Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Ven10022012

Aggiornato alle:05:03:11

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Chester Brown, fumetti "hard" per rendere legale il sesso a pagamento

Favorevoli: il movimento per i diritti delle prostitute e le sex workers. Contrari: i moralisti di ogni religione. Divisa, l’opinione pubblica. Gli unici a non avere dubbi sono i clienti di prostitute. A lanciare la provocazione è uno di loro. Non uno qualunque. Chester Brown, geniale fumettista canadese, è tra gli artisti cui si deve il “rinascimento” del fumetto alternativo americano, già popolare negli anni Ottanta. «Credo che, se la prostituzione venisse depenalizzata, entrerebbe nella sfera dei comportamenti normali in un tempo relativamente breve, nell’arco di poche generazioni». Una vera e propria campagna per la legalizzazione del sesso a pagamento, la sua, lanciata con Io le pago. Memorie a fumetti di un cliente di prostitute, diario autobiografico reso sotto forma di una lunga quanto dettagliata confessione. Una graphic novel per adulti, ma non per questo gratuitamente volgare. L’autore non ostenta con compiacimento la sua vita sessuale tutt’altro che convenzionale, né sente il bisogno di giustificarsi. I disegni sono semplici, non indugiano in particolari pruriginosi e non cercano di “colorare” la vita del protagonista per renderla più o meno avventurosa o seducente. C’è poco del romanzo a fumetti, i suoi appuntamenti a luci rosse seguono moduli ripetitivi, ben restituiti da una gabbia grafica altrettanto monotona. Brown si limita a demolire punto per punto tutti i luoghi comuni e gli stereotipi sul mestiere più antico del mondo. «Il cliente non è né un pedofilo né uno stupratore e pensare che quel genere di uomini rappresenti il tipico cliente delle prostitute è come affermare che quelli che picchiano o uccidono le mogli siano mariti tipici». Uno dopo l’altro, confuta tutti i più ricorrenti argomenti contro la prostituzione. «Non soltanto egli dimostra come si basino su una retrograda morale religiosa, ma sottolinea anche l’ipocrisia dei benefattori liberal di “riportare sulla retta via” le prostitute. Tutte quelle intelligenti alzano gli occhi al cielo davanti a questi atteggiamenti». Così scrive nella prefazione Robert Crumb, padre storico del fumetto underground, alla cui matita, non a caso, in passato è stata affidata l’illustrazione de Il capitano è fuori a pranzo, l’ultimo diario di vita del “vecchio sporaccione” Charles Bukowski. Se negli States Io le pago ha scatenato un acceso dibattito, l’edizione italiana (traduzione di Stefano Sacchitella, pp. 292, € 18,50) è stata frettolosamente archiviata dalle redazioni culturali. A pubblicarla, poche settimane fa, la Coconino Press, che il 2 febbraio porterà in libreria un altro inedito di Brown, il volume antologico The Little Man, brillante e caleidoscopica raccolta di brevi storie giovanili con cui l’autore si diverte a irridere l’american way of life narrando di surreali rivolte della carta igienica, invasioni aliene, animaletti parlanti e televisioni che ipnotizzano l’uomo della strada. L’auspicio è che anche quest’opera, come la precedente, non venga accolta con pregiudizio. Lo stesso che, da sempre, è riservato a chiunque faccia coming out. Che si tratti di un cliente o di una escort, poco importa. Il giudizio è tanto immediato quanto severo, come se avessero confessato di essere criminali. Una condanna di indegnità sociale che genera relativi deficit di autostima, costringendo le parti alla clandestinità e consegnando quella che potrebbe essere una scelta libera e trasparente a ricattatori e sfruttatori. «Per la donna media – dice Brown – l’idea che un uomo paghi per fare sesso è ripugnante, una minaccia per la casa, la famiglia e per l’ideale dell’amore romantico, ma i comportamenti sordidi non sono certo meno diffusi tra le coppie sposate che nel mondo della prostituzione». Allo stesso modo, gli uomini considerano le prostitute delle donne dissolute, facili prede di possibili avances sessuali, anche quando in realtà, sottolinea l’artista canadese, «si tratta di donne timide, modeste e persino schive». Detto da lui, profondo conoscitore del mondo delle professioniste del sesso, la testimonianza appare più che attendibile. In quindici anni di “attività”, di febbrili consultazioni di annunci e di approfondito studio delle relative recensioni (feedback) che i clienti postano su appositi siti web, ne ha conosciute a decine. Giovani e meno giovani, belle e passabili, canadesi e straniere, gentili e sbrigative. Ha raccolto le loro confidenze, di alcune è diventato amico. Tutto ha inizio nel giugno 1996, quando la sua «ultima ragazza» gli comunica che (forse) si sta innamorando di un altro. Preludio a una convivenza a tre in cui lui finirà in breve per diventare il terzo. «Erano tre i motivi per cui volevo essere fidanzato: perché ce lo aspettiamo socialmente e i ragazzi che non hanno una fidanzata sono considerati degli sfigati, perché mi piaceva la gratificazione dell’ego quando una donna vuole quel tipo di relazione esclusiva con me e, ovviamente, per il sesso». L’amore romantico, ne conclude, non esiste e, se esiste per altri, non fa per lui. Scoprirà che l’essere amici può essere preferibile all’essere fidanzati. Anche dal punto di vista “economico”. Fatti i dovuti conti e considerata una frequenza di rapporti a pagamento ogni tre settimane (tanti gliene consente il suo badget), il ménage di coppia costa di più e si fa sesso meno spesso. Nella versione di carta e inchiostro (rigorosamente in bianco e nero), Brown non si raffigura meglio di quanto sia: un uomo di mezza età (è nato nel 1960 a Montreal), calvo e non proprio attraente, che fa un lavoro stravagante (il fumettaro). Improvvisarsi playboy sarebbe alquanto improbabile. «Non ho le doti sociali necessarie per agganciare donne che fanno sesso occasionalmente», fa presente agli amici/personaggi – tra cui gli artisti Seth e Joe Matt – che disapprovano il suo comportamento. «Sono felice dal punto di vista professionale e me la godo», risponde a chi evoca la crisi di mezza età. «Non possiamo criminalizzare il sesso a pagamento perché ci sono persone villane a letto. Probabilmente c’è più violenza negli appartamenti delle coppie romantiche che in quelli dove lavorano prostitute che, per non incorrere in multe e arresti, preferiscono tenere un profilo basso», fa notare a chi magari vorrebbe emularlo ma ha paura di mettersi nei guai. A mettersi a nudo è l’autore, vincendo il naturale imbarazzo e scavando tra le proprie debolezze con disarmante sincerità e feroce autoironia, costantemente in bilico tra il rimanere coerente con la scelta fatta e la tentazione di tornare indietro: il timore che il sesso a pagamento possa finire per lasciargli una spiacevole sensazione di vuoto. La conclusione cui giunge è un finale aperto: «fare sesso a pagamento non è una esperienza vuota, se paghi la persona giusta». Alla fine, con una di loro, Denise, stabilisce un rapporto sessuale esclusivo, sia pure sempre a pagamento. Lui è il suo unico cliente e lei l’unica donna con cui Chester va. Un contratto basato sull’affetto e sulla reciproca convenienza. «Uno dei due assiste l’altro finanziariamente. Come la chiamereste una relazione simile?», domanda Brown. Quanti matrimoni, del resto, sono palesemente basati sul vantaggio economico di una delle parti? La prostituzione esplicita è peggiore di quella implicita? Che lui la paghi rende meno “pulita” la situazione o, piuttosto, più chiaro il reciproco ruolo? Che egli stesso abbia scelto di vivere una relazione stabile, rappresenta il trionfo o il fallimento delle sue tesi? Al lettore l’ardua sentenza o, meglio ancora, si apra un sano scambio di opinioni. Perché probabilmente leggere Io le pago non vi farà cambiare idea sulla prostituzione ma ci aiuta a osservare la questione da un’altra posizione. E non fate battute sceme. *Articolo tratto dal Secolo d'Italia del 4 febbraio 2012. Questo articolo on line è reperibile anceh sul blog dell'autore a questo indirizzo.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Cara fiera ti scrivo: il punto di vista di Narnia Fumetto

