Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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L'intervista » Giorgio Pezzin, uno degli ultimi gentiluomini del fumetto italiano

Giorgio Pezzindi Giorgio Messina

Fumetto d'autore ha incontrato uno degli ultimi gentiluomini del fumetto italiano. Ne è venuta fuori una lunga chiaccherata a tuttotondo tra Disney, Bonelli, le Winx, l'autoproduzione e il ricordo di Bruno Concina.

Benvenuto a Giorgio Pezzin su Fumetto d’Autore. Visto che il mondo del fumetto spesso ha la memoria corta, soprattutto nelle nuove generazione di lettori, racconti brevemente a chi non la conosce: chi è Giorgio Pezzin?

Sono soprattutto (ma non solo) uno degli autori ormai “storici” della Disney Italia, avendo cominciato la mia carriera nel 1972, quando il Topolino era pubblicato da Mondadori e il suo direttore era Mario Gentilini. La redazione era composta da poche persone: Elisa Penna, Gaudenzio Capelli, Marco Rota, Gian Giacomo Dalmasso, Franco Lostaffa... un ambiente molto familiare.
Presentai un lavoro alla redazione spinto da Giorgio Cavazzano che allora muoveva i suoi primi passi da disegnatore indipendente dopo essere stato ripassatore di Romano Scarpa. Cominciai a lavorare in coppia con Cavazzano e questa fu già una prima rivoluzione perchè prima disegnatori e sceneggiatori non si frequentavano. Ma le cose che facemmo io e Giorgio evidentemente piacquero e ci lasciarono continuare. Fu un bene per tutti e due.

Sono di quel periodo le storie come “L'eroico smemorato”, “Le sabbiature a domicilio”, “ La raffineria galleggiante”, “Le vacanze in scatola”, ecc. che fecero scuola grazie anche al dinamismo di Cavazzano.

In seguito fummo responsabili di un'altra “eresia”: cominciammo a lavorare anche per altre testate (Il Giornalino; Il Corriere dei Piccoli, Il Mago) creando le nostre serie di Capitan Rogers; Smalto e Jonny, Oscar e Tango, Walkie e Talkie. In effetti nessuno dei disegnatori Disney aveva osato lavorare anche per altri editori affermando la propria situazione di veri autori freelance. Noi fummo i primi... anche se va detto che non lo sapevamo di essere dei rivoluzionari. Lo facemmo e basta e nessuno ci disse niente! Fu un periodo molto proficuo e superproduttivo (dovevo sfornare tra lunghe e brevi anche cinque storie al mese), nonostante io fossi impegnato con l'università e con gli studi di ingegneria, la laurea, il servizio militare... ne venne fuori un bell'esaurimento nervoso che si risolse solo con il matrimonio con la mia Manuela.

C'è da dire che io non pensavo che il fumetto fosse il mio futuro: lavorai come professionista per sette anni, poi lasciato quell'ambiente infernale, decisi di fare solo quello che mi piaceva di più e aprimmo un negozio di modellismo... ma sempre continuando a fare “provvisoriamente” il fumetto. Che alla fine restò l'unica attività e continua ancora oggi. Tra l'altro noto con piacere che ci sono diversi ingegneri convertiti al fumetto: Don Rosa, Giardino … chissà cosa significa questo.

In ogni caso la mia formazione scientifica mi ha molto aiutato nell'inventare le storie tecnologiche per cui sono diventato un po' famoso: “Paperone e la Rivoluzione elettronica”, per esempio; e poi “La fattoria orbitale”, “La deriva dei monumenti”, ecc. Insomma non rinnego niente e tutto è servito.

In totale, sempre aiutato da mia moglie Manuela, ho scritto più di 830 storie. L'elenco è sul mio sito: http://www.fumettiestorie.com/autori/elencounico-2012.htm Se date un'occhiata vedrete che la lista è davvero lunga. Impressiona ogni volta anche me.

Si stava meglio quando si stava peggio? Ovvero, come ha visto cambiare il mondo del fumetto italiano in quasi mezzo secolo di carriera?

Certamente si stava meglio quando si stava peggio. Gli anni d'oro del fumetto non sono stati un caso. Non c'erano il computer, i videogiochi, la TV aveva pochi canali, non c'erano i manga, i cartoni animati giapponesi... c'era solo il fumetto e le edicole erano piene, e c'erano anche tanti bambini e ragazzi. Non dimetichiamo che adesso le nascite si sono dimezzate. Inoltre l'economia era in ascesa e c'erano ottimismo e fiducia nel futuro... e molte meno tasse di adesso.

