sono: Sangue HabaneroUna terribile eredità (Perdisa, 2009). Pagine web: www.infol.it/lupi. E-mail per contatti: lupi@infol.it.

Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come Cominciamo bene le storie di Corrado Augias (libro Serial killer italiani), Uno Mattina di Luca Giurato (libro Serial killer italiani), Odeon TV (trasmissione sui Serial killer italiani) e La Commedia all’italiana su Rete Quattro (dove ha parlato di Gloria Guida e di commedia sexy). È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. I suoi libri sono stati oggetto di numerose recensioni e segnalazioni che si possono leggere al sito ww.infol.it/lupi.

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con Strip Season, l'inserto a fumetti di Ventirighe.it

Stip Season è diretto da Gianluca Piredda.

Antonio Mannoni: il progetto editoriale di una piccola leggenda

Antonio Mannoni: il progetto editoriale di una piccola leggenda
di Alessandro Bottero
In questi giorni potete trovare in edicola è il secondo numero di Legend! Fumetto d'Autore vi propone una lunghissima intervista esclusiva con Antonio Mannoni, uno dei creatori della rivista in formato bonellide e sceneggiatore del fumetto Radairk che trovate serializzata all'interno dell'albo bimestrale.

Fd'A - Perché tutto questo? Ve l'ha ordinato il dottore di rischiare fior di euri nelle edicole?

Antonio Mannoni: Il progetto era nato fin dall'inizio per essere accompagnato da un magazine in edicola. Volevamo semplicemente avvicinare quanto più pubblico possibile al prodotto e l'edicola è il canale di distribuzione ideale.

Chi siete? Da dove venite? Cosa volete?
Siamo una banda di sognatori, un gruppo di lavoro che si fa il mazzo (come tutti) e che vuole trovare compagni di  viaggio per questa fantastica avventura appena iniziata.

Se non ricordo male a Torino Comics di  qualche anno fa', vidi un volume cartonato a 6 euro, che si chiamava Radairk. Legend! è l'evoluzione di quel progetto?

La parte del fumetto, compresi gli approfondimenti testuali, si. Una "corretta" pronuncia di Radairk sarebbe in realtà Raiark, e il suo significato, "Visione", già pone in chiaro molti elementi relativi al discorso.).

Chi sono gli autori di Legend!? come sono arrivati fino a voi?

Se ti riferisci agli articoli, si tratta di colleghi, giornalisti, conoscenti che condividono una passione per un certo tipo di argomento, che spesso non trova spazio sufficiente su altre riviste o media similari.


Perché, da lettore, dovrei dare fiducia a Legend? Qual è l'elemento che lo caratterizza, rispetto a tutte le altre pubblicazioni?

Un'identità precisa, insieme ad un progetto dalla natura particolare, la quale mi auguro e spero che venga percepita.

Chi è Antonio Mannoni?

Come chiunque si metta in testa di fare qualcosa di simile, un folle. Che magari in precedenza ha avuto esperienze "importanti" di operatore video, montatore, anche animatore relativamente a spot pubblicitari, e che ha prestato opera per editing e realizzazioni specifiche per vari altri editori, ad esempio Comic Art, Play Press, etc.

Perché l'uscita di Legend! è stata accolta con lazzi, frizzi, e battute grossolane sui vari forum? Siete antipatici?

La cosa interessante è che a dire il vero, non ho avuto personalmente a che fare con nessuno dei diretti interessati, propendo per un karma carico di una certa negatività.

Non nascondiamoci dietro a una foglia di fico, la questione Sunset pesa ancora molto, nella percezione che si ha di questa nuova realtà. Cosa è successo con la Sunset?

Quando in un matrimonio non si va d'accordo è meglio divorziare, per il bene di tutti... Semplicemente, è stata presa una strada che ci ha  consentito di andare finalmente in edicola. Direi che quindi alla fine la scelta e' stata quella giusta.

Infinito: affrontiamo le cose senza paura. Ci sono voci molto diffuse in rete, che questa identità fittizia di un blogger che ha parlato senza  freni per mesi e mesi, sia legata alle stesse persone che formano la vostra casa editrice. Per essere più chiari, Infinito sarebbe stata una identità collettiva, dietro cui si sarebbero "nascoste", alcune delle persone che lavorano con voi. Ora, fermo restando che a me personalmente di Infinito e affini poco importa, un giornalismo serio approfitta delle occasioni per chiarire le cose, anche a rischio di fare domande scomode agli intervistati. Per cui, dimmi..Infinito eri tu? E se sì, cosa voleva significare "l'esperimento sociale Infinito".


Sono spiacente ma non sono io ed ho seguito la cosa sulla rete davvero di sfuggita. Inoltre, e chi mi conosce lo può ben dire, modi e argomenti adoperati in passato, sono totalmente estranei al mio modo di fare o di rapportarmi con gli altri.

Veniamo a Legend. Parlaci della politica distributiva, se possibile. Cosa significa andare in edicola? Tirature? Punti di pareggio?

Sempre ovviamente dal mio punto di vista, per me significa responsabilità, tanto che a volte inizio a chiedermi "ma chi me l'ha fatto fare", ma mi interrompo sempre prima di finire la frase perchè E' realmente qualcosa che ho sempre avuto intenzione di fare. Poi, non so se passerà la base dell'iniziativa editoriale, che è quella di dare spazio nella rivista anche e soprattutto a personaggi "nati" nella comunità online, vedremo con il prosieguo. Quello, per me, sarebbe il raggiungere un obiettivo personale preciso. Per le tirature e i punti di pareggio (chiunque abbia a che fare con un distributore sa per forza di cose anche i numeri degli altri), penso che da qualche parte Pulcinella abbia affittato da anni un'abitazione molto ampia dove stipare tutti questi dati, ma sempre per il ruolo para-teatrale del citato, direi che è il caso di adeguarsi al solito andazzo e bollarli come segreti di stato. In ogni caso, il numero di edicole è quello che è. Quindi...

Che tipo di contratto/accordo stipulate con gli autori? Anticipo sulle royalties? Pagamento a tavola? Percentuale sul venduto? Un bacio un bocca, e amici come prima?

Pagamento a tavola e mi auguro si possa continuare ad essere amici ed a lavorare serenamente come già facciamo, senza passare per il vischio natalizio od estemporaneo Specialmente poi considerando l'elevata e quasi esclusiva componente maschile dei collaboratori. Si, lo so è un discorso squisitamente sessista, ma ancora non siamo in periodo natalizio, dopotutto. A parte gli scherzi, perlomeno io sono dell'avviso che se si vuole affrontare il settore del fumetto specialmente con un certo tipo di periodicità non si possano proporre agli artisti pagamenti a percentuale sul venduto. Chi disegna e scrive fumetti investe il proprio tempo al pari di un panettiere o di un avvocato e deve, quindi, ottenere una retribuzione sicura per vivere. Alla fine, e penso di parlare anche per gli altri, posso dire che siamo convinti che solo attraverso questo tipo di investimento sugli artisti si possano ottenere ottimi risultati sul fronte artistico e produttivo.

Secondo te un lettore, solo perché compra un prodotto, assume in automatico il diritto divino di sparare a zero sulla casa editrice?

Dal mio punto di vista, chiunque è libero di fare e dire ciò che vuole. Magari, ecco, visto che i piani editoriali sono fatti per l'estensione di un periodo anche abbastanza ampio di tempo, si potrebbero  evitare i processi alle intenzioni.

Ha ancora senso pubblicare fumetti? Ovviamente risponderai sì, ma perché?

Rispondo dicendo innanzitutto che Legend! è un magazine, in formato bonellide, con tra gli altri contenuti un fumetto, che illustra la parte 'racconti di un mondo immaginario' della linea editoriale. Proseguendo poi a parlare anche più in astratto, il fumetto è un medium importante, con proprie vitalità e peculiarità tali da poter rappresentare  storie in modi, e con scansioni temporali non riscontrabili in altri mass media. E avendo avuto modo, sempre con limitati e specifici intenti di natura pubblicitaria, di avere a che fare con il montaggio video e con l'animazione, devo dire che, ovviamente secondo la mia limitata esperienza, il fumetto offre delle 'sfide' particolari, che fanno parte del medium, e che lo rendono oltremodo affascinante, oltre che dotato di una carica di immediatezza non da poco.

Quali sono gli obiettivi che avete?

Anche volendo dominare il mondo, pare che tutto finirà nel 2012, quindi pare non ne valga la pena. Per quanto mi riguarda, semplicemente raccontare una storia, e come ho accennato prima, mi piacerebbe davvero molto che venisse percepito il  discorso legato alla 'creazione' dei personaggi. Sono perfettamente conscio che ci sono tantissimi scrittori a me superiori e mi piacerebbe molto se questo progetto potesse fare in modo di dare spazio a loro e dare la possibilità a me di leggere storie che magari resterebbero in qualche cassetto. Anche perchè conosco molto bene il luogo in questione.

Perché avete scelto di inserire dei testi, nel vostro fumetto? È vero che anche l'Epierre lo fa, mettendo racconti su Il comandante Mark e articoli sulla ristampa di Mister No, ma loro sono belli e bravi. Voi invece siete dei fanfaroni, che non avvisano quando pubblicano qualcosa. Come vi siete permessi di mettere dei racconti, e degli articoli in un fumetto?

Se parliamo dei testi tra gli episodi, si tratta di una scelta particolare; in pratica lascio l'iniziativa dell'azione e dello svolgimento della storia  al fumetto, per lasciare approfondimenti su taluni elementi a tali parti testuali. Con una precisazione; le parti testuali fanno parte e sono estratti da un ideale libro che "qualcuno", il protagonista 'invisibile' di cui si vede parlare in prima battuta, progressivamente con la propria esperienza ha scritto e realizzato. Per poi 'finire' nelle mani di un'altra persona. E' quello che si evince nella prima pagina del 'libro' che si vede nel sito dell'ambientazione (www.radairk.com) , con due 'dediche' fatte da due persone differenti. E proprio per tale natura 'finita' a livello di contenuti, leggendo le pagine del libro, e mettendo insieme determinati elementi che saranno man mano evidenziati nelle pagine del fumetto, già fin d'ora si può leggere tutta la storia come sarà raccontata anche in futuro. Tranne dei passaggi, che si possono fare ora per intuito, ma ancora difficilmente, oppure man mano leggerli in modo più evidenti dal contesto del fumetto che prosegue. Posso ad esempio dire che in prima pagina si può leggere una certa dedica, che rappresenta l'ultima cosa che verrà scritta alla conclusione della storia. In pratica le ultime parole di ciò che verrà narrato, si possono già leggere dalla prima pagina del libro in questione (ricordo a partire dal sito www.radairk.com ).Certo, ovviamente questo sottintende una natura 'ciclica' della cosa, ma questo alla fine è uno dei pochi vezzi  (a parte la narrazione non-lineare e destrutturata dei primi due episodi; ad esempio pur sviluppati nello stesso periodo, questo progetto e quello di Shunji Iwai che vede poi la rappresentazione principale nel film "Riri Shushu no Subete" hanno molti punti di contatto pur con presupposti, premesse e conclusioni differenti. La struttura della narrazione del film in sé poi ha moltissimi punti di contatto con il tipo di narrazione da me adoperato) che mi sono permesso. Alla fine, il vero 'personaggio' principale del fumetto, é l'ambientazione. Proprio per la natura diciamo più "intima" del progetto. Il resto dei contenuti, fà parte della linea editoriale, di cui forse ho accennato prima,che prevede per la testata in questione, il racconto del fantastico su tre aspetti principali; quello di un mondo immaginario con il tramite di un fumetto, quello di miti e leggende italiane e quello di miti e leggende straniere, entrambi con l'uso di racconti. Racconti che sono posti inoltre nell'ottica di esplorare e dimostrare i punti di contatto e di raccordo tra diverse tradizioni e culture. A questo seguono gli approfondimenti a tema, e delle recensioni di altri modi di raccontare/rappresentare il fantastico, quali libri, film, serie tv, giochi di ruolo, videogiochi.

Che giochi di ruolo preferisci? Fantasy? Horror? Fantascientifici?

Non mi è mai dispiaciuto AD&D, ma col tempo ho sempre più apprezzato giochi neiquali sia dato molto spazio all'interpretazione più che allo EUMATE (Entra-Uccidi-Mostro-Afferra-Tesoro-Esci) che dopo un po' di tempo stanca; come ad esempio mi piace Mage della Whitewolf, oppure l'italiano OnStage! Ho sempre preferenza per il fantasy, ma ad esempio "Paranoia" della West End Games mi era molto piaciuto; più che altro dipende se mi piace o meno il setup relativo e il livello di personalizzazione.

Qual è l'ultimo disco che hai ascoltato?

Colleziono colonne sonore, ma per qualche curioso motivo mi ha sempre affascinato la musica elettronica, come ad esempio quella di Jean Michel Jarre e Vangelis. L'ultimo quindi solo in ordine temporale, è un cd che ho comprato da poco quest'anno come 'auto-regalo' di compleanno, "Yume" di Shinichiro Ikebe, dall'omonimo film di Kurosawa. Spero che questa non passi come risposta troppo "snob".

Che ne pensi della "critica" fumettistica su internet?

Io penso che *ogni* critica sia una cosa positiva. Non mi è mai piaciuto fare distinzione tra 'critica costruttiva' o meno,  altrimenti se ne svilisce il senso e la natura. Nello specifico in questione, leggo molte cose interessanti e altre meno (assai meno), ma ci dirigiamo su un terreno molto soggettivo in questo senso. E sempre a livello personale gradisco molto il punto di vista 'terzo' su ciò che faccio, spesso questo mi consente di vedere cose su cui magari ho indugiato poco, e altre su cui avrei dovuto lavorare di più. In definitiva, trovo la critica in sé molto utile.
Ovviamente, parlando di critica.


Perché hai ritenuto necessario mandare un comunicato ufficiale a Comicus, puntualizzando alcune cose? Hai ritenuto che si dicessero cose lesive per l'immagine della casa editrice?  E in un mondo ideale, un'autorità preposta al controllo non sarebbe dovuta intervenire prima, evitando così all'editore di dover fare la figura del "cattivo"?

Ecco, a proposito, un esempio di critica corretta. Ritengo molto positivo quando si cerca di interpellare la "fonte" per avere un giusto e doveroso chiarimento su evidenti equivoci.
Cinque fumetti che ritieni indispensabili.

La tipica lista nella quale far figurare Watchmen in qualche posizione? (mi auguro che questa non sia poi presa da qualcuno come una critica ad una risposta similare). Per quanto mi riguarda, anche se non so se l'autore abbia già una qualche funzione tipo quella del titolo citato prima, Kazuo Koike e il suo Lone Wolf and Cub è uno dei miei punti di riferimento, come molto del cinema giapponese.

E adesso , invece, la più grande delusione della tua vita (parlando di fumetti, chiaro).

Al momento, non essere riuscito ad uscire prima d'ora. Il fatto è che, per quanto ne possa sapere io, ogni atto, fatto, azione, di ciascuno è figlio di un periodo preciso, fatto da aspettative, input progettuali, e quant'altro; quando si va oltre un certo 'tempo', ciò che spinge a portare a compimento un progetto è l'ostinazione, più della voglia di fare e dell'entusiasmo iniziale. E ciò non è bello.

Che ne pensi di Lucca Comics & Games?

Una grande manifestazione.

Programmi 2010 per la vostra casa editrice?

Ancora presto per parlarne.

Chi c'è, oltre te, nella 7even age entertainment?

Uno splendido gruppo di lavoro che conta una decina di persone con un unico obiettivo: lavorare per creare sogni da offrire ai lettori... Speriamo di riuscirci.

Un ultimo messaggio ai lettori: esprimiti liberamente.

Io ritengo che ciò che ho da dire si esaurisce nell'arco di quello che scrivo, quindi più che invitare a leggerlo, ove venga pubblicato, come su Legend! in questo caso, non saprei che altro rispondere :-) Un saluto da Antonio Mannoni!

La nostra recensione di Legend! numero 1 la potete trovare QUI.

Andrea G. Ciccarelli: Dietro la maschera da saldatore batte il cuore di editore

Andrea G. Ciccarelli: Dietro la maschera da saldatore batte il cuore di editore

di Giorgio Messina

Allarghiamo lo spettro di azione della sezione Autori e Anteprima iniziando a coinvolgere anche editori e addetti ai lavori.

Facciamo quattro chiacchere a tutto tondo (e anche un pò fuori dai denti) con Andrea G. Ciccarelli, direttore editoriale di SaldaPress. Ma prima di iniziare la mitragliata di domande, lasciamo che AGC, come si firma nei suoi post in giro per la rete, si presenti ai lettori di Fumetto d'Autore.

AGC: 38 anni, da sempre lettore di fumetti e da circa una decina di anni anche editore. SaldaPress, la mia casa editrice, è la divisione editoriale di Gruppo saldatori, uno studio (mio e del mio socio Marco Marastoni) che si occupa di progettazione grafica e di comunicazione. Le cose che saldaPress e Gruppo saldatori fanno, hanno come comun denominatore la voglia (e il piacere) di fare bene quello che si fa, grande o piccolo che sia. Dal che non è difficile immaginare quanto poco io sia tollerante nei confronti del pressapochismo. Sia che lavori per saldaPress che per Gruppo saldatori sono considerato uno spacca maroni. La G nel mio nome sta infatti per "gigantesco spacca balle". Ma va bene così.

E allora spacchiamole queste balle. Che senso ha oggi fare l'editore di fumetti?

AGC: Lo stesso senso (o non senso) che ha fare tante altre cose. Il senso è quello che ci metti dentro tu, quello che significa per te farlo. Credo che in molti casi -sì, anche nel mio– se vuoi scavare, in fondo ci trovi quel piacere che si provava a fare la bancarella da bambini. E, insieme, il potere accedere a un numero pressoché infinito di libri a fumetti, non importa se tutti uguali. In molti, tra gli editori, sballano quando gli arrivano pacchi su pacchi di campioni dall'estero, roba che non leggeranno mai ma che il loro ingordo bambino interiore vuole, vuole e ancora vuole. È questo che in fondo alimenta tutta la baracca perché tutti, alla fine, facciamo bene e fino in fondo soltanto quello che amiamo.

Poi, se vogliamo allargare il discorso dall'inconscio (ma la risposta credo davvero che stia tutta lì), credo che abbia senso fare l'editore di fumetti se questo ti porta anche a produrne. Pubblicare solo titoli su licenza puoi farlo al meglio, curarli maniacalmente se vuoi, ma alla lunga non ne capisci più il senso.

