Massimiliano De Giovanni: «il fumetto nasce da un’urgenza di raccontare»
Presentati ai lettori di Fumetto d’Autore…
Ciao a tutti e grazie per l’ospitalità. Piacere, Massimiliano De Giovanni, per molti uno dei quattro “Kappa boys”, per altri un docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, per alcuni un Food Blogger creativo, e naturalmente editore, sceneggiatore di fumetti, traduttore, scouter…
Quando e perchè è nata la tua carriera?
Ho debuttato nel mondo del fumetto alla fine degli anni Ottanta, ma non ti so davvero dire perché sia successo. Probabilmente lo devo a un po’ di fortuna e a tanta caparbietà. Diciamo che da bambino sono stato travolto dall’onda noir del fumetto italiano, e da personaggi complessi e tormentati come Diabolik, Kriminal e Satanik. Letture distanti dagli schemi tradizionali, che mi hanno tenuto lontano dai più rassicuranti universi disneyani e supereroici. Poi sono arrivati Goldrake, Candy Candy, Lady Oscar, e per la prima volta ho sognato di raccontare anch’io delle storie. Terminato il liceo ho iniziato a collaborare con l’editrice Granata Press come editor e letterista freelance, poi, qualche anno più tardi, ho iniziato a sceneggiare storie mie grazie a Edizioni Star Comics, firmando a più mani una breve avventura di Lupin III per il maestro giapponese Monkey Punch. Da quel giorno, le mie attività nell’ambito del fumetto si sono moltiplicate…
Regalaci qualche aneddoto sulla tua carriera…
Non scorderò mai il mio primo incontro con Monkey Punch. È stato emozionante, certo, ma anche ansiogeno. Ero con gli altri Kappa boys, l’interprete non si era presentata e non sapevamo come comunicare con il maestro. Avremmo voluto chiedergli tante cose, ma non parlavamo abbastanza bene in giapponese, e lui non conosceva una sola parola di inglese. La cosa non ci ha comunque paralizzato, e abbiamo trascorso un indimenticabile pomeriggio a ridere e scherzare. Come sia stato possibile resta un mistero! Un mix di mimica e gestualità, condito da qualche parola ad hoc studiata a lingue orientali. Negli anni seguenti ci siamo rivisti più volte, a Tokyo e persino in Francia, per caso. Eravamo ad Angoulême e ci siamo sentiti chiamare per strada da Monkey Punch, che si aggirava in incognito per il Festival… Non ci potevamo credere! Inutile dire che siamo stati a cena insieme, ancora una volta senza interprete!
A Quali progetti stai lavorando attualmente?
Nella mia vita ho scritto molte sceneggiature di fumetti, alcuni più intimi come Matteo e Enrico (in coppia con Andrea Accardi) e The Fag Hag (con Giulio Macaione), altri più avventurosi come Lupin III, Lazarus Ledd o Il viaggio di Akai. Nell’ultimo anno ho sentito però l’esigenza di cimentarmi in un romanzo tradizionale, e così ho iniziato a scrivere Lacrime Cosmetiche, di cui ho postato i primi capitoli su Facebook . L’idea nasce da un vecchio progetto. Un giorno, qualche tempo prima che l’editrice Dargaud acquisisse la rivale Dupuis, l’editor di “Spirou” mi chiese di scrivere una storia moderna, sul modello de I racconti di San Francisco di Armistead Maupin. Aveva letto le mie graphic novel a tematica LGBT e voleva tentare una strada meno convenzionale per il fumetto. La cosa non proseguì, ma sono rimasto comunque legato a quei personaggi e sono felice di poter oggi raccontare finalmente le loro storie.
L’amore per il fumetto continua però a tentarmi. Mi ero ripromesso di concedermi il classico anno sabbatico, ma un progetto di volontariato a cui sto partecipando mi ha dato l’idea per una nuova graphic novel, più intensa e sociale delle precedenti, ispirata a una storia vera. Sto iniziando a chiedermi chi potrebbe disegnarla …
Quali progetti futuri vorresti realizzare?
Sono uno che non progetta troppo il proprio futuro professionale. Preferisco lasciarmi trasportare dalle possibilità, sulla spinta di nuove o rinnovate passioni. Come quella per la cucina, che ho voluto condividere attraverso un blog . Molte delle mie ricette sono legate a dei ricordi. Belli, brutti, felici, malinconici, romantici. A cena sono iniziati e finiti amori, si sono celebrate amicizie, mi sono rivelato. Ricette nate per caso, alla ricerca di un sapore. Altre regalate e fatte mie, come un vestito che prende le nostre fattezze per farci stare più comodi. Il fatto è che i miei ricordi d’infanzia odorano di cibo. Penso che l’essenza stessa degli incontri e dei ricordi stia nel naso. La memoria rielabora tutto a suo piacimento, gli occhi sfumano, le orecchie travisano, ma non puoi ingannare l’olfatto. I profumi sono i preliminari del pasto. Ci avvolgono, ci conquistano, scatenano l’appetito. A distanza di pochi mesi dal mio debutto come “food blogger” sto iniziando a essere contattato da portali di cucina e riviste di gastronomia, ed è già in lavorazione il mio primo libro di ricette, che potrebbe uscire entro l’anno per una nuova etichetta libraria.
