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Metodo Recchioni: mammà difende la rockstar del fumettomondo
Moleskine #46
Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.
Metodo Recchioni: mammà difende la rockstar del fumettomondo
Recchioni ci calunnia senza prove ma ascoltando il suo istinto, ma per la mamma, scesa in campo a fare l'avvocato del figlio, gli idioti e puerili siamo noi che ci siamo difesi dalle accuse infamanti della sedicente rockstar del fumetto italiano.
di Giorgio Messina
Se la rockstar del fumettomondo vi calunnia, non difendetevi, non rispondetegli per le rime, altrimenti vi ritrovereste alle calcagna la mamma che vi da dell’«idiota». Questo è quanto di surreale mi sta capitando in queste ore. Ma procediamo con ordine. Vi avevamo raccontato come fossimo diventati oggetto delle paranoie e della manie di persecuzione di Roberto Recchioni. Per farla breve: la rockstar del fumetto italiano mi accusa di perseguitarlo augurandogli la morte con diversi profili anonimi, sia sul suo blog che sul forum di Comicus. Le prove di queste gravi accuse? Non ce ne sono. O meglio sono tutte nella mente della rockstar del fumettomondo. Infatti Recchioni sul forum del “bar dello sport” (da QUI in poi) interviene riguardo a cosa lo ha reso sicuro che fosse il sottoscritto a celarsi dietro tutti i commenti che non ha gradito in questo modo: «ho avuto quell'impressione e sono andato a istinto. Magari mi sbaglio, magari no.» E intanto nell’insicurezza della sua allucinazione Recchioni infanga il mio buon nome e magari ci rimedia pure qualche applauso. E non contento aggiunge sempre rivolto al mio indirizzo: «IO vedo un matto che parla da solo.» Insomma secondo la visione distorta della realtà di Recchioni, lui può accusare per istinto qualcuno di cose che non ha commesso, ma se l'accusato si difende è quest'ultimo ad essere il matto. Ma il capolavoro recchioniano del ridicolo si avvia verso più alti picchi quando se la prende con il mio cognome: «Io, ripeto, vedo solo le parole di Merdina.» Uno che di cognome si chiama Recchioni e si diverte a storpiare cafonemente i cognomi altrui fa solo sorridere, se poi ci aggiungiamo che il Recchioni stesso conferma di soffrire di paranoie e di manie di persecuzione il quadro potrebbe essere completo nella sua ridicolaggine. Ma siccome al ridicolo non c’è mai fine, ecco il “cup de theatre” che tocca il fondo (ma anche al fondo non c'è mai fine...). Alla storpiatura maleducata e offensiva del mio cognome ho risposto in maniera ironica sulla pagina FB di Fumetto d’Autore, apostrofando il Recchioni con il nomignolo di “Robertina la pazza” e spiegando che forse in questo caso, il giornalismo, la satira, non c’entrano più nulla, ma c’è bisogno di altri tipi di professionisti che possono aiutare il Recchioni a ritornare in contatto con la realtà, che è quella dove non te ne vai in giro ad accusare nessuno sulla scorta dell’istinto, nemmeno se sei la sedicente rockstar del fumetto italiano. A questo punto interviene una certa Adele Russo (classe ’48) che prima mi apostrofa come «idiota» e poi rincara la dose: «Sei tu, Messina, che sei un idiota.» Solo che la signora Russo si è dimenticata di presentarsi. Adele Russo è infatti la madre di Roberto Recchioni. Scusate, non so a voi, cari lettori, ma a me fa molto ridere che intervenga mammà a difendere la rockstar del fumetto italiano (che ha 37 anni...). Questa difesa d’ufficio “familiare” è specchio di quanto sappia rendersi ancor più ridicolo di quello che già questo nostro piccolo fumettomondo antico. Insomma in casa Recchioni è normale che il figliolo se ne vada in giro a calunniare vivi (e morti, vedasi Caso Concina QUI e QUI), ma se per caso ti difendi da queste calunnie e rispondi per le rime ecco che arriva mammà a difendere il figliolo. Perché si sa, la mamma è sempre la mamma, e i figli so pezz’e’ core, anche quando buttano fango sugli altri senza prove alcune. Possiamo chiamarlo “metodo Recchioni”, mammà approva. Per quanto mi riguarda, vista la piega ormai davvero grottescamente surreale raggiunta dalla faccenda che sconfina quasi nel patologico, io la chiudo qui. Non vorrei scoprire come è composto l’intero albero genealogico del Recchioni a colpi di offese solo per avere osato dire che no, non sono io che me ne vado in giro in modo anonimo ad augurargli la morte. Perché quando ho qualcosa da dire, come in questo caso, scrivo un articolo e lo firmo nome e cognome. Si chiuda il sipario su quest’ultima “recchionata”, anzi stendiamo un velo pietoso...







