Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Venerdì 30 Luglio 2010
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Home Editoriali L'Editoriale » E intanto in Afghanistan si muore…

L'Editoriale » E intanto in Afghanistan si muore…

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afghanistan07092009di Alessandro Bottero

EDIZIONE STRAORDINARIA

[17/09/2009] » Oggi è il 17 settembre 2009.

Oggi sono morti 6 soldati italiani in Afghanistan, soldati impegnati in una missione di pace. Sono stati uccisi da terroristi. Non da nobili combattenti che vogliono liberare il loro paese da una occupazione straniera. No. Da schifosi criminali, che si fanno scudo della religione, per ammazzare, terrorizzare, stuprare, e ridurre un paese nel sogno di chi vorrebbe l’Islam più becero trionfare sull’Occidente brutto e cattivo. E la cosa triste (o ridicola, se volete), è che i commenti che si leggono in giro, anche sui forum di fumetti, dove si parla di “off topic”, ossia del mondo reale, sono sempre gli stessi. Ce la siamo cercata; i poveri soldati in realtà sono stati ammazzati dallo stato italiano che li manda a fare i colonialisti; abbasso Bush (ah no, ora c’è Obama, vabbé attaccare gli Stati Uniti va sempre bene); Berlusconi è un dittatore; Porta a Porta è una ferita alla democrazia: e via di seguito. Sempre le solite idiozie. Sempre le solite parole in libertà, che non vogliono ammettere una cosa molto semplice.

I nostri soldati erano in missione di pace.

Aiutavano una nazione arretrata a diventare democratica, a diventare un posto dove donne e bambini non dovevano essere sottomesse ai diktat del maschio islamico

Non occupavano una ceppa di niente.

E un gruppo di terroristi li ha ammazzati, perché come tutti i criminali, hanno deciso di colpire chi fa qualcosa di buono.

Ma guai a dire: “i soldati italiani in Afghanistan o in Iraq fanno delle cose valide, ed è buona cosa che ci restino.” No. Se lo dici passi per fascista. O peggio per servo di Berlusconi.

Beh, io me ne frego. Io lo dico.

I soldati italiani in Afghanistan, in Iraq, fanno bene a starci, perché proteggono la gente dai terroristi talebani, che vorrebbero precipitare questi paesi in un buco nero, dove con la democrazia o i diritti umani, i diritti delle donne, ci si pulisce il didietro.

Ma è tanto facile discettare di “rispetto delle culture altrui”, quando si sta seduti dietro a un monitor, nella DEMOCRATICA Italia, dove puoi dire e fare quello che ti pare, senza che nessuno ti tagli naso e orecchie, se vai a votare.

Molto facile.

Ma molto da vigliacchi.

Purtroppo le democrazie muoiono per vigliaccheria.

E a sentire i commenti in giro per i luoghi virtuali del mondo del fumetto, sia tra i lettori, che tra gli addetti ai lavori, c'è chi di coraggio ne ha ben poco.

Link correlati della notizia:

Comments

avatar turipriv
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Caro Alessandro,

premesso che il link al giornale non lo apro per rispetto alla memoria dei caduti, ti dico che in linea di principio sono d'accordo con te. In linea di principio perché, se vogliamo che i Nostri soldati restino in questi teatri di guerra, che abbiano almeno i mezzi adeguati a garantirne la salvaguardia. Neanche qualche mese fa si parlava giustappunto dell'inadeguatezza dei mezzi corazzati in forza ai contingenti afgani e iracheni. Se il governo di turno (quale che sia) vuole essere alleato dell'America e fare la proprio parte nella ricostruzione di quei paese, ben venga. Ma già che c'è, sia alleato anche dei nostri soldati, evitando di mandarli allo sbaraglio.

Salvatore.
avatar sergio l. duma
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Be', sì...
Bisogna essere molto coraggiosi per scrivere questa caterva di stronzate, caro Bottero! Perché non ci va lei a portare la luce della civiltà occidentale nel regno oscuro del Male islamico? E finiamola con le menate delle missioni di pace... la guerra è guerra. Punto. E 'militare' e 'pace' sono concetti che non si equivalgono. Non che sia dalla parte dei talebani, intendiamoci (e che comunque sono solo una parte del mondo islamico che è molto più complesso dei suoi pensieri, caro Bottero nuova versione della Fallaci). Ma non sono nemmeno dalla parte di un paese che, dalla seconda guerra mondiale in poi, di imporre la sua visione della democrazia (quale sarà poi 'sta democrazia, boh!). Ci sono popoli che non intendono vivere secondo i parametri americani, le è mai passato per l'anticamera del cervello? E, in definitiva, le costa tanto parlare di fumetti e basta? Non ha pensato che forse delle sue opinioni sull'Afghanistan, l'Occidente, l'Islam o che so io alcuni possono allegramente sbattersene i cosiddetti? Queste opinioni le esprima, "coraggiosamente", in qualche Bar sport insieme a Feltri, Ferrara, l'Anselma Dall'Olio e qualche altro botolo ringhiante suo pari...

Cordialmente,
Il non suo Sergio L. Duma.
avatar Luigi Siviero
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"Aiutavano una nazione arretrata a diventare democratica"

Ahahaha.
1,5 milioni di schede elettorali potrebbero essere frutto dei brogli.

Ha votato anche Britney Spears:
http://news.bbc.co.uk/2/hi/south_asia/8209279.stm" rel="nofollow" target="_blank">http://news.bbc.co.uk/2/hi/south_asia/8209279.stm
0815 Back to those allegations of voter fraud, "Britney Jamilia Spears" is the name of one of a number of phantom voters who has reportedly surfaced on the lists. Let's just hope the election result's not "Toxic" (That's the name of a Britney song, ha, ha, oh forget it).

ps: meglio stendere un velo pietoso sulle stronzate che scrivono nei forum di fumetti quando si parla di politica.
avatar Burighel
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Carissimo Sig. Bottero,
ci siamo conosciuti sul forum di un altro portale (di cui non faro' il nome perche' sarebbe una sorta di pubblicita' alla "concorrenza" gia' consolidata) e gia' allora avevo potuto dimostrarle la mia simpatia nei Suoi confronti quale professionista e personaggio "pubblico" del settore fumettistico.
Mi permetta anzitutto di ringraziarla per questo Suo editoriale. Ha espresso molto bene il mio pensiero sull'argomento. Quale mio personale contributo voglio "ripostare" qui il mio post di oggi riguardo a un'altra notizia di questi ultimi giorni che non possiamo non accostare a questo attentato: la morte di Sanaa, la bella ragazza di Pordenone di origini marocchine che e' stata sgozzata dal padre perche' voleva vivere un amore troppo occidentale. Di oggi e' la notizia che, come nel caso dell'altra ragazza bresciana di origini pakistane uccisa tempo addietro in analoghe circostanze, la madre della ragazza e moglie del padre-assassino ha dichiarato che sostanzialmente il padre ha agito bene e a sbagliare e' stata la figlia.
Di fronte a queste affermazioni a me, cristiano cattolico ROMANO, osservante e praticante come meglio mi e' possibile (cosa a volte assai difficile anche a causa di certo clero sulla cui osservanza della dottrina si puo' legittimamente avere piu' di qualche dubbio...), studente di Scienze Religiose e quindi un tantino consapevole a riguardo delle "cose di Chiesa", mi e' sorta spontanea una riflessione, per la quale mi sono preso del razzista, dello xenofobo e mi e' stato detto che rappresenterei la minoranza degli italiani, quando pensi un po' a me proprio non interessa rappresentare alcuno tranne me, quindi non capisco francamente il senso di tale presunto insulto.
Le riporto quindi, dopo questa premessa, il mio post di oggi, onde ribadirlo nella ferma convinzione di non aver detto nulla che non corrisponda alla realta' dei fatti:

Quote:

Ora fatemi dire una cosa personale: io vivo entro i confini del Patriarcato e Arcidiocesi di Venezia, che e' la mia diocesi di nascita, ma si puo' ben dire che la mia diocesi di crescita spirituale sia la Diocesi di Concordia-Pordenone, dove svolgo i miei studi di Scienze Religiose e ho formato la mia coscienza di cristiano consapevole (ma per piacere, non datemi del cristiano adulto, non sono ne' protestante ne' veltroniano).
Spero, mi auguro, prego lo Spirito Santo che ispiri Sua Eccellenza Mons. Ovidio Poletto, Vescovo di Concordia-Pordenone e che questo si degni di dire qualcosa almeno di cristiano e possibilmente veramente cattolico (non pseudo-cattolico cripto-massonico) a riguardo, condannando quest'infamia e respingendo come ripugnante alla Nostra Fede nella Divina Rivelazione il solo accostare, figuriamoci identificare il Padre Nostro e il loro Allah.
Per quanto mi infastidisca, mi tocca parafrasare Moretti: "Monsignore, di' qualcosa di veramente cattolico!"


A corollario delle accuse rivoltemi, voglio dire qui a queste persone (se mai si degneranno di leggere questo portale) che io sono invece un grande ammiratore dell'Islam. Non pero' QUESTO Islam. L'Islam che ammiro e' quello aperto, cosmopolita, tollerante, evoluto culturalmente e scientificamente, persino "egualitario", "illuminato" e "moderno" rispetto a suoi vicini cristiani che nel medioevo e' apparso nell'Andalusia moresca. Un Islam al servizio del quale (nella persona dell'Emiro di Saragoza) anche un eroe della causa della "reconquista" cristiana della penisola iberica come El Cid Campeador, contro un altro Islam, quello del califfato berbero, chiuso, feroce, retrogrado, discriminatorio e oscurantista a rispetto al passato come al presente.
Io saro' sempre un ammiratore di quell'Islam e da cristiano, per il bene dell'umanita', preghero' sempre che venga anche per l'Islam attuale il momento della riscoperta di quei valori che alcuni oggi con una visione un po' ipocrita e saccente definiscono "umanistici", volendoli legare a un periodo storico limitato e non capendo che sono semplicemente valori "umani".
avatar Adriano Monti - Buzzetti
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Dire che “la guerra è guerra” liquidando così la complessità del concetto, è un’assurdità. C’è la guerra di Hitler e quella di Garibaldi, la guerra coloniale e la guerra di liberazione. La discussa sortita internazionale in Iraq e quella in Afghanistan, ad esempio, hanno natura e modalità del tutto diverse. Per i compiti che hanno e per le rigorose regole d’ingaggio cui sono vincolati, i nostri soldati NON fanno la “guerra” a nessuno. Se poi vogliamo fare un po’ di filosofia spicciola da centro sociale, è un altro paio di maniche.

Quanto poi all’Afghhanistan, qualche appunto di viaggio da uno che per lavoro ci è dovuto andare:

A Kabul dopo le 7 di sera scatta il coprifuoco, e se il tramonto ti sorprende lontano dall’albergo, per il tuo bene ti conviene dormire in macchina. Di giorno giri e vedi ovunque camionette con i bravacci dei vari signorotti della guerra locali, tutti in un patchwork assurdo di divise e armi “surrogati” negli anni da eserciti diversi, a partire dall’Armata Rossa. Per arrivare vivo da un capo all’altro della città spesso devi pagare, e salato, gente di questo tipo. Le donne, anche se non è più obbligatorio, devono indossare il burqa perché altrimenti a casa gli fanno fare una brutta fine: unica concessione alla femminilità sono le scarpe (di solito col tacco, wow) e quei tre centimetri di calza che si vedono sotto l’orlo della veste.

