Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Sab11022012

Aggiornato alle:05:03:11

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Chester Brown, fumetti "hard" per rendere legale il sesso a pagamento

Favorevoli: il movimento per i diritti delle prostitute e le sex workers. Contrari: i moralisti di ogni religione. Divisa, l’opinione pubblica. Gli unici a non avere dubbi sono i clienti di prostitute. A lanciare la provocazione è uno di loro. Non uno qualunque. Chester Brown, geniale fumettista canadese, è tra gli artisti cui si deve il “rinascimento” del fumetto alternativo americano, già popolare negli anni Ottanta. «Credo che, se la prostituzione venisse depenalizzata, entrerebbe nella sfera dei comportamenti normali in un tempo relativamente breve, nell’arco di poche generazioni». Una vera e propria campagna per la legalizzazione del sesso a pagamento, la sua, lanciata con Io le pago. Memorie a fumetti di un cliente di prostitute, diario autobiografico reso sotto forma di una lunga quanto dettagliata confessione. Una graphic novel per adulti, ma non per questo gratuitamente volgare. L’autore non ostenta con compiacimento la sua vita sessuale tutt’altro che convenzionale, né sente il bisogno di giustificarsi. I disegni sono semplici, non indugiano in particolari pruriginosi e non cercano di “colorare” la vita del protagonista per renderla più o meno avventurosa o seducente. C’è poco del romanzo a fumetti, i suoi appuntamenti a luci rosse seguono moduli ripetitivi, ben restituiti da una gabbia grafica altrettanto monotona. Brown si limita a demolire punto per punto tutti i luoghi comuni e gli stereotipi sul mestiere più antico del mondo. «Il cliente non è né un pedofilo né uno stupratore e pensare che quel genere di uomini rappresenti il tipico cliente delle prostitute è come affermare che quelli che picchiano o uccidono le mogli siano mariti tipici». Uno dopo l’altro, confuta tutti i più ricorrenti argomenti contro la prostituzione. «Non soltanto egli dimostra come si basino su una retrograda morale religiosa, ma sottolinea anche l’ipocrisia dei benefattori liberal di “riportare sulla retta via” le prostitute. Tutte quelle intelligenti alzano gli occhi al cielo davanti a questi atteggiamenti». Così scrive nella prefazione Robert Crumb, padre storico del fumetto underground, alla cui matita, non a caso, in passato è stata affidata l’illustrazione de Il capitano è fuori a pranzo, l’ultimo diario di vita del “vecchio sporaccione” Charles Bukowski. Se negli States Io le pago ha scatenato un acceso dibattito, l’edizione italiana (traduzione di Stefano Sacchitella, pp. 292, € 18,50) è stata frettolosamente archiviata dalle redazioni culturali. A pubblicarla, poche settimane fa, la Coconino Press, che il 2 febbraio porterà in libreria un altro inedito di Brown, il volume antologico The Little Man, brillante e caleidoscopica raccolta di brevi storie giovanili con cui l’autore si diverte a irridere l’american way of life narrando di surreali rivolte della carta igienica, invasioni aliene, animaletti parlanti e televisioni che ipnotizzano l’uomo della strada. L’auspicio è che anche quest’opera, come la precedente, non venga accolta con pregiudizio. Lo stesso che, da sempre, è riservato a chiunque faccia coming out. Che si tratti di un cliente o di una escort, poco importa. Il giudizio è tanto immediato quanto severo, come se avessero confessato di essere criminali. Una condanna di indegnità sociale che genera relativi deficit di autostima, costringendo le parti alla clandestinità e consegnando quella che potrebbe essere una scelta libera e trasparente a ricattatori e sfruttatori. «Per la donna media – dice Brown – l’idea che un uomo paghi per fare sesso è ripugnante, una minaccia per la casa, la famiglia e per l’ideale dell’amore romantico, ma i comportamenti sordidi non sono certo meno diffusi tra le coppie sposate che nel mondo della prostituzione». Allo stesso modo, gli uomini considerano le prostitute delle donne dissolute, facili prede di possibili avances sessuali, anche quando in realtà, sottolinea l’artista canadese, «si tratta di donne timide, modeste e persino schive». Detto da lui, profondo conoscitore del mondo delle professioniste del sesso, la testimonianza appare più che attendibile. In quindici anni di “attività”, di febbrili consultazioni di annunci e di approfondito studio delle relative recensioni (feedback) che i clienti postano su appositi siti web, ne ha conosciute a decine. Giovani e meno giovani, belle e passabili, canadesi e straniere, gentili e sbrigative. Ha raccolto le loro confidenze, di alcune è diventato amico. Tutto ha inizio nel giugno 1996, quando la sua «ultima ragazza» gli comunica che (forse) si sta innamorando di un altro. Preludio a una convivenza a tre in cui lui finirà in breve per diventare il terzo. «Erano tre i motivi per cui volevo essere fidanzato: perché ce lo aspettiamo socialmente e i ragazzi che non hanno una fidanzata sono considerati degli sfigati, perché mi piaceva la gratificazione dell’ego quando una donna vuole quel tipo di relazione esclusiva con me e, ovviamente, per il sesso». L’amore romantico, ne conclude, non esiste e, se esiste per altri, non fa per lui. Scoprirà che l’essere amici può essere preferibile all’essere fidanzati. Anche dal punto di vista “economico”. Fatti i dovuti conti e considerata una frequenza di rapporti a pagamento ogni tre settimane (tanti gliene consente il suo badget), il ménage di coppia costa di più e si fa sesso meno spesso. Nella versione di carta e inchiostro (rigorosamente in bianco e nero), Brown non si raffigura meglio di quanto sia: un uomo di mezza età (è nato nel 1960 a Montreal), calvo e non proprio attraente, che fa un lavoro stravagante (il fumettaro). Improvvisarsi playboy sarebbe alquanto improbabile. «Non ho le doti sociali necessarie per agganciare donne che fanno sesso occasionalmente», fa presente agli amici/personaggi – tra cui gli artisti Seth e Joe Matt – che disapprovano il suo comportamento. «Sono felice dal punto di vista professionale e me la godo», risponde a chi evoca la crisi di mezza età. «Non possiamo criminalizzare il sesso a pagamento perché ci sono persone villane a letto. Probabilmente c’è più violenza negli appartamenti delle coppie romantiche che in quelli dove lavorano prostitute che, per non incorrere in multe e arresti, preferiscono tenere un profilo basso», fa notare a chi magari vorrebbe emularlo ma ha paura di mettersi nei guai. A mettersi a nudo è l’autore, vincendo il naturale imbarazzo e scavando tra le proprie debolezze con disarmante sincerità e feroce autoironia, costantemente in bilico tra il rimanere coerente con la scelta fatta e la tentazione di tornare indietro: il timore che il sesso a pagamento possa finire per lasciargli una spiacevole sensazione di vuoto. La conclusione cui giunge è un finale aperto: «fare sesso a pagamento non è una esperienza vuota, se paghi la persona giusta». Alla fine, con una di loro, Denise, stabilisce un rapporto sessuale esclusivo, sia pure sempre a pagamento. Lui è il suo unico cliente e lei l’unica donna con cui Chester va. Un contratto basato sull’affetto e sulla reciproca convenienza. «Uno dei due assiste l’altro finanziariamente. Come la chiamereste una relazione simile?», domanda Brown. Quanti matrimoni, del resto, sono palesemente basati sul vantaggio economico di una delle parti? La prostituzione esplicita è peggiore di quella implicita? Che lui la paghi rende meno “pulita” la situazione o, piuttosto, più chiaro il reciproco ruolo? Che egli stesso abbia scelto di vivere una relazione stabile, rappresenta il trionfo o il fallimento delle sue tesi? Al lettore l’ardua sentenza o, meglio ancora, si apra un sano scambio di opinioni. Perché probabilmente leggere Io le pago non vi farà cambiare idea sulla prostituzione ma ci aiuta a osservare la questione da un’altra posizione. E non fate battute sceme. *Articolo tratto dal Secolo d'Italia del 4 febbraio 2012. Questo articolo on line è reperibile anceh sul blog dell'autore a questo indirizzo.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Cara fiera ti scrivo: il punto di vista di Narnia Fumetto

