Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Ven10022012

Aggiornato alle:05:03:11

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Chester Brown, fumetti "hard" per rendere legale il sesso a pagamento

Favorevoli: il movimento per i diritti delle prostitute e le sex workers. Contrari: i moralisti di ogni religione. Divisa, l’opinione pubblica. Gli unici a non avere dubbi sono i clienti di prostitute. A lanciare la provocazione è uno di loro. Non uno qualunque. Chester Brown, geniale fumettista canadese, è tra gli artisti cui si deve il “rinascimento” del fumetto alternativo americano, già popolare negli anni Ottanta. «Credo che, se la prostituzione venisse depenalizzata, entrerebbe nella sfera dei comportamenti normali in un tempo relativamente breve, nell’arco di poche generazioni». Una vera e propria campagna per la legalizzazione del sesso a pagamento, la sua, lanciata con Io le pago. Memorie a fumetti di un cliente di prostitute, diario autobiografico reso sotto forma di una lunga quanto dettagliata confessione. Una graphic novel per adulti, ma non per questo gratuitamente volgare. L’autore non ostenta con compiacimento la sua vita sessuale tutt’altro che convenzionale, né sente il bisogno di giustificarsi. I disegni sono semplici, non indugiano in particolari pruriginosi e non cercano di “colorare” la vita del protagonista per renderla più o meno avventurosa o seducente. C’è poco del romanzo a fumetti, i suoi appuntamenti a luci rosse seguono moduli ripetitivi, ben restituiti da una gabbia grafica altrettanto monotona. Brown si limita a demolire punto per punto tutti i luoghi comuni e gli stereotipi sul mestiere più antico del mondo. «Il cliente non è né un pedofilo né uno stupratore e pensare che quel genere di uomini rappresenti il tipico cliente delle prostitute è come affermare che quelli che picchiano o uccidono le mogli siano mariti tipici». Uno dopo l’altro, confuta tutti i più ricorrenti argomenti contro la prostituzione. «Non soltanto egli dimostra come si basino su una retrograda morale religiosa, ma sottolinea anche l’ipocrisia dei benefattori liberal di “riportare sulla retta via” le prostitute. Tutte quelle intelligenti alzano gli occhi al cielo davanti a questi atteggiamenti». Così scrive nella prefazione Robert Crumb, padre storico del fumetto underground, alla cui matita, non a caso, in passato è stata affidata l’illustrazione de Il capitano è fuori a pranzo, l’ultimo diario di vita del “vecchio sporaccione” Charles Bukowski. Se negli States Io le pago ha scatenato un acceso dibattito, l’edizione italiana (traduzione di Stefano Sacchitella, pp. 292, € 18,50) è stata frettolosamente archiviata dalle redazioni culturali. A pubblicarla, poche settimane fa, la Coconino Press, che il 2 febbraio porterà in libreria un altro inedito di Brown, il volume antologico The Little Man, brillante e caleidoscopica raccolta di brevi storie giovanili con cui l’autore si diverte a irridere l’american way of life narrando di surreali rivolte della carta igienica, invasioni aliene, animaletti parlanti e televisioni che ipnotizzano l’uomo della strada. L’auspicio è che anche quest’opera, come la precedente, non venga accolta con pregiudizio. Lo stesso che, da sempre, è riservato a chiunque faccia coming out. Che si tratti di un cliente o di una escort, poco importa. Il giudizio è tanto immediato quanto severo, come se avessero confessato di essere criminali. Una condanna di indegnità sociale che genera relativi deficit di autostima, costringendo le parti alla clandestinità e consegnando quella che potrebbe essere una scelta libera e trasparente a ricattatori e sfruttatori. «Per la donna media – dice Brown – l’idea che un uomo paghi per fare sesso è ripugnante, una minaccia per la casa, la famiglia e per l’ideale dell’amore romantico, ma i comportamenti sordidi non sono certo meno diffusi tra le coppie sposate che nel mondo della prostituzione». Allo stesso modo, gli uomini considerano le prostitute delle donne dissolute, facili prede di possibili avances sessuali, anche quando in realtà, sottolinea l’artista canadese, «si tratta di donne timide, modeste e persino schive». Detto da lui, profondo conoscitore del mondo delle professioniste del sesso, la testimonianza appare più che attendibile. In quindici anni di “attività”, di febbrili consultazioni di annunci e di approfondito studio delle relative recensioni (feedback) che i clienti postano su appositi siti web, ne ha conosciute a decine. Giovani e meno giovani, belle e passabili, canadesi e straniere, gentili e sbrigative. Ha raccolto le loro confidenze, di alcune è diventato amico. Tutto ha inizio nel giugno 1996, quando la sua «ultima ragazza» gli comunica che (forse) si sta innamorando di un altro. Preludio a una convivenza a tre in cui lui finirà in breve per diventare il terzo. «Erano tre i motivi per cui volevo essere fidanzato: perché ce lo aspettiamo socialmente e i ragazzi che non hanno una fidanzata sono considerati degli sfigati, perché mi piaceva la gratificazione dell’ego quando una donna vuole quel tipo di relazione esclusiva con me e, ovviamente, per il sesso». L’amore romantico, ne conclude, non esiste e, se esiste per altri, non fa per lui. Scoprirà che l’essere amici può essere preferibile all’essere fidanzati. Anche dal punto di vista “economico”. Fatti i dovuti conti e considerata una frequenza di rapporti a pagamento ogni tre settimane (tanti gliene consente il suo badget), il ménage di coppia costa di più e si fa sesso meno spesso. Nella versione di carta e inchiostro (rigorosamente in bianco e nero), Brown non si raffigura meglio di quanto sia: un uomo di mezza età (è nato nel 1960 a Montreal), calvo e non proprio attraente, che fa un lavoro stravagante (il fumettaro). Improvvisarsi playboy sarebbe alquanto improbabile. «Non ho le doti sociali necessarie per agganciare donne che fanno sesso occasionalmente», fa presente agli amici/personaggi – tra cui gli artisti Seth e Joe Matt – che disapprovano il suo comportamento. «Sono felice dal punto di vista professionale e me la godo», risponde a chi evoca la crisi di mezza età. «Non possiamo criminalizzare il sesso a pagamento perché ci sono persone villane a letto. Probabilmente c’è più violenza negli appartamenti delle coppie romantiche che in quelli dove lavorano prostitute che, per non incorrere in multe e arresti, preferiscono tenere un profilo basso», fa notare a chi magari vorrebbe emularlo ma ha paura di mettersi nei guai. A mettersi a nudo è l’autore, vincendo il naturale imbarazzo e scavando tra le proprie debolezze con disarmante sincerità e feroce autoironia, costantemente in bilico tra il rimanere coerente con la scelta fatta e la tentazione di tornare indietro: il timore che il sesso a pagamento possa finire per lasciargli una spiacevole sensazione di vuoto. La conclusione cui giunge è un finale aperto: «fare sesso a pagamento non è una esperienza vuota, se paghi la persona giusta». Alla fine, con una di loro, Denise, stabilisce un rapporto sessuale esclusivo, sia pure sempre a pagamento. Lui è il suo unico cliente e lei l’unica donna con cui Chester va. Un contratto basato sull’affetto e sulla reciproca convenienza. «Uno dei due assiste l’altro finanziariamente. Come la chiamereste una relazione simile?», domanda Brown. Quanti matrimoni, del resto, sono palesemente basati sul vantaggio economico di una delle parti? La prostituzione esplicita è peggiore di quella implicita? Che lui la paghi rende meno “pulita” la situazione o, piuttosto, più chiaro il reciproco ruolo? Che egli stesso abbia scelto di vivere una relazione stabile, rappresenta il trionfo o il fallimento delle sue tesi? Al lettore l’ardua sentenza o, meglio ancora, si apra un sano scambio di opinioni. Perché probabilmente leggere Io le pago non vi farà cambiare idea sulla prostituzione ma ci aiuta a osservare la questione da un’altra posizione. E non fate battute sceme. *Articolo tratto dal Secolo d'Italia del 4 febbraio 2012. Questo articolo on line è reperibile anceh sul blog dell'autore a questo indirizzo.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Cara fiera ti scrivo: il punto di vista di Narnia Fumetto

