Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Querele e lezioni di giornalismo

annabeccogialloMoleskine #73

La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

Querele e lezioni di giornalismo

di Giorgio Messina

L’ipocrisia di cui è impregnato il fumettomondo a volte è tragicomica. Non è emergianziale parlare di un editore come Francesco Coniglio, che sta chiudendo i battenti nel silenzio più assordante possibile. No. Le anime belle del fumettomondo ritengono che sia invece improvvisamente emergenziale discutere dell’informazione di settore.

Ovviamente sotto processo ci finisce solo Fumetto d’Autore, cioè l’unica voce fuori dal coro. Gli altri, la cui maggioranza è composta da bambocci, lecchini, amici degli amici e prezzolati - pagati in grande amicizia -, rimangono fuori dal processo all’informazione di settore, che ormai si riassume in un unico teorema dell’accusa: con le buone o con le cattive quelli di Fumetto d’Autore devono stare zitti.

E per cercare di farci stare zitti si usano due strade: querele e lezioni di giornalismo.

Capitolo Querele

Scriveva domenica 25 settembre 2011 Max Favatano sul suo blog che:  «Fumetto D'Autore, Giorgio Messina, Alessandro Bottero HANNO delle denunce sopra per i loro scritti, te lo posso garantire, me lo ha detto "una fonte autorevole" ma più autorevole di quelle che usate voi nei vostri scoop.
Magari ancora non ti sono state recapitate, non so, è probabile. Porta pazienza che Natale arriva per tutti.»

Siamo arrivati al 19 gennaio 2012, sono passati 4 mesi, cioè 120 giorni, Natale e la Befana, che tutte le feste si porta via, sono passati da un pezzo, e non c’è mai stata recapitata nessuna querela. Semplicemente perché non esiste alcuna querela nei nostri confronti. Certo, il Natale torna invece ogni anno. Ora non ci sarebbe molto di cui stupirsi visto che a scrivere queste fesseria è stato proprio un titolare di fumetteria - Mondi Sommersi a Lecce – che nel profilo del suo blog si racconta come «Fumettaro, perdigiorno e scolabirra» che «nel mentre vendo fumetti, nel ventre solo birra». Potremmo derubricare l’uscita infelice di Favatano come un’alzata di gomito eccessiva davanti alla tastiera, se non fosse che questa storia della querela nei confronti di Fumetto d’Autore (e di chi ci scrive) è iniziata molti mesi prima di quanto riporti l’alcolista poco anonimo dietro al bancone della vostra fumetteria di fiducia a Lecce, che è solo uno dei vari che l'ha ripetuta. 

Abbiamo una fonte certa che ci aveva già riportato da tempo che durante l’edizione di Mantova Comics di fine febbraio 2011, Michele Ginevra, coordinatore e «responsabile» (così adesso viene definito in un comunicato ufficiale) del Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona, andava raccontando ad addetti ai lavori, tra corridoi e stand, che un’intervista fatta ai tipi di Becco Giallo, noi di Fumetto d’Autore saremmo stati costretti a farla perché eravamo sotto minaccia di querela da parte loro, a causa del "caso Maconi". Per dimostrare che noi abbiamo sempre saputo questa storia e che l’abbiamo verificata a suo tempo, ma sinora c'eravamo tenuti nel cassetto i particolari, ecco la domanda con la conseguente risposta di Ostenel e Zaghis, i direttori editoriali di Becco Giallo, tratta da una intervista curata da Alessandro Bottero e pubblicata il 28 aprile 2011.

«Un’ultima cosa, forse una sciocchezza, ma mi faceva piacere chiarire un punto. Qualcuno ha detto in giro che l’intervista che Fumetto d’Autore ha fatto a Beccogiallo qualche mese fa non nasceva da una libera proposta da parte nostra, ma da una vostra minaccia di querela verso il sito Fumetto d’Autore, se non ve l’avessimo fatta. Ora, noi sappiamo che questa è una panzana grande come una casa, ma forse sarebbe il caso che questa voce venisse smentita, anche perché messa così non è che Beccigiallo ci faccia una bella figura.

Caspita! Ma questa è materia buona per una nuova puntata di... "BeccoGiallo VS Fumetto d'Autore! Non scherziamo: la panzana è grande come una casa, hai ragione. Ma come, prima facciamo un libro dedicato ad Anna Politkovskaja e poi minacciamo FdA alla Putin?»