Niente di strano se la gente comprava fumetti; infatti compravano di più di qualsiasi altra cosa. Adesso, in pratica, si comprano solo telefonini perchè fanno “status” come i SUV o gli orologi da polso (che sono assolutamente inutili per vedere l'ora visto che bastano e avanzano i telefoni cellulari, sempre aggiornati all'ora esatta).

In generale direi che oggi la torta si è divisa in più fette. I lettori forse sono sempre gli stessi, o magari meno, ma disposti a spendere di più, ma gli attori in gioco sono più numerosi. Oltre ai fumetti c'è tutto il resto quindi la fetta della torta è sempre più sottile.

Questo ha spinto gli editori a stringere i cordoni della borsa; la qualità è scesa e via così verso la rovina.

Tra poco sarà un anno che ci ha lasciati: come era il suo rapporto con Sergio Bonelli, i suoi personaggi e la sua casa editrice?

Per me Bonelli una persona onesta e ragionevole, che si era circondato di persone oneste e ragionevole, primo fra tutti Decio Canzio, che era quello che oggi si dice “Direttore Editoriale”. Molto umano, educato e con grande rispetto per le persone anche quando diceva di no.

Entrai in Bonelli come aiuto su una sceneggiatura di Cormio che non stava bene e non riusciva a finirla.

Canzio mi chiese se non mi sarebbe seccato finirla io. Seccato? Per me era un lavoro nuovo e interessante, altro che! La finii e furono soddisfatti. Così ne feci altre. E' così che si fa. Chi è troppo schizzinoso alla fine muore di fame, oggi come allora.

In ogni caso Bonelli è sempre stato correttissimo e generoso. Mi ha pagato i diritti di ristampa delle quattro storie che scrissi per Zagor: il 50% di quanto avevo guadagnato sceneggiandole la prima volta! Una cosa che non faceva ne fa nessuno, a quanto mi risulta. Se avesse fatto lo stesso la Disney, ora sarei milionario. Inoltre quando decise di chiudere “Il Piccolo Ranger” si diede molto da fare per cercarmi un altro lavoro e me lo trovò per un editore francese. Fui io che rifiutai, tornando a lavorare a tempo pieno per la Disney-Mondadori che allora funzionava benissimo grazie al nuovo direttore Gaudenzio Capelli. Faccio notare che questo modo di fare generoso e corretto non rese Bonelli più povero, anzi! Voglio dire che si può fare una buona politica industriale anche trattando bene la gente.

La Disney del dopo Capelli, invece, quando decise che gli “autori anziani” non andavamo più bene per loro, non fece neanche una telefonata per avvertirli. Io sentii che qualcosa non andava quando ricevetti il rifiuto di tre soggetti, spediti ben tre mesi prima, con una email di una riga. Era un modo di fare da cafoni e derelitti e così andai a scrivere le storie delle Winx.

Come mai quando sbarcò la Disney in Italia e il settimanale Topolino passò dalla Mondadori alla filiale italiana della casa madre, preferì dedicarsi totalmente alle storie di Topolinia e Paperopoli, abbandonando la collaborazione in Bonelli, tra le altre? Come mai questa scelta?

Beh, qui ho già risposto. Alla Disney c'era Gaudenzio Capelli che si è rivelato un Grande Direttore. Umano, ragionevole, competente, che veniva dalla gavetta e conosceva benissimo il Topolino e i suoi lettori. Inoltre era un Direttore che sapeva valorizzare tutti gli autori, spingendoli a dare sempre il meglio.

Quando poi la Disney assunse la responsabilità del Topolino direttamente, non rinnovando il contratto con Mondadori, e arrivò Virri come Direttore Generale della Disney Italia , ci fu un periodo pieno di fervore e di novità positive.

Nacquero i meeting Disney dove gli autori potevano divertirsi insieme, conoscersi e fraternizzare; sorse l'Accademia come ambiente di ricerca e sviluppo; si crearono sodalizi interessanti; ci si sentiva valorizzati. Fu il periodo più proficuo delle mie storie con Massimo De Vita.

Che differenza c’era tra la Mondadori e la Disney Italia?

Credo che sostanzialmente il Topolino fosse per la Mondadori solo una delle tante testate da far fruttare; per la Disney Topolino era il motore di un brand mondiale che doveva portare ai parchi, al merchandising, ai Disney Store... tutto un altro orizzonte, insomma.

