Intervista a Davide Caci: tutti i segreti del “Re Nero”!
Al palmarés di Fumetto d’Autore mancava Davide Caci, giovane saggista/tuttologo/consulente, che da poco ha preso a lavorare in pianta stabile per ReNoir, casa editrice poco considerata in giro, ma che offre pubblicazioni di ottimo livello. Il giovane Caci (che non è il titolo di un film), ha acconsentito a questa intervista, senza sapere in quale mani si stava cacciando. Ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro. Ecco a voi Davide “ReNoir” Caci!
Pare di capire che tu abbia iniziato a collaborare con ReNoir in una veste di un certo peso. Visto che di ReNoir si parla poco in giro, malgrado un catalogo di tutto rispetto, puoi tracciare per Fumetto d’Autore, una panoramica sulla casa editrice e sulla sua filosofia editoriale?
Premetto che hai colto nel segno. Di ReNoir (casa editrice nata a fine 2006) si parla pochissimo, nonostante una crescita costante, e un catalogo corposo, composto da titoli di alta (talvolta altissima) qualità. In tal senso, con il CEO Rosanna Brusco e l’art director Giovanni Ferrario, si è pensato di rafforzare molto la comunicazione, affidando a Davide Barzi – storico del fumetto, cartoonist, deus ex machina – l’incarico di occuparsi dell’ufficio stampa della casa editrice.
Ciò detto, rispondo alla tua domanda: in poco più di tre anni di storia, la ReNoir ha portato avanti una strategia editoriale abbastanza definita, basata sul fumetto d’avventura, declinato con toni e intenti differenti (sorridere, riflettere, ricordare...).
All’insegna della differenziazione, poi, stiamo sviluppando delle nuove collane: una dedicata al fumetto per ragazzi (quasi inesistente, in Italia) e una di libri per bambini.
Il nostro catalogo è vario, non ci facciamo mancare nulla: fumetto americano, bande dessinée, produzioni italiane, manhwa e fumetto europeo.
Se parliamo di filosofia editoriale, cito quanto scritto sul nostro sito web: siamo una casa editrice giovane ed entusiasta, con l'esigenza di una grande qualità. Questa esigenza si ripercuote su ogni nostra mossa: dalla scelta dei titoli alla lavorazione. In effetti, ciò che ho sempre apprezzato da lettore è la cura che si vede in ogni volume: non a caso, abbiamo svolto e svolgiamo lavori di service editoriale per alcune realtà importanti (cito, su tutte, la Mondadori).
Veniamo a te. Davide Caci. Chi sei, che fai, che hai fatto, che farai, e soprattutto… perché lo fai?
Chi sono? Risponderei “uno studente di giurisprudenza”, ma penso che solo un paio di persone capirebbero la battuta. Quindi dico che sono un giovane che ha voglia di fare, e che ha avuto la fortuna di riuscire a trasformare la propria passione in lavoro. Quando, nel 2005, ho iniziato a muovere i primi – timidi – passi nel mondo del fumetto (con la rivista Mondo Japan, e con la nascita di una splendida collaborazione con Carlo Chendi), ero veramente un ragazzino. Eppure, ho trovato persone (Chendi in primis) che hanno creduto in me, e mi hanno consentito di crescere (processo ben lungi dal terminare, comunque...). Questo è il mio principale stimolo per tentare di fare sempre meglio: ripagare chi ha riposto fiducia in me, e rispondere con i fatti a chi mi ha messo i bastoni tra le ruote.
Oggi, oltre che Foreign Rights Manager e redattore presso ReNoir – attività che porta via il 99,9% del mio tempo – sono redattore presso l’agenzia di informazione giornalistica afNews di Gianfranco Goria, e collaboro con Scuola di Fumetto e Fumo di China, portando avanti, nei ritagli di tempo, la mia attività di saggista e sceneggiatore (più qualcosina di extra-fumettistico; e mettiamoci pure l’università, va’!).
Fino a “ieri” (e talvolta càpita ancora oggi), ho collaborato come freelance con diversi editori – Planeta DeAgostini, Comma22, Coniglio Editore, Iacobelli Editore, Tunué, 001 Edizioni – in veste variabile di critico, traduttore, curatore editoriale, sceneggiatore. Sono stato tra i fondatori dell’Associazione Culturale Rapalloonia! (di cui ho ricoperto il ruolo di segretario fino a inizio 2010), e sono membro del comitato direttivo dell’Anonima Fumetti – Associazione Italiana Professionisti del Fumetto.
Cosa farò? Continuerò a scrivere, nei ritagli di tempo: ho intenzione di proseguire la mia attività giornalistica/critica/saggistica, ma anche di scrittura creativa. A oggi ho firmato per altri tre saggi (e mezzo) e altri due fumetti, ma molto ancora si sta muovendo... Ho scritto anche due storie brevi (rispettivamente una e nove pagine), che saranno pubblicate su due riviste: una da libreria (per i disegni dell'eccellente Fabio Pochet) e una per l'edicola (la storia è stata realizzata con il mio geniale collega Ennio Bufi).
