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L'Editoriale » Fear Itself, Flashpoint e la deriva nichilista del fumetto supereroistico americano
di Alessandro Bottero
Vi avviso: parlerò di fumetti Marvel e DC Comics che non sono ancora stati pubblicati in Italia. Ne parlo perché li leggo in originale, e perché quello che leggo non mi piace, per motivi “etici”, e perché ritengo di avere tutto il diritto di parlarne. Se non volete rovinarvi la gioia della lettura tra mesi e mesi delle versioni Panini e Planeta smettete ora di leggere. Se continuate lo fate sapendo bene che svelerò ogni piccolo segreto di questi due eventi a fumetti, e quindi poi non rompetemi le scatole.
Nell’estate del 2011 Marvel Comics e DC Comics stanno portando alle estreme conseguenze una tendenza nichilista nel fumetto di supereroi, che mi lascia semplicemente esterrefatto. Parlo dei due eventi Fear Itself, e Flashpoint.
Per chi non sapesse di cosa si tratta ecco una spiegazione:
Fear Itself è il maxi-evento dell’estate 2011 in casa Marvel. Che succede? Succede che Sin, la figlia del Teschio rosso scopre un piano del padre, per usare/controllare/sfruttare un qualcosa che si basa sulla mitologia asgardiana. Esiste il Serpente, ossia l’entità che incarna la Paura, che era stato sconfitto e bandito da Odino millenni fa. Ora Sin lo libera, e ne diventa l’avatar, con un martellone che spacca tutto. Questo Serpente poi fa arrivare altri sette martelli sulla terra, e tramite la magia nera asgardiana riesce a possedere sette personaggi del cosmo marvel, tramutandoli in sette entità no potenti…. DE PPPIU’, che iniziano semplicemente a mettere a ferro e fuoco il pianeta. Questi cattivoni sono l’Uomo Assorbente, Titania, il Fenomeno, Attuma, il Gargoyle Grigio, e poi Hulk e la Cosa. Esatto. Hulk e la Cosa. Ossia due eroi, di cui uno (la Cosa) è un cardine del cosmo Marvel per quel che riguarda l’eroismo e la capacità di vincere contro tutto e tutti. e li tramutano in esseri che pensano solo a distruggere tutto. Comunque in Fear Itself Bucky Barnes viene ucciso da Sin; Il Gargoyle Grigio uccide TUTTI gli abitanti di Parigi (no Cicognano di sopra – 38 abitanti. No. Parigi, ossia alcuni svariati MILIONI di esseri umani); Attuma provoca un maremoto in Canada; Washngton è quasi rasa al suolo da Sin e dai suoi mecha nazist;. La torre dei Vendicatori crolla; Hulk devasta il Brasile; L’uomo Assorbente uccide alcune decine di migliaia di persone a Dubai. Occhio di Falco fa il mollicone con la Donna Ragno. Ah, aggiungete Odino che ha una paura folle del Serpente, e che sigilla Asgard, impedendo a tutti gli Dei di Asgard di aiutare gli eroi terrestri, sperando che il Serpente si stanchi a distruggere la Terra, così poi arriva Odino e lo sconfigge. Ovviamente Thor non è d’accordo, e Odino lo mena come una zampogna. E questo solo a metà della storia.
Flashpoint, se possibile, è ancora più terrificante. Il professor Zoom, sempre deciso a rendere Wally West un Flash migliore ponendogli di fronte avversità sempre maggiori, stavolta sbrocca (ma di brutto), e non si sa come riesce – andando a ritroso nel tempo - ad alterare non solo la vita di Wally, ma di TUTTO l’universo. Ecco cosa succede nel nuovo universo. Gorilla Grodd ha sterminato TUTTI gli esseri umani in Africa. Metamorpho è un boss criminale che domina sull’India. Superman non esiste, perché è tenuto prigioniero in un complesso militare. Bruce Wayne è morto. Il padre Thomas è Batman, e la madre, Martha, è impazzita ed è il Joker. Atlantide e le Amazzoni sono in guerra. Aquaman ha usato Geo-force, per far affondare nell’Atlantico TUTTA l’Europa Occidentale (uccidendo così almeno 200 milioni di persone, ma che volete che siano…), tranne l’Inghilterra, che è stata conquistata da Wonder Woman e tramutata in uno stato dittatoriale. Oltre a tutto questo abbiamo che Wonder Woman e Aquaman dovevano sposarsi, ma alcuni personaggi nelle due corti non volevano questo matrimonio per motivi fondamentalmente razzisti, e hanno messo in piedi un complotto per impedirlo. Ci sono riusciti, e ora la Terra di Flashpoint è sull’orlo della catastrofe. E anche qui siamo solo a metà della storia.
Il discorso qual è? È che entrambi questi due megaeventi sembrano basarsi su un dogma di fede: le cose devono andare male. Gli eroi non devono più riuscire a salvare le cose all’ultimo secondo.