Potrei andare avanti a lungo, ma mi fermo qui.

“Ci sono popoli che non intendono vivere secondo i paramentri americani”? Certo, ma credo che tutti aspirino a vivere secondo parametri civili, e da quelle parti per un’eresia del genere ci si lascia la pelle.

Italiani “allo sbaraglio”? Il veicolo Lince, che produciamo e di cui siamo i principali utilizzatori, è un ottimo mezzo militare acquistato in centinaia di unità anche da altri paesi, Regno Unito e Belgio in testa. Certo, visto che gli Ufo Robot non esistono nella realtà (magari qualcuno fa confusione al riguardo), se gli fai scoppiare accanto 150 chili di esplosivo il Lince non serve a molto come protezione. Il problema è che in quei posti – grazie a una cosuccia chiamata terrorismo - i militari rischiano davvero, e qualche volta muoiono. Non solo italiani ma di molte altre nazionalità (anche i decessi degli alleati raramente si guadagnano mai il “taglio alto” delle notizie dei tg). Inutile negare il problema, o attribuirlo alle inadeguatezze di un esercito che le scarpe di cartone non ce le ha più da diversi anni.

Conclusione: Caro Alessandro, con i dovuti distinguo e una tonnellata di polemica in meno, mi associo a quanto già espresso qua e là tra questi post: meglio non parlare di argomenti troppo “importanti” in un sito di fumetti. C’è il rischio di alimentare, tuo malgrado, proprio il fenomeno da te vituperato: un mucchio di gente che parla a vanvera di cose serie, tra una partita alla Playstation e l’altra.
avatar Burighel
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Complimenti sig. Adriano, bell'atteggiamento provinciale: non ci interessa, non parliamone.
avatar sergio l. duma
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Punto primo: io non sono un rappresentante dei centri sociali.
Punto secondo: non accetto lezioni sulla guerra e su nessun altro argomento da chicchessia.
Punto terzo: ritengo di aver fatto benissimo ad interrompere la mia collaborazione a questo sito. Non è mio interesse convivere con razzisti, lecchini dell'imperialismo americano e baciapile. Meno che mai mi sento di piangere per sei Rambo d'attacco.
avatar Burighel
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Io invece non avrei nessun problema! :D
avatar nio
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Ciao a tutti,
il discorso è ben più complesso di come è stato impostato qui. Non voglio peccare di presunzione, so di non sapere più di tutti voi ma forse un po' tutti siamo accecati dall'odio come l'odio che ha armato la mano dei terroristi, che terroristi sono! Tuttavia mi sono vergognato, per l'ennesima volta, di essere italiano, quando ho sentito i nostri politici farsi belli sul sangue dei nostri connazionali caduti in Afghanistan.
Vogliamo tornare indietro di 40 anni? O forse al dopo guerra?
Non neghiamocelo... il disordine in medio oriente è nato da quando l'America... ah, sempre lei, è andata a casa dei palestinesi, li ha cacciati da un pezzo della loro patria, della loro terra sovrana, e ci ha piantato dentro i perseguitati ebrei, fondando in una nazione, una nuova nazione "fottendosene" del mondo.
Il medio oriente è una fetta di mondo tranquilla, che mai aveva scaldato gli istinti bellicosi del mondo intero, ma da quel dopoguerra maledetto, è cominciato il terrore... il terrorismo!
L'America, ah sempre lei, ha fatto in modo che Israele diventasse sempre più potente fino a mangiarsi ancora terra sovrana di un popolo da sempre bistrattato.
Ancora l'America, ah l'America, sempre lei, che ha mandato Rambo a combattere al fianco dei mijaidin per evitare che l'allora Unione Sovietica conquistasse l'Afghanistan per poi trovarsi contro i talebani. Oppure l'America, sempre meledettamente lei, che ha messo in Iraq un certo Saddam perché doveva tenere buono un Iran antiamericano, e poi ha dovuto inventarsi una guerra per distruggerlo, aiutato da quell'Iran diventato filoamericano perché l'Iraq era troppo forte e troppo vicino. Oggi lo stesso Iran, ancora una volta, scalda testate nucleari contro il mando intero.
Ah l'America... Bush padre e figlio in affari con la famiglia Bin Laden, diventato poi nemico numero uno del mondo intero.
L'America, ah l'America, patria dei diritti umani di tutti, che proprio nel nome di quei diritti impugna le armi e uccide.
Coincidenze strane però, impugna le armi solo quando questi diritti vengono violati in regioni piene di petrolio.
In Africa, dove da sempre si sgozzano bambini nati da stupri di massa tra tribù confinanti per accaparrarsi un casco di banane, l'America non è mai andata.
Personalmente dico maledetto Colombo!
L'America è la causa dei mali del mondo. Forse Obama è quello che ci voleva. La speranza ormai è riposta in lui.
Dissento pienamente da sergio, perché i caduti sono nostri connazionali, mandati li al macello da cravatte poltronofile inzuppate di sangue. Ma a Berlusconi, altro male del secolo, non gliene frega nulla del sangue dei nostri connazionali.
Abbiamo militari sparsi tra Iraq e Afghanistan dopo la guerra aperta da G.W. Bush, e il nostro laccheo, presidente del consiglio Berlusconi, pur di sorridere davanti alle telecamere al fianco del suo amico sceriffo americano, ha sempre detto si.
Una guerra ingiusta, contro un popolo sovrano che ha scelto di farsi comandare da un presidente dittatore e incapace di fare una rivoluzione.
avatar Burighel
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Obama cosa? E' quello che ci voleva? AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
avatar nio
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Per uno che vive entro i confini del Patriarcato e Arcidiocesi di Venezia, che e' la sua diocesi di nascita, ma si può ben dire che la sua diocesi di crescita spirituale sia la Diocesi di Concordia-Porde none, dove svolge i suoi studi di Scienze Religiose e ha formato la sua coscienza di cristiano consapevole (ma per piacere, non dategli del cristiano adulto, non è né protestante né veltroniano)…. mi aspettavo un commento degno di tale definizione (commento) invece che una apparente risata a crepapelle.
Caro Burighel, come gia detto nel mio precedente post, non voglio insegnare nulla a nessuno, anche perché la frase che Socrate ci ha lasciato in eredità “so di non sapere” è un dono di cui tutti dovrebbero farne tesoro. Ma torniamo alla disquisizione.
Quote:
Spero, mi auguro, prego lo Spirito Santo che ispiri Sua Eccellenza Mons. Ovidio Poletto, Vescovo di Concordia-Porde none e che questo si degni di dire qualcosa almeno di cristiano e possibilmente veramente cattolico (non pseudo-cattolic o cripto-massonic o) a riguardo, condannando quest'infamia e respingendo come ripugnante alla Nostra Fede nella Divina Rivelazione il solo accostare, figuriamoci identificare il Padre Nostro e il loro Allah.
Uno come te, che studia le Scienze Religiose, non dovrebbe cadere nell’errore in cui sei precipitato.
Innanzitutto le scienze religiose che studi tu, te le insegnano i religiosi di una sola religione, il cattolicesimo, come dire, vado a lezione di politica da Hitler o da Stalin, cosa mai potranno insegnarmi?
Identificare il padre Vostro con il loro Allah… qual è la differenza? Il padre vostro è più buono e giusto di Allah? Il padre vostro è mentre Allah non è? Non esiste fondamentalismo più radicato di questo.
Piango i nostri caduti che sono li grazie alle manie megalomane del Presidente del Consiglio peggiore della storia della Repubblica Italiana e a quelle di GW Bush forse, e dico forse, permettimi il beneficio del dubbio, ancora più viscido di Berlusconi.
Ti rammento inoltre che le prime guerre sante le ha condotte, in nome del tuo dio, la religione cattolica, il cristianesimo. Io condanno i talebani come condanno qualsiasi forma di guerra.
Non esistono guerre sante perché non esistono santi.
avatar Burighel
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Non diciamo cialtronerie: le prime guerre sante storicamente le ha condotte l'Islam. Le campagne militari di Maometto per l'unificazione dell'Arabia e l'istituzione dell'Umma e quelle dei primi califfi per l'espansione oltre i confini dell'Arabia erano guerre religiose. Gerusalemme e' la terza citta' santa dell'Islam dopo La Mecca e Medina ed fu stata conquistata piu' volte proprio con guerre di religione. La Prima Crociata fu storicamente una guerra di reazione alla guerra santa islamica per l'annessione della Terra Santa. Almeno, prima di parlare, informiamoci.
Per quanto riguarda il tuo paragone tra la Chiesa e Hitler o Stalin (che cmq e' amico tuo, non mio) lasciano da soli il tempo che trovano. E' ridicolo di per se' e dimostra solo il tuo pregiudizio in cui ti lascio sguazzare beatamente.
Le Scienze Religiose che studio io sono appunto Cattoliche e come tali restano. Non e' un corso di stato, ma confessionale. Non risponde al diritto dello stato, ma a quello canonico. E' pero' interessante notare che in tutta Europa le piu' grandi Universita' hanno Facolta' di Teologia, cattolica nei paesi cattolici, protestante in quelli protestanti: alla Sorbona di Parigi (saprai sicuramente che l'istruzione in Francia e' monopolio pubblico) c'e' una delle piu' prestigiose di Facolta' di Teologia Cattolica d'Europa che opera ininterrottamente dai tempi di San Tommaso d'Aquino; a Oxford e Cambridge ci sono le due piu' importanti Facolta' di Teologia Anglicana d'Inghiterra e ogni grande ateneo inglese ne ha una; in Germania le universita' piu' prestigiose si vantano di avere sia una Facolta' di Teologia Cattolica che una di Teologia Protestante, qualcuna ha addirittura una terza Facolta' di Teologia Ecumenica.
Quello che mi hanno insegnato i presti che tu tanto disprezzi, per esempio, e' che furono i Papi i primi a pronunciarsi autorevolmente sulla fondamentale uguaglianza di ogni essere umano a riguardo degli indios del Sudamerica e che a tali pronunciamenti fu proibita la circolazione nelle colonie tramite appositi editti dei regnanti di Spagna e Portogallo. Quando la politica sfruttava e opprimeva i popoli, ben prima di qualsiasi dichiarazione fondamentale dei diritti dell'uomo, la Chiesa aveva gia' preso una posizione che tu forse definiresti "moderna", ma che io invece definisco semplicemente "cattolica". A margine ti faccio anche notare che i piu' grandi mercanti di schiavi della storia erano inglesi e olandesi, ovvero protestanti che non riconoscevano il primato petrino.
Quello che poi tu chiami "fondamentalismo" si chiama invece atteggiamento "verticale" riguardo alla religione e se anche in questo caso ti fossi un minimo informato sapresti che esiste un organismo internazionale chiamato Parlamento Mondiale Delle Religione, a cui partecipano tutte le religioni organizzate del mondo (cristiani, musulmani, indu', buddisti, sikh ecc.) che piu' volte si e' espressamente pronunciato contro una visione "orizzontale" della religione, ovvero: tutte le religioni hanno si' eguale dignita' ed e' cosa buona che si rapportino tra loro a parita' di condizioni, e' pero' altresi' sbagliato ritenere che tutte le religioni siano uguali, perche' sono invece tutte diverse e quando dialogano devono farlo consce ognuna della propria specificita' e unicita', confidando nella propria esclusiva verita'.
Io ho appunto affermato questo semplice principio: l'Islam non e' il Cristianesimo, seguono dottrine e insegnamenti diversi e inconciliabili che entrambi (sebbene in modo diverso e il modo e' fondamentale in questo caso specifico) ritengono aver origine divina. Ora, anche ammettendo che il Dio che pregano sia il medesimo e' palese che il Dio presentato dai cristiani e quello presentato dai musulmani differiscano ed escludendo entrambe che Dio sia schizofrenico ne consegue che uno dei due falsifica l'altro e che il Dio che presenta non e' Dio come realmente e'. In parole povere, il Padre Nostro non e' il loro Allah.
Se poi nel caso fossi interessato a sapere chi tra cristiani e musulmani abbia ragione, sappi che l'islam altro non e' che una riproposizione dell'ebionismo giudeo-cristiano, una corrente eretica del cristianesimo dei primi secoli che fuggi dalla persecuzioni anti-cristiane romane verso l'Arabia e qui si innesto' su preesistenti comunita' di religione ebraica, ma di etnia araba. Il Corano altro non e' che una riscrittura di elementi dell'antico e del nuovo testamento e loro testi apocrifi in lingua araba (non una traduzione, ma una vera riscrittura), sfruttando la metrica recitativa dell'Avesta zoroastriana. Maometto era un cristiano ebionita.
I Santi esistono eccome, ma non fanno politica (purtroppo e per fortuna)... Berlusconi a parte, ovviamente!!! AHAHAHAHAHAHAHAHAH!!! :D
avatar redazione
0
 