Concludo la kilometrica (sic!) risposta: perché lo faccio? Ne ho appena parlato sul mio blog! :)
Banale, semplice, ma vero: perché mi piace. Il fumetto è una mia grande passione, e sento che questo mondo – con tutti i suoi pregi e i suoi difetti – faccia per me. Molto ho imparato, molto ancora ho voglia di imparare...
Al NapoliComicon 2010 abbiamo visto alcune novità molto interessanti allo stand Renoir. Puoi parlarci un poco dei progetti futuri 2010-2011 della casa editrice?
Il leitmotiv del nostro lavoro degli ultimi mesi è «diversificazione». Stiamo lavorando per ampliare sempre di più i nostri confini. Al Salone Internazionale del Libro di Torino abbiamo portato, in anteprima, Il Risveglio dello Zelfiro, di Karim Friha: si tratta del primo libro di una collana dedicata ai ragazzi, cui faranno seguito alcuni titoli di scuola anglo-americana, francese e italiana.
Per l'inizio del prossimo anno, arriveranno in libreria i primi libri di una collana per bambini che stiamo sviluppando (sarà composta da titoli stranieri e interessanti produzioni italiane).
Stiamo proseguendo poi la collaborazione con i nostri partner storici, e portando avanti le serie iniziate, americane e francesi. Per le americane penso ad Atomic Robo (che, con il terzo volume, ha raggiunto livelli qualitativi altissimi), Courtney Crumrin (titolo opzionato dalla Dreamworks per un lungometraggio), The Damned e altri... Per i francesi, penso soprattutto ai titoli umoristici (Tony e Alberto, Root, e una nuova serie della Soleil) e al premio jeunesse ad Angoulême 2010, Lou!.
Proprio in questi giorni stiamo riprendendo la pubblicazione dei fumetti orientali che, per una serie di vicissitudini, erano fermi da qualche tempo.
Concludo con qualche titolo: visto che sui cataloghi ne abbiamo già parlato, ti posso dire che pubblicheremo un romanzo a fumetti che racconta le avventure di un giovane James Bond, una poetica rivisitazione di un classico, disegnata da un'artista coreana dai toni miyazakiani, e, per concludere, un romanzo a fumetti (in uscita a Novembre) molto toccante, dedicato a una tematica delicatissima: la violenza contro le donne.
Nel 2011 in particolare dovrebbe essere pronto l'ultimo albo de La Gilda, di Oscar Martìn: dopo che Casterman ha abbandonato la produzione della serie (in un mercato ampio come quello francese c'è la tendenza, recentemente, a lasciare a metà serie non sufficientemente redditizie... un po' come per i telefilm statunitensi!) abbiamo deciso di onorare il patto con i lettori, e stiamo lavorando per la produzione del terzo volume, che sarà quindi «Made in ReNoir».
In particolare per il settore “Italia”, avete in cantiere progetti di autori italiani, ristampe o material inedito?
Assolutamente sì. Nel volgere lo sguardo all’estero, tentiamo sempre di non tralasciare l’Italia. Stiamo vagliando la possibilità di ristampare alcuni titoli storici italiani (con anche nomi di un certo peso), ma siamo comunque attivi anche da un punto di vista produttivo. Cito Le spade di vetro della bravissima Laura Zuccheri (che noi importiamo dalla Francia), e vado oltre. A Napoli abbiamo portato Le Tragifavole, disco a fumetti di Sergio Gerasi e della sua band, i 200 Bullets. A Lucca sarà pronto il numero due di Jonah Martini, in cui lo stesso Gerasi rimpiazzerà Alfio Buscaglia.
Per Jonah vale lo stesso discorso della Gilda: l'editore francese si è tirato indietro, e noi siamo subentrati nella produzione del progetto.
Stiamo inoltre proseguendo la collana «Profili» (per cui, a oggi, è stato pubblicato G&G, di Barzi e Gerasi): a gennaio sarà in libreria un volume di grande rilievo storico-sociale, disegnato da quello che mi sento di definire, senza timore di smentita, un talento raro e finissimo.
Nel frattempo, stiamo portando avanti altri progetti di produzione italiana, sia di fumetto (a Lucca pubblicheremo un fumetto di Andrea Scoppetta, stiamo lavorando a Gli Sconfitti 2...) che di narrativa per bambini.
Al momento, abbiamo in cantiere tre serie di libri per bambini, ed è probabile che presto se ne aggiungerà una quarta: è vero che nell'ottica della narrativa per bambini importeremo del materiale, ma vogliamo tentare di valorizzare il più possibile anche dei bravi autori italiani, dando loro fiducia, e tentando di portarli anche all'estero, tramite i nostri partner storici.