D'altra parte, senza un "Uomo Tigre" o un "The Walking Dead" (tanto per citare due titoli a caso), l'esperienza di 10 anni mi insegna che tutto si traduce in "grosso buco di bilancio giustificabile solo con il nero o con i soldi di mammà", per cui i titoli su licenza (soprattutto quelli scelti con oculatezza e non per giustificare il compenso come "direttore editoriale" che ti passa l'editore-tipografo) servono eccome. Per produrre e pubblicare fumetti in Italia ci vogliono le palle. Ce ne vogliono due: una per produrli e un'altra per pubblicarli. Fino al prossimo "Oudeis" continuerò a sentirmi un po' l'Adolf Hitler del fumetto italiano.

E per l'Adolf Hitler del fumetto italiano, come si produce un fumetto? Quali sono i paletti essenziali nel processo di gestazione editoriale?

AGC: Per lui non so. Per me il centro di tutto è l'autore. Si parla con l'autore prima di tutto e ci si mette a sua disposizione nel realizzare al meglio la sua visione. Anzi, meglio: prima lo si sceglie l'autore, lo si va a cercare e si verifica se il proprio modo di sentire è in sintonia con il suo. Il resto viene tutto dopo. Se sei in sintonia con l'autore, se condividi una visione con lui, fai le notte davanti allo schermo per realizzarla e, quando serve, non hai nessun problema a bacchettarlo sulle dita quando ha le sue pare da autore (la più diffusa, "voglio che tutto questo finisca quanto prima per potermi dedicare ad altro e quindi tiro via").

Altra cosa importante dal mio punto di vista è il catalogo, il modo in cui le cose che pubblichi dialogano tra di loro e trasmettono al pubblico un'idea di casa editrice. È una cosa che si costruisce piano piano e che permette di fare pochi errori in corso d'opera (e ognuno di quegli errori li paghi di tasca tua).

Il catalogo insieme a un buon commerciale che si occupi solo di far quadrare i conti.

E in fondo a tutto, come già detto, dedicarti a quello che ami, trovare in ogni cosa che fai qualcosa che te la fa amare. Senza mai dimenticare di smettere il prima possibile di frequentare le fiere italiane dedicate al fumetto. Al massimo un paio all'anno, come il metadone per i drogati (che alla fine noi che pubblichiamo fumetti siamo dei tossici di tutto ciò). Di più trovo che ti abbruttisca come essere umano.

Perchè smettere di frequentare le fiere italiane dedicate al fumetto? Perchè frequentarne più di due l'anno abbrutisce come essere umano? Approfondiamo questi due concetti.

AGC: Sono concetti che non c'è bisogno di approfondire. Chiunque frequenti le fiere dedicate al fumetto sa benissimo di che cosa parlo. Nelle fiere dedicate ai rubinetti gli addetti ai lavori vendono rubinetti e la gente che ci va acquista rubinetti. Tutto molto onesto. Magari poco poetico, ma onesto. Le fiere di fumetto sono come una fiera dedicata ai rubinetti in un mondo in cui scarseggia l'acqua. I rubinetti sono il minore dei problemi e infatti non frega niente nessuno dei rubinetti, tutti sanno che un rubinetto è poco differente dall'altro e quindi, alla fine, tutto ruota intorno ai molteplici modi di accaparrarsi ferocemente l'acqua residua. Di più, in un mondo in cui scarseggia l'acqua nessuno si spiega come campi chi vende rubinetti e, nello stesso tempo, tutti lo sanno benissimo e, per nasconderlo meglio, ci fanno sopra una, dieci, venti, fiere tutte uguali e tutte con gli stessi stagnini che autografano il loro bel rubinetto.

A me tutto questo ha smesso di divertire anni fa, nell'esatto momento in cui mi è apparsa tutta la nevrosi insita nel fare una cosa che non ha più senso, che è divertente solo nella misura in cui replica all'infinito un piacere passato. E il problema non è nelle fiere, ma, come sempre, nella mancanza assoluta di un progetto in cui rischiare insieme editori e organizzatori.

E il pubblico? In tutto ciò il pubblico, sempre per fare un esempio assolutamente a caso, ha lo stesso ruolo degli zombie fuori della prigione di The Walking Dead. Un giorno le recinzioni cadono e allora tutti a domandarsi come mai i cosplayer si sono presi l'intera baracca. Sono di più, non scopano e quindi sono tutti concentrati su un unico obiettivo: che cosa c'è da ancora da capire?

Non mi stupirebbe se un giorno Rick Grimes & soci iniziassero a proporre ai non-morti un patto di non belligeranza, come non mi stupirebbe che gli zombie se ne infischiassero e continuassero a nutrire la loro panza putrefatta.

È una cosa stupida da fare, quindi ci sarà sicuramente qualcuno che proporrà di farla.

Mi rendo conto che ho divagato. In realtà ho solo un'intolleranza verso gli zainetti. Penso che Invicta andrebbe condannata per crimini contro l'umanità.

Quindi la colpa di tutto è dell'Invicta... allora vediamo cosa c'è nello "zainetto" di Saldapress... prossima domanda: i perchè e i percome dell'operazione editoriale più riuscita e di quella meno riuscita di Saldapress.

AGC: Dipende da che punto di vista.

Dal punto di vista economico, diciamo che, fortunatamente, non abbiamo ancora pubblicato un libro di cui, male che sia andata, non abbiamo recuperato i costi nudi.

Così, se guardo la tua domanda dal punto di vista dei costi/ricavi, l'operazione meno riuscita di saldaPress è stata quella di aver pubblicato "Bastard Samurai" cercando di sfruttare l'onda che immaginavamo ci sarebbe stata con Kill Bill di Tarantino (e che non c'è stata).

Ma, a parte questo, è stata sbagliata anche perché un titolo spot, come è "Bastard Samurai", per quanto tu lo voglia curare, non avrà mai delle grandi possibilità e rende poco omogeneo il catalogo (errore nostro. avevamo creduto che Image e gli autori avrebbero portato avanti la serie). Per come la vedo adesso, soprattutto nei primi anni, quando la casa editrice si deve strutturare, meglio puntare su un tema, su una collana e cercare di costruire su quella (come ad esempio stiamo facendo con gli zombie cercando non solo di pubblicare buoni libri sul tema dei non-morti ma anche di capitalizzare gli ottimi risultati di "The Walking Dead").

Però mi pare di capire che tu, con le tue domande, sei alla ricerca di risposte più dense. E allora mi va di risponderti che l'operazione più riuscita e meno riuscita, se spostiamo l'attenzione da saldaPress a gruppo saldatori (che le casse alla fine sono le stesse) è stata "La Dottrina" che, come gruppo saldatori, abbiamo co-prodotto con Magic Press.

Dico più riuscita perché l'idea editoriale (la co-produzione che coinvolgeva una casa editrice e una struttura di comunicazione) e di promozione messa insieme, oltre ad essere stata una delle prime di quel tipo e con quella portata (e forse pure l'unica), aveva dimostrato che operazioni per far conoscere i libri a fumetti erano possibili.

Però anche meno riuscita perché, a mio avviso, il secondo passo doveva essere quello di utilizzare questo tipo di operazioni, crearne di nuove e differenti, per fare uscire il fumetto dal solito numero di persone che già conosce e acquista. E qui l'operazione ha fallito, un po' perché senza una struttura economica e di business dietro, questo tipo di operazioni sono soltanto il bel gioco che ovviamente dura poco. E un po' perché, per mille problemi che non dipendono da gruppo saldatori e che quindi non ritengo giusto che sia io ad approfondire, il primo volume (di 4) è uscito nel 2002 e a oggi, nel 2009, deve ancora uscire l'ultimo (anche se dovrebbe uscire a breve, sempre 7 anni per quattro libri sono: cioè un tempo assurdo comunque lo si voglia giustificare). Il che significa avere sprecato qualsiasi attenzione ottenuta da parte del pubblico con la campagna di lancio e promozione e, in pratica, da parte nostra, avere sprecato tempo e denaro che forse avremmo potuto investire diversamente. Certo, come lettore, quando uscirà il 4° volume avrò tra le mani un'ottima storia a fumetti curata in ogni suo particolare ma, come imprenditore, non posso dire di aver fatto un buon affare.

Cosa cosa sta proponendo attualmente e cosa proporrà nel prossimo futuro lo scrigno magico delle proposte editoriali made in Saldapress?

AGC: La rete è intasata di interventi in cui gli editori dicono quello che faranno. Non mi sembra molto interessante risponderti elencando e commentando le uscite saldaPress 2009/2010.

Vuoi che te ne indichi una, cioè praticamente la prossima che però, con il fumetto non ha niente a che fare (tranne che rientra nella collana "Z" dedicata agli zombie)? "My Zombie Pinup" che però è un calendario ed è praticamente unico al mondo nel suo genere. Zombie e pinup: poteva una cosa del genere non attirare la nostra attenzione?

Proviamo a entriare maggiormente nella zona d'ombra che pochi chiedono agli editori di svelare. Quali sono le difficoltà che ha incontrato sinora e che incontra quotidianamente Saldapress nella sua attività editoriale?

AGC: La difficoltà più grande credo che sia quella che molti piccoli editori (tutti?) incontrano: il più delle volte il gioco non vale la candela.

Questo, per parlare di saldaPress, porta a una struttura sicuramente sotto dimensionata rispetto a come dovrebbe essere per funzionare al meglio in tutti i suoi aspetti (acquisto e gestione diritti, lavoro grafico e redazionale, vendita e promozione) ma che, visto che il gioco il più delle volte non vale la candela, non si può nemmeno portare alla giusta dimensione. Hai presente il paradosso del calabrone? Quello.

Insomma, finora per noi è stato un gioco di equilibri, di fare dei piccoli passi in avanti quando era possibile farli ma –e so che lo sai, visto che anche tu sei editore– per usare un francesismo, non è per un cazzo facile e, duole dirlo, non ha niente a che fare con la qualità dei libri che si producono.

Poi se vuoi ti dico un'altra cosa che già saprai benissimo: ogni mese vengono annunciate centinaia di novità, a detta di ciò che si legge sui cataloghi tutte imprescindibili. Il risultato è che le librerie non ci capiscono più un tubo e, già in tensione per la diminuzione dei fatturati degli ultimi anni, al 90% ordinano solo quello che già conoscono.

Il risultato è disastroso e, per come la vedo io, pericolosissimo: affidarsi in larga parte al titolo che già vende per restare a galla è avere una fede cieca nella divina provvidenza che, nel momento in cui quel titolo avrà esaurito il suo corso (e tutti i titoli prima o poi lo esauriscono), ne avrà già pronto un altro per sostenere le librerie di fumetto. Ci si può credere, ma non c'è niente che garantisca che sarà così.

D'altra parte le librerie, come tutte le Aziende, negli ultimi anni hanno avuto meno credito da spendere e quindi, di conseguenza, meno soldi da investire in titoli che non conoscevano (e questo non dimenticando che, per le dimensioni attuali dell'offerta, sono pochissime le librerie di fumetto in grado di accogliere e rendere visibile a scaffale tutto quello che esce).

Insomma: puoi pubblicare libri bellissimi ma, per la maggior parte, quei libri resteranno sconosciuti alle librerie (che quindi non li ordineranno) e, di conseguenza, ai loro clienti.

In questi anni, in varie occasioni (ma meno di come avrei dovuto, lo ammetto), ho provato a parlare direttamente con le librerie di fumetto ma, credimi, nella maggior parte dei casi quello che saltava all'occhio era che contavano poco le responsabilità dei singoli: è tutta la parte finale della rete di vendita che va ripensata, che non ha più senso di esistere con Panini e Planeta che spingono così tanti titoli e con la libreria di varia e la vendita on-line che si stanno costituendo come serie concorrenze.

Io, te e tante altre piccole realtà editoriali siamo economicamente appoggiate alla fumetteria e, oggi, la fumetteria, se resta così com'è, è semplicemente destinata a scomparire.

In realtà qualcuno sostiene che, economicamente, la fumetteria è già scomparsa ma, diciamo "artificialmente", è ancora tenuta su da chi, al momento, visto che le librerie di varia i suoi prodotti non riescono/vogliono gestirseli, senza fumetterie a sostenere le sue uscite collasserebbe

Comunque sia, le fumetterie non si possono appoggiare a me, a te o a tante altre piccole realtà editoriali perché, semplicemente, al momento non siamo in grado di fornire (e gestire) quello che a loro serve per andare avanti.

Se guardo nella mia personalissima sfera di cristallo fra qualche anno vedo le piccole realtà editoriali e le fumetterie accomunate dalla stessa sorte, entrambe di fronte alla necessità improrogabile di cambiare oppure cessare di esistere.

Cosa ne pensi del conto vendita? Come sostengono diverse librerie, tra cui soprattutto quelle aderenti all'Afui, è l'unica maniera che è rimasta ai piccoli editori per avere considerazione e visibilità nelle fumetterie, invogliandole così con alti sconti e la possibilità del reso a colmare il "gap" di appetibilità che separa i piccoli dai grandi editori?

AGC: Il conto vendita non risolve niente. Troppo piccole le cifre che muove e troppo poco organizzato e diffuso il sistema che lo gestisce (difetti di noi editori compresi). Noi in passato lo abbiamo utilizzato ma, alla fine, questo è servito a poco per creare una fidelizzazione tra noi e le librerie o per far capire alla librerie che un titolo ricevuto in conto vendita che hanno venduto bene ha senso continuare ad ordinarlo anche nelle successive uscite. Per un editore come noi ogni nuova uscita è come se azzerasse quella fiducia che il conto vendita dovrebbe creare, come se a ogni proposta dovessimo dimostrare al libraio che le cose che scegliamo le scegliamo accuratamente proprio perché abbiano un valore commerciale. Non si crea mai uno storico. Nella maggior parte questo al librario non interessa, non vede il conto vendita come uno strumento per ampliare la propria proposta. Quando chiediamo che cosa vorrebbero le librerie in conto vendita tra i nostri titoli la risposta è quasi sempre "The Walking Dead", ossia quello che vendono già senza problemi ai loro clienti. Rarissimo il caso in cui la risposta sia "visto che The Walking Dead lo vendo bene, fammi provare in conto vendita i titoli della collana Z", come se un'idea del genere fosse uno scarto troppo grande da fare, come se fosse difficile capire che nessuna casa editrice si regge su un solo titolo per quanto buono esso sia.

Il conto vendita non colma nessun gap di appetibilità perché, in fondo, è il prodotto dei piccoli editori che le librerie non considerano appetibile. Ne capiscono con difficoltà il valore così come fanno fatica a capire perché debbano esistere altre case editrici oltre alle 3 o 4 maggiori (e che quindi, nella loro logica, potrebbero pubblicare anche tutti i titoli delle piccole case editrici). Il fatto è che in parte hanno ragione: negli ultimi anni la proposta è esplosa senza che questo avesse alcun senso, senza che chi l'ha fatta esplodere si sia preoccupato anche di trovare i modi di ampliare la base di lettori. In questo le librerie di fumetto sono rimaste sempre le stesse, con gli stessi lettori e le stesse metrature: figurarsi che cosa gli interessa di ampliare la loro proposta ai propri clienti. Non riescono a capire che ampliare la proposta significa anche tentare di ampliare il numero di lettori/clienti. E infatti oggi i nuovi lettori arrivano proprio dalle librerie, luoghi dove i lettori vanno a cercare i libri e che, fino a ieri, non avevano nella loro proposta i libri a fumetti. Oggi, in molti casi, un lettore di libri adulto si sente a disagio ad entrare in una fumetteria perché la vede come un luogo sempre più infantilizzato nella propria proposta e molto spesso al confine con il negozio di giocattoli. È necessario che le librerie di fumetto (o fumetterie, basta capirsi) trovino una loro identità perché questo significherà che anche gli editori di fumetto saranno obbligati a trovarne una.

L'idea dell'AFUI di creare una rete di librerie credo che sia una buona idea, ancora tutta da concretizzare però. E si concretizzerà solo quando chi aderisce ci vedrà prima di tutto un vantaggio economico a farlo. Per adesso mi sembra che questo vantaggio non ci sia, anche se confesso di conoscere poco l'associazione e i meccanismi che la regolano.

Sei stato recentemente protagonista del cosidetto "Affaire Rivi", di cui abbiamo riportato le vicende in un nostro articolo. Riportare un "rumor" sul divorzio tra Rivi e la Panini ti è costato anche una mezza censura (o "ban" usando una definizione molto "correct" da web 2.0) su Comicus, il forum dedicato ai fumetti più frequentato della rete. La notizia è stata, all'epoca in cui l'hai riportata, cioè luglio 2009, liquidata come una tua bega personale e argomento non interessante ad un sito di informazioni sul fumetto. Il 30 settembre Rivi e la Panini si separano ufficialmente ed esce una sua intervista eslcusiva per LoSpazioBianco.it curata da Ettore Gabrielli, in cui Rivi stesso racconta la sua posizione sui retroscena del rumor che lo hanno visto protagonista. A seguire anche Comicus, il cui responsabile Gennaro Costanzo aveva liquidato la notizia su Rivi come "cose tecniche riguardanti le risorse umane di un Azienda e non un sito di fumetti", ha però dato la notizia. Rivi va in BD. Alla luce dell'"affaire Rivi" e di come è stata gestita la cosa da forumisti e addetti ai lavori, come vedi l'informazione a fumetti sulla rete?

AGC:L'informazione fumettistica, limitandoci a parlare di quella in rete, è in larga parte gestita da lettori che hanno piacere di scrivere pubblicamente di ciò che hanno letto e di gestire la discussione sui forum dedicati al fumetto. In questa ottica "da lettori" è abbastanza ovvio che a chi si occupa di informazione non interessi (e non capisca) come cambiano gli assetti del mercato che produce i suoi amati giornalini: a lui basta che continuino ad uscire ogni mese nuovi fumetti e che ogni tanto le case editrici comunichino qualche anteprima (e che magari gli spediscano un paio di copie omaggio, ma questo è secondario rispetto a "sentirsi del giro"). Il resto è in larga parte superfluo.

Tutto ciò c'è sempre stato e da sempre si chiama "mondo fanzinaro". Chiariamoci, non c'è niente di male nel mondo fanzinaro: tanto per dire, senza fanzine non sarebbe mai esistita una cosa come Mangazine. I fanzinari sono gente carica di entusiasmo e, per restare all'esempio di prima, se non fosse esistito Mangazine il mondo dell'editoria a fumetti in Italia oggi sarebbe molto diverso.

Se però aggiungi che di questi entusiasti una certa percentuale vorrebbe collaborare in una qualche misura con una casa editrice (e qualcuno già lo fa), le cose un po' si complicano e si innesta una strana situazione in cui sono in diversi a sentirsi in dovere di diventare più realisti del re.