 
Tra qualche ora nuovo aggiornamento per Fumetto d'Autore. Accanto alle nuove 4 news giornaliere, troverete un nuovo editoriale dedicato ad un importante notizia sull'animazione in Italia. Nella sezione Autori e Anteprime vi presentiamo un'intervista inedita a Josè Munoz,. Nella sezione Critica d'Autore, una lettera aperta al direttore dopo l'Editoriale dell'Afghanistan che tanto ha fatto discutere. Nella sezione Reportage vi presentiamo A... come Autoproduzone. Nella sezione Off-Topic il razzismo di Tintin au Congo. Inoltre altre 3 nuove recensioni. Restate collegati con www.fumettodautore.com, il magazine della Nona Arte.
avatar nio
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Quote:

Santi esistono eccome, ma non fanno politica (purtroppo e per fortuna)... Berlusconi a parte, ovviamente!!! AHAHAHAHAHAHAHA HAH!!! :D

No comment!
avatar Burighel
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E che vuoi commentare una battuta? :-D
avatar nio
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Ciao Burighel, giusto per chiosare la discussione: io sono fedelmente e profondamente ateo tendente all'agnostico per cui il tema delle religioni non ci vedrà mai daccordo, e sembra anche quello politico.
Parlare di fumetti non è il mio campo, aspettiamo quindi qualche altro post che ci dia la possibilità di riconfrontarci.
Ti saluto e ti auguro buona giornata.
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Mercoledì, 28 Luglio 2010 18:41
[28/07/2010] - Dopo RIMINICOMIX 2010: A conclusione della manifestazione siamo andati ad intervistare uno degli organizzatori nonché coordinatore di Riminicomix, il vulcanico Egisto Quinti Altri...

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Eslcusiva » Jaime Rodriguez: todo mi Planeta

Ebbene sì. Ci siamo detti “Ma come mai si parla tanto di Planeta, di Alastor, di  Magic, di casini vari, e non si va direttamente alla fnte, per chiedere alla  PLANETA cosa stia succedendo?”, e così, detto fatto, ecco l’intervista a Jaime  Rodriguez, direttore editoriale di Planeta De Agostini, che ringraziamo per la gentilezza e la  disponibilità. Alastor, le edicole, le librerie, prodotti francesi, nuove iniziative editoriali, archivi, legine, e molte altre cose. L'intervista è stata condotta dal nostro direttore Alessandro Bottero in inglese e sono state riportate, oltre alla traduzione italiana, tutte le risposte così come sono state date da Jaime Rodriguez. Tutto questo, e molto altro, in un’intervista esclusiva realizzata da Fumetto d’Autore che potete leggere integralmente QUI.

 

Interviste: Maurizio Rosenzweig, Andrea Mazzotta e Davide Caci

Nelle ultime due settimane Fumetto d'Autore ha intervistato per voi Maurizio Rosenzweig, Andrea Mazzotta e Davide Caci. Il talentuoso disegnatore italiano, il direttore editoriale della Nicola Pesce Editore e il responsabile di ReNoir Comics ci hanno raccontato molteplici aspetti delle loro attività e del mondo del fumetto in generale. Dall'intervista a Maurizio Rosenzweig: La tua storia personale è ricca di collaborazioni e cammei con grandi nomi dell'editoria italiana. Con chi di loro ti è piaciuto di più lavorare? Hai qualche aneddoto al riguardo?e sopratutto con chi vorresti fare “team up” in futuro? Cacchio...sì...ho avuto a che fare con grandi autori, a mio parere: alcuni di questi sono stati una grande scuola su come si fa un certo tipo di fumetto e gli sarò per sempre grato. Fra gli ultimi mi viene in mente il lavoro fatto con Schiavone per la MAGNIFICA OSSESSIONE, dove ho costruito la storia su di una sua scaletta molto lineare, e che ho trovato molto divertente, oltre che formativa. è un ottimo critico e sa sempre come portare a segno un buon consiglio. (...) L'intervista completa la potete leggere QUI.   Dall'intervista ad Andrea Mazzotta: Stringiamo ancora di più il campo. Progetti futuri  della Nicola Pesce riguardo Jacovitti? Non dirmi  che  Beppe & co. è stato solo un episodio  isolato. Non puoi  farmi questo! Eheheh…non sono così pazzo da farti arrabbiare Alessandro. Tieni d’occhio uno dei blog fumettistici più popolari d’Italia e presto avrai succose notizie! L'intervista completa la potete leggere QUI.   Dall'intervista a Davide Caci: Che  parametri segue ReNoir per valutare eventuali proposte di autori italiani? O per scegliere un titolo estero? Cosa cercate, e perché un titolo magari non vi convince? La conditio sine qua non perché un titolo interessi la ReNoir è che... ci piaccia. Tolta di mezzo la tautologia, sicuramente teniamo sempre un occhio puntato sull’avventura. Un fumetto, per quanto ci riguarda, deve essere avventuroso, divertire, intrattenere, ma anche emozionare. Quando selezioniamo un titolo di produzione italiana – fermi restando i parametri di cui sopra – tentiamo di ragionare anche in ottica internazionale: in quanto agenti, tentiamo di divulgare le produzioni dei nostri autori anche in altri paesi d'Europa, che talvolta hanno tradizioni molto differenti dalle nostre. Ciò detto, siamo decisamente onnivori, e penso che il nostro catalogo lo dimostri: abbiamo fumetti molto differenti tra loro. L'intervista completa la potete leggere QUI.

Off Topic

 

Roberto Recchioni: l’oracolo infallibile del fumetto italiano.