Ultimo ma non ultimo (tornando sul tema fumetto), stiamo lavorando a un grande progetto che coinvolge una property italiana molto importante (penso a livello letterario e cinematografico). Purtroppo non mi posso sbilanciare di più, ma già a Settembre si inizierà a sapere qualcosa di più...
Perché un lettore dovrebbe acquistare un prodotto ReNoir? Cosa ha di così particolare da doversi far preferire rispetto alle altre 45.908 proposte che ogni mese arrivano sul mercato?
Perché per noi il lettore è al primo posto. So che detto così può sembrare un esercizio di stile o uno slogan poco riuscito, ma... è la verità! Ogni nostro volume (dalla prima idea, fino a che non rimandiamo le ciano firmate in tipografia) viene pensato e lavorato tenendo ben presente chi è il lettore.
Il lettore è al primo posto, e tutti, in redazione, lavoriamo con questa consapevolezza.
Quando scegliamo un titolo, non ci orientiamo mai verso qualcosa in cui non crediamo al 100% solo «perché vende». Quando editiamo un libro, a volte le discussioni sull'utilizzo di un termine piuttosto che un altro durano delle ore. Quando arrivano le prime copie, rischiamo ogni volta di entrare in stato di depressione post-partum. In realtà non succede mai, perché... stiamo già pensando al libro seguente!
Questa cura particolare, di solito, viene apprezzata dal lettore. Personalmente, da lettore, ho molto apprezzato i titoli ReNoir, molto prima di iniziare la mia collaborazione.
Che parametri segue ReNoir per valutare eventuali proposte di autori italiani? O per scegliere un titolo estero? Cosa cercate, e perché un titolo magari non vi convince?
La conditio sine qua non perché un titolo interessi la ReNoir è che... ci piaccia. Tolta di mezzo la tautologia, sicuramente teniamo sempre un occhio puntato sull’avventura. Un fumetto, per quanto ci riguarda, deve essere avventuroso, divertire, intrattenere, ma anche emozionare. Quando selezioniamo un titolo di produzione italiana – fermi restando i parametri di cui sopra – tentiamo di ragionare anche in ottica internazionale: in quanto agenti, tentiamo di divulgare le produzioni dei nostri autori anche in altri paesi d'Europa, che talvolta hanno tradizioni molto differenti dalle nostre.
Ciò detto, siamo decisamente onnivori, e penso che il nostro catalogo lo dimostri: abbiamo fumetti molto differenti tra loro.
Cosa pensi della situazione attuale del mercato? Ha ancora senso pubblicare fumetti? Può essere un modo per guadagnarsi da vivere, o è solo un qualcosa che soddisfa esigenze culturali ma non incide sul reddito di chi lo fa?
Che il mercato vada male penso sia chiaro a tutti. E non stanno soffrendo soltanto gli editori medio-piccoli e piccoli, ma anche i grandi gruppi (talvolta per scelte sbagliate, a onor del vero).
Potremmo parlare della situazione italiana in cui il fumetto viene sempre e comunque considerato un mezzo di comunicazione secondario, ma non sono così sicuro che c'entri qualcosa, e soprattutto non sono così sicuro che sia utile e costruttivo: in Italia si legge pochissimo in generale, quindi non dovrebbe stupire che questa situazione coinvolga anche i fumetti.
D'altra parte, sono dell'idea che la progressiva diminuzione del fumetto per bambini e ragazzi sia parte del problema: se non si formano i giovani (e giovanissimi) lettori, come si può sperare che questi, una volta adulti, diventino dei lettori?
In generale, noi facciamo spesso e volentieri facciamo paragoni con la Francia, vista come una sorta di El Dorado. Effettivamente è così, ma sono sicuro che se riuscissimo a staccarci per un secondo dal mito francese (è vero: Oltralpe la situazione è decisamente migliore), riusciremmo a portare avanti analisi più lucide, fredde, e quindi efficaci. Anche perché la situazione odierna – migliore e molto diversa – è andata formandosi negli ultimi cinquant'anni o più. Mentre in Italia il fumetto andava verso le edicole (seguendo una direzione assolutamente popolare), in Francia si muoveva verso le librerie...
Nonostante tutto, comunque, penso che abbia ancora senso pubblicare fumetti, ovviamente.
Anzi, penso che noi operatori del settore siamo i primi a dover fare qualcosa. Ho l'impressione che oggi il fumetto trovi più spazio di una volta nell'immaginario collettivo (e nei media), ma che l'immagine risultante sia un po' distorta. Secondo il mio modesto parere, il lettore occasionale (non il nerd incallito o l'appassionato) vede il fumetto come un mondo polarizzato: da un lato, il fumetto popolare – espressione da leggersi quasi con spregio – da edicola (Bonelli, Disney, Supereroi); dall'altra il fumetto d'Autore – con la “A” maiuscola –, da Gipi in giù.
