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Recensione » I racconti dell'era del Cobra (Tunuè)
di Giacomo Firmani
Tunuè suole spesso mettere, accanto al suo nome, la dicitura “editori dell’immaginario”. Ebbene, danno salda e decisa conferma di tale titolo con il recente “RACCONTI DELL’ERA DEL COBRA”.
Questo variopinto gioiello, realizzato dal bravissimo autore spagnolo Enrique Fernandez, narra una storia magica che vi porterà nelle suggestive terre d’oriente, in una fantasia di colori sfavillanti, dall’effetto mozzafiato, in un turbinio di disegni guizzanti, estrosi, scattanti, vivi, che vanno a creare sontuosi palazzi, strade miserabili, nascondigli raffinati, fitti campi di battaglia e tanti altri pittoreschi ambienti che fanno da palcoscenico alle vicende dei personaggi, riuscitissimi nella caratterizzazione grafica e psicologica.
Sicuramente uno dei fumetti da libreria più belli degli ultimi mesi, non è un caso se molti blog lo hanno messo nelle classifiche dei migliori fumetti usciti in Italia nel 2014.
La prima cosa che colpisce in questo volume sono i disegni e i colori, per i quali ne dice molto già solo la copertina. I disegni rifuggono, nella raffigurazione dei personaggi, il realistico, ma non si affidano agli stilemi tipici dell’umoristico , né alla caricatura propriamente detta. Il tratto di Fernandez è moderno e dinamico, va ad affidarsi ad un particolare tipo di stilizzazione che unisce forme rotonde ad appendici sporgenti, sagome serpeggianti a posture che sono, alternamente, o realistiche o una reinterpretazione buffa della realtà, con articolazioni ben costruite. I volti dei personaggi vanno a richiamare gli stilemi tipici della caricatura, come le guance lunghissime, o nasi e menti troppo pronunciati per aspettarsi di vederli realmente in strada quando esci, ma senza che ciò vada mai a intaccare l’espressività dei personaggi, la cui recitazione anzi ne esce arricchita. I loro volti sanno esplicare emozioni di rabbia, dolore e divertimento alla perfezione, risultando vitali e comunicativi, facendo sfoggio all’occorrenza di sguardi sardonici e sorrisi ironici.
Quanto ai colori, bè… è un trionfo. Un trionfo cromatico: l’autore è abilissimo nel creare atmosfere e ci ha dato tavole rese splendide dalla ricchezza di colori; ha saputo accostare gradazioni e sfumature e svariate tinte parecchio diverse fra loro fino a farne una magnifica opera d’arte. E’ suggestivo persino nelle scene notturne, dove nelle pesanti tonalità di blu scuro, che già colpiscono di loro, è riuscito a infilare sottili venature cromatiche che riescono a esprimere lo stato d’animo dei personaggi.
Un altro asso nella manica di Fernandez è il fantasioso design, evidente già nelle prime vignette, nelle maschere usate dal narratore.
Già, una simile maestria grafica lascerebbe comunque un po’ vuoti senza una storia valida da raccontare. E la storia di questo fumetto è più che valida: è un intreccio di storie di più personaggi, profondamente umani nei loro pregi e virtù, nei loro difetti e incomprensioni, nei loro sbagli e fallimenti e nei successi, nelle loro doti e attitudini. Ben notevole è il tono del racconto, che mira con successo a una narrazione lager than life improntata sul romanticismo, l’avventura scanzonata (elemento questo ottimamente reso),il contenuto politico e l’esposizione, quando necessario, sin dalle prime tavole, di violenza e sesso, mai comunque fini a sé stessi. In questo, secondo me, fa da precedente un’importante opera europea di cui parleremo in conclusione.
Ambientata nell’Oriente delle “Mille e una notte”. inizia con la storia di due giovani innamorati: l’agilissimo ladro Irvi e la bella e caparbia Sian. Purtroppo costei viene perduta, data in dono ad un potente principe, e, in aggiunta, respinge Irvi, il cui comportamento equivocabilmente adulterino ha sfiduciato il cuore della delusa e innamorata giovane. Il povero e confuso Irvi però è sinceramente innamorato di Sian e, prima che venga giustiziato, in preda alla rabbia, urla di voler uccidere tutti i principi della terra e di voler mangiare loro il cuore. Così facendo attira l’attenzione di un enorme, imponente energumeno, colui che di tutte queste trame è praticamente il perno: un ricco ex soldato conosciuto con i nomi di “il leone”, “il gorilla”, “il toro” e che nel corso della storia acquisirà il nome di “il cobra”. Quel cobra a cui si riferisce il titolo del libro.
Ora, il Cobra è forse il personaggio più riuscito di quest’opera: ottuso, rozzo, stupido, ignorante, materialista, un feroce assassino in possesso di una forza inumana, si fa notare soprattutto per essere un uomo alla ricerca di qualcuno che l’ami; peccato che adotti, nella sua ricerca dell’amore, dei comportamenti errati. E’ incapace di vedere come fare per guadagnarsi la stima e l’amore delle persone. All’inizio del racconto, benché ricco, è un disperato emarginato.
Nel sentire per caso le dichiarazioni dl giovane ladro, lo libera e lo addestra per farne un soldato inarrestabile e uno spietato assassino. Radunato un esercito, riescono con aspre battaglie a conquistare gran parte dei regni vicini, e in ciascuno Irvi si diverte a cannibalizzare i cuori dei principi. Ma uno stratagemma magico farà rinsavire, dopo un’ultima battaglia, Irvi che abbandona così l’esercito, facendosi così nemico il Cobra. Il quale intanto regna su quasi tutti i regni mediorientali, a parte uno, impenetrabile, inespugnabile. Non vuoi che è proprio quello al cui principe è andata in sposa la caparbia Sian?