di Giorgio Messina Incipit matematico: dal 14 settembre 2009 all’8 luglio 2010 su fumetto d’autore sono stati pubblicati 1390 articoli tra editoriali, news, interviste, articoli di approfondimento, recensioni e vignette. Gli editoriali e gli articoli scritti da Alessandro Bottero sono 73, quelli scritti dal sottoscritto sono 17, con quello che state leggendo. 73+17=90 1390-90=1300 Svolgimento (ovviamente stupido): L'altro ieri, 7 luglio 2010, apprendo dal blog di Roberto Recchioni.che io e Alessandro Bottero scriviamo “stupidaggini” su Fumetto d’Autore e questo è il motivo per cui il sito si troverebbe “nel pozzo”. Fuor di metafora, Recchioni però non argomenta riguardo al fatto che scriviamo stupidaggini. Il giudizio è secco, quasi tagliato con l'accetta, e il consiglio per risolvere il problema lo è ancora di più: “un passo indietro per farne dieci avanti”. Insomma per quello che noi (perché parafrasando Forrest Gump, stupido è chi cose stupide scrive…) “stupidi” possiamo capire, la rock star del fumetto italiano ci invita a stare zitti. Per Roberto noi non scriviamo nella nostra completa libertà e onestà intellettuale, argomentando le tesi sostenute con dati controllati, riscontrati e iscontrabili. Siamo faziosi, utilizziamo la retorica del perseguitato e siamo artatamente polemici.  Saltiamo rapidamente il fatto che accusare qualcuno di essere fazioso, cioè settario, e contemporaneamente accusarlo pure di usare la "retorica del perseguitato" è trascendere persino la figura retorica del chiasmo, travalicandone anche quello più ardito. Mettere insieme l'accusa di settarismo e quello di volere fare le vittime ad oltranza è volere a tutti costi incastrare insieme un mattoncino Lego e un mattoncino Tente. Ma va bene così. Lavorare e vivere con le parole, come fa Roberto Recchioni, non significa che bisogna necessariamente metterle in fila una dietro l’altra con una coerenza semantica. Così come la metafora del pozzo più essere intesa anche in un'altra maniera da noi “stupidi” (mortali). Il pozzo è anche immagine di risorse, non solo di isolamento, e come diceva Nanni Moretti, le parole sono importanti. Ma non per tutti. Men che meno per chi scrive stupidaggini. Nell’intevento di Roberto Recchioni, che non risparmia giudizi sia positivi che negativi su nessuno degli altri siti on line dedicati alla critica e all’informazione sul fumetto (ma a nessun altro viene fatto l’invito a "tirarsi indietro"…), c’è comunque una notizia e di quelle succose, di quelle che fanno tremare i polsi anche ai bloggher più incalliti. Roberto Recchioni ha compiuto un altro passo nella scala evolutiva della comunicazione on line. Si è definitivamente lasciato alle spalle lo status di rock star del fumetto italiano di cui sopra, e adesso è diventato "l’Oracolo infallibile del fumetto italiano". Lui sa. Non solo come si fa lo sceneggiatore. Non solo come si scrive Dylan Dog, John Doe o una miniserie a colori per Bonelli, (tra campi, controcampi, dida e chiusure di storie "alla Chiaverotti" ma con idee tutte postmoderne, sviluppate rigorosamente con l’ausilio di hardware con la mela dentro, forse per non sentirsi mai un estraneo in paradiso...). Lui sa tutto il resto. Sa chi siamo e come siamo. Conosce la vita, l’amore e le vacche, che riempiono questo piccolo mondo antico del fumetto. E ne è Oracolo infallibile, appunto. Perché lui non scrive stupidaggini. Per (auto)definizione. E noi siamo stupidi per (sua) definizione e dovremmo stare zitti. Oggi, 9 luglio 2010, invece a stare zitto è Roberto nostro. Sciopera. Aderisce alla campagna: “DIRE NO AL DDL ALFANO COL SILENZIO IN RETE USCIRE DAL SOMMERSO DIFFUSO E DAR MAGGIOR FORZA ALLA  PROTESTA CONTRO LA  LEGGE BAVAGLIO”. Dall’alto della stupidità riscontratami da Roberto Recchioni, io, stupido signor nessuno, notoria anima nera del fumetto italiano, penso che sia abbastanza stupido che prima si inviti qualcuno a stare zitto e poi il giorno appresso si aderisca alla protesta contro la cosiddetta “legge bavaglio”. Insomma, non vuoi il bavaglio ma inviti gli alti a metterselo da soli perché secondo te scrivono stupidaggini. Spero vivamente che a pensarla come me non sia nessuno dei nostri cari 500 lettori giornalieri (di media). Non vorrei mai che la mia stupidità si diffondesse tra di loro per la proprietà transitiva a cui nessuno di noi può sottrarsi. Forse nemmeno l’Oracolo del fumetto italiano. Chiusura (altrettanto stupida): Facendomi una ragione che scrivo solo stupidaggini, per esplicare meglio quello che penso a proposito del giudizio di Roberto Recchioni riguardante la mia persona, questo sito e ciò che vi scrivo, chiudo scusa al lettore se non mi inerpicherò oltre per manifesta stupidità e mi permetto di prendere in prestito una risposta di Maurizio Rosenzweig, tratta proprio da un’intervista di Fumetto d’Autore curato dal bravo Francesco Murrone. Se non sbaglio non hai ancora né un blog né un sito a te dedicati, come mai?ed inoltre cosa pensi di questo fenomeno (quello dei blog per l'appunto)? Mah...presto me ne farò uno, ma solo per metterci dei disegni. Vorrei evitare questa cosa che va tanto di moda nei blog di creare spazi di critica, per la maggior parte sterile, autoreferenziale  e portata avanti da individui senza gli strumenti necessari. Trovo orribile e da vigliacchi anche questo sentenziare sul lavoro e sugli errori di qualcuno senza metterci la faccia, perché sei certo che un bel pugno in faccia non te lo puoi prendere, se scrivi al sicuro nella tua cameretta. Poi, quando questi tizi si incontrano, ed ero presente, non si guardano neanche negli occhi e sono lì a cercare  tutti i modi per evitare di prendersi la responsabilità della loro malacreanza e molestia; facessero solo informazione, sarebbero utili...se creassero terreni di discussione sani e rispettosi, sarebbero un toccasana per la comunicazione, invece guarda ad esempio che è successo attorno a Luttazzi...e prima tutti lì leccargli gli slip e fargli monumenti; all’improvviso è diventato il peggio furfante della televisione...e intanto questi scaricano film e musica. Se lo meritano Avatar, ‘sti tizi, che è anche a causa loro che escono filmacci di quel tipo che con il loro vuoto pneumatico ammazzano il cinema di genere. Se tirassimo fuori i nomi di tutti quelli che hanno copiato qualcuno, non si salverebbe nessuno... Però se ne hai Blog interessanti da segnalarmi, ci vado. Al momento non ne seguo nessuno. Aspetta....ne ho due che mi piacciono: quello di Crippa, elegante come lui, e quello di Ponticelli. Trovo che sia molto onesto e pulito. Aspetto di vedere quello di Cremona, che sarà senz’altro figo. Gli altri mi sembrano solo tentativi di accumulare tesserati al proprio partito per dilatare ego che andrebbero in briciole, altrimenti. La foto a corredo d questo articolo ritrae Roberto Recchioni ed è tratta dal suo blog. Aggiornamento - 11/07/2010 Roberto Recchioni risponde così. Caro Roberto, voglio tranquillizzarti. Non me la sono presa per il tuo giudizio, nemmeno vedendo che nelle ultime ore che il mio nome ha fatto il giro di blog e forum accostato al giudizio che io scrivo stupidaggini. Con questo pezzo (ironico, come era ironico il decalogo del bravo editore di Bottero) ho esercitato il mio diritto di replica,  come hai fatto tu adesso,  però un consiglio, a questo punto, vorrei dartelo anche io, che come dici tu scrivo "stupidaggini" Fai un passo indietro dal dare patenti di stupidità e certificati di giornalismo. Sei  molto più bravo a fare lo sceneggiatore  di fumetti che l'Oracolo del fumetto italiano, ruolo che sembra sia ancora al di sopra delle tue possibilità attuali, e che porta anche te a scrivere "stupidaggini" e a rispondere ad un signor nessuno come me, con cui uno come te non ha alcun lustro da  guadagnarci nel farci polemica, potendo tu tenere testa a quelli che veramente contano nel panorama del fumetto italiano. Ma se proprio non ce la fai a sopportare le "stupidaggini" che scrivo, non è che sei obbligato a leggerle... così come non si è obbligati a fare l'editore o l'autore di fumetti o l'Oracolo del fumetto italiano. Pietra sopra. ps: Casomai tu non dovessi accettare il mio consiglio sono sicuro che il motivo per cui non lo accetti è lo stesso motivo per cui io non ho accettato il tuo.

Crtica d'Autore

 

Fullcomics e Mantova Comics cancellate da Wikipedia

di Salvatore Primiceri* Riceviamo e pubblichiamo. Lo "Sbazzone" si é abbattuto su Fullcomics e anche su Mantova Comics. Niente paura, non si tratta di un uragano fuori rotta verso l'Italia o di uno tsunami o del prossimo virus suino su cui spendere milioni di euro di vaccini o di chissà quale altra catastrofe ma semplicemente di uno degli utenti moderatori dell'enciclopedia on-line wikipedia, un'enciclopedia che si definisce "universale e libera". Universale nello scrivere e libera di censurare e tagliare, diciamo noi, col risultato che non é universale nemmeno per chi legge. Sbazzone é un nickname come avrete capito, uno dei tanti nick curiosi con cui si firmano gli utenti che "controllano" e "assicurano" la crescita qualitativa dell'enciclopedia applicando un regolamento rigidissimo, degno della peggior burocrazia amministrativa degli anni '80 con la differenza che viene esercitata attraverso internet, il quale dovrebbe essere strumento di semplificazione, di dialogo e soprattutto di Libertà con la L maiuscola. Invece, in nome di questa presunta libertà, almeno in wikipedia, può succedere che un utente moderatore si imbatta in una voce che a lui risulti sgradita, pur esistente in enciclopedia da anni, e decida di cancellarla senza sforzarsi nemmeno di addurre motivazioni argomentate o di consentire agli autori di interloquire. E così che la voce Fullcomics, che riportava con precisione la lunga e autorevole storia della manifestazione, aggiornata costantemente da un gruppo di utenti molto esperti di fiere di fumetto, é stata spazzata via da Sbazzone col consenso di altri nick complessi e difficili da ricordare, con la motivazione "fiera recente e come tante altre". Stessa motivazione ha colpito la voce "Mantova Comics" che non era però gestita dallo stesso gruppo di autori e su cui lasciamo l'eventuale commento ai suoi organizzatori, come é giusto che sia, pur affermando senza dubbio che Mantova Comics costituisce un evento di grandissima importanza nel settore e di assoluta originalità. Per quanto riguarda la nostra Fullcomics, invece, pensiamo che tutto si possa dire fuorché che sia una fiera come le altre (i suoi contenuti e la sua mission sono stati sempre una novità apprezzata nel mondo del fumetto per tanti motivi che chi la conosce li sa) e il fatto che sia recente (sette anni non sappiamo se sono pochi) non significa che non abbia conquistato una rilevanza nazionale. La cosa assai grave di tutto questo é che nonostante gli autori della voce Fullcomics abbiano tentato un dialogo con il moderatore e poi anche aggiornato la voce confortandola di fonti giornalistiche autorevoli e nazionali, lo stesso non rispondeva se non una volta con codici e linguaggio incomprensibili e apostrofando gli autori della voce come "manovratori e alteratori del consenso". Di fronte a simile provocazione gli autori hanno poi etichettato come ignorante (che non é offesa ma solamente definizione di colui che ignora) e maleducato lo Sbazzone che ha espulso gli autori da wikipedia, sfoggiando una serie di cartellini e codici che ci chiediamo se Sbazzone sia un essere umano o un cervellone automatico. Di fronte a questa storia ci sarebbe solo da ridere. La storia della manifestazione verrà riportata sul sito ufficiale dell'evento e Fullcomics non ha certo bisogno di essere citata né tantomeno giudicata con tale superficialità e pubblicamente su wikipedia. L'evento si svolge ogni anno e il pubblico che frequenta la manifestazione si é fatto o potrà farsi un'idea propria. Liberi di parlarne bene, male, di andarci o non andarci, di considerarla diversa o uguale alle altre ma non va oggettivamente bene che si impedisca di parlarne o si tenti di screditarla sfruttando un misero potere burocratico di una comunità on-line. Il fatto é che in Wikipedia non viene applicato sempre il buon senso. Il moderatore dovrebbe educare la comunità al fine di crescita del progetto enciclopedico cancellando le voci inventate, le informazioni che non hanno alcuna rilevanza, le informazioni palesemente errate e non verificabili ma non ciò che é facilmente provato facendo anche una semplice ricerca internet. Alcuni moderatori di Wikipedia si imbattono in dispute assurde con gli utenti solo perché viziati da una scarsa conoscenza delle cose su cui vanno ad operare (oppure da conflitti ideologici e di interesse nei casi più gravi) ma poi hanno ragione sempre loro perché con un colpo di clic ti puniscono. Il misero potere li rende grandi e lo sfoggiano entusiasti senza nemmeno rendersi conto della brutta figura rimediata dal non saper distinguere Umberto Eco da una patatina fritta. E guai se tenti di spiegar loro che c'é una differenza... *Ideatore e organizzatore di Fullcomics.

Autori e Anteprime

 

Intervista a Davide Caci: tutti i segreti del “Re Nero”!