Quello che tu chiami l'affaire Rivi già dal nome fa sorridere. Quando ne ho parlato io sul forum di ComicUs la cosa era già successa. Tutti gli addetti ai lavori lo sapevano che Rivi non era più il direttore editoriale di Panini Comics e ne parlavano tranquillamente tra di loro (e io infatti l'ho saputo così, mica scrutando la palla di cristallo). Per quello mi sembrava strano che nessuno ne parlasse all'interno del forum. Era un argomento che brillava per assenza e io ho solo fatto delle domande sul perché di questa assenza.

Ma il punto è proprio che non c'è nessun "affaire". Magari ci sarebbe ora se qualcuno provasse a scoprire come mai Rivi e la Panini si sono separati (che, diciamocelo, l'intervista rilasciata a Lo Spazio Bianco fa ridere quasi quanto il comportamento di chi, sapendo la verità, ha deciso di dire il contrario), quali sono i rapporti tra la casa editrice BD e Rivi (e, andando cioè anche più indietro nel tempo, quali erano quando Rivi era a capo di Pan Distribuzioni e nello stesso tempo proprietario di BD) e come tutto ciò si lega ai nuovi equilibri che si stanno creando nel mondo dell'editoria a fumetti. Ma, appunto, non vedo nessuno che abbia interesse a fare ciò. E quindi non esiste nessun "affaire".

Comunque, per i più sfegatati, la cronaca di quello che è successo la trovate scartabellando il mio blog: iosefossigaramond.blogspot.com

Il resto è molto più divertente seguirlo in diretta sfogliando Anteprima e Mega: imparare a capire da lì chi è distribuito in esclusiva da chi e come si spostano i titoli e gli autori (e quindi i diritti) da una casa editrice a un'altra è un esercizio che può insegnare molto di più dell'apprendistato in qualsiasi redazione.

Che futuro vedi per l'editoria italiana a fumetti e in particolare per Saldapress?

AGC. Come ho già detto nella precedente risposta, non ho la sfera di cristallo in cui scrutare il futuro, mi dispiace.

Nell'editoria a fumetti italiana mi pare si siano messe in moto nuove forze che probabilmente porteranno alla ridefinizione di nuovi equilibri. D'altra parte l'Italia resta sempre il paese in cui tutto cambia perché tutto resti uguale e non credo che, in questo, il mondo dell'editoria a fumetti si discosti molto dal resto.

Penso che servirebbero nuovi posti in cui vendere le storie a fumetti e servirebbe che quelli vecchi capissero che il mondo in cui sono vissuti finora, quello che aveva immaginato 20 e più anni fa Alessandro (al tempo ancora Distribuzioni), semplicemente non c'è più.

Per saldaPress il discorso non è molto diverso. Cosa faremo da grandi? Me lo domando spesso e, domandandomelo, io sono arrivato a 38 anni e saldaPress a 8 (ma l'eta editoriale è come quella dei cani: ci devi applicare un moltiplicatore per confrontarla con quella umana). Ecco, mi piacerebbe che nel futuro ci fosse qualche produzione in più con sopra il marchio della maschera da saldatore. Un qualcosa di semplice ma ben fatto, così, per non sentire di essere stato del tutto inutile.

AG Press: erotismo d'autore

AG Press: erotismo d'autore
di Marco Laggetta

Abbiamo intervistato Giuseppe Mura e Alessio Ciccarella, i volti della neo casa editrice AG Press, per conoscere motivazioni e progetti di questa nuova  e ambiziosa realtà editoriale.

Quando è nata la AG Press e con quali intenti?

La casa editrice è stata fondata nel gennaio del 2009. L'idea di base, è quella di valorizzare un determinato periodo storico in tema di arte illustrativa legata al fumetto erotico degli anni '60 e '70. Ci siamo resi conto che la forza di molti di quei personaggi, di quelle eroine sexy, passava attraverso la maestria dei copertinisti. Siamo convinti che ancora oggi i collezionisti che cercano quegli albi siano attratti dalle copertine, più che dai contenuti. Crediamo che Giorgio Cavedon e Renzo Barbieri abbiano avuto un'intuizione assolutamente geniale nell'affidare ai migliori illustratori dell'epoca, non necessariamente legati al settore dei fumetti, ma anche a quello della pubblicità o del cinema, il compito di realizzare le copertine dei loro volumi. Negli anni '60 e '70 il fatto di puntare, in Italia più che in altre parti del mondo, sul fumetto erotico, era di per sé una sfida. Cavedon e Barbieri sono stati dei pionieri in questo settore, creando uno stile e un genere che poi è degenerato nel porno degli anni '80, portando a un forte calo delle vendite e alla chiusura di queste case editrici. In quel periodo, non a caso, erano venuti a mancare anche i maestri copertinisti del ventennio precedente. L'intento di AG Press è quello di riportare alla luce quel periodo storico con un'attenzione volta, più che al fumetto, all'illustrazione. Ci piacerebbe, soprattutto, sdoganare questo prodotto dal puro mercato collezionistico e farlo diventare un prodotto d'arte, un fenomeno culturale.

Vi siete presentati al grande pubblico con una collana denominata Cover Art. L'orientamento della collana è più che mai esplicito, ma quanti e quali volumi intendete pubblicare?

Il piano dell'opera prevede la pubblicazione di 20 volumi di pregio e di grande formato (32 cm x 23 cm) con l'obiettivo di riprodurre il meglio delle copertine originali dei fumetti erotici pubblicati nel corso degli anni '60 e '70 e illustrati dai migliori artisti del periodo quali Ciriello, Biffignandi, D'Angelico, ecc.

Lucifera è il volume d'esordio. Perché avete scelto questo personaggio per il lancio?

Perché tra la miriade di testate erotiche a fumetti pubblicate dalle principali case editrici nel corso degli anni '60 e '70, Lucifera è senza dubbio quella che, fra tutte, viene ricordata anche tra i non appassionati del genere, perché divenuta un vero e proprio “cult”.
In compagnia di altre icone del periodo quali Zora la Vampira, Jacula, Maghella e Biancaneve, Lucifera deve principalmente la propria popolarità a diversi fattori, quali il genere sexy-horror-demoniaco che viene splendidamente rappresentato nelle storie pubblicate in quegli anni e che, sempre a cavallo degli anni ’70, affascina una buona parte della società italiana.
Nel volume appena pubblicato sono state raccolte le cover originali della prima serie, della collana I Super, quelle inedite o censurate della ristampa Lucifera Collezione ed infine le cover inedite pubblicate nella ristampa, “rivista” in chiave pornografica, del 1992. Quindi il volume, oltre a riproporre tutte le copertine realizzate su questo personaggio per tutte le serie, apre un interessantissimo dibattito sul periodo della censura, iniziato nel luglio del 1978 e terminato a dicembre del 1981, ed un inedito confronto.

Possiamo avere qualche anticipazione circa i prossimi titoli della collana?

Il secondo personaggio sarà Maghella, le cui copertine sono state tutte realizzate da Verardo Ciriello. A dicembre pubblicheremo De Sade e a marzo Jacula.

Al di fuori della collana Cover Art, invece, cosa avete in cantiere?

Pubblicheremo sicuramente una serie di biografie legate ai principali maestri italiani dell'illustrazione e del fumetto. Vorremmo, inoltre, produrre una linea di prodotti strettamente legati ai personaggi della collana Cover Art, come portfoli, riproduzioni di tavole originali, tirature limitate, cofanetti, ecc. Attraverso mirate strategie di marketing promuoveremo, infine, la distribuzione e la vendita di tavole originali.

Contate di avvicinarvi al fumetto nel prossimo futuro o di rimanere nell'ambito dell'illustrazione?

Ci avvicineremo al fumetto, ma non dal versante del fumetto erotico, magari con delle miniserie che possano valorizzare le nuove leve, sia in termini di sceneggiature che di disegni.

In bocca al lupo, ragazzi!


Robert Venditti e i suoi Surrogati

Robert Venditti e i suoi Surrogati
di Marco Milone*
Ambientato nel 2054, The Surrogates racconta di una società in cui le persone interagiscono tra loro attraverso dei robot che sono delle versioni perfezionate di se, i surrogati del titolo. In questo mondo idealizzato si muove una coppia di detective alla caccia di un terrorista che vuole eliminare i surrogati e ridare la vera vita alle persone.

Marco Milone intervista per noi lo sceneggiatore Robert Venditti che insieme al disegnatore Brett Weldele ha realizzato la graphic novel di The Surragates pubblicata in USA da Top Shelf Productions tra il 2005 e il 2006 e di cui è in lavorazione l’adattamento cinematografico.

Marco Milone: The Surrogates è il tuo primo lavoro?

Robert Venditti: Si, The Surrogates è la mia prima graphic novel.

MM: Com’è stato lavorare con Brett Weldele?

RV:  Lavorare con Brett è stata una vera gioia.  La sua resa grafica dei personagi è stata assolutamente perfetta, e il suo disegno stilizzato era esattamente quello che avevo in mente per “The Surrogates”.  
Brett è completo, eccelle sia nell’inchiostrazione, che nella colorazione e nel  lettering. Il libro non sarebbe stato lo stesso senza il suo apporto.

MM: Che cos’è The Surrogates? E’ una storia poliziesca, un racconto sulla vita matrimoniale, un racconto sulla decadenza della società, un racconto sulla legge morale...

RV:  Tutte queste cose. Infine, penso, The Surrogates è una storia sulla tecnologia, e se esista un momento in cui questa smetta di aiutarci e incominci ad annidarsi nelle nostre vite.

MM:Ogni scena cambia tinta e colore per dare una sensazione di rabbia che cresce e di un futuro senza speranza. Pensi davvero che il futuro rappresenti la fine del genere umano?

RV:  Spero di no. Attualmente sono più ottimista sul futuro di quanto The Surrogates possa suggerire. Penso che l’umanità abbia un’incredibile capacità nello scoprire cambiamenti positivi, anche se la storia c’insegna quanti errori abbiamo fatto. Sopravviveremo, almeno fino a quando ci atterremo alla nostra umanità e non proveremo a soppiantarla in modo artificiale.  

MM: Pensi davvero che useremo un Surrogate in un prossimo futuro?

RV: Quando ho scritto la storia, pensavo che l’idea di persone che usavano i Surrogates fosse possibile, però inaccettabile. Negli ultimi anni, gli sviluppo sociali e tecnologici mi hanno spinto a pensare diversamente. La cultura online, specialmente in comunità virtuali come Second Life, concede già alle persone di vivere a distanza.
E poi c’è un articolo da Wired magazine che mi ha molto colpito  (ecco il link: http://www.wired.com/science/discoveries/news/2006/07/71426)-
Forse i surrogates saranno in commercio prima di quanto pensiamo.

MM: La figura di Greer mi è piaciuta molto. Un uomo che crede nelle sue azioni. E’ pieno di dubbi, però continua a vivere.

RV:  Penso che Harvey sia piaciuto a molte persone. E’ stato spazzato via dalla tecnologia e ne è diventato dipendente prima di avere il tempo di fermarsi e pensare sugli effetti a lungo termine. Penso che questo accada spesso nei giorni che viviamo—siamo così concentrari a chiederci se possiamo fare qualcosa che non ci chiediamo se dovremmo, e prima di accorgercene abbiamo già perso una parte di noi stessi.

MM: Ci sono molti tipi di SF, come mai hai scelto di scrivere una storia sulla realtà virtuale e cibernetica?

RV: Ho preso l’idea com’è venuta. La mia idea originale era di scrivere una storia sugli effetti della realtà virtuale e cibernetica sull’interazione umana, proprio come ho fatto. Sto lavorando su due nuove storie, e sono molto differenti da “The Surrogates.”

MM: The Surrogates mi ricorda Blade Runner e The Matrix.

RV:  The Surrogates è un’opera cyberpunk, sottogenere della science fiction, alla quale Blade Runner e The Matrix certamente appartiene.  
Molte storie cyberpunk trattano una realtà virtuale nella quale loro rappresentano persone che vivono le loro vite all’interno di un mondo artificiale creato dai computer.  Questo mi sembra essere un poco incompleto perché a un certo punto gli users dovranno sconfiggere quel mondo virtuale. In The Surrogates volevo creare un mondo dove la gente poteva adattarsi all’identità virtuale e non deve mai staccare.  Invece di andare in un mondo virtuale, Surrogates concede agli users di inviare un se stesso virtuale nel mondo virtuale — si esce dagli schemi usuali.  

MM: Sei stato influenzato da Philip K. Dick e William Gibson?

RV:  Non sono una avido lettore di sci-fi — Ho letto meno di 10 romanzi di Science Fiction – ma la mia limitata esperienza mi ha introdotto Dick e Gibson.  Ho letto Do Androids Dream of Electric Sheep e Neuromancer, e ti dirò che questi libri mi hanno influenzato, entrambi usano la sci-fi per commtare il presente. Questo è qualcosa che ho provato con The Surrogates.  

MM: Che cosa leggi usualmente?

RV:  Sono andato per fasi. Per un po’ ho letto romanzi, ultimamente leggo solo nonfiction.  L’ultimo libro che ho letto era The Bedside Book of Birds di Graeme Gibson, che guarda al legame culturale degli ucelli tra arte, letteratura e storia. Un libro che mi è piaciuto molto è Joe DiMaggio di Richard Ben Cramer, una biografia del grande giocatore italo – americano di baseball.   

Sarà Bruce Willis a vestire i panni del protagonista nell’adattamento cinematografico di The Surrogates. Il film, prodotto dalla Disney, sarà diretto da Jonathan Mostow (regista di Terminator 3) e scritto da Michael Ferris e John Brancato e la lavorazione è partita ad aprile 2008. L’uscita del film è già avvenuta negli Stati Uniti il 25 settembre, mentre da noi il film arriverà fine ottobre 2009.

*L'intervista è tratta da Solaris* #02, edito da Cagliostro E-Press.
Altre informazioni su The Surrogates sono disponibili a questo link.

Il tremore della mano: l’arte di José Muñoz

Il tremore della mano: l’arte di José Muñoz

di Carmine Treanni

Un’intervista esclusiva con uno dei maestri della scuola sudamericana del fumetto, che ha dato vita, con Carlos Sampayo, all’immortale eroe noir Alack Sinner.

Osservare la mano di José Muñoz che impugna il pennino per disegnare il volto di Alack Sinner - il suo personaggio a fumetti nato dal sodalizio con lo sceneggiatore Carlos Sampayo e che lo ha reso famoso nel mondo – è davvero uno spettacolo per gli occhi. Le linee tremolanti sembrano disegnate a caso, ma alla fine – quasi per magia – quell’insieme apparentemente caotico si trasforma in un disegno.

Muñoz è nato a Buenos Aires, nel 1942, dove ha frequentato la Escuela Panamericana de Arte. È stato allievo di Alberto Breccia e Hugo Pratt, ma il suo esordio nel mondo dei comics è avvenuto con altri due mostri sacri del fumetto argentino: Francisco Solano Lopez e Héctor Oesterheld. Del primo è stato assistente, mentre per il secondo ha illustrato le storie per le riviste Hora Cero e Frontera. Nel 1963, è arrivata la sua vera e prima opera: Precinto 56 di Ray Collins (alias Eugenio Zappietro) per la rivista Misterix, una serie poliziesca.
All’inizio degli anni Settanta, le sue inquietudini e la situazione politica in Argentina, lo costringono a lasciare l’amata Buenos Aires per l’Europa, e si stabilisce prima a Londra e poi in Spagna, Italia e Francia.

In Spagna, nel 1974, avviene l’incontro con Carlos Sampayo con cui dà vita ad Alck Sinner, un duro detective che darà fama ad entrambi a livello mondiale.

Nel 2007, il Festival International d’Angoulême gli ha conferito il prestigioso Gran Prix per la sua carriera. Oggi, Muñoz gira il mondo collaborando con varie case editrici latinoamericane, inglesi, francesi e italiane.
Tra le sue opere ricordiamo Pannamaria, testi di Jerome Charyn (1999 - Hazard edizioni); Il morso del serpente, testi di Jerome Charyn (1999 - Hazard edizioni); Nel bar, vol. 1, testi di Carlos Sampayo (2001 - Coconino Press); Nel bar, vol. 2, testi di Carlos Sampayo (2003 - Coconino Press). Per le edizioni Nuages di Milano ha illustrato i volumi La Pampa New York Buenos Aires e La Pampa y Buenos Aires. Sempre le edizioni Nuages stanno ristampando l’opera completa di Alack Sinner in otto volumi, di cui sono già usciti i primi due: Conversando con Joe e Viet Blues.

Gli abbiamo posto alcune domande in un suo recente tour italiano in cui ha presentato la ristampa cronologica di Alack Sinner per le Edizioni Nuages di Milano.

Lei è stato allievo di Hugo Pratt e Alberto Breccia alla Escuela Panamericana de arte: quale insegnamento le hanno lasciato questi due grandi maestri del fumetto? E qual è stata l’evoluzione del fumetto rispetto agli inizi della sua carriera?

Come lei ha giustamente ricordato, sono stato allievo della grande scuola “bianconerista” dell’Argentina, costituita fondamentalmente da Alberto Breccia e da Hugo Pratt; una scuola che guardava con interesse ai maestri nordamericani del fumetto in bianco e nero degli anni Trenta e Quaranta, come Milton Caniff. Appartengo a quella scuola di pensiero che intravede la nascita del disegno nel confronto tra il bianco ed il nero, tra la luce e l’ombra. Rispetto all’evoluzione attuale, il fumetto credo che sia un linguaggio che ha smesso di essere popolare. Quando ero solo un bambino, alla fine degli anni Quaranta, il mercato del fumetto in Argentina poteva contare su riviste che avevano una tiratura di 350mila copie alla settimana. Era l’epoca, ovviamente, appena precedente all’ingresso della televisione nelle case. Oggi, con l’evoluzione del linguaggio pubblicitario - che ha corrotto le parole, spesso deufradandole del proprio significato, che ha portato ad una deriva morale e all’inabissamento dell’Io, dove il messaggio è che dobbiamo essere tutti contro tutti - mi sembra che il disegno resti un ricordo di ciò che eravamo soltanto qualche decina di anni prima. È l’unica arte che viene ancora stampata e che contiene ancora al suo interno il tremore dell’umano e dell’anima. Dietro un disegno non c’è una macchina, ma la tremolante mano di un essere umano, che pensa e che crea.

Come è nato Alack Sinner ed il suo sodalizio con Carlos Sampayo? È vero che questo personaggio è stato creato, in parte, durante il vostro soggiorno in Italia?

