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Il fumetto coreano made in Planeta De Agostini

biciclettarossadi Gianfranco Broun*

La moda del fumetto giapponese sembra non avere fine e se qualche anno fa se ne parlava come di qualcosa di provvisorio e fugace, ormai possiamo considerarlo radicato nella nostra società, grazie forse ad un prodotto molto vario, con un numero di uscite limitate e con trame molto dinamiche, nonché una regia delle tavole che rispecchia molto il  gusto dei giovani.
Ma accanto a questo mercato, di certo molto interessante, ne esiste uno parallelo forse meno popolare ma non per questo meno valido e commerciale: quello dei manhwa, ovvero il fumetto proveniente dalla Corea del Sud. Se sotto diversi punti di vista è molto simile a quello del paese del sol levante, in altri se ne discosta, libertà dell’autore in primis.
Come in ogni scuola di fumetto ci troviamo di fronte ad un mercato vario che unisce prodotti per ragazzini a quelli per lettori maturi che cercano più della semplice azione o della storia fine a se stessa, e spunti per una lettura impegnata e riflessiva che possa stimolare il pensiero o lasciare qualche emozione forte come la compassione, la rabbia, la nostalgia o la pena. Alla ricerca di titoli di maggior spessore che si possano adattare al lettore adulto abbiamo provato a fare un viaggio in questo mondo visualizzando alcuni volumi particolarmente interessanti.

L’appartamento è una miniserie di quattro albi a colori, che catapulta il lettore in una storia horror psicologica dove il protagonista, un giovane ventinovenne in cerca di lavoro dopo aver concluso gli studi, nota come nel palazzo di fronte, ogni sera, alcune luci si spengano all’unisono alla stessa, precisa, ora. Se a questa anomalia aggiungiamo che ogni giorno gli appartamenti che spengono la luce aumentano di un’unità e che i residenti sembrano non ricordare nulla di quanto avvenga da quel momento alla mattina successiva, ci ritroviamo in un racconto che unisce il mistero dell’intangibile all’emozione dell’ineluttabile. Frutto del lavoro di Kang Full, l’opera incuriosisce il lettore nonostante uno stile di lettura diverso dai soliti fumetti basato molto sull’illustrazione rapida e abbozzata senza cura della rappresentazione realistica ma al limite stilizzata e semplificata.

Molto più toccante è l’altro titolo dello stesso autore. L’idiota narra le vicende di una giovane pianista tornata al paese natale per via di una crisi artistica che le impedisce di suonare ancora. In questo suo viaggio di ritorno incontra per primo il protagonista, un ragazzo che a seguito di un incidente ha riportato danni al cervello che lo hanno reso “idiota”. Questi però ha aspettato per tutto questo tempo il ritorno della donna perché un suo brano lo ha aiutato a superare un momento difficile della sua vita. Con uno stile simile a quello de L’appartamento, Kang Full ci commuove e tocca le corde del nostro cuore grazie ad una storia delicata che non mancherà di emozionare chiunque la leggerà.

Virgin boy è una storia di due volumi, con diverse pagine a colori, che ci catapulta in una scuola coreana ed in una trama comica e divertente dalla malizia sempre spiccata e con un erotismo che potrebbe accostarla per alcune similitudini alla commedia sexy italiana che caratterizza alcuni film nostrani del periodo natalizio. Il protagonista della storia è un ragazzo che cerca di trovare il proprio punto di equilibrio sessuale sviluppando allo stesso modo il proprio aspetto maschile quanto quello femminile. Ma quella che per lui è una necessità intima assoluta, per gli altri sembra un distacco da quei desideri erotici adolescenziali che contraddistinguono i giovani ragazzi di tutto il mondo, facendo loro credere che il compagno si comporti così solo perché già maturo ed esperto. Questo suo modo di fare gli permetterà di essere amico della ragazza più sexy e formosa della scuola e, per questo motivo, di godere della stima di tutti gli altri studenti. Se da un lato la storia è divertente e comica, dall’altro alcune tematiche rischiano di attirare l’attenzione per la facilità e la leggerezza con cui si tratta il tema della bisessualità.