Da organizzatore di manifestazioni, ho cercato di mettere in pratica quello che avevo imparato da espositore e da negoziante. Ed è questo che mi considero, in primis: un libraio, che fa fiere e vende anche su internet PRIMA, un organizzatore di eventi/fiere POI.Per questo, a Narnia Fumetto, è nata l'Artist Alley, allo scopo di riunire in un unico luogo tutti gli autori ospiti della manifestazione (non quelli invitati dai singoli stand), collegando la possibilità di avere uno sketch da collezione all'obbligo di acquisto di un libro. Infatti: chi non è interessato al fumetto di un autore, come può volerne il disegno? Semplice: perché è bello ed è gratuito!Oltretutto: questo da dignità a chi realizza l'albo, che non è un semplice "ritrattista" su commissione, ma sta dedicando una propria opera (che poi lo faccia sull'albo stesso o meno è un dettaglio); da la possibilità all'editore e all'organizzazione di rientrare di parte delle spese (tante, davvero tante!) legate all'ospitalità ed alla gestione dell'autore.Il disegno ha un valore: "regalarlo", senza neanche chiedere l'acquisto di un libro è uno svilire e sminuire il valore del nostro lavoro.Ma, è da espositore ed addetto ai lavori, che mi sento di dire che, al momento, le fiere italiane sono carenti sotto molti punti di vista.Ecco quelle che, per me, sono le priorità.1-Scelta degli stand per gli espositori. I negozianti sono le vere "star" delle manifestazioni. Presenti dappertutto (gli autori, gli editori non sempre ci sono), danno la cifra minima di un evento. Che può rinunciare a tutto, ma necessariamente "parte" dalla mostra mercato!Ad oggi, pochissime fiere (Fumettopoli, Roma Comics, Romics, altre non me ne vengono in mente...) danno la possibilità di scegliersi lo stand, mettendo online delle piantine chiare, indicando regole trasparenti (es: chi prima prenota e prima paga, prima sceglie), facendo partire tutti alla pari. Spesso ci dobbiamo scegliere gli spazi, pagarli, e poi, solo POI, sappiamo esattamente cosa ci viene assegnato. Fa così Lucca Comics, che tra l'altro trattiene l'anticipo se lo spazio non è gradito e ci si rinuncia...Da quest'anno, anche Narnia Fumetto metterà online la piantina degli stand vuoti, dando la possibilità di scelta... Cosa che abbiamo sempre fatto informalmente, tra l'altro.2-Date e rispetto. Quando si sceglie la data di un evento, l'organizzazione ha l'obbligo morale e pratico di verificare di non sovrapporsi ad altri eventi. "Morale", perché chi organizza da prima, chi occupa un determinato fine-settimana, ha la priorità su questo, a prescindere dalla grandezza dell'evento: priorità data dall'anzianità, un valore purtroppo sottovalutato. E dire che basterebbe poco: ci sono vari siti (tipo questo, autorevolissimo!) che elencano le varie manifestazioni.L'obbligo "pratico" deriva dal fatto che, sovrapponendo gli eventi, costringi gli espositori (oltre che il pubblico) a scegliere tra una mostra ed un'altra. E gli espositori, che lo fanno -ricordiamo- per lavoro, possono esser messi in difficoltà dal dover rinunciare ad una manifestazione.3-Dialogo con gli espositori.Se i calciatori scioperano, il campionato si ferma.Se i Tir non vanno, si blocca tutto il traffico.Eppure nessuna fiera tiene conto dei pareri o delle critiche di negozianti, autori ed editori.Ci vorrebbe un bello sciopero, eh?4-Prezzi dei biglietti, prezzi degli stand. Non è il momento per aumentarli.Anzi: potrebbe essere l'occasione per abbassarli: i primi prevedendo abbonamenti o sconti speciali, o convenzioni. I secondi, magari, tagliando gli allestimenti: meno belli, ma più economici...Ed eliminando l'inutile "terzo metro". Se uno stand è profondo tre metri, a nove espositori su dieci il terzo metro di profondità non servirà... ma il costo è comunque più alto di un terzo. Un "4x2" metri è quindi utilizzabile come un "4x3", ma costa oltre il trenta per cento in più.Almeno, dateci la possibilità di scegliere!5-Quanti espositori? Chiarezza. Lo scorso anno ho incassato 100, in una data fiera.L'anno dopo... gli espositori sono il doppio! Forse è per questo che incasso 70 o 80? O 50?E' così difficile capire che, a parità di "torta", se aumentano i commensali, la fetta diventa un "boccone"? Forse non è il caso di puntare ad aumentare il pubblico, aumentando solo gradualmente gli espositori?Per finire: da espositore ho spesso rotto le scatole. Ma ne ho anche pagato le conseguenze, come sa chi mi conosce. E da organizzatore ci ho sempre messo la faccia: Narnia Fumetto è, soprattutto, una fiera a misura di addetto ai lavori. Chi ci segue, lo sa.Quindi, massima è la mia/nostra disponibilità all'ascolto e al cambiamento.

