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Il Pellegrino delle Stelle

pellegrinodellestelledi Claudio Valenti

Impossibile definire e chiudere in un recinto di catalogazione IL PELLEGRINO DELLE STELLE. Fantascienza, fantasy, avventura, pirateria, storia, metafisica, pura illustrazione: sono alcune delle caratterizzazioni che lambiscono appena questo enorme (in senso letterale) volume di ALLAGALLA Editore. Ma procediamo con ordine.

IL PELLEGRINO DELLE STELLE ha avuto una storia editoriale alquanto movimentata. Pubblicato a colori in Argentina su Skorpio nel 1978, poco dopo è arrivato in Italia sulle pagine di Lanciostory nella versione in bianco e nero, per poi essere ristampato negli anni novanta, sia a colori nella collana Euracomix, sia nuovamente in bianco e nero nella serie Fantacomix-day (Eura Editoriale). Sfortunatamente la versione italiana anni settanta era corredata da un titolo diverso (Robin delle Stelle), e di alcuni dialoghi riadattati.

Nel Gennaio 2010 ecco uscire invece questa edizione completa, riveduta e corretta, che ci dona una storia fuori dal tempo, che sembra scritta appena ieri, e che non soffre in nessun modo dei trenta anni passati dalla sua realizzazione. Satura di citazioni e rimandi ad opere del fantastico, spesso più letterarie che fumettistiche (raccolte tutte con perizia dal Direttore Responsabile Luca Ferrero nelle pagine finali), IL PELLEGRINO DELLE STELLE inizia semplicemente come la storia di un veliero inglese del XVIII secolo (il PELLEGRINO, appunto), il quale durante le fasi concitate di un ammutinamento, precipita in un misterioso vortice nel mezzo delle acque, che si rivelerà un vero e proprio tunnel spazio-temporale. Abbandonati dalla ciurma, il capitano, il mozzo ed un marinaio, dovranno tentare di far ritorno al proprio pianeta, accettando la propria situazione come solo un uomo del XVIII secolo potrebbe fare: con l’innocenza dei bambini, vivendo gli avvenimenti con semplicità, forse meglio di quanto potrebbe fare un terrestre dei nostri giorni. Carlos Trillo risolve con efficacia l’inverosimile questione scientifica di un veliero galleggiante nell’universo, miscelando dosi di magia a concreta fantascienza, donandoci con l’aiuto di un Enrique Breccia unico, alieni stranissimi degni di un  Jeff Hawke, ma anche Elfi, Fate, Giganti. O terribili bestie pronte a divorare i protagonisti con inganni mentali. Più di una volta si assiste ad illusioni che scavano nelle memorie dei tre naviganti, come se le minacce più insidiose nella vita non fossero esterne, ma semmai all’interno del nostro animo. Possiamo difenderci con una pesante spada da uno strisciante verme dentato pesante tonnellate. Non siamo sicuri di poterlo fare se ci appare come la donna del nostro passato che ha lasciato un graffio nel nostro animo.

Graffi e segni forti come quelli lasciati da un Enrique Breccia in grandissima forma, che chiude ogni capitolo in cui è suddivisa la storia, in illustrazioni a tutta pagina che lasciano galleggiare il veliero nello spazio nero, così come la nostra immaginazione.

Dei dodici capitoli-episodi, non tutti mantengono un livello qualitativo eccelso, ma questo potrebbe essere relativo ai gusti personali di chi vi scrive, il quale non ha apprezzato alcune atmosfere marcatamente fantasy e fiabistiche (Merlino, folletti, fate), in luogo di altre decisamente più fantascientifiche; ma si tratta appunto di gusti personali che non devono influenzare l’eventuale lettore che si avvicini a questo volume. Da segnalare in particolar modo il capitolo “Plk, ascolta una storia”, dove i veri alieni sono i protagonisti del veliero, con un capovolgimento narrativo delizioso.

Tra i tanti rimandi citati nella Post-fazione di Luca Ferrero, personalmente aggiungerei le simili atmosfere di Capitan Harlock, di Leiji Matsumoto, pirata con un veliero spaziale ultratecnologico, ma dalle dolci malinconie, ammalianti ed infinite come l’Universo.

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