Da organizzatore di manifestazioni, ho cercato di mettere in pratica quello che avevo imparato da espositore e da negoziante. Ed è questo che mi considero, in primis: un libraio, che fa fiere e vende anche su internet PRIMA, un organizzatore di eventi/fiere POI.Per questo, a Narnia Fumetto, è nata l'Artist Alley, allo scopo di riunire in un unico luogo tutti gli autori ospiti della manifestazione (non quelli invitati dai singoli stand), collegando la possibilità di avere uno sketch da collezione all'obbligo di acquisto di un libro. Infatti: chi non è interessato al fumetto di un autore, come può volerne il disegno? Semplice: perché è bello ed è gratuito!Oltretutto: questo da dignità a chi realizza l'albo, che non è un semplice "ritrattista" su commissione, ma sta dedicando una propria opera (che poi lo faccia sull'albo stesso o meno è un dettaglio); da la possibilità all'editore e all'organizzazione di rientrare di parte delle spese (tante, davvero tante!) legate all'ospitalità ed alla gestione dell'autore.Il disegno ha un valore: "regalarlo", senza neanche chiedere l'acquisto di un libro è uno svilire e sminuire il valore del nostro lavoro.Ma, è da espositore ed addetto ai lavori, che mi sento di dire che, al momento, le fiere italiane sono carenti sotto molti punti di vista.Ecco quelle che, per me, sono le priorità.1-Scelta degli stand per gli espositori. I negozianti sono le vere "star" delle manifestazioni. Presenti dappertutto (gli autori, gli editori non sempre ci sono), danno la cifra minima di un evento. Che può rinunciare a tutto, ma necessariamente "parte" dalla mostra mercato!Ad oggi, pochissime fiere (Fumettopoli, Roma Comics, Romics, altre non me ne vengono in mente...) danno la possibilità di scegliersi lo stand, mettendo online delle piantine chiare, indicando regole trasparenti (es: chi prima prenota e prima paga, prima sceglie), facendo partire tutti alla pari. Spesso ci dobbiamo scegliere gli spazi, pagarli, e poi, solo POI, sappiamo esattamente cosa ci viene assegnato. Fa così Lucca Comics, che tra l'altro trattiene l'anticipo se lo spazio non è gradito e ci si rinuncia...Da quest'anno, anche Narnia Fumetto metterà online la piantina degli stand vuoti, dando la possibilità di scelta... Cosa che abbiamo sempre fatto informalmente, tra l'altro.2-Date e rispetto. Quando si sceglie la data di un evento, l'organizzazione ha l'obbligo morale e pratico di verificare di non sovrapporsi ad altri eventi. "Morale", perché chi organizza da prima, chi occupa un determinato fine-settimana, ha la priorità su questo, a prescindere dalla grandezza dell'evento: priorità data dall'anzianità, un valore purtroppo sottovalutato. E dire che basterebbe poco: ci sono vari siti (tipo questo, autorevolissimo!) che elencano le varie manifestazioni.L'obbligo "pratico" deriva dal fatto che, sovrapponendo gli eventi, costringi gli espositori (oltre che il pubblico) a scegliere tra una mostra ed un'altra. E gli espositori, che lo fanno -ricordiamo- per lavoro, possono esser messi in difficoltà dal dover rinunciare ad una manifestazione.3-Dialogo con gli espositori.Se i calciatori scioperano, il campionato si ferma.Se i Tir non vanno, si blocca tutto il traffico.Eppure nessuna fiera tiene conto dei pareri o delle critiche di negozianti, autori ed editori.Ci vorrebbe un bello sciopero, eh?4-Prezzi dei biglietti, prezzi degli stand. Non è il momento per aumentarli.Anzi: potrebbe essere l'occasione per abbassarli: i primi prevedendo abbonamenti o sconti speciali, o convenzioni. I secondi, magari, tagliando gli allestimenti: meno belli, ma più economici...Ed eliminando l'inutile "terzo metro". Se uno stand è profondo tre metri, a nove espositori su dieci il terzo metro di profondità non servirà... ma il costo è comunque più alto di un terzo. Un "4x2" metri è quindi utilizzabile come un "4x3", ma costa oltre il trenta per cento in più.Almeno, dateci la possibilità di scegliere!5-Quanti espositori? Chiarezza. Lo scorso anno ho incassato 100, in una data fiera.L'anno dopo... gli espositori sono il doppio! Forse è per questo che incasso 70 o 80? O 50?E' così difficile capire che, a parità di "torta", se aumentano i commensali, la fetta diventa un "boccone"? Forse non è il caso di puntare ad aumentare il pubblico, aumentando solo gradualmente gli espositori?Per finire: da espositore ho spesso rotto le scatole. Ma ne ho anche pagato le conseguenze, come sa chi mi conosce. E da organizzatore ci ho sempre messo la faccia: Narnia Fumetto è, soprattutto, una fiera a misura di addetto ai lavori. Chi ci segue, lo sa.Quindi, massima è la mia/nostra disponibilità all'ascolto e al cambiamento.