Nel frattempo che si trastulla in presunte querele alle spalle degli altri, Ginevra potrà sempre continuare a dire che anche in questo caso vediamo gli asteroidi o che ci ricordiamo male. Occhio però, che questo “metodo Ginevra” di inventarsi querele fasulle per cercare di delegittimare chi ficcanasa neila sua gestione in qualità di “responsabile del Centro Fumetto Andrea Pazienza” di risorse e denaro pubblico, oggi è toccato a noi, ma ieri chissà a chi è toccato, per non parlare di domani a chi potrebbe toccare.

"Bulgaramente" ridicola anche la linea di difesa del Ginevra: si rifiuta di rispondere alle domande che solleviamo sulla gestione del “suo” Centro Fumetto Andrea Pazienza in questi tre articoli (primo, secondo e terzo), e si mette a spiegare sul suo blog che noi saremmo poco credibili in quello che scriviamo e nei documenti che presentiamo (verificabili da chiunque) a suffragio delle nostre tesi, perchè dei nostri account sono stati bannati a vita dal forum di Comicus qualche tempo fa. E questo, sempre secondo Ginevra, sarebbe anche indice da parte nostra di non sapere stare alle regole di una comunità. Invece non volere rispondere in merito a come si usano risorse e soldi pubblici adducendo futili motivazioni è indice di sapere stare alle regole di una comunità, nevvero?

Eppure, tornando a bomba sull’argomento querela, essere querelati, come dice un mio maestro di giornalismo che si occupava di cronaca  – mica di fumettomdo e fumettomondisti -, è il vero battesimo del giornalista. A questo ci sarebbe da aggiungere che è grazie al giornalismo alla Marco Travaglio che le anime fragili e belle, non solo nel fumettomondo, hanno iniziato a pensare che per un giornalista essere querelato corrisponda alla delegittimazione di quanto egli scriva. Insomma la querela è in pratica già una condanna certa, alla faccia di ogni garantismo possibile.

Ora, a noi di Fumetto d’Autore poco ce ne cale di queste presunte querele. Ovvero la leggenda metropolitana della nostra querela, visto che qualcuno ci accusa di dire fesserie raccontando fesserie su di noi, in realtà ci diverte parecchio. Quindi se qualcuno vuole querelarci, si accomodi, invece di sbandierare ai quattro venti che andremmo querelati. Sennò sembra il gioco del telefono applicato alla profezia autoavverante.

E qui è interessante rilevare il fatto che alcuni "colleghi" dell'informazione sul fumetto, come ad esempio Davide Occhicone de Lo Spazio Bianco, o Giovanni La Mantia di Comicus, invece di scrivere articoli sui siti con cui collaborano in cui dimostrare che noi scriviamo calunnie, preferiscono invece invocare la querela o prenderci per i fondelli in giro per il web. Curioso in tal senso il caso del “collega” Giovanni La Mantia, uno che quando su Comicus ha dovuto incensare in una recensione l’ultimo libro di Marco Rizzo, cioè il proprietario stesso di Comicus, non si è creato invece molti problemi a vergare l’articolo. Strano che nelle lezioni di giornalismo che ci vengono impartite da più pulpiti queste cose non vengano affatto notate. Evidentemente i buoni nell'nformazione di settore sono solo quelli che scrivono bene dell’editore del proprio sito e degli amici e degli amici degli amici, oppure chi si occupa di iperurani fumettologici ma stando molto attento a non sporcarsi le manine con nomi, animali, cose e città che girano attorno al fumetto e ai suoi libri.

Capitolo Lezioni di Giornalismo

Una delle ultime lezioni di giornalismo impartite a Fumetto d’Autore riguarda le mini-interviste agli autori che fa l’ottimo Enrico Ruocco, alias Tuttocartoni, nella sua rubrica Planet O, chiamata così in omaggio al meraviglioso pezzo musicale di Daisy Daze & the Bumble Bees usato in Italia come sigla della prima serie di Lupin, quella della giacca verde per intenderci. Improvvisamente ci si accorge che quelle mini-interviste hanno una struttura di domande standard, ovvero quasi tutte le domande che Ruocco manda a diversi autori emergenti, esordienti, e affermati si ripetono. Ovviamente per alcuni questa struttura standard di mini-interviste  è un esempio di cattivo giornalismo. Ora, per chi non lo sapesse, Enrico Ruocco, con lo pseudonimo di Tuttocartoni, scrive di fumetti sul web da circa 10 anni prima che nascesse Fumetto d’Autore e prima di collaborare con noi ha collaborato anche con SuperEva e Virgilio. E le mini-interviste a griglia fissa sono invece un'invenzione ancora più vecchia del web...