Da organizzatore di manifestazioni, ho cercato di mettere in pratica quello che avevo imparato da espositore e da negoziante. Ed è questo che mi considero, in primis: un libraio, che fa fiere e vende anche su internet PRIMA, un organizzatore di eventi/fiere POI.Per questo, a Narnia Fumetto, è nata l'Artist Alley, allo scopo di riunire in un unico luogo tutti gli autori ospiti della manifestazione (non quelli invitati dai singoli stand), collegando la possibilità di avere uno sketch da collezione all'obbligo di acquisto di un libro. Infatti: chi non è interessato al fumetto di un autore, come può volerne il disegno? Semplice: perché è bello ed è gratuito!Oltretutto: questo da dignità a chi realizza l'albo, che non è un semplice "ritrattista" su commissione, ma sta dedicando una propria opera (che poi lo faccia sull'albo stesso o meno è un dettaglio); da la possibilità all'editore e all'organizzazione di rientrare di parte delle spese (tante, davvero tante!) legate all'ospitalità ed alla gestione dell'autore.Il disegno ha un valore: "regalarlo", senza neanche chiedere l'acquisto di un libro è uno svilire e sminuire il valore del nostro lavoro.Ma, è da espositore ed addetto ai lavori, che mi sento di dire che, al momento, le fiere italiane sono carenti sotto molti punti di vista.Ecco quelle che, per me, sono le priorità.1-Scelta degli stand per gli espositori. I negozianti sono le vere "star" delle manifestazioni. Presenti dappertutto (gli autori, gli editori non sempre ci sono), danno la cifra minima di un evento. Che può rinunciare a tutto, ma necessariamente "parte" dalla mostra mercato!Ad oggi, pochissime fiere (Fumettopoli, Roma Comics, Romics, altre non me ne vengono in mente...) danno la possibilità di scegliersi lo stand, mettendo online delle piantine chiare, indicando regole trasparenti (es: chi prima prenota e prima paga, prima sceglie), facendo partire tutti alla pari. Spesso ci dobbiamo scegliere gli spazi, pagarli, e poi, solo POI, sappiamo esattamente cosa ci viene assegnato. Fa così Lucca Comics, che tra l'altro trattiene l'anticipo se lo spazio non è gradito e ci si rinuncia...Da quest'anno, anche Narnia Fumetto metterà online la piantina degli stand vuoti, dando la possibilità di scelta... Cosa che abbiamo sempre fatto informalmente, tra l'altro.2-Date e rispetto. Quando si sceglie la data di un evento, l'organizzazione ha l'obbligo morale e pratico di verificare di non sovrapporsi ad altri eventi. "Morale", perché chi organizza da prima, chi occupa un determinato fine-settimana, ha la priorità su questo, a prescindere dalla grandezza dell'evento: priorità data dall'anzianità, un valore purtroppo sottovalutato. E dire che basterebbe poco: ci sono vari siti (tipo questo, autorevolissimo!) che elencano le varie manifestazioni.L'obbligo "pratico" deriva dal fatto che, sovrapponendo gli eventi, costringi gli espositori (oltre che il pubblico) a scegliere tra una mostra ed un'altra. E gli espositori, che lo fanno -ricordiamo- per lavoro, possono esser messi in difficoltà dal dover rinunciare ad una manifestazione.3-Dialogo con gli espositori.Se i calciatori scioperano, il campionato si ferma.Se i Tir non vanno, si blocca tutto il traffico.Eppure nessuna fiera tiene conto dei pareri o delle critiche di negozianti, autori ed editori.Ci vorrebbe un bello sciopero, eh?4-Prezzi dei biglietti, prezzi degli stand. Non è il momento per aumentarli.Anzi: potrebbe essere l'occasione per abbassarli: i primi prevedendo abbonamenti o sconti speciali, o convenzioni. I secondi, magari, tagliando gli allestimenti: meno belli, ma più economici...Ed eliminando l'inutile "terzo metro". Se uno stand è profondo tre metri, a nove espositori su dieci il terzo metro di profondità non servirà... ma il costo è comunque più alto di un terzo. Un "4x2" metri è quindi utilizzabile come un "4x3", ma costa oltre il trenta per cento in più.Almeno, dateci la possibilità di scegliere!5-Quanti espositori? Chiarezza. Lo scorso anno ho incassato 100, in una data fiera.L'anno dopo... gli espositori sono il doppio! Forse è per questo che incasso 70 o 80? O 50?E' così difficile capire che, a parità di "torta", se aumentano i commensali, la fetta diventa un "boccone"? Forse non è il caso di puntare ad aumentare il pubblico, aumentando solo gradualmente gli espositori?Per finire: da espositore ho spesso rotto le scatole. Ma ne ho anche pagato le conseguenze, come sa chi mi conosce. E da organizzatore ci ho sempre messo la faccia: Narnia Fumetto è, soprattutto, una fiera a misura di addetto ai lavori. Chi ci segue, lo sa.Quindi, massima è la mia/nostra disponibilità all'ascolto e al cambiamento.

