di Alessandro Bottero
[07/05/2010] » Editoriale di scuse. Scuse, perché tra mille polemicucce da cortile che agitano sempre più il mondo del fumetto italiano, è passata sotto silenzio la Seconda Giornata Nazionale contro la Pedofilia e la Pedopornografia, organizzata dalla Fondazione Luca Barbareschi per il 5 maggio 2010. Il titolo di questo editoriale riprende in parte lo slogan scelto per la giornata, ossia “Un abuso è la fine dei giochi”. Spero che nessuno salti su a dire che di queste cose non si deve parlare in un sito dedicato primariamente ai fumetti, perché ci resterei male.
Il problema è serio, e di non facile lettura. Voglio proporre ai lettori di Fumetto d’Autore alcuni testi, per capire un po’ meglio il tutto. Parto da un discorso di Mons.Crociata, segretario della CEI, che trovate nel blog di Sandro Magister, Settimo Cielo, un blog inserito nel circuito di blog legati al gruppo Repubblica-Espresso, e quindi non etichettabile come “servo del Vaticano”. Il discorso è, a mio avviso, uno dei migliori fin qui fatti sul problema pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica. Ecco il link; http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/04/30/crociata-contro-la-pedofilia-con-giustizia-con-cura-con-grazia/
Proseguo con tre libri, due pubblicati dalla casa editrice Chiarelettere, ossia Viaggio nel silenzio e Presunto colpevole, e uno da Rizzoli, ossia Olocausto bianco. Sono tre testi molto interessanti per capire cosa sia il problema, e anche (soprattutto Presunto colpevole), quanta prudenza ci voglia nel dare giudizi in questo campo. Il libro parla di tutti i presunti colpevoli di abusi, rivelatosi poi innocenti, ma con la vita distrutta dai processi mediatici.
E adesso veniamo a noi. Cosa può dire il fumetto su questo argomento? Dobbiamo lasciarci interrogare? Cambiare qualcosa?
Il tema è molto complesso, e tocca punti, direi, vitali. Ponendo come punto di partenza che la censura è, a mio modo di vedere, un atteggiamento sempre sbagliato in sé, rimane però il punto se la libertà dell’artista/narratore debba essere totale, o no.
La censura è una via sbagliata, dicevo, quindi un controllo esterno all’opera realizzata non è la strada da seguire (fatto salvo il rispetto delle leggi vigenti, e l’accettazione delle eventuali conseguenze di una scelta consapevole di infrangerle per motivazioni personali). Ma se un controllo da parte di un’autorità esterna è da respingere, questo significa anche che un auto-controllo, da parte di chi narri una storia è da vedere come auto-censura, e quindi come limitazione forzata della libertà di espressione? Qui ho molti dubbi. Da un lato mi riconosco nella posizione di Kant, che vedeva nell’Arte il libero gioco delle facoltà creative, svincolate da fini etici o economici, dall’altra però è vero che tra molti dati narratiivi possibili lo scrittore ne sceglie alcuni, e tra molti dati visivi possibili il disegnatore ne sceglie alcuni. Se è semplicistico attribuire all’Arte un valore pedagogico e basta, non è però nemmeno possibile che la produzione di singole opere aiuti a banalizzare valori e contenuti. Siamo d’accordo, secondo quanto ci dice Eco, che ogni opera è aperta, e che quindi è anche il lettore, a dare un senso finale all’opera in sé, ma è anche vero che nessuna opera è vuota in partenza. Il lettore rielabora dati presenti nell’opera. Ecco perché dico che tra tutti i dati possibili, gli autori ne scelgono alcuni, e ne scartano altri. La responsabilità dell’autore è qui: che sceglie? Che dati invece scarta? E perché sceglie quei dati, e non altri? Credo di poter dire che i dati (narrativi e visivi) vengono scelti ed adoperati per trasmettere dei contenuti, dei punti di vista sul mondo da parte degli autori. E sono questi a dover essere ricondotti, come responsabilità, agli autori.
Presentare, e reiterare in produzioni successive, contenuti X aiuta da un lato ad accettare socialmente quei contenuti, dall’altro abitua il pubblico a considerare normali tali contenuti, fino a giungere, nei casi più estremi, alla banalizzazione degli stessi.