Al palmarés di Fumetto d’Autore mancava Davide Caci, giovane saggista/tuttologo/consulente, che  da poco ha preso a lavorare in pianta  stabile per ReNoir, casa editrice poco considerata in giro, ma che offre pubblicazioni di ottimo livello. Il giovane Caci (che non è il titolo di un film), ha acconsentito a questa intervista, senza sapere in quale mani si stava cacciando. Ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro. Ecco a voi Davide “ReNoir” Caci! Pare di capire che tu abbia iniziato a collaborare con ReNoir in una veste di un certo peso. Visto che di ReNoir si parla poco in giro, malgrado un catalogo di tutto rispetto, puoi tracciare per Fumetto d’Autore, una panoramica sulla casa editrice e sulla sua filosofia editoriale? Premetto che hai colto nel segno. Di ReNoir (casa editrice nata a fine 2006) si parla pochissimo, nonostante una crescita costante, e un catalogo corposo, composto da titoli di alta (talvolta altissima) qualità. In tal senso, con il CEO Rosanna Brusco e l’art director Giovanni Ferrario, si è pensato di rafforzare molto la comunicazione, affidando a Davide Barzi – storico del fumetto, cartoonist, deus ex machina – l’incarico di occuparsi dell’ufficio stampa della casa editrice. Ciò detto, rispondo alla tua domanda: in poco più di tre anni di storia, la ReNoir ha portato avanti una strategia editoriale abbastanza definita, basata sul fumetto d’avventura, declinato con toni e intenti differenti (sorridere, riflettere, ricordare...). All’insegna della differenziazione, poi, stiamo sviluppando delle nuove collane: una dedicata al fumetto per ragazzi (quasi inesistente, in Italia) e una di libri per bambini. Il nostro catalogo è vario, non ci facciamo mancare nulla: fumetto americano, bande dessinée, produzioni italiane, manhwa e fumetto europeo. Se parliamo di filosofia editoriale, cito quanto scritto sul nostro sito web: siamo una casa editrice giovane ed entusiasta, con l'esigenza di una grande qualità. Questa esigenza si ripercuote su ogni nostra mossa: dalla scelta dei titoli alla lavorazione. In effetti, ciò che ho sempre apprezzato da lettore è la cura che si vede in ogni volume: non a caso, abbiamo svolto e svolgiamo lavori di service editoriale per alcune realtà importanti (cito, su tutte, la Mondadori). Veniamo  a te. Davide Caci. Chi sei, che  fai, che hai fatto, che farai, e soprattutto… perché lo fai? Chi sono? Risponderei “uno studente di giurisprudenza”, ma penso che solo un paio di persone capirebbero la battuta. Quindi dico che sono un giovane che ha voglia di fare, e che ha avuto la fortuna di riuscire a trasformare la propria passione in lavoro. Quando, nel 2005, ho iniziato a muovere i primi – timidi – passi nel mondo del fumetto (con la rivista Mondo Japan, e con la nascita di una splendida collaborazione con Carlo Chendi), ero veramente un ragazzino. Eppure, ho trovato persone (Chendi in primis) che hanno creduto in me, e mi hanno consentito di crescere (processo ben lungi dal terminare, comunque...). Questo è il mio principale stimolo per tentare di fare sempre meglio: ripagare chi ha riposto fiducia in me, e rispondere con i fatti a chi mi ha messo i bastoni tra le ruote. Oggi, oltre che Foreign Rights Manager e redattore presso ReNoir – attività che porta via il 99,9% del mio tempo – sono redattore presso l’agenzia di informazione giornalistica afNews di Gianfranco Goria, e collaboro con Scuola di Fumetto e Fumo di China, portando avanti, nei ritagli di tempo, la mia attività di saggista e sceneggiatore (più qualcosina di extra-fumettistico; e mettiamoci pure l’università, va’!). Fino a “ieri” (e talvolta càpita ancora oggi), ho collaborato come freelance con diversi editori – Planeta DeAgostini, Comma22, Coniglio Editore, Iacobelli Editore, Tunué, 001 Edizioni – in veste variabile di critico, traduttore, curatore editoriale, sceneggiatore. Sono stato tra i fondatori dell’Associazione Culturale Rapalloonia! (di cui ho ricoperto il ruolo di segretario fino a inizio 2010), e sono membro del comitato direttivo dell’Anonima Fumetti – Associazione Italiana Professionisti del Fumetto. Cosa farò? Continuerò a scrivere, nei ritagli di tempo: ho intenzione di proseguire la mia attività giornalistica/critica/saggistica, ma anche di scrittura creativa. A oggi ho firmato per altri tre saggi (e mezzo) e altri due fumetti, ma molto ancora si sta muovendo... Ho scritto anche due storie brevi (rispettivamente una e nove pagine), che saranno pubblicate su due riviste: una da libreria (per i disegni dell'eccellente Fabio Pochet) e una per l'edicola (la storia è stata realizzata con il mio geniale collega Ennio Bufi). Concludo la kilometrica (sic!) risposta: perché lo faccio? Ne ho appena parlato sul mio blog! :) Banale, semplice, ma vero: perché mi piace. Il fumetto è una mia grande passione, e sento che questo mondo – con tutti i suoi pregi e i suoi difetti – faccia per me. Molto ho imparato, molto ancora ho voglia di imparare... Al NapoliComicon 2010 abbiamo visto alcune novità molto interessanti allo stand Renoir. Puoi parlarci un poco dei progetti futuri 2010-2011 della casa editrice? Il leitmotiv del nostro lavoro degli ultimi mesi è «diversificazione». Stiamo lavorando per ampliare sempre di più i nostri confini. Al Salone Internazionale del Libro di Torino abbiamo portato, in anteprima, Il Risveglio dello Zelfiro, di Karim Friha: si tratta del primo libro di una collana dedicata ai ragazzi, cui faranno seguito alcuni titoli di scuola anglo-americana, francese e italiana. Per l'inizio del prossimo anno, arriveranno in libreria i primi libri di una collana per bambini che stiamo sviluppando (sarà composta da titoli stranieri e interessanti produzioni italiane). Stiamo proseguendo poi la collaborazione con i nostri partner storici, e portando avanti le serie iniziate, americane e francesi. Per le americane penso ad Atomic Robo (che, con il terzo volume, ha raggiunto livelli qualitativi altissimi), Courtney Crumrin (titolo opzionato dalla Dreamworks per un lungometraggio), The Damned e altri... Per i francesi, penso soprattutto ai titoli umoristici (Tony e Alberto, Root, e una nuova serie della Soleil) e al premio jeunesse ad Angoulême 2010, Lou!. Proprio in questi giorni stiamo riprendendo la pubblicazione dei fumetti orientali che, per una serie di vicissitudini, erano fermi da qualche tempo. Concludo con qualche titolo: visto che sui cataloghi ne abbiamo già parlato, ti posso dire che pubblicheremo un romanzo a fumetti che racconta le avventure di un giovane James Bond, una poetica rivisitazione di un classico, disegnata da un'artista coreana dai toni miyazakiani, e, per concludere, un romanzo a fumetti (in uscita a Novembre) molto toccante, dedicato a una tematica delicatissima: la violenza contro le donne. Nel 2011 in particolare dovrebbe essere pronto l'ultimo albo de La Gilda, di Oscar Martìn: dopo che Casterman ha abbandonato la produzione della serie (in un mercato ampio come quello francese c'è la tendenza, recentemente, a lasciare a metà serie non sufficientemente redditizie... un po' come per i telefilm statunitensi!) abbiamo deciso di onorare il patto con i lettori, e stiamo lavorando per la produzione del terzo volume, che sarà quindi «Made in ReNoir». In particolare per il settore “Italia”, avete in cantiere progetti di autori italiani, ristampe o material inedito? Assolutamente sì. Nel volgere lo sguardo all’estero, tentiamo sempre di non tralasciare l’Italia. Stiamo vagliando la possibilità di ristampare alcuni titoli storici italiani (con anche nomi di un certo peso), ma siamo comunque attivi anche da un punto di vista produttivo. Cito Le spade di vetro della bravissima Laura Zuccheri (che noi importiamo dalla Francia), e vado oltre. A Napoli abbiamo portato Le Tragifavole, disco a fumetti di Sergio Gerasi e della sua band, i 200 Bullets. A Lucca sarà pronto il numero due di Jonah Martini, in cui lo stesso Gerasi rimpiazzerà Alfio Buscaglia. Per Jonah vale lo stesso discorso della Gilda: l'editore francese si è tirato indietro, e noi siamo subentrati nella produzione del progetto. Stiamo inoltre proseguendo la collana «Profili» (per cui, a oggi, è stato pubblicato G&G, di Barzi e Gerasi): a gennaio sarà in libreria un volume di grande rilievo storico-sociale, disegnato da quello che mi sento di definire, senza timore di smentita, un talento raro e finissimo. Nel frattempo, stiamo portando avanti altri progetti di produzione italiana, sia di fumetto (a Lucca pubblicheremo un fumetto di Andrea Scoppetta, stiamo lavorando a Gli Sconfitti 2...) che di narrativa per bambini. Al momento, abbiamo in cantiere tre serie di libri per bambini, ed è probabile che presto se ne aggiungerà una quarta: è vero che nell'ottica della narrativa per bambini importeremo del materiale, ma vogliamo tentare di valorizzare il più possibile anche dei bravi autori italiani, dando loro fiducia, e tentando di portarli anche all'estero, tramite i nostri partner storici. Ultimo ma non ultimo (tornando sul tema fumetto), stiamo lavorando a un grande progetto che coinvolge una property italiana molto importante (penso a livello letterario e cinematografico). Purtroppo non mi posso sbilanciare di più, ma già a Settembre si inizierà a sapere qualcosa di più...   Perché un lettore dovrebbe acquistare un prodotto ReNoir? Cosa ha di così particolare da doversi far preferire rispetto alle altre 45.908 proposte che ogni mese arrivano sul mercato? Perché per noi il lettore è al primo posto. So che detto così può sembrare un esercizio di stile o uno slogan poco riuscito, ma... è la verità! Ogni nostro volume (dalla prima idea, fino a che non rimandiamo le ciano firmate in tipografia) viene pensato e lavorato tenendo ben presente chi è il lettore. Il lettore è al primo posto, e tutti, in redazione, lavoriamo con questa consapevolezza. Quando scegliamo un titolo, non ci orientiamo mai verso qualcosa in cui non crediamo al 100% solo «perché vende». Quando editiamo un libro, a volte le discussioni sull'utilizzo di un termine piuttosto che un altro durano delle ore.  Quando arrivano le prime copie, rischiamo ogni volta di entrare in stato di depressione post-partum. In realtà non succede mai, perché... stiamo già pensando al libro seguente! Questa cura particolare, di solito, viene apprezzata dal lettore. Personalmente, da lettore, ho molto apprezzato i titoli ReNoir, molto prima di iniziare la mia collaborazione. Che  parametri segue ReNoir per valutare eventuali proposte di autori italiani? O per scegliere un titolo estero? Cosa cercate, e perché un titolo magari non vi convince? La conditio sine qua non perché un titolo interessi la ReNoir è che... ci piaccia. Tolta di mezzo la tautologia, sicuramente teniamo sempre un occhio puntato sull’avventura. Un fumetto, per quanto ci riguarda, deve essere avventuroso, divertire, intrattenere, ma anche emozionare. Quando selezioniamo un titolo di produzione italiana – fermi restando i parametri di cui sopra – tentiamo di ragionare anche in ottica internazionale: in quanto agenti, tentiamo di divulgare le produzioni dei nostri autori anche in altri paesi d'Europa, che talvolta hanno tradizioni molto differenti dalle nostre. Ciò detto, siamo decisamente onnivori, e penso che il nostro catalogo lo dimostri: abbiamo fumetti molto differenti tra loro.   Cosa pensi  della situazione attuale del mercato? Ha ancora senso pubblicare fumetti? Può essere un modo per guadagnarsi da vivere, o è solo un qualcosa che soddisfa esigenze culturali ma non incide sul reddito di chi lo fa? Che il mercato vada male penso sia chiaro a tutti. E non stanno soffrendo soltanto gli editori medio-piccoli e piccoli, ma anche i grandi gruppi (talvolta per scelte sbagliate, a onor del vero). Potremmo parlare della situazione italiana in cui il fumetto viene sempre e comunque considerato un mezzo di comunicazione secondario, ma non sono così sicuro che c'entri qualcosa, e soprattutto non sono così sicuro che sia utile e costruttivo: in Italia si legge pochissimo in generale, quindi non dovrebbe stupire che questa situazione coinvolga anche i fumetti. D'altra parte, sono dell'idea che la progressiva diminuzione del fumetto per bambini e ragazzi sia parte del problema: se non si formano i giovani (e giovanissimi) lettori, come si può sperare che questi, una volta adulti, diventino dei lettori? In generale, noi facciamo spesso e volentieri facciamo paragoni con la Francia, vista come una sorta di El Dorado. Effettivamente è così, ma sono sicuro che se riuscissimo a staccarci per un secondo dal mito francese (è vero: Oltralpe la situazione è decisamente migliore), riusciremmo a portare avanti analisi più lucide, fredde, e quindi efficaci. Anche perché la situazione odierna – migliore e molto diversa – è andata formandosi negli ultimi cinquant'anni o più. Mentre in Italia il fumetto andava verso le edicole (seguendo una direzione assolutamente popolare), in Francia si muoveva verso le librerie... Nonostante tutto, comunque, penso che abbia ancora senso pubblicare fumetti, ovviamente. Anzi, penso che noi operatori del settore siamo i primi a dover fare qualcosa. Ho l'impressione che oggi il fumetto trovi più spazio di una volta nell'immaginario collettivo (e nei media), ma che l'immagine risultante sia un po' distorta. Secondo il mio modesto parere, il lettore occasionale (non il nerd incallito o l'appassionato) vede il fumetto come un mondo polarizzato: da un lato, il fumetto popolare – espressione da leggersi quasi con spregio – da edicola (Bonelli, Disney, Supereroi); dall'altra il fumetto d'Autore – con la “A” maiuscola –, da Gipi in giù. Purtroppo, manca il restante 80% del mercato, che è quello che, anche da un punto di vista economico, sta avendo più problemi... Sono dell’idea che oggi si possa ancora vivere di fumetto, tenendo sempre presente che in Italia chi lavora nella cultura è, di solito, sottovalutato (e sottopagato), a prescindere dal fumetto. La nascita e la proliferazione di microeditori che dimostrano il contrario (con incassi quasi nulli e, conseguentemente, pagamenti a zero per i collaboratori) è, a mio avviso, un problema. Certo, un piccolissimo editore è utile a un giovane, che voglia farsi conoscere. Ma, a conti fatti, non penso che quello sia un futuro plausibile per l'editoria, anzi... Non dico che debbano esistere solo i grandi gruppi (tutt'altro...), ma spesso e volentieri le dimensioni di un editore di fumetti – almeno, in Italia, basandomi sulla mia personale esperienza – sono direttamente proporzionali alla serietà e alla professionalità delle persone che dirigono la baracca. L’Italia è il paese in cui due persone fanno un partito, e questo ragionamento si applica anche all'editoria, specie se a fumetti. Sono dell'idea che presto, molto presto, spariranno dalla scena molti micro-attori, e sinceramente ne sono lieto. Sono convinto che il mercato premierà quegli editori che, pur tirando parzialmente i remi in barca, hanno continuato a mettersi in gioco.   Sappiamo che sei un grande appassionato di animazione. Quali sono i migliori tre film di animazione mai prodotti (2D o 3D è lo stesso)? E le migliori tre serie di animazione? R: Accidenti, che domanda difficile! La mia è una risposta da appassionato, come dici, quindi tiene conto dei miei personali gusti, non di giudizi tecnici. Per i film, dico Up o Ratatouille (ex aequo, ma con una lieve preferenza verso la creatura di Brad Bird, per cui nutro una stima immensa), Biancaneve e i sette nani, Il Castello errante di Howl, con una menzione speciale per i film animati di Asterix (su tutti Le dodici fatiche). Per le serie animate, non c'è storia: su tutte, The Simpsons. Se escludiamo le ultime stagioni (che, a mio avviso, risentono della mancanza di aria fresca tra gli autori, che riescono ancora a far ridere tramite gag, ma non a dare un respiro più ampio alla narrazione), sono la serie animata più geniale di sempre. Non a caso si sono aggiudicati una serie di riconoscimenti. Non ultimo: Homer Simpson è considerato il personaggio più celebre negli Stati Uniti degli ultimi vent'anni... Partendo dal presupposto che sono un grandissimo consumatore di sit-com animate americane (non a caso, l'argomento del mio primo saggio; ho tenuto anche alcune conferenze e lezioni sull'argomento, insieme all'amico e collega Giorgio Salati)... Per i titoli di altre due serie animate, a bruciapelo, direi: American Dad (coglie alla perfezione con ironia e intelligenza il clima post-9/11) e Batman: the Animated Serie (che non eccelle forse da un punto di vista delle sceneggiature, ma... Quando hai Bruce Timm a curare il chara-design, diventa una questione trascurabile), con una menzione speciale per l'anime Death Note e per la francese Lou! (con ReNoir abbiamo portato il fumetto in Italia... Chissà se arriverà mai anche la serie animata?).   Ultima domanda. Il palcoscenico  è tutto per te. Che messaggio vuoi lasciare a chi  ci sta leggendo? Argh! Niente di più facile? ;-) Non lo so, il “foglio bianco” senza una traccia è troppo impegnativo. Ringrazio te, Alessandro, per avermi intervistato: è emozionante, per una volta, essere dall'altro lato del “microfono”! Se proprio devo dire qualcosa, dico che nonostante tutto – stress, periodi impegnativi, scadenze... – mi sento un privilegiato: riesco a vivere del lavoro che mi piace, e, contestualmente, a crescere. Penso che la mia situazione possa essere un input per tutti quei giovani che vogliono lavorare nel mondo del fumetto, come autori e non: io sono arrivato a questo punto all'età di vent'anni (con quasi cinque anni di esperienza alle spalle), e per “fare esperienza” ho accettato compromessi, senza mettere però mai in gioco la mia dignità. Ho lavorato con impegno e tanta, tanta perseveranza, senza farmi demoralizzare dalle porte sbattute in faccia o dalle fatture non pagate. Il sistema ha molti problemi, ma se si vuole fare qualcosa, e ci si impegna per farlo, di solito si riesce, senza essere dei geni o dei grandissimi talenti (non sono né l'uno né l'altro, quindi)... E penso che questo sia il messaggio più interessante che possa far passare a quei lettori che vorrebbero entrare, come operatori, nel mondo del fumetto. Ovviamente ritengo questa esperienza in ReNoir e la mia attuale situazione a livello di autore come un semplicissimo punto di partenza: un gradino più in alto rispetto allo scorso anno, ma assolutamente non un arrivo. Sono consapevole dei miei mezzi, ma, allo stesso modo, so di avere tantissimo ancora da imparare. E ho voglia di mettermi in gioco, in sfide sempre più grandi... Concludo salutando tutti gli amici e lettori di Fumetto d’Autore! So long...