Off Topic

 

Strumenti di giornalismo » Segreto professionale dei giornalisti

Come già anticipato, pubblichiamo un testo su cosa sia il segreto professionale del giornalista e su che basi giuridiche si fondi. Europa Il segreto sulla fonte fiduciaria è salvaguardato dalla Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo. L’articolo 10 («Libertà di espressione») tutela espressamente le fonti dei giornalisti, stabilendo il diritto a ricevere notizie: « Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiere. » (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.) La Corte europea dei diritti dell'uomo ha ulteriormente rafforzato la tutela delle fonti di carattere fiduciario. Interpretando estensivamente l'art. 10, ha stabilito che tale norma comprenda anche la tutela delle fonti giornalistiche, in virtù dello stretto legame tra diritto di informare e diritto di cercare notizie. Grazie a questa interpretazione estensiva, l'art. 10 della Convenzione garantisce sia il diritto di un individuo alla libertà di espressione sia il diritto della collettività a ricevere informazioni. In tal modo i giudici sopranazionali hanno previsto una tutela più ampia rispetto a quella offerta da ordinamenti giuridici nazionali, tra cui quello italiano, che garantiscono un diritto attivo a fare informazioni, ma non uno passivo a riceverle. Due sentenze della Corte europea hanno fatto giurisprudenza in materia. Sono le sentenze Goodwin (27 marzo 1996, Goodwin c. Regno Unito) e Roemen (25 febbraio 2003, Roemen e Schmit c. Lussemburgo, Procedimento n. 51772/99). In esse la Corte ha affermato che il diritto alla protezione delle fonti giornalistiche è da considerarsi strettamente connesso al diritto di ricevere notizie. Inoltre ha stabilito l'illegittimità delle perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni dei giornalisti, nonché negli studi dei loro avvocati, volte alla ricerca delle fonti confidenziali. Se tale protezione non esistesse, cioè se le fonti confidenziali sapessero che un giudice può ordinare al giornalista di rivelare il loro nome, sarebbero dissuasi dal fornire notizie. Ma ciò sarebbe a detrimento della completezza dell'informazione e, in definitiva, della stessa libertà di stampa. Italia La legge istitutiva dell'Ordine impone al giornalista l'obbligo di tutelare la segretezza delle fonti: « [Giornalisti ed editori] sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse. » (legge professionale n. 69/1963.) La violazione del segreto comporta una sanzione disciplinare (articolo 48 della legge n. 69/1963). I giornalisti italiani devono rifiutarsi di fornire i nomi delle persone dalle quali hanno avuto notizie di carattere fiduciario anche di fronte ai giudici. L'obbligo della segretezza della fonte può essere rimosso soltanto nel caso in cui la rivelazione della fonte si riveli indispensabile ai fini della prova del reato. In questo caso il giudice (mai un pubblico ministero) ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni (articolo 200 del Codice di procedura penale). Solo il giornalista professionista ha la facoltà di opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti. I pubblicisti e i praticanti, invece, sono sempre tenuti a rispondere ai giudici sul segreto professionale.
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L'Editoriale » Napoli Comicon 2010: Botterean Overview

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comicon2010di Alessandro Bottero

[03/05/2010] » Non una review, perché la mia esperienza del Comicon 2010 si  è limitata alla giornata del 1 maggio, ma una overview, ossia una impressione a volo radente quasi “al di sopra”, passando dalla Mostra di Oltremare a Castel Sant’Elmo, nel corso di una (semi) frenetica giornata, con in più l’aggiunta di qualche dato dalla solerte redazione, presente tutto il tempo della manifestazione.

Vediamo di partire. Treno alle 7:34 da Roma. Il mio Comicon sarà di una giornata. In fin dei conti esiste tutto un pubblico che vive le mostre in una giornata, no? Parte, passa il tempo che può passare, e torna a casa. Non tutte le mille mila persone che staccano biglietti li fanno per due/tre giorni, e quindi la mia dimensione è quella più “popolare” che esista.

Il Comicon quest’anno si è diviso in due. Editori (ma poi non tutti), autori, e conferenze a Castel Sant’Elmo. Cosplayer, negozi, distributori e giochi, alla Mostra di Oltremare. Avevo già espresso il mio pensiero su come sarebbe andata in QUESTO editoriale, dicendo che questa separazione secondo me non aveva senso, e che molto probabilmente il futuro del Comicon era stare TUTTO alla Mostra di Oltremare, e pare (da voci raccolte in giro per la manifestazione) che alla fine sarà così. Mi ricordo anche delle pernacchie che avevano accolto le mie riflessioni. Ma alla fine chi ha ragione, ha ragione.

Siccome voglio capire cosa significhi spostarsi a un luogo all’altro, quanto tempo ci si metta, e quanto sia comodo per un qualcuno che voglia vivere la manifestazione in una giornata sola (anche per evitare i soliti commenti del tipo “Ehhhhh, ma tu mica l’hai fatto! Che parli a fare?”), decido di andare subito alla Mostra di Oltremare, e poi spostarmi per l’ora di pranzo a Castel Sant’Elmo. Avevo letto dichiarazioni  del tipo “Con i mezzi ci vuole mezz’ora dalla Mostra di Oltremare a Castel Sant’Elmo. Non di più!”. Beh, lasciatevi dire che è una bugia. Ci vuole mezz’ora di metropolitana dalla STAZIONE CENTRALE alla fermata CAMPI FLEGREI, e poi cinque minuti a piedi. Infatti sono arrivati alla stazione alle 9:34, ho preso la metro alle 9:46, e sono arrivato alla Mostra di Oltremare alle 10:15. Al ritorno, mi sono mosso verso le 12:30, e siccome la metropolitana era in ritardo,  alla fine, tra metro, funicolare, e dieci minuti a piedi, per arrivare da Oltremare al Castello ci ho messo un’ora pulita pulita. Se questo me lo chiamate spostarsi in modo comodo a un punto all’altro della manifestazione, allora ditemelo prima che siamo su Zelig, e mi metto l’anima in pace.

Le due  location di Napoli Comicon NON sono vicine. Punto.

Comunque…arrivo,  con nelle orecchie  la telefonata del giorno prima con chi era a Castel Sant’Elmo, che mi diceva molto chiaramente che  il pubblico non si era visto. Nada. E niente pubblico uguale niente vendite.