Ora, se è vero che è appurato fin dai tempi del famoso rapporto della Presidential Commission on Obscenity and Pornography, istituita nel 1967 da Lindon Johnson, all’epoca Presidente degli Stati uniti, che nel 1968 concluse così: “no causal relationship between exposure to pornography and any kind of socio-sexual deviance, including criminality & delinquency” (non esiste alcuna connesione causale tra l’esposizione alla pornografia e un qualsiasi tipo di devianza socio-sessuale, compresa criminiltà e delinquenza), è altresì vero che ogni singola opera pubblicata & distribuita, contribuisce a creare un clima sociale, in base al quale i singoli comportamenti vengono valutati accettabili o meno socialmente. Non esiste allora una diretta connessione causale, ma esiste, è mia opinione, una possibile connessione indiretta, nella forma della possibile banalizzazione, di atti o comprtamenti.
Vengo al concreto, dopo questo lungo excursus. Fumetti in cui, senza alcuna motivazione, oppure con l’unica motivazione dell’esposizione in sé e per sé, si ritraggano minori in atteggiamenti esplicitamente sessuali, sono ancora ascrivibilil alla categoria libera espressione dell’artista, o non è lecito porsi (e porre) delle domande, sulle scelte effettuate dall’autore nel raffigurare tali scene?
E se il contrasto alla pedofilia, proponendo alternative a uno schema per cui il forte usa violenza sul debole usandolo sessualmente, è una cosa giusta, non deve forse anche il fumetto assumerlo come obiettivo? Non è forse anche questo un qualcosa che dovrebbe interrogare gli autori?
Volendo spararla grossa: io capisco che in Giappone la pensino diversamente, ma sostenere, diffondere, addirittura realizzare ex-novo, fumetti hentai o lolicon, non è, forse, una cosa su cui riflettere? Basta mettere un bel avviso “I personaggi raffigurati sono tutti maggiorenni, e si tratta solo di disegni su carta”, per metterci l’animo in pace? Non dovrebbe esserci una riflessione sul perché delle nostre scelte? A cosa serve, a cosa mira, la pubblicazione di quel determinato fumetto? Perché scrivo e disegno quella storia X, che potrebbe dare adito, magari perché non capita, a dubbi circa il suo essere o meno pedopornografica? Sono in grado di dare una motivazione alle mie scelte? E, in sostanza, che cosa voglio comunicare? Lo so, o mi limito a titillare i gusti del pubblico, che acquisterà il fumetto che produrrò, o pubblicherò?
È tutto. Scusate, se vi sono sembrato pesante, ma di certe cose o se ne parla ragionandoci sopra, oppure è meglio sare zitti. Gli slogan li lascio a qualcun altro.





Comments
Videogiochi, cinema, tv e anche fumetti promuovono in grande abbondanza atteggiamenti di violenza verso il prossimo, ma non per questo mi pare che l'omicidio sia più accettato socialmente di quanto lo fosse 50 anni fa.
Che oggi l'omicidio sia più accettato socialmente di mezzo secolo fa, non ci sono dubbi. Quando uscirono i primi numeri di Diabolik, in cui i morti e la ferocia venivano offerte in quantità industriale, tutti si scandalizzavano. Ma anche 30 anni fa, quando i primi cartoni robotici giapponesi cominciarono ad impazzare sulle reti private, si parlava delle stesse cose. Un cartone animato come Mazinga Z, che oggi strapperebbe non più di qualche sorriso, allora venne sospeso perchè ritenuto "troppo violento".
Oggi non ci si stupisce più se su un fumetto o in un cartone animato, o nei film o anche al telegiornale si parla di morte, di morti ammazzati e di violenza. Forse esagero ma anche le litigate finte che i talk shaw organizzano per fare odiens rappresentano una forma di violenza, alla quale non tutti possono opporre una certa resistenza o una evidente indifferenza.