Off Topic

 

Strumenti di giornalismo » Segreto professionale dei giornalisti

Come già anticipato, pubblichiamo un testo su cosa sia il segreto professionale del giornalista e su che basi giuridiche si fondi. Europa Il segreto sulla fonte fiduciaria è salvaguardato dalla Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo. L’articolo 10 («Libertà di espressione») tutela espressamente le fonti dei giornalisti, stabilendo il diritto a ricevere notizie: « Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiere. » (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.) La Corte europea dei diritti dell'uomo ha ulteriormente rafforzato la tutela delle fonti di carattere fiduciario. Interpretando estensivamente l'art. 10, ha stabilito che tale norma comprenda anche la tutela delle fonti giornalistiche, in virtù dello stretto legame tra diritto di informare e diritto di cercare notizie. Grazie a questa interpretazione estensiva, l'art. 10 della Convenzione garantisce sia il diritto di un individuo alla libertà di espressione sia il diritto della collettività a ricevere informazioni. In tal modo i giudici sopranazionali hanno previsto una tutela più ampia rispetto a quella offerta da ordinamenti giuridici nazionali, tra cui quello italiano, che garantiscono un diritto attivo a fare informazioni, ma non uno passivo a riceverle. Due sentenze della Corte europea hanno fatto giurisprudenza in materia. Sono le sentenze Goodwin (27 marzo 1996, Goodwin c. Regno Unito) e Roemen (25 febbraio 2003, Roemen e Schmit c. Lussemburgo, Procedimento n. 51772/99). In esse la Corte ha affermato che il diritto alla protezione delle fonti giornalistiche è da considerarsi strettamente connesso al diritto di ricevere notizie. Inoltre ha stabilito l'illegittimità delle perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni dei giornalisti, nonché negli studi dei loro avvocati, volte alla ricerca delle fonti confidenziali. Se tale protezione non esistesse, cioè se le fonti confidenziali sapessero che un giudice può ordinare al giornalista di rivelare il loro nome, sarebbero dissuasi dal fornire notizie. Ma ciò sarebbe a detrimento della completezza dell'informazione e, in definitiva, della stessa libertà di stampa. Italia La legge istitutiva dell'Ordine impone al giornalista l'obbligo di tutelare la segretezza delle fonti: « [Giornalisti ed editori] sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse. » (legge professionale n. 69/1963.) La violazione del segreto comporta una sanzione disciplinare (articolo 48 della legge n. 69/1963). I giornalisti italiani devono rifiutarsi di fornire i nomi delle persone dalle quali hanno avuto notizie di carattere fiduciario anche di fronte ai giudici. L'obbligo della segretezza della fonte può essere rimosso soltanto nel caso in cui la rivelazione della fonte si riveli indispensabile ai fini della prova del reato. In questo caso il giudice (mai un pubblico ministero) ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni (articolo 200 del Codice di procedura penale). Solo il giornalista professionista ha la facoltà di opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti. I pubblicisti e i praticanti, invece, sono sempre tenuti a rispondere ai giudici sul segreto professionale.
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occhiverdi

Fumetto d'Autore non da fastidio. No. No No...

di Alessandro Bottero

Un editoriale? No. Una precisazione, o meglio  "il punto di vista del direttore su un caso specifico" o meglio ancora "un corsivo".

Buongiorno. È con una certa noia che mi vedo costretto, in quanto direttore del sito, a dover intervenire in una questione direi abbastanza seria.