La mattina di sabato, invece, per entrare ad Oltremare la fila era lunga. Molto lunga. C’era UN SACCO di gente. Entro, e inizio a farmi  gli affari  degli altri. Le persone a cui chiedo come sta andando mi rispondono tutti  non bene. Ma la gente c’è. Ci sono anche gli  editori ad Oltremare (stranamente), ossia Panini, J-Pop e GG Studio. Ma non dovevano stare a Sant’Elmo? Saluto un po’ di amici, tra cui Max Brighel, Nicola Pesce, Giuseppe Guidi. Incontro Valentino Sergi, curatore del libro su Garth Ennis, pubblicato da edizioni XII per cui ho scritto un saggio. Chiacchiero un attimo con lo staff Alastor, sempre gentilissimo e cordiale. Faccio un giro nello spazio negozi, occhieggio nello spazio games, mi mangio il solito noodles propriziatorio, e alla fine mi dico “Tutto qui?”.

Impressioni da Oltremare:

Casino, caciara, sudore, zainetti, cosplay (poche Lamù, a dire il vero), poche consolle che non fanno un “& games”, ma danno tanto effetto “Expocartoon ultima fase”  (e questa la capiamo in pochi, ma va bene lo stesso). Negozi non tantissimi, per una manifestazione che vuole essere nazionale e non regionale, e tante, tantissime offerte sottocosto, giusto per incassare liquidi subito. In parole povere: i manga  arretrati te li tiravano dietro a un euro l’uno. Pubblico numeroso, ma che spende poco, come ormai si sta rivelando sempre più un trend (la gente i soldi non ce li ha, poche chiacchiere…..). Disegnatori solo allo stand GG Studio, ben congegnato, e molto professionale come design. Ho fatto i complimenti a Giuliano Monni, che mi ha detto come in autunno il GG Studio parteciperà alla convention di New York, per spingere i prodotti della casa editrice in America. Giuliano mi ha anche detto che uno stand di 35 metri quadrati a New York costa 1200 dollari, al cambio attuale 923 euro. Ossia meno di quanto costino gli stand a Lucca. Ma dei prezzi delle mostre mercato parleremo un altro giorno.

Come dicevo mi  avventuro per Napoli, in compagnia di Valentino Sergi, per arrivare alla Camelot del fumetto serio, Il Gran Burrone dove ci si può riposare e corroborare, al sicuro dalla catastrofe dei Cosplayer/Uruk-Hai, che vogliono conquistare la Terra di MezzoFumetto. Arriviamo dopo un’ora abbondante (come ho detto, e come ripeto, per sfatare le PALLE raccontate prima della manifestazione), e in effetti…il vuoto c’è. Non tantissimo, ok? Pubblico si vede, ma come ha già sottolineato qualcuno, almeno il 50% delle facce che si incontrano sono quelle di amici/conoscenti/addetti/espositori/autori/sketchmaniaci. Pubblico al di fuori dalla categoria “Ehilà, anche tu qui? Che fico!” pochino. E le vendite (la prima cosa che interessa a chi prende uno stand e lo paga coi propri soldi) alla fine della manifestazione confermeranno la cosa, attestandosi, mediamente, su un calo del 15/20%  rispetto al Comicon 2009.

Chiariamo una cosa: io capisco che per chi non prenda uno stand a una manifestazione il concetto devo vendere possa sembrare becero, volgare, poco chic, e anche vagamente cafone, ma è così: se io spendo dei soldi MIEI (diverso è se lo stand me lo paga qualcuno altro: comune/provincia/regione/ente statale, fate voi) per prendere uno stand ad una manifestazione, lo faccio perché spero di incassare più di quanto spenda. Oppure sono la Bonelli, XL, o altri, e lo faccio solo per promozione. Ma in questi  casi io incasso paccate di soldi tutti i mesi dalle edicole e dell’aspetto commerciale delle fiere poco mi interessa. Un editore medio-piccolo, ma anche grandino, se va a una manifestazione, paga uno stand, e vende, allora vuole incassare. E se la gente non c’è, non vende. E allora non incassa. E allora si mette male, ma male assai, perché esci di mille e rientri di cento. E alla fine in cassa ti resta il nulla.

A Sant’Elmo la delirante corsa verso il “in cassa nulla” ha avuto una bella accelerata. Dobbiamo dare atto a Roberto Recchioni di aver espresso punti di vista simili nel suo blog.

L’impressione che mi  ha fatto Sant’Elmo è che l’Area Pro si sia ingrandita a dismisura, inglobando corridoi e spazi degli espositori. In realtà, volendo buttarla sul pittoresco, Sant’Elmo è diventata  una sola grande Area Pro, dove addetti/autori/giornalisti ciondolavano chiacchierando, discutendo, o altro.

Piccolo sassolino da togliersi

Poi nell’Area Pro vera e propria avevano deciso di far pagare un bicchiere di birra da 0,4 due euro (costo reale del materiale forse 30 centesimi in tutto), per scoraggiare chi andava all’Area Pro per bere birra. Giuro che è vero. Arrivo alle 14:15, chiedo una birra e mi dicono “Ora si paga. Abbiamo deciso che la birra qui si da gratis solo dalle 12 alle 14, e dalle 18 alle 20. Sennò finisce”. Ora, a parte il prezzo da ladri, ma se questa è un’area per professionisti, quindi con un accesso limitato….ma come fa a finire una cosa? C’è gente che si piazza nell’area professionisti alle 10, e se ne va alle 20, dopo essersi bevuto tre litri di birra? E allora il problema non è che la birra finisca. Il problema è che ci sono professionisti alcolizzati… Anche perché, signori…a prendere un barilotto di birra in più, o magari anche due, nessuno va in rovina. Soprattutto una manifestazione con contributi esterni. Per cui: due euro un bicchiere di birra all’Area Pro? Brutta caduta di stile, ma proprio brutta brutta.

Editori tanti, questo va detto. Novità anche, e la cosa è interessante. Abbiamo fatto il pieno di volumi da recensire, e ringrazio tutti gli editori che hanno dato i loro prodotti. Saluto anche chi non li ha voluti dare, con motivazioni più o meno comprensibili. Resto sempre dell’idea che UNA copia data per recensire non mandi in rovina nessuno, e possa aiutare a far conoscere prodotti ed editori ignorati da altri siti. Ma evidentemente sono l’unico a pensarlo. Vorrà dire che, in alcuni casi, la prossima volta le copie da recensire ce le compreremo. Approfitto dell’occasione per dire che praticamente TUTTI i volumi presi a Fullcomics sono stati recensiti su Fumetto d’Autore. E non sempre succede che i siti che prendono fumetti  alle manifestazioni, li recensiscano tutti in un mese o poco più. Noi l’abbiamo fatto, e mi pareva giusto farlo presente, e mettere in evidenza il gran lavoro della nostra redazione, per mantenere fede agli impegni presi con gli editori. Tra le cose più interessanti il volume di Jacovitti, Beppe, pubblicato da Nicola Pesce, su cui cui torneremo prossimamente con un’intervista ad Andrea Mazzotta, direttore editoriale della casa editrice.