Reportage

 

Jaime Rodriguez: todo mi Planeta

Ebbene sì. Ci siamo detti “Ma come mai si parla tanto di Planeta, di Alastor, di  Magic, di casini vari, e non si va direttamente alla fnte, per chiedere alla  PLANETA cosa stia succedendo?”, e così, detto fatto, ecco l’intervista a Jaime  Rodriguez, direttore editoriale di Planeta De Agostini, che ringraziamo per la gentilezza e la  disponibilità. Alastor, le edicole, le librerie, prodotti francesi, nuove iniziative editoriali, archivi, legine, e molte altre cose. Tutto questo,  e molto altro, in un’intervista esclusiva per Fumetto d’Autore, il sito più amato/odiato ad ovest del Pecos.   Il fumetto in Spagna Com’è la situazione del fumetto in Spagna ora? Risposta originale: Recesion has also affected the comic market in Spain, though it’s not true it’s a big as some declare. Sales are about in the same point they used to be in 2009. My feeling is the changes in the market are due more to a natural process (selection of the reader) than to recesion. That said, it’s true some companies are facing financial trouble. Traduzione: La crisi ha colpito anche  il mercato del fumetto in spagna, anche se non tanto quanto dicono alcuni. Le vendite sono più o meno sugli stessi livelli del 2009. La mia  sensazione è che i cambiamenti nel mercato siano dovuti più a un processo naturale (lil ricambio dei lettori) che alla crisi in sé. Detto questo è vero che alcune case editrici siano in difficoltà. E' vero che il mercato del fumetto in spagna è in crisi? Come se ne può uscire? See above. Vedi la risposta alla domanda precedente. Quali sono i fumetti di autori spagnoli che dovremmo leggere in italia? Spanish production is big but we lack good writers. That has been one of Spanish biggest problems when coming to comics. From the most recent titles, I could advise to read Endurance, for instance. La produzione spagnola è vasta, ma ci mancano bravi sceneggiatori. Questo è sempre stato uno dei maggiori problemi in Spagna, parlando dei fumetti. Tra i titoli più recenti suggerisco di provare Endurance.   Come mai la Planeta non pubblica materiale sudamericano di lingua spagnola? We have, but not in Italy. Most of the good titles where already taken, and Eura/Aurea seems to have some kind of monopoly there. Li pubblichiamo, ma non in Italia. Molti dei titoli migliori sono già proprietà di altri editori, e sembra che Eura/Aurea abbia una sorta di monopolio.   Sono previste versioni italiane di fumetti spagnoli, classici o novità? Not for a while. Al momento no   Planeta/De Agostini e DC Comics: gli inizi Sei anni fa la Planeta acquisì i diritti della DC Comics anche per l’Italia. Perché lo fece? È vero che la Panini provò fino all’ultimo a prendere lei i diritti DC Comics per l’Italia? I can only answer for Planeta. At the moment, Planeta DeAgostini Comics was expanding its horizons, in order to become a global player. Since the company is half-Italian, it seemed only natural to begin with Italy. Also it’s a good market and one of the more similars to the Spanish one. Posso  rispondere solo per la Planeta. In quel preciso momento storico Planeta DeAgostini comics stava espandendo i suoi orizzonti, per diventare un editore su scala sovranazionale. Dato che la compagna è per metà italiana, ci parve cosa naturale iniziare con l’Itlaia. Inoltre è un buon mercato, e uno dei più simili a quello spagnolo.   Ci sono state molte critiche per i primi prodotti Planeta, sia come traduzioni, che come stampa. Cosa era successo? La situazione è migliorata? We did a lousy job at the beginning. We used Italian translators living in Spain for the translations and we soon discovered they were not good enough. We instantly changad to Italian residing translators through a translation service especialized in comics. Al’inizio facemmo un pessimo lavoro. Usammo traduttori italiani, che vivevano in spagna, per le traduzioni, ma ci accorgemmo presto che  non erano all’altezza. Subito decidemmo  di  impiegare traduttori residenti  in italia, attraverso un servizio di traduzioni, specializzato in fumetti.   La Planeta ha infranto molti “pregiudizi” editoriali. Ad esempio 52, pubblicato in albi singoli, o gli Showcase, pubblicati anche in Italiano. O ancora la ristampa di storie dei primi anni ’80. Come ha reagito il mercato italiano a queste innovazioni? We felt that Italian market was stuck in old publishing formulae. It’s true that it’s quite a conventional market in that sense, but as editors (not just publishers) it’s our duty to explore and propose new ways of presenting titles, as well as more risky titles. The results, of course, have been varíated. Basically, readers want good, interesting contents and they can easily go beyond appearance. Avemmo l’impressione che il mercato del fumetto italiano fosse bloccato in vecchie formule editoriali. È vero che in un certo senso è un mercato molto convenzionale, ma come editori è nostro dovere esplorare, e proporre, nuovi modi di presentare i titoli, ed anche rischiare su titoli più difficili. Ovviamente i risultati sono stati molto diversi. In sostanza i lettori vogliono contenuti  validi,  interessanti, e vanno  facilmente al di là delle apparenze.   Perché la Planeta non ha mai voluto creare una redazione italiana? Quali sono le logiche aziendali, dietro questa decisione? It has been a company decision. È stata una decisione aziendale. Planeta/De Agostini e DC Comics: ora   Planeta e DC Comics hanno rinnovato il contratto. Puoi dirci cosa significa? La planeta avrà i diritti sul materiala DC Comics per altri 5 anni, ossia fino al 2014, o è solo una estensione di un anno del vecchio contratto, come ha detto qualcuno? The contract has been extended for a maximum period of 5 years, but remember: it was still active in Italy for a while. Il contratto è stato esteso per un periodo massimo di 5 anni, ma ricordati: era stato attivo in italia ancora per un certo tempo.   Come mai ci sono dei forti ritardi nelle uscite degli albi planeta/DC Comics? Di chi è la responsabilità? È solo un aggiustamento del percorso, o un segno negativo? There have been many changes in the company management that have affected all the processes. It should be temporary. Ci sono stati molti cambiamenti nel management della compagnia, che hanno influenzato negativamente tutto il processo produttivo. Dovrebbe però essere una cosa temporanea.   Dopo Batman La Leggenda, ci saranno altre iniziative per le edicole, legate ai personaggi DC Comics? Yes, we are working in different projects, though the kiosc is not the main channel in Italy anymore. Sì. Stiamo lavorando su vari progetti, anche  se le edicole non sono più il principale canale di vendita  in Italia.   Che programmi ci sono per Brightest Day? It’s a bit early to talk about that, I’m afraid. Temo sia troppo  presto per parlarne.   Riprenderete la pubblicazione della Legione dei Super Eroi? For the moment being, no. Al momento no.   Ci sono altri Omnibus previsti, oltre a quelli dedicati alla Morte di Superman, e alla JLA di Morrison? Yes, we definitely want to explore more this format of publishing, since bookstores are one of the growing markets right now. Assolutamente  sì. Vogliamo  esprorare  più a fondo questo tipo di formato, dato che  al momento le librerie di varia sono uno dei mercati in espansione.   Pubblicherete altro materiale degli anni ’70 e ’80? Yes, but not much, we need to be careful when selecting clasic titles since not everybody likes them. Sì, ma non molto. Dobbiamo stare molto attenti nel selezionare titoli classici, perché non a tutti piacciono.   Pubblicherete volumi tratti dalla collana Archives? I don’t think so. Non credo. Pubblicherete materiale Vertigo ancora inedito, come The Unseen Hand? We are always looking at Vertigo’s back catalogue. The Unseen Hand might not be the best example for us, but there are classic Vertigo titles in our future list. Teniamo  sempre presente il catalogo della Vertigo, anche per i titoli già pubblicati. The Unseen Hand non è magari l’esempio migliore, ma nei progetti futuri ci sono altri classici Vertigo. Planeta/De agostini e il mercato italiano   Come sono i rapporti di Planeta/De Agostini con Alastor, il distributore esclusivo di Planeta per le fumetterie? Good. Ottimi.   Che risultati ha dato l’ingresso nelle librerie (che sono diverse dalle fumetterie)? It’s a very good channel. Somehow, there is a feeling that this channel will eventually substitute the kioscl. È un  ottimo canale di vendite. In un certo senso abbiamo la sensazione che alla fine sostituirà le edicole.   Harry Moon resterà l’unico progetto italiano prodotto direttamente dalla Planeta? For the moment being, and waiting for results, yes. Per il momento, e aspettanone i risultati, sì.   Planeta/De Agostini e altri fumetti Come vanno i prodotti francesi? Il pubblico italiano risponde? Normally, not very well. It’s a very reduced public, except for certain titles (Hermann, for one). Di solito non molto bene. È un pubblico molto di nicchia, tranne alcuni titoli (Hermann, ad esempio)   Altri fumetti americani, non-DC Comics? For concrete publishing plans, please, address the editors. Per i piani editoriali, dovete contattare gli  editor.