Chiariamo le cose: non sono l’ultimo arrivato. Lavoro in questo settore dal gennaio 1991, quindi ho visto di tutto e di più. Ho visto scorrettezze plateali, e guerre tra vari soggetti. Ho visto litigi, e mille altre cose. Ma che una persona, che lavora nel mondo del fumetto, scriva alle persone che collaborano a un sito chiedendo se non si vergognino di collaborare con Fumetto d’Autore, non mi era mai capitato. Non mi era mai capitato di notare un livore simile (sì, LIVORE, ossia quello che per qualcuno esiste solo in Fumetto d’Autore, mentre invece andrebbe notato altrove, visto che c’è) da far definire una realtà come stupida, idiota, disgraziata, faziosa, falsa e bugiarda. E queste  sarebbero critiche che dovrei accettare col sorriso sulle labbra? A casa mia non si chiamano critiche, ma cafonate. E bugiardo è chi dice che tutti quelli che sono nel giro del fumetto ci deridano. Lo ripeto: chi dice questo è un BUGIARDO. Oppure mi deve dimostrare di conoscere TUTTI quelli che lavorano nel giro del fumetto italiano, e mi deve DIMOSTRARE che tutti ci stiano deridendo, facendone i nomi. Peccato che, invece, le  persone (editori, autori, addetti ai lavori) con cui parlo, non deridano Fumetto d’Autore, ma anzi spesso mi dicano che è un sito interessante e ben fatto. Certo, le persone che conosco non passano il tempo sui forum o sui blog, quindi non fanno “opinione”, ma FORSE sono un po’di più dei 15 o 20 che si danno le pacche sulle spalle a vicenda quando passano il tempo a sparlare di noi.

Io non accetto e non permetto che si dica che questo sito, e i suoi collaboratori, siano lo "zimbello del fumetto italiano." Primo perché è una menzogna, secondo perché pretendo il rispetto per questo sito, e per chi ci collabora.

Lo STESSO rispetto che si tributa a tutti gli altri siti (Mangaforever, Lo Spazio Bianco, Comicus, Comicsblog, ecc…) e che invece quando si arriva a Fumetto d’Autore diventa superfluo.

Io non credo che nessuno abbia mai scritto ai collaboratori di Comicus, Mangaforever, Lo Spazio Bianco, o Comicsblog dicendo di mollare la collaborazione, perché il sito con cui si collabora è lo zimbello del fumetto italiano, o che è composto da idioti, faziosi, falsi e bugiardi.

Allora, se non lo fate con gli altri siti non dovete permettervi di farlo con Fumetto d’Autore.

E, tanto  per essere chiaro, vorrei  chiarire che questa  non è “vittimismo”, ma semplicemente la reazione sacrosanta a un atteggiamento presente in alcuni luoghi virtuali, per cui gettare merda su Fumetto d’Autore è permesso, anche in assenza di un contraddittorio, visto che è impossibile rispondere a tono, smentendo le menzogne che si diffondono, come quella per cui noi ruberemmo notizie  ad altri.

Invito perciò chi scrive questi messaggi ai collaboratori di Fumetto d’Autore di piantarla, e la moderazione di altri luoghi ad essere un pochino più solerte nell’impedire: a- di andare contro i regolamenti dei suddetti luoghi virtuali; b- di gettare merda su  Fumetto d’Autore, senza alcuna prova.

Le critiche sono sempre ben accette e PRESE IN CONSIDERAZIONE. Gli insulti e il paternalismo no.

Comments

avatar Ricky
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Caro direttore, di una cosa non mi stupirò mai: all'odio non c'è mai fine. Tu hai usato il termine livore, io, invece, parlerei di odio. Odio verso Fumetto d'Autore che ha una matrice comune: l'invidia per il vostro successo. Un successo chiaro, sonoro, evidente e tanto più evidente da generare attacchi scorretti come quello che hai denunciato in questo editoriale. In questi mesi vi hanno attaccato in ogni modo possibile ed immaginabile, ma lo hanno fatto sempre con affermazioni false, attribuendovi chissà quale disvlaore, nel vano tentativo di convincere la gente che i fatti che hanno indicato avessero un riscontro nella realtà.
Una cosa può essere detta senza timori di smentite: un colossale cumulo di menzogne è stato orchestrato ad arte per cercare di farvi apparire come il lato negativo del fumetto italiano. Certa gente è davvero convinta che a furia di ripetere certe cose, alla fine prendono vita, diventano vere. In realtà, non solo restano ciò che sono, cioè menzogne, ma si risolvono in un grosso boomerang per chi le ha profferite.
In questi mesi Fumetto d'Autore ha ricevuto molti attacchi e, in ogni occasione, solo perchè è stata detta la verità. Attenzione, questo è un dato importante. Quando un sito di informazione viene attaccato perchè dice la verità, significa che qualcosa non funziona come dovrebbe nel settore di attività a cui quelle informazioni si riferiscono. Quando avete sottolineato un fatto non consueto: cioè che Marco Rizzo, fondatore e responsabile di Comicus, era stato assunto dalla Panini, evidenziando i legami dello stesso con altri editori concorrenti, siete stati attaccati e solo perchè non vi dovevate permettere di informare i lettori di certi movimenti del mondo editoriale fumettistico italiano. E chi vi attaccava? I soliti noti, i soliti 15-20 individui, che, sotto le mentite spoglie di vari nick, ve ne hanno dette di tutti i colori.
Poi, in quest'ultimo periodo, la polemica con uno scrittore, che, secondo la sua personalissima opinione, il vostro sito sarebbe danneggiato da certi editoriali definiti in modo poco professionale. E qui mi fermo, anche se l'elenco sarebbe lungo.
Poi si arriva al culmine: non contenti di spargere menzoghe, nell'illusoria convinzione che qualcuno creda davvero alle loro sciocchezze, arriva il colpo più ignobile. Ancora non mi capacito: ma davvero nel mondo del fumetto italiano esiste qualcuno che ha preferito scendere così in basso da scrivere lettere ai vostri collaboratori, invitandoli a troncare ogni rapporto con voi? Non riesco a crederci e ancora una volta penso ai deleteri effetti che l'allontanamento dalla realtà provoca in qualcuno che vive più nei forum che nel mondo reale. A questo punto, le strade da percorrere sono due: 1) ignorare questi individui. Poichè non sono nessuno, continueranno a non contare nulla, anche se scrivessero cento lettere al giorno, le loro chiacchiere strapperebbero al più qualche risata; 2) tutelarvi nelle sedi opportune, perchè certe manovre, oltre che scorrette, sono anche illegali. Io sceglierei la prima strada. Come ho scritto in un altro intervento, davanti a simili manifestazioni, l'unica cosa è farsi una bella risata e nulla più. L'unica importanza che persone del genere ricevono è solo quella che ottengono. Non dare loro alcuna importanza è la strada migliore per renderli inoffensivi (cosa che già sono).
avatar ClaudioVaL
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a quando le liste di proscrizione?
avatar LaContessa
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oppure per responsabilizzare queste persone si potrebbe iniziare a fare NOI nomi e cognomi. :))

