di Andrea Pistoia
La trama è alquanto curiosa: Tsukimi (una ragazza timida verso l’altro sesso al punto da far fatica a rivolgere la parola ad un ragazzo) divide la casa con altre ragazze, strane e fuori dall’ordinario (tanto per citarne alcune, una ragazza appassionata di personaggi e miti del Giappone antico e un’altra che non esce dalla sua camera e comunica passando dei bigliettini sotto la porta).
Regola di questa casa è che nessun ragazzo vi può entrare.
La protagonista un giorno viene aiutata da una ragazza dal carattere forte e deciso, la quale chiede in cambio solo di dormire una notte in casa di Tsukimi. Quest’ultima accetta ma al mattino lei scopre che l’ospite non è altro che un ragazzo travestito (di nome Koibuchi).
Da qui nascono continue situazioni comiche al limite del paradossale incentrate sugli sforzi della protagonista di non mostrare alle altre coinquiline la vera natura del ragazzo.
Il tutto si complica quando Tsukimi conosce il fratello di Koibuchi, il quale resta a tal punto affascinato dalla ragazza che cercherà di corteggiarla.
Difficile dare un giudizio su questo albo: si vacilla tra il ritenerlo un albo originale e considerarlo un fumetto per ragazzine.
È divertente scoprire la personalità delle coinquiline di Tsukimi, ognuna con una fissazione che spunta fuori in più occasioni per alleggerire e far sorridere il lettore. Col proseguire del fumetto si scoprono altre peculiarità delle ragazze che forniscono loro più spessore.
La protagonista, nella sua goffaggine e timidezza, mostra il lato più buffo del suo carattere con gag e situazioni comiche che si susseguono senza sosta, in un vortice di fraintendimenti ed equivoci che mantengono attiva l’attenzione del lettore. Ma in più occasioni si nota anche il suo lato sensibile e fragile, il quale fa intenerire il lettore.
Anche i disegni sono conformi alla storia e si passa da visi molto espressivi a deformed, a seconda che la situazione richieda serietà o comicità. Il tratto resta in ogni momento preciso e professionale, senza tentennamenti e con un uso sapiente dei retini.
Alcune tavole sono molto curate, specialmente per quanto riguarda gli sfondi. Una nota di merito anche a com’è stata disegnata la medusa (uno degli elementi portanti della storia) che viene rappresentata con un tratto molto delicato, quasi l’autrice volesse infonderle un’aura poetica.
La sceneggiatura è ben calibrata, anche se la storia in sé, per la sua particolarità, potrebbe far passare in secondo piano l’abilità dell’artista.
Già, perché tutto sta in che prospettiva guardare questo albo. Se da una parte la lettrice potrebbe trovare divertenti le situazioni e si potrebbe identificare con la protagonista e le sue co-inquiline (bruttine, insicure, timide, paranoiche e piene di complessi) dall’altra farà desistere il lettore dal continuare la lettura, trovando dopo poche pagine il fumetto stupido e privo di realismo.
Una storia che può essere apprezzata per la caratterizzazione originale dei protagonisti ma che per i temi trattati e per il modo in cui vengono trattati può risultare ‘indigesta’.
Per la cronaca: non solo ha vinto svariati premi in Giappone ma è stata anche realizzata una serie animata che ha riscontrato un buon successo anche all’estero.
KURAGEHIME #01
Testi e disegni: Akiko Higashimura
Editore: Star Comics
Bianco/Nero, PP 192, € 4.20




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