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Recensioni

 

The Lone Ranger vol. 1 e 2

La Planeta DeAgostini porta in Italia, finora con due volumi, i fumetti del Lone Ranger, il leggendario Ranger Solitario. In originale pubblicati dall'editore americano Dynamite, che ha in catalogo comics ispirati a serie TV e film di successo, possiamo leggere, ripartiti appunto in due volumi, i primi 11 episodi della serie del cavaliere solitario mascherato e del suo fido aiutante, l'indiano Tonto. Creato nel 1933 per la radio da George W. Trendle e Fran Striker, il Lone Ranger, a partire i suoi 2956 episodi radiofonici, ha attraversato i decenni e tutti le incarnazioni mediatiche possibili, sino ad oggi. Anzi, sino al 2006 quando grazie allo sceneggiatore  Brett Mattews (Buffy, Firefly e vari personaggi Marvel) e al disegnatore Sergio Cariello (Green Lantern, Flash e tantissimi altri personaggi DC) ricomincia l'avventura a fumetti del ranger mascherato che cavalca per il vecchio west con il suo stallone bianco al grido di "Hi Yo, Silver!". Matthews riscrive le origini del personaggio e lo fa eliminando alcuni elementi tradizionali. John Reid è un ranger  del Texas e lavora in squadra con suo fratello e suo padre, quando i suoi compagni e parenti vengono trucidati in un agguato. John viene salvato dal misterioso indiano Tonto. Da quel momento inizia per John Reid la vita del fantasma e la ricerca della vendetta. Dietro una maschera nera diverrà l'incarnazione della giustizia, il leggendario Lone Ranger che lascia una pallottola d'argento ovunque passi, come monito per i malvagi. Lo sceneggiatore Matthews lavora soprattutto sull'inesperienza del Ranger Solitario alle prime armi e sul personaggio di Tonto, che sfrondato dall'avere conosciuto John quando erano ragazzi, come viene raccontato nel lungo serial radiotelevisivo, diventa un personaggio misterioso che non solo avrà compiti maieutici nella trasformazione di Reid nel vendicatore mascherato. ma di questo ne diventerà il vero controaltare anche in termini di modi di fare. Il Lone Ranger metterà da subito in pratica, da uomo di legge per vocazione familiare, un rigido codice d'onore secondo cui l'omicidio, anche quello per vendetta, non gli è consentito e i criminali vanno assicurati sempre e comunque alla giustizia per avere un giusto processo. Non sempre Tonto si troverà sulla stessa linea di pensiero ma il rapporto tra i due diventerà la forza di una coppia che inizia a spargere la propria leggenda per il Texas prima e per l'intero West dopo. I testi della serie a volte hanno delle cadute di ritmo e i disegni di Cariello in certe occasioni non sono sufficentemente espressivi per come ci si aspetterebbe da un autore del suo calibro, ma quando il nostro eroe mascherato si muove nella penombra o al tramonto, ecco che il Lone Ranger che ha incollato milioni di telespettatori alla radio e alla TV riprende la sua mitologica grandezza. Le copertine di Cassaday sono molto evocative ma i soggetti sono spesso ripetitivi. Un personaggio che va "recuperato" e riscoperto, non solo per essere stato sicura fonte di ispirazione per il Batman di Bob Kane e Bill FInger, ma perchè senza il Lone Ranger sarebbe mancato un pezzo importante del mito del selvaggio west nell'immaginario collettivo, anche quello lontano dal sogno americano. Di qualità le edizioni dei due volumi, con prezzi nello standard a cui ci ha abituato Planeta qui in Italia. Titolo: The Lone Ranger Vol. 1 e 2 Testi: Brett Matthews Disegni: Sergio Cariello, Paul Pope, John Cassaday Editore: Planeta DeAgostini Pagine: 146 e 124 pagine a colori Prezzo: € 11,95 e 12,95

 

Pinkerton S.A. #02

di Vittorio “Skull” Fabi Mmmm... il secondo appuntamento con il nuovo eroe di Andrea Aromatico si conferma una lettura interessante: devo ammettere tuttavia che l'ho trovato un pò inferiore al primo numero. La vicenda mi è sembrata procedere in maniera piuttosto sconnessa, con continui cambi di location e di passo narrativo non troppo armonizzati tra loro. Quasi tutti personaggi, per non dire tutti, si comportano sopra le righe come se fossero perennemente su di giri o mezzi ubriachi: e se l'atteggiamento è perfetto quando si tratta di un gruppo di compagnoni pieni di birra in procinto di partire per una battuta di caccia, è strano vederlo tra i militari di una segretissima base governativa o addirittura tra il personale scientifico della medesima installazione. In più abbiamo una creatura, fuggita dalla base di cui sopra e presumibilmente creata o quantomeno studiata in loco, che presenta una gamma di poteri decisamente bizzarra: alle usuali componenti "bestiali" tipiche dei mostri da laboratorio (zanne, artigli, forza sovraumana) già visti in una pletora di film e telefilm si uniscono una capacità mutaforma tipicamente "aliena" e addirittura una modalità "sciame", ovvero la possibilità di scindersi in milioni di insetti per infettare i malcapitati in zona; un pò tanto, per non dire troppo, come avversario per un detective sovrappeso e fuori esercizio e per uno sceriffo indiano abituato a mettere dentro gli ubriaconi del sabato sera. Nulla da dire sui disegni di Alessandro Pastrovicchio, chiaramente ispirati al compianto Jorge Zaffino almeno nei primissimi piani: forse l’unico appunto anche in questo caso è una certa  discontinuità di accuratezza nel procedere dell’albo, soprattutto nei campi lunghi e nelle scene di gruppo. Insomma dopo un esordio che personalmente ho trovato accattivante sia nel disilluso protagonista che nell’impostazione assolutamente realistica dei dialoghi, un secondo numero di approfondimento -della caratterizzazione della trama vera e propria- che lascia qualche dubbio qua e la. Vedremo come proseguirà la serie: quantomeno la curiosità di vedere come si evolverà la storia è sempre alta. Titolo: Pinkerton S.A. # 02 - Terra di Confine Testi: Andrea Aromatico Disegni: Alessandro Pastrovicchio Editore: Star Comics Pagine: 96 pagine b/n Prezzo: € 2,70

 

