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[Intervuallera] Ma davvero? Davvero, davvero! + Update: si è rotto il vaso d Pandora?

davveroMoleskine #70

La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

[Intervuallera] Ma davvero? Davvero, davvero!

Ovvero, una simpatica recchionata tra amici di webcomic.

+ UPDATE: si è rotto il vaso di Pandora?

ATTENZIONE: questo Moleskine mette in risalto delle contraddizioni talmente "lapalissiane" che sarebbe addirittura superfluo leggerlo.

di Giorgio Messina

Ma tu pensa. Appena Paola Barbato e Federico Memola, - due sceneggiatori professionisti - si sono messi a fare webcomics, Roberto Recchioni, la rockstar del fumetto italiano, e il codazzo di anime belle al suo seguito si sono improvvisamente accorti che i fumetti on line in Italia sono gratuiti e che quindi chi ci lavora non è retribuito. Incredibile. Una scoperta che farebbe diventare rosso di vergogna Monsieur de La Palisse, se fosse vivo, frequentasse il fumettomondo e lottasse insieme a noi fuori e dentro la websfera. Invece La Palisse è morto quasi 500 anni fa e oggi ci tocca leggere di Roberto Recchioni che definisce le iniziative di Memola e Barbato come «roba» che «è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti».

Ma tu pensa. Con tutti i webcomics italiani che ci sono in giro, questo fumetto era pieno di metastasi da tempo e non ce ne eravamo mai accorti prima. Ma si sa che Recchioni è dalla parte di Asso Merrill perché per i bulli non tifa mai nessuno.

Invece qui ci tocca, in onore di Monsieur La Palisse, tifare per Memola e la Barbato perché è “lapalissiano” che un fumetto on line GRATUITO non genera alcun introito da dividere con chi vi collabora ed è una fesseria gigantesca dire che “fa male al lavoro di tutti”, perché altrettanto “laplissianamente” non rovina alcun mercato del lavoro. Anzi, a Memola e alla Barbato va dato il merito di avere sancito in modo definitivo che il fumetto on line si legittima non solo nella funzione di vetrina e palestra, ma può benissimo incarnare il ruolo di moderna “bottega” degli aspiranti professionisti del fumetto, andandosi a collocare in quel buco nero che c’è tra le scuole del fumetto, gli autodidatti e gli editori.

Curioso invece notare come Recchioni voglia spostare il baricentro della discussione sullo sfruttamento degli autori dalla caccia politicamente corretta all’editoriale Gatto & La Volpe (ovviamente gli editori “lucignoli” non sono mai quelli con cui si collabora…), alla caccia al collega sceneggiatore, anche di blasone superiore, che con trasparente serietà mette in cantiere a cielo aperto il proprio fumetto on line. Altrettanto curioso notare che come sempre Recchioni, oltre a criticare le inziative, non riesce a proporre nessuna soluzione alternativa al fatto che un webcomic gratuito non può generare introiti. Forse perché non ci sono soluzioni a questo problema? Forse perché è come calcolare l’altezza dell’albero maestro di una nave sapendo l’età del più piccolo mozzo di bordo?

Ancor più curioso è notare come lo stesso Recchioni, prima di imbarcarsi in questa "crociata" contro i fumetti on line della Barbato e di Memola, abbia invitato, usando i proverbiali due pesi e due misure, i lettori del suo blog a leggere il fumetto on line Harpun (leggi anche QUI) dei suoi “amici” Giovanni Masi e Federico Rossi Endrighi. Scrive Recchioni di questo webcomic che «è un bel progetto, fatto con un mucchio di fatica, tanto talento e parecchia consapevolezza. Si merita di essere visto in giro.» Evidentemente gli amici e gli amici degli amici, a differenza di Barbato e Memola, per Recchioni fanno cose belle e con un mucchio di consapevolezza e non rovinano il mercato del lavoro del fumettomondo pubblicando il loro fumetto gratuitamente on line.

Ma non cerchiamo di trovare coerenza nelle esternazioni della rockstar formato fumettomondo, faremmo prima a vedere resuscitare Monsieur La Palisse, a cui se raccontassimo questa storia non potrebbe fare altro che chiedere incredulo: “Ma davvero?”. Davvero, davvero!

Ps: era un po' che non mi occupavo di una recchionata, esattamente da quando ho scoperto, a colpi di insulti, che mammà è la prima fan della rockstar del fumettomondo. Ma tra una fenomenologia di Michele Ginevra e l'altra, in attesa della terza e conclusiva puntata finale, una bella recchionata ci stava proprio bene. Creava la giusta suspance... E i fumetti che più ci piacciono non sono forse quelli che creano la giusta supance prima di girare la pagina? E Recchioni in questo, bontà sua, è davvero un maestro a creare la giusta suspance tra una pagina e l'altra.

UPDATE: si è rotto il vaso di Pandora?

Roberto Recchioni ci segue e questo ci fa piacere. Evidentemente stimolato da quest'ultimo (è corretto l'apostrofo, prof?) Moleskine , scrive a ruota questo post sul suo blog:

«QUI trovate una lista di presunti editori che si fanno pagare per pubblicare i romanzi degli aspiranti.
E' una lista tremendamente lunga.
Non ci sono editori di fumetti (quell'Aurea segnalata non è l'Aurea di John Doe).
Non ci sono editori di fumetti, per ora.
Ma, con l'aria che tira, quanto ci vorrà?»

Ora se si guarda bene, l'elenco linkato da Recchioni, alla lettera "T", si trova scritto TESPI, che da una rapida ricerchina su Google, è questa QUI.

Quindi ci sono 3 possibili conclusioni:

1) Non è vero che non ci sono editori di fumetti, in quella lista;

2) Quella lista non è attendibile;

3) Recchioni, senza accorgersene ha rotto il vaso di Pandora.

Io, accendo la numero 2 e segno un'altra (è corretto l'apostrofo, prof?) recchionata. E voi?

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