Si, è così. Alack Sinner è nato nell’estate del 1974 in Spagna, paese in cui vivevamo io e Carlos Sampayo. Era un momento cruciale per la storia di quel paese: i giornali erano pieni delle notizie riguardanti l’agonia di Franco, il dittatore spagnolo. In quel periodo, Sampayo era uscito dal mondo della pubblicità che per lui era stata un’esperienza molto distruttiva. Io, invece, venivo dall’Inghilterra, dove avevo lavorato alla produzione in serie di fumetti. Con Sampayo avevamo, non solo la comune origine argentina, ma anche una comunanza di idee, di letture, di inquietudini e così ci è venuta voglia di creare un personaggio che fosse un detective tipico del giallo d’investigazione. Per noi, il giallo, era un modo per andare alla ricerca della verità che poi è una delle grandi tematiche della letteratura di tutti i tempi.

Se apro le prime pagine della prima storia di Alack Sinner mi ritornano in mente quei momenti vissuti in Spagna, così quando qualche pagina più in là, ricordo che con Sampayo ci trasferimmo in Italia, a Brescia e poi a Milano. Era il settembre del 1974, poco dopo la strage di Piazza della Loggia. Ed è proprio in Italia che Alack Sinner prese forma, in quell’Italia immersa nella stagione delle stragi.

Il personaggio è modellato sui romanzi hard boiled, ma quali scrittori l’hanno influenzata in particolare?

Direi senz’altro che Alack Sinner è molto vicino per sensibilità al Philip Marlowe di Raymond Chandler. Quando abbiamo cominciato a disegnare questo personaggio, ricordo che il noir o il giallo d’investigazione non era un genere molto frequentato, ne dai romanzieri ne dai disegnatori. In Italia c’era praticamente solo Giorgio Scerbanenco a Milano. A noi interessava il genere perché alle sua radici significava scavare alla ricerca della verità ed è quello che fa Alack Sinner.

Come nasce un disegno di José Muñoz?

Devo dire che io ho un rapporto sensuale con il pennello ed il pennino che sono i miei strumenti di lavoro preferiti. Mi ritengo anche un’artista della macchia: spesso un disegno può nascere dall’utilizzo casuale di oggetti che mi circondano, come una spugna o una bottiglia. Li immergo nell’inchiostro e attraverso di loro imprimo sulla carta una macchia ed è poi da quella che comincio a lavorare con il pennino. Fare il disegnatore – farlo soprattutto con il tremore della mano di cui parlavamo prima – è un mestiere faticoso. Nella mia visione, ogni singolo disegno deve poter essere asportato dalla tavola e, comunque, reggere lo sguardo del lettore. Le singole vignette devono essere come dei singoli quadri.

Cosa ne pensa dei disegnatori contemporanei, penso soprattutto ad un autore come Frank Miller che sembra aver fatto propria la sua lezione sull’uso del bianco e del nero?

Sono molto orgoglioso di avere avuto maestri come Breccia e Pratt che mi hanno insegnato l’amore per il disegno e per quello in bianco e nero. Io amo definire i disegnatori cresciuti alla loro ombra – compreso me – come appartenenti alla “scuola argentina”. Credo che un autore come Frank Miller abbia raccolto un po’ i frutti di questa scuola, rifacendosi anche al lavoro degli stessi Breccia e Pratt. Anche se devo dire che di Miller non mi entusiasta per nulla la parte narrativa delle sue storie che trovo essere solo un pretesto per i disegni.

Lei ha disegnato anche per la miniserie Batman Black and White, in cui il Cavaliere Oscuro appare solo nell’ultima tavola. Si può dire che tra i vari supereroi, Batman è forse quello che più si addice alla sua sensibilità di artista. Come è stata l’esperienza di confrontarsi con un icona del fumetto mondiale?

Devo dire che lo sceneggiatore Archie Godwin ha confezionato una buona storia intorno al tema dell’invidia: c’è infatti un uomo bianco che invidia il talento ad un musicista di colore, un trombettista. Era un po’ un luogo comune, ma la storia funzionava anche perché si scopre che la tromba è maledetta. Batman è sicuramente un personaggio con cui mi piaceva confrontarmi.

Giuseppe Palumbo: lo spettacolo del disegno

Giuseppe Palumbo: lo spettacolo del disegno

di Carmine Treanni

Da Frigidaire a Diabolik, passando per Martin Mystère: ripercorriamo con il versatile disegnatore di Ramarro la sua lunga e prestigiosa carriera.

Giuseppe Palumbo – nato a Matera, nel 1964 – è uno dei disegnatori più versatili e creativi del fumetto italiano. Comincia la sua carriera artistica, forte di un’esperienza a livello amatoriale e della partecipazione a mostre nell’ambito del Nuovo Fumetto Italiano, nel 1986 con il quotidiano Reporter e con la rivista Tempi Supplementari, edita dalla Primo Carnera, la stessa casa editrice della più famosa Frigidaire. Ed è proprio su quest’ultima rivista, vero e proprio centro creativo del fumetto italiano, che Palumbo lavora per quattro anni, creando e disegnando anche il suo più famoso personaggio: Ramarro, il primo supereroe masochista. La stessa casa editrice raccoglie le storie di Ramarro in due volumi, di cui il primo riceve il Premio Bonaventura quale miglior albo del genere realistico per l’anno 1989.

Dopo la laurea in Lettere Antiche, nel 1990, Palumbo si trasferisce a Milano, dove continua la sua collaborazione con Frigidaire, ma inizia anche la collaborazione con altre due riviste: Mondo Mongo e Cyborg. Quest’ultima, pubblicata nella prima serie dalla Star Comics e nella seconda dalla Telemaco Comics, è la prima rivista cyberpunk e vede sulle sue pagine la pubblicazione di Miracoli, scritta da Massimo Semerano e soprattutto segna l’incontro con Daniele Brolli, giornalista, scrittore e già animatore del gruppo Valvoline. Nel 1992 esce per la Granata Press il volume Assedio e su Cyborg seconda serie, esce con i testi di Brolli Ramarro Seconda pelle. Sempre in quell’anno, Palumbo inizia anche la sua esperienza giapponese, pubblicando sue storie per la casa editrice Kodansha, nell’ambito del programma Manga Fellowship, e dando vita a Cut, personaggio comico. Dal 1993, inizia la collaborazione con la casa editrice di Sergio Bonelli, nello staff di Martin Mystère, realizzando due numeri dell’Almanacco del Mistero e alcune operazioni particolari tra cui l’albo speciale per il Salone del Libro di Torino 1996.

Nel 1994 diventa consigliere speciale della casa editrice Phoenix, fondata da Daniele Brolli, per la quale realizza una serie di progetti tra cui la miniserie da libreria Jumbo. Sempre per la Phoenix, cura graficamente ed in parte illustra il volume Sogni ad occhi aperti, catalogo dell’omonima mostra tenutasi a Bologna nel 1995, che raccoglie le storie di dodici grandi autori italiani, usciti alcuni anni prima sulle pagine de Il Manifesto, e che illustrano dodici soggetti per il cinema mai realizzati di grandi firme del surrealismo, come Luis Buñuel o Alberto Savinio. Il volume viene premiato con il Premio Bonaventura, come miglior albo di genere realistico del 1995. Vanta collaborazioni con numerose altre case editrici, tra cui Marvel, Comic Art, D.C. e in Spagna La Cupola e Glenat.

Nel 1997 esce il volume Seconda pelle che raccoglie le più recenti avventure di Ramarro, su testi di Daniele Brolli, ed edito da Phoenix. Nello stesso anno vince a Roma il premio Yellow Kid come miglior disegnatore italiano. Nel 1998 viene insignito, a Milano, del premio IF e, a Napoli, del premio Attilio Micheluzzi, come miglior disegnatore Italiano. Nel 2000, entra nello staff di Diabolik della Astorina, dove disegna storie speciali, tra cui il remake de Il re del terrore, numero uno della storica collana.

Ha pubblicato in Giappone, Grecia, Spagna e Francia. Dal 2000 coordina il lavoro dello studio Inventario di Bologna; in questa attività ha convogliato il suo lavoro di illustratore per l'editoria scolastica (Paravia, Zanichelli), copertinista (Mondadori, Einaudi, Feltrinelli), illustratore redazionale (Pulp, Ventiquattro, L'Unità). Tra le sue pubblicazioni più recenti: Journal d'un fou, Rackham Editions; Vorrei cantarti una canzone d'amore..., Kappa Edizioni; L'ultimo treno (su un testo di Massimo Carlotto) BD Edizioni; Atene minore, Art Core Edizioni.

Abbiamo intervistato Palumbo sulla sua ricca e variegata esperienza d’artista, che lo ha portato ad essere uno dei nostri più acuti e bravi disegnatori.

Cominciamo da Ramarro, che è il tuo personaggio più famoso: come è nata l’idea di questo supereroe molto atipico per il fumetto italiano?

L’idea, come al solito, è stata impulsiva: pura energia che è diventata carta all’improvviso. Sono idee che ti vengono a vent’anni, e se dovessi affermare di averci ragionato, direi una baggianata. Ramarro è stato un parto spontaneo, assolutamente e geneticamente, non preordinato.

Era in realtà anche un personaggio secondario di Tosca la mosca, un altro tuo famoso personaggio…

Esatto. È come se fosse stato già scritto che Tosca e Ramarro fossero i due lari chiamati a tutelare la mia “casa” creativa. Non c’è stata una premeditazione né un progetto con Ramarro, se non una sublimazione, perché sono stato da sempre un lettore dei supereroi americani e mi ha sempre colpito l’aspetto catastrofico della sostanza del supereroe. E, quindi, con un meccanismo naturale ho semplicemente rovesciato questo aspetto. Da qui è nato Ramarro. Non è un antieroe, ma è un vero eroe, uno che vince sempre, solo che vince nella maniera più catastrofica: massacrandosi. Quindi, in ogni caso, non contraddice il topos narrativo tipico del supereroe.

Con Ramarro – Seconda pelle, apparso sulla rivista Cyborg, c’è stata un’evoluzione, grazie anche all’apporto di Daniele Brolli ai testi.

Con i due libri che avevo fatto per Frigidaire su Ramarro, sentivo in un certo senso di aver compiuto un percorso creativo e avevo voglia di inaugurarne un altro, proprio perché Ramarro per me è sempre stato un pretesto narrativo, una maschera che indossavo per filtrare il mondo. E quindi credevo fosse il caso di dovergli dare una “seconda pelle”, come ogni buon rettile si merita, rivolgendomi a Daniele Brolli, nello spirito creativo che aveva già caratterizzato il secondo volume di Frigidaire in cui comparivano altri autori. Daniele era l’autore giusto per riscriverlo, per darne una seconda versione e Cyborg era la rivista giusta dove pubblicarlo, in un certo senso erede di Frigidaire. È stato naturale che comparisse lì. Daniele ha fatto un’operazione molto raffinata sul personaggio: non ha escluso tutto il percorso precedente, ma lo ha inserito narrativamente in un contesto più ampio. Così da un solo Ramarro me ne sono ritrovati tre: un primo del mondo di provenienza del sauro sapiens, una sorta di dimensione parallela in cui i dinosauri si sono evoluti; un secondo Ramarro che viene strappato attraverso un rito alchemico-tecnologico da un tunnel dimensionale, in cui ci sono tutte le storie di Frigidaire che sono considerate come una sorta di grande viaggio psichedelico; e poi c’è il Ramarro di Cyborg, il sauro sapiens trapiantato in un universo post-catastrofico della Terra, nel deserto degli Stati Uniti.

Quali sono stati i tuoi riferimenti quando hai cominciato a disegnare?

La mia formazione come disegnatore, come ti ho già accennato prima, si è plasmata con Frigidaire, i supereroi, a cui aggiungerei Magnus e il fumetto argentino. Un magma autoriale che è abbastanza evidente nelle cose che faccio.

“Frigidaire” è stata per la storia del fumetto italiano una grande casa creativa:
quali tracce ha lasciato in te, come artista, e nell’attuale mercato del fumetto italiano?

Per me Frigidaire è stata la possibilità, la voglia, la determinazione di fare fumetti. Ero partito con studi completamente diversi e la mia vita andava in tutt’altra direzione. I fumetti erano una passione da lettore e da appassionato disegnatore. Frigidaire ha incarnato l’idea che poteva essere fatto un nuovo tipo di fumetto: più critico, più intelligente, più spettacolare nei disegni e nei testi. Leggere le opere di Filippo Scòzzari, di Andrea Pazienza o di Stefano Tamburini fu una scossa, per me e credo anche per i lettori dell’epoca. Per me è stato tutto, dal punto di vista creativo. Per il fumetto italiano, alla fin fine, penso sia stato lo stesso. Se non ci fosse stato questo “virus” creativo, oggi forse non ci sarebbero piccoli editori che hanno fatto della creatività - non sterile, non puramente scapista, non stupida e ottusa - la loro bandiera, presentando opere coraggiose. Se il fumetto, oggi, può parlare della realtà, in termini narrativamente consapevoli e graficamente adulti, lo deve proprio a Frigidaire. Non so se gli autori di oggi sono consapevoli di questa genesi, ma non c’è dubbio che “Frigidaire” ha lasciato un segno importante nel fumetto italiano.

Una delle tue più belle storie, a mio parere, è Miracoli, che hai pubblicato su Cyborg con i testi di Massimo Semerano. Se dovessi sintetizzare in tre storie il cyberpunk a fumetti, sicuramente inserirei Miracoli

Miracoli è sicuramente stata importante, perché è stata la prima storia in bianco e nero che aveva  un respiro narrativo più lungo. Credo di aver fatto una storia abbastanza spettacolare, anche, se vuoi, inutilmente spettacolare, perché il formato della rivista non consentiva tutta questa spettacolarità. Ho imparato, comunque, a gestire la spettacolarità nel disegno. Chi avrà la fortuna di vedere, in qualche mostra, le tavole originali, capirà il senso di ciò che sto dicendo.

Mi sono sempre chiesto se dietro quelle splendide tavole ci fosse da parte tua un retroterra letterario e cinematografico fantascientifico che ti avesse in qualche modo influenzato…

L’esperienza di quella storia era nata e cresciuta in un gruppo che era quello della rivista Cyborg, per cui ero continuamente stimolato dalla condivisione di idee che circolavano. Senz’altro c’è James G. Ballard e, ancora prima, c’è Philip K. Dick. La mia generazione è stata sicuramente segnata, poi, da pellicole come Dune, Guerre Stellari, Blade Runner. Credo che siano spunti presenti in Miracoli, sono rimescolati, masticati e riorganizzati in quelle tavole in maniera evidente. Non solo nelle mie storie, ma anche in quelle degli altri autori di Cyborg, come Onofrio Catacchio e Marco Nizzoli.

Parliamo della tua esperienza giapponese..

È stato soprattutto il confronto con un altro modo di intendere il linguaggio dei fumetti: le modalità di lettura e scrittura dei fumetti giapponesi sono abbastanza diverse dalle nostre. Quindi, quando mi è stato chiesto di rifare un mio fumetto tenendo conto delle modalità del fumetto giapponese, ho dovuto studiare di nuovo. È stata una vera sfida che però mi ha fatto maturare ulteriormente, al punto che adesso, qualsiasi fumetto io faccia – come ad esempio Diabolik – risente di quell’esperienza. Adesso ho anche ricominciato a disegnare manga che sono pubblicati dalla Kodansha. In questo momento il fumetto non può non interagire a livello internazionale e alla Kodansha sono stati molto bravi a riprendere l’esperienza degli anni Novanta, mi riferisco al programma Manga Fellowship che aveva portato un nutrito gruppo di autori occidentali ad innestare il loro virus creativo nel terreno del fumetto giapponese. Come ti dicevo, la Kodansha ha ripreso a pubblicare la rivista Mandala in cui compaiono anche delle mie storie, così come di tanti altri autori di tutto il mondo.

Veniamo a Martin Mystère e Diabolik: cosa ha significato per te prendere due storici personaggi del fumetto italiano e continuarne in qualche modo la storia grafica?

Io amo il fumetto come linguaggio, e questi due personaggi, che mi è stato dato in sorte di disegnare, mi piacciono personalmente e graficamente mi diverto molto a disegnarli. Non ho avuto nessun tipo di soggezione, anche se nel caso di Diabolik la prima storia che mi è stato chiesto di disegnare è stato il remake del primo numero. Quello che ho cercato di fare è stato guadagnarmi il rispetto dei lettori, disegnando con il cuore e con la tecnica. Martin Mystère è stato un altro momento di sfida importante perché è stata una fase di crescita. Per uno che era partito disegnando brevi storie a colori, trovarsi di colpo a disegnare cento pagine in bianco e nero, è stata una bella sfida. È vero che venivo anche dall’esperienza di Cyborg, dove avevo disegnato anche 48 pagine per una storia, ma disegnare 96 pagine è comunque più impegnativo. Difficoltà oggettive comunque sono state quelle di dover replicare il volto, le fattezze, gli atteggiamenti di un personaggio che era stato disegnato da molti altri. 
Con Diabolik c’è stato un discorso diverso: ero già un autore maturo. La platea di Diabolik era sicuramente più veterana e più ampia di quella di Martin Mystère e credo di aver raggiunto anche in questo caso il rispetto dei lettori, visto anche che molti sono stati premiati più volte. Mi piace pensare, comunque, che la storia migliore sia sempre quella che non ho ancora disegnato.

Negli ultimi anni stai producendo anche dei volumi con scrittori del noir italiano...

Si, si è uscito prima Tomka per la Rizzoli, scritto da Massimo Carlotto, che è un adattamento de L’ultimo treno. E poi, sempre per Rizzoli, Un sogno turcoi, scritto con Giancarlo De Cataldo. Come con Carlotto avevamo esplorato un evento storico che ha segnato il Novecento, come la Guerra di Spagna, così con De Cataldo proviamo a rileggere la strage degli Armeni, un altro evento storico che ha marcato il Secolo Breve. Anche in questo caso, come con Carlotto, da un punto di vista altro, differente, meno spettacolare e più narrativo.

Giuseppe Palumbo: lo spettacolo del disegno

Da Frigidaire a Diabolik, passando per Martin Mystère: ripercorriamo con il versatile disegnatore di Ramarro la sua lunga e prestigiosa carriera.   

di Carmine Treanni

Giuseppe Palumbo – nato a Matera, nel 1964 – è uno dei disegnatori più versatili e creativi del fumetto italiano. Comincia la sua carriera artistica, forte di un’esperienza a livello amatoriale e della partecipazione a mostre nell’ambito del Nuovo Fumetto Italiano, nel 1986 con il quotidiano Reporter e con la rivista Tempi Supplementari, edita dalla Primo Carnera, la stessa casa editrice della più famosa Frigidaire. Ed è proprio su quest’ultima rivista, vero e proprio centro creativo del fumetto italiano, che Palumbo lavora per quattro anni, creando e disegnando anche il suo più famoso personaggio: Ramarro, il primo supereroe masochista. La stessa casa editrice raccoglie le storie di Ramarro in due volumi, di cui il primo riceve il Premio Bonaventura quale miglior albo del genere realistico per l’anno 1989. 