avatar Skull
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Io la bella risata me la sono fatta.
E' il silenzio assordante intorno a una cosa del genere, difatto inedita per quanto mi risulta, a preoccuparmi: che a qualcuno possa venire in mente di dissuadere con insulti vari qualcun altro a collaborare con questo o quel sito è già abbastanza grave, ma che un'azione simile cada nel vuoto come se fosse una cosa NORMALE mi fa pensare che in questo ambiente ci sia qualcosa di grosso che non va.
Voglio sperare che sia solo una questione di tempo: in fin dei conti la cosa è diventata di dominio pubblico solo da qualche ora.
Che tristezza, però.
avatar contedicagliostro
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Max Favatano, titolare della fumetteria Mondi Sommorsi di Lecce, socio e consigliere AFuI, è colui che ha contattato quasi tutti i collaboratori di Fumetto d'Autore invitandoli a non collaborare più con il sito. Lo stesso messaggio è stato inviato in alcuni casi privatamente in altri casi pubblicamente su FB a diversi nostri collaboratori.

Eccone il testo:

ma non ti vergogni a contribuire a
firmare (perchè voglio sperare che non sia tu l'autore del pezzo) una sequela
di idiozie così diffamanti? Con che coraggio fai ancora parte di
una redazione di idioti come questa? Puoi fare di meglio che mischiarti
con certa gente. Sono faziosi, falsi e bugiardi. E tutti......
quelli che sono nel giro del fumetto, non fanno che deridervi.


Il risentimento di Favatano si riferisce a questa notizia (che come molte altre presenti sul sito) era firmata "Redazione".

http://www.fumettodautore.com/news/fumetti/1413-ultimora-r-cambio-ai-vertici-di-pan-distribuzione

La paternità della news me la sono attribuita io. Non ho problemi a farlo. Scrivere una news indicata come "redazione" non significa che la notizia è approvata collegialmente dai collaboratori che compongono la redazione e che ne rifletta il loro pensiero all'unanimità ma che la notizia è approvata direttamente dalla direzione del sito e che ne rispecchia la linea editoriale. Questo aspetto è stato adesso indicato più chiaramente anche nella pagina Chi Siamo.

La linea editoriale non è appannaggio dei collaboratori, che la accettano, ma della direzione che la detta.

Alla luce di ciò, quanto fatto da Favatano è un atto infame.

In un momento storico e in un contesto sociale generale in cui la libertà di stampa e di opinione sono considerati valori in pericolo, a rischio di bavaglio, si è cercato di andare oltre l'imbavagliamento e di ledere con metodi infami la nostra libertà di stampa e di opinione.

Ci siamo presi sempre le responsabilità di quantto scritto e sostenuto su Fumetto d'Autore non avendo mai negato il diritto di replica a nessuno.

Se l'AFuI ha necessità di controbattere a quanto scritto su Fumetto d'Autore che la riguarda, può scrivere una mail ufficiale di smentita con le motivazioni del caso, la pubblicheremo con l'eventuale risposta.

Così sembra invece che è stato mandato in giro lo "scagnozzo" a fare giustizia di presunti torti subiti. Un'associazione che ha velleità di essere un associazione di categoria nazionale non si comporta così.

Infatti, speriamo che quanto accaduto sia un'iniziativa isolata del Favatano di cui l'AFuI fosse completamente all'oscuro e speriamo che prenderanno le distanze ufficialmente da Favatano e da quanto egli ha cercato di fare nei confronti di Fumetto d'Autore.
avatar Salvatore
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Bravo Giorgio. Tutta la mia solidarietà, stima e amicizia a te, Alessandro e tutti i bravissimi collaboratori di FdA, miei amici carissimi oltre che straordinari collaboratori. In particolare Ilaria é stata molto brava a tentare comunque la via del dialogo con Favatano nonostante i toni e le offese inammissibili usate. Dialogo che come volevasi dimostrare non ha prodotto risultati a dimostrazione che a simili provocazioni forse é meglio non rispondere più. Favatano ha commesso un gesto a mio avviso perseguibile legalmente oltre che degno di segnalazione agli amministratori di Facebook. Ma come dice il bravo Bottero é meglio la prima via ovvero ignorare d'ora in avanti queste provocazioni. Se Afui e i diretti interessati nell'articolo "incriminato" hanno qualcosa da replicare lo potevano fare per vie ordinarie e ufficiali. Sulla questione delle firme degli articoli hai fatto comunque bene a chiarire la linea del sito. Un abbraccio.
avatar contedicagliostro
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Ritengo che i responsabili morali di quanto stia accadendo negli ultimi giorni e soprattutto nelle ultime ore attorno a Fumetto d'Autore siano Roberto Recchioni e Michele Ginevra.

Il primo perchè ha dato il via a questa bagarre di cafonaggine dichiarando che io e Alessandro Bottero scriviamo "stupidaggini" e continuando a dire che scrivere su Fd'A squalifica chi lo fa.

Il secondo perchè ha iniziato a dire che noi siamo gli "zimbelli d'Italia", che la direzione di questo sito è "disgraziata" e che "tutto" il mondo del fumetto ci schernisce per quanto viene scritto qua sopra. Non è un caso che Favatano abbia usato parole mutuate da interventi di Recchioni e Ginevra, sia su questo sito che sui rispettivi blog.