Purtroppo, manca il restante 80% del mercato, che è quello che, anche da un punto di vista economico, sta avendo più problemi...
Sono dell’idea che oggi si possa ancora vivere di fumetto, tenendo sempre presente che in Italia chi lavora nella cultura è, di solito, sottovalutato (e sottopagato), a prescindere dal fumetto.
La nascita e la proliferazione di microeditori che dimostrano il contrario (con incassi quasi nulli e, conseguentemente, pagamenti a zero per i collaboratori) è, a mio avviso, un problema. Certo, un piccolissimo editore è utile a un giovane, che voglia farsi conoscere. Ma, a conti fatti, non penso che quello sia un futuro plausibile per l'editoria, anzi... Non dico che debbano esistere solo i grandi gruppi (tutt'altro...), ma spesso e volentieri le dimensioni di un editore di fumetti – almeno, in Italia, basandomi sulla mia personale esperienza – sono direttamente proporzionali alla serietà e alla professionalità delle persone che dirigono la baracca.
L’Italia è il paese in cui due persone fanno un partito, e questo ragionamento si applica anche all'editoria, specie se a fumetti.
Sono dell'idea che presto, molto presto, spariranno dalla scena molti micro-attori, e sinceramente ne sono lieto. Sono convinto che il mercato premierà quegli editori che, pur tirando parzialmente i remi in barca, hanno continuato a mettersi in gioco.
Sappiamo che sei un grande appassionato di animazione. Quali sono i migliori tre film di animazione mai prodotti (2D o 3D è lo stesso)? E le migliori tre serie di animazione?
R: Accidenti, che domanda difficile! La mia è una risposta da appassionato, come dici, quindi tiene conto dei miei personali gusti, non di giudizi tecnici. Per i film, dico Up o Ratatouille (ex aequo, ma con una lieve preferenza verso la creatura di Brad Bird, per cui nutro una stima immensa), Biancaneve e i sette nani, Il Castello errante di Howl, con una menzione speciale per i film animati di Asterix (su tutti Le dodici fatiche).
Per le serie animate, non c'è storia: su tutte, The Simpsons. Se escludiamo le ultime stagioni (che, a mio avviso, risentono della mancanza di aria fresca tra gli autori, che riescono ancora a far ridere tramite gag, ma non a dare un respiro più ampio alla narrazione), sono la serie animata più geniale di sempre. Non a caso si sono aggiudicati una serie di riconoscimenti. Non ultimo: Homer Simpson è considerato il personaggio più celebre negli Stati Uniti degli ultimi vent'anni...
Partendo dal presupposto che sono un grandissimo consumatore di sit-com animate americane (non a caso, l'argomento del mio primo saggio; ho tenuto anche alcune conferenze e lezioni sull'argomento, insieme all'amico e collega Giorgio Salati)... Per i titoli di altre due serie animate, a bruciapelo, direi: American Dad (coglie alla perfezione con ironia e intelligenza il clima post-9/11) e Batman: the Animated Serie (che non eccelle forse da un punto di vista delle sceneggiature, ma... Quando hai Bruce Timm a curare il chara-design, diventa una questione trascurabile), con una menzione speciale per l'anime Death Note e per la francese Lou! (con ReNoir abbiamo portato il fumetto in Italia... Chissà se arriverà mai anche la serie animata?).
Ultima domanda. Il palcoscenico è tutto per te. Che messaggio vuoi lasciare a chi ci sta leggendo?
Argh! Niente di più facile? ;-)
Non lo so, il “foglio bianco” senza una traccia è troppo impegnativo.
Ringrazio te, Alessandro, per avermi intervistato: è emozionante, per una volta, essere dall'altro lato del “microfono”!
Se proprio devo dire qualcosa, dico che nonostante tutto – stress, periodi impegnativi, scadenze... – mi sento un privilegiato: riesco a vivere del lavoro che mi piace, e, contestualmente, a crescere.
Penso che la mia situazione possa essere un input per tutti quei giovani che vogliono lavorare nel mondo del fumetto, come autori e non: io sono arrivato a questo punto all'età di vent'anni (con quasi cinque anni di esperienza alle spalle), e per “fare esperienza” ho accettato compromessi, senza mettere però mai in gioco la mia dignità. Ho lavorato con impegno e tanta, tanta perseveranza, senza farmi demoralizzare dalle porte sbattute in faccia o dalle fatture non pagate.
Il sistema ha molti problemi, ma se si vuole fare qualcosa, e ci si impegna per farlo, di solito si riesce, senza essere dei geni o dei grandissimi talenti (non sono né l'uno né l'altro, quindi)...
E penso che questo sia il messaggio più interessante che possa far passare a quei lettori che vorrebbero entrare, come operatori, nel mondo del fumetto.