Off Topic

 

Strumenti di giornalismo » Segreto professionale dei giornalisti

Come già anticipato, pubblichiamo un testo su cosa sia il segreto professionale del giornalista e su che basi giuridiche si fondi. Europa Il segreto sulla fonte fiduciaria è salvaguardato dalla Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo. L’articolo 10 («Libertà di espressione») tutela espressamente le fonti dei giornalisti, stabilendo il diritto a ricevere notizie: « Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiere. » (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.) La Corte europea dei diritti dell'uomo ha ulteriormente rafforzato la tutela delle fonti di carattere fiduciario. Interpretando estensivamente l'art. 10, ha stabilito che tale norma comprenda anche la tutela delle fonti giornalistiche, in virtù dello stretto legame tra diritto di informare e diritto di cercare notizie. Grazie a questa interpretazione estensiva, l'art. 10 della Convenzione garantisce sia il diritto di un individuo alla libertà di espressione sia il diritto della collettività a ricevere informazioni. In tal modo i giudici sopranazionali hanno previsto una tutela più ampia rispetto a quella offerta da ordinamenti giuridici nazionali, tra cui quello italiano, che garantiscono un diritto attivo a fare informazioni, ma non uno passivo a riceverle. Due sentenze della Corte europea hanno fatto giurisprudenza in materia. Sono le sentenze Goodwin (27 marzo 1996, Goodwin c. Regno Unito) e Roemen (25 febbraio 2003, Roemen e Schmit c. Lussemburgo, Procedimento n. 51772/99). In esse la Corte ha affermato che il diritto alla protezione delle fonti giornalistiche è da considerarsi strettamente connesso al diritto di ricevere notizie. Inoltre ha stabilito l'illegittimità delle perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni dei giornalisti, nonché negli studi dei loro avvocati, volte alla ricerca delle fonti confidenziali. Se tale protezione non esistesse, cioè se le fonti confidenziali sapessero che un giudice può ordinare al giornalista di rivelare il loro nome, sarebbero dissuasi dal fornire notizie. Ma ciò sarebbe a detrimento della completezza dell'informazione e, in definitiva, della stessa libertà di stampa. Italia La legge istitutiva dell'Ordine impone al giornalista l'obbligo di tutelare la segretezza delle fonti: « [Giornalisti ed editori] sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse. » (legge professionale n. 69/1963.) La violazione del segreto comporta una sanzione disciplinare (articolo 48 della legge n. 69/1963). I giornalisti italiani devono rifiutarsi di fornire i nomi delle persone dalle quali hanno avuto notizie di carattere fiduciario anche di fronte ai giudici. L'obbligo della segretezza della fonte può essere rimosso soltanto nel caso in cui la rivelazione della fonte si riveli indispensabile ai fini della prova del reato. In questo caso il giudice (mai un pubblico ministero) ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni (articolo 200 del Codice di procedura penale). Solo il giornalista professionista ha la facoltà di opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti. I pubblicisti e i praticanti, invece, sono sempre tenuti a rispondere ai giudici sul segreto professionale.
Back Editoriali L'Editoriale » Comics Day: non molliamo la presa

L'Editoriale » Comics Day: non molliamo la presa

  • PDF

comicsdaydi Alessandro Bottero

[19/04/2010] » Non molliamo la presa perché l’argomento è caldo, e credo che prima del Napoli Comicon, dove quasi tutti quelli del Comitato Promotore del Comics  Day saranno presenti, e potranno avere i dati sulle effettive adesioni all’iniziativa, sia il caso di continuare a parlare e porre legittime domande.

Piccolo inciso, per sgomberare il campo da polemiche stupide.

Non  ho mai pensato, né detto in alcun modo, che l’elemento”appartenenza a una parte politica”, giochi un QUALSIASI ruolo in questa storia. E questo per quel che riguarda cosa SCRIVE negli  editoriali  o negli articoli  Fumetto d’Autore. Se poi nei commenti agli articoli, che ricordo sono assolutamente personali e PRIVI di moderazione  previa, alcuni espongono la LORO idea politica, anche quando io personalmente non la condivido, la cosa non può e non deve (dovrebbe) intaccare il senso e il contenuto degli articoli. Credo che ci sia un errore di fondo. Lo ripeto per la 13.570 volta: questo non è un forum. E i commenti agli articoli non sono un “modo forum mascherato”. Chi prende lo strumento commenti per intavolare discussioni, sbaglia. Sbaglia in buona fede (tutti quanti) ma sbaglia. Uno legge un articolo, posta (se  vuole) un commento, ma non è questa la sede per aprire dibattiti, aspettandosi di svolgerli secondo lo schema botta e risposta di un forum, o dei commenti a un blog. Non lo è. Se però tutti lo fanno che dovremmo fare? Disabilitare l’opzione commenti? Proibire in modo preventivo alla gente di esprimersi? Ok, ci sono alcuni utenti che ripetono spesso gli stessi concetti. Che facciamo? Gli impediamo di parlare in futuro, perché SOSPETTIAMO che si comporteranno così anche in seguito? Siccome ci sono passato di persona, subendo una condanna del genere (SICCOME ci hai rotto le palle, ALLORA da adesso in poi non parli più), ho giurato a me stesso di non fare mai lo stesso ad altri. Ricky, Burighel o altri dicono sempre le stesse cose, secondo qualcuno? Beh, allora qualcuno SALTI i commenti di determinati utenti. E si rilassi. Ricky, Burighel, o altri esprimono la loro opinione, che posso condividere o meno, ma è la LORO opinone. Come ho già scritto, finché non si insulta si può dire ciò che si vuole. Potrei dire, ad esempio, che trovo molto peggiori i commenti  dell’utente King Kataclisma di quelli di Ricky. Ma come vedete sono rimasti  anche quelli.