La cosa più grave in tutto questo, e che si fa finta di non vedere, è che si cerchi di colpire Fumetto d'Autore tentando di privarlo dei suoi collaboratori in modi beceri, non potendo colpire in nessun modo diretto i suoi principali rappresentanti, avendo capito che rispondiamo a tono anche a chi ci offenda con "stupidi, disgraziati, idioti". Che meschinità e vigliaccheria tentare di attaccare i collaboratori del sito non essendo riuscito a delegittimarlo in nessun altro modo.

Sostenere che "scrivere per fumetto d'autore ti squalifica", è perpetrare l'infamità di Max Favatano. Vergogna. Purtroppo, però, sapersi vergognare non è nobiltà d'animo concessa a tutti.
avatar MicGin
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Ritieni male.
E ti spiego anche il perchè. Partendo da un esempio di vita quotidiana, a cui ho assistito proprio poco fa.
Ad un incrocio, un motorino ha sfiorato, forse toccato, uno specchietto retrovisore. Il conducente è sceso ed ha miniacciato il ragazzo alla guida del motorino, dandogli uno sberlotto. Hanno cominciato a volare parole grosse, la tensione ha cominciato a salire, il conducente ha alzato ancora le mani. A quel punto sono intervenuto minacciando di chiamare la polizia.
I due conducenti, continuando a guardarsi male e ad inverire, si sono ricomposti e se ne sono andati.

Qua siamo sul web. E' tutto virtuale. E però, come nella vita reale, molto dipende dai propri comportamenti e dalla percezione che si ha di quelli altrui. Quindi è importante anche sapersi fermare, quando la logica e la ragione lo richiedono.

Questa nuova polemica estiva dipende purtroppo molto da voi. Io ho sbagliato a non ignorarvi dall'inizio. Avendo però una certa percezione simpatica di Bottero avevo iniziato a postare qui da voi dei commenti costruttivi per darvi una mano. Apriti o cielo!
Da quel momento sono iniziati attacchi personali gratuiti nei miei confronti sino ad interessare le attività del Centro Fumetto per cui lavoro. Un comportamento molto grave e scorretto da parte vostra. Come del resto verificatosi in molti altri cosi.

Ho dunque deciso di reagire. Quando posso e ho tempo.
E, sì. Considero te e Bottero due disgraziati. Perché siete senza grazia. Senza cognizione di quello che fate. Siete puri litiganti.
Non riuscite a fermarvi. E siccome siamo sul web, il contributo di possibili testimoni che invocano di smettere non serve a nulla.

Smettere cosa? Smettere di aggredire gli altri e smettere di fare le vittime quando arrivano le reazioni.

Parliamo delle reazioni. Se siete oggetto di scherno non è per causa mia. Mi attribuite un potere di persuasione veramente eccessivo. E' per causa vostra. E le reazioni sono quelle che raccolgo e che vi comunico: vi ridono dietro in tanti. Perché siete eccessivi, esagerati, immoderabili, perseveranti nell'errore.
Io non vi rido dietro. Sinceramente. Vi compatisco. E anche con un certo rammarico, dato che a me piace andare d'accordo con le persone. A patto di rispettarsi reciprocamente. Cosa con voi due, sino ad ora, impossibile.

Avete comunque quindi davanti una sfida: convincere i navigatori del web che siete un sito serio e autorevole. Smettete di autodefinirvi tali per diritto divino e perseguitare chi non vi riconosce.

Perché dovete stare attenti: io non so fino a che punto sia lecito e legale attribuire una responsabilità morale di tutto ciò a delle persone. Non vorrei che poi qualche sconsiderato passasse dalle parole ai fatti.

E poi c'è un altro punto a cui tengo molto.
Siccome ho a che fare sino ad un certo punto con Roberto Recchioni e siccome non conosco il libraio-delatore, non accetto di essere "accorpato" in liste del genere: a me non sarebbe mai passato neanche dall'anticamera del cervello di invitare vostri collaboratori a lasciare FdA!
Mi sembra un'iniziativa inutile. Anche perché ognuno ragiona con la sua testa.
Mi chiedo piuttosto se tra di voi c'è un dibattito o meno rispetto alla linea editoriale. Ma detto ciò, sono dinamiche vostre, che non mi interessano.
Neanche riesco a darvi degli "stupidi". Non è il mio modo di parlare.

Disgraziati sì. E non FdA ma i più volte due suddetti.

Invece di rispondere con gli insulti e con il vittimismo, rispondetemi con i fatti. Fatti giornalistici e di critica. Alla fine tutto questo è una perdita di tempo (ve lo ha scritto anche Ricky...!!!!). Torniamo ad appassionarci ai fumetti e se proprio dovete polemizzare scegliete bersagli un po' più coraggiosi e interessanti.

Detto ciò, non vi voglio certo insegnare nulla. Siete voi che vi dichiarate infallibili.
La mia esperienza è un po' diversa. Tutti possiamo sbagliare e si ha sempre da imparare da tutti.

Pace e bene, fratelli.
avatar contedicagliostro
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Cioè non t iassumi la responsabilità di avere detto per primo che siamo gli "zimbelli d'italia", che "tutto" il mondo del fumetto ride di noi e altre cose che poi altre persone si sono sentite in dovere di ripetere? Capisco e da parte tua non mi sorprende.

"Disgraziato" in italiano significa:

1 agg
che ha sorte avversa

2 agg
che è effetto di disgrazia

E noi non abbiamo ne la sorte avversa ne siamo affetti da alcuna disgrazia.