Incontri tanti. Con Stefano Piccoli parliamo del prossimo numero del Massacratore, previsto per Lucca, e che sarà una sorpresa. Con Luca Belloni (Absolute Black)  si parla del momento attuale e dei problemi di vendita. Con Luciano Tamagnini (Anafi) si parla dei prezzi delle mostre mercato. Con lo staff alla Coniglio si parla dei  progetti  futuri e della presentazione il 21 maggio di un libro scritto da Giulio Borrelli sull’occupazione del TG1 da parte della politica. Ma il tempo è poco, ed avendo il treno alle 18:34, poco dopo le 17 lascio Sant’Elmo.

Impressioni da Sant’Elmo. Molto spazio. La tribù che si ritrova in un luogo unico. Vacanza per alcuni, depressione economica per altri. Spazi semi-vuoti dove ci sono gli antiquari, e le mostre. Un salotto chic. Una chiusura.

E i premi? I premi premiano più o meno i soliti ed un tipo di fumetto che a Napoli ha il suo habitat naturale. Coconino, Black Velvet, Canicola. Due cose mi hanno colpito. Tex, votato come miglior serie realistica, ossia il fumetto popolare per antonomasia che trionfa. Il premio a Don Chisciotte di Landolfi, edito da Nicola Pesce Editore.

E adesso voglio levarmi un altro sassolino.

In occasione del Fantasy  Horror Award, tenuto ad Orvieto a marzo, ci hanno sfrantoiato gli zibibbi, dicendo che la giuria era una bufala, e come poteva il regista XX che non conosce l’italiano, aver dato il suo voto per i romanzi? E tutte le solite polemiche idiote. Ora in giuria di un premio a FUMETTI, ossia un campo dove i disegni (fino a prova contraria) contano almeno il 50%, non c’era nemmeno un disegnatore. Ecco i membri della giuria per il premio Micheluzzi 2001: Mario Gomboli (Presidente, sceneggiatore ed editore), Sandrone Dazieri (scrittore), Vasco Brondi aka Le Luci della Centrale Elettrica (cantautore e scrittore), Manetti Bros. (registi cinematografici) e Igor Prassel (animatore culturale e direttore di festival d'animazione).

Tre scrittori/sceneggiatori. Due registi. Un animatore culturale. E i disegni come facevano a valutarli? E Igor Prassel come ha fatto a leggere tutti i fumetti e a capirli, visto che non è italiano? Lo parla benissimo, meglio di me? Perfetto. Basta saperlo.

Ora capitemi bene. Non sto dicendo che sia impossibile valutare un fumetto se non sei un disegnatore. No. Dico che se devi dare un parere e una valutazione per assegnare un premio, allora nella giuria, visto che si parla di fumetti, ci metti sia chi sa scrivere, sia chi sa disegnare. Ci metti chi i fumetti li sceneggia e chi i fumetti li disegna. E se assegni premi a ristampe, allora ci devi mettere anche chi del fumetto pubblicato in Italia ne conosce la storia, e può dire agli altri giurati “In effetti il mio parere, di chi conosce il campo, è che QUESTA ristampa sia meglio delle altre, per QUESTI motivi”.

Invece sempre più o l’idea che le giurie che poi decidono i premi siano fatte male, oppure siano composte per usare nomi di richiamo, secondo la logica “Se in giuria della manifestazione X c’è LUI (nome famoso), allora i giornali parlano del premio e quindi della manifestazione.” Diciamo una giuria/specchietto per le allodole, volendo essere buoni.

Uno può dire “Ma tanto è un gioco.”. Ok. Allora domani indico il premio CiccioPiccio, ci metto in giuria chi decido io, mi faccio assegnare i premi che voglio, e poi mi bullo. Tanto se è un gioco, posso giocare anch’io, no?

Ok. Conclusioni. Napoli Comicon  2010, meno male che ci sono andato solo da visitatore. Se avessi preso uno stand mi sarei tagliato le vene.

Le notizie di Fumetto d'Autore su Napoli Comicon 2010 potete trovarle a questo indirizzo:

http://www.fumettodautore.com/napoli-comicon-2010

Comments

avatar pinopao
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concordo sulla questione "giuria".

E anche leggendo qui, come altrove, ho la conferma che si tratti di una fiera molto "da addetti ai lavori". Che piace a loro perchè si ritrovano e si rilassano, ma che è sempre più lontana dal pubblico... insomma, se la cantano e se la suonano, ma prima o poi resteranno senza voce. Tristezza...
avatar Ricky
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E' comico pensare che Monni, dopo i deprimenti risultati ottenuti dai suoi amichetti disegnatori (imbrattando, per fortuna per poco tempo, alcune serie Marvel), ritenga che il materiale del GG Studio possa interessare ancora gli americani, spingendosi fino a partecipare alla fiera di New York. Non è meglio che risparmi i soldini?
E poi si sapeva che questa Napoi comicon sarebbe stato un fiasco. Organizzare un evento di questo tipo in un città come Napoli ([questo contenuto del commento è stato editato avendolo ritenuto razzista, su questo sito è consentita la libertà di espressione non la maleducazione - la redazione]) era una follia. Bottero riferisce dell'episodio del "prezzo da ladri della birra"! Quello è il minimo. "Cose normali" che succedono a Napoli.
E perchè meravigliarsi dei soliti premi senza significato dati ai soliti editori?
L'unica cosa di cui mi meraviglio è la tenacia di certe persone che ancora hanno il coraggio di organizzare cose del genere.
avatar bodda
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Quote:E poi si sapeva che questa Napoi comicon sarebbe stato un fiasco. Organizzare un evento di questo tipo in un città come Napoli ([questo contenuto del commento è stato editato avendolo ritenuto razzista, su questo sito è consentita la libertà di espressione non la maleducazione - la redazione]) era una follia

Bodda si chiede se sei vero.
avatar Val
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non ho capito la frase "in una città come Napoli"

essendo Palermitano penso proprio di risentirmi: forse una manifestazione di questo tipo va bene da Roma in sù?