Detto questo ricordo, perché c’ero, che quando il rappresentante del Ministero della Gioventù, in occasione della premiazione  al Teatro del Giglio a Lucca Comics & Games 2009 (fine ottobre 2009, tanto  per la cronaca), annunciò la partecipazione del Ministero della Gioventù al Comics Day, dalla platea si levarono fischi, e colpi di tosse a mo’ di sfottò, per esprimere un dissenso circa la parte politica espressa dal Ministero della Gioventù (ossia il Governo Berlusconi) e lo stesso Renato Genovese fu costretto a prendere la parola per stigmatizzare un comportamento simile. Però di tale episodio (ossia la contestazione di parte della platea circa il coinvolgimento del Ministero della Gioventù nel Comics Day) non ho trovato ALCUNA traccia nei resoconti di Lucca. E posso anche  dire che, all’uscita del teatro dopo la cerimonia, più di uno degli  addetti ai lavori continuava a insistere sull’aspetto politico della questione, esprimendo rimostranze circa questo fatto. Allora non facciamo  le verginelle, dicendo  che “adesso la si butta in politica”, perché io c’ero e ricordo che la polemica “politica” era stata fatta da subito.

Fine inciso e ripartiamo con l’articolo.

Devo dire che da quel che mi pare di cogliere l’iniziativa di CONCRETIZZAZIONE del Comics Day (non l’idea del Comics Day in sé, ma COME è stato poi realizzato) non sia criticata solo da me, ma anche da altri. Che poi sulle critiche di Fumetto d’Autore sia stato posato un velo di “silenzio”, quando le stesse critiche fatte da altri soggetti abbiano invece ottenuto attenzione, è un dato a margine del discorso principale, ma sempre interessante, non trovate?

Comunque torniamo al punto principale: il Comics Day e le perplessità che QUESTA MODALITA’ di attuazione sta suscitando.

Noto che nessuno ha ancora detto nulla circa la questione economica. Quanti sono questi soldi con cui  il Ministero della Gioventù co-finanzia il Comics Day?

Da quel che mi  pare di capire questi soldi servano SOLO a fare questo:

- promozione su media nazionali dell'esistenza del Comics Day
- sito ufficiale che raccoglie ed elenca tutte le iniziative
- flyers, cartoline e altro materiale promozionale che saranno distribuiti presso tutte le sedi partecipanti

Ora partono le mie ipotesi-riflessioni. Non so, ovviamente, come siano andate le cose, ma in assenza di chiarimenti ufficiali è legittimo tentare di dare una chiave interpretativa.

Tutto ciò di cui si diceva sopra (promozione, sito, ecc., ecc.) , dato che si usano ANCHE soldi pubblici (quelli del Ministero della Gioventù) doveva essere indicato in un business plan (piano economico di presentazione del progetto) che doveva essere stato presentato al Ministero. E in effetti  il progetto è partito la primavera del 2009, perché il Ministero della Gioventù, come qualsiasi ente pubblico, deve mettere a bilancio PREVENTIVO per l’anno successivo, i fondi necessari per le attività già proogrammate nell’anno successivo. Ossia, per le attività del Ministero della gioventù nell’anno 2009-2010, io Ministero devo avere chiaro COSA farò nel 2009-2010, QUANTI soldi mi servono per le attività messe in calendario nel 2009-20010, e approvare il tutto nel bilancio preventivo 2009-2010, che presento a fine giugno 2009. Per poi inserirlo nella legge finanziaria. Ecco perché di cosa si farà ne 2009-2010, ne parli nella primavera 2009. Perché devi presentare al Ministero un progetto, con business plan, così che entro il 30 giugno 2009, il Ministero inserisca tale attività nel suo bilancio preventivo, ed ottenga i finanziamenti statali. Ed ecco anche perché la data del 21 maggio (venerdì), con possible sforamento  al GIORNO DOPO, ossia sabato 22 o domenica 23 maggio. Perché era la data ultima entro cui  fare qualcosa per utilizzare i fondi messi  a disposizione, fare un resoconto finanziario per il Ministero della Gioventù, e proporre un nuovo progetto da mettere a bilancio preventivo per il 2010-20011, entro la fine di giugno 2010.

Questo è, a mio avviso, il motivo per la scelta della data. Non altri. Oppure, se sbaglio, spiegatemi quali  sono i motivi vari, per cui  a un certo punto si è scelta la data del 21 maggio 2010, se prima il Comitato non era d’accordo nel farla così presto (avendo cominciato a parlare di date a marzo 2010). Attenzione. Non sto dicendo che la data del 21 maggio era stata decisa a settembre. Ma mi pare chiaro, trattandosi ANCHE di fondi inseriti in un bilancio pubblico, che detti fondi andassero usati, pena il non utilizzo dei fondi medesimi, senza certezze di riassegnazione della stessa cifra nel bilancio 2010-2011, entro la fine dell’anno fiscale 2009-2010, in una data tale da permettere al Ministero della Gioventù di inserire le spese effettivamente eseguite per l’evento Comics Day, nel bilancio CONSUNTIVO 2009-2010, che va preparato, documenti alla mano, per l’approvazione, assieme al bilancio PREVENTIVO 2010-2011, a partire da giugno 2010. Quindi, si poteva anche non sapere la data del 21 maggio. Ma che l’evento Comics Day andasse fatto entro fine maggio 2010, a mio parere, doveva essere chiaro a tutti coloro che lo stavano organizzando, per il fatto che erano entrati in gioco soldi pubblici. Se questo elemento è sfuggito, e ci se ne è ricordati solo a gennaio 2010, beh…allora alzo le mani. Però non è che ci si fa una bella figura, eh?