Io credo che, purtroppo, oggi la violenza non solo viene comunemente accettata, ma, come in passato, viene nuovamente ritenuta uno strumento di risoluzione delle controversie. Stiamo regredendo e non ce ne accorgiamo.
in un recente urania, senza alcuna plausibile motivo, uno dei protagonisti ha un rapporto sessuale con una prostitua decenne, e la descrizione è puntigliosa.
la scelta, ripeto, non ha alcuna giustificazione, né viene successivamente ripresa nel prosieguo del romanzo.
quindi c'è solo il gusto, discutibile, del raccontare un rapporto pedofilo, ancorché consenziente
gli hentai sono dedicati ad adolescenti segaioli (e diciamola 'sta cosa), non hanno NESSUNA ragione di essere pubblicati, se non il vile denaro
e premetto che io ho e leggo, fumeti di pichard, di von gotha et similia (baldazzini no perché ormai mi ha annoiato, e poi neppure più disegna lui), che però non sono mai solo una "lettura da una sola mano", quindi eventuali accuse di bigottismo a mio carico sarebbero ridicole
ma quando si parla di minori mi incazzo come una bestia
Mi viene da sorridere quando leggo palesi assurdità come quelle scritte da chas/sbobba, il quale è davvero convinto che nelle letture che ha citato vi sia un qualche contenuto degno di elevarlo al di sopra degli adolescenti segaioli (come li chiama lui), di cui, per quanto cerchi di dimostrare il contrario, molto probabilmente, nel segreto della sua cameretta, condivide le stesse passioni.
Viviamo in una società difficile, che oggi sconta un grosso handicap di valori culturali e sociali. Da un lato, abbiamo utenti come quelli che ho citato sopra, che credono di sapere di cosa parlano e si cullano nell’odio fine a se stesso, i cui germi sono stati sparsi dai loro falsi idoli comunisti di 30 o 40 anni fa, e utenti come Burighel e altri che, invece, molto più saggiamente e senza fronzoli fotografano la realtà e sottolinea come i manga, molti manga non sono affatto per un pubblico di adolescenti.
Mi viene da sorridere quando leggo palesi assurdità come quelle scritte da chas/sbobba, il quale è davvero convinto che nelle letture che ha citato vi sia un qualche contenuto degno di elevarlo al di sopra degli adolescenti segaioli (come li chiama lui), di cui, per quanto cerchi di dimostrare il contrario, molto probabilmente, nel segreto della sua cameretta, condivide le stesse passioni.
Viviamo in una società difficile, che oggi sconta un grosso handicap di valori culturali e sociali. Da un lato, abbiamo utenti come quelli che ho citato sopra, che credono di sapere di cosa parlano e si cullano nell’odio fine a se stesso, i cui germi sono stati sparsi dai loro falsi idoli comunisti di 30 o 40 anni fa, e utenti come Burighel e altri che, invece, molto più saggiamente e senza fronzoli fotografano la realtà e sottolinea come i manga, molti manga non sono affatto per un pubblico di adolescenti.
Dobbiamo chiederci cosa fa la nostra “cara” società quando si tratta di proteggere i deboli e gli indifesi e scopriamo che le cose non sono affatto diverse rispetto a 30 o 70 anni fa. L’unica differenza è che ora grazie a internet, alla televisione commerciale e alla crisi generale dei valori, tante aspetti spaventosi della società umana si sono tolti la maschera dell’ipocrisa e camminano a volto scoperto.
Adesso basta, la misura è colma. Se tollerate un tizio come Ricky (o dovrei dire dodoria) fra i vostri iscritti, e gli consentire impunemente di insultare altri utenti, anche quando si trattano argomenti così seri e delicati, vuol dire che avete fatto una chiara scelta di campo a suo favore. Ne prendo atto e mi ritiro in buon ordine e, pur mantenedo l'immutata stima in Bottero (di cagliostro nulla dico solo perché non lo conosco personalmente), non frequenterò più questo pur interessante sito. Distinti saluti e migliori auguri per la vostra iniziativa editoriale.
Ma a parte questo non pensa che i fumetti debbano necessariamente insegnare alcunche'. E si mette una sciarpa per combattere i germi comunisti
ps) ricky: try again. wrong pick