Ribadisco. Ritengo che tu sia il responsabile morale di diverse cose che stanno succedendo avendo usato nei nostri confronti delle espressioni che altri hanno ripreso. Anche questo sarebbe interessante spunto per un consulto legale. Informati e fammi sapere.

La domanda da chiedere al tuo consulente legale è: "Avvocato ma io me ne posso andare in giro a dire alla gente che sono gli zimbelli d'italia e che tutti ridono di loro e poi posso denunciarli perchè mi hanno risposto ironicamente?"

Salutami il Presidente, l'Assessore e il Sindaco.

Pace e bene anche a te.
avatar contedicagliostro
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In giurisprudenza diverse sentenze sanciscono che "disgraziato", vale a configurare la fattispecie dell'ingiuria, trattandosi di termine utilizzato comunenmente nell'accezione di offesa.

E questo chiude ogni discorso sull'utilizzo infelice dell'aggettivo nei nostri confronti che non sarà più tollerato.
avatar Skull
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Qui sono tutti amici carissimi della redazione di FDA... allora sono io l'unico estraneo. ^__^
avatar Mike
0
 
 
Ma esattamente su che basi FdA "pretende" lo stesso rispetto che si tributa ad altri siti di "informazione" fumettistica? Non dico che non lo meritiate, sia chiaro, ma non capisco come possiate pretenderlo.
avatar Ricky
0
 
 
Sono perfettamente d'accordo con quanto ha scritto Contedicagliostro, anche se credo che se il problema si riduce a quello che hanno scritto due individui e basta, allora penso che non sia il caso di preoccuparsi. Eppure, dopo tanti accreditati di stima da parte degli autori dei commenti che mi hanno preceduto, non manca il solito utente, tale Mike, che non lesina i soliti attacchi gratuiti.
Ragioniamo bene sui fatti: Fumetto d'Autore è fonte di fastidio perchè, oltre che essere professionale e curato nella sua attività, dice la verità! La verità, per quanto lodata, non è mai apprezzata da chi, invece, ha interesse a rappresentare le cose per come non sono. I professionisti della menzogna sono sempre dietro l'angolo e costano poco.
E' grave che un sito di informazione sia attaccato perchè dice la verità. Ma da chi è attaccato? Finora mi è parso di capire che i soggetti che hanno inscenato le polemiche in questi giorni (polemiche, è il caso di precisare, svuotate di ogni significato sostanziale) siano quelli che Contedicagliostro ha identificato sopra. Poi vi è stato l'episodio, tristissimo, di un altro personaggio che, in barba alle più comuni regole di civiltà, si è messo a scrivere lettere ai collaboratori di Fumetto d'Autore invitandoli a troncare il loro rapporto con la testata.
Io mi chiedo: ma cosa ha fatto pensare a questo individuo che le lettere che ha scritto potessero essere prese sul serio dai destinatari? Fossi stato uno di loro, mi sarei messo a ridere. Eppure non riesco a non pensare a come tutto questo faccia parte di una sottile strategia volta a colpire Fumetto d'Autore. Cambiano i protagonisti, ma la strategia è sempre la stessa. Oggi è toccato ai tre individui sopra menzionati, domani a chi toccherà? Mi domando chi ci sia dietro tutto questo e quali siano gli obiettivi che si propone.
Se egli pensa che, così facendo, nuocerà a Fumetto d'Autore, si sbaglia di grosso. Con consimili sciocchezze si ottiene solo il risultato di divertire i destinatari degli attacchi.
Un'altra cosa conviene sottolineare: nessuno è così stupido da credere alle menzogne di queste persone. Che Fumetto d'Autore oggi sia la testata di informazione fumettistica più importante d'Italia è fuor di dubbio. Infine, anche se forse si tratta dell'aspetto che andava sottolineato subito, non bisogna dimenticare che i comportamenti vergognosi che certe persone stanno assumendo, oltre che immorali, sono anche illegali. Ne deduco che Fumetto d'Autore debba, a questo punto, tutelarsi nelle sedi opportune. Per quanto mi riguarda, io ignorerei tutto: sono solo polemiche, che fanno riferimento a fatti privi di contenuto di realtà, bugie e invenzioni così ridicole a cui nessuno crederebbe.
avatar contedicagliostro
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Avvocati improvvisati in rete sostengono che il fatto di avere riportato un commento da una bacheca di facebook sia una violazione della privacy e che andremmo denunciati per questo.

La risposta ai loro dubbi si trova nella sentenza 2 marzo 2010 del Tribunale di Monza, Sezione Quarta Civile che sancisce che è tenuto al risarcimento colui che lede la reputazione, l'onore e il decoro di una persona mediante l'invio di un messaggio tramite il social network "facebook".

http://www.contattonews.it/2010/04/14/messaggi-offensivi-su-facebook-scatta-la-condanna-al-risarcimento-del-danno/

Ripropongo il commento di Max Favatano, così che ognuno si possa fare una propria idea:

ma non ti vergogni a contribuire a
firmare (perchè voglio sperare che non sia tu l'autore del pezzo) una sequela
di idiozie così diffamanti? Con che coraggio fai ancora parte di
una redazione di idioti come questa? Puoi fare di meglio che mischiarti
con certa gente. Sono faziosi, falsi e bugiardi. E tutti......
quelli che sono nel giro del fumetto, non fanno che deridervi.
avatar Ricky
0
 
 
Molto improvvisati, visto che dimostrano in modo palese di non sapere di cosa parlano. Sgombriamo subito il campo dai dubbi: la tutela dei beni morali e, più in generale, dei diritti della personalità non viene sospesa nello spazio telematico e non è un caso se con la legge n. 547/1993 è stata introdotta una nuova categoria di reati denominata, per l'appunto, "crimini informatici". Tra questi, rivestono rilevanza, senza ombra di dubbio, l'ingiuria e la diffamazione, puniti, rispettivamente, dagli artt. 594 e 595 c.p. La formulazione generica di entrambe le disposizioni è sufficiente per concludere nel senso della ricomprensione all'interno del loro ambito di applicazione di tutti quei comportamenti offensivi che si compiono attraverso le reti informatiche e le moderne tecniche di comunicazione in generale. La giurisprudenza più recente e consolidata concorda su questo punto.