caduta di stile fortunatamente "editata" dalla redazione
avatar Ricky
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Mi spiace che la Redazione abbia editato la parte del mio commento, quando ho parlato di Napoli. E mi sorprende che, in una lettura della realtà, perchè Napoli è esattamente quello che ho scritto, qualcuno in Italia ancora si scandalizza.
Forse è più semplice ignorare queste cose o alcune cose. Napoli è esattamente ciò che ho scritto, sia perchè, vivendo nella città, vedo tante cose che chi viene qui solo in vacanza non le vede (o magari pensa che esistono solo nei film), sia perchè non sono il solo ad averle dette o constatate.
E' esagerato dire che c'è più droga a Napoli che in tutta l'Olanda? E' esagerato dire che la sola piazza di Secondigliano è il più grande centro di spaccio di tutta l'Europa occidentale? Si, avete capito bene. Il più grande centro di spaccio di tutta l'Europa occidentale ce lo abbiamo noi a Napoli. Chissà perchè quando Saviano scrive o dice queste cose, nessuno sostiene che Saviano è razzista. Qualcuno della Redazione è napoletano? Ha mai vissuto a Napoli? E' mai stato nella zona del porto? Si sorprenderà di sapere, ad esempio, che la sola zona della stazione di p.zza Garibaldi è interamente controllata dai cinesi? Qualcuno della Redazione sa che i grandi abiti delle star di Hollywood vengono cuciti in sartorie del napoletano? Qualcuno della Redazione ha mai sentito parlare dei magliari? Io vivo a Napoli e posso dire, con molta onestà, che nella mia città lo Stato non esiste e che il vero potere è detenuto da persone che non abbiamo mai eletto. Qualcuno della Redazione è mai stato a Castel Volturno? Magari di sera? Qualcuno della Redazione sa cosa succede a Castel Volturno? Devo continuare? Sarò severo in questo giudizio, ma io credo che la Redazione non abbia capito nulla di quello che ho scritto e se ha letto nelle mie parole un contenuto di razzismo, allora io devo rispondere che chi della Redazione ha pensato questo è una persona che semplicemente non conosce la situazione del territorio napoletano e di molte zone della Campania. E allora questo o questi signori della Redazione si informino bene prima di lanciare accuse di razzismo senza conoscere e senza sapere come sono certe situazioni. Informarsi prima di parlare, perchè in questo caso, devo dirlo, la Redazione ha fatto una grossa figuraccia. La Redazione editerà anche questo messaggio? Se accadrà, oltre all'ignoranza devastante che ha manifestato, si meriterà un giudizio molto negativo da parte mia e, con mia grande costernazione, devo ricredermi quando ho criticato chi riteneva che questo sito non fosse una testata giornalistica. Ora capisco che avevano ragione. Ah, si, dimenticavo. Caro sig. Bottero, lei è venuto qui, nella mia città, a fare il turista. Io spero che si sia divertito a passeggiare per le strade pulite della mia città, spero che conserverà bei ricordi del comicon, ma, caro sig. Bottero, io la invito a passare qualche giorno di più nella mia città. Ci passi un mese, anzi no, un annetto, ma non in qualche elegante quartiere di Posillipo. Io direi in una graziosa dimora a Secondigliano. Non so, magari, quando passeggerà per le strade si accorgerà che la visione che lei ha delle mie terre è esattamente quella idilliaca che in questo momento vive nella sua fantasia.
O forse no, perchè nel frattempo, avrà già editato dalla sua mente ciò che avrà visto. Lei lo può fare, perchè, intanto, se ne sarà già tornato nella sua bella Roma e si dimenticherà presto di noi.
Mi ha deluso, sig. Bottero e profondamente.
avatar The Hedge Editor
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Ricky, massima solidarietà, ma probabilmente se avessi specificato di essere napoletano nel primo post non te l’avrebbero editato.
avatar Ricky
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Il problema non è questo, Hedge. Se qualcuno pensa che Napoli sia la città perfetta, dove i problemi non esistono, dove cose brutte come la droga, la criminalità e vaste zone del territorio sottratte alla sovranità e al controllo dello Stato e tante altre cose poco simpatiche non esistono, non è tanto negativo. Significa che, vuoi per ignoranza, vuoi per indifferenza, Napoli conserva ancora una parvenza di normalità.
Il problema esiste quando, invece, qualcuno che sottolinea codesti problemi, viene accusato di essere razzista e maleducato.
avatar Ricky
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Ho letto cosa ha scritto il sig. Bottero di me sulla su facebook, in cui ha sottolineato come io abbia, in seguito, argomentato in modo più circostanziato il mio pensiero.
Personalmente, non ho nulla contro il sig. Bottero, benchè egli non condivida le mie opinioni (non si può essere amici solo di chi è d'accordo con le tue idee). Devo, però, sottolineare che la sua uscita nei miei confronti è tipica di chi non conosce la mia Terra e i problemi che la attanagliano. E da ciò una naturale indulgenza.
Pero, più grave dell'ignoranza (che ha manifestato, secondo me, chi ha editato il mio commento) c'è solo l'indifferenza.
La mia Terra ha tanti problemi, è vero. Di recente, però, un passo avanti è stato fatto. Bassolino, al quale per quasi venti anni è stato permesso fare così tanto male ad essa, è stato definitivamente estromesso. E per fortuna, al suo posto non è stato eletto un altro membro del suo inconsistente partito. Dopo anni la Campania è stata disinfettata dal centro-sinistra.
Stefano Caldoro ha tanto da lavorare per riparare ai danni che sono stati fatti da chi lo ha preceduto.
E sono certo che se si lavorerà con giudizio, onestà e buona volontà, forse fra qualche anno potremo dire che Napoli è la città perfetta.
avatar Burighel
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Penso che la redazione dovrebbe scusarsi per l'inopportuna e qualunquista censura al commento di Ricky. Nessun argomento è valido per giustificare una simile ipocrisia, soprattutto da chi si ritiene intimamente e veramente liberale.
avatar bodda
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bodda continua a non capire cosa c'incastri il fatto che Napoli è una città difficile, con quello che in quella stessa città si tenga una mostra del fumetto.
Bodda stupidamente pensa che è anche dall'organizzazione di manifestazioni come questa che passa la riqualificazione di una area con ben altri problemi.
avatar Burighel
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Diciamo che uno può ritenere ci siano altre priorità.
avatar Ricky
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Grazie del sostegno, Burighel. Però, come ho detto, non sono stupito di queste manifestazioni, che sono tipiche di chi non conosce certe realtà o ne ha una conoscenza filtrata da una cattiva letteratura.
Ma più dell’ignoranza (scusabile), mi preoccupa più l’indifferenza e la complicità. Sulla rete capita di leggere tante stupidaggini. In alcuni forum fumettistici, ad esempio, capita spesso di leggere aberrazioni di questo tipo, anche da parte di noti addetti ai lavori, che spesso e volentieri, sotto i veli di un falso tono di scherzo lanciano messaggi di tipo razzista o discriminatorio (razzismo e discriminazione fondato sulla loro ignoranza).
Quando leggo queste cose, da un lato mi viene da ridere (pensando a qualche ragazzino sprovveduto che non si rende conto di ciò che scrive), ma dall’altro sono preoccupato perché quel ragazzino un giorno diventerà adulto e porterà dentro di sé i germi di questa cattiva cultura.
Anche qui mi è capitato. Ogni tanto, qualcuno che si crede spiritoso, scrive commenti stupidi o battuteschi, per provocare o polemizzare. In casi del genere si può scegliere di rispondere (cosa non saggia) oppure ignorare queste tattiche di disturbo, pensando al profondo caso umano che ispira tali manifestazioni.
La rete è piena di persone psicologicamente disturbate, che spesso nei forum trovano sfogo delle loro patologie. A volte, è capitato anche in forum dove si parla di giardinaggio! In casi del genere, è meglio lasciare correre, perché le polemiche, se non alimentate, nascono e muoiono nella bocca e nelle menti di chi le partorisce.
avatar VaL
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la moderazione è stata giusta invece. non è che gli altri utenti possano avere la sfera di cristallo. a scanso di equivoci meglio una moderazione in più che un messaggio travisato. poi uno è libero di chiarire come ha fatto Ricky
avatar Burighel
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E' un po' come dire: ho il sospetto che tu sia un criminale, prima ti condanno e ti punisco, poi a tempo perso controllo le prove a tua discolpa.
La moderazione è stata ipocrita. Indegna di uno spirito liberale.
avatar Ricky
0
 