A impartirci siffatta lezioncina di giornalismo ci pensa il “collega” Francesco Matteuzzi, che sul suo blog si descrive come “giornalista, sceneggiatore, autore di libri per ragazzi, da qualche tempo anche insegnante” e che, tra la sua produzione a fumetti, vanta un libro su Anna Politkovskaja (Beccogiallo), una martire e una icona del giornalismo d’inchiesta mondiale. La storia è semplice da riassumere: Matteuzzi a ottobre rifiutò una richiesta di intervista di Ruocco. In questi giorni però, Matteuzzi ha tirato fuori quella storia vecchia di tre mesi, un po’ ad orologeria - verrebbe da pensare - forse perchè stimolato dall’infelice uscita della Rockstar formato fumettomondo Roberto Recchioni che sostiene che finisce in una sua personale lista nera chi viene intervistato da Fumetto d’Autore perchè «chi concede un'intervista a Fumetto d'Autore, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire» (ne abbiamo parlato QUI e Bruno Brindisi ha simpaticamente risposto alla provocazione di Recchioni rilasciandoci questa intervista pubblicata QUI).

Matteuzzi applica a questa storia dell’intervista rifiutata un'ipocrisia non degna di chi ha realizzato un libro a fumetti su Anna Politkovskaja. Lo sceneggiatore infatti pubblica così sul suo blog la sua mail privata di risposta inviata a Ruocco a ottobre per declinare la richiesta di intervista:

Salve XXXX,
anche per me è un piacere fare la tua conoscenza.
Ti ringrazio per la proposta di intervista, che devo tuttavia declinare. Non apprezzo e non stimo il sito XXXX, per cui non desidero rilasciare un'intervista che andrà pubblicata su quelle pagine. Fino a qualche settimana fa io e XXXX eravamo in contatto tramite Facebook, contatto che ho poi cancellato perché, a mio avviso, inappropriato: ho una visione del giornalismo, e del giornalismo relativo al fumetto, del tutto diversa da quella del sito in questione. Converrai che, a questo punto, sarebbe da parte mia assai poco coerente rilasciare un'intervista, che sarebbe almeno in parte pubblicitaria, proprio al vostro sito.
Ti porgo comunque i miei più sinceri saluti, sperando di poterci risentire presto per altre questioni.


Sono appunto quelle XXXX a suonare molto ipocrite e non sono degne di chi si fregia di essere giornalista (che il giornalista vero non lo fa la tessera in tasca, nevvero amici e baristi vicini e lontani?) e soprattutto di chi ha scritto un libro su una giornalista russa che è morta per una sua inchiesta e che magari se avesse sostituito i nomi che ha fatto nei suoi articoli con le XXXX come ha fatto il suo biografo a fumetti, sarebbe ancora qui con noi e Matteuzzi non avrebbe avuto una martire su cui scrivere. Comunque le XXXX si sostituiscono con Enrico Ruocco e Fumetto d’Autore.

Per Matteuzzi, inoltre, l'atto di lesa maestà, sarebbe che non solo gli abbiamo inviato le domande che inviamo a tutti - si sarà forse sentito sminuito per ciò? - ma tra quelle domande, pensate soprattutto per dare la possibilità agli intervistati di spaziare come più desiderano nel raccontarsi, abbiamo anche osato chiedere a lui scrittore e sceneggiatore che serie avrebbe voluto disegnare! Ma tu pensa... come se ora chiedere a qualcuno che serie avrebbe voluto disegnare implica che sappia per forza tenere in mano la matita.

Su una cosa però concordo con il “collega” Matteuzzi: abbiamo due visioni del giornalismo diverse. Noi non ci gonfiamo il petto parlando di giornalismo usando come cavallo di troia la memoria di Anna Politkovskaja o di qualche altro illustre defunto. Se non piacciamo è proprio perché noi non sostituiamo i nomi con le XXXX e quando abbiamo da dire qualcosa su qualcuno, suffragata da fatti e fonti (come anche in questo articolo) non ci creiamo problemi.

L’ipocrisia non ci appartiene e le querele non ci spaventano, vere o inventate che siano. Le lezioni di giornalismo, poi da certi pulpiti, non è proprie possibile accettarle, per manifesta ipocrisia.

Ps: il fatto che Matteuzzi scriva che rilasciare un’intervista a questo sito ci porterebbe anche pubblicità, è vero, ma non sarebbe stato vero nel suo caso. Un Matteuzzi qualsiasi, infatti, per avere pubblicità ha avuto bisogno di Anna Politkovskaja, visto che se si cerca il suo nome su Google escono quasi esclusivamente paginate intere di link che riportano principalmente a questo libro sulla giornalista russa. Come se Matteuzzi non avesse fatto altro. Eppure di cose interessanti ne ha fatte nel fumetto italiano. Forse la prossima volta, prima di scrivere certe cose Matteuzzi farebbe meglio a leggere i trattati filosofici di Carneade.

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