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Recensione » Star Brand (Panini)
di Alessandro Bottero
Per tutta la prima metà degli anni ’80 Jim Shooter era il personaggio più importante del mondo dei comic book Usa. Era l’editor in chief della Marvel comics quando essere editor in chief significava davvero decidere tutto e non doversi coordinare con le sezioni Film, Tv, Live TV show, Marketing, Merchandise e così via. Shooter era quello che decideva in casa Marvel, e se diceva “Questo sì, questo no”, allora era questo sì, questo no. Poi successe qualcosa. Successe nel 1986. Successe perché la DC Comics aveva deciso di rimettere mano al suo universo dopo 50 anni con Crisi sulle Terre Infinite, e la Marvel (ossia Shooter) non poteva restare zitta. E così se la DC Comics, all’epoca in grooooooooosso affanno dietro la Marvel si rilanciava con la rifondazione dell’universo, la Marvel sbatteva sul tavolo da gioco il New Universe. Nel 1986, in occasione del venticinquesimo anniversario dell’uscita di Fantastic Four #1 e conseguente nascita del Marvelverso Classico la Marvel (e Shooter) avrebbe dato ai fan un nuovo universo. Non era necessario rimettere a posto le cose, azzerare tutto come facevano quelli della DC Comics. Alla Marvel le cose erano state fatte bene. Ora sarebbero state fatte meglio e in un nuovo universo. Per cui i lettori Marvel sarebbero stati premiati con non più UN universo ma con DUE. E quei poveretti della DC Comics sarebbero stati sconfitti, annientati, distrutti. Logica lineare, non credete? C’è solo un problema. Il New Universe fu il flop più colossale nella storia della Marvel. Ci vorrebbe troppo tempo per dipanare quella tragica vicenda, che rimane come la prova che gli Dei accecano con la superbia coloro di cui desiderano la caduta, e non è questo il luogo. Ma tutto questo dovrebbe essere detto per capire perché sia esistita una serie come Starbrand, e quale sia stato il suo posto nella storia del fumetto USA. Starbrand è sicuramente la serie migliore di tutto il progetto New Universe, ed è probabilmente una delle storie migliori scritte da Shooter, che qui riesce a raffigurare realisticamente cosa potrebbe succedere se un balordo senza arte ne parte improvvisamente si ritrova dotato di poteri quasi divini. Il volume Panini contiene i primi sette albi della serie regolare Starbrand. La storia è bella, super eroi anni ’80, ma con molti temi che hanno anticipato il decennio successivo. I disegni sono eccellenti, con Romita Jr. ottimamente inchiostrato da Williamson. E il prezzo è tutto sommato onesto. Manca però, e ormai sarò diventato noioso, un corredo di note e schede critiche che forniscano al lettore informazioni più precise sulla storia, sul contesto in cui è maturata, e sul suo significato per il mondo del fumetto. Lo so, mi ripeto, ma credo che se il ristampare fumetti dei tempi andati sia una cosa meritoria in se e per se, perché la conservazione della memoria è sempre cosa valida, la pura riproposizione delle storie, propri perché si tratta di ristampe mirate a un pubblico di persone adulte e capaci di apprezzare prodotti più curati della media, non basti. È necessario anche affiancare all’opera un corredo critico adeguato, e non le solite schede biografiche lunghe mezza paginetta quando va bene. Un bel volume, consigliato, ma si poteva fare di meglio sotto il profilo del corredo critico-informativo.
Star Brand
Jim Shooter – John Romita Jr. – Al Williamson
Panini Comics, cartonato 176 pagine, euro 20