Dopo la laurea in Lettere Antiche, nel 1990, Palumbo si trasferisce a Milano, dove continua la sua collaborazione con Frigidaire, ma inizia anche la collaborazione con altre due riviste: Mondo Mongo e Cyborg. Quest’ultima, pubblicata nella prima serie dalla Star Comics e nella seconda dalla Telemaco Comics, è la prima rivista cyberpunk e vede sulle sue pagine la pubblicazione di Miracoli, scritta da Massimo Semerano e soprattutto segna l’incontro con Daniele Brolli, giornalista, scrittore e già animatore del gruppo Valvoline. Nel 1992 esce per la Granata Press il volume Assedio e su Cyborg seconda serie, esce con i testi di Brolli Ramarro Seconda pelle. Sempre in quell’anno, Palumbo inizia anche la sua esperienza giapponese, pubblicando sue storie per la casa editrice Kodansha, nell’ambito del programma Manga Fellowship, e dando vita a Cut, personaggio comico. Dal 1993, inizia la collaborazione con la casa editrice di Sergio Bonelli, nello staff di Martin Mystère, realizzando due numeri dell’Almanacco del Mistero e alcune operazioni particolari tra cui l’albo speciale per il Salone del Libro di Torino 1996.

Nel 1994 diventa consigliere speciale della casa editrice Phoenix, fondata da Daniele Brolli, per la quale realizza una serie di progetti tra cui la miniserie da libreria Jumbo. Sempre per la Phoenix, cura graficamente ed in parte illustra il volume Sogni ad occhi aperti, catalogo dell’omonima mostra tenutasi a Bologna nel 1995, che raccoglie le storie di dodici grandi autori italiani, usciti alcuni anni prima sulle pagine de Il Manifesto, e che illustrano dodici soggetti per il cinema mai realizzati di grandi firme del surrealismo, come Luis Buñuel o Alberto Savinio. Il volume viene premiato con il Premio Bonaventura, come miglior albo di genere realistico del 1995. Vanta collaborazioni con numerose altre case editrici, tra cui Marvel, Comic Art, D.C. e in Spagna La Cupola e Glenat.

Nel 1997 esce il volume Seconda pelle che raccoglie le più recenti avventure di Ramarro, su testi di Daniele Brolli, ed edito da Phoenix. Nello stesso anno vince a Roma il premio Yellow Kid come miglior disegnatore italiano. Nel 1998 viene insignito, a Milano, del premio IF e, a Napoli, del premio Attilio Micheluzzi, come miglior disegnatore Italiano. Nel 2000, entra nello staff di Diabolik della Astorina, dove disegna storie speciali, tra cui il remake de Il re del terrore, numero uno della storica collana. 

Ha pubblicato in Giappone, Grecia, Spagna e Francia. Dal 2000 coordina il lavoro dello studio Inventario di Bologna; in questa attività ha convogliato il suo lavoro di illustratore per l'editoria scolastica (Paravia, Zanichelli), copertinista (Mondadori, Einaudi, Feltrinelli), illustratore redazionale (Pulp, Ventiquattro, L'Unità). Tra le sue pubblicazioni più recenti: Journal d'un fou, Rackham Editions; Vorrei cantarti una canzone d'amore..., Kappa Edizioni; L'ultimo treno (su un testo di Massimo Carlotto) BD Edizioni; Atene minore, Art Core Edizioni.

Abbiamo intervistato Palumbo sulla sua ricca e variegata esperienza d’artista, che lo ha portato ad essere uno dei nostri più acuti e bravi disegnatori.

Cominciamo da Ramarro, che è il tuo personaggio più famoso: come è nata l’idea di questo supereroe molto atipico per il fumetto italiano?

L’idea, come al solito, è stata impulsiva: pura energia che è diventata carta all’improvviso. Sono idee che ti vengono a vent’anni, e se dovessi affermare di averci ragionato, direi una baggianata. Ramarro è stato un parto spontaneo, assolutamente e geneticamente, non preordinato.

Era in realtà anche un personaggio secondario di Tosca la mosca, un altro tuo famoso personaggio…

Esatto. È come se fosse stato già scritto che Tosca e Ramarro fossero i due lari chiamati a tutelare la mia “casa” creativa. Non c’è stata una premeditazione né un progetto con Ramarro, se non una sublimazione, perché sono stato da sempre un lettore dei supereroi americani e mi ha sempre colpito l’aspetto catastrofico della sostanza del supereroe. E, quindi, con un meccanismo naturale ho semplicemente rovesciato questo aspetto. Da qui è nato Ramarro. Non è un antieroe, ma è un vero eroe, uno che vince sempre, solo che vince nella maniera più catastrofica: massacrandosi. Quindi, in ogni caso, non contraddice il topos narrativo tipico del supereroe.

Con Ramarro – Seconda pelle, apparso sulla rivista Cyborg, c’è stata un’evoluzione, grazie anche all’apporto di Daniele Brolli ai testi.

Con i due libri che avevo fatto per Frigidaire su Ramarro, sentivo in un certo senso di aver compiuto un percorso creativo e avevo voglia di inaugurarne un altro, proprio perché Ramarro per me è sempre stato un pretesto narrativo, una maschera che indossavo per filtrare il mondo. E quindi credevo fosse il caso di dovergli dare una “seconda pelle”, come ogni buon rettile si merita, rivolgendomi a Daniele Brolli, nello spirito creativo che aveva già caratterizzato il secondo volume di Frigidaire in cui comparivano altri autori. Daniele era l’autore giusto per riscriverlo, per darne una seconda versione e Cyborg era la rivista giusta dove pubblicarlo, in un certo senso erede di Frigidaire. È stato naturale che comparisse lì. Daniele ha fatto un’operazione molto raffinata sul personaggio: non ha escluso tutto il percorso precedente, ma lo ha inserito narrativamente in un contesto più ampio. Così da un solo Ramarro me ne sono ritrovati tre: un primo del mondo di provenienza del sauro sapiens, una sorta di dimensione parallela in cui i dinosauri si sono evoluti; un secondo Ramarro che viene strappato attraverso un rito alchemico-tecnologico da un tunnel dimensionale, in cui ci sono tutte le storie di Frigidaire che sono considerate come una sorta di grande viaggio psichedelico; e poi c’è il Ramarro di Cyborg, il sauro sapiens trapiantato in un universo post-catastrofico della Terra, nel deserto degli Stati Uniti.

Quali sono stati i tuoi riferimenti quando hai cominciato a disegnare?

La mia formazione come disegnatore, come ti ho già accennato prima, si è plasmata con Frigidaire, i supereroi, a cui aggiungerei Magnus e il fumetto argentino. Un magma autoriale che è abbastanza evidente nelle cose che faccio.

“Frigidaire” è stata per la storia del fumetto italiano una grande casa creativa:
quali tracce ha lasciato in te, come artista, e nell’attuale mercato del fumetto italiano?

Per me Frigidaire è stata la possibilità, la voglia, la determinazione di fare fumetti. Ero partito con studi completamente diversi e la mia vita andava in tutt’altra direzione. I fumetti erano una passione da lettore e da appassionato disegnatore. Frigidaire ha incarnato l’idea che poteva essere fatto un nuovo tipo di fumetto: più critico, più intelligente, più spettacolare nei disegni e nei testi. Leggere le opere di Filippo Scòzzari, di Andrea Pazienza o di Stefano Tamburini fu una scossa, per me e credo anche per i lettori dell’epoca. Per me è stato tutto, dal punto di vista creativo. Per il fumetto italiano, alla fin fine, penso sia stato lo stesso. Se non ci fosse stato questo “virus” creativo, oggi forse non ci sarebbero piccoli editori che hanno fatto della creatività - non sterile, non puramente scapista, non stupida e ottusa - la loro bandiera, presentando opere coraggiose. Se il fumetto, oggi, può parlare della realtà, in termini narrativamente consapevoli e graficamente adulti, lo deve proprio a Frigidaire. Non so se gli autori di oggi sono consapevoli di questa genesi, ma non c’è dubbio che “Frigidaire” ha lasciato un segno importante nel fumetto italiano.

Una delle tue più belle storie, a mio parere, è Miracoli, che hai pubblicato su Cyborg con i testi di Massimo Semerano. Se dovessi sintetizzare in tre storie il cyberpunk a fumetti, sicuramente inserirei Miracoli

Miracoli è sicuramente stata importante, perché è stata la prima storia in bianco e nero che aveva  un respiro narrativo più lungo. Credo di aver fatto una storia abbastanza spettacolare, anche, se vuoi, inutilmente spettacolare, perché il formato della rivista non consentiva tutta questa spettacolarità. Ho imparato, comunque, a gestire la spettacolarità nel disegno. Chi avrà la fortuna di vedere, in qualche mostra, le tavole originali, capirà il senso di ciò che sto dicendo.

Mi sono sempre chiesto se dietro quelle splendide tavole ci fosse da parte tua un retroterra letterario e cinematografico fantascientifico che ti avesse in qualche modo influenzato…

L’esperienza di quella storia era nata e cresciuta in un gruppo che era quello della rivista Cyborg, per cui ero continuamente stimolato dalla condivisione di idee che circolavano. Senz’altro c’è James G. Ballard e, ancora prima, c’è Philip K. Dick. La mia generazione è stata sicuramente segnata, poi, da pellicole come Dune, Guerre Stellari, Blade Runner. Credo che siano spunti presenti in Miracoli, sono rimescolati, masticati e riorganizzati in quelle tavole in maniera evidente. Non solo nelle mie storie, ma anche in quelle degli altri autori di Cyborg, come Onofrio Catacchio e Marco Nizzoli.

Parliamo della tua esperienza giapponese..

È stato soprattutto il confronto con un altro modo di intendere il linguaggio dei fumetti: le modalità di lettura e scrittura dei fumetti giapponesi sono abbastanza diverse dalle nostre. Quindi, quando mi è stato chiesto di rifare un mio fumetto tenendo conto delle modalità del fumetto giapponese, ho dovuto studiare di nuovo. È stata una vera sfida che però mi ha fatto maturare ulteriormente, al punto che adesso, qualsiasi fumetto io faccia – come ad esempio Diabolik – risente di quell’esperienza. Adesso ho anche ricominciato a disegnare manga che sono pubblicati dalla Kodansha. In questo momento il fumetto non può non interagire a livello internazionale e alla Kodansha sono stati molto bravi a riprendere l’esperienza degli anni Novanta, mi riferisco al programma Manga Fellowship che aveva portato un nutrito gruppo di autori occidentali ad innestare il loro virus creativo nel terreno del fumetto giapponese. Come ti dicevo, la Kodansha ha ripreso a pubblicare la rivista Mandala in cui compaiono anche delle mie storie, così come di tanti altri autori di tutto il mondo.

Veniamo a Martin Mystère e Diabolik: cosa ha significato per te prendere due storici personaggi del fumetto italiano e continuarne in qualche modo la storia grafica?

Io amo il fumetto come linguaggio, e questi due personaggi, che mi è stato dato in sorte di disegnare, mi piacciono personalmente e graficamente mi diverto molto a disegnarli. Non ho avuto nessun tipo di soggezione, anche se nel caso di Diabolik la prima storia che mi è stato chiesto di disegnare è stato il remake del primo numero. Quello che ho cercato di fare è stato guadagnarmi il rispetto dei lettori, disegnando con il cuore e con la tecnica. Martin Mystère è stato un altro momento di sfida importante perché è stata una fase di crescita. Per uno che era partito disegnando brevi storie a colori, trovarsi di colpo a disegnare cento pagine in bianco e nero, è stata una bella sfida. È vero che venivo anche dall’esperienza di Cyborg, dove avevo disegnato anche 48 pagine per una storia, ma disegnare 96 pagine è comunque più impegnativo. Difficoltà oggettive comunque sono state quelle di dover replicare il volto, le fattezze, gli atteggiamenti di un personaggio che era stato disegnato da molti altri.
Con Diabolik c’è stato un discorso diverso: ero già un autore maturo. La platea di Diabolik era sicuramente più veterana e più ampia di quella di Martin Mystère e credo di aver raggiunto anche in questo caso il rispetto dei lettori, visto anche che molti sono stati premiati più volte. Mi piace pensare, comunque, che la storia migliore sia sempre quella che non ho ancora disegnato.

Negli ultimi anni stai producendo anche dei volumi con scrittori del noir italiano...

Si, si è uscito prima Tomka per la Rizzoli, scritto da Massimo Carlotto, che è un adattamento de L’ultimo treno. E poi, sempre per Rizzoli, Un sogno turcoi, scritto con Giancarlo De Cataldo. Come con Carlotto avevamo esplorato un evento storico che ha segnato il Novecento, come la Guerra di Spagna, così con De Cataldo proviamo a rileggere la strage degli Armeni, un altro evento storico che ha marcato il Secolo Breve. Anche in questo caso, come con Carlotto, da un punto di vista altro, differente, meno spettacolare e più narrativo.

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Spot News

 

Diretta » Fullcomics 6

[05-06-07/03/2010] » Fumetto d'Autore segue in diretta dalla Fortezza Firmafede di Sarzana, Fullcomics 6. Giunta alla sesta edizione, Fullcomics si presenta nella versione 2010 con oltre 100 stand di case editrici. Fumetterie, Giochi, Collezionismo, Mostre, Ospiti, Incontri, Musica, Cosplay, Conferenze, Workshop e Concorsi. Fullcomics si svolge a Sarzana (Sp) dal 5 al 7 marzo 2010, presso la Fortezza Firmafede. Orari: 10-19 Ingresso: 5 euro (ridotto 2 euro dai 6 ai 12 anni, sotto i 6 anni ingresso gratuito). Seguite in diretta tutti gli aggiornamenti di Fullcomics 6. Tutte le notizie su Fullcomics le trovate a questo indirizzo.

 