Una recente pronuncia della Cassazione penale afferma: "basterebbe pensare alla cosiddetta trasmissione via e-mail, per rendersi conto che è certamente possibile che un agente, inviando a più persone messaggi atti ad offendere un soggetto, realizzi la condotta tipica del delitto di ingiuria (se il destinatario è lo stesso soggetto offeso) o di diffamazione (se i destinatari sono persone diverse)" (cass. sez. V penale, 27.12.2000, n. 4741)".

Se, infatti, in luogo della comunicazione diretta, l'agente immette il messaggio in rete, l'azione risulta altrettanto idonea a ledere il bene giuridico dell'onore. Com'è noto, il reato di diffamazione si consuma anche se la comunicazione con più persone e/o la percezione da parte di costoro del messaggio non siano contemporanee alla trasmissione e contestuali tra di loro, ben potendo i destinatari trovarsi persino a grande distanza gli uni dagli altri.

La diffamazione può essere perpetrata in due modi. Il primo consiste nella compilazione e spedizione di una serie di messaggi a più destinatari. Il secondo si ha, invece, quando egli "crei o utilizzi" uno spazio web. In tal caso, la comunicazione deve intendersi effettuata potenzialmente verso tutti, sia pure nell'ambito di coloro che hanno o dispongono di capacità, strumenti e legittimazione a connettersi a siti internet (sia a pagamento che non).

Se la diffamazione viene attuata attraverso internet, si realizza una delle ipotesi di diffamazioni aggravate di cui all'art. 595, comma 3, c.p. La particolare "diffusità" del mezzo usato per propagare il messaggio denigratorio rende l'agente meritevole di un più severo trattamento penale. In situazioni del genere, non viene integrato il reato di ingiuria (anche se tra i fruitori della rete vi possa essere il soggetto vilipeso) bensì quello di diffamazione perchè il messaggio è diretto ad una cerchia di fruitori così vasta da collocare l'addebito lesivo nella più ampia dimensione interpersonale tra offensore e offeso.

La giurisprudenza maggioritaria qualifica la diffamazione via internet come un "reato di evento", nel senso che esso si consuma nel momento e nel luogo in cui il messaggio offensivo viene percepito dai soggetti "che sono terzi" rispetto alla persona offesa. Poichè la fattispecie può dividersi in due parti (la prima consistente nella preparazione ed immissione del messaggio, la seconda consistente nella percezione, anche a distanza di ore o di giorni, dello stesso da parte dei terzi), può configurarsi anche la fattispecie del "tentativo di delitto" quando l'evento non si verifica perchè, per una qualsiasi ragione, nessuno visita quel sito o il "reato impossibile" quando l'agente fa uso di uno strumento difettoso che solo in apparenza gli consente l'accesso alla rete. In caso di diffamazione aggravata, le pene possono arrivare fino a tre anni, con possibili risarcimenti danni da migliaia di euro.

La potenzialità diffamatoria dei messaggi diffusi nella rete non è meno accentuata quando essi vengono immessi sui c.d. social network, come facebook. La sentenza citata nel commento che mi precede da Contedicagliostro è emblematica in questo senso. Mi sembra opportuno riportarne alcuni passaggi fondamentali:

"Facebook”, come detto, include alcuni servizi tra i quali la possibilità per gli utenti di ricevere ed inviare messaggi e di scrivere sulla bacheca di altri utenti e consente di impostare l’accesso ai vari contenuti del proprio profilo attraverso una serie di “livelli” via via più ristretti e /o restrittivi ( dal livello “Tutti” a quello intermedio “Amici di amici” ai soli “Amici”) per di più in modo selettivo quanto ai contenuti o alle stesse “categorie” di informazioni inserite nel profilo medesimo".

Ed ancora:

"E’ peraltro nota agli utenti di “Facebook” l’eventualità che altri possano in qualche modo individuare e riconoscere le tracce e le informazioni lasciate in un determinato momento sul sito, anche a prescindere dal loro consenso: trattasi dell’attività di c.d. “tagging” (tradotta in lingua italiana con l’uso del neologismo “taggare”) che consente, ad esempio, di copiare messaggi e foto pubblicati in bacheca e nel profilo altrui oppure email e conversazioni in chat, che di fatto sottrae questo materiale dalla disponibilità dell’autore e sopravvive alla stessa sua eventuale cancellazione dal social network".

Perciò:

"I gestori del sito (statunitensi, secondo la Polizia Postale), pur reputandosi proprietari dei contenuti pubblicati, declinano ogni responsabilità civile e/o penale ad essi relativa (come dimostra, eloquentemente, una recentissima e dibattuta controversia giudiziaria riguardante il motore di ricerca “Google”)".

In definitiva:

"coloro che decidono di diventare utenti di “Facebook” sono ben consci non solo delle grandi possibilità relazionali offerte dal sito, ma anche delle potenziali esondazioni dei contenuti che vi inseriscono : rischio in una certa misura indubbiamente accettato e consapevolmente vissuto".

La conclusione:

"Se a ciò si aggiungono le ulteriori considerazioni già ampiamente svolte in relazione alle note caratteristiche di “Facebook”, ai suoi altrettanto notori e conosciuti limiti ed alla consapevole accettazione dei conseguenti rischi di una sua non corretta utilizzazione, non possono sussistere ragionevoli dubbi sulla affermazione di civile responsabilità del convenuto quanto agli effetti ed ai pregiudizi arrecati dal messaggio del giorno e dalla sua diffusione".

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