Luna park si discosta totalmente da quanto visto finora. L’opera è realizzata da Luna, una ventenne che ha incuriosito e interessato tantissimi coreani con il proprio blog. In questo fumetto-diario, la giovane ragazza porta su carta le proprie emozioni, le proprie paure, i sogni, le esitazioni, le passioni mostrando al mondo il carattere di una normale ragazza. Se da un lato l’opera non sembra incuriosire molto sotto l’aspetto grafico dall’altra può essere un modo per vedere quanto diversa, ma allo stesso tempo simile, sia la vita dall’altra parte del mondo e come certi stati d’animo siano comuni indipendentemente dalla nazionalità d’appartenenza o dalla cultura che ci ha formato.

Tutto un discorso a parte merita l’autore Kim Dong-Hwa, famoso in patria come uno dei più importanti artisti nazionali nel mondo della nona arte nonché per trattare argomenti delicati e maturi che permettono al lettore di approfondire alcune tematiche particolari. In Storia color terra l’autore ci catapulta nella Corea di un secolo fa, in un piccolo paesino raggiunto dalla ferrovia dove a essere protagonista è una giovane ragazza che vive con la madre in una piccola locanda gestita da quest’ultima. Se da un lato il genitore è spesso oggetto di avance da parte degli avventori del paese, dall’altra sembra che nel cuore della donna ci sia spazio solo per la figlia e per un avventore ospitato per una notte. La giovane protagonista viene accompagnata per mano dall’autore nello scoprire il rapporto che una donna ha con l’altro sesso, scoprendone pian piano i segreti, con il proprio corpo, andando a vedere i mutamenti determinati dalla crescita, e il rapporto con le amiche, dove in una sorta di gara sembra necessario essere sempre più avanti delle altre per essere più mature ed adulte. Con un modo di narrare semplice, genuino ma soprattutto poetico, il lettore viene affascinato e coinvolto in una trama semplice a livello superficiale quanto complicata è nelle esitazioni e nelle paure, con uno stile assolutamente apprezzabile e delicato che ci accompagna in tre volumi cartonati in bianco e nero.

Non molto diverso è il secondo titolo dell’autore, La bicicletta rossa, che possiamo gustarci in quattro volumi a colori, sempre cartonati, dove vediamo protagonista un postino che in sella alla propria bicicletta risulta essere praticamente l’unico collegamento tra il paese e il resto della nazione, mostrando una Corea ancorata ancora al passato.

Totalmente differente il modo di narrare di Doha Kang, autore di Romance Killer. In un solo volume, di più di 800 pagine, l’autore ci porta a conoscere il proprietario di un negozio di fiori, protagonista della trama, sua moglie, sua figlia e una compagna di classe di quest’ultima. In un raccontare molto maturo, lento, ricco di silenzi e di pagine che si leggono rapidamente, ci si trova coinvolti in una poesia sul marciume umano, dove gli istinti di un individuo vanno a cozzare violentemente contro la realtà, contro il pensiero etico e morale, contro il fare anche quando lo si sa sbagliato. Il protagonista è infatti un ex killer su commissione, il migliore che era sul mercato, che si è attualmente ritirato e passa il suo tempo a riflettere su chi è stato e sulla famiglia che si è fatto, fino a quando non scopre di essere attratto dalla compagna di classe della figlia, con cui consuma un rapporto. Con un modo di raccontare tanto delicato quanto forte, Doha Kang ci fa entrare nella mente dell’uomo, avere compassione per lui, provare le sue insicurezze e le sue paure rendendole quasi nostre e scaraventandoci addosso il dilemma che vede antagonisti il desiderio e la coscienza, in un’atmosfera nostalgica e triste.

Con questi pochi titoli abbiamo voluto dare un esempio del fumetto coreano più adulto, quello che vuole far pensare, toccare in qualche modo il lettore o farlo anche solo sorridere, farlo spaventare o inquietarlo, presentando una varietà narrativa, stilistica, che dimostra come spesso il fumetto può accompagnarci a scoprire vere chicche e non solo titoli commerciali dalle trame più semplici, a volte banali, create per un pubblico non esigente.

*Questo articolo è apparso su L'AltraPagina.it. Per gentile concessione del Direttore e dell'Editore.


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