Ovviamente ritengo questa esperienza in ReNoir e la mia attuale situazione a livello di autore come un semplicissimo punto di partenza: un gradino più in alto rispetto allo scorso anno, ma assolutamente non un arrivo. Sono consapevole dei miei mezzi, ma, allo stesso modo, so di avere tantissimo ancora da imparare. E ho voglia di mettermi in gioco, in sfide sempre più grandi...
Concludo salutando tutti gli amici e lettori di Fumetto d’Autore!
So long...
Comments
premesso che il link al giornale non lo apro per rispetto alla memoria dei caduti, ti dico che in linea di principio sono d'accordo con te. In linea di principio perché, se vogliamo che i Nostri soldati restino in questi teatri di guerra, che abbiano almeno i mezzi adeguati a garantirne la salvaguardia. Neanche qualche mese fa si parlava giustappunto dell'inadeguatezza dei mezzi corazzati in forza ai contingenti afgani e iracheni. Se il governo di turno (quale che sia) vuole essere alleato dell'America e fare la proprio parte nella ricostruzione di quei paese, ben venga. Ma già che c'è, sia alleato anche dei nostri soldati, evitando di mandarli allo sbaraglio.
Salvatore.
Bisogna essere molto coraggiosi per scrivere questa caterva di stronzate, caro Bottero! Perché non ci va lei a portare la luce della civiltà occidentale nel regno oscuro del Male islamico? E finiamola con le menate delle missioni di pace... la guerra è guerra. Punto. E 'militare' e 'pace' sono concetti che non si equivalgono. Non che sia dalla parte dei talebani, intendiamoci (e che comunque sono solo una parte del mondo islamico che è molto più complesso dei suoi pensieri, caro Bottero nuova versione della Fallaci). Ma non sono nemmeno dalla parte di un paese che, dalla seconda guerra mondiale in poi, di imporre la sua visione della democrazia (quale sarà poi 'sta democrazia, boh!). Ci sono popoli che non intendono vivere secondo i parametri americani, le è mai passato per l'anticamera del cervello? E, in definitiva, le costa tanto parlare di fumetti e basta? Non ha pensato che forse delle sue opinioni sull'Afghanistan, l'Occidente, l'Islam o che so io alcuni possono allegramente sbattersene i cosiddetti? Queste opinioni le esprima, "coraggiosamente", in qualche Bar sport insieme a Feltri, Ferrara, l'Anselma Dall'Olio e qualche altro botolo ringhiante suo pari...
Cordialmente,
Il non suo Sergio L. Duma.
Ahahaha.
1,5 milioni di schede elettorali potrebbero essere frutto dei brogli.
Ha votato anche Britney Spears:
http://news.bbc.co.uk/2/hi/south_asia/8209279.stm" rel="nofollow" target="_blank">http://news.bbc.co.uk/2/hi/south_asia/8209279.stm
0815 Back to those allegations of voter fraud, "Britney Jamilia Spears" is the name of one of a number of phantom voters who has reportedly surfaced on the lists. Let's just hope the election result's not "Toxic" (That's the name of a Britney song, ha, ha, oh forget it).
ps: meglio stendere un velo pietoso sulle stronzate che scrivono nei forum di fumetti quando si parla di politica.
ci siamo conosciuti sul forum di un altro portale (di cui non faro' il nome perche' sarebbe una sorta di pubblicita' alla "concorrenza" gia' consolidata) e gia' allora avevo potuto dimostrarle la mia simpatia nei Suoi confronti quale professionista e personaggio "pubblico" del settore fumettistico.
Mi permetta anzitutto di ringraziarla per questo Suo editoriale. Ha espresso molto bene il mio pensiero sull'argomento. Quale mio personale contributo voglio "ripostare" qui il mio post di oggi riguardo a un'altra notizia di questi ultimi giorni che non possiamo non accostare a questo attentato: la morte di Sanaa, la bella ragazza di Pordenone di origini marocchine che e' stata sgozzata dal padre perche' voleva vivere un amore troppo occidentale. Di oggi e' la notizia che, come nel caso dell'altra ragazza bresciana di origini pakistane uccisa tempo addietro in analoghe circostanze, la madre della ragazza e moglie del padre-assassino ha dichiarato che sostanzialmente il padre ha agito bene e a sbagliare e' stata la figlia.
Di fronte a queste affermazioni a me, cristiano cattolico ROMANO, osservante e praticante come meglio mi e' possibile (cosa a volte assai difficile anche a causa di certo clero sulla cui osservanza della dottrina si puo' legittimamente avere piu' di qualche dubbio...), studente di Scienze Religiose e quindi un tantino consapevole a riguardo delle "cose di Chiesa", mi e' sorta spontanea una riflessione, per la quale mi sono preso del razzista, dello xenofobo e mi e' stato detto che rappresenterei la minoranza degli italiani, quando pensi un po' a me proprio non interessa rappresentare alcuno tranne me, quindi non capisco francamente il senso di tale presunto insulto.