 
Si, un'ipocrisia velata di ignoranza. Il che è ancora più grave. Una prevenzione assoluta, che mi ha lasciato stupito fino ad un certo punto.
avatar bodda
0
 
 
bodda quota entusiasticamente

Quote:

La rete è piena di persone psicologicament e disturbate, che spesso nei forum trovano sfogo delle loro patologie
.
Ma pensa che questo non è un forum, e allora almeno qua siamo salvi.
Bodda si chiede pero' una cosa: quando si scrivono tante righe, siamo sicuri di non rispondere?
Bodda says relax e abbasso la cattiva letteratura
avatar The Hedge Editor
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Hedge Editor quota entusiasticamente Bodda!
avatar Ricky
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Vedi, Burighel, questa è la dimostrazione che quello del fumetto è un mondo povero, composto di persone piccole piccole. Prendi, per esempio, alcuni utenti che vengono qui solo per attaccare Fumetto d’Autore e per gettare fango sugli utenti che sostengono Fumetto d’Autore. Oppure prendi Hedge Editor, che mi ha preceduto nel commento, e leggiti cosa ha scritto di Marco Lupoi in un editoriale del marzo 1994 sull’ultimo numero di Morbius. Dopo avere letto parole del genere si capiscono due cose: 1- il motivo per cui da allora Hedge Editor è stato escluso dal mondo del fumetto che conta, visto e considerato che oggi dirige una casa editrice di ridottissime dimensioni che vive unicamente degli ordini delle fumetterie. 2- l’odio malcelato che esiste tra alcuni addetti ai lavori!
Cosa possono fare i lettori? Semplice, prendere le distanze da persone del genere e lasciarle nella loro indifferenza.
Burighel, hai ragione quando sottolinei che comportamenti del genere non sono degni di uno spirito liberale, ma forse la questione è molto più semplice. Forse queste persone non hanno mai avuto uno spirito liberale.
avatar HulkSpakk
0
 
 
"il motivo per cui da allora Hedge Editor è stato escluso dal mondo del fumetto che conta, visto e considerato che oggi dirige una casa editrice di ridottissime dimensioni che vive unicamente degli ordini delle fumetterie."

Anzichè vivere del commercio clandestino di nani da circo, come si confà ad un vero editore di fumetti, aggiungerei.
avatar The Hedge Editor
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Perdonate Ricky per il suo impeto d'ira, oggi lo hanno bannato in perpetuo da Manga Forever perchè aveva iniziato a fare anche lì gli stessi giochini che fa qui e per la rabbia si rende conto ancora meno del solito di quello che dice. Coraggio Ricky, da questa platea non ti caccerà nessuno anche se Fumetto d’Autore dovrebbe iniziare a rendersi conto che i tuoi complimenti sono falsi dato che nella realtà distruggi ogni discussione su qualsiasi editoriale riconducendolo ai tuoi chiodi fissi. Ma perché non ci dici il tuo vero nome almeno, invece di continuare a nasconderti dietro tanti nickname. Ormai sei un addetto ai lavori anche tu, con ben due blog, abbi il coraggio delle tue parole…
avatar Ricky
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Premesso che io non ho nulla a che vedere con questa vicenda ed anzi mi sfugge il motivo per cui ti sei convinto che io sia quella persona (anche se un pensiero sul perché me lo sono fatto), mi sono preso la briga di andare a controllare in quel forum quello che hai combinato e devo dire che sono rimasto allibito.
Fammi capire, ma davvero hai chiesto all’amministrazione del forum di mangaforever di espellere un utente che stava semplicemente criticando la tua politica editoriale? Un comportamento del genere me lo sarei aspettato da un bimbo capriccioso ma non da uno della tua età. Da quello che ho capito, perché poi i post di quell’utente sono stati cancellati, aveva replicato ad un tuo discutibile intervento dove ti eri permesso di dire che le fumetterie che non prendono o non possono procurarsi i tuoi fumetti, sarebbero di serie B! Solo per curiosità, ma chi o cosa ti ha fatto pensare che quella era una cosa da dire? E per giunta in pubblico?
Ma andiamo avanti. Sempre spulciando in quel topic (dove hai superato te stesso), hai scritto queste cose e cioè: “Da quanto ne so Marquez, sei tu quello che viene cacciato dalle fumetterie (sai tra fumetterie ci si parla) oltre che dai forum". Voglio dare una grande gioia al tuo ego di troll. Quello che non ho mai fatto per nessuno in tanti anni di frequentazione di forum l'ho appena fatto per te, una segnalazione all'amministrazione con precisa richiesta di escluderti almeno da questo topic al quale non sei in grado di apportare niente se non un continuo copia incolla dei tuoi precedenti post ai quali ho già risposto ma che deliberatamente ignori. Sia chiaro dunque che se questo avverrà sarà (anche) su mia esplicita richiesta. Ora chiedo a tutti di restare in topic onde non dare ulteriore soddisfazione a costui”.
Mio Dio, hai davvero scritto cose così orribili? Non solo hai chiesto agli admin di quel forum di cacciare un utente, ma hai anche voluto accertarti che nessuno dubitasse che dietro tutto quel casino c’eri tu? Che comportamento vergognoso e che modo cretino di rovinarti l’immagine e la reputazione.
Ecco il link: http://www.mangaforever.net/forum/topic/3633-italycomics/page__st__200
A proposito, ho notato che anche un altro utente, tale maxtex74 ha parlato male dei tuoi fumetti. Che farai, chiederai a mangaforever di espellere anche lui?
Vergogna.
Mi ero ripromesso di non uscire più dall’argomento dell’articolo, ma il fatto che tu sia venuto qui per aggredire me (pensando che io sia un’altra persona) lo trovo davvero oltraggioso. A proposito, pare che il tipo con cui te la sei presa, collabori con un sito, dove oggi hanno commentato il tuo exploit: http://italiancomics.bloog.it/editoriale/i-forum-e-gli-editori.html

