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Recensione » Long Wei #01

TITOLO: Long Wei #01 - Il Drago

EDITORE: Editoriale Aurea

AUTORI: Diego Cajelli (testi) – Luca Genovese (disegni)

FORMATO:  bonellide, brossura, B/N

PAGINE: 96

PREZZO: 3,00 Euro

longwei01CONTENUTO: primo numero delle gesta di Long Wei, attore cinese fallito di film di arti marziali che arriva in Italia e diventa l'eroe della Chinatown milanese.

VALUTAZIONE: Viviamo tempi interessanti. Ora, se l’innovazione del fumetto italiano è questo "Long Wei" il fumetto italiano extra-bonelli è messo male, molto male, anzi peggio di quanto potessimo immaginare, anche dopo Davvero e Suore Ninja (Star Comics). Se il nuovo che avanza nel fumetto popolare italiano consiste nello scopiazzarsi - pardon, citare - a mani basse la cinematografia di Bruce Lee e di arti marziali di genere, facendo disegnare questa zuppa di arti marziali a fumetti in modo gggiovane e manghegggiante, vuol dire che il bordo dell’abisso è ormai sempre più vicino. E non per essere catastrofisti, ma se continua così, se le proposte in questi tempi di crisi continuano a essere i vari “Davvero” (il dramma esistenziale di una povera ricca), Suore Ninja (una puerile satira anticlericale senza trama) e Long Wei (come sopra), tra un paio di anni la Bonelli rimarrà l’unico attore incontrastato del fumetto italiano popolare da edicola per manifesta inferiorità dei concorrenti di partorire un’idea decente “made in Italy”. E sarebbe curioso se questo accadesse, perché a rendere possibile il definitivo monopolio di SBE - per manifesta inferiorità dei concorrenti - sarebbero soprattutto quella Paola Barbato (Davvero) e quel Diego Cajelli (Long Wei) che proprio dalla Bonelli provengono e che in seno alla casa editrice di Tex hanno trovato spazio e affermazione. Se smontiamo dalla trama del primo numero di Long Wei le citazioni, non rimane nulla, se non uno scialbo clone di Bruce Lee in “l’urlo di Chen terrorizza l’occidente”, un film di più di quaranta anni fa. Per carità, Cajelli scrive la sceneggiatura e i dialoghi con mestiere, ma oltre il mestiere, al netto delle citazioni in salsa cinese, non c’è assolutamente niente altro. Il vuoto. I disegni mangoidi di Luca Genovese, nel tentativo di cercare di rendere il più cinematografiche le scene di azione incentrate sulle arti marziali, finiscono per diventare confusionari, soprattutto quando il disegnatore insiste sulle sporcature e le linee cinetiche per inseguire il dinamismo ad ogni costo. E il punto di rottura di Long Wei è anche qui, cioè nel cercare di rifare a fumetti il cinema di arti marziali cinese. Siamo davanti ad una "incomprensione semantica" che uno esperto come Cajelli non dovrebbe commettere: fumetto e cinema usano linguaggi simili ma non sono lo stesso medium e una scena di lotta con arti marziali, che sullo schermo funziona alla grande, ritradotto a fumetti non funziona. Questo primo numero di "Long Wei" andrebbe fatto leggere nei corsi di fumetto proprio per fare vedere ai giovani virgulti come la voglia di strafare ed essere “innovativi”, possa sfociare nel manierismo manicheo a fumetti. Siamo sicuri che alla generazione 30-40, Long Wei potrà anche piacere, ma se l'esca per attirare i nuovi lettori erano i disegni "mangoidi" è un po' pochino per un fumetto "popolare". La copertina, infine, è abbastanza deludente: da LRNZ, apprezzandolo sin dalla prima ora, ci aspettiamo di più. Di "Long Wei" la cosa più interessante rimane al momento la comunicazione promozionale utilizzata per publicizzarlo, il contenuto di questo primo numero invece è invece un déjà vu, un po' sbiadito. Vedremo come continuerà. Rimandato per scarsa originalità. (GM)  

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