Le riporto quindi, dopo questa premessa, il mio post di oggi, onde ribadirlo nella ferma convinzione di non aver detto nulla che non corrisponda alla realta' dei fatti:
Quote:
A corollario delle accuse rivoltemi, voglio dire qui a queste persone (se mai si degneranno di leggere questo portale) che io sono invece un grande ammiratore dell'Islam. Non pero' QUESTO Islam. L'Islam che ammiro e' quello aperto, cosmopolita, tollerante, evoluto culturalmente e scientificamente, persino "egualitario", "illuminato" e "moderno" rispetto a suoi vicini cristiani che nel medioevo e' apparso nell'Andalusia moresca. Un Islam al servizio del quale (nella persona dell'Emiro di Saragoza) anche un eroe della causa della "reconquista" cristiana della penisola iberica come El Cid Campeador, contro un altro Islam, quello del califfato berbero, chiuso, feroce, retrogrado, discriminatorio e oscurantista a rispetto al passato come al presente.
Io saro' sempre un ammiratore di quell'Islam e da cristiano, per il bene dell'umanita', preghero' sempre che venga anche per l'Islam attuale il momento della riscoperta di quei valori che alcuni oggi con una visione un po' ipocrita e saccente definiscono "umanistici", volendoli legare a un periodo storico limitato e non capendo che sono semplicemente valori "umani".
Dire che “la guerra è guerra” liquidando così la complessità del concetto, è un’assurdità. C’è la guerra di Hitler e quella di Garibaldi, la guerra coloniale e la guerra di liberazione. La discussa sortita internazionale in Iraq e quella in Afghanistan, ad esempio, hanno natura e modalità del tutto diverse. Per i compiti che hanno e per le rigorose regole d’ingaggio cui sono vincolati, i nostri soldati NON fanno la “guerra” a nessuno. Se poi vogliamo fare un po’ di filosofia spicciola da centro sociale, è un altro paio di maniche.
Quanto poi all’Afghhanistan, qualche appunto di viaggio da uno che per lavoro ci è dovuto andare:
A Kabul dopo le 7 di sera scatta il coprifuoco, e se il tramonto ti sorprende lontano dall’albergo, per il tuo bene ti conviene dormire in macchina. Di giorno giri e vedi ovunque camionette con i bravacci dei vari signorotti della guerra locali, tutti in un patchwork assurdo di divise e armi “surrogati” negli anni da eserciti diversi, a partire dall’Armata Rossa. Per arrivare vivo da un capo all’altro della città spesso devi pagare, e salato, gente di questo tipo. Le donne, anche se non è più obbligatorio, devono indossare il burqa perché altrimenti a casa gli fanno fare una brutta fine: unica concessione alla femminilità sono le scarpe (di solito col tacco, wow) e quei tre centimetri di calza che si vedono sotto l’orlo della veste.
Potrei andare avanti a lungo, ma mi fermo qui.
“Ci sono popoli che non intendono vivere secondo i paramentri americani”? Certo, ma credo che tutti aspirino a vivere secondo parametri civili, e da quelle parti per un’eresia del genere ci si lascia la pelle.
Italiani “allo sbaraglio”? Il veicolo Lince, che produciamo e di cui siamo i principali utilizzatori, è un ottimo mezzo militare acquistato in centinaia di unità anche da altri paesi, Regno Unito e Belgio in testa. Certo, visto che gli Ufo Robot non esistono nella realtà (magari qualcuno fa confusione al riguardo), se gli fai scoppiare accanto 150 chili di esplosivo il Lince non serve a molto come protezione. Il problema è che in quei posti – grazie a una cosuccia chiamata terrorismo - i militari rischiano davvero, e qualche volta muoiono. Non solo italiani ma di molte altre nazionalità (anche i decessi degli alleati raramente si guadagnano mai il “taglio alto” delle notizie dei tg). Inutile negare il problema, o attribuirlo alle inadeguatezze di un esercito che le scarpe di cartone non ce le ha più da diversi anni.
Conclusione: Caro Alessandro, con i dovuti distinguo e una tonnellata di polemica in meno, mi associo a quanto già espresso qua e là tra questi post: meglio non parlare di argomenti troppo “importanti” in un sito di fumetti. C’è il rischio di alimentare, tuo malgrado, proprio il fenomeno da te vituperato: un mucchio di gente che parla a vanvera di cose serie, tra una partita alla Playstation e l’altra.
Punto secondo: non accetto lezioni sulla guerra e su nessun altro argomento da chicchessia.