Diretta » Fumetto d'Autore al Comicus Prize

[13-14/02/2010] » La diretta delle votazioni Update 21 Come avete potuto leggere dall'ultimo editroriale del Direttore Bottero, Fumetto d'Autore è in lizza per il Comicus Prize nella categoria "Miglior sito italiano dedicato al fumetto". Tra recuperi inaspettati e cambi di classifica notturni che hanno caratterizzato i primi giorni di votazione, seguiamo insieme le ultime 48 ore di votazione. Siamo sicuri che ne vedremo delle belle. Registratevi e votate Fumetto d'Autore! Attenzione: ci è stato segnalato da alcuni utenti che volevano esprimere il voto per Fd'A che il forum non accetta per la registrazione mail gratutite come gmail, hotmail, libero e altre. Confermiamo che queste mail non sono abilitate alla registrazione. Alcuni ci hanno segnalato anche che dopo essersi registrati e inserito il voto questo non è comparso. Altri ancora ci hanno informato che iscrivendosi l'autorizzazione all'accesso al forum è all'esame degli amministratori. Vi invitiamo a riprovare a votare o a scrivere alla board del forum di Comicus per eventuali anomalie: comicus.forum@gmail.com. 12/02/2010@21:09   12/02/2010@00:00   13/02/2010@10:45   In attesa di nuovi aggiornamenti, intanto un pò di storia. Il Comicus Prize nasce nel 2004,  la categoria "Miglior sito italiano dedicato al fumetto" però esordirà solo nel 2007. Ecco i risultati delle edizioni precedenti per questa categoria, che al momento, nel panorama italico dei premi dedicati al fumetto, rimane l'unico premio per i siti specializzati: 2007 1° posto: Manga Forever (34 voti) 2° posto: Lo Spazio Bianco (28 voti) 3° posto: Fumetti di Carta (20 voti) 4° posto: De-Code (9 voti) 5° posto: UBC (3 voti) 2008 1° posto: Mangaforever [40.45%] 2° posto: Comicsblog.it [21.35%] 3° posto: Lo Spazio Bianco [17.98%] 4° posto: Fumettidicarta [16.85%] 5° posto: UBC [3.37%]   13/02/2010@11:20   13/02/2010@12:00   Intanto sul forum di Comicus arriva una protesta da parte dell'utente Biancaneve, ve la riportiamo: Scusate... alcuni miai amici hanno cercato più volte di iscriversi e io stessa ho notato che spesso l'accesso è negato o "sospeso"! Guarda caso, quando la connessione si riattiva, magicamente in alcune categorie, alcuni voti crescono, creando distacco (che fino a poco prima non c'era) con alcuni candidati delle categori in gara. Ma se l'accesso è negato a tutti o sospeso, chi è che vota nel frattempo?Non sarà per caso che...Naaaa! Che vado a pensare?Scusate, ora vado... sento puzza di bruciato, sarà perché ho lasciato il bambino sul fuoco? Poi c'è anche il latte che piange, e allora... La discussione potete continuare a leggerla qui.   13/02/2010@12:14 Il nostro Direttore aggiorna il suo editoriale di invito al voto ron una considerazione sulle segnalazioni che ci sono arrivate ieri dai lettori che volevano votare Fd'A al Comicus Prize.   13/02/2010@13:15   13/02/2010@14:00 Comunicazione della redazione di Comicus: Avvisiamo i nostri lettori che, per garantire l'assoluta trasparenza del Prize, da questo momento ogni nuova iscrizione al forum dovrà ottenere l'autorizzazione degli Admin. Questa decisione è nata per eliminare il fenomeno degli account provenienti dallo stesso ip. Anche nelle precedenti edizioni misure di sicurezza sono state attivate per consentire la massima trasparenza di quello che è sì un gioco, ma come ogni gioco ha regole che devono essere rispettate. I nuovi utenti verranno abilitati entro la data del Prize, dunque, sarà a loro permesso di votare (se non verranno, ovviamente, riscontrate anomalie). Siamo dispiaciuti di farvi questo annuncio, ma purtroppo la solo buona fede a volte non è sufficiente. Speriamo di fare cosa gradita a chi ha serenamente espresso il proprio voto. Invitiamo gli utenti a segnalarci, in ogni caso, anomalie come già fatto in questa occasione. Ovviamente, chi è in buona fede non ha nulla da temere e potrà tranquillamente partecipare al Prize. Grazie per l'attenzione!   13/02/2010@14:30   13/02/2010@14:30 Solitamente si accusa di brogli chi vince non chi non sta vincendo. Ma anche in questo Fd'A fa un eccezione. Stiamo perdendo ma ci accusano di avere rovinato il premio. Visto che noi siamo stati sempre indietro. Siamo sicuri che forse non si dovrebbero guardare con altrettanta foga indagativa i voti di chi ci è sempre stato davanti per tutto il tempo e, che come si evince dalla nostra diretta, ogni volta che ci siamo avvicinati ci ha sempre ridistanziato mantenendo costante il distacco? Non è che per mascherare cose poco chiare si inizi a accusare di avere imbrogliato proprio chi non può vincere?   13/02/2010@14:45 Sul tavolo della redazione di FdA ci sono da ieri sera alle 23 una sequenza di interssanti screenshot su qaunto accaduto nella votazione della nostra categoria dalle 21.05 alle 22.10. Si vedono, in una serie di refresh consecutivi, dei voti che aumentano ai nostri concorrenti mente nella board non c'è loggato nessuno. Più tardi pubblicheremo gli screenshot in nostro posseso. Per gli amanti delle cronologie possiamo dire che non siamo tra i sette nani e che l'aggiornamento dell'editoriale di Bottero è stato scritto ieri sera dopo che ha visto gli screenshot che ci sono pervenuti.   13/02/2010@15.15   13/02/2010@15:30 Alcuni dei membri fondatori della Double Shot si lamentano di quanto si presume stia accadendo nella categoria a cui concorre FdA. Vi riportiamo la situazione attuale della categoria a cui sta concorrendo la DS. Nessun controllo dell'amministrazione, di cui due membri della DS fanno parte, sembra sia stata fatto al momento in questa categoria. Dall'inizio delle votazioni si sono iscritti circa 140 utenti.   13/02/2010@15:30 Commento di Carmine Console: E poi il fatto che ad ogni nuova iscrizione di quel tipo (sta parlando di utenti provenienti dallo stsso ip - ndr) andasse a salire solo il counting di un partecipante deve essere stata una coincidenza. Lo trovate qui. Alcuni commenti più sotto il sempre Carmine Console: Scusate ma se per report (rsiponde ad un utente che chiede se è possibile pubblicare la lista dei voti alla fine del premio - ndr) dei voti si intende una lista che indichi chi ha votato cosa vi informo che non solo non è possibile tecnicamente (non c'è una funzione che lo permetta) ma vorrebbe dire anche violare la segretezza del voto. Questo altro commento lo trovate qui. Ma se non è possibile vederlo come ha fatto lui a vederlo? Ha letto direttamente dal database bypassando l'interfaccia grafica (è possibile su phpbb)? Se c'è la segretezza del voto perchè allora fa capire agli altri partecipanti chi ha votato chi? E perchè alla stessa maniera non ha riportato le stesse informazioni di altri concorrenti alla nostra categoria o ad altre categoria? Forse non vinceremo il comicus prize ma qualcuno sembra avere già vinto il tapiro d'oro e non è Fumetto d'Autore a vincerlo neanche in questo caso. 13/02/2010@20:10 Nonostante le polemiche inpazzano in rete, MangaForever è sempre avanti di 10 punti e i nuovi iscritti per durante il premio salgono a più di 150, ma sembra che le indagini del Commissario Comicus guardano solo ai voti che prende FDA.   13/02/2010@20:43 Ed ecco, come promesso precendentemente, i primi tre screenshot di quello che è successo ieri sera nella nostra categoria di voto al Comicus Prize dalle 21.05 alle 22.05 circa. Questo materiale è in possesso di FDA da ieri sera alle 23.00. Noi li abbiamo ribattezzati: "Anche lo Spirito Santo insieme all'Arcagelo Gabriele hanno votato al Comicus Prize". E Loro non hanno bisogno di account... Screenshot #01 – Punto i partenza Ora: 21:09 Utenti registrati connessi sono: 0 Utenti anonimi connessi: 0 Fumetti di Carta: 21 Fumetto d’Autore: 32 Lo Spazio Bianco: 24 Mangaforever: 39   Screenshot #02 – Refresh, 30 secondi dopo quello che si vede nello Screenshot #01 Ora: 21:09 Utenti registrati connessi sono: 0 Utenti anonimi connessi: 0 Fumetti di Carta: 21 Fumetto d’Autore: 32 Lo Spazio Bianco: 24 Mangaforever: 40   Screenshot #03 – Refresh, 30 secondi dopo quello che si vede nello Screenshot #02 Ora: 21:10 Utenti registrati connessi sono: 0 Utenti anonimi connessi: 0 Fumetti di Carta: 21 Fumetto d’Autore: 32 Lo Spazio Bianco: 24 Mangaforever: 41 A dopo per gli altri. 13/02/2010@21:15   13/02/2010@21:15 Diamo un occhiata anche ad un altra categoria combattutissima. gli e-comic dove si contendono il primato in un testa a testa serrato Ravioli Uèstern di Pierz (in volume anche per NPE) e Rusty Dog di Emiliano Lobgobardi e AA:VV., due fumetti on line molto seguiti dalla comunità di Comicus. Sono ormai più di 160 gli utenti che si sono iscritti al forum di CUS durante questa fase finale delle votazioni .13/02/2010@22:30 Ci fanno notare a proposito degli screenshot pubbblicati più sopra che è possibile sul forum di Comicus non aggiungere il tuo nome alla lista degli utenti connessi. Ma su piattafroma PHPBB , quella usata dal forum di Comicus, per intenderci, l'utente deve comunque comparire conteggiato come utente anonimo, e come si vede dagli screenshot non ci sono utenti anonimi collegati mentre il contatore dei voti di MF sale. 14/02/2010@11:15 Ci fanno notare rispetto all'intervento precedente che è possibile collegarsi da nascosti e votare senza essere visti dai visitatori e dagli utenti non nascosti. Quindi avendoci altri screenshot che dimostrano che nella nostra categoria molti voti (non nostri) sono avvenuti con questa modalità possiamo concludere che non solo hanno votato lo Spirito Santo e l'Arcangelo Gabriele ma anche molti tra i santi e forse anche qualcuno della schiera dei Cherubini. SIamo secondi a 12 voti dai primi. Con 50 voti saremmo in testa su 18 delle 30 categorie in concorso. Saremmo invece secondi nelle seguenti categorie: Miglior comic book Dc/Wildstorm, Miglior comic book Image, Miglior graphic novel italiana, Miglior altro fumetto italiano, Miglior manga, Miglior e-comic italiano, Miglior casa editrice straniera, Miglior scrittore italiano, Miglior scrittore manga, Miglior disegnatore comic-book, Miglior disegnatore italiano, Miglior copertinista italiano. La categoria in cui sta partecipando Fd'A sinora ha totalizzato sinora 169 votanti e 1500 visite risutando la seconda categoria più seguita dietro gli e--comic che hanno più di 2300 visite Sinora si sono iscritti al forum di Comicus più di 160 utenti durantie lo svolgimento del premio. 14/02/2010@14:10 Mancano 10 ore alla chiusura del Comicus Prize e Fumetto d'Autore è indietro di 12 voti. Alla nostra prima partecipazione, con soli 6 mesi di attività alle spalle, è già un risultato di tutto si rispetto se si pensa che due anni fa si portava il premio a casa con 34 voti e ora ne abbiamo 50. Quindi perchè non provare a cercare la rimonta? Fumetto d'Autore ti invita a votarci! Segui il nosto sguardo.Attenzione: non è possibile iscirversi usando mail gratuite come hotmail, gmail, email, ma anche alice e altre. Se doveste avere problemi nella registrazione o nell'esprimere il voto scrivete all'amministrazione del forum: comicus.forum@gmail.com 14/02/2010@14:30 Mentre il vantaggio di MF aumenta, ci sono arrivate 4 segnalazioni di lettori che si sono registrati ieri e nonostante abbiano mandato una mail all'amministrazione del forum per farsi abilitare al voto ancora non hanno ricevuto nessuna risposta. Sembra che adesso quando ci si iscriva al forum di Comicus si è  di default disabilitati anche a postare oltre che a votare e che per avere l'abilitazione sia necessario scrivere all'amministrazione.   14/02/2010@16:00 In attesa che si sblocchi la situazione descritta nell'ultimo aggiornamento, a cui si aggiungono altre 2 segnalzioni (totale 6 utenti che vorrebbero votarci ma non possono) continuiamo a presentarvi gli screenshot di cui è venuto in posseso FDA inerenti quanto accaduto il 12/02/2010 sul forum di Comicus durante la votazione del Comicus Prize. La situazione presentata nello screenshot #03 rimane invariata sino alle 21.22 quando il forum risulta essere chiuso ai visitatori. Si legge "L'amministratore richiede a tutti gli utenti di connettersi prima di poter utilizzare il Forum". Alle 21.26 il forum riapre al pubblico. Cosa è successo nei quattro minuti in cui il forum non è stato accessibile ai visitatori? Segnalazioni di utenti che non riuscivano a votare i sono arrivate alle 21.24, cioè mentre il forum era chiuso ai non iscritti. Una cosa è certa alla riapertura al pubblico, il contatore de Lo Spazio Bianco è salito di un voto e da 24 è passato a 25. Screenshot #04 Screenshot #05 Screenshot #06   14/02/2010@16:15 Altro voto per Mangaforever, mentre gli utenti che richiedono l'autorizzazione all'amministrazione del forum e non ottengono risposta sono ora 6. L'amministrazione dichiara di non avere ricevuto mail,  amministratori e forumisti preferiscono voltare la questione in una presa per i fondelli degli utenti che si stanno lamentando della situazione.   14/02/2010@18:00   14/02/2010@19:00   14/02/2010@19:15 L'amministrazione di Comicus spiega come sta gestendo la faccenda degli utenti bloccati. Carmine Console (nickname: Count Zero), Amministratore di Comucs Forum: Scusate l'interruzione ma volevo segnalarvi una meravigliosa new entry.BERUSCAO Ogni volta che penso a drive in mi vengono le lacrime agli occhi ! se ci sei ti prego resta con noi ! (QUI) Utente MIllantatore: Giusto! Rimani con noi BERUSCAO, autore del voto n.66 per Manga Forever, e anche tu FunkytarroManga, autore del voto n.67. Gli amministratori spiegheranno a tutti perchè anche questi ennesimi nuovi iscritti, degli oltre 170 (perchè di nuovi iscritti si tratta) siano stati ignorati, mentre si è gridato allo scandalo per i, pochi, nuovi iscritti che hanno parteciato alle votazioni per appoggiare fumetto d'autore.E ci diranno anche perchè continuano a giungerci segnalazioni di gente che, dopo aver avuto la tanto attesa autorizzazione dell'amministratore, non sono comunque autorizzati a votare. (QUI) Carmine Console (nickname: Count Zero), Amministratore di Comucs Forum: Guarda Beruscao era in coda in attesa di approvazione da due giorni. Poveraccio nemmeno il nome lo ha salvato.Poi è ovvio che le accuse uno deve essere in grado di provarle altrimenti fa la figura, appunto, del millantatore :-)Se è per questo ti è sfuggita una nuova Ice-Queen, Un certo Pierpaolo che ho sbloccato io di persona dopo sua segnalazione ed almeno altri due utenti.Scusa ma come fai a sapere chi vota per cosa ? non possono vederlo nemmeno gli admin ! ci sono oltre 4000 iscritti a questo forum e chiunque può votare quando vuole persino senza ricorrere a registrazioni apposta.Scusate io in questo momento vedo che è stata data risposta a tutti, mi fate la cortesia di inoltrarmele queste lamentele perchè non ne vedo più tranne un gruppo di utenti a cui ho spiegato che non consentiamo da sempre più di due account con lo stesso IP.Davvero sono curioso, hai modo di provare quello che affermi? (QUI) L'intervento dell'amministratore contiene diverse contraddizioni. Eccole: - Guarda Beruscao era in coda in attesa di approvazione da due giorni. Sinora aveva sempre detto che sbloccava gli utenti in tempo reale. - Scusa ma come fai a sapere chi vota per cosa ? non possono vederlo nemmeno gli admin! Questa contraddizione viene fuori per la seconda volta.Nell'aggiornamento 13/02/2010@15:30 si legge: Commento di Carmine Console: E poi il fatto che ad ogni nuova iscrizione di quel tipo (sta parlando di utenti provenienti dallo stsso ip - ndr) andasse a salire solo il counting di un partecipante deve essere stata una coincidenza. Lo trovate qui. Quindi prima dice di avere visto che cosa hanno votato gli utenti ma poi dice che un admin non può vederlo. - mi fate la cortesia di inoltrarmele queste lamentele perchè non ne vedo più tranne un gruppo di utenti a cui ho spiegato che non consentiamo da sempre più di due account con lo stesso IP. Quindi se sono bloccati solo gli account che hanno lo stesso IP e Beruscao era bloccato, significa che anche Beruscao era un utente multiaccounting? Cosa sta facendo l'ammninistrazione? Cerca di capire chi voterebbero gli account bloccati e li sblocca a seconda di chi vanno i voti? Stiamo assistendo ad un premio popolare pilotato dall'amministrazione del forum? Tutto questo sta accedendo solo nella nostra categoria o anche in altre? I nuovi utenti iscritti dall'inizio del premio sono più di 170. 14/02/2010@20:15   14/02/2010@21:15 14/02/2010@21:40 Faciamo luce sull'accusa ricevuta di fare brogli da parte dell'amministrazione di Comicus. L'amministrazione del forum, su più di 170 registrazione di nuovi utenti ha ritenuto di doversi soffermare ad indagare su alcuni account che ieri hanno votato per Fd'A e che sono stati accusati di multiaccount per avere effettuato registrazioni e votazioni dallo stesso IP. La mail che riceviamo e pubblichiamo è stata inviata da Giovanni Di Meglio all'indirizzo dell'amministrazione del forum il 13 Feb 2010 alle 19:32:53. Gentili membri dello staff di Comicus Forum. Devo dire che resto molto sorpeso dalla sospensione del mio account personale e di quello dei miei amici. Sono Giovanni Di Meglio del collettivo Malefico Fumetti con il quale autoproduco una rivista a fumetti nella zona di Napoli. Ho avuto modo, come i miei colleghi, di intrattenere rapporti con gli amici di Fumetto d'Autore al comicon di napoli e al lucca comics dello scorso anno. Quando ho saputo della partecipazione al concorso da voi sponsorizzato ho voluto sostenere la loro candidatura con i voti miei e di miei amici e colleghi. Questa mattina il collettivo era in riunione presso casa mia, pertanto hanno effettuato tutti la registrazione da casa mia, così come anche mia sorella. Mi sembra assurda la polemica che ne è derivata e chiedo che il mio account e quelli dei miei colleghi vengano riattivati il prima possibile e i loro voti validati, ovvero che i voti siano annullati ma che sia data la possibilità agli account di rivotare da casa propria. Rimango oltremodo sconcertato dalla mancanza di serietà dell'organizzazione, che non ha presvisto che più utenti potessero accedere dallo stesso computer e non si è premunità dallo spam di voti in maniera più seria, creando altresì disagi ad utenti che nella giornata di oggi tra (13 febbraio - ndr) le 11.00 e le 15.00 sono stati impossibilitati nel voto. Giovanni Di Meglio ci ha anche comunicato che tutti i titolari degli account registrati a casa sua ,hanno provveduto a mandare nella giornata di oggi una mail all'ammninistrazione del forum per regolarizzare la loro posizione dai propri indirizzi IP. Ma se l'ammnistrazione di Comicus aveva ricevuto queste mail perchè nonostante questo metterci "la faccia" da parte dei nostri lettori ha continuato ad accusarci velatamente di stare commettendo imbrogli? Alla luce di queste nuovi elementi in loro possesso ma taciuti, la redazione di Comicus non dovrebbe farci ufficialmente le scuse per quanto sostenuto da parte loro nei nostri riguardi? Fumetto d'Autore sta perdendo il premio perchè non ha i voti necessari per vincere o perchè ha ficcanasato troppo in casa del Comicus Prize?   14/02/2010@22:00 Il punto di vista di House of Mistery di Luigi Siviero su quanto sinora raccontatovi in questa cronaca.   14/02/2010@22:45 Riceviamo e pubblichiamo. Gentile redazione di Fumetto d’Autore, mi chiamo Gianmarco De Francisco e vi scrivo da Taranto per informarvi di alcune anomalie riscontrate quest’oggi nell’iscrizione al forum di Comicus.  Nel pomeriggio, intorno alle 14:30, mi sono iscritto al forum con due colleghi, ciascuno con un account differente, dal mio studio di grafica. Nessuna mail di conferma ci è giunta. Mentre i miei colleghi, per motivi di lavoro, rinunciavano perfino ad avviare il macchinoso iter di richiesta dell’avvenuta registrazione messo a disposizione dal forum, io, testardo, perseguivo nel mio intento.Mi accorgevo, dunque, di poter navigare nel forum, ma di non poter postare o rilasciare voto alcuno. Ho contattato, quindi, l’amministrazione di Comicus descrivendo loro il problema. Mi è stato detto di registrarmi nuovamente. La  mia mail - a detta degli amministratori - era stata bloccata perché la richiesta di iscrizione era avvenuta assieme a quella dei miei colleghi, dallo stesso IP.Mi pregavano, pertanto, di registrarmi nuovamente, ma da un altro indirizzo IP, per non avere problemi. Intorno alle 20:00 ho provato a registrarmi nuovamente dalla residenza della mia ragazza, ma anche da lì l’accesso alle funzioni del forum mi era negato.In fedeGian Marco De Francisco Da ieri sera alle 21:15, Fumetto d'Autore ha preso solo 2 voti al Comicus Prize. Di dichiarazioni simili a quella di Gianmarco, in redazione ce ne sono giunte una decina. Siamo quasi entrati nell'ultima ora del Comicus Prize.   14/02/2010@23:30 RIceviamo comunicazione da Gianmarco De Francisco e che è riuscito a votare. Dopo avere ricevuto due voti, l'utente _Miri_ ha aggiunto un voto per MF al successivo refresh. Curioso il caso dell'utente in questione. Come si può evincere dallo screenshot che ci è pervenuto, l'utente si è registrato il 19 gennaio 2009 e ha all'attivo solo 1 post. E' questa la possibile tecnica per eventualmente pilotare i voti del premio? Cercare in un database di 4715  gli utenti "dormienti" che hanno all'attivo pochi post se non uno o nessuno e utilizzarli per votare all'occorrenza? E' questo che succedeva negli screenshot che vi abbiamo fatto vedere quando, senza nessuno connesso di visibile, salivano i contatori dei partecipanti? Si usavano utenti dormienti nascondndoli? Avendo dimostrato che non nessuno dei votanti di Fd'A ha commesso brogli, siamo stati accusati di brogli per coprire altri brogli che forse si stavano mettendo in atto? Chi guarda i guardiani? Manca meno di mezz'ora alla chiusura del Comicus Prize. 14/02/2010@23:45 Il trend viene rispettato. Subito dopo un voto ricevuto, c'è il voto a Mangaforever a mantenere inalterateo il divario anche a un quarto d'ora dalla fine. 14/02/2010@00:00 - FINALE Si chiude il Comicus Prize. Nella categoria "MIglior sito italiano dedicato ai fumetti" vince Mangaforever con 70 voti. Noi di Fumetto d'Autore ci classifichiano secondi con 55 voti.I nuovi iscritti al forum durante lo svolgimento della fase finale del premio sono più di 180. Complimenti a Mangaforever per la vittoria. Grazie a tutti quelli che hanno votato per Fumetto d'Autore o che avrebbero voluto e non ci sono riusciti. Il Comicus Prize è stato organizzato dal sito Comicus.it, di proprietà di Marco Rizzo, giornalista professionista, stimato sceneggiatore di fumetti dedicati al sociale e all'antimafia. 14/02/2010@01:00 Commento di Marco RIzzo, sul Comicus Prize, direttamente sul suo blog. Riportiamo in corsivo un breve passaggio dell'intervento del giornalista professionista, proprietario di Comicus, redattore delle Edizioni BD e autore di un libro su Peppino Impastato: E ovviamente mi fa sempre incazzare quando il nome di Peppino viene tirato in ballo in polemiche di questo tipo, specie se a nome di un'anti-antimafia che alla mafiosità - come ho detto di recente in un'altra occasione - fa solo bene. Che RIzzo abbia scritto Il libro su Peppino Impastato e lche il libro abbia partecipato al premio organizzato sui siti di sua proprietà sono dati di fatto, non polemiche. Chissà cosa penserebbe Peppino Impastato se leggesse questo resoconto giornalistico della nostra partecipazione al Comicus Prize organizzato negli spazi on line che appartengono a chi gli ha fatto da biografo a fumetti. Ma non vogliamo credere che un giornalista professionista non abbia apprezzato il nostro lavoro di cronaca che si è trasformato, per caso, quasi in lavoro di inchiesta. Avendo dimostrato che nessuno dei votanti di Fumetto d'Autore ha imbrogliato, dopo essere accusati di brogli, ci permetta quantomeno Rizzo di dubitare, sulla scorta di dati oggettivi che abbiamo raccolto e presentato in questa lunga maratona, di chi ci ha accusato. Oppure si può dubitare di noi e noi non possiamo dubitare di chi dubita di noi? Incazzarsi è facile, tirando in mezzo professionisti ed editori di cui nemmenro abbiamo mninimanente parlato nel nostro reportage, avere, invece, gli attributi per chiederci scusa ufficialmente, in quanto rappresentante legale, perchè dai suoi siti siamo stati accusati ingiustamente di imbrogliare da secondi, è cosa di spessore assai ben diverso che incazzarsi perchè si pensa che il nome di Peppino Impastato sia stato tirato in ballo fuori luogo. Non vorremmo concludere che il giornalismo d'inchiesta quando lo si pratica e lo si applaude per cose superiori come l'antimafia e la politica va bene, ma quando invece si rivolge al premio organizzato sui siti di cui si è rappresentante legale, venga liquidato da un giornalista professionista come semplice "chiacchericcio".