Valter Buio #05

Questo quinto numero di Valter Buio è per il sottoscritto quello che lo consacra tra i migliori prodotti del fumetto popolare italiano degli ultimi anni, dopo il già notevole esordio e un coraggioso e convincente quarto episodio dedicato alla triste pagina della nostra storia che va sotto il nome di Anni di Piombo. Una sceneggiatura di gran razza, quella di “Buona notte e buona fortuna”, sicuramente ispirata a film come “Tutto in una notte” o all’episodio di Dyland Dog “Dopo la mezzanotte”, ma nello stesso tempo caratterizzata da un cammino, come lo chiama Valter, del tutto originale. Un cammino che è un percorso di vita, una riflessione sul passato, sulla fede, sulla morte, sulla solitudine  e sull’amore, il tutto gestito in maniera tutt’altro che banale o stereotipata e pervaso da un’ironia magistrale e assolutamente deliziosa. E mentre i vari pezzi della storia si incastrano alla perfezione sotto i nostri occhi mentre scorrono le pagine, in un susseguirsi di situazioni buffe, malinconiche e tragiche, finalmente Valter Buio si libera dalle pastoie di “Dylan Dog all’italiana” per rivelarsi un personaggio vero, con un suo background fatto di caratteristiche assolutamente peculiari e accattivanti: stavolta è lo psicanalista ad essere psicanalizzato dagli eventi della folle nottata e dall’acuta sensibilità (e dal pesante sarcasmo) della sua insolita cliente. A mio avviso dunque la migliore prova finora, su una testata di tipo “bonelliano”, di Alessandro Bilotta, qui coadiuvato dalle pregevoli matite e dalle azzeccate atmosfere notturne di Francesco Bonanno:  e un anno, questo 2010, che tra la fine dell’eccezionale e fin troppo sottovalutato romanzo grafico “La Dottrina” e l’inizio di Valter Buio si conferma sempre più come il “suo” anno. Titolo: Valter Buio n. 5 - Buona notte e buona fortuna Testi: Alessandro Bilotta Disegni: Francesco Bonanno Editore: Star Comics Pagine: 96 pagine b/n Prezzo: € 2,70 QUI abbiamo parlato di Valter Buio numero 1

 

A Skeleton story

di Francesco Murrone Un'incantevole favola dark a base di pallottole, sentimenti e scheletri, firmata Rak & Scop. Will Musil è un poliziotto dell'altro mondo onesto e affabile; la sua non-vita scorre tranquilla, sommersa nei ricordi di una precedente esistenza piena di rimorsi, altalenante fra tante piccole nevrosi quotidiane. L'elemento destabilizzante per il regno della “Vecchia Signora” è l'arrivo improvviso di una vivissima bambina. Will riceve l'ingrato compito di occuparsi di questa anomalia, ma la sua coscienza non può permettergli in alcun modo di agire a discapito di un esserino il cui destino è ancora tutto da scrivere. Accompagnato nella sua disavventura dal fedele Ciccio, dagli amichevoli furfanti dell'allegra banda di Silver Frog e braccato dai suoi stessi colleghi, il nostro poliziotto tutt'ossa si aggirerà nella terra dei ricordi, sfidando i suoi fantasmi e distruggendo il confine sottile che separa sogno e realtà. Classe 1977, Alessandro Rack e Andrea Scopetta sono due nomi noti nel mondo dell'animazione e del fumetto. Dopo storie come Ark e Zero or One, nel 2007 i due artisti partenopei approdano alle GGstudio edizioni. Suddivisa in quattro tomi, A skeleton story è una favola elegante e dinamica al contempo, ricca di spunti, posizionata su un crocevia di generi. L'influenza della narrazione alla Tim Burton è evidente: personaggi da film horror come scheletri, zombie o la personificazione della morte stessa, vengono contestualizzati in uno scenario che del poliziesco ha più che altro il pretesto ed incarnano stereotipi che spiegano bene i moti e le emozioni più profonde dell'animo umano. Pur essendo dei non morti i protagonisti dimostrano un'umanità ed una tridimensionalità emotiva incredibile; il risultato di una caratterizzazione di questo genere è un racconto corale in cui le prese di coscienza di ogni character conferiscono maggiore profondità empatica all'intero racconto. Il disegno è semplice e giocoso, animato da colori sfavillanti giustapposti per una resa cromatica ottimale per la narrazione delle scene, da quelle più malinconiche a quelle d'azione. Purtroppo l'unico inghippo sta nel passaggio a volte un po' troppo repentino da una situazione ad un'altra con l'inconveniente di dover costringere il lettore a cambiare attivamente la propria chiave di lettura a seconda dello scenario presentato. L'opera di Rak & Scop è adatta agli amanti della grafica delle produzioni Disney dell'ultimo decennio, come Monster Allergy ad esempio, o alcuni recenti lavori del grande Giorgio Cavazzano; in più strizza l'occhio agli appassionati del genere dark d'un certo tipo, quello che sa quando prendersi sul serio e quando no, lo stesso, per intenderci, che fu reso così bene in musica da gruppi come i Cure in pezzi del calibro di In Between Days o Boys don't cry.   Titolo: A Skeleton story (tomi 1-2-3-4) Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Rak Disegni e colorazione: Alessandro Rak e Andrea Scopetta Editore: GGstudio Pagine: 48 pagine cad. brossurato a colori Prezzo: € 5,90 cad.

 

Baldios, The Movie

di Isotta Maini* Una delle serie robotiche più (immeritatamente) sfortunate della storia dell'animazione giapponese, sorte questa che non è riuscita a riscattarsi nemmeno in Italia. Baldios - L'invincibile guerriero dello spazio (Uchu Senshi Baldios - Ashi Productions) venne trasmessa per la prima volta in Giappone nel 1980, ma gli esiti in termini di audience furono disastrosi: schiacciato tra Rocky Joe e Lupin III, Baldios arrivò addirittura ad avere l'1% di share televisivo e l'emittente televisiva fu costretta a piazzarlo alle sette del mattino, di domenica. Alla fine gli sponsor furono così insoddisfatti dagli esiti in termini commerciali e di ascolto della serie da volerne l'interruzione all'episodio 31, quando gli ultimi sette erano in cantiere e gli episodi 33 e 34 erano stati ormai doppiati. Solo nel dicembre del 1981, dietro la grande insistenza dei fans e delle riviste di animazione, che consideravano Baldios un capolavoro, le ultime puntate della serie animata vennero trasmesse e sempre nello stesso anno venne realizzato da Toei Animation un film per il grande schermo in cui, dopo un riassunto di dubbia qualità dell'intero anime, venne finalmente fatto vedere il finale. In Italia Baldios arrivò invece nel 1982, trasmesso da varie reti locali a cui poi seguirono poche e sporadiche repliche. Fino al 2000, l'anno in cui la Yamato decise di pubblicarlo in VHS, l'unico modo che i fans avevano di vedere Baldios era passarsi le copie fatte con i videoregistratori del 1982. La trama: Il pianeta S-1 è un pianeta bruciato dalle radiazioni a causa delle continue attività militari e ormai la sopravvivenza della popolazione è impossibile. Da una parte i militari, comandati da Gattler, vorrebbero partire alla conquista di un altro pianeta, dall'altra parte gli scienziati, guidati da Reigan e dal figlio Marin si oppongono alla distruzione di un altro pianeta e puntano alla creazione di tecnologie che potrebbero risanare il pianeta. Gattler però ordisce un complotto: uccide l'imperatore di S-1 e si arroga ogni potere facendo cadere la colpa su Reigan, che muore nella fuga, e su Marin, che colpisce a morte per difendersi il fratello di Aphrodia. Questa, acceccata dalla rabbia, decide di unirsi al progetto di conquista di Gattler, il quale la nomina generale delle forze armate, e giura di vendicare la morte del fratello con il sangue di Marin. L'armata di S-1, Aldebaran, parte e Marin con la sua navicella, il Pulser Burn, cerca di inseguirli per fermare quest'ennesimo scempio, ma a causa di una distorsione temporale li perde e si risveglia sulla Terra del ventiduesimo secolo, proprio mentre il nostro pianeta è sotto l'attacco di Gattler. Dopo l'iniziale diffidenza a causa delle sue infauste origini, Marin entrerà a far parte dei Blue Fixer, la squadra di piloti incaricata di fermare l'avanzata dell'Aldebaran: il Pulser Burn infatti è l'unica speranza per la Terra perchè grazie alla sua tecnologia ancora sconosciuta dai terrestri, unendosi con le altre navicelle dei Blue Fixer (il Baldiprize e il Cater Renger), fa i modo che si possa formare  Baldios, un robot capace di navigare nel sub spazio e sconfiggere le armate di S-1. Marin non ci pensa su un minuto a votarsi alla causa terrestre e a mettersi contro i suoi vecchi compagni intenzionati a distruggere questo pianeta che tanto somiglia a S-1 prima che venisse rovinata dall'inquinamento.Ma il destino sembra legarlo al comandante delle forze spaciali di S-1, la bellissima Aphrodia.E un atroce paradosso rivela alla razza umana la sua eterna condanna. In Baldios ci sono dei forti elementi di rottura con il genere dei Super Robots: innanzitutto il fulcro delle singole puntate non è il robot, che non è invincibile e anzi in alcuni momenti è anche una presenza marginale ai fini della trama. Lo scopo fondamentale della trama imbastita dal creatore Yoshiaki Sohara è quello di mandare un messaggio ecologista e di mostrare come non si può fuggire dalle proprie responsabilità.Gli scenari politici sono ben delineati. Al centro del racconto c'è il rapporto di amore-odio tra protagonista (Marin) e antagonista (Aphrodia). I personaggi, attraverso approfondimenti che ne narrano la vita precedente alla saga, sono tridimensionali. Temi come il razzismo (Marin non viene accolto a braccia aperte quando arriva sulla Terra e fatica, soffrendo per questo, a farsi accettare dalla squadra dei Blue Fixer cui combatterà fianco a fianco ma di cui non diverrà mai il leader) e la violenza su donne e minori sono affrontati in maniera adulta. Questi elementi avvicinano l'anime al genere sci-fi di ultima generazione.Il film sopperisce a molte delle mancanze riscontrabili nella serie.Il doppiaggio, che nella serie è a dir poco disastroso, viene completamente rifatto, dando a Marin e Tsukikage (Bannister nella versione italiana, ovvero il comandante della base Blue Fixer) delle voci adatte ai personaggi.Molte delle scene sono state completamente ridisegnate per dare al film quell'uniformità di tratto, che nella serie è assente.Inoltre i mostri nemici avversari del Baldios , quasi ridicoli nella serie, praticamente non compaiono nel lungometraggio e vengono tagliati altri particolari che hanno fatto sorridere chi ha visto la serie, come la plancia "volante" di Bannister.Il finale, inoltre, che nella serie manca del tutto, vale l'intero film per il paradosso temporale che regala molte riflessioni e la conclusione estremamente drammatica e rivelatrice, ma mai stucchevole. Questi elementi rendono il film davvero gradevole da vedere, anche per un pubblico adulto.In conclusione, una piccola sorpresa che compare alla fine del film, dopo i titoli di coda e sull'onda della bellissima e struggente sigla di chiusura: Messaggio dell'amore (testo: Chiho Shimada)Prova a ricordarti in un'epoca remotaquando noi non eravamo che scimmiepotevamo capirci senza parlaresul nostro pianeta madresotto la superficie distruttaanche ora a centinaia di migliaiagli innamorati morti riposano in pacein un unico attimo nel corso del tempo infinitoci siamo incontratiche miracolo fortunato!Se mai è esistito un Big Bangall'origine noi saremo staticertamente un'unica cosae se l'universo tornerà a contrarsichiunque, per quanto odioso,o bello, eterno, inifinito,e tutti quelli che abbiamo amatotutti torneremo e restermo unitipoichè non possiamo fare a menodi amaretu sei una parte di mecome ogni creatura dell'universo.La Fine Una ricca galleria immagini potete trovarla qui: http://gonagai.forumfree.it/?t=48623790 Yamato VideoDurata: 118'Audio: Italiano, Giapponese, sottotitoli in ItalianoPrezzo: 12 euro *in collaborazione con Go Nagai Net

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