Punto terzo: ritengo di aver fatto benissimo ad interrompere la mia collaborazione a questo sito. Non è mio interesse convivere con razzisti, lecchini dell'imperialismo americano e baciapile. Meno che mai mi sento di piangere per sei Rambo d'attacco.
il discorso è ben più complesso di come è stato impostato qui. Non voglio peccare di presunzione, so di non sapere più di tutti voi ma forse un po' tutti siamo accecati dall'odio come l'odio che ha armato la mano dei terroristi, che terroristi sono! Tuttavia mi sono vergognato, per l'ennesima volta, di essere italiano, quando ho sentito i nostri politici farsi belli sul sangue dei nostri connazionali caduti in Afghanistan.
Vogliamo tornare indietro di 40 anni? O forse al dopo guerra?
Non neghiamocelo... il disordine in medio oriente è nato da quando l'America... ah, sempre lei, è andata a casa dei palestinesi, li ha cacciati da un pezzo della loro patria, della loro terra sovrana, e ci ha piantato dentro i perseguitati ebrei, fondando in una nazione, una nuova nazione "fottendosene" del mondo.
Il medio oriente è una fetta di mondo tranquilla, che mai aveva scaldato gli istinti bellicosi del mondo intero, ma da quel dopoguerra maledetto, è cominciato il terrore... il terrorismo!
L'America, ah sempre lei, ha fatto in modo che Israele diventasse sempre più potente fino a mangiarsi ancora terra sovrana di un popolo da sempre bistrattato.
Ancora l'America, ah l'America, sempre lei, che ha mandato Rambo a combattere al fianco dei mijaidin per evitare che l'allora Unione Sovietica conquistasse l'Afghanistan per poi trovarsi contro i talebani. Oppure l'America, sempre meledettamente lei, che ha messo in Iraq un certo Saddam perché doveva tenere buono un Iran antiamericano, e poi ha dovuto inventarsi una guerra per distruggerlo, aiutato da quell'Iran diventato filoamericano perché l'Iraq era troppo forte e troppo vicino. Oggi lo stesso Iran, ancora una volta, scalda testate nucleari contro il mando intero.
Ah l'America... Bush padre e figlio in affari con la famiglia Bin Laden, diventato poi nemico numero uno del mondo intero.
L'America, ah l'America, patria dei diritti umani di tutti, che proprio nel nome di quei diritti impugna le armi e uccide.
Coincidenze strane però, impugna le armi solo quando questi diritti vengono violati in regioni piene di petrolio.
In Africa, dove da sempre si sgozzano bambini nati da stupri di massa tra tribù confinanti per accaparrarsi un casco di banane, l'America non è mai andata.
Personalmente dico maledetto Colombo!
L'America è la causa dei mali del mondo. Forse Obama è quello che ci voleva. La speranza ormai è riposta in lui.
Dissento pienamente da sergio, perché i caduti sono nostri connazionali, mandati li al macello da cravatte poltronofile inzuppate di sangue. Ma a Berlusconi, altro male del secolo, non gliene frega nulla del sangue dei nostri connazionali.
Abbiamo militari sparsi tra Iraq e Afghanistan dopo la guerra aperta da G.W. Bush, e il nostro laccheo, presidente del consiglio Berlusconi, pur di sorridere davanti alle telecamere al fianco del suo amico sceriffo americano, ha sempre detto si.
Una guerra ingiusta, contro un popolo sovrano che ha scelto di farsi comandare da un presidente dittatore e incapace di fare una rivoluzione.
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
Caro Burighel, come gia detto nel mio precedente post, non voglio insegnare nulla a nessuno, anche perché la frase che Socrate ci ha lasciato in eredità “so di non sapere” è un dono di cui tutti dovrebbero farne tesoro. Ma torniamo alla disquisizione.
Quote:
Spero, mi auguro, prego lo Spirito Santo che ispiri Sua Eccellenza Mons. Ovidio Poletto, Vescovo di Concordia-Porde none e che questo si degni di dire qualcosa almeno di cristiano e possibilmente veramente cattolico (non pseudo-cattolic o cripto-massonic o) a riguardo, condannando quest'infamia e respingendo come ripugnante alla Nostra Fede nella Divina Rivelazione il solo accostare, figuriamoci identificare il Padre Nostro e il loro Allah.
Uno come te, che studia le Scienze Religiose, non dovrebbe cadere nell’errore in cui sei precipitato.
Innanzitutto le scienze religiose che studi tu, te le insegnano i religiosi di una sola religione, il cattolicesimo, come dire, vado a lezione di politica da Hitler o da Stalin, cosa mai potranno insegnarmi?
Identificare il padre Vostro con il loro Allah… qual è la differenza? Il padre vostro è più buono e giusto di Allah? Il padre vostro è mentre Allah non è? Non esiste fondamentalismo più radicato di questo.
Piango i nostri caduti che sono li grazie alle manie megalomane del Presidente del Consiglio peggiore della storia della Repubblica Italiana e a quelle di GW Bush forse, e dico forse, permettimi il beneficio del dubbio, ancora più viscido di Berlusconi.
