Logo

L'Editoriale » Lavorare con il Pubblico Dominio: eresia o saggezza?

jack-kirby-stoyddi Alessandro Bottero

Scrive il professore Alessandro Di Nocera nei commenti del precedente editoriale: «No, l' "accusa" ("accusa"... questo è il vostro modo di ragionare) è quello di aver pubblicato un libro fatto male, scandalosamente caro e con materiale liberamente disponibile in Rete. »

A parte che non è il mio modo di ragionare. È che il  professor Di Nocera ci accusa proprio, visto che secondo il vocabolario della lingua italiana un’accusa è: "attribuzione di una colpa, spec. in senso giuridico, di una manchevolezza”. Quindi dicendo che il volume di Jack Kirby, Strange Tales of your Dreams pubblicato da Bottero Edizioni e disponibile in fumetteria è fatto male, il professor Di Nocera ci ACCUSA di una manchevolezza. Non è il nostro modo di ragionare. Forse è il suo.

Una volta chiarito questo (anche al professore), il punto che mi interessa oggi è quello inerente «e con materiale liberamente disponibile in Rete».

Secondo questa logica (sostenuta anche da altri, come ad esempio dal disegnatore Andrea Gadaldi, che fin da subito ha detto che era inutile comprare un volume quando le storie contenute nel volume stesso erano di pubblico dominio), se una casa editrice, o musicale, o una casa di produzione di homevideo, mette in commercio materiale liberamente disponibile in rete, prende per il culo gli acquirenti.

E perché li prenderebbe per il culo? Perché cercherebbe di sfruttare commercialmente a suo vantaggio del materiale liberamente a disposizione di tutti.

Vi sembra logico? Vi sembra che questa posizione abbia una minima logica? Per me no. Se così fosse le collane dei Classici della Letteratura sarebbero una presa per il culo, visto che i Classici sono “liberamente disponibili in rete”. Perché dovrei pagare il volume della Divina Commedia, quando posso “liberamente disporne in rete”. Ma voglio essere ancora più chiaro e preciso per il professore Di Nocera. Perché io dovrei pagare 150 euro per il volume della 001 su Little Nemo, quando TUTTE le tavole di Little Nemo sono «materiale liberamente disponibile in Rete» a questo indirizzo?

http://www.archive.org/details/LittleNemo1905-1914ByWinsorMccay

Perché Andrea Gadaldi non dice nulla alla 001, visto che è possibile scaricarsi tutte le tavole di Little Nemo? Perché il professor Di Nocera non dice nulla alla 001? Forse perché ci collabora, e quindi quello che fa chi ci paga è sempre ben fatto a priori, e quello che fanno gli altri no?

Ma la cosa che trovo davvero incredibile, è che mentre in America sta nascendo tutto un settore commerciale che recupera materiale di pubblico domino e lo rimette a disposizione per il pubblico di appassionati, e nessuno urla alla truffa o alla presa per il culo, qui da noi si pestano i piedi e si accusa chi si da fare a recuperare il materiale. Laggiù sta nascendo un nuovo mercato, e qui si dice che siccome è “materiale liberamente disponibile in Rete” allora non hai diritto di farci dei prodotti e venderlo.

Se volete saperne di più iniziate da qui http://www.thepdsource.com/prodtype.asp?cookiecheck=yes&PT_ID=74

In America ci sono case di distribuzione che vendono cofanetti con film, o serie TV di pubblico dominio. Non sono anche quelli  “liberamente disponibili in rete”? Perché il professor Di Nocera non eleva i suoi strali contro di loro?

La ERBville press, una casa editrice specializzata nella ristampa di opere pulp di pubblico dominio, nel suo catalogo ha i libri di Tarzan, e vende l’edizione in pocket, ricavata dalla rivista del 1916, a 15 dollari.

http://astore.amazon.com/pulpvillepress-20/detail/144047835X

Se poi andiamo nella versione hardcover, ecco la presentazione di Tarzan e i Gioielli di Opar.

TARZAN AND THE JEWELS OF OPAR

Published for the first time in hardcover, this is the original magazine version of Tarzan and the Jewels of Opar and differs from the book version as a large amount of text was added to the original book version. Fully illustrated by J. Allen St. John.

http://www.angelfire.com/film/locationbooks/uniform.htm

Traduzione: "per la prima volta in un volume cartonato, questa è la versione originale di Tarzan e i Gioielli di Opar, e differisce dalla versione in libro, perché al volume è stato aggiunto molto testo. Illustrazioni di J.Allen St.John”

Il punto è che questo volume, che costa 45 dollari (QUARANTACINQUE DOLLARI), è realizzato usando i numeri di Argosy dove sono apparse le puntate della storia, e non il volume a se stante. Infatti le illustrazioni si trovano SOLO su Argosy.

Ma Tarzan e i gioielli di Opar si trova “liberamente disponibile in rete”. Allora perché uno dovrebbe pagare 45 dollari per averlo in cartonato, quando oltretutto è una versione addirittura più BREVE del libro?  La ERBville sta prendendo per l culo i lettori, chiedendo 45 dollari? Come si permette? È un prezzo “scandalosamente caro”, e spero che il professor Di Nocera ed Andrea Gadaldi gli scrivano, dicendo che non ha senso che loro pubblichino i loro volumi, quando le cose che pubblicano si trovano facilmente in rete.

O devo pensare che gli unici a cui si rompono i billiribbilli siano Bottero Edizioni e la Cagliostro E-Press?

Template Design © Joomla Templates | GavickPro. All rights reserved.