Proseguiamo: se è un  evento patrocinato dal Ministero della Gioventù, e addirittura con il Ministero della Gioventù come co-finanziatore, e quindi soggetto attivo, è ovvio, credo, che i mezzi di comunicazione nazionali, debbano riservare un trattamento particolare, anche economico, con facilitazioni di pagamento.

Ricordo che non essendo una cosa a fini di lucro, TUTTI i soldi dati dal Ministero della Gioventù devono essere utilizzati per gli scopi detti dal Comitato, ossia “Promozione della giornata e degli eventi collegati”, e non per altri scopi. Il comitato avrà un compenso per questo? E se così fosse, i soldi andranno alle singole persone, o alle realtà che rappresentano? E se questo fosse vero, chi ha deciso che Tizio (o la realtà collegata) fosse nel comitato, e non piuttosto Caio (o la realtà collegata)? Sono cattivo? Certo. Perché mi piacerebbe sapere qualcosa sul discorso soldi, e invece vedo che quando si arriva a questo si glissa sempre.

Una questione che poi non mi torna è la seguente.

Si parla di promozione massiccia. Ok. Si parla di coinvolgere anche i luoghi i fumetti si vendono, ossia le fumetteria. Ok. Ora nelle fumetterie qual è lo strumento principale che circola? I CATALOGHI DEI DISTRIBUTORI, che più o meno, da quel che ricordi, hanno una distribuzione di parecchie migliaia di copie. Logica vorrebbe che sia su Anteprima che Mega di maggio, numero che esce nella PRIMA META’ del mese, quindi prima del 21 maggio, e quindi in tempo perché molti siano informati, fosse previsto il calendario degli eventi del Comics Day, con data ed ALMENO le cose più eclatanti. Ma c’è un però. Da quel che so se vuoi far apparire un qualcosa su Anteprima o Mega a MAGGIO 2010, devo spedire i testi (e le immagini) entro il 15 MARZO 2010. O almeno così è come fanno tutti gli editori che mandano le comunicazioni. Quindi, se si vuole far apparire qualcosa su Mega e Anteprima di maggio 2010, bisogna averlo mandato entro il 15 marzo 2010. E oltretutto le copertine dei suddetti cataloghi sono decise con molti mesi di anticipo, quindi se i numeri di maggio di Anteprima e Mega dedicheranno la copertina al Comics Day (come mi sembrerebbe logico e utile) tu devi avergli mandato l’immagine entro il 15 marzo 2010, e devi averlo chiesto PRIMA. La domanda è: ci si è pensato? No perché….se fino al 30 aprile non si sa nulla di preciso di cosa si faccia, se fino a marzo 2010 non si sapeva nemmeno che la data fosse il 21 maggio 2010, allora…sui  cataloghi Anteprima e Mega, ossia i principali veicoli di notizie che arrivano in tutte le fumetterie, come si parlarà del Comics Day? Ma ancora più a monte…se ne parlerà? Perché con queste tempistiche pare impossibile. O forse a questo non si è pensato, perché si è detto “I cataloghi per fumetterie???? Ma noooooooo, tanto andiamo sulla stampa nazionale e sulle TV!”

L’AFUI, nella persona di Francesco Settembre, Presidente dell’associazione che raccoglie un certo numero di fumetterie italiane (vi ricordo l’intervista a Mario Taccolini, vicepresidente dell’AFUI, su Fumetto d’Autore, per notizie in più sull’associazione), ha posto e sta ponendo tutta una serie di domande agli organizzatori. Una delle cose fatte notare, e che mi era sfuggita, è che il 21 maggio è un venerdì. Esatto. Venerdì. Giustamente si è fatto notare come se si vuole organizzare un evento, la partecipazione potenziale di un venerdì feriale e lavorativo è circa un terzo, di quella che potrebbe essere raggiunta per un sabato/domenica prefestivi/festivi. Se la logica dietro la scelta del giorno è quella del “Facilitiamo al massimo la PARTECIPAZIONE agli eventi.” allora la scelta del venerdì è assurda, ed è strano che i membri del comitato, di cui fanno parte almeno quattro persone direttamente coinvolte nell’organizzazione di mostre mercato (Lucca, Romics, Napoli Comicon, BilBolBul), non si siano accorti di questo fatto. Chi organizza mostre mercato lo SA che il venerdì è un giorno con partecipazione bassa. Allora qual è il motivo, secondo me, per la scelta del venerdì? Perché una cosa che accade di venerdì (mattina o pomeriggio), può essere usata come notizia (TV o su giornali) il sabato o la domenica, avendo i tempi per scrivere i pezzi e mandarli in redazione, o preparare un servizio e mandarlo in onda. Ossia la fumetteria, o l’associazione X organizza un evento. A me non interessa se il SINGOLO evento attirerà poche persone, perché fatto di venerdì. A me interessa che del Comics Day come entità a sé stante, si parli, magari il sabato o la domenica sulle TV nazionali. Mi spiego? Sono cattivello? Forse. Dico cose sbagliate? Possibile, mica lo nego. In fin dei conti nessuno mi ha detto il VERO motivo per cui si sia scelto il venerdì. Ma è anche vero che finché nessuno dice il VERO motivo per cui si sia scelto un venerdì, io posso, sulla base dei miei ragionamenti, tentare di ipotizzare delle risposte. Se però mi sbaglio, è molto facile sbugiardarmi: basta che il Comitato per il Comics Day emetta un bel comunicato ufficiale dove PRIMA dell’evento risponda alle domande che da molte parti (non solo da Fumetto d’Autore) gli arrivano.

Non risposte fatte dai singoli membri del Comitato su forum, perché queste non sono risposte UFFICIALI. Sono risposte singole che possono, e possono non essere, la verità, ma solo quello che del tutto in buona fede il SINGOLO pensa.