Una cosa che rifaresti e una che non rifaresti nella tua carriera.
Rifarei tutto. Solo sarei un po’ più cauto.
La tua serie preferita?
Brothers & Sisters, Will & Grace, Modern Family, Kitchen Confidential, solo per citarne alcune. Trovo molto interessante per il mio lavoro l’esempio di tanti colleghi americani prestati a serie televisive di successo. I media si ibridano, si fondono e, insieme con loro, cambiano i modi di distribuire e consumare i contenuti. Le serie televisive attingono a piene mani dalla grande letteratura, dal grande cinema, dal grande teatro, è vero, ma rielaborano il tutto in maniera originale. Trasudano strutture narrative e tecniche figurative innovative. Se la domanda si riferiva al fumetto, non saprei invece cosa risponderti. Non sono un lettore “seriale”, preferisco le graphic novel. Forse la mia serie preferita rimane Alan Ford degli anni d’oro, quando c’erano Max Bunker ai testi e Magnus ai disegni. Pochi fumetti possono contare sulla stessa irresistibile comicità.
Il fumetto che avresti voluto scrivere tu?
Nessuno in particolare. Ma ce ne sono molti che vorrei pubblicare.
Com'è il tuo rapporto con il web?
Il web è oggi il mezzo più diretto per dialogare col proprio pubblico. Per testare umori, passioni, ma anche per cogliere gusti e tendenze ancora embrionali, su cui investire per il futuro. Tutto procede molto velocemente, grazie a una tecnologia che rende tutti protagonisti, che abbatte costi di produzione, che supera i limiti e i tempi della distribuzione. Il web può premiare idee su cui editor troppo conservatori non possono o non vogliono investire energie. L’editoria cartacea finirà per risentirne molto più di quanto non stia già facendo. Certo, il caos della rete resta un problema, dal momento che tra tante proposte amatoriali non è semplice orizzontarsi.
Per quanto mi riguarda, il mio utilizzo della rete si limita al mio blog e a Facebook, naturalmente. Ma alcuni miei libri potrebbero trovare presto un nuovo mercato in forma di e-book.
Parlaci della tua giornata tipo…
Vivo da qualche anno a Ferrara, anche se continuo a lavorare a Bologna. La mia giornata tipo è quindi quella del pendolare, scandita dagli orari delle ferrovie. In treno leggo, scrivo, osservo. È lì che nascono tante idee per le mie storie. La variabile quotidiana è data invece dalla vita di redazione, dove ritrovo i miei compagni di sempre Andrea Baricordi, Andrea Pietroni e Barbara Rossi, con cui dirigo Kappa Edizioni. Scegliamo manga e romanzi per ragazzi da pubblicare, ne seguiamo l’adattamento in lingua italiana, ma ci confrontiamo anche con autori nostrani per continuare a sostenere il fumetto italiano. In una casa editrice non ci si annoia mai, c’è sempre qualche grattacapo da risolvere, ma le soddisfazioni sono tante e il nostro impegno è ampiamente ripagato. La sera, di ritorno a casa, mi dedico finalmente alla famiglia. E a me stesso.
Il palcoscenico è tutto tuo. Parole in libertà ai lettori di Fumetto d’Autore.
Visto l’alto numero di aspiranti fumettisti che incontro quotidianamente, dedico quest’ultima risposta a loro. Vorrei dire a tutti che un fumetto nasce da un’idea, ma ancor più da un’urgenza di raccontare. In questo mi rifaccio a Scott Fitzgerald: non si scrive per dire qualcosa, ma perché si ha qualcosa da dire. Scrivere quindi per necessità e non per mestiere, ascoltare sempre il cuore e la pancia più che la testa, e non smettere mai di essere curiosi. Se si desidera essere seguiti nella formazione ci sono poi ottime scuole, come l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove insegno Scrittura Creativa e Narrazione per Immagini: dal 2004 è infatti possibile accedere a un Corso in Fumetto e Illustrazione che, primo e unico in Italia, permette di conseguire un diploma accademico di primo livello. Alcuni miei studenti sono già pubblicati da Comma 22 e Kappa Edizioni, e questo rende per me l’insegnamento ancora più gratificante. Per questo, in collaborazione con Melbookstore, sto progettando un Corso di Fumetto a Ferrara, che inizierà nella seconda metà di marzo. E parteciperò anche ai nuovi corsi di fumetto on line organizzati da Francesco Coniglio e Laura Scarpa. Per qualsiasi informazione, contattatemi su Facebook…