avatar contedicagliostro
-1
 
 
E io che vi avevo detto? Che potevamo evitare di fare indagini sull'identità degli utenti che parlano su questo libero spazio commenti e da quali forum fossero stati bannati? E che parlo con il muro?
Certo che se è questo l'uso che ne fate della libertà di commento...
avatar pinopao
0
 
 
però scusate, quando un troll rovina con i suoi commenti una piazza virtuale, le cose sono due: o lo si banna oppure gli si cede di fatto il controllo dello spazio commenti

c'è poco da parlare di libertà d'espressione e cose del genere... io nella vita sono libero, ma se domani mi metto in mezzo alla strada a pisciare in pubblico scommetto che qualcosa mi succede
avatar Chas
0
 
 
Guarda conte che credo che il noto detto "don't feed the troll" celi in sè una grande verità...per quel che mi riguarda non gli darò più noccioline, me le mangio io che oltre tutto mi piacciono tanto
avatar Ricky
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Cagliostro ha ragione. Basta con queste bambinate, anche se era necessario arginare almeno in parte la farneticante prolusione infantile di hedge (mai visto un editore assumere una posizione così polemica verso i lettori o un modo più cretino di perdere clienti).
Ma come cali il verme spuntano “pinopao” e “chas”, che, è bene ricordare, vengono da www.bardellosport.net un forum dove si divertono ad insultare e attaccare Fumetto d’Autore e Bottero e poi hanno la faccia tosta di venire qui a parlare di libertà di espressione, senza sapere che hanno appena scritto una nuova pagina nella storia del trolleggio. Chi vuole farsi un’idea di cosa scrivono su quel forum, può farci un giretto. Non ho mai letto tante schifezze. Personalmente, credo che sia proprio perché su Fumetto d’Autore la libertà di espressione viene garantita, l’aspetto che tanto li urta. Abituati come sono su forum dove possono parlare solo loro, si troveranno in imbarazzo in un luogo dove invece si può parlare liberamente.
Nella speranza che le parole del Conte siano osservate anche da questi individui (ma ne dubito), torno a parlare dell’argomento della discussione. Ad un certo punto, Bottero solleva un problema importante, quello della serietà dei premi che vengono assegnati in queste pseudo-mostre. Un aspetto che meriterebbe di essere approfondito.

avatar pinopao
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almeno il link al bar mettilo giusto, sennò ti becchi pure una bella denuncia da quelli che stai accusando a cazzo di cane
avatar bacocco
0
 
 
Mica stiamo parlando degli eisner awards! C'è pure chi si vanta di non averli vinti!
avatar contedicagliostro
-1
 
 
Ultimo avviso ai naviganti. Questo non è un forum quindi i troll non esistono per definizione. Questo è uno spazio commenti libero, ma libero non significa che mancano le regole, quindi:

REGOLATEVI e AUTOMODERATEVI.

Nota a margine: di quello che succede sugli altri forum, qui non ce ne frega nada. Questo spazio non serve per denuciare ciò che accade da altre parti o per accusare utenti per ciò che fanno altrove o per rivendicare le proprie ideologie.

QUESTO SPAZIO SERVE A COMMENTARE GLI ARTICOLI PROPOSTI QUI.

Ripeto ultimo avviso, dopo segue strage degli "innocenti".
avatar pinopao
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che i troll non esistano per definizione solo perchè questo non è un forum è una cosa semplicemente non vera
avatar contedicagliostro
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Quando inizierò a fare davvero il fascista, invece sarà tutto vero. :)
avatar laura
0
 
 
Napoli è piena di problemi, ci abito anch'io e lo so bene. Ma non sono d'accordo con Ricky quando afferma che organizzare un evento come il Comicon in una città come questa sia una follia. Innanzi tutto, perchè fino a un po' di anni fa ( e qui per "un po' " intendo anche 5 anni fa) Il Napoli Comicon era una manifestazione a mio parere più che degna, forse più modesta per affluenza ma con una parte espositiva curata bene, conferenze interessanti e una zona mercato ampia ma non invasiva. Soprattutto dava al fumetto la sua giusta dimensione. Andavo per tre giorni di fila e non mi annoiavo mai. Col passare del tempo mi è sembrato che l'organizzazione diventasse via via più approssimativa, con troppi elementi in gioco e spazi non adeguati. Ho iniziato ad andare per un giorno soltanto anzichè tutti e tre, e un giorno è anche troppo.
Il problema non è Napoli in sè, ma il fatto che a voler fare un unico calderone di fumetti, cartoni, giochi, videogiochi, cosplay etc. bisogna disporre degli spazi giusti (possibilmente non due spazi diversi; a questo punto meglio le manifestazioni separate: Gamecon - o Enjoy o come lo vuoi chiamare - e Comicon) e di una organizzazione più attenta. Si può fare, non è una cosa dell'altro mondo. E a Napoli l'impegno serve. Critiche costruttive, non atteggiamenti disfattisti. Con le prime si può migliorare, con i secondi l'unico risultato è quello di foraggiare il degrado.
avatar Ricky
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Credo che uno degli aspetti più significativi in base ai quali si possa constatare la non perfetta riuscita della Napoli Comicon, si sintetizzi in questo passo dell'articolo: "A Sant’Elmo la delirante corsa verso il “in cassa nulla” ha avuto una bella accelerata".
Se una volta le mostre mercato si rivelavano la tradizionale "boccata di ossigeno" per molti editori (grandi, medi e piccolissimi), oggi si può dire che anche questo canale di afflusso di possibili introiti ha cominciato a vacillare.
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