Ti rammento inoltre che le prime guerre sante le ha condotte, in nome del tuo dio, la religione cattolica, il cristianesimo. Io condanno i talebani come condanno qualsiasi forma di guerra.
Non esistono guerre sante perché non esistono santi.
Per quanto riguarda il tuo paragone tra la Chiesa e Hitler o Stalin (che cmq e' amico tuo, non mio) lasciano da soli il tempo che trovano. E' ridicolo di per se' e dimostra solo il tuo pregiudizio in cui ti lascio sguazzare beatamente.
Le Scienze Religiose che studio io sono appunto Cattoliche e come tali restano. Non e' un corso di stato, ma confessionale. Non risponde al diritto dello stato, ma a quello canonico. E' pero' interessante notare che in tutta Europa le piu' grandi Universita' hanno Facolta' di Teologia, cattolica nei paesi cattolici, protestante in quelli protestanti: alla Sorbona di Parigi (saprai sicuramente che l'istruzione in Francia e' monopolio pubblico) c'e' una delle piu' prestigiose di Facolta' di Teologia Cattolica d'Europa che opera ininterrottamente dai tempi di San Tommaso d'Aquino; a Oxford e Cambridge ci sono le due piu' importanti Facolta' di Teologia Anglicana d'Inghiterra e ogni grande ateneo inglese ne ha una; in Germania le universita' piu' prestigiose si vantano di avere sia una Facolta' di Teologia Cattolica che una di Teologia Protestante, qualcuna ha addirittura una terza Facolta' di Teologia Ecumenica.
Quello che mi hanno insegnato i presti che tu tanto disprezzi, per esempio, e' che furono i Papi i primi a pronunciarsi autorevolmente sulla fondamentale uguaglianza di ogni essere umano a riguardo degli indios del Sudamerica e che a tali pronunciamenti fu proibita la circolazione nelle colonie tramite appositi editti dei regnanti di Spagna e Portogallo. Quando la politica sfruttava e opprimeva i popoli, ben prima di qualsiasi dichiarazione fondamentale dei diritti dell'uomo, la Chiesa aveva gia' preso una posizione che tu forse definiresti "moderna", ma che io invece definisco semplicemente "cattolica". A margine ti faccio anche notare che i piu' grandi mercanti di schiavi della storia erano inglesi e olandesi, ovvero protestanti che non riconoscevano il primato petrino.
Quello che poi tu chiami "fondamentalismo" si chiama invece atteggiamento "verticale" riguardo alla religione e se anche in questo caso ti fossi un minimo informato sapresti che esiste un organismo internazionale chiamato Parlamento Mondiale Delle Religione, a cui partecipano tutte le religioni organizzate del mondo (cristiani, musulmani, indu', buddisti, sikh ecc.) che piu' volte si e' espressamente pronunciato contro una visione "orizzontale" della religione, ovvero: tutte le religioni hanno si' eguale dignita' ed e' cosa buona che si rapportino tra loro a parita' di condizioni, e' pero' altresi' sbagliato ritenere che tutte le religioni siano uguali, perche' sono invece tutte diverse e quando dialogano devono farlo consce ognuna della propria specificita' e unicita', confidando nella propria esclusiva verita'.
Io ho appunto affermato questo semplice principio: l'Islam non e' il Cristianesimo, seguono dottrine e insegnamenti diversi e inconciliabili che entrambi (sebbene in modo diverso e il modo e' fondamentale in questo caso specifico) ritengono aver origine divina. Ora, anche ammettendo che il Dio che pregano sia il medesimo e' palese che il Dio presentato dai cristiani e quello presentato dai musulmani differiscano ed escludendo entrambe che Dio sia schizofrenico ne consegue che uno dei due falsifica l'altro e che il Dio che presenta non e' Dio come realmente e'. In parole povere, il Padre Nostro non e' il loro Allah.
Se poi nel caso fossi interessato a sapere chi tra cristiani e musulmani abbia ragione, sappi che l'islam altro non e' che una riproposizione dell'ebionismo giudeo-cristiano, una corrente eretica del cristianesimo dei primi secoli che fuggi dalla persecuzioni anti-cristiane romane verso l'Arabia e qui si innesto' su preesistenti comunita' di religione ebraica, ma di etnia araba. Il Corano altro non e' che una riscrittura di elementi dell'antico e del nuovo testamento e loro testi apocrifi in lingua araba (non una traduzione, ma una vera riscrittura), sfruttando la metrica recitativa dell'Avesta zoroastriana. Maometto era un cristiano ebionita.
I Santi esistono eccome, ma non fanno politica (purtroppo e per fortuna)... Berlusconi a parte, ovviamente!!! AHAHAHAHAHAHAHAHAH!!! :D
Quote:
No comment!
Parlare di fumetti non è il mio campo, aspettiamo quindi qualche altro post che ci dia la possibilità di riconfrontarci.
Ti saluto e ti auguro buona giornata.