E a questo punto, visto che ormai è lo stile imperante, ecco la canonica lista di domande.

Vorrei, se possibile, sapere ufficialmente dal Comitato che ha organizzato in questo modo il Comics Day:

A – Chi ha scelto i membri del Comitato? Vi siete autonominati? (a questa domanda ultimamente è arrivata una risposta parziale, dicendo che:  1- il Comics Day nasce ed è organizzato in prima istanza da Lucca Comics and Games, e 2- che i membri del Comitato li ha  scelti Lucca. Ma con quale criterio? Perché non c’è nessuno del Museo del fumetto, ad esempio?)

B- A quanto ammontano i soldi stanziati dal Ministero della Gioventù come co-finanziamento per il Comics Day? Essendo un uso di denaro pubblico, deve/dovrà esserci un rendiconto pubblico per il medesimo. Dove sarà possibile consultarlo? Chi lo potrà consultare?

C- I membri del Comitato per il Comics Day percepiscono un guadagno personale organizzando il Comics Day? O se non loro come singoli, le realtà di cui loro sono espressione? E questo eventuale compenso da dove uscirebbe? Dal finanziamento del Ministero per la gioventù, venendo quindi registrato nel rendiconto finanziario finale, come spese per l’evento?

D - Quanto costa al Comitato l’acquisto di spazi su TV e giornali nazionali? Quali giornali? Quali TV? A metà aprile ancora non si sa? Siccome gli spazi pubblicitari si devono prenotare ed acquistare con un certo anticipo, sono già stati acquistati/prenotati, o ancora non è stato fatto nulla? Quanto è costato il sito? Possibile che al 18 aprile 2010, per un evento che deve essere chiuso come comunicazioni entro il 30 aprile 2010, ancora non si sappia nel dettaglio quale sarà il Piano di Comunicazione sui Media Nazionali?

E- Perché se si parla di questo Comics Day da settembre 2009, si è data comunicazione delle modalità di svolgimento decise dal Comics Day 2010, solo 15 giorni prima dei termini ultimi per presentare gli  eventi da parte degli interessati?

F- Perché il Comitato per il Comics Day si è riunito solo QUATTRO volte da settembre 2009 a marzo 2010? Non è tropo poco per organizzare un evento di tale portata? Perché si è inizato a parlare della data solo a fine gennaio 2010? Perché è stato necessario oltre un mese per stabilirne una, arrivando a marzo 2010 per decidere di farla a maggio 2010, quando era logico da subito, che il tutto dovesse essere fatto entro maggio 2010?

G- Perché  il gruppo di coordinamento del Comics Day si è costituito solo a fine gennaio 2010, se del Comics Day si parlava fin dalla primavera 2009, e nel settembre 20009 l’adesione del Ministero della Gioventù era ormai, per i tempi tecnici politico-amministrativi, molto presumibilmente cosa certa?

H -Perché l’AFUI non è stata considerata come soggetto in grado di dare un contributo all’organizzazione del Comics Day? E perché i distributori non sono stati considerati in grado di dare un contributo? In fin dei conti, parlando in modo “empirico”, i distributori da fumetteria in un certo senso fungono come “sub-associazioni di editori di categoria”, visto che tramite il rapporto di esclusiva che sia Pan, che Alastor, che Star hanno con alcuni editori, la cosa li può porre come “rappresentanti” degli editori medesimi. Se alle mostre mercato gli editori possono “rappresentare” gli editori che hanno in esclusiva, perché nel comitato del Comics Day non potevano farlo?

I – Perché nel modulo di adesione non è prevista alcuna voce circa l’invio dei loghi dei soggetti che organizzano gli eventi, così da inserirli nel calendario-volume? Deve essere cura di chi organizza farsi venire in mente che, per avere la massima visibilità sul calendario-volume, deve , di sua spontanea iniziativa, mandare oltre alla scheda con la descrizione dell’evento organizzato, anche il proprio logo? E chi non legge i forum dove si dice di inviarli, come lo fa a sapere? E se il 27 aprile 200 realtà inviano il proprio logo, si rimette mano al lavoro di impaginazione del calendario-volume? E se i loghi arrivassero dopo il 30 aprile 2010?

L – Come verranno rendicontate le spese per l’evento Comics Day? A chi? Perché si dice che ai partecipanti verrà rendicontata la campagna promozionale, e non la gestioone dei fondi? Se io come evento per il Comics Day organizzo un sito dedicato a un autore, un personaggio, o così via (non una nuova pagina in un sito esistente, ma un NUOVO sito crearto SOLO per il Comics Day), il 22 maggio che faccio, lo oscuro? E siccome per dare vita a un nuovo sito il costo è su base annuale, che ci faccio per i restanti 364 giorni? Lo mantengo in vita? Ma il Comics Day è SOLO il 21 maggio 2010. Il 25 maggio, o il 4 ottobre 2010 non è più il Comics Day. Quindi dire “Come evento per il Comics Day  si può dare vita a un sito”, ha senso? Io spendo quei 20/30 euro per dare vita a un nuovo sito, e vabbé non è una grossa cifra, ma poi….che ci faccio, se NON mi interessava avere un sito? Lo devo prendere solo per far contento il Comitato? Mi rimborsa lui i soldi dell’acquisto dell’ipotetico nuovo sito?

M – Perché se la data si sapeva da un mese, la si è comunicata solo ora? Perché il gruppo di coordinamento stabilito a gennaio non ha deciso SUBITO la data, per comunicarla ai primi di febbraio a tutti?

N- Cosa vuol dire che Lucca ha un finanziamento e lo userà comunque? È un finanziamento ULTERIORE, oltre a quello stanziato dal Ministero della Gioventù?

Un’ultima cosa: la logica del  “Si, critiche  giuste, ma dovete partecipare perché è un’occasione irripetibile”, non mi convince. Se una cosa è organizzata male perché io dovrei partecipare, investendo in prima persona il MIO tempo e i MIEI soldi, per far fare poi bella figura ad altri?