Recensioni

 

"A" COME IGNORANZA

di Francesco Murrone La Proglo edizioni presenta nella sua offerta editoriale da Ottobre 2009 "A" come ignoranza; volume quarto, l'ultimo lavoro dell'inarrestabile Davide Berardi, meglio noto come Daw. Inserito nella collana "sequenze", il volume ospita tre storie: "I giusti robot della simpatia" e "Lo spirito del Natale" vedono il perfido, quanto simpatico, Brullonulla arrabattarsi in complicate avventure dallo spiccato carattere non-sense, mentre, "supercalarsifragilisticheispiranoleternoriposo" tratta una vicenda personale dell'autore, al lavoro sul volume stesso, letta in chiave puramente demenziale. Nonostante sia stato raggiunto il traguardo del numero quattro per questo progetto, Daw continua a portarlo avanti con la stessa goliardia e naturalezza che caratterizzavano le precedenti puntate.Le storie sono strutturate in modo tale da rispettare perfettamente il tempo comico di ogni azione, la sceneggiatura ed il disegno diventano quasi di contorno rispetto al cabaret che si mette in scena in ogni tavola.L'influenza di autori come Leo Ortolani è palese e, nonostante la cura del segno e della grafica in generale siano messe dall'autore in secondo piano, il concetto per cui è l'idea di base a rendere forte un progetto è ben esplicata.Unica caduta di stile dell'albo, a mio parere, si ha in alcuni punti di "Brullonulla e lo spirito del Natale", in cui inelegantemente si utilizzano appellativi come "Gristoincroce" cercando di strappare l'ennesima risata.Sintomo di una realtà produttiva in crescita, il lavoro di Daw è, in ogni caso, apprezzabile nel suo complesso e sopratutto regala al lettore minuti piacevoli senza pretese di insegnamento alcuno. Titolo: "A" COME IGNORANZA Testi e Disegni: Daw Editore: Edizioni Prospettive Globali Pagine: 56 pagine b/n Prezzo: € 7,OO

 

Gina Cammina

Racconti, ricordi e canti di una bambina, un viaggio in un nord Italia ancora preda dei tedeschi nel periodo della Resistenza, che è anche un viaggio di crescita interiore, per colei che diverrà poi madre dell’autrice di questa breve fiaba reale. Cosa viene fuori, se si prendono un’artista dalla grande sensibilità, dei fogli neri di carta gessata, li si incide estraendo il bianco dal nero, fino a ricavarne delle immagini? Un piccolo capolavoro è la risposta giusta. Gina Cammina è un fumetto realizzato proprio con questa tecnica: “per sottrazione”, come leggiamo nella postfazione alla storia. Anziché riempire di tratti a inchiostro nero il foglio bianco, si procede esattamente al contrario. Ma al di là della tecnica particolare usata, la storia di Antonella Toffolo è poesia, emozione, memoria e canto assieme. Le vicende sono quelle della piccola Gina, madre di Antonella, e della sua infanzia. Una famiglia povera del modenese, un fratello recatosi a Firenze per curare la miopia e un viaggio a piedi in Toscana, per raggiungerlo in cerca di lavoro. Così Gina, o “Ginin” come viene chiamata da sua madre, che l’accompagna in questo pellegrinaggio, attraversa a piedi campagne e paesi, nel periodo della Resistenza, con il rischio costante di incursioni aeree e bombe e la minaccia incombente dei soldati tedeschi. Il tratto geometrico e cupo, un po’ grossolano ma naturale per il metodo utilizzato (lo scratchbord), si sposa alla perfezione con gli ambienti rurali e le atmosfere inquietanti della guerra, in cui sognare e sperare nel futuro, diventa l’unico modo di svago e di sopravvivenza e la morte viene sublimata attraverso i canti in rima dei cantastorie, le zirudéle (componimenti umoristici dialettali), e l’uccisione degli animali da cortile, per necessità di sopravvivenza. Antonella Toffolo è stata illustratrice per Il corriere dei piccoli, Mondadori, Topipittori e ha fatto parte del gruppo di fumettisti indipendenti Cani e Struwwelpeter. Gina Cammina è stato pubblicato nel 2005 dal Centro Fumetto Andrea Pazienza, nella collana “Schizzo”; è entrato nella terna dei finalisti per il Premio Micheluzzi e ha ricevuto nel 2007 il premio Albertarelli. Un saluto ad Antonella, che purtroppo dallo scorso febbraio non è più qui, ma che è sempre presente tra le pagine dei libri che ha illustrato e delle storie che ha scritto. E, come nel suo fumetto una filastrocca può cambiare il finale di una triste vicenda, facendo rivivere una persona o fingendo che non sia mai morta, leggendo Gina Cammina possiamo forse farla rivivere un po’ e riportarla idealmente tra noi. Titolo: Gina Cammina Storia e disegni: Antonella Toffolo Editore: Centro Fumetto Andrea Pazienza Pagine: 64, bianco e nero Prezzo: euro 8,00

 

Cubana

Per chi desidera immergersi in atmosfere umide. Per chi ama leggere di avventure ed avventurieri, tradimenti e zanzare. Ecco CUBANA, pubblicata da Edizioni Voilier. Per chi come me, in genere, si interessa solo (o per lo più) di fantascienza a fumetti, questo racconto poteva essere difficile da recensire. CUBANA invece entra poco a poco in circolo. Si sedimenta come un vecchio rhum e cattura definitivamente l’attenzione. Creato da Lele Vianello e Guido Fuga (due storici amici e collaboratori di Hugo Pratt), CUBANA nasce come seguito di L’uomo dei Carabi, il volume edito dalla Cepim nella collana “Un uomo un’avventura” nel ’77. Nel cinema è nota la regola non scritta per cui un sequel non è (quasi) mai all’altezza del predecessore, regola valida anche e soprattutto nel mondo del fumetto. Ma esistono le eccezioni e CUBANA ne è un valido esempio. Riprendendo il protagonista del volume anni ‘70, Vianello e Fuga, con un artificio grafico e narrativo, lo modificano, lo spostano in là negli anni e lo caricano di umanità già solo nelle prime pagine. Si avverte il senso di passaggio malinconico degli anni, nel rivedere il marinaio danese Svend cambiare nome e farsi crescere la barba. Il passato lo sfiora anche in questa avventura, quando sporadicamente alcuni dei personaggi sembrano riconoscerlo. Ma sono solo piccole citazioni, mentre CUBANA prende pian piano forma, si addentra nella vegetazione umida, e ci presenta uno ad uno personaggi degni di film. Donne sensuali, uomini ubriachi, traditori, alcuni  “cattivi” che si rivelano carichi di sensibilità (magari verso la musica), altri inguaribilmente sadici (e senza speranza). In mezzo a tutto il marinaio Svend, che adesso ha cambiato nome in Comandante Cudd, il quale crea una cerniera tra tutti i personaggi doppiogiochisti che affollano una Cuba pre-Castrista, ma pronta ad essere incendiata dalla rivoluzione. Da segnalare lo stacco tra un momento e l’altro durante la narrazione, che crea come delle dissolvenze sfumate. Dissolvenze cinematografiche. Parlando di cinema, per certe atmosfere, non si può non citare il quasi omonimo Havana (1990), di Sydney Pollack con Robert Redford. Per un rimando più decisamente fumettistico, in qualche modo CUBANA ricorda “L’uomo che uccise Ernesto Che Guevara” , storia di Magnus, anche se ambientata in Bolivia ed in un contesto differente Raccontando una storia a Cuba, negli anni ’50, non si può non omaggiare due protagonisti storici, che la memoria collettiva collega indelebilmente a quei luoghi: Ernest Hemingway ed  Ernesto Che Guevara. Poteva essere una scelta banale e pericolosa. Invece i due autori collocano lo scrittore americano ed il Che, in ruoli precisi e misurati, senza cadere nella trappola di oscurare con la loro presenza ingombrante l’equilibrio della narrazione. Come le tessere di un enorme mosaico. La cui immagine finale resta impressa a lungo dopo la lettura. CUBANA è uscita in anteprima nazionale a Fullcomics 2010. Titolo: CUBANA Autori: Lele Vianello e Guido Fuga Editore: Edizioni Voilier Descrizione: 90 pp. - b/n - brossurato Prezzo: 16 euro

 

INVINCIBLE vol. 8 – “Un uomo al comando”

Se non è il futuro del genere supereroistico ci va dannatamente vicino. Invincible ha tutto quello che si potrebbe chiedere ad un fumetto di supereroi con l’innegabile, aggiuntivo vantaggio di non costringere il lettore a seguire un intero universo narrativo per godersi le storie nella loro interezza: il che di questi tempi è un pregio tutt’altro che trascurabile. Robert Kirkman, lo scrittore degli apprezzatissimi The Walking Dead e di Marvel Zombies tanto per capirci, è riuscito nell’impresa titanica e praticamente impossibile di riunire tutti i concetti fondamentali di questo genere narrativo e presentarceli in una forma fresca e moderna, in una prosa che riunisce il realismo decostruttivo post-Watchmen e il sense of wonder Silver Age: decisamente una cosa che non si vede tutti i giorni. In Invincible troviamo infatti il Superboy degli anni ’60 della DC unito al primo Nova della Marvel, vediamo come sarebbe il pianeta Krypton se i suoi abitanti fossero una razza di crudeli conquistatori interstellari, seguiamo le epiche ma non sempre trasparenti imprese del classico supergruppo che lavora per il governo americano, sperimentiamo il contrasto di vedere teen drama e soap opera affiancati a scontri devastanti e fiumi di sangue e interiora… Insomma assistiamo a una vera e propria summa di quello che la figura del supereroe (non superuomo, per fortuna…  di quelli ne abbiamo fin troppi negli ultimi anni) ha offerto e offre tuttora ai suoi lettori dal dopoguerra ad oggi. E, cosa non certo secondaria, siamo testimoni di un percorso di crescita e formazione del protagonista tutt’altro che banale e che omaggia il periodo d’oro dell’Uomo Ragno, con il suo barcamenarsi tra le responsabilità verso la famiglia e il microcosmo personale e quelle ben più pesanti legate al suo ruolo di salvatore del mondo. A impreziosire il tutto gli splendidi ed efficaci disegni dell’astro nascente Ryan Ottley; ci vuole la stoffa dell’artista per rendere graficamente il sincretismo narrativo operato da Kirkman senza cadere nella tentazione del facile citazionismo: eppure al suo esordio assoluto questo giovane disegnatore riesce in un compito che avrebbe fatto tremare i polsi a professionisti ben più navigati. Insomma, se volete tutto il buono dei supereroi seguendo una sola serie fate un pensierino all’acquisto o al recupero degli ottimi volumetti delle Edizioni BD dedicati a Invincible!   Titolo: Invincible vol. 8 “Un uomo al comando” Testi: Robert Kirkman Disegni: Ryan Ottley Editore: Edizioni BD Pagine: 168 pagine a colori Prezzo: € 14,00

Off Topic

 

Satira di Governo

Sbeffeggiare i potenti con vignette e caricature sotto l’ombrello benevolo delle istituzioni? Quasi un controsenso in Italia, dove da un secolo e mezzo circa uomini e partiti hanno accolto gli strali della satira con un registro di emozioni eterogenee (irritazione,  indifferenza, a volte anche il malcelato compiacimento di ricevere, insieme  con i lazzi, anche un’implicita attestazione di notorietà) ma sempre e comunque legate ad un ruolo di bersaglio immobile dello sberleffo. Eppure le cronache di questi ultimi anni registrano un precedente forse non da tutti conosciuto, che giudico in piacevole controtendenza e che qui riporto come auspicio per l’avvenire. Questi i fatti: nell’estate del 2008 il ministro Renato Brunetta commissiona ai suoi collaboratori un accurato screening su quotidiani e riviste alla ricerca di vignette che  mettano alla berlina - ma implicitamente rendano anche un po’ più visibile - la sua persona e la sua zelante crociata contro i “fannulloni” stipendiati dallo Stato. Dopo qualche settimana la ricerca arriva ad un punto morto: le matite dei disegnatori sembrano tenersi alla larga dal ministro, e ciò nonostante – sia detto ovviamente col massimo rispetto e sul piano squisitamente “tecnico” – alcune ben note peculiarità fisiche del titolare del dicastero per la P.A. e l’Innovazione lo rendano soggetto versatile per più di una sortita caricaturale. Punto sul vivo, il ministro reagisce in modo…innovativo, come da denominazione, e detto fatto indice un pubblico concorso vignettistico  che ottiene subito un grande successo: i lavori, cui partecipano sia professionisti di varie testate che dilettanti, sono pubblicati su una pagina ad hoc del sito istituzionale del ministero e possono essere liberamente votati dai web-naviganti. Viene anche nominata una triade di esperti – Vincino, Stefano Disegni e Achille Bonito Oliva – che a settembre indica il vincitore nel genovese Gianfranco Uber, impiegato di banca in pensione nonché collaboratore satirico del sito Panorama.it, che Brunetta riceverà e premierà in seguito a Palazzo Vidoni insieme al secondo e terzo classificato, rispettivamente un dipendente di Trenitalia e uno studente di Filosofia. Le prove dei partecipanti al concorso sono ancora visibili sul sito del ministero  in un’apposita galleria alla quale se ne è poi aggiunta nel tempo un’altra, sorta di vera e propria rassegna stampa dell’arte del ludibrio, con puntuali aggiornamenti su nuove invettive grafiche da giornali, rotocalchi e siti web prendano di mira il ministro. Nell’iniziativa peraltro c’è da registrare anche uno strascico polemico, con una delle illustrazioni accusate di aver preso la chiamata alle armi di Brunetta un po’ troppo…alla lettera: il contestato schizzo di Mauro Biani pubblicato su Emme, A mio avviso l’iniziativa ministeriale si segnala infatti non solo e non tanto per la sua originalità,  quanto per il pregio di non aver sfruttato in alcun modo evidente  le logiche di un premium contest di matrice pubblica per ammorbidire la mordace spietatezza  delle vignette più corrosive, tuttora nell’apposita galleria dello spazio web ministeriale in tutta la loro aggressiva, irridente, irresistibile vitalità. E dal passato prossimo spostiamoci al futuro con la proposta, a ben vedere neanche troppo teorica, che molti avranno a questo punto già intuito. In breve:  non sarebbe interessante e proficuo per l’intero settore della comunicazione disegnata  se qualche altra interfaccia istituzionale – ministeri, Parlamento, gruppi politici, Agcom - riattualizzasse un precedente simile, stimolando grandi firme e sconosciuti esordienti a cimentarsi nuovamente su un personaggio o su un tema di attualità? Non sarebbe un piccolo ma importante gesto di solidarietà verso un settore espressivo in affanno, come altri, nell’era del dopo crisi? Con molta modestia chi scrive si limita a suggerirlo idealmente a chi di dovere (Brunetta? E perché non Gelmini, Bondi, Fini, Schifani…), ed osa anzi addirittura spingersi all’idea corsara di un creare una vera e propria consuetudine in tal senso, trasformando il già sperimentato  concorso una tantum in un vero appuntamento periodico che sotto l’egida delle pubbliche istituzioni catalizzi e risvegli anno dopo anno l’agone artistico dei nostri creativi. Naturalmente si tratta solo di una proposta, un messaggio in bottiglia affidato alle erratiche e impalpabili correnti di Internet: quelle che da tempo ormai lambiscono ogni tipo di ambiente, palazzi della politica inclusi. Di qui dunque la speranza  conclusiva: chissà che, sospinto da un qualche consenso più o meno prevedibile (in fondo sul web ci navigano anche statisti e parlamentari, chissà…) l’idea  non approdi prima o poi nella mail dell’interlocutore giusto.  