È come se ci sia una rivolta voluta e astiosa, contro quello che era un canone indiscusso della letteratura di genere a fumetti, ossia: i buoni alla fine vincono. Che possiamo anche parafrase in “Alla fine le cose si risolvono”.
Sembra quasi che adesso chi scrive storie goda nell’ideare nuovi modi in cui le cose potrebbero andare male per gli eroi. Prendiamo il caso di Gorilla Grodd, in Flashpoint. Per anni Grodd è stato un nemico formidabile di Flash. Ma alla fine l’eroe riusciva sempre a sconfiggerlo. Ora invece abbiamo una storia in cui Grodd sconfigge chi gli si opponeva, e stermina gli esseri umani in tutta l’Africa.
Ma non è solo l’idea. È la compiacenza nel raccontarla. Compiacenza sia scritta che grafica. Che senso ha far vedere Grodd che strappa la spina dorsale a Catman, ultimo difensore di Citta del Capo? Che senso ha far vedere Grodd che controlla telepaticamente un bambino e costringe questo bambino ad uccidere i suoi compagni con una sventagliata di mitra? Spero che chi mi ha rotto le scatole per una vignetta su N.O.X. ora scriva alla DC Comics dicendogli che sono poco etici.
O ancora….che senso ha che tutti gli abitanti Parigi vengano uccisi? Perché?
Anticamente gli eroi, pur subendo sconfitte, eventualmente anche perdite, sarebbero sempre riusciti a trovare un modo perché il peggio non si verificasse. Il LAVORO dell’autore era proprio quello di mettere l’eroe in una situazione apparentemente disperata, e poi farlo uscire vincitore.
Potreste dirmi “Bottero, ma se Flashpoint e Fear Itself sono a metà storia, che ne sai che non succederà questo?”
Certo, potrebbe, ma il discorso che faccio è più ampio. è un discorso di COMPIACENZA nell’ideare e raffigurare il peggio che possa accadere, quasi che si debba dire “ehi, sì è vero. Io scrivo/disegno fumetti, ma sono cose toste. Faccio vedere la violenza. Faccio vedere le budella che schizzano! Sono figo!”
No. Non sei figo. Sei solo uno che fa marchette per il pubblico. Anzi, sei solo uno che aiuta il pubblico ad abituarsi sempre più a questa deriva dell’eccesso.
Allarghiamo il discorso a… chessò… Daken: Dark Wolverine, personaggio per me incomprensibile.
Mi spiegate come sia possibile che la Marvel pubblichi una serie dove il personaggio principale sia uno assassino, ricattatore, stupratore, bugiardo, privo di un anche minimo senso di morale o di un progetto che non sia il “io so io, e voi nun siete un cazzo”? Daken come il Conte Tacchia?
Nell’ultimo arco narrativo, che ho appena letto, Daken si impadronisce di Madripoor (uccidendo, stuprando, mentendo, ecc… ecc…) semplicemente perché vuole fare la stessa cosa che ha fatto suo padre Wolverine.
Pochi anni fa Daken sarebbe stato il cattivo. Ora invece ha una serie regolare, è il protagonista, vince e alla fine … la FA FRANCA!
Ecco la differenza. Non ci sono più conseguenze per le cose che si fanno.
Anticamente se uno chessò… uccideva un pianeta, non poteva far finta che non fosse successo nulla. Jim Shooter lo sapeva. E Jean Grey infatti non l’aveva sfangata. Oggi nei fumetti la gente la sfanga continuamente. Daken è il simbolo più evidente di questa tendenza, ma ci sono decine e decine di esempi.
Concludo: se prima il dogma era “alla fine le cose si risolveranno, perché questo è un fumetto di supereroi”, ora pare che il dogma sia” le cose andranno a puttane, PERCHE’ è un fumetto di supereroi, e dobbiamo far vedere che siamo fighi a scrivere storie diverse da quelle che leggevamo”
Cosa sarebbe stato Rinascita con questa mentalità? Devil avrebbe ucciso Kingpin.
O il Ritorno del Cavaliere Oscuro? Forse addirittura Batman avrebbe ucciso il Joker, magari in una grotta del lunapark (o forse questo lo ha già detto qualcuno?).
Io voglio il lieto fine. Gli eroi sono eroi. Non sono psicopatici che fanno quello che gli pare e piace, senza conseguenze.
E non c’entra niente “ma queste sono storie belle!”. Il nichilismo, lo sfregio di qualsiasi morale, l’elevare a vincitore chi è esplicitamente un personaggio negativo non rende una storia bella. Forse se ci piacciono le storie dove il male vince c’è qualcosa che non va. Anzi, diciamo che c’è molta affettazione e snobismo fighetto. Perché se la storia riguardasse noi, il lieto fine lo vorremo eccome.