Tutte le cose che si organizzeranno all’interno del Comics Day (perché alla fine sono sicuro che un buon numero di cose si faranno, e io auguro la massima fortuna e il più ampio successo a TUTTI), così  come vengono poste le cose potrebbero essere fatte/organizzate/realizzate dai singoli per i fatti loro, senza che il Comics Day esista. In realtà, volendo essere freddi e logici, l’evento Comics Day non esiste. Esiste un gruppo che  dice a tutti “Organizzate qualcosa tutti lo stesso giorno. Ditemi cosa fate, e io faccio circolare la voce di quello che fate, ma dicendo che fa tutto parte di una strategia chiamata Comics Day, che organizzo io.” E invece non è così. Non c’è nessuna “strategia unica”, ma solo un presentare singole cose, come se scaturissero da una sorgente unica grazie a una strategia unica.

Non basta che un’occasione sia irripetibile, per far sì che io mi senta spinto a partecipare. Deve essere anche organizzata bene, e soprattutto, dare a me dei benefici.

Se una fumetteria organizza un evento nel suo negozio il 21 maggio 2010, o lo organizza il 21 giugno 2010, cosa cambia in concreto per la singola fumetteria? Paradossalmente l’evento del 21 giugno 2010 (data  detta a caso), potrebbe, in  concreto, rivelarsi più efficace di quello del 21 maggio, anche senza l’etichetta “Comics Day”, perché chi conosce il territorio probabilmente trova un giorno adatto al territorio stesso, che potrebbe non essere adatto a TUTTI gli altri territori.

O credete davvero che basti una pubblicità in TV o sui giornali, per far sì che migliaia di persone che non sono mai andate in una fumetteria, si dicano “Hai capito? C’è il Comics Day! Informiamoci sul sito del Comics Day, su cosa fanno a Ferrara, così magari per la prima volta in vita mia mi interesso ai fumetti!”

Se poi invece l’occasione è irripetibile per il Comitato, e se va male nel 2010, il Ministero per la Gioventù dice “Scusate, ma mi avevate detto un sacco di belle cose, e poi all’atto pratico tutto qui? Ciao ciao e niente più soldi.”, mi spiace, ma è un problema del Comitato.

Attenzione, questo editoriale continua un argomento trattato in quest'altro editoriale.

Comments

avatar Ricky
0
 
 
Caro Alex, condivido perfettamente la tua linea di pensiero. Fumetto d'Autore non è un forum o un blog, ma forse a qualcuno fa comodo pensare che lo sia per i motivi tristemente noti. Questo sito è importante, perchè permette a tutti di esprimere i propri pensieri, sempre che non si tracimi nell'insulto (quello no). E mi è parso, in più di un commento, osservare, da parte di qualcuno toni molto offensivi verso Fumetto d'Autore. Ma qui mi fermo, perchè sappiamo di chi stiamo parlando e dei motivi che hanno spinto queste persone a parlare in un certo modo. Senza allontanarmi troppo dall'oggetto della discussione, mi piacerebbe che "certi" operatori del settore (nemici acerrimi) smettessero di combattere la solita guerra fra poveri e unissero i loro sforzi per organizzare un grande momento del fumetto italiano. Mi pare che la politica dei piccoli potentati finora non abbia dato frutti.
avatar The Hedge Editor
0
 
 
Solo per dovere di cronaca: la scadenza per vedere pubblicato qualcosa sui Mega e Anteprima di Maggio non è il 15 Marzo ma il 15 Aprile e anche quella scadenza gode di una certa elasticità grazie alla sempre più veloce capacità di andare in stampa. Immagino quello di Alessandro sia stato un lapsus dato che anche lui scrive mensilmente per Mega.
Quindi ottenere una segnalazione sull'esistenza del Comics Day non mi pare impossibile, mi pare semmai inutile, perchè è una comunicazione che deve raggiungere chi è fuori delle fumetterie non dentro ogni mese.
avatar Ricky
0
 
 
Se Bottero fa riferimento alla data del 15 marzo, non vedo quale sia il motivo di dubitare di questo, visto che egli scrive abitualmente su Mega. Niente lapsus, quindi. In caso contrario, si sarebbe già proceduto alla correzione.
avatar HulkSpakk
0
 
 
Vedi che si chiama Alessandro Bottero, non "Dio".
La differenza sostanziale risiede nel fatto, che Alessandro Bottero, esistendo, può cadere in errore.
E se accade, credimi, non muore nessuno.

Cmq devo ammettere che all'inizio credevo che "Ricky" fosse un altro account di Giorgio Messina. Gli faccio le mie scuse per averlo pensato. :)
avatar The Hedge Editor
0
 
 
Vedo che l'utente Ricky non segue l'indicazione del suo direttore. Questo non è un posto dove interloquire con gli altri utenti ma solo dove lasciare commenti su quanto si è letto. D'altra parte l'utente Ricky si finge amico di questo giornale mentre invece ne vuole sottolinerare le pecche. Per esempio io ho parlato di lapsus dove altri avrebbero parlato di errore e altri ancora di finto errore ovvero di errore fatto apposta per calcare la mano contro i ritardi dell'organizzazione del Comics Day. Il suo intervento punta quindi solo a farmi reintervenire per suscitare polemica (tipico comportamento dei giovani di sinistra estrema come lui) laddove non c'è e a gettare indirettamente discredito verso questa testata rea di non avere ancora effettuato la doverosa correzione solo pochi minuti dopo il mio intervento (quando è ovvio che non possono stare dietro a tutto in tempo reale). Questo è un vile approfittare dell'impossibilità di Alessandro a intervenire personalmente (sia pure per sua scelta) del quale non voglio più essere involontario complice.
avatar Ricky
0
 
 
Già in un'altra occasione ho messo in evidenza che Hedge Editor (il quale crede di essere così importante da pensare che tutti facciano qualcosa in qualche modo legato alle sue sfortunate vicende) sta seguendo una cattiva strada: ovvero quella di delegittimare Fumetto d'Autore e chi scrive in Fumetto d'Autore per destituire di credibilità quello che su Fumetto d'Autore viene scritto. E, come altri prima di lui, segue la solita, penosa tattica: attaccare con illazioni, menzogne e assurdità varie gli altri utenti (come il sottoscritto) oppure mettere in difficoltà Bottero o altri componenti di Fumetto d'Autore.