A questo punto ti aspetteresti una normale conclusione delle vicende, ed invece questo è solo l’antefatto. A far progredire questa storia verranno altri personaggi. Uno è Maruuk, un nano ex- attore la cui vita è stata rovinata dal Cobra e che aiuterà un Irvi cambiato, nei progetti e nella vita, non solo per una maledizione che si è ritrovato addosso. Poi c’è Barasi l’alchimista, assunto dal Cobra per estrapolare l’essenza delle persone. E un misterioso straniero biondo dalla pelle bianca e lo sguardo di ghiaccio, esperto di polvere deflagrante, alla ricerca dell’esplosione perfetta.
Coi loro destini, tutti insieme porteranno a compimento le storie altrui, in un intreccio in cui il lettore è dubbioso fino all’ultimo se tutti avranno alla fine una ricompensa o una punizione per le loro azioni, in un finale adrenalinico carico di sentimenti. Il tutto narrato da uno spigliato intrattenitore mascherato la cui identità verrà scoperta solo alla fine.
Motore scatenante e perno di questo intreccio è (sclavianamente?) la ricerca dell’amore, la sete di sentimenti ricambiati. Enrique Fernandez ha creato dei caratteri diversi fra loro, che vedono la vita in maniera differente, e, conseguentemente, hanno una diversa concezione dell’amore, che li porta a confrontarsi fra di loro. In un’intervista, l’autore con le sue parole ha esplicato bene il concetto:
“Il vero cuore del messaggio credo sia mostrare differenti punti di vista sull’amore. L’amore dei giovani amanti, onestamente passionale e reciproco, con i suoi sciocchi momenti iniziali. Ma anche l’amore di Cobra per il potere, e per l’apprezzamento degli altri. Ovviamente, in questo caso una forma più egoista di amore. C’è anche l’amore per l’arte e la libertà che è introdotto dal personaggio di Maluuk, l’amore per se stessi di Numbasa, e l’amore per i ricordi, che accecano il presente e il futuro, rappresentato dal personaggio europeo, il fuciliere”
Chissà se una sua fonte di ispirazione è stato il lavoro di Terry Moore, che con il suo “Strangers In Paradise” voleva far intendere che ad essere importante, più che i fatti in sé, è il modo in cui le persone reagiscono ad essi.
Il lettore, poi, verrà colpito da un elemento originale di questo racconto: la tematica del bisogno di arte, buona arte, che scuote i popoli dall’apatia e salva le loro anime.
L’elemento magico, in tutto questo, è presente, sotto forma di alchimia pseudoscientifica, la cui resa è ben riuscita, ma non preponderante, a ulteriore conferma di come le migliori storie si basino più sui sentimenti e le emozioni dei personaggi.
Tali elementi sono perfettamente resi dalle capacità grafiche e narrative dell’autore spagnolo, di cui torniamo di nuovo a parlare.
Enrique Fernandez è autore completo, ha realizzato da sé tutto il volume. L’intero fumetto è realizzato al computer, ma non sembra. Fernandez è un mago, che usa matite e pennelli digitali in maniera superba, creando policromatiche tavole che sembrano disegnate a mano, capaci di competere con la bidimensionalità paffuta di autori come Bill Watterson o Maurice de Bevere.
Fernandez si è formato nell’animazione, e si vede: le scene in cui Irvi versa nel suo stato demoniaco lo rappresentano come una inarrestabile e tenebrosa scia nera che stermina tutti i suoi nemici. Tale rappresentazione sembra muoversi da sola e uscire dalla pagina. Per non parlare delle vignette in cui entra in scena il Cobra, o dei modi in cui disegna stragi, orge e esplosioni. Perfino gli sfondi sembrano vivi.
Fernandez ha comunque una padronanza totale del mezzo fumetto, sapendone usare con maestria non solo i tempi narrativi, ma anche le potenzialità grafiche: sa quando mettere le linee cinetiche e quando far sembrare statici nel movimento i personaggi o anche quando mettere le espressioni esageratamente trasfigurate in smorfie.
Si fanno notare altri tocchi personali: oltre al già citato demone nero, delle rotonde, eleganti nuvole rosa rappresentano gli effluvi della lussuria.
Va citata poi una scena in cui Maruuk gira per la città cantando una romantica storia d’amore: è molto bello che nei suoi baloon non ci siano parole stampate a esprimere il contenuto della canzone, ma per farlo contengano disegni stilizzati. Ben fatto.
Autore ed editore originale di questo prodotto meritano solo elogi; per completare il discorso, comunque, non trovo azzardato avanzare l’idea che una tale narrazione, personale e spinta, debba molto ad un precedente del fumetto europeo: quel “SKYDOLL” di Alessandro Barbucci che nel 2000 ha infranto molte barriere e spostato più in là i confini del narrare con il fumetto nelle librerie del vecchio continente. E per fortuna, tale continente dimostra di avere ancora autori capaci di raggiungerli quei confini, e saper creare opere splendide come “RACCONTI DELL’ERA DEL COBRA”.
In conclusione, un bellissimo fumetto, che si fa notare per lo stile personale dell’autore, per una storia appassionante e per l’estro grafico con cui è narrata e fa venir voglia di recuperare tutte le atre opere realizzate da Enrique Fernandez.
Il premio che ha vinto all’ultima edizione di ROMICS è più che meritato. A Tunuè, che di quest’opera ha realizzato, credo, la prima e finora unica edizione estera, vanno solo plausi.
I racconti dell'era del Cobra
Autore Enrique Fernández
Formato 19,5x27, rilegato a filo refe, 112 pagg. a colori.
Prezzo: 16,90 €