Crtica d'Autore

 

Fouchè e Robespierre: i romanzi storici di Max Bunker

di Attilio Capuozzo La collana "I Maestri del Fumetto", edita da Mondadori e realizzata dalla Magic Press, negli ultimi 2 volumi pubblicati, intitolati rispettivamente  Fouchè - Un uomo nella rivoluzione - (Numero 40) e Robespierre (Numero 41), ha dato ampio spazio all'opera del geniale autore Max Bunker (alias Luciano Secchi). Fouché è un'appassionante versione a fumetti della Rivoluzione Francese raccontata fino al periodo della Restaurazione Monarchica. L'opera, disegnata da Paolo Piffarerio, fu pubblicata a puntate nel 1973 sulla rivista Eureka (fondata, nel 1967,  e diretta dallo stesso Max Bunker) e  rappresenta una riduzione storicamente documentatissima, sia sotto l'aspetto narrativo che grafico, della Rivoluzione Francese. Contrariamente ad altri prodotti simili pubblicati precedentemente, non essendo un’opera didattica destinata ad un pubblico in prevalenza giovanile, Fouchè mostra senza reticenze tutti i lati "sporchi" di un difficile, delicato e controverso periodo storico. L'intento di Bunker è piuttosto palese: sia la nobiltà che il popolo non risultano per nulla circoscritti in un manicheistico e semplicistico paradigma bene-male, postivi-negativi. La malvagità degli attori coinvolti si può manifestare, a volte inaspettatamente, quando gli stessi risultano consapevoli della presa di potere; anche i più giusti possono diventare dei corrotti e dei manipolatori. Filo rosso della storia è la controversa figura storica dell'oratoriano Joseph Fouché. A corredo delle tre parti in cui risulta suddiviso il racconto, Bunker aggiunge preziose note storiche di approfondimento. Fouché si chiude con l'abbandono della Reggia di Versailles da parte della famiglia reale ed il c.d. periodo della Grande Paura. Completano il volume 3 racconti brevi scritti sempre da Max Bunker su disegni di Paolo Piffarerio e pubblicati ancora su Eureka. Il successivo volume Robespierre contiene, tra gli altri, il racconto completo Morte di Robespierre parzialmente inedito: le prime 2 parti furono pubblicate nel 1989 sulla rivista Eureka, la terza e conclusiva è stata finalmente pubblicata in occasione dell'uscita della collana mondadoriana. La genesi di questo ennesimo capolavoro di Max Bunker, disegnato da un ispirato Beppe Madaudo, è stata piuttosto travagliata: la sceneggiatura fu, infatti, realizzata da Max Bunker nel 1979 come riduzione a fumetti di un suo pamphlet pubblicato anni prima ed intitolato 10 Termidoro Morte di Robespierre ovvero la congiura degli spaventati. Della versione a fumetti si mostrò particolarmente interessato il disegnatore e pittore Beppe Madaudo (già collaboratore di Eureka) che, però, impiegò diversi mesi per portare a termine le tavole. L'opera, seppur caratterizzata da un eccellente meccanismo narrativo da thriller storico-politico, era dominata da un impegno di fondo che, probabilmente, mal si adattava al nichilismo ed edonismo (nonché superomismo) degli anni '80 (periodo in cui fu completato Robespierre), un decennio completamente in antitesi a quello dei '70 contraddistinto, invece, da una profonda consapevolezza e da una forte ideologizzazione politica.Si decise così di rimandarne la pubblicazione al 1989 in occasione del bicentenario della Rivoluzione Francese, limitandosi all'uscita delle sole prime due parti a causa dello scarso gradimento dei lettori. Il volume de I Maestri del Fumetto, a distanza quindi di più di un ventennio, dà finalmente completezza ad un'opera che si fa ammirare per le pittoriche tavole di Madaudo e per una sublime sceneggiatura condita da un eccellente e opprimente ritmo narrativo. Il racconto si concentra sugli ultimi giorni di Maximilien Robespierre detto l'Incorruttibile: un politico idealista che della dottrina di Rousseau ne aveva fatto la sua ragion di vita. Simbolo del periodo del Terrore (che porterà, tra gli altri,  all'epurazione degli arrabbiati facenti capo all'ultrasinistra di Hebert ed alla proscrizione dei c.d indulgenti legati a Danton nonché alla condanna a morte di tutti quei proconsoli mandati a sedare le rivolte monarchiche e poi successivamente accusati di "eccesso di crudeltà ed illecito arricchimento" ai danni della Repubblica), Robespierre finirà lui stesso ghigliottinato in quanto vittima di una congiura capeggiata da Joseph Fouché. Un'opera tragica e dolente che si apre e si chiude con le stesse scene: la drammatica salita al patibolo di Robespierre. A completamento del volume ci sono 8 brevi storie (raccolte di recente in 2 volumi, editi dalla Max Bunker Press, intitolati Strane Storie) sceneggiate, sempre, da Max Bunker e realizzate graficamente da Magnus, Marco Nizzoli, Giampaolo Chies e Warco.

Autori e Anteprime

 

“Corto” circuito: Lele Vianello, Cubana e il fumetto d’avventura

In occasione dell’uscita, prevista per il prossimo 5 marzo, a Fullcomics, del volume Cubana, di Lele Vianello e Guido Fuga, pubblicato da Voilier Edizioni, Fumetto d'Autore ha intervistato Vianello, spaziando a tutto campo su una serie di temi di grande interesse: dalla lunga collaborazione con Pratt, all’eredità della scuola prattiana, passando per un’analisi delle sorti del fumetto d’avventura in Italia. Lele Vianello ha lavorato con Hugo Pratt  realizzando strisce o tavole per intero delle avventure di Corto Maltese, de Gli scorpioni del deserto, di Gesuita Joe, Cato Zulù, Wheeling e Morgan. Fra le varie storie di Corto Maltese realizzate in collaborazione tra Pratt e Vianello La casa dorata di Samarcanda, Tango, Le Elvetiche e Mu (ultima delle avventure del Maltese).   Cubana nasce nel “periodo svizzero”, a Grandvaux, vicino a Losanna. Lì, in una splendida casa sul lago Pratt si era stabilito dal 1984.  Ci puoi raccontare qualche aneddoto su quel periodo e su quella casa che si dice fosse una sorta di tempio del fumetto? Più che un tempio era una casa bellissima, sembrava un progetto dell’architetto americano Frank Lloyd Wright, squadrata e inserita nella montagna, con delle terrazze magnifiche sulle quali ogni tanto facevamo l’asado, che è un modo di cucinare la carne tipicamente argentino. Si affacciava sul lago di Ginevra. Era un luogo suggestivo quanto isolato, a Grandvaux, nei pressi di Losanna, sul passo per Montreux, in mezzo ai boschi, un’oasi nel verde. Pratt aveva ottenuto il nulla osta per la realizzazione di una piscina, scavata nella montagna, ma decise di rivedere il progetto e ricavare, piuttosto, uno studio interrato. Quel che ne veniva fuori era una casa grandissima. Hugo si era trasferito lì con tutti i libri, considerando quella casa la sua residenza definitiva. Aveva lasciato la casa di Venezia, quella di Parigi e quella di Milano e si era stabilito lì portando tutto il materiale, gli studi, i progetti, facendola diventare una sorta di casa-lavoro stupenda. Lì aveva messo su una biblioteca di più di 30.000 volumi, ordinati in stanze in base al tema. Una stanza, ad esempio, conteneva solo i libri con tema “il mare”, un’altra quelli con tema “indiani d’america” e così via, un archivio monumentale che comprendeva tutti i suoi interessi di studioso e di narratore. Molti di quei volumi sono andati dispersi.   Di Hugo, negli ultimi anni, si è detto che fosse un massone, un cabalista, uno studioso di esoterismo. C’è qualcosa di vero in queste voci o è solo l’ennesimo personaggio che Hugo ha vestito nella sua lunga avventura? Basta leggere Favola di Venezia per capire quanto l’esoterismo avesse permeato il vissuto e gli studi di Hugo. Nelle ultime storie di Corto Maltese la ricerca di Pratt era quasi esclusivamente orientata verso un simbolismo mistico. Si era iscritto alla Gran Loggia d’Italia e aveva fatto una lunga trafila fino ai gradi più alti. Negli ultimi anni diceva di aver ottenuto il grado di Maestro. Non ho mai capito se dicesse il vero, ma era affascinante.   Quanto è durata la lavorazione di Cubana? Cubana nasce da una chiacchierata con Hugo nel 1993, ma l’idea viene ripresa e sviluppata solo nel 1997, per dare il via a una lavorazione che si concluderà nella primavera del 1998.   Quanto c’è di Pratt, dentro? E quanto di Vianello? In teoria di Pratt c’è solo una piccola traccia: quella lasciata in fase di ideazione del progetto. In pratica c’è molto di più. C’è molto di Pratt perché c’è molto dell’insegnamento di Pratt in Vianello. Perché lavorando vent’anni con lui ho acquisito un modo di disegnare e di raccontare che è il suo. E non potrebbe essere altrimenti.   Quando si svolge la storia? La storia è ambientata durante gli ultimi giorni della dittatura di Batista, a Cuba. C’è dentro Che Guevara, Hemingway, e c’è il boss della malavita cubana soprannominato “il Tigre”, legato ai servizi segreti americani, sul quale ci siamo documentati a lungo per farne una descrizione che fosse la più fedele possibile. Il protagonista è Cudd, un marinaio robusto e indisponente. Chi è Cudd? Cudd è un marinaio addetto ai trasporti, per la cui caratterizzazione ci siamo ispirati, almeno in parte, a Sven – L’uomo dei Caraibi di Pratt. Questa storia in origine doveve costituirne il sequel. Di lui sappiamo pochissimo, tranne che il suo nome ha origini gaeliche e vuol dire “nascosto”. E di nascosto, infatti, Cudd ha tutto un romantico ed avventuroso passato. All’inizio della storia fa la conoscenza di due loschi figuri, interessati a noleggiare la sua barca per un breve tragitto, fino a una zona paludosa della costa cubana. In cambio si offrono di dissequestrargli la barca e di saldare i suoi debiti di gioco. Cudd ha poco da perdere e tutto da guadagnare, quindi accetta. Che il fumetto d’avventura venga restituito al più alto palcoscenico da chi è stato fra i protagonisti della sua più limpida stagione, lascia riflettere. Perché, secondo te, al contrario di quanto accade nel cinema o nei video games, il fumetto contemporaneo tende ad appiattirsi sul genere poliziesco, sulle detective story? Beh…è un dato di fatto che la stragrande maggioranza dei lavori a fumetti prodotti in Italia negli ultimi anni abbia come protagonisti detective, ex detective e similari. Posso dire che c’è stato un momento di forte crisi sul versante delle sceneggiature per il fumetto, una sorta di ricambio generazionale che non è andato a buon fine. Alla fine gli editori non hanno trovato le forze che cercavano, magari perché nuovi modelli sono entrati nell’educazione dei giovani autori, modelli che ci erano estranei del tutto o in parte, penso alla televisione o a internet che, comunque, portano a un appiattimento nell’apprendimento, ma anche al fumetto giapponese che ha portato suoi propri valori, valori legati alla tradizione e alla cultura nipponica sostituendoli o mescolandoli ai nostri.   In una recente intervista rilasciata al magazine ActuaBD, lo scrittore Florian Rubis  parlava di te e di Guido Fuga come delle “persone che possiedono la conoscenza più intima dell’opera di Pratt” e si domandava perché non foste voi i continuatori delle sue serie, come probabilmente Hugo avrebbe voluto. Posso girarti questa domanda? Le cose non sono andate come dovevano perché chi ha gestito l’eredita intellettuale di Pratt ha pensato ad altro, ha preferito concentrarsi su altre cose che non fossero il proseguo di quel lavoro di squadra. Io, di sicuro, non avrei mai disegnato Corto Maltese, perché sarebbe stato solo un contenitore vuoto. Corto era Pratt, le cose che raccoglieva in osteria o per strada, era la sua maniera di pensare e di raccontare, aveva la sua eleganza, il suo modo di comportarsi. Un altro discorso sono le storie minori, che poi minori non sono, come Gesuita Joe, Cato Zulù, Wheeling, Morgan, Gli Scorpioni del Deserto. Morgan, per esempio, è un personaggio bello che potrebbe raccontare ancora molto, non so…una guerra in Italia, la linea gotica, della pirateria nell’Adriatico alla fine del secondo conflitto mondiale, ma che non ha, naturalmente, l’immensa personalità di Corto Maltese. Toccare Corto significa scomodare un mito. Credo che Corto stia dormendo, un po’ come re Artù, in qualche isola della Bretagna, o sia insieme a Hugo. Comunque non credo sia da riproporre, qualunque sia il disegnatore e lo sceneggiatore, che poi è quello che avrebbe i maggiori problemi.  

Reportage

 

Mister Fullcomics: intervista a Salvatore Primiceri

Mancano meno di dieci giorni a Fullcomics, il festival del fumetto che quest’anno si tiene a Sarzana (vicino a La Spezia), ed è il momento di fare due chiacchiere con il “papà” di questa manifestazione, una delle migliori presenti nel panorama fumettistico italiano. Salvatore Primiceri è una persona che i fumetti li ama, li conosce, e soprattutto sa come si organizzano eventi del genere. E questo mix non è cosa frequente. È vero, sono di parte, perché Salvatore è un amico, ma è forse una cosa di cui vergognarsi essere amici di persone che valgono? Ma basta lodi, perché conoscendolo, Salvatore è già imbarazzato. Partiamo con…..L’INTERVISTAAAAAAAAAA!!!!! Sei anni di Fullcomics. Bilancio? Luci e ombre? il momento più bello? lo sbaglio che non ripeteresti? Il bilancio é indubbiamente positivo se confronto la prima edizione del 2005 con l'ultima e, soprattutto, con il grande lavoro che stiamo realizzando per la sesta edizione. Il successo di Fullcomics é il frutto del lavoro di un team che é spinto da una grande passione e convinzione che questo evento possa puntare sempre più in alto. Le luci più splendenti di Fullcomics sono indubbiamente il bellissimo rapporto con gli operatori del settore, la mission storica di far emergere un mondo del fumetto italiano che spesso rimane fuori dalla grande distribuzione, scoprire giovani talenti e divulgare la cultura del fumetto come arte e linguaggio positivo, sociale ed educativo. Le ombre, invece, sono ovviamente quelle legate all'aspetto economico e alla difficoltà di trovare fondi che sostengano eventi di questo tipo e l'arte del fumetto. Nella mia testa, infatti, Fullcomics é un evento molto più importante e ampio di come é adesso ma so che ci vorranno ancora anni per realizzare a pieno la mia idea proprio perché bisogna trovare partners economici, aziende e istituzioni, che sponsorizzino convintamente. Lo sbaglio che non ripeterei é lo spostamento della manifestazione da Pavia a Piacenza, avvenuto nel 2007. A Pavia avevamo un sostegno non trascurabile delle istituzioni e un centro storico magnifico e universitario. Credo che a Pavia, con maggior pazienza da parte mia, Fullcomics sarebbe potuta crescere gradualmente ma in maniera più significativa. Mi sono fatto lusingare da promesse mai mantenute arrivate da Piacenza dove l'evento é sì molto cresciuto ma solo grazie ad un notevole sforzo personale ed economico degli organizzatori. Cosa ci aspetta quest'anno? novità? sorprese? Beh la novità principale é la location. Sarzana é meravigliosa e il suo centro storico, compresa la Fortezza Firmafede dove si svolgerà Fullcomics, é un vero gioiello artistico. Torneremo alla formula del centro storico, più simile al format pavese con l'aggiunta di tutti gli elementi acquisiti in questi anni come il cosplay, i concerti, i concorsi, le mostre sempre più prestigiose e una mostra mercato che ha raggiunto il record di espositori; tra case editrici e commercianti avremo più di 100 stand. Una delle novità più importanti é l'attribuzione di targhe premio, il cosiddetto Gran Premio Autori Editori, un riconoscimento che l'organizzazione attribuisce ai migliori prodotti editoriali dell'ultimo anno. La caratteristica di Fullcomics é che ogni anno si differenzia per un valore aggiunto. Quest'anno abbiamo suscitato l'interessamento delle università, il Politecnico di Torino e La Sapienza di Roma, quest'ultima con l'autorevole contributo del regista Roberto Faenza. Qual è il tuo sogno proibito riguardo Fullcomics? la cosa che ancora non sei riuscito a realizzare, ma che desideri con tutte le tue forze? Chi mi conosce sa che per me, sul lavoro, nessun traguardo é proibito. Mi piace pensare in grande e per questo qualche volta ho corso più del dovuto, inciampando. So però che con costanza, impegno e fiducia i risultati devono arrivare per forza. Il mio sogno per cui sto già lavorando é quello di realizzare anche un'edizione "meridionale" di Fullcomics in modo da avere almeno due edizioni durante l'anno. Io sono pugliese e vorrei che fosse proprio la Puglia ad ospitare una grande Fullcomics. Al sud attualmente c'é solo Napoli Comicon come evento fumettistico di grande rilievo e c'é quindi spazio per creare qualcosa di importante, ovviamente senza alcun intento concorrenziale verso Napoli, altrimenti sarebbe un suicidio. Dicci qualcosa di questa Star Community Card. è un'iniziativa che sembra interessante. che vantaggi porterà ai visitatori del festival? La Star Community Card é una tessera fedeltà creata da Nanoda, la community manga di Star Comics. Chi é in possesso di questa tessera pagherà l'ingresso in fiera solo due euro anziché cinque. Si tratta di un'iniziativa che rientra nell'ottica di fidelizzare sempre di più gli utenti e per far conoscere Fullcomics anche ad un pubblico "nuovo", quello dei manga giapponesi. Così facendo riusciamo a coinvolgere case editrici importanti che iniziano a collaborare sempre di più con Fullcomics. Come vedi il futuro del fumetto italiano? Lo vedo bene, sembrerà strano ma lo vedo bene. Il segnale che mi rende entusiasta é proprio il proliferare di eventi legati al fumetto e la forte crescita di Fullcomics. Ma poi vedo un interesse crescente verso il fumetto da parte di giornali, istituzioni culturali, scuole, gallerie d'arte. Ormai il fumetto non é più un'arte di serie B, cosa che peraltro era considerata solo in Italia. Ormai anche la professionalità degli editori, che confezionano sempre di più veri e propri prodotti da libreria, contribuisce a colmare il gap che ci divideva da Francia e Belgio, tanto per fare due esempi. Non é ancora tutto oro quello che luccica ma siamo sulla buona strada. E per vedere il meglio del fumetto d'autore italiano vi aspetto tutti a Fullcomics!

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