Alla luce di questo non comprendo perchè, in un'altra discussione, si è rifiutato di intervenire su un certo argomento (a lui scomodo, per evidenti ragioni). Ma voglio sorvolare. Egli sostiene di essere stato indotto a reintervenire. In realtà, questo disegno esiste solo nella sua mente. Allo stesso modo, gli piace immaginarmi come io non sono, quando in realtà non ho alcuna difficoltà ad ammettere di essere di centro-destra, di fede cattolica come la quasi totalità degli italiani e di ritenere, come l’evoluzione della società testimonia, che il futuro sia ancora una volta nell’economia di mercato, libera da quei controlli che i fautori del socialismo vorrebbero stabilire.

Ma voglio essere ancora più onesto, nel dire che ho sempre apprezzato l’equilibrio e la professionalità di Bottero, fin dai suoi esordi come operatore del settore. Non sono, però, rimasto più di tanto sorpreso dall’intervento poco elegante di Hedge Editor. Ricordo ancora i toni molto forti e sopra le righe con cui in un editoriale del 1994 (sul numero 6 di Morbius, ed. Comic Art) attaccò ferocemente Lupoi. Devo ammettere di restare sempre più intristito da questi interventi di Hedge Editor. Non capisco cosa gli stia prendendo, né quale fase della sua vita stia attraversando. In un momento come questo, non posso che essergli vicino e dargli tutto l’appoggio possibile.

Tornando in argomento, devo rilevare, con estremo dispiacere, come il mondo del fumetto italiano si mostri sempre più distaccato nei confronti di una prospettiva nuova, che potrebbe essere quella di unire forze e spiriti di volontà per far crescere definitivamente il nostro movimento e la passione che tutti ci dovrebbe unire e che invece ci divide in maniera incomprensibile. Di questo passo, il fumetto non crescerà mai e sarà sempre quello che è oggi, un mondo diviso da troppi odi e troppe rivalità. Odi e rivalità che causarono la rovina degli antichi greci e che ora affossano il mondo del fumetto italiano.
avatar The Hedge Editor
0
 
 
Oggi è il 20 APRILE. Sono riuscito ad aggiungere al consueto editoriale Italycomics un accenno al Comics Day rimandando al loro sito. Sto parlando naturalmente dell'editoriale che apparirà nel numero di maggio. Sperando che nessuno mi accusi di avere una macchina del tempo e di essere tornato a prima del 15 marzo per farlo...
avatar contedicagliostro
0
 
 
Guarda per me il Comics Day è già un successo senza neanche parteciparvi.

1) Mi ha fatto essere concorde con Lorenzo Corti;
2) Ma ha fatto stare dalla parte dell'AFUI;
3) Ho rimpianto il primo FCDB.

E non sto scherzando per queste tre cose...
avatar The Hedge Editor
0
 
 
SUCCESSO! : )
avatar contedicagliostro
0
 
 
Guarda ci manca solo che a Lanciano facciamo una puntata speciale di "C'è posta per te..." con Mike Ploog nella parte di Maria De Filippi... :)
avatar Burighel
0
 
 
Conte, mio Dio, che fai? Interloquisci con Hedge Editor? Ma non lo sai che lui segue scrupolosamente le indicazioni di Bottero e non interloquisce con nessuno, Ricky o chi che sia? :-P
avatar contedicagliostro
0
 
 
Invecchio... ma nonostante questo evento fisiologico a cui non ci si può opporre, rimango sempre della mie idee su nomi, animali, cose e città... ma se devo dire che qualcuno ha ragione in quello che sostiene non guardo chi è ma che cosa dice perchè non dimentico che hanno un peso gli anni miei... :)
avatar Burighel
0
 
 
Certo Conte, solo notavo come da una parte Hedge rinfacciasse a Ricky di non seguire l'indicazione da Bottero di non interloquire sui commenti e poi tranquillamente si mettesse a interloquire con te qualche commento più sotto.
La trovavo una cosa bizzarra, ma molto indicativa. :-)
avatar Ricky
0
 
 
Non fateci caso. Hedge Editor è fatto così. Sembra burbero, ma è una brava persona, piena di entusiasmo e amore per il suo lavoro. Solo non capisco perchè si sta intestardendo a criticare Bottero. Una volta scrisse una cosa di Lupoi, che oggi nessuno avrebbe il coraggio di scrivere. E credo fosse un giudizio che rispecchiasse molto la realtà. Una delle migliori caratteristiche di Hedge Editor è la sua coerenza. Non posso che dargliene atto.
avatar chinablu
0
 
 
Una giornata che si chiami "Comics Day" o in qualsiasi altra maniera, serve ben poco al fumetto. Credo purtroppo, che qualcuno debba prendere questi finanziamenti ed ecco li confezionato un evento su misura per elargirli. I problemi del fumetto sono strutturali, complessi e vengono da lontano e tutte le componenti(editori, distributori, lettori ed addetti ai lavori) hanno la loro fetta di colpa.
Inoltre questo è un paese che negli ultimi 10 anni a notevolmente peggiorato la sua già scadente percentuale di lettori e con un tasso di ignoranza ed analfabetismo da far paura. basta pensare che spot pubblicitari vengono affidati a due ignorantoni tamarri come Totti e Gattuso.
avatar contedicagliostro
0
 
 
La comunicazione è proprio il punto forte di questo Comics Day. Con un'altra magia comunicativa adesso sul sito ufficiale al posto di "Organizzatori" troviamo scritto "In collaborazione con".
avatar Ricky
0
 
 
Cagliostro, spero tu stia scherzando. Non credo proprio che questo evento possa essere definito serio. E per come è stato gestito finora, non credo di esagerare dicendo che chi se n'è occupato ha dimostrato di amare poco il fumetto. Una volta c'erano gestioni amatoriali, per intendere persone che, seppure non brillavano per professionalità, almeno ci mettevano il cuore. Oggi non c'è neppure più la passione.
Fai login (o iscriviti) per commentare questo articolo
Banner

Login

             |