Come è cambiata la DIsney Italia negli anni?

Dopo Capelli (che aveva provato a regolamentare la questione dei diritti d'autore per le ristampe e che infine, a quanto ne so, se ne andò sbattendo la porta) ci furono una serie di direttori mediocri che non conoscevano la realtà del Topolino, prima fra tutti, per sua stessa iniziale e pubblica ammissione (!) la stessa Claretta Muci che, per farsi aiutare nella valutazione delle sceneggiature istituì una vera e propria commissione di 4-5 elementi! Una cosa ridicola. Mi sono trovato a Milano a discutere una sceneggiatura (Topolino e la via delle Indie) davanti ad una specie di tribunale, la mia piccola scrivania di fronte alle loro cinque. Ovviamente ho mandato tutti quel paese! Se la storia volevano comprarla la prendessero così (visto che usciva firmata da me), altrimenti restava mia e basta. Ero o non ero un freelance, anzi un fornitore, come si premuravano di dire sempre?

La Disney intanto era diventata elefantiaca; cinque piani di morbidezza fatti di uffici in centro a Milano, arrivarono redattori, caporedattori, caporedattori centrali (ma che significa?), capidivisione, uffici studi, statistiche, merchandising, dirigenti di archivio e magazzino ...mentre tutto il lavoro vero continuavano a farlo i collaboratori tutti esterni, tutti precari, tutti visti sempre più malamente, quasi con fastidio...
In quei tempi assistemmo anche al litigio di Elisabetta Gnone (che se ne andò dal suo posto di Direttore dell'Area 2 per pubblicare da sola i suoi libri) e Alessandro Barbucci con la Disney per i diritti sulle Witch... insomma niente di nuovo sotto il sole, anzi sempre peggio. Alla fine hanno defenestrato anche Virri!

Il compianto Bruno Concina cercò di squarciare il velo dell’ipocrisia che circondava una generazione di autori che ha cresciuto tantissime generazioni di bambini con le loro splendide storie, ma che erano sempre rimaste in una situazione di “precari”. Come ricorda Concina e cosa pensa della sua battaglia per vedersi riconosciuto i suoi diritti d’autore?

Concina è stato vittima della sua buona educazione. Non riusciva a capire i motivi del comportamento assurdo della Disney quando, senza il minimo avvertimento o spiegazione (che comunque, tra persone adulte, è indice appunto di buona educazone se non di coerente e razionale politica industriale) tutti i vecchi autori furono letteralmente ignorati e messi da parte da un giorno all'altro, mettendo molti in situazioni veramente difficili, dopo collaborazioni durate decenni. Ma neanche un pazzo si comporta così! Concina non ci voleva credere, gli sembrava impossibile... e così forse si spiegano quelle sue lettere quasi kafkiane. Io avevo già lasciato la Disney per le Winx e, ovviamente, avevo fatto benissimo.

Qualcuno tra gli sceneggiatori rampanti ed emergenti, approfittando della sua notorietà internettiana, ha provato a infangare la memoria di Concina raccontando che lo sceneggiatore inventore delle storie a bivio aveva accettato sottobanco un accordo con la Disney Accadevano davvero questi accordi sottobanco in Disney?

Non credo proprio. Conoscendo Concina, se fosse avvenuto, certamente lui lo avrebbe detto e avrebbe scritto qualcosa per riabilitare la Disney. Per il resto non so. Forse gli accordi sottobanco si fanno adesso, se qualcuno dei “nuovi” ne accenna con competenza. Io mi sono sempre tenuto fuori da simili miserie.
Si usava anche quando facevo l'ingegnere professionista, in cambio di molti soldi, e si usa tuttora a quanto mi risulta e a quanto risulta dalla cronaca di tutti i giorni. Io me ne ero allontanato subito, dedicandomi al modellismo. Figuriamoci se ci sarei rientrato nel fumetto!

Giorgio Pezzin e le Winx: come si trova uno storico sceneggiatore in mezzo a sei fatine che scrive ormai continuativamente da parecchio tempo?

Le Winx sono state decisamente sottovalutate. In pochi anni sono diventate un fenomeno mondiale generando un volume d'affari spaventoso, miliardi di euro! Io sono uno scrittore commerciale, quindi niente di male se mi ci sono dedicato. Io e mia moglie l'abbiamo fatto volentieri e mettendoci tutta la nostra professionalità. Alla fine hanno oscurato anche le Witch che comunque erano un grande successo. Tra l'altro iniziando praticamente da zero e avendomi dato Straffi e i suoi collaboratori praticamente carta bianca nella versione a fumetti (la redazione accettava senza discutere qualsiasi storia io mandassi) ho potuto anche modularle in modo a me più congeniale, creando una morale di fondo che non era possibile creare nel cartone. Le mie Winx non erano delle superbambine, ma semplicemente delle ragazze che diventavano magiche soprattutto esercitando le loro migliori qualità. In questo senso, era il messaggio che inviavo, tutte le bambine possono diventare delle fate e fare qualcosa di magico solo esercitando la loro intelligenza, la grazia, la gentilezza.

Alla Rainbow erano molto esigenti e c'era un via vai di autori, direttori, responsabili, coloristi incredibile. Io invece non ricevevo neanche una telefonata, se non chiamavo io. Mi lasciavano lavorare e basta. 86 storie consecutive ogni mese per 85 mesi! (una è rimasta di scorta, molto bella, tra l'altro). Sono più di sette anni, vi rendete conto? Non è tanto semplice e ovviamente io e Manuela ne siamo orgogliosi. Alcune di quelle storie sono veramente belle e ho cominciato a farlo notare sul mio sito.

Giorgio Pezzin e Manuela Marinato, un sodalizio familiare e artistico: storia, sneddoti e dietro le quinte.

Non c'è nessun segreto. Siamo innamorati, ci rispettiamo, viviamo insieme – e dico insieme 24 ore al giorno, perchè io lavoro in casa – da più di 35 anni e ci frequentavamo da altri 13. Anche i ricordi e le esperienze comuni fanno da cemento. Mi fanno pena quelli che lasciano la moglie a cinquant'anni per sposarsene una di vent'anni più giovane. Dei veri poveretti! E poveretta la donna che si perderà il meglio della vita. Mia moglie è una persona molto intelligente e ha al massimo tutte le caratteristiche tipicamente femminili: comprensiva, sobria, pratica, amorevole. Impossibile non andare d'accordo. Creare storie insieme è stato logico fin dall'inizio. In fondo anche la nostra storia personale la facciamo in due e nessuno prevarica l'altro.
Secondo me le donne sono migliori degli uomi e sarebbero più adatte a governare il mondo. Hanno imparato a loro spese la disciplina, la moderazione, la compassione... non per niente tra i più grandi capi di stato le donne, in proporzione, sono state la maggioranza. E dietro a un grande uomo c'è sempre una grandissima donna. Con questo avrete capito che a me le donne piacciono.

Oggi: Giorgio Pezzin, si è aperto anche all’autopubblicazione, agli e-book, alle app e alla vendita on line. Ci racconti tutto di questa affascinante “svolta” al passo con i tempi di uno storico autore del fumetto italiano.

Non ho scritto “Zio Paperone e la rivoluzione elettronica” nel 72 per niente. Una storia dove Paperone scopre internet e inventa il telelavoro, le chat, il furto di dati, ecc. Sono sempre stato un fanatico della tecnologia, nonostante che io mi sia laureato senza che nell'Università ci fosse un solo computer. Il primo me lo comprai un anno dopo la laurea, con un amico, spendendo 200.000 lire: Una calcolatrice programmabile HP con 128 righe di memoria programmabile. La usavamo per i calcoli del cemento armato. Dopo spesi i soldi di una automobile media di oggi per comprarmi un Olivetti M24, il primo personal computer italiano con 4 Mb di ram e dischi flessibili da 5 pollici! e solo per farci delle prove. Ormai non facevo più l'ingegnere e vendevo modellismo. Non mi serviva un computer, eppure...

Adesso invece non voglio più lavorare per gli altri ma, d'ora in poi, solo per me stesso e come e quando voglio io. Quindi autopubblicazione a tutto spiano. E ancora una volta mi faccio tutto da solo: scrittura, immagini, copertine, conversione epub...

Siccome non voglio più dipendere neanche dai disegnatori, sto scrivendo dei racconti; sono di vario genere, alcuni di avventura, quasi dei fumetti in prosa e seriali. E' meglio del fumetto, per me scrittore, perchè posso sviluppare meglio le situazioni e i personaggi senza preoccuparmi delle capacità del disegnatore, del numero delle pagine, della dimensione delle vignette... insomma è bellissimo e credo che non smetterò più, anche perchè i primi commenti dei miei nuovi lettori sono molto positivi.

Una cosa che rifarebbe e una che non rifarebbe nella sua lunghissima carriera professionale.

Non ho niente di cui rimproverarmi. Ogni cosa l'ho fatta in quel momento perchè era la cosa migliore e sempre onesta, quindi dormo la notte. Se poi le cose non sono andate bene, non dipendeva tutto da me.

Qual è la storia a cui è più legato e perché?

Mi piace sempre l'ultima. Adesso è il libro “LA GUERRA DELLE LACRIME” che potete comprare sul mio sito www.comicsbay.com. Un lungo racconto sviluppato da una splendida idea di mia moglie Manuela. Parla di angeli e diavoli e mi piace pensare all'immagine di un papà che, ogni sera, ne legge un pezzo ai suoi figli, come facevo io (però non leggendo, ma inventando al volo) con i miei quando erano piccoli. Quei momenti ce li ricordiamo ancora, tutti.

Come sono le giornate di Giorgio Pezzin? Ci racconti la sua giornata tipo.

Molto banali. Resto quasi sempre a casa, o facciamo qualche breve giro io e mia moglie, quando ce ne viene voglia. Non abbiamo bisogno di “ferie”. I miei figli sono grandi e indipendenti. Non abbiamo padroni né servitori, né orari.
Passo la giornata quasi sempre davanti al computer o mi occupo di bricolage (sono un costruttore abilissimo; ex modellista; mi sono costruito scrivanie, librerie, cucine, letti...leggo molto e scrivo altrettanto. Mi incazzo per i furti e le idiozie della politica, come tutti.

Cosa c’è nel presente e nel futuro di Giorgio Pezzin? Progetti, idee e speranze.

Solo per soddisfazione personale vorrei riuscire bene nell'autopubblicazione e scrivere dei bei racconti per cui la gente possa divertirsi a leggerli, trovandovi qualche ora di sano relax e serenità.
Molti mi scrivono dicendomi proprio questo: hanno letto le mie storie da ragazzi e mi ringraziano proprio di quella serenità che ricordano ancora oggi. E' una bellissima cosa. Di noi deve restare un buon ricordo e io a sessantre anni comincio a pensare anche a quando non ci sarò più (o meglio, non sarò più qui, e andrò altrove, anche se non so dove). Ci penso da quando avevo trent'anni, figuriamoci adesso (a proposito, ci voglio scrivere anche un libro, su questi pensieri. Sulla mia idea del mondo, insomma. Restate in campana e consultate il catalogo di comicsbay!)
Tuttavia ho ancora molte energie da spendere; tante cose da fare e imparare e non mi abbandono certo alla malinconia. Prima fra tutte il restauro di tutte le mie storie indipendenti e la loro pubblicazione digitale. Come ha detto una signora intelligente, poco tempo fa (e che ora non c'è più), vorrei morire da vivo!

Carissimo Pezzin, il palco è tutto suo. Parole in libertà ai lettori di Fumetto d’Autore.

Che devo dire? Ho gia parlato abbastanza, mi pare. Anche troppo.
Faccio un bel mestiere che consiglio a tutti gli spiriti indipendenti. E' del tutto precario, lo è sempre stato e io e i miei colleghi lo abbiamo fatto per anni senza piagnistei o sceneggiate, ma se vi dà da vivere, è anche fonte di grandi soddisfazioni, anche se non si diventerà mai ricchi.

Il momento è difficile e non so cosa succederà del fumetto, della letteratura, del mestiere di autore.

Internet, che poteva essere una grande fonte di reddito per molti, con la faccenda del “tutto gratis” ha inoculato nelle menti deboli l'idea che il lavoro degli altri non valga nulla. Varrò poco, magari, ma non nulla! Ora se ne sono accorti anche quelli che decidono e si cerca di correre ai ripari, ma gente in malafede ce n'è tanta e purtroppo non c'è nessuno che abbia il superpotere di sterminare gli imbecilli con uno ZOT!

Ma chissà, può sempre arrivare una invasione aliena, o nascere un vero X-Men!
Insomma, ancora una volta, per sperare di sopravvivere, dovremo ricorrere all'aiuto di un fumetto.

Cordialmente vostro

Giorgio Pezzin

Nella foto, tratta dalla rete, Giorgio Pezzin e